< Domanda sulla Bibbia da parte di John

Le domande presenti in più di un Vangelo vengono trattate nella sezione dedicata ai Vangeli oppure nel primo Vangelo in cui compaiono.

D: Nel Vangelo di Giovanni, quali sono alcuni degli elementi distintivi di questo Vangelo?

R: Giovanni sottolinea che Gesù è Dio. Gesù Cristo, Dio e Dio Figlio, è venuto ed è morto affinché le sue pecore credano e, credendo, possano avere la luce e la vita attraverso il Figlio. Egli utilizza la parola «credere/fede» 89 volte, un numero superiore a quello di Matteo, Marco e Luca messi insieme. Cristo è l’unica speranza. A coloro che ripongono la loro speranza in Cristo, Egli ridona la vita alla donna samaritana, alla donna adultera, a Pietro e ad altri colpevoli di peccati ancora più gravi di questi.

È opinione generalmente condivisa che il Vangelo di Giovanni sia l’ultimo ad essere stato scritto, probabilmente anche dopo gli scritti di Clemente di Roma, risalenti al 96-98 d.C. In Giovanni 20:30, Giovanni indica di non aver riportato molte delle cose compiute da Gesù. Giovanni era probabilmente a conoscenza degli altri Vangeli e il suo Vangelo pone meno enfasi sulle opere di Gesù, colmando invece le lacune relative agli insegnamenti non presenti negli altri Vangeli. Un versetto chiave è Giovanni 20:31, dove si afferma che queste cose sono state scritte affinché noi crediamo.

Per quanto riguarda le sette, Giovanni 5:23 e Giovanni 20:28 si distinguono come versetti efficaci da utilizzare con i Testimoni di Geova.

D: Qual è la struttura generale del Vangelo di Giovanni?

R: Ecco una struttura del Vangelo di Giovanni. I sette segni furono compiuti prima della Settimana Santa.

Gv 1:1-18 Prologo: Il Verbo fatto carne

Gv 1:19-51 L’inizio del ministero: Giovanni Battista e i primi discepoli

Gv 2-11 Il ministero pubblico attraverso sette segni

- Gv 2,1-11 Segno 1: Primo miracolo: la trasformazione dell’acqua in vino a Cana

- Gv 2,12-25 Prima purificazione del Tempio

- Gv 3,1-21 Nicodemo interroga Gesù

- Gv 3,22-4,3 Parallelo con Giovanni Battista

- Gv 4,4-42 La donna al pozzo

- Gv 4,43-54 Segno 2: A Cana, la guarigione del figlio del funzionario di Cafarnao

- Gv 5 Festa a Gerusalemme

- - Gv 5,16-47 Segno 3: la guarigione dell’invalido presso la piscina di Betesda a Gerusalemme 5,1-15

- - Gesù e il Padre

- Gv 6,1-14 Segno 4: La moltiplicazione dei pani per i 5.000 sul Mare di Galilea

- Gv 6,15-21 Segno 5: Camminare sulle acque

- Gv 6,25-71 Dichiarazione 1: «Io sono il pane della vita»

- Gv 7-8 Opposizione: la Festa dei Tabernacoli a Gerusalemme

- - Gv 7,1-52 L’incredulità degli ebrei

- - Gv 7,53-8,11 Il perdono: la donna sorpresa in adulterio

- - Gv 8,12-59 Dichiarazione 2: «Io sono la luce del mondo»

- Gv 9 Segno 6: La guarigione dell’uomo nato cieco a Gerusalemme

- Gv 10,1-21 Dichiarazioni 3 e 4: «Io sono la porta delle pecore e il Buon Pastore»

- Gv 10,22-39 Il dibattito durante la Festa della Dedicazione

- Gv 10,40-42 Il ministero in Perea

- Gv 11 Segno 7: La risurrezione di Lazzaro a Betania. Dichiarazione 5: «Io sono la risurrezione e la vita»

Gv 12-19 Settimana della Passione

- Gv 12,1-11 L’unzione dei piedi di Gesù

- Gv 12,12-19 L’ingresso trionfale

- Gv 12,20-36 La visita dei Greci

- Gv 12,37-50 La persistente incredulità dei Giudei

- Gv 13-17 Il ministero privato

- - Gv 13-14 L’Ultima Cena

- - - Gv 13 L’Ultima Cena

- - - Gv 14 Dichiarazione 6: «Io sono la Via, la Verità e la Vita»

- - Gv 15-16 Dichiarazione 7: «Io sono la vera vite»

- - Gv 17 La preghiera sacerdotale di Gesù

- Gv 18-19 La Passione

- - Gv 18,1-12: Gesù viene tradito e arrestato

- - Gv 18,13-19,15: I processi di Gesù

- - Gv 19,16-42: Crocifissione, morte e sepoltura

Gv 20 Il trionfo della risurrezione

Gv 21 Epilogo: la pesca e il banchetto

- La pesca miracolosa di 153 pesci 21,1-14

- Pietro reintegrato 21:15-25

Il Vangelo di Giovanni è molto simile nello stile alle lettere di Giovanni 1, 2 e 3. Giovanni non cerca di rispondere con modestia alla domanda: «Chi è Gesù?». Al contrario, Giovanni proclama con audacia e con voce tonante: «Questo è Gesù!». Anche noi dovremmo essere audaci nella nostra proclamazione del Vangelo.

D: Nel Vangelo di Giovanni, i dettagli della vita di Gesù sono molto diversi da quelli che accomunano i primi tre Vangeli sinottici, come sostiene la scettica *Guida alla Bibbia di Asimov* a pag. 952?

R: Giovanni riporta dettagli diversi, ma sono compatibili. Il Vangelo di Giovanni è stato molto probabilmente scritto dopo i primi tre Vangeli. Egli si è concentrato meno sui dettagli storici, già ampiamente trattati nei primi tre Vangeli, e maggiormente sul significato di ciò che Cristo insegnava.

Si veda la sezione dedicata ai Vangeli per un’armonizzazione completa, in 317 punti, dei quattro Vangeli.

D: In Gv 1,1, questa frase dovrebbe essere tradotta come «era divino», «era Dio» o «era un Dio», come sostengono i Testimoni di Geova?

R: Dovrebbe essere “era Dio”. Ecco una sintesi delle prove linguistiche e di altro tipo.

Non semplicemente “un” dio: la stessa forma grammaticale, theos senza l’articolo ho in greco, si riferisce a Geova-Dio in Luca 20:38. Persino i Testimoni di Geova non traducono le stesse parole greche come “un Dio” in Giovanni 1:6, 12, 13, 18.

Sebbene i Testimoni di Geova, dal 1962 al 1983, citassero la traduzione di Johannes Greber a sostegno della propria, già nel 1956 sapevano che la moglie di Greber aveva agito come medium per produrre quella traduzione!

Non solo divino: se Giovanni avesse inteso semplicemente affermare che Gesù era divino, avrebbe potuto utilizzare l’aggettivo theios. Tuttavia, Giovanni sottolineò che Gesù è effettivamente Dio.

La Parola era Dio:

Si noti che esistono prove ancora più solide rispetto agli studi linguistici moderni a dimostrazione del fatto che Giovanni 1:1 intendesse che il Verbo era Dio. Esiste un altro approccio. E se potessimo chiedere ai cristiani che parlavano correntemente il greco del Nuovo Testamento cosa significasse Giovanni 1:1? Possiamo farlo. Si veda la domanda successiva per le risposte, anche se probabilmente, se Lei è un Testimone di Geova, potrebbe non gradire il modo in cui i primi cristiani interpretavano la propria lingua.

D: In Gv 1:1, quali sono alcuni altri esempi di come i Testimoni di Geova distorcono le loro Scritture?

R: Ecco alcuni esempi.

Giovanni 1:1: è stato aggiunto “un” in “Il Verbo era un dio”.

Luca 23:43: «In verità vi dico che oggi sarete con me in Paradiso.» (Ciò ha fatto sembrare che Gesù stesse parlando del presente, anziché del significato greco secondo cui il ladrone pentito si trovava in Paradiso in quel momento.)

Atti 10:36: è stata aggiunta la parola “altro”, inserendola tra parentesi quadre.

Romani 8:32: è stato aggiunto “altro” senza corsivo né parentesi.

Colossesi 1:16-20: è stata aggiunta la parola «altro» quattro volte.

In Filippesi 2:9 è stata aggiunta la parola «altro» senza corsivo né parentesi quadre.

D: In Giovanni 1:1, cosa insegnava la Chiesa primitiva riguardo a questo versetto e al fatto che il Verbo fosse Dio?

R: A volte è interessante ascoltare ciò che gli studiosi moderni, 2000 anni dopo, sostengono riguardo al significato del greco. Tuttavia, ciò che è ancora più interessante è il modo in cui i leader della Chiesa che vissero 1700-1800 anni fa, molti dei quali parlavano il greco del Nuovo Testamento fin dall’infanzia, comprendevano il significato di Giovanni 1:1 nella loro lingua.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.)

«Poiché quando pronunciamo una parola, generiamo quella parola; tuttavia non mediante una separazione, in modo tale da sminuire la parola [che rimane] in noi quando la pronunciamo; e proprio come vediamo accadere anche nel caso di un fuoco, che non si sminuisce quando ne ha acceso [un altro], ma rimane lo stesso;... La Parola di Saggezza, che è essa stess , questo Dio generato dal Padre di tutte le cose, e Parola, e Saggezza, e Potenza, e Gloria del Genitore, renderà testimonianza a mio favore...» Dialogo con Trifone, cap. 61. Si vedano anche i capitoli 55, 56, 59, 62-64, 66, 74-78.

Teofilo, vescovo di Antiochia (168-181/188 d.C.) «Poiché la stessa Scrittura divina ci insegna che Adamo disse di aver udito la voce. Ma cos’altro è questa voce se non il Verbo di Dio, che è anche Suo Figlio?» Lettera ad Autolico, libro 2, cap. 22, p. 103

Ireneo di Lione (182-188 d.C.)

«Ma che Egli [Gesù] sia di per sé, a pieno titolo, al di sopra di tutti gli uomini che siano mai vissuti, Dio, Signore e Re Eterno, nonché il Verbo incarnato, proclamato da tutti i profeti, dagli apostoli e dallo Spirito stesso, può essere compreso da tutti coloro che hanno ottenuto anche solo una piccola parte della verità.» (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 19.2, p. 449).

«Sappiate che ogni uomo è o vuoto o pieno. Infatti, se non ha lo Spirito Santo, non ha conoscenza del Creatore; non ha ricevuto Gesù Cristo, la vita; non conosce il Padre che è nei cieli;...» (Ireneo, frammento 26, p. 572)

«Essa [la Chiesa] crede inoltre a questi punti [di dottrina] proprio come se avesse un’unica anima... Poiché le Chiese che sono state fondate in Germania non credono né tramandano nulla di diverso, né quelle in Spagna, né quelle in Gallia, né quelle in Oriente, né quelle in Egitto, né quelle in Libia, né...» Ireneo, Contro le eresie, libro 1, cap. 10.2, p. 331

Tertulliano (circa 213 d.C.) (latino) «Il Verbo, quindi, è sempre nel Padre, come Egli dice: “Io sono nel Padre”; ed è sempre con Dio, secondo quanto è scritto: “E il Verbo era con Dio”; e non è mai separato dal Padre, né è altro dal Padre, poiché “Io e il Padre siamo uno”». Contro Praxeas, capitolo 8, pag. 603.

Ippolito (225-235/6 d.C.), dopo aver citato parte di Giovanni 1,1: «Se, dunque, il Verbo era con Dio ed era anche Dio, che ne consegue? Si direbbe forse che egli parli di due Dei? Non parlerò certo di due Dei, ma di uno solo; tuttavia di due Persone e di una terza economia (disposizione), vale a dire la grazia dello Spirito Santo. Infatti il Padre è Uno, ma vi sono due Persone poiché vi è anche il Figlio; e poi vi è il terzo, lo Spirito Santo. Il Padre decreta, il Verbo esegue e il Figlio si manifesta, per mezzo del quale si crede nel Padre. L’economia dell’armonia riconduce a un unico Dio; poiché Dio è Uno. È il Padre che comanda, il Figlio che obbedisce e lo Spirito Santo che dona la comprensione; il Padre è al di sopra di tutto, il Figlio è in tutte le cose e lo Spirito Santo è in tutti. E non possiamo concepire in altro modo l’unico Dio, se non credendo sinceramente nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo». Contro l’eresia di Noeto, capitolo 14, p. 228

D: In Gv 1,1, è vero che la dottrina secondo cui Gesù era Dio in forma umana non fu definita definitivamente fino a dopo il 300 d.C.?

R: No. Karen Armstrong lo ha affermato categoricamente in *Una storia di Dio*, pag. 81, ed è sorprendente ciò che alcuni libri stampati possano permettersi di affermare. Non vi sono cristiani ortodossi né ariani che abbiano affermato che Gesù non fosse Dio, sebbene gli ariani sostenessero che Gesù fosse una sostanza diversa e che Dio fosse presente in modo diverso e inferiore. Prima del 300 d.C. i cinque scrittori della Chiesa primitiva citati nella domanda precedente non ritenevano certamente che la dottrina secondo cui Gesù era Dio in forma umana necessitasse di alcuna definizione definitiva. Ignazio, che era un discepolo dell’apostolo Giovanni, amava dire che «Gesù è Dio». L’apostolo Tommaso non ebbe bisogno di alcun concilio quando disse a Gesù in Giovanni 20:28: «Mio Signore e mio Dio!».

Sebbene sia vero che gli gnostici fossero eretici con concezioni molto strane di Dio, non furono mai accettati come cristiani dai cristiani ortodossi. Ciononostante, anche loro riconoscevano che Gesù fosse Dio, sebbene in un senso molto diverso e singolare.

Gli ariani costituivano un altro gruppo eretico che fu condannato al Concilio di Nicea nel 325 d.C. Essi nutrivano una visione «inferiore» di Gesù, ritenendo che vi fosse stato un tempo in cui Egli non esisteva e che Gesù fosse di una sostanza diversa dal Padre. Tuttavia, anche loro concordavano sul fatto che Gesù fosse Dio; il problema era che credevano erroneamente che Gesù non fosse della stessa natura del Padre.

Suppongo che uno dei limiti dei credi sia che alcuni possano fraintenderne lo scopo. La controversia nicena sull’arianesimo non verteva sul fatto che Gesù fosse o meno Dio, ma su come Gesù fosse Dio.

D: In Gv 1,1, come poteva il Verbo essere sia Dio sia con Dio?

R: Nello stesso modo in cui il Figlio poteva essere sia Dio sia avere un Dio in Ebrei 1,8-9. Oltre a riferirsi a falsi dei, il termine «Dio» ha almeno quattro significati in relazione al vero Dio. «Dio» può indicare solo il Padre, solo il Figlio, solo lo Spirito, oppure i tre nella Trinità.

Ecco cosa affermò lo scrittore della Chiesa primitiva Ippolito (225-235/6 d.C.) in *Contro l’eresia di Noeto*, cap. 14, p. 228: «Se, dunque, il Verbo era con Dio ed era anche Dio, cosa ne consegue? Non parlerò certo di due Dei, ma di uno solo; tuttavia, parlerò di due Persone e di una terza economia (disposizione), vale a dire la grazia dello Spirito Santo. Infatti, il Padre è Uno, ma vi sono due Persone poiché vi è anche il Figlio; e poi vi è la terza, lo Spirito Santo».

D: In Gv 1,1, come poté Dio incarnarsi in un uomo?

R: Da un lato la risposta è semplice: Dio Onnipotente può manifestarsi come desidera. Dall’altro lato, si tratta di un miracolo profondo. Melito di Sardi (170-180 d.C.) meditò sul mistero dell’incarnazione nel suo Discorso sulla Croce (vol. 8), p. 756 «Per questi motivi Egli è venuto a noi; per questi motivi, sebbene fosse incorporeo, si è formato un corpo a nostra immagine, apparendo come una pecora, pur rimanendo il Pastore; essendo considerato un servo, pur non rinunciando alla Figliolanza; essendo portato [nel grembo] di Maria, pur rivestito della [natura] del Padre Suo; calpestando la terra, pur riempiendo il cielo; apparendo come un bambino, pur non rinunciando all’eternità della Sua natura; rivestito di un corpo, pur non limitando la semplicità immacolata della Sua Divinità; considerato povero, pur non essendo privato delle Sue ricchezze; avendo bisogno di sostentamento in quanto uomo, pur non cessando di nutrire il mondo intero in quanto Dio; assumendo le sembianze di un servo, pur non compromettendo le sembianze del Padre Suo».

Giustino Martire, nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, capitolo 61, pag. 227, ha fornito l’analogia di come il fuoco si accenda dal fuoco. Il fuoco originario non viene in alcun modo diminuito.

(Si noti che le citazioni della Chiesa primitiva presenti in questo sito web provengono tutte dai Padri ante-niceni e dai Padri post-niceni I e II.)

D: In Gv 1,1 ho difficoltà a comprendere la natura teantropica di Cristo. Gesù era mentalmente pienamente maturo, conoscendo ogni cosa fin da bambino? Anche se si è fatto uomo, possedeva ancora la mente infinita di Dio? Luca 2,52 dice: «E Gesù cresceva in sapienza, statura e grazia davanti a Dio e agli uomini». Se Gesù non ha cambiato la Sua essenza quando si è incarnato, perché allora è cresciuto in conoscenza, saggezza e grazia davanti a Dio, pur essendo già il Dio infinito?

R: Molti aspetti di Dio possono essere compresi più facilmente ricorrendo a un’analogia con la natura. Tuttavia, il mistero dell’incarnazione non ha alcuna analogia con nulla in natura.

Sebbene non possiamo conoscere tutto riguardo all’incarnazione, possiamo apprendere ciò che le Scritture hanno rivelato al riguardo. Pertanto, per riassumere, vi sono cinque punti chiave da conoscere.

1. Gesù è Dio al 100%. Era Dio al 100% prima di nascere, sulla terra e ora in cielo. (Giovanni 1:1; 20:28; Colossesi 1:5-20; Ebrei 1:6, 8, 9)

(Naturalmente il cielo non era vuoto quando Gesù venne sulla terra. Tuttavia, non includo questo aspetto tra i punti, poiché l’indivisibilità di Dio, insieme alla distinzione tra Padre, Figlio e Spirito Santo, sono aspetti della Trinità, non dell’Incarnazione.)

2. Gesù era al 100% uomo sin dal momento in cui si trovava nel grembo materno. Era simile a noi in ogni cosa, tranne che era senza peccato. (Ebrei 2:14-18; 4:15; 5:1-2)

3. Gesù era una sola persona. (Non vi erano due esseri distinti, un Dio-Gesù e un uomo-Gesù, come invece tende a sostenere il nestorianesimo estremo.)

4. Gesù possedeva due nature distinte. (L’umanità di Gesù non era assorbita dalla sua divinità. Quando si dice che Gesù soffrì, Egli soffrì realmente. Quando si dice che Gesù fu tentato, Egli fu realmente tentato. Queste cose vengono negate dalle correnti più estreme dell’errore del monofisismo.)
Ma se si comprendono questi quattro aspetti, manca ancora un elemento, che è necessario cogliere per poterli mettere insieme.
5. Gran parte della gloria di Gesù era velata. Gesù si spogliò volontariamente di molti dei Suoi attributi divini, secondo Filippesi 2:6-7. Ecco perché, in Giovanni 17:5, Gesù pregò specificamente il Padre di restituirgli la gloria che aveva prima che il mondo fosse creato. Pertanto, per rispondere alla prima parte della Sua domanda, sulla terra Gesù crebbe in sapienza, statura o altezza e in grazia, non solo come infante perfetto, ma poi come ragazzino perfetto, ragazzo perfetto e infine uomo perfetto. Gesù imparò l’obbedienza, soffrì e morì, cosa che avrebbe potuto fare solo se avesse rinunciato volontariamente e temporaneamente a parte del Suo potere.

D: In Gv 1,1, in che altro modo sappiamo che Gesù è Dio?

R: Il libro «1001 domande sulla Bibbia: le risposte» (pag. 27) afferma che ciò è dimostrato da sette punti.

1. Tutti i nomi con cui Dio è indicato nell’Antico Testamento si fondono in Gesù Cristo.

2. Gesù ha ricevuto adorazione umana. O ha sbagliato a farlo, oppure ha agito correttamente.

3. Gesù ha perdonato i peccati commessi contro Dio.

4. Gesù ha manifestato la potenza di Dio.

5. Gesù ha dimostrato onniscienza (anche se forse non ne era dotato sulla terra prima della sua risurrezione).

6. Gesù ha affermato la propria onnipresenza.

7. Il Nuovo Testamento afferma che Gesù è Dio e che deve essere onorato come il Padre.

Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 490-492, per ulteriori approfondimenti su Giovanni 1:1 e sulla Trinità.

D: In Gv 1,1, questo concetto di «Verbo eterno» è stato mutuato dalla filosofia greca?

R: No, non vi è alcuna prova a sostegno di ciò. Il filosofo greco Platone scrisse effettivamente di un «logos» eterno prima del Vangelo di Giovanni, ed Eraclito di Efeso (circa 500 a.C.) utilizzò il termine «logos» per indicare il principio razionale. Anche Filone l’Ebreo utilizzò il termine «logos». Tuttavia, non vi è alcuna prova che Giovanni abbia attinto da tali fonti.

Piuttosto che attribuire a Giovanni un prestito dalla filosofia greca, anche una persona laica potrebbe sostenere che il concetto di una Parola potente e vivente sia stato tratto dal pensiero dell’Antico Testamento, come ad esempio in Genesi 1:1 in ebraico.

L’Antico Testamento non è stato mutuato dal pensiero greco, poiché Mosè e gli Israeliti precedettero tutta la letteratura greca scritta di cui siamo a conoscenza. Teofilo di Antiochia d’ , che scrisse tra il 168 e il 181/188 d.C., fu il primo a sottolinearlo nella sua Lettera ad Autolico, libro 3, cap. 30, pag. 121

Il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 441, afferma che i rotoli del Mar Morto indicano che il Vangelo di Giovanni, anziché essere un documento ellenistico del II secolo, «risulta più chiaramente che mai un prodotto della Palestina del I secolo in virtù dei suoi numerosi parallelismi con i testi di Qumran».

D: In Gv 1,1, esisteva un tempo in cui Gesù non esisteva ancora?

R: No. Gli eretici ariani la pensavano così, ma i cristiani ortodossi affermavano più o meno all’unanimità che Gesù fosse stato generato dal Padre prima dell’inizio dei tempi. Un’eccezione a ciò fu lo scrittore della Chiesa primitiva Giustino Martire (circa 138-165 d.C.). Tuttavia, sebbene i Testimoni di Geova facciano riferimento a Giustino Martire per cercare di sostenere le loro credenze, il loro ricorso è ingannevole. Nel suo *Dialogo con Trifone*, Giustino dedica tredici capitoli (55-56, 59, 61-64, 66, 74-78) a dimostrare che Gesù è Dio.

La Bibbia non risponde in modo definitivo a molte domande su come fossero le cose prima dell’inizio dei tempi. Anche se lo facesse, saremmo in grado di comprendere le risposte? Tito 1:2 afferma che Dio ha promesso la vita eterna «prima dell’inizio dei tempi». Tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo (Colossesi 1:16; Giovanni 1:3). Se «tutte le cose» includono il tempo (ipotesi qui formulata), allora Gesù esisteva prima che esistesse il tempo.

Si vedano le pagine 27-28 di *1001 Bible Questions Answered* per ulteriori approfondimenti sul fatto che non vi fosse un tempo prima che Gesù esistesse.

D: In Gv 1,1 Gesù preesisteva semplicemente solo nella prescienza di Dio, come insegna la Way International?

R: No. Tutti noi eravamo conosciuti da Dio fin da sempre, ma Gesù era diverso da noi in quanto preesisteva in Cielo da prima che il tempo avesse inizio.

D: In Gv 1,1, poiché il Verbo (Logos) è Dio, ciò significa forse che Dio sia impersonale, come insegnava Mary Baker Eddy, fondatrice della setta della Scienza Cristiana, in *Scienza e Salute con la Chiave delle Scritture*, pag. 117?

R: No. Il fatto che Dio possieda alcune caratteristiche che noi non abbiamo (infinito, invisibile, trino in unità, ecc.) non esclude che Dio possieda anche alcune caratteristiche che abbiamo anche noi, sebbene spesso in misura minore (capacità di amare, intelligenza, volontà, emozioni, ecc.). Pertanto, solo perché il Verbo è Dio, non significa che dobbiamo negare i numerosi versetti biblici che dimostrano che Dio ha una personalità.

Quali versetti biblici dimostrano, dunque, che Dio possiede una personalità? La personalità comprende la mente, la volontà e le emozioni. Sebbene un computer possa memorizzare conoscenze senza possedere una personalità, esso non prova amore, ira o altre emozioni, né possiede una volontà propria.

Quando gridiamo «Abba» o «Papà» in Galati 4:6; Marco 14:36 e Romani 8:15, grazie a Dio stiamo invocando un essere personale.

D: In Giovanni 1:2, se tutte le cose sono state create dal Verbo, ciò include il tempo, lo spazio, la scienza, le leggi naturali e la matematica?

R: Probabilmente sì, sebbene questo versetto non sia stato scritto per dimostrarlo. Tuttavia, una verità logica, come «a = a», e una contraddizione logica, come «a non è uguale a», non sono cose, e questo versetto non si riferisce a esse.

D: In Gv 1,4, in che modo Gesù è la vita degli uomini?

R: Gesù è la vita degli uomini in almeno tre modi.

Dal punto di vista fisico, tutte le cose sono tenute insieme da Gesù, secondo Colossesi 1:17.

In eterno, è solo attraverso Gesù che siamo salvati, come dimostra Atti 4,12.

La vita in Cristo oggi: Gesù dona significato, gioia e pienezza alla vita dei cristiani sulla terra oggi.

D: In Gv 1,4, Gesù ha forse portato a compimento la Sua missione prima ancora di essere crocifisso, come sostiene Jamal Badawi nella tabella 3 della sua serie di nastri n. 9?

R: No. Giovanni 1:4 è stato effettivamente scritto prima del racconto della crocifissione di Gesù. Tuttavia, chiunque dovrebbe rendersi conto che Badawi sta cercando di suscitare obiezioni in questo punto: Giovanni 1:4 è stato scritto addirittura prima del racconto della nascita di Gesù.

D: In Gv 1,6.19, il Giovanni menzionato qui è l’autore di questo libro?

R: No. Il Giovanni menzionato qui è Giovanni Battista, mentre l’autore è l’apostolo Giovanni, fratello di Giacomo.

D: In Gv 1,8 vi erano alcune persone, dopo la crocifissione, che ritenevano che Giovanni Battista fosse il Messia, come afferma la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 965?

R: Non vi sono prove dirette a sostegno di ciò. Tuttavia, esisteva un gruppo, noto in epoche successive, chiamato i Mandei, che credeva in ciò. I Mandei vivevano nelle paludi dell’Iraq meridionale, ma non si sa quando né dove abbiano avuto origine.

D: In Gv 1,9, in che senso Gesù è la vera luce che illumina ogni uomo?

R: In almeno due modi.

Per tutti: la verità e l’offerta del Vangelo di Gesù Cristo sono proclamate a tutti. Gesù è l’unica vera luce. Alcuni scelgono di vivere come figli della luce, desiderando conoscere ciò che è gradito al Signore (Efesini 5,8-10), mentre altri no.

Per i credenti: Gesù è la luce della nostra vita. Egli ci dona gioia, appagamento, senso e scopo, rendendo ogni cosa degna di essere vissuta.

D: In Gv 1,13, non è forse la nostra volontà a farci rinascere?

R: È la grazia di Dio. Dio è molto misericordioso, benevolo e giusto. Tuttavia, questi fatti non dovrebbero farci dimenticare che la prerogativa della nostra rinascita appartiene a Dio, non a noi.

D: In Gv 1,14, come ha potuto Dio Onnipotente, che possiede la Vita Eterna, diventare un uomo mortale che è morto?

R: Poiché il Dio Trino è Onnipotente, Dio può far sì che una persona distinta di Sé stesso diventi un uomo mortale. Quando Gesù era sulla terra, ciò non significa che il Cielo fosse vuoto. Quando Gesù morì sulla croce, ciò non significa che il Padre o lo Spirito Santo siano mai morti.

D: In Gv 1,14, come fecero a vedere la gloria di Gesù, dal momento che Gesù si spogliò di sé stesso in Fil 2,6-7?

R: La gloria di Gesù non è uno stato binario. Inoltre, Filippesi 2,6-7 afferma che Gesù si svuotò di sé stesso, ma non menziona la gloria in sé. Filippesi 2,9 afferma che Dio esaltò Gesù al posto più alto, il che implica una posizione esaltata, «glorificata», di Gesù, ma non un cambiamento interno.

D: In Gv 1,14, in che modo la natura di Dio poté fondersi/sintetizzarsi/coesistere con la natura umana di Gesù?

R: Molte eresie hanno fornito una risposta errata a questa domanda. Cristo non era un Dio che appariva solo come un uomo (docetisti), un uomo e un Dio solo di nome anziché Dio Onnipotente (ebioniti), un fantasma (gnostici), un uomo sul quale Cristo si fosse stabilito (Paolo di Samosata), separato/diviso (nestoriani) o confuso (monofisiti). Probabilmente non esiste alcuna analogia tratta dalla vita terrena che sia realmente sufficiente come esempio della natura divina e della natura umana di Gesù Cristo. Ecco due errori.

Il nestorianesimo (due volontà): Nestorio insegnava che Gesù avesse due volontà distinte: una divina e una umana. Mentre Nestorio si limitava a commettere un errore, alcuni dei suoi seguaci successivi si spinsero ancora più in là. È quasi come se nel Giardino del Getsemani la volontà umana e quella divina di Gesù avessero lottato l’una contro l’altra, e la volontà divina avesse prevalso. I circa 200 vescovi presenti al Concilio di Efeso condannarono il nestorianesimo nel 431 d.C.

Monofisismo (una sola natura): opposto del nestorianesimo, il monofisismo sosteneva che le due nature fossero fuse, come se una goccia di miele della volontà umana cadesse nell’oceano della volontà divina. Il monofisismo può portare a scenari piuttosto inquietanti. All’estremo, Gesù avrebbe vissuto la propria vita con serenità, e tutte le Sue lotte contro la tentazione durante i quaranta giorni, nel Giardino del Getsemani e sulla croce sarebbero state quasi una mera messinscena. Il monofisismo fu condannato d i 250-350 vescovi al Concilio di Calcedonia nel 451 d.C. In epoca moderna, la Chiesa cattolica e la Chiesa copta (monofisita) hanno ripristinato i propri rapporti reciproci.

La posizione cristiana ortodossa (comune): dopo questi due concili traumatici, la posizione definitiva fu: «Gesù Cristo, il Logos di Dio fatto uomo, è un’unica persona in due nature, che coesistono in questa unica Persona senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione».

La Bibbia fornisce i seguenti indizi riguardo alle nature umana e divina di Gesù.

a. Sottolinea che Gesù era il Figlio dell’uomo: Luca 5:24; 6:5; 6:22; 8:31; 22:22,69; Giovanni 12:34; Apocalisse 1:13

b. Discendenza: Luca 1:32; Romani 1:3; 9:5; 2 Timoteo 2:8; Ebrei 7:14; Matteo 1:1.

c. Corpo fisico: Luca 24:39; Giovanni 4:2; Ebrei 10:5,10; 1 Giovanni 1:1; 1 Timoteo 3:16; 2 Giovanni 7.

d. Un uomo (dotato di umanità) durante la sua permanenza sulla terra: Atti 2:22,23; Filippesi 2:7,8; Ebrei 2:14.

e. Ancora uomo in cielo: 1 Timoteo 2:5; implicito in Ebrei 13:8.

f. Nostro fratello: Marco 3:35; Luca 8:21; Ebrei 2:11,12,17

g. Ha sofferto come gli uomini: Ebrei 2:9,18; 5:8; Romani 8:17; 1 Pietro 1:11; 4:13; 5:1.

h. Tentato come noi: Ebrei 2:18; 4:15; Matteo 4:1-10; Marco 1:13; Luca 4:1-12.

i. Gesù era un uomo in tutto e per tutto, tranne che era senza peccato: Ebrei 2:17.

D: In Gv 1:14, quando Gesù venne sulla terra, perse la Sua divinità, come affermava Herbert W. Armstrong?

R: No. Gesù si spogliò di sé stesso (Filippesi 2:7) e rinunciò temporaneamente a gran parte della Sua gloria (Giovanni 17:5), ma Gesù continuò comunque a essere adorato sulla terra prima della Sua crocifissione come Dio dai Magi (Matteo 2:11-12), dai discepoli (Matteo 14:33) e dal cieco (Giovanni 9:38). Gesù si definì con il Nome santissimo di Dio in Giovanni 8:58.

D: In Gv 1,15, in che senso Gesù era precedente al Suo parente più anziano, Giovanni Battista?

R: Mentre Giovanni Battista nacque alcuni mesi prima di Gesù, Gesù esisteva in cielo sin dall’inizio. Gesù era anche superiore a Giovanni Battista in termini di onore, poiché Gesù è Dio Figlio.

D: In Gv 1,17, fu Mosè a dare la Legge, o fu Dio a darla?

R: Entrambi. Dio diede la Legge a Mosè affinché la trasmettesse al popolo, ed è ciò che Mosè fece. Dio è l’autore, mentre Mosè era il «postino» che consegnava la lettera.

D: In Gv 1,18, poiché nessun uomo ha mai visto Dio, come può Gesù essere Dio, visto che le persone hanno visto Gesù?

R: Quando Gesù venne sulla terra, come dice Filippesi 2,7, Egli si spogliò di gran parte della Sua gloria. In Giovanni 17,5 Gesù pregò affinché il Padre Gli restituisse quella gloria.

Quando Mosè era con Dio, si coprì il volto con un velo (Esodo 34:33-35; 2 Corinzi 3:13-16). La gente vedeva ancora Mosè, ma non la gloria che risplendeva sul suo volto dopo che era stato con Dio. Questo è un tipo della venuta di Gesù sulla terra come Dio in forma velata.

Si vedano *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 492-493, e *When Critics Ask*, pagg. 403-404, per una risposta complementare.

D: In Gv 1,18, poiché nessun uomo ha mai visto Dio, come avrebbe potuto Gesù vedere Dio?

R: Gesù non era un essere umano prima di essere concepito da Maria; Gesù esisteva fin dall’eternità passata. Pertanto, curiosamente, Giovanni Battista era di qualche mese più grande dell’umanità di Gesù, ma Gesù stesso era molto più anziano di Giovanni Battista.

D: In Gv 1,18 Gesù è l’unico Figlio di Dio, oppure anche noi possiamo essere figli di Dio, come afferma Gv 1,12?

R: Possiamo essere figli di Dio, ma Gesù è l’Unigenito Figlio di Dio. La Bibbia offre due metafore che ci riguardano: siamo adottati nella famiglia di Dio e siamo rinati nella famiglia di Dio. Gesù non è stato né adottato né rinato. Gesù era Dio Figlio fin dall’eternità passata, e si è incarnato come uomo senza un padre biologico.

D: In Gv 1,21, perché Giovanni Battista affermò di non essere Elia, dal momento che Gesù aveva dichiarato il contrario in Mt 11,14?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Malachia 4:5 afferma che Elia sarebbe venuto prima del giorno grande e terribile del Signore. Elia stesso (non Giovanni Battista) apparve durante la Trasfigurazione ed è quasi certamente uno dei due testimoni di Apocalisse 11:1-12.

2. Se Giovanni avesse semplicemente affermato di essere Elia, avrebbero interpretato le sue parole nel senso che egli fosse letteralmente la stessa persona di Elia, e Giovanni avrebbe parlato in modo errato.

3. Giovanni avrebbe potuto spiegare che non era il vero Elia, ma che era venuto con il ruolo e lo scopo di Elia, come intendeva Gesù in Matteo 11:14.

4. Tuttavia, sebbene Giovanni sapesse di essere il precursore del Messia, forse egli stesso non sapeva di essere l’adempimento di quel Elia che doveva venire. Pertanto, Giovanni potrebbe aver parlato basandosi solo su ciò che sapeva.

D: In Gv 1,21, Giovanni Battista sbagliò ad affermare di non essere Elia, come insegna l’eretico Rev. Moon nel Principio Divino (quinta edizione, 1977)?

R: Innanzitutto, ecco cosa afferma il reverendo Moon, che sostiene di essere il Cristo ritornato, e poi la risposta.

«Principio Divino» del Rev. Moon, pag. 161: «... Giovanni Battista, che aveva offeso Gesù. In che modo Giovanni Battista lo aveva offeso? Giovanni non riuscì a portare a termine la sua missione di servire e assistere Gesù».

Confutazione: 1. Se Giovanni avesse fallito nel suo insegnamento, perché allora in Matteo 21:32 Gesù disse che il popolo doveva credere a Giovanni Battista?

2. Giovanni 10:41-42 dimostra che la testimonianza di Giovanni portò molti a credere in Gesù. Dovremmo essere cauti nel condannare un martire che è morto per Dio come se avesse fallito e offeso Dio. Quando Gesù afferma che il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di [Giovanni Battista], si riferisce al fatto che Gesù non aveva ancora aperto la via verso il cielo, e che Giovanni Battista era in realtà l’ultimo profeta dell’Antico Patto.

3. Se Giovanni Battista fosse stato davvero la reincarnazione di Elia, allora, tra tutti, proprio lui lo avrebbe saputo. Eppure, Giovanni Battista aveva ragione nell’affermare di non essere Elia tornato dalla morte.

4. Giovanni predicò effettivamente nello spirito e nella potenza di Elia, ma Gesù non affermò mai che Giovanni ed Elia fossero la stessa persona.

Giovanni il Battista era grande agli occhi del Signore in Luca 1:15, e il Signore conosce il futuro.

D: In Gv 1,29, perché Dio ha richiesto un sacrificio per perdonare i nostri peccati, dal momento che dovremmo perdonare gli altri senza esigere altro che il pentimento?

R: Perdoniamo i nostri fratelli senza esigere altro che il pentimento, perché un peccato commesso contro di noi è di natura diversa da un peccato commesso contro Dio.

D: In Gv 1,31.33, come mai Giovanni non riconosceva Gesù, dato che le loro madri erano cugine?

R: Il termine greco qui utilizzato, oida, significa «pienezza di conoscenza». Giovanni stava affermando che, naturalmente, non Lo avrebbe riconosciuto. Giovanni aggiunse immediatamente che invece Lo conosceva perché Dio glielo aveva rivelato.

Il libro *When Critics Ask*, alle pagine 404-405, sottolinea che Giovanni conosceva Gesù di fama e forse anche di persona, ma fu solo attraverso lo Spirito Santo che Lo riconobbe per manifestazione divina.

D: In Gv 1,32-33, come poteva lo Spirito Santo avere una presenza localizzata e posarsi su Gesù sotto forma di colomba?

R: Il fatto che lo Spirito Santo abbia, per un certo tempo, una presenza localizzata speciale non gli impedisce, in generale, di trovarsi ovunque desideri. Per fare un’analogia, per quanto semplicistica, si pensi alla serie televisiva di fantascienza intitolata «Doctor Who». Quando uno dei personaggi ebbe un incidente con una macchina del tempo, si trovò a essere presente contemporaneamente in tre epoche diverse. Se noi siamo in grado di concepire una cosa del genere, perché Dio non potrebbe avere presenze localizzate multiple, o addirittura un numero infinito di presenze localizzate?

Si veda anche la discussione su Abacuc 3:3.

D: In Gv 1,38-39, perché Gesù non si lamentò quando lo chiamarono «Rabbi» (Maestro), dato che in Mt 23,7-8 aveva detto di non lasciare che nessuno vi chiami «maestro»?

R: Gesù, essendo Dio Figlio, possiede un’autorità e un onore che noi non abbiamo. Non dovremmo chiamare nessun altro nostro Dio, Salvatore o Signore, ed è corretto attribuire a Gesù tutti questi titoli.

D: In Gv 1,39, a che ora corrispondeva la decima ora?

R: Nella loro cultura, la giornata iniziava all’alba, verso le 6:00 del mattino. La decima ora era dopo le 16:00.

D: In Gv 1,40, i discepoli cercavano un «Gesù più degno» secondo Giovanni, mentre in gli altri tre Vangeli era Gesù a cercare e scegliere i discepoli, come suggerisce la scettica *Guida alla Bibbia di Asimov*, pagg. 968-969?

R: No. Dei dodici discepoli, Giovanni 1,35-42 menziona solo due discepoli che lasciarono Giovanni e seguirono Gesù. Ma poi menziona Gesù che cercò Filippo, e Filippo che portò Natanaele.

D: In Gv 1,42, Gesù chiamò Simone «Cefa / Pietro» per la prima volta in questo passo, oppure più tardi nel corso del suo ministero a Cafarnao, come in Mt 16,18?

R: Una semplice spiegazione è che Gesù lo chiamò Pietro in questo passo, ma gli rivelò il significato di questo nome in Matteo 16,18.

D: In Gv 1,51, quando vedrà Natanaele gli angeli che salgono e scendono su Gesù?

R: Sebbene sia possibile che Natanaele abbia fatto un sogno, è più probabile che lo vedrà in Paradiso. L’immagine utilizzata da Gesù in questo passo ricorda la scala di Giacobbe in Genesi 28:11-13.

Tuttavia, perché Natanaele sarebbe rimasto seduto immobile sotto un fico? Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1472, afferma che è probabile che Natanaele stesse studiando la Parola di Dio o meditando sulla visione di Giacobbe riguardante la scala (o la scalinata).

D: In Gv 1,51, perché Gesù si definisce spesso il Figlio dell’uomo?

R: Probabilmente per i seguenti motivi

1. Per sottolineare la sua comune umanità

2. Le persone potevano concordare con questa definizione, indipendentemente dal fatto che Lo riconoscessero o meno come Figlio di Dio.

3. Gesù non si era ancora rivelato come il Figlio unigenito di Dio.

D: In Gv 2,1, com’erano le giare?

R: Sebbene vi sia un certo disaccordo sull’ubicazione dell’antica Cana, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica risalenti al I secolo d.C. in due località: l’odierna Cana, situata tra Nazareth e Cafarnao, e un secondo sito a diverse miglia più a nord. I frammenti di ceramica indicano che i vasi avevano un diametro compreso tra circa 12 e 16 pollici. Si veda l’articolo dell’Associated Press intitolato «Gli esperti ritengono di aver individuato la Cana biblica», pubblicato sul *St. Louis Post Dispatch* il 22 dicembre 2004.

D: In Gv 2,3-10, noto sempre che Gesù non agisce mai senza uno scopo o a caso. Perché il primo miracolo riportato è la trasformazione dell’acqua in vino durante un matrimonio? Potrebbe avere a che fare con il vino come simbolo del Suo sangue, con la purificazione cerimoniale o con una nuova alleanza matrimoniale con tutti coloro che credono in Lui? Sono riflessioni su cui mi sono soffermato e mi chiedo quanto io sia fuori strada; non desidero andare oltre le Scritture, come è così diffuso al giorno d’oggi.

R: Lei pone una domanda interessante. Se la trasformazione dell’acqua in vino da parte di Gesù fosse stata un miracolo volto a simboleggiare il Suo sangue, la morte sulla croce o la purificazione cerimoniale, nessuno a quel tempo, dopo la Sua morte, né tantomeno negli scritti della Chiesa primitiva, avrebbe colto quel messaggio. Ritengo piuttosto che questo miracolo sia stato compiuto a causa delle circostanze, ma in ciò possiamo cogliere una comprensione più profonda del carattere di Dio e un insegnamento per noi.

C’era un semplice bisogno umano: il vino per il banchetto era finito. Quando Maria chiese a Gesù di occuparsene in modo soprannaturale, la risposta iniziale di Gesù fu: «Non è ancora giunta la mia ora». In altre parole, non era un momento del Suo ministero in cui Egli dovesse compiere quell’azione per dimostrare qualcosa. Tuttavia, c’era un bisogno, e Gli era stato chiesto di farlo, quindi si discostò da quanto aveva originariamente pianificato e agì in tal senso. Allo stesso modo, quando la donna affetta da emorragia toccò il mantello di Gesù, Gesù non aveva quell’evento nella Sua «lista delle cose da fare» per quel giorno.

Molte volte Dio ci viene incontro proprio là dove ci troviamo. A titolo di triste esempio, Dio fece dire da Isaia al re Ezechia di mettere tutto in ordine, poiché Ezechia stava per morire. Il fedele re Ezechia ne rimase così amareggiato che Dio cedette e gli concesse altri 15 anni di vita. Tuttavia, durante quei quindici anni, nacque il re Manasse, forse uno dei re più malvagi di Giuda. Non è che Dio non lo sapesse, né che Dio sia volubile o abbia cambiato idea. Piuttosto, molte volte la volontà di Dio che noi percepiamo cambia quando cambia il nostro atteggiamento (in meglio o in peggio). Quando il Faraone si trovò con Sara, moglie di Abramo, Dio disse al Faraone in sogno che sarebbe morto, senza alcun «se», «e» o «ma». Ma quando il Faraone affermò di aver agito per ignoranza, Dio rispose di saperlo bene, ed era proprio per questo che lo aveva avvertito. Il Faraone restituì la moglie di Abramo a quest’ultimo e non morì. Allo stesso modo, Giona profetizzò che Ninive sarebbe stata distrutta entro 40 giorni. Tuttavia, gli abitanti si pentirono e Ninive non fu distrutta.

Quando siamo impegnati nel nostro ministero, nei nostri progetti e nella nostra vita, spesso le persone si rivolgono a noi con bisogni che sono importanti, o talvolta non lo sono, ma che loro ritengono tali. Potremmo considerarli come distrazioni e interruzioni, ma anche noi dobbiamo andare incontro alle persone là dove si trovano. Giocare a pallone, andare al cinema o passare un po’ di tempo a «perdere tempo» con qualcuno potrebbe non sembrarci molto importante nel quadro di ciò che consideriamo il disegno di Dio, e in effetti forse non lo è. Ma anche così, potrebbe essere l’unica cosa che Dio vuole che facciamo proprio in questo momento, se vogliamo essere al centro della Sua volontà.

D: In Gv 2,3-10, quel vino era alcolico?

R: Non era come un superalcolico, ma il vino di quell’epoca era alcolico. Se si lascia riposare il succo d’uva in un vaso a temperatura ambiente per un anno, conterrà alcol. Anche il «vino nuovo» di Atti 2,13 era alcolico. Tuttavia, come sottolinea il libro *Difficulties in the Bible* alle pagine 147-149, non si dice che il vino miracoloso fosse inebriante.

Il libro per bambini *Il primo miracolo di Gesù* di Vivian Dede (Concordia 1990) offre un eccellente riassunto della lezione che si può trarre da questo miracolo: «Quando c’è bisogno di qualcosa, che si tratti di nuova vita o di vino, Gesù risolve ogni problema al momento giusto».

D: In Giovanni 2:1-11 si trattava del matrimonio di Gesù stesso? E, in base a Luca 8:3-4, Gesù sposò una o più delle donne che accompagnavano i discepoli, come credono i mormoni poligami e alcune altre sette?

R: No. Innanzitutto, ecco le donne di cui siamo a conoscenza che accompagnavano Gesù e i discepoli. Secondo Luca 8,3-4, le donne che viaggiavano con Gesù erano Maria Maddalena, Giovanna, moglie di Cuza, Susanna e altre. Altri passaggi menzionano Salomè (Marco 15,40), Maria madre di Giacomo (Marco 15,40; Luca 24,10) e Marta, sorella di Maria Maddalena.

Giovanni 2:2 afferma che Gesù fu invitato come ospite alle nozze. Uno sposo non viene mai invitato al proprio matrimonio.

Non vi è alcun fondamento per affermare che Gesù si sia mai sposato, o che abbia avuto figli, o che siano nati figli privi di natura peccaminosa. Sebbene nessun versetto affermi effettivamente che Gesù non si sia mai sposato, nessun versetto afferma nemmeno che Gesù non sia volato su Marte. Un argomento basato sul silenzio non prova né l’una né l’altra cosa.

Ecco tutti gli altri passaggi precedenti alla risurrezione che riguardano le donne:

Giovanna e Salomè non vengono menzionate in nessun altro punto.

Marta (insieme a Maria) è menzionata solo in tre passaggi precedenti alla risurrezione: una cena (Luca 10,38-41), la guarigione del fratello Lazzaro (Giovanni 11,1-45) e una seconda cena con Lazzaro (Giovanni 12,1-8).

Poiché non vi è nessun’altra menzione, non si potrebbe avere un argomento quasi più forte a sostegno del fatto che Gesù abbia sposato Maria piuttosto che sua sorella Marta. Tuttavia, Gesù osservava la Legge mosaica, e il matrimonio di un uomo con due sorelle, mentre entrambe erano in vita, era proibito in Levitico 18:18. I mormoni che insegnano questo probabilmente non si rendono conto di sostenere che Gesù avrebbe violato in questo caso le leggi matrimoniali dell’Antico Testamento.

D: In Gv 2:4, perché Gesù disse che la Sua ora non era ancora giunta?

R: Gesù stava dicendo a Sua madre che non era ancora giunto il momento per Lui di iniziare il Suo ministero dei miracoli. Ma anche se non era ancora pronto a compiere molti miracoli, compì questo miracolo su richiesta di Sua madre.

D: In Gv 2,4, perché Gesù chiamò Sua madre «donna», utilizzando la stessa parola con cui aveva chiamato «donna» una prostituta in Gv 8,10? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Deedat sembra sottintendere che Gesù nutrisse per Sua madre lo stesso disprezzo che provava per la prostituta. Ciò è tuttavia l’esatto contrario della verità. Gesù rispettava Sua madre, e rispettava anche la prostituta. Per quanto possa risultare difficile da credere per alcuni, Gesù nutriva rispetto per i poveri, i smarriti e i peccatori colpevoli che avevano bisogno di un salvatore.

D: In Gv 2,15, in che modo una chiesa potrebbe aver bisogno oggi di una purificazione di questo tipo?

R: È giusto e corretto che i ministri del Vangelo si guadagnino da vivere grazie al Vangelo, come afferma 1 Corinzi 9:13-14. Tuttavia, la loro motivazione non dovrebbe essere quella di arricchirsi. Coloro che considerano la chiesa principalmente come un mezzo per arricchirsi non dovrebbero ricoprire ruoli di leadership nella chiesa, né dovrebbero essere seguiti in tale veste. Da un lato la colpa ricade sui leader ecclesiastici malvagi. Dall’altro lato la colpa ricade su coloro che, all’interno della chiesa, continuano a seguire tali leader pur essendo consapevoli di ciò che sta accadendo.

D: In Giovanni 2:17, quali sono alcuni modi in cui i cristiani perdono il loro timore reverenziale verso Dio e come possono ritrovarlo?

R: Un aspetto negativo, spesso presente nella natura umana, è che «la familiarità genera disprezzo». In altre parole, le persone tendono a essere ingrate e a dare per scontate le cose buone se le sperimentano continuamente. In realtà ci è stato concesso il privilegio di rivolgere richieste all’Onnipotente Signore dell’Universo. Sebbene Dio sia perfetto, Egli si è effettivamente degnato di venire sulla terra e di morire per i nostri peccati. Per mantenere vivo il timore reverenziale verso Dio, trascorrete del tempo in preghiera con Lui, leggete la Sua Parola e riunitevi in comunione con altri credenti che nutrono anch’essi il timore reverenziale verso Dio.

D: In Gv 2,20, perché si dice che ci vollero 46 anni per costruire il tempio, quando in realtà non fu così?

R: Innanzitutto due elementi che non costituiscono la risposta, e poi la risposta.

Non è la risposta: il secondo tempio, la cui costruzione iniziò quando gli ebrei tornarono in patria nel 538 a.C., non richiese 46 anni per essere costruito, anche se i lavori non furono continui. Fu completato il 12 marzo del 516 a.C., secondo Esdra 6:15. Si veda anche Aggeo 1:14-2:3. Si tratterebbe quindi di 23 anni, non di 46.

Non è la risposta: la Bibbia non afferma che la costruzione del tempio durò 46 anni, ma solo che gli ebrei sostenevano che ci fossero voluti 46 anni. Gli ebrei potrebbero essersi sbagliati e la Bibbia potrebbe semplicemente riportare ciò che essi affermavano. Sebbene ciò possa potenzialmente essere vero, esiste una spiegazione molto più semplice: gli ebrei avevano ragione.

La risposta: il re Erode il Grande iniziò a restaurare il tempio nel 19 a.C. e i lavori non furono completati fino al 63 d.C. Il 19 a.C. più 46 anni, tenendo presente che il periodo dal 1 a.C. al 1 d.C. corrisponde a un anno, porterebbe all’incirca al 27 d.C., come indica la *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pagine 449 e 977.

D: In Gv 2,20, perché ritiene che Gesù abbia menzionato proprio il tempio in questo contesto?

R: Gli ebrei chiesero a Gesù un segno miracoloso. Gesù avrebbe potuto rispondere che non avrebbe dato loro alcun segno, oppure avrebbe potuto indicare il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino che aveva appena compiuto. Avrebbe anche potuto accennare a un segno futuro.

Gesù avrebbe potuto menzionare direttamente il segno più grande di tutti: la Sua risurrezione dai morti. Invece, menzionò indirettamente la Sua risurrezione dicendo: «Distruggete questo tempio…». Infine, avrebbe potuto riferirsi alla Sua risurrezione in modo indiretto, come fece, ma utilizzando un’altra metafora al posto del tempio.

Molti ebrei erano ossessionati dal Tempio, non da Dio. Inoltre, probabilmente non se ne rendevano nemmeno conto. Gesù era molto più importante del tempio di Gerusalemme, quindi la Sua risposta fu probabilmente percepita da loro in modo più negativo rispetto a quanto sarebbe accaduto se avesse semplicemente usato un’altra metafora.

Gesù affrontò con loro l’argomento che ritenevano più importante. Gesù stava dicendo che quella situazione non era normale; che doveva cambiare. A volte possiamo essere così concentrati su qualcosa di importante da perdere completamente di vista le cose che sono davvero fondamentali. Come ha detto un pastore: «Non lasciate che il fare cose buone vi impedisca di fare le cose migliori».

D: In Giovanni 2, Gesù purificò il tempio all’inizio del Suo ministero, oppure nell’ultima settimana, come riportato in Marco 11?

R: Ci furono due purificazioni; certamente Gesù non avrebbe purificato il tempio una sola volta, per poi, quando tornò tre anni dopo, passare in silenzio. La prima volta fu accompagnata da segni e prodigi, quindi sarebbe stato difficile arrestare Gesù senza suscitare la reazione del popolo. Anche la seconda volta, le autorità non avrebbero arrestato Gesù, a meno che non fossero riuscite a trovarlo lontano dalla folla, ad esempio di notte.

Si veda John Warwick Montgomery per una risposta sostanzialmente identica in «Chronological Contradictions in the Gospels?» su www.Christian NewsMo.com, pagg. 20-21.

D: In Gv 3,1-21, che fine ha fatto Nicodemo?

R: Successivamente, in Giovanni 7,50-51 si legge che Nicodemo rimproverò il Sinedrio per aver condannato Gesù senza prima averlo ascoltato. Ciò dimostra sia che Nicodemo faceva parte di questo organo elitario composto da settanta uomini, sia che continuava a sostenere Gesù. Giovanni 19,39 riferisce che, dopo la morte di Gesù, Nicodemo aiutò Giuseppe d’Arimatea a deporre il corpo di Gesù nel sepolcro. Nella storia della Chiesa pre-nicena, il *Diatessaron* di Tatiano, Tertulliano e Origene menzionano tutti Nicodemo, ma non aggiungono nulla oltre a quanto riportato nei Vangeli. Dopo Nicea, sia Atanasio che Giovanni Crisostomo trattano di Nicodemo, ma non aggiungono nulla al di là di quanto riportato nei Vangeli. Nicodemo potrebbe essere stato un uomo anziano quando incontrò Gesù.

D: In Gv 3, in che modo Gv 2,1-12 si contrappone a Gv 2,13-3,21?

R: In Galilea Gesù trovò persone che volevano credere e che credevano. A Gerusalemme Gesù trovò i cambiavalute che non volevano credere. Poi Gesù incontrò Nicodemo, una persona che voleva credere ma non riusciva ancora a comprendere. In Galilea, dove credevano, Gesù preservò la loro cerimonia nuziale e trasformò la loro opera. A Gerusalemme Gesù fu dirompente, sia per quanto riguarda le finanze del tempio, sia per quanto riguarda l’insegnamento rabbinico.

D: In Gv 3,1-18, Nicodemo andò da Gesù di notte; o perché temeva di essere visto durante il giorno, oppure perché non aveva altro momento a disposizione. In quali modi siamo troppo occupati o troppo timorosi per andare da Gesù quando dovremmo?

R: La maggior parte dei cristiani ritiene che Nicodemo si recasse da Gesù di notte perché, in qualità di rabbino rispettato nella sua posizione, non voleva essere visto mentre andava da Lui. Alcuni hanno ipotizzato che forse il motivo fosse un altro: Nicodemo era troppo impegnato durante il giorno. Ricordate che la carica di rabbino, pur essendo onorevole, non era retribuita; pertanto i rabbini avevano anche un lavoro regolare. Ma in ogni caso, Nicodemo non si recò da Gesù in un orario normale . A volte nemmeno noi desideriamo andare da Gesù o compiere la Sua volontà all’ora normale, perché siamo troppo occupati o troppo timorosi. Ma almeno Nicodemo ci andò comunque. E se una persona decide di seguire Cristo in ritardo, o con timore, almeno ci va comunque.

In Matteo 21,28-32 Gesù raccontò una parabola su un padre che disse ai suoi due figli di lavorare nei campi. Il primo rispose di no, ma poi lo fece. Il secondo rispose di sì, ma non andò. Gesù disse che il primo aveva fatto la volontà del padre. L’obbedienza è migliore se è pronta, gioiosa e completa, ma anche un’obbedienza ritardata è comunque preferibile alla mancata obbedienza.

Allo stesso modo, nella nostra vita potremmo aver detto a Dio: «Sono troppo occupato», «Ho troppa paura» o semplicemente «no». È un peccato, e potreste non sapere mai cosa vi siete persi. Ma non è troppo tardi. Come il primo figlio in Matteo 21, 28-32, potete ancora dire «sì» adesso e andare. Dio accetterà comunque la vostra obbedienza, nonostante le vostre esitazioni o disobbedienze passate.

D: In Giovanni 3:3, il greco dice «nato di nuovo» o «nato dall’alto»?

R: Il termine greco anothen può significare entrambe le cose, secondo The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 281, e Hard Sayings of the Bible, pag. 495.

D: In Gv 3,1-21, Bart Ehrman menziona che, nella conversazione con Nicodemo, Gesù utilizza un doppio senso greco (gioco di parole): «dall’alto» e «seconda volta» sarebbero espressioni diverse in aramaico. Ehrman non ritiene che Gesù potesse parlare greco.

R: Ehrman è americano, e gli americani tendono ad avere un numero minore di persone bilingui rispetto alle culture europee e ad altre culture. Nazareth, dove Gesù è cresciuto, distava solo da 15 a 20 miglia da popolazioni non ebraiche e di lingua greca a ovest, a nord o a est. Le monete della Galilea recavano tipicamente iscrizioni in greco. A est della Galilea si trovava una regione chiamata «Decapoli», che in greco significa «dieci città».

In Atti 9:36, Tabitha (nome ebraico) era chiamata anche Dorcas (nome greco); entrambi i nomi significano “gazzella”.

Il nome Nicodemo deriva da «nike» e «demos». Ciò NON significa un elettore non repubblicano che indossa scarpe da ginnastica! Si tratta piuttosto di un nome greco che significa «vincitore del popolo». Supponiamo ora, per ipotesi, che una persona con un nome greco tradizionale, parlando con qualcuno proveniente da una piccola regione circondata su tre lati da persone di lingua greca, decidesse di conversare in aramaico, in ebraico o persino in qualche altra lingua diversa dal greco. Supponiamo ora che, pur avendo entrambi una conoscenza del greco, riteniate davvero che non vi sia alcuna possibilità che pronunciassero una singola frase o espressione in quella lingua?

D’altra parte, anche se il significato originale fosse «nato di nuovo» in aramaico e non un doppio senso con «nato dall’alto», il passo avrebbe comunque perfettamente senso anche in assenza di un doppio senso.

D: In Gv 3,3, Gesù stava insegnando la reincarnazione quando menzionò il nascere di nuovo?

R: No. Stava insegnando una “seconda” nascita, non centinaia o migliaia di nascite multiple. Gesù stava insegnando una nascita dallo Spirito, non una nascita fisica. La reincarnazione contraddirebbe il fatto che l’uomo muoia una sola volta, come indicato in Ebrei 9:25-28, e non avrebbe senso per le persone che vengono mandate in paradiso o all’inferno dopo la loro unica morte. Si veda l’ampia discussione su Ebrei 9:25-28 per ulteriori informazioni.

D: In Giovanni 3:5, solo una piccola “classe di unti” composta da 144.000 persone rinasce e vive per sempre in cielo, come insegnano i Testimoni di Geova (Rivista La Torre di Guardia, 15 febbraio 1986, pag. 14)?

R: No. Innanzitutto, cosa insegnano i Testimoni di Geova e, in secondo luogo, perché parte del loro insegnamento è così pericolosa.

I Testimoni di Geova insegnano che quei Testimoni di Geova che non fanno parte dei 144.000 vivranno per sempre, ma sarà nel paradiso sulla terra, non in cielo.

Tuttavia, Romani 8:9 recita: «Voi, invece, non siete guidati dalla carne, ma dallo Spirito, se lo Spirito di Dio abita in voi. E se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a Cristo. Ma se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma il vostro spirito è vivo a causa della giustizia». Pertanto, se Cristo non è in voi, non appartenete a Cristo. 1 Giovanni 5:12 e 1 Pietro 1:23 contengono un insegnamento simile.

D: In Gv 3,3-21, potrebbe spiegarmi la differenza tra «creare» e «ricreare», «nascere» e «rinascere», «essere fatto» e «essere fatto nuovo»?

R: Il prefisso «ri-» significa semplicemente «di nuovo». La Sua domanda presenta tre aspetti.

Passato: Tutti noi, sia credenti che non credenti, siamo stati creati da Dio, a immagine di Dio. Tutto ciò che esiste è stato creato da Dio Padre attraverso Gesù Cristo. Non c’è nulla né nessuno che non sia stato creato, tranne il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che non sono mai stati creati ma sono sempre esistiti come Dio nella Trinità.

Presente: Ma siamo stati creati in stato di caduta, con una natura peccaminosa e al di fuori della redenzione di Dio. Abbiamo bisogno di essere «ricreati» o «rinati», non dal grembo di nostra madre, ma attraverso una rinascita spirituale operata dallo Spirito Santo (Giovanni 3:3-21). Ciò avviene quando riponiamo la nostra fede in Gesù.

Futuro: Quando l’umanità cadde e perse il dominio sulla terra, la creazione stessa fu assoggettata alla corruzione (Romani 8:20-21). Dio purificherà ogni cosa con il fuoco (2 Pietro 3:10) e creerà nuovi cieli e una nuova terra (Apocalisse 21).

D: In Gv 3,3-8, cosa significa «rinascere»?

R: Billy Graham ha scritto un intero libro su questo argomento, intitolato *Come nascere di nuovo*. In sintesi, però, «nascere di nuovo» è ciò che Dio compie in voi attraverso lo Spirito Santo quando riponete la vostra fede in Lui. Ciò significa

1. Credere nell’Unico e Vero Dio, che Egli è il Creatore di tutto, e riconoscere la Sua autorità su di voi. Credere che Egli ci abbia rivelato la Sua verità nella Sua Parola, la Bibbia.

2. Confessare di essere separati da Dio a causa del peccato e di essere incapaci di riconciliarvi con Lui. Il problema non risiede solo nelle azioni esteriori che abbiamo compiuto o omesso di compiere, ma anche in ciò che siamo interiormente.

3. Riponete la vostra fiducia nel vero Cristo. Quando era impossibile per peccatori come noi avvicinarci a Dio, Dio lo rese possibile inviando Gesù Cristo sulla terra in carne e ossa, nato dalla Vergine Maria, per vivere una vita senza peccato. Egli morì sulla croce, e il Suo corpo e il Suo sangue costituirono un sacrificio espiatorio per il nostro peccato. Risuscitò corporalmente il terzo giorno e ascese al Cielo.

4. Rivolgetevi a Dio. Tutti coloro che invocano il Signore saranno salvati, e se vi pentite dei vostri peccati e chiedete a Gesù di essere il Signore e Salvatore della vostra vita, sarete salvati. Egli vi donerà una nuova vita e avvierà il processo che vi renderà sempre più simili a Cristo. Dopo la morte, andrete in Paradiso e sarete con Dio per sempre.

D: In Gv 3,5, è impossibile andare in Paradiso se non si possiede lo Spirito Santo?

R: No, in realtà Gesù non ha detto questo. Gesù ha detto che, a meno che non si nasca dall’acqua e dallo Spirito, non si può entrare nel regno di Dio.

Il Regno di Dio e il Paradiso non sono la stessa cosa. Il Paradiso è il luogo in cui i credenti si recano dopo la morte. Il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 991, afferma che molti insegnano che il Regno di Dio si riferisca al dominio spirituale di Cristo nel cuore di coloro che sono stati salvati. L’International Dictionary of the Bible, a pag. 568, precisa che, in generale, il termine «regno» può indicare: a) il dominio su cui regna il re; b) il popolo su cui regna il re; oppure c) il regno stesso. Il *New International Bible Dictionary* (1962, IVP) afferma che il regno di Dio presenta aspetti sia presenti che futuri. È quindi evidente che il regno di Dio sia più ampio del Paradiso, poiché include aspetti terreni presenti. Il Paradiso può essere più ampio del regno di Dio, poiché è possibile che i neonati e altre persone non entrino a far parte del regno di Dio finché non giungono in Paradiso.

I neonati non possiedono lo Spirito Santo, eppure è opinione generalmente condivisa che nulla nella Bibbia affermi che essi non possano andare in Paradiso.

La maggior parte dei credenti dell’Antico Testamento non possedeva lo Spirito Santo, eppure non era loro preclusa in modo permanente l’entrata in Paradiso.

Di nessuno dei due gruppi si potrebbe affermare che vivesse sulla terra come parte del Regno di Dio (con Cristo che regna), eppure essi possono comunque trovarsi in Paradiso.

In sintesi, lo Spirito è necessario affinché una persona sulla terra faccia parte del Regno di Dio. Tuttavia, «le mani di Dio non sono legate» per quanto riguarda i santi dell’Antico Testamento, i neonati, le persone con gravi disabilità mentali e coloro che non hanno avuto l’opportunità di ascoltare il Vangelo.

D: In Gv 3,5, molto brevemente, che cosa rappresenta l’acqua in questo contesto?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

1. Il greco può significare «acqua e Spirito» oppure «acqua, persino lo Spirito». Pertanto, ciò potrebbe significare «acqua, che simboleggia lo Spirito»: il Nuovo Testamento greco di Aland et al. (3ª edizione, 1975) afferma che kai significa «e, anche, ma, persino; cioè, vale a dire»; anche la traduzione ampliata di Kenneth S. Wuest utilizza il termine «persino».

2. L’acqua che accompagna la nascita fisica è ciò che alcuni, a partire da Agostino, hanno pensato. Tuttavia, Gesù sembra riferirsi a una sola nascita, non a due; questa metafora è assente nel resto della Bibbia e nella cultura ebraica fino a quel momento. Non siamo a conoscenza di alcun cristiano di lingua greca dei primi tempi che abbia interpretato il versetto in questo modo.

3. Altri sostengono che «acqua» significhi la parola di Dio (basandosi principalmente su Efesini 5:26). L’unico pregio di questa interpretazione è che evita qualsiasi problema legato all’affermazione secondo cui il battesimo in acqua sarebbe essenziale. Ciò significa forse che Nicodemo e i farisei fossero rinati solo a metà, poiché conoscevano la parola di Dio nell’Antico Testamento? – Certamente no. Questa interpretazione apre inoltre la porta all’errore denominato «ultra-dispensazionalismo», secondo cui il battesimo con acqua non dovrebbe essere praticato oggi. Inoltre, non si conosce alcun cristiano di lingua greca che abbia interpretato Giovanni 3:5 in questo modo, e ciò implicherebbe che Gesù rimproverasse Nicodemo per non aver compreso un Nuovo Testamento che non era ancora stato scritto.

4. L’applicazione al battesimo è ciò che gli scrittori della Chiesa primitiva insegnavano all’unanimità, sebbene non fossero esclusi significati complementari. Le numerose vasche per le abluzioni nel Tempio erano lì affinché le persone potessero obbedire alle norme dell’Antico Testamento relative alle abluzioni. Il potente ministero di Giovanni Battista era privo di significato? - Solo nelle menti chiuse di alcuni farisei. Era prevedibile che Gesù rimproverasse Nicodemo, il maestro, per non aver compreso il pentimento, la necessità di purificazione e la purificazione interiore richiesta rappresentata dal battesimo, prima che una persona potesse essere accolta come parte del regno di Dio.

5. Il regno di Dio non è il Paradiso, poiché comprende ciò di cui i credenti possono far parte mentre vivono sulla terra. Il battesimo in acqua è una parte importante dell’adesione alla Chiesa di Dio sulla terra oggi. Tuttavia, i neonati, i santi dell’Antico Testamento, l’ e le persone con gravi disabilità mentali, e forse altri ancora, dovrebbero rallegrarsi del fatto che sia Dio a mandare le persone in Paradiso, non l’acqua battesimale.

D: In Gv 3,5, che cosa rappresenta l’acqua in questo contesto?

R: Tutti concordano sul fatto che lo «spirito» sia lo Spirito Santo, coinvolto nella nuova nascita; tuttavia, i cristiani autentici hanno opinioni diverse riguardo all’acqua. Di seguito sono elencati alcuni fatti rilevanti per determinare l’interpretazione corretta, seguiti dalle varie interpretazioni relative all’acqua, dai pro e dai contro, e da chi sostiene tali posizioni.

Fatti rilevanti:

Il greco indica una sola nascita, dall’acqua e dallo Spirito, non due. Il termine greco per «e», kai, può significare «e» oppure «anche/vale a dire». L’opera di Wuest *Il Nuovo Testamento: una traduzione ampliata* afferma: «Chi non nasce dall’acqua come fonte, e anche dallo Spirito come fonte, non può entrare nel regno di Dio».

Nessuna immagine dell’acqua riferita alla nascita fisica fu utilizzata dagli ebrei fino a secoli dopo Gesù.

A Gerusalemme, dove essi parlavano, il Tempio disponeva di numerosi luoghi per le abluzioni rituali, chiamati mikvot.

Giovanni il Battista stava suscitando grande scalpore in quel periodo, con la sua predicazione del battesimo di pentimento.

Il battesimo era antecedente a Giovanni il Battista, poiché i convertiti al giudaismo venivano battezzati. Pertanto, il battesimo simboleggiava il pentimento, la purificazione e la conversione. Secondo il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 441, anche la setta ebraica di Qumran praticava il battesimo per immersione.

Nicodemo conosceva già tutta la Parola di Dio a quel tempo, poiché il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto.

A tutti i farisei, alla vista dei mikveh, dovevano tornare alla mente i numerosi comandamenti relativi alla purificazione rituale presenti nell’Antico Testamento e l’acqua per la purificazione di Ezechiele 36:25-27.

Ogni scritto della Chiesa primitiva in nostro possesso che menzioni Giovanni 3:5, fino al 400 d.C. circa, interpreta all’unanimità Giovanni 3:5 come riferito al lavacro mediante il battesimo.

Tito 3,5 presenta una formulazione molto simile a quella di Giovanni 3,5, parlando di «lavacro della rinascita e del rinnovamento dello Spirito Santo».

Il regno di Dio è ciò a cui Gesù si riferisce in questo contesto, non il Paradiso né la salvezza. Si veda la domanda precedente per un approfondimento su questo argomento.

RISPOSTE VARIE:

1. Nascita fisica.

Così come il liquido amniotico del grembo materno è coinvolto nella nascita, lo Spirito Santo è coinvolto nella seconda nascita. Nicodemo chiese come fosse possibile nascere una seconda volta nel grembo materno, e Gesù utilizzò questa tautologia per guidare i pensieri di Nicodemo, che erano di natura « a», dall’acqua materna della prima nascita all’acqua spirituale/battesimale della seconda nascita.

Tuttavia, gli ebrei non utilizzarono mai l’acqua come immagine della nascita almeno fino a secoli dopo Gesù. Inoltre, si tratterebbe di una tautologia; e spiegare a una persona che deve nascere come persona non è particolarmente utile.

Inoltre, la grammatica greca indica che l’acqua e lo spirito non sono due elementi distinti, ma un unico elemento, secondo quanto riportato nella *New Geneva Study Bible*, pag. 1665, e in *Hard Sayings of the Bible*, pag. 495.

Tuttavia, non si deve dare troppo peso alla grammatica greca, poiché Gesù probabilmente parlò a Nicodemo in aramaico o in ebraico, non in greco.

Questa interpretazione, unita a quella relativa al battesimo, fu sostenuta per la prima volta da Agostino di Ippona nel suo sermone su Giovanni 2:23-3:5 (circa 400 d.C.). (Agostino parlava latino e affermò nelle sue «Confessioni» di non gradire il greco, il che gli impedì di approfondire eccessivamente tale argomento.) Il riferimento alla nascita fisica è condiviso anche da Ron Rhodes nel *Complete Book of Bible Answers* (p. 211) e da Warren Wiersbe nel *Nelson’s Quick Reference* (p. 390).

2. L’acqua simboleggia la parola di Dio.

Il Salmo 119:9 menziona che un giovane può mantenere pura la propria via vivendo secondo la parola di Dio (anche se qui non si fa menzione dell’acqua).

Efesini 5:26 afferma che Cristo ha purificato la Chiesa con il lavacro dell’acqua mediante/con/nella Parola.

In Giovanni 15:3, Gesù afferma che essi sono puri grazie alla parola che Egli ha loro rivolto (senza tuttavia menzionare l’acqua).

Giacomo 1:18 afferma che siamo nati attraverso la Parola (senza alcun riferimento all’acqua).

1 Pietro 1:23 afferma che siamo rinati, non da seme corruttibile, ma da seme incorruttibile, mediante la Parola di Dio. (non si fa menzione dell’acqua)

Tuttavia, in che modo esatto Gesù spiegò a Nicodemo che avrebbe dovuto «nascere dalla Parola»? Ricordate che Efesini, Giovanni 15:3 e 1 Pietro 1:23 non erano rilevanti per Nicodemo, poiché il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto. Nicodemo conosceva già tutte le Scritture di Dio allora esistenti. Ciò significa forse che Gesù stesse dicendo a Nicodemo che era già a metà strada poiché conosceva l’Antico Testamento? L’idea che Gesù stesse lodando Nicodemo per la sua comprensione è ben lontana dal significato di questo versetto.

Al contrario, Gesù espresse sorpresa per il fatto che Nicodemo, un maestro d’Israele, non comprendesse. A differenza dei sadducei, Nicodemo e i farisei non furono mai accusati di non conoscere la Parola di Dio. Quando Gesù fece riferimento all’acqua, stava parlando di qualcosa che Nicodemo, in quanto maestro ebreo della Legge, avrebbe già dovuto conoscere. Per quale motivo Gesù rimproverava Nicodemo? Circa 200 anni prima di Cristo, gli ebrei sotto l’influenza dei farisei erano scivolati dalla comprensione della santità, dell’amore e del rapporto spirituale con Dio verso un legalismo religioso. Un « », che aveva studiato l’Antico Testamento, avrebbe dovuto sapere di più sul pentimento e sulla purificazione associati al lavaggio rituale, nonché sull’importante ruolo che lo Spirito Santo avrebbe avuto, come avevano affermato Gioele e altri profeti.

Se si può interpretare la parola «acqua» in modo contrario al suo significato letterale, allora perché gli ultra-dispensazionalisti non possono interpretare anche le parole «acqua» e «battesimo» in altri passaggi del Nuovo Testamento in modo contrario al loro significato letterale? Si veda anche la domanda successiva per ulteriori approfondimenti su questo paragrafo.

Questa visione è sostenuta da *1001 Bible Questions Answered*, pagg. 225-226, di James Boice, e dal *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1478 (e pag. 1948 per Efesini 5:26).

3. La purificazione esteriore mediante il battesimo in acqua, che indica il pentimento e la purificazione interiori

Nicodemo avrebbe avuto familiarità con la metafora del battesimo in acqua come purificazione, sulla base di Ezechiele 36:25-27, della Torah e di altri passaggi. Si vedano anche le interpretazioni 3a. e 3b.

Tuttavia, difficilmente ci si poteva aspettare che Nicodemo comprendesse appieno il battesimo cristiano, poiché erano stati rivelati solo i lavaggi dell’Antico Testamento e il battesimo di Giovanni. Gesù si aspettava che Nicodemo fosse già in grado di comprenderlo. Pertanto, affermare che ciò si riferisca esclusivamente al battesimo cristiano non può essere corretto.

Ciononostante, quando Gesù parlò prefigurando la propria morte e la comunione in Giovanni 6,51-56, non si limitò a prefigurare il battesimo cristiano, ma i suoi ascoltatori conoscevano già molto bene il battesimo di pentimento, grazie a Giovanni.

Questa interpretazione è sostenuta da:

Giovanni Crisostomo (392-407 d.C.), Omelie su San Giovanni, Omelia 25, pp. 87-90

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.), «Orazione sul Santo Battesimo», cap. 8, pag. 362

F.F. Bruce in *Hard Sayings of the Bible*, pp. 495-496

Jamieson, Fausset, Brown

Commentario biblico di Harper.

3a. L’acqua simboleggia la rigenerazione battesimale.

Gli scrittori della Chiesa primitiva sostenevano questa visione.

Tuttavia, *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 281, menziona che questa interpretazione contraddice la salvezza per sola fede, come dimostrano Efesini 2:8-9 e Giovanni 3:16.

Questa visione è sostenuta da

Giustino Martire (circa 150 d.C.), *Prima Apologia*, capitolo 61, pag. 183

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) nel frammento 34, pag. 574

Tertulliano (198-220 d.C.) in *Sul battesimo*, cap. 12

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) nella Lettera 71, cap. 1, pag. 378

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.), «Orazione sul Santo Battesimo», capitolo 8, pag. 362

Basilio di Cappadocia (357-379 d.C.), *Sullo Spirito*, 15,35, p. 22

Ambrogio di Milano (378-381 d.C.), *Sul Santo Spirito*, libro 3, cap. 10, nn. 63-64, pag. 144

Costituzioni Apostoliche (375-380 d.C.), libro 6, sezione 3, cap. 15, pag. 456 (Si trattava di un’opera apocrifa, che riportava una data antica. Tra le altre cose, sosteneva anche il battesimo dei neonati.)

3b. Il battesimo in acqua è un segno esteriore della purificazione interiore operata dallo Spirito.

La maggior parte degli interpreti che negano il punto 3 lo fanno esclusivamente sulla base del fatto che il punto 3a non è corretto, senza esaminare l’alternativa rappresentata dal punto 3b. Giovanni 3:5 non fa nulla per illustrare il «meccanismo» con cui il battesimo in acqua si relaziona al regno di Dio, ma si limita ad affermare che tale relazione esiste. Il nostro battesimo con acqua non ci salva più di quanto non ci salvino il nostro pentimento, il nostro amore, la nostra fede o la nostra obbedienza a Dio. Tuttavia, sarebbe errato negare che tutti e quattro siano correlati al regno di Dio.

La congiunzione greca kai è il termine comunemente usato per indicare “e”, ma può anche significare “addirittura/vale a dire”. Pertanto, sebbene probabilmente significhi “acqua e spirito”, potrebbe anche significare “acqua, vale a dire lo spirito”.

Quando Giovanni Battista esortò il popolo al pentimento, nessuno chiese: «Che cos’è questa nuova pratica chiamata battesimo che state compiendo?». Il motivo è che il Tempio di Gerusalemme era pieno di mikvot, simili a fonte battesimali per la purificazione dei fedeli. L’interlocutore diretto in questo contesto era Nicodemo, e Luca rimprovera i farisei in Luca 7,29-30 per aver respinto i disegni di Dio nei loro confronti, non facendosi battezzare da Giovanni.

Tuttavia, interpretare Giovanni 3:5 in questo modo sembra quasi ridurre il battesimo (sia esso quello di Giovanni o quello cristiano) a un requisito per la salvezza.

Ciononostante, il battesimo di Giovanni era un passo verso la salvezza, non qualcosa che portasse la salvezza. In Atti 2:38, Pietro disse che le persone dovevano pentirsi ed essere battezzate e avrebbero ricevuto lo Spirito Santo. Ebrei 4:2 afferma che alcuni non furono salvati perché non condividevano la fede (o non la univano alla fede). Elementi quali il pentimento, la fede e l’obbedienza, compresa l’obbedienza nel battesimo in acqua, sono prove del fatto che riceviamo la salvezza, non ciò che ci salva.

Questa visione è sostenuta da:

Il Commentario applicato al Nuovo Testamento, pag. 368

Il Commentario di Matthew Henry afferma che «è probabile che Cristo avesse in mente il sacramento del battesimo».

4. L’acqua simboleggia la conversione.

I convertiti al giudaismo venivano sottoposti a una cerimonia di battesimo. Gesù stava sottintendendo che era necessario convertirsi per sperimentare la nuova nascita. Pertanto, Gesù stava dicendo «mediante la conversione e mediante lo Spirito». Questa interpretazione non esclude la possibilità di credere anche in altre interpretazioni.

Tuttavia, mentre i convertiti al giudaismo venivano lavati, era più comune vedere gli ebrei lavarsi per la purificazione rituale. Questo punto di vista non è forse tanto falso, quanto piuttosto una visione troppo ristretta del punto 3.

Questa interpretazione è sostenuta da:

The IVP Bible Commentary: New Testament (1993), pag. 270.

5. L’acqua rappresenta il ministero battesimale di Giovanni il Battista, mentre lo Spirito rappresenta il ministero di Gesù.

Nessuno a quel tempo avrebbe potuto pensare al «battesimo» e alle «cose nuove» nella stessa frase senza pensare al ministero di Giovanni il Battista.

Questa interpretazione è sostenuta da F.B. Meyer in *Il Vangelo di Giovanni*, pag. 64. Il *Bible Knowledge Commentary: Nuovo Testamento*, pag. 281, presenta cinque interpretazioni, ma raccomanda solo questa in quanto dotata di «merito di correttezza storica oltre che di accettabilità teologica». La *Life Application Bible* riporta varie interpretazioni, una delle quali è il pentimento simboleggiato dal ministero di Giovanni Battista.

6. L’acqua è un’immagine dell’effusione dello Spirito nei tempi dell’Antico Testamento.

Gesù disse in Giovanni 7:38: «Chiunque crede in me, come dice la Scrittura: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Egli parlava dello Spirito, che coloro che credevano in Lui avrebbero ricevuto in seguito. Infatti lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato glorificato». La New Geneva Study Bible, a pag. 1676, afferma che, sebbene non si tratti di una citazione esatta di alcun passo dell’Antico Testamento, può essere un riferimento generale sia a Isaia 44:3 che a Ezechiele 36:25-27. Tito 3:5 presenta una formulazione molto simile a quella di Giovanni 3:5, parlando di «lavacro della rigenerazione e del rinnovamento mediante lo Spirito Santo». Sebbene gli Atti mostrassero alcuni casi particolari, la norma era che i cristiani fossero battezzati con acqua letterale e con lo Spirito Santo.

Tuttavia, nella Torah l’acqua è utilizzata per le abluzioni rituali, non per l’effusione dello Spirito. Inoltre, il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1478, sottolinea che se l’acqua non rappresentasse altro che il ministero dello Spirito, allora il versetto sembrerebbe dire «a meno che uno non nasca dallo Spirito e dallo Spirito», il che risulterebbe ridondante.

1 Giovanni 5:8 parla dell’acqua, dello Spirito e del sangue. Poiché lo Spirito e il sangue sono diversi, anche l’acqua è diversa.

Questa interpretazione è sostenuta dalla *New Geneva Study Bible*, a pag. 1665.

La Companion Bible afferma che si tratta di «acqua spirituale» piuttosto che di acqua letterale. L’IVP Bible Commentary: New Testament sostiene che il greco possa essere tradotto sia come «acqua e lo Spirito», sia come «acqua, cioè lo Spirito».

LA MIA CONCLUSIONE:

1. non è particolarmente convincente. Ha senso solo se si minimizza la precisione del testo greco e si ritiene che Gesù stesse dicendo a Nicodemo che era necessario nascere fisicamente.

2. Si basa sul fatto che Gesù rimproveri Nicodemo per aver interpretato una Scrittura che non era ancora stata scritta. Per alcuni, questa interpretazione è resa necessaria dall’opinione secondo cui, se «battesimo» dovesse significare l’errore della rigenerazione battesimale, non potrebbe trattarsi di battesimo.

3a. È non biblica, poiché Atti 10 dimostra che le persone potevano essere salvate e ricevere lo Spirito Santo prima del battesimo con acqua.

3b, 4 e 5. possono essere collegati tra loro. Questa interpretazione ha il pregio del significato letterale, nonché della comprensione universale della Chiesa primitiva di lingua greca.

6. non ha alcun fondamento, se non come implicazione secondaria dei punti 3b, 4 e 5.

Forse dovremmo concentrarci meno su «cosa significherebbe questo per me» e osservare «cosa significherebbe questo per Nicodemo e per i primi cristiani». La risposta più probabile è una combinazione dei punti 3b, 4 e 5. Sebbene le interpretazioni 2 e 6 implichino un simbolismo, esse non sarebbero state riconosciute da Nicodemo come significato principale, né lo furono da alcun cristiano di lingua greca di cui si abbia notizia.

Anche il libro *When Critics Ask*, a pag. 406, discute alcune di queste interpretazioni, senza schierarsi a favore di una in particolare.

D: In Gv 3,5, è vera la «rigenerazione battesimale», ovvero la convinzione che il battesimo con acqua sia necessario per la salvezza?

R: No. I gentili che furono riempiti dello Spirito Santo e parlarono in lingue in Atti 10,44-48, prima di essere battezzati con l’acqua, probabilmente non la pensavano così. A quanto pare, nemmeno Gesù la pensava così quando si rivolse al ladrone alla sua destra. Si potrebbe tentare di sostenere che l’episodio del ladrone sulla croce sia avvenuto prima della risurrezione di Gesù, ma allora anche le parole di Gesù a Nicodemo furono pronunciate, ed erano vere, prima della risurrezione di Gesù. Naturalmente tutto ciò avvenne prima della discesa dello Spirito Santo a Pentecoste e dell’istituzione del battesimo cristiano; il battesimo di Giovanni e le abluzioni dell’Antico Testamento erano tutto ciò che conoscevano.

Tuttavia, se l’interpretazione di un versetto rende una parte di esso priva di qualsiasi significato, allora tale interpretazione è indubbiamente errata. Qual è dunque il significato delle parole di Gesù in questo contesto?

La risposta è implicita in Luca 7:29-30, dove si afferma che i farisei e gli esperti della Legge avevano respinto il disegno di Dio per loro stessi. La ragione addotta è che essi non erano stati battezzati da Giovanni. Il battesimo in acqua non è né un rituale privo di significato né una cosa meramente facoltativa, come le prove del coro, per dimostrare un amore speciale a Dio. Se una persona, con piena consapevolezza, rifiuta il battesimo in acqua e la verità che esso rappresenta, ha rifiutato Dio. A meno che non si ravvedano, non andranno in Paradiso.

D: In Gv 3,5, se qualcuno credesse nell’errore della rigenerazione battesimale, si tratterebbe di un’eresia che porta alla perdizione dell’anima?

R: No. Questa domanda è importante, non per insegnarci la verità, ma per offrirci una prospettiva sui tipi di errori per i quali dovremmo o non dovremmo dividere. Poiché dobbiamo prendere sul serio il comandamento contenuto in Romani 15,7, secondo cui dobbiamo accettarci l’uno l’ e proprio come Cristo ha accettato noi, dobbiamo sapere quali tipi di errori le persone possano avere pur rimanendo autentici cristiani.

I primi gruppi campbelliti insegnavano la rigenerazione battesimale, e la maggior parte dei gruppi della Chiesa di Cristo crede nella remissione battesimale. Altre denominazioni protestanti non lo fanno. I cattolici, gli ortodossi e gli anglicani hanno insegnato una forma di rigenerazione battesimale, sebbene molto diversa da quella della denominazione della Chiesa di Cristo. Tuttavia, se riteneste che solo gli eretici non salvati potessero credere nella rigenerazione battesimale, allora non dovreste più considerare cristiani Giustino Martire, Ireneo, Tertulliano, Basilio, Gregorio di Nazianzo, Ambrogio di Milano, Agostino, Prospero d’Aquitania, Cipriano e, probabilmente, Atanasio. Ecco cosa affermarono riguardo a Giovanni 3,5 e al battesimo.

Giustino Martire, che scrisse intorno al 138-165 d.C. nella sua Prima Apologia, cap. 61, pag. 183: «Quindi vengono condotti da noi dove c’è acqua e vengono rigenerati nello stesso modo in cui noi stessi siamo stati rigenerati. Infatti, nel nome di Dio, Padre e Signore dell’universo, e del nostro Salvatore Gesù Cristo, e dello Spirito Santo, essi ricevono allora l’abluzione con l’acqua. Anche Cristo, infatti, disse: “Se non nascerete di nuovo, non entrerete nel regno dei cieli… E per questo [rito] abbiamo appreso dagli apostoli questa motivazione”.

Ireneo, nel frammento 34, p. 574, disse: «Non fu per nulla che Naaman, nell’antichità, affetto da lebbra, fu purificato al momento del suo battesimo, ma [ciò servì] da esempio per noi. Poiché, essendo noi lebbrosi nel peccato, veniamo purificati, per mezzo dell’acqua sacra e dell’invocazione del Signore, dalle nostre vecchie trasgressioni; veniamo rigenerati spiritualmente come neonati, proprio come il Signore ha dichiarato: “Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno dei cieli”».

Tertulliano, *Sul battesimo*, cap. 12, pp. 674-675, «Quando, tuttavia, viene stabilita la norma [vera secondo il punto di vista di Tertulliano] secondo cui “senza il battesimo nessuno può ottenere la salvezza” (principalmente sulla base di quella dichiarazione del Signore, il quale dice: “Se uno non nasce dall’acqua, non ha vita”), sorgono immediatamente, da parte di alcuni, dubbi scrupolosi, anzi piuttosto audaci, “come, in conformità a tale prescrizione, sia possibile la salvezza per gli apostoli, i quali – ad eccezione di Paolo – non troviamo battezzati nel Signore? … E ora, per quanto mi sarà possibile, risponderò a coloro che affermano ‘che gli apostoli non fossero battezzati’”.

Cipriano, nella Lettera 71, cap. 1, p. 378: «… a meno che non ricevano anche il battesimo della Chiesa. Infatti solo allora potranno essere pienamente santificati ed essere figli di Dio, se nasceranno da ciascun sacramento; poiché è scritto: “Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio”». (Cfr. anche Lettera 72, cap. 22, p. 385)

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.) nell’Orazione sul Santo Battesimo, cap. 8, pag. 362, «E poiché siamo costituiti di due parti, intendo dire di corpo e di anima, e l’una è visibile, l’altra invisibile, così anche la purificazione è duplice, mediante l’acqua e lo Spirito; l’una ricevuta visibilmente nel corpo, l’altra che concorre con essa invisibilmente e al di fuori del corpo;… Infatti, per dirla in una sola parola, la virtù del Battesimo va intesa come un patto con Dio per una seconda vita e una condotta più pura.»

Basilio di Cappadocia (357-379 d.C.) Sullo Spirito, capitolo 15:35, p. 22 «Ne consegue quindi che la risposta alla nostra domanda sul perché l’acqua fosse associata allo Spirito è chiara: la ragione sta nel fatto che nel battesimo venivano proposti due fini; da un lato, la distruzione del corpo del peccato, affinché non porti mai più frutto di morte; dall’altro, la nostra vita secondo lo Spirito e il nostro frutto nella santità…»

Atanasio, uno degli artefici del Credo niceno, nutriva una grande stima per il battesimo, sebbene non abbia commentato Giovanni 3,5 in sé. Non sono ancora riuscito a stabilire se credesse o meno nella rigenerazione battesimale.

Giovanni Crisostomo (392-407 d.C.) non menzionò la rigenerazione battesimale, ma, a titolo di riferimento, ecco ciò che affermò nel suo sermone su Giovanni 3,5. Omelie di Giovanni Crisostomo su San Giovanni, Omelia 25, cap. 2, vol. 14, p. 89. «A cosa serve allora l’acqua? Anche questo ve lo dirò in seguito, quando vi svelerò il mistero nascosto. … Nel Battesimo si adempiono le promesse della nostra alleanza con Dio: la sepoltura e la morte, la risurrezione e la vita; e tutto ciò avviene contemporaneamente».

Ambrogio di Milano (378-381 d.C.) in *De Spirito Santo*, libro 3, cap. 10.64, pag. 144, disse a proposito di Giovanni 3,5: «Chi è colui che nasce dallo Spirito e diventa Spirito, se non colui che è rinnovato nello Spirito della sua mente? Questo è certamente colui che è rigenerato dall’acqua e dallo Spirito Santo, poiché riceviamo la speranza della vita eterna attraverso il lavacro della rigenerazione… Chi infatti è colui che è battezzato con lo Spirito Santo se non colui che rinasce attraverso l’acqua e lo Spirito Santo?»

Anche Ambrogio credeva che il battesimo avesse potere, in quanto, per i neonati, il battesimo apre loro le porte del regno dei cieli (Su Abramo 2,79)

Anche Agostino di Ippona credeva nell’efficacia del battesimo. Egli sosteneva l’errore secondo cui i bambini battezzati andavano in Paradiso, mentre quelli non battezzati andavano all’Inferno.

Anche Prospero d’Aquitania credeva nello stesso errore, ovvero che il battesimo con acqua rimuovesse il peccato originale e i peccati personali pregressi sia degli eletti che dei reprobi. (Risposta ai Galli, articoli 2 e 3).

Come nota conclusiva, l’errore opposto, secondo cui i cristiani non dovrebbero praticare il battesimo con acqua, fa parte dell’errore denominato «ultra-dispensazionalismo». Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, si vedano le tre domande relative a 1 Corinzi 1:17.

D: Poiché Giovanni 3:13 sembra affermare che nessuno sia mai asceso al cielo, che ne è di Elia ed Enoch, ecc.? O che ne è di tutti i santi dell’Antico Testamento? Dove si trovavano, se non in cielo? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Sebbene Elia sia stato rapito in cielo, nessuno di propria iniziativa è asceso dalla terra al cielo vero e proprio, fino a quando non lo fece Gesù. Osserviamo innanzitutto ciò che la Bibbia rivela riguardo a Elia ed Enoch, e poi riguardo ai credenti dell’Antico Testamento in generale.

Elia ed Enoch: Genesi 5:24 afferma che Enoch camminò con Dio, e poi Dio lo portò via. Non dice precisamente dove Dio portò Enoch, anche se sono certo che Enoch fosse molto felice di trovarsi lì. 2 Re 2:1,11 afferma che Elia fu portato in cielo. Il termine ebraico qui utilizzato per indicare il cielo, shameh (Strong 8064), significa sia «cielo» che «cielo celeste». Ad esempio, è usato nel senso di «cielo» in Genesi 15:5; Genesi 26:4 (dove si trovano le stelle); Genesi 16:4; 1 Re 18:45 (da dove proviene la pioggia). Ma sappiamo che Elia lasciò questo mondo per stare con Dio.

Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1479, menziona che la Bibbia non afferma che Elia ed Enoch siano ascesi [con le proprie forze] al Cielo; piuttosto, essi furono portati in cielo.

I credenti prima di Cristo: Tutti gli uomini andavano nello Sceol, che viene tradotto come «la tomba». Tuttavia, gli ebrei distinguevano tra due parti: la prigione e il paradiso. Quando Gesù stava morendo sulla croce, non disse al ladrone alla sua destra: «Oggi sarai con Me in cielo». Piuttosto, disse: «Oggi sarai con Me in Paradiso». Si tratta dello stesso luogo menzionato in Luca 16:22-26, dove si trovava Abramo. Quando Gesù risuscitò dai morti, il Paradiso si svuotò e Gesù condusse tutti con sé in Cielo.

Conclusione: sebbene Mosè e i credenti dell’Antico Testamento si trovassero in Paradiso prima della venuta di Gesù, e Elia fosse stato addirittura assunto al cielo su un carro di fuoco, nessuno era asceso dalla terra di propria iniziativa, e nessuno era asceso al cielo vero e proprio prima che lo facesse Gesù.

D: Si confronti Gv 3,13 («E nessuno è salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, cioè il Figlio dell’uomo...») con 2 Re 2,11 («... ed Elia salì al cielo in un turbine»). Gesù si è forse sbagliato, poiché 2 Re 2,11 indica che Elia era salito prima di lui?

R: L’ascensione di Gesù al cielo era fondamentalmente diversa dal vortice e dai carri di Elia per due motivi.

1) Un aspetto secondario è che il termine greco in Giovanni 3:13 (anabebeken, una forma di anabaino) significa alzarsi, salire, elevarsi, ecc. Gesù ascese di propria iniziativa, mentre Elia fu trasportato da un turbine.

2) Ancora più importante, i credenti prima della risurrezione di Cristo non andavano nello stesso luogo di cui parlava Gesù. Quando Gesù era sulla croce, non disse che il ladrone alla sua destra avrebbe visto Gesù oggi in cielo; piuttosto, il ladrone sarebbe stato oggi con Gesù in paradiso. In Luca 16 Gesù parlò del «seno di Abramo», un luogo di riposo. In Efesini 4:8, quando Gesù risuscitò dai morti, Egli aprì le porte del Cielo, affinché i santi dell’Antico Testamento dal Paradiso andassero con Lui. Nessuno entrò in Cielo al di fuori di Gesù o prima di Gesù.

D: In Gv 3,13 e Gv 6,38.42, la discesa di Cristo dal cielo è solo un fatto spirituale e simbolico, e non un fatto materiale come insegnano i bahá’í in *Some Answered Questions*, pagg. 103-105?

R: No. ‘Abdu’l-Bahá sostiene ciò perché Giovanni 3:13 e seguenti recitano: «… ma Colui che è disceso dal cielo, cioè il Figlio dell’uomo che è in cielo», nel momento in cui Gesù era sulla terra. (p. 103).

Innanzitutto, quest’ultima frase è una variante manoscritta che non è presente nei manoscritti più antichi, sebbene figuri nel successivo Lezionario bizantino. È singolare fondare una dottrina su una sola variante.

In secondo luogo, la natura divina di Gesù può comunque essere considerata presente sia in cielo che sulla terra.

Infine, e soprattutto, anche se si accettasse la variante manoscritta, nello stesso versetto si afferma che Gesù discese dal cielo. È banale dimostrare, sulla base della Bibbia, che Gesù esisteva in cielo prima dell’incarnazione, e che lo stesso Gesù «discese» è un fatto concreto.

D: In Gv 3,14, in che modo il serpente di bronzo nel deserto era collegato a Gesù?

R: In Numeri 21,4-9, Dio punì gli Israeliti per i loro peccati facendoli mordere da serpenti velenosi. Tuttavia, Dio fornì loro un modo per guarire. Dio ordinò loro di realizzare un’immagine di bronzo che assomigliasse ai serpenti dai quali erano stati morsi. Quando alzavano lo sguardo verso il serpente di bronzo, rimanevano in vita.

L’uso di questa analogia da parte di Dio appare qui particolarmente significativo. Noi subiamo la colpa e le conseguenze dei nostri peccati. Gesù, che era senza peccato, si è fatto carico della punizione per i nostri peccati. Quando guardiamo a Gesù, vivremo.

D: In Gv 3,15; 10,28; 17,3 il termine greco per «eterno», aionion, significa semplicemente «fino alla fine dei tempi»?

R: Sebbene questa parola, nella sua accezione letterale, significhi «fino alla fine dei tempi», essa indica anche l’eternità, poiché si riferisce anche alla gloria e all’essenza di Dio. Questa è l’unica parola di cui disponevano i Greci per esprimere il concetto di eternità.

D: In Gv 3,16, Dio ama le persone che non sono salvate, oppure le odia?

R: Dio le ama. Tuttavia, per fare un’analogia un po’ rozza, quando un neonato ha la febbre, è contagioso e sta per vomitarvi addosso, in futuro vi farà piacere tenere in braccio quel bambino carino e adorabile, ma forse non proprio in questo momento.

Dio può odiare il peccato e tuttavia essere compassionevole verso tutti. Tuttavia, Dio sa che gli eletti possono guardare con speranza all’eternità con Lui, mentre i non eletti non possono farlo.

D: In Gv 3,16, è contraddittorio che la morte di Cristo sia al tempo stesso un sacrificio e un evento cosmico? (Rudolph Bultmann insegnava questo)

R: No. Immagini per un momento che a una minuscola formica venissero improvvisamente conferiti il corpo, parte dell’intelligenza, ma solo una minima parte della conoscenza di un essere umano. O la formica capirebbe che esistono situazioni e cose al di là della sua precedente comprensione, oppure vedrebbe contraddizioni ovunque. Ad esempio, come potrebbe un coleottero mangiare una persona senza farle del male? E che differenza fa che il «coleottero» sia stato prodotto dalla Volkswagen? Come potrebbero gli insetti vivere all’interno di un software per computer? – e così via. Se si afferma che qualcosa è una contraddizione, ovviamente occorre avere una base per spiegare perché lo sia. Ciò che risulta difficile da dimostrare per Bultmann (o per qualsiasi altro non credente) è che i presupposti e i requisiti che applichiamo ai nostri giorni alla vita quotidiana sulla terra si applichino a un Dio senza tempo e infinito che riempie i Cieli.

Molte persone hanno idoli che sono semplicemente statue rozze. Alcuni «teologi» moderni hanno un idolo più sofisticato, che vive interamente nella loro mente. Quando le persone inventano restrizioni su Dio, invece di credere a ciò che Dio ha rivelato di Sé nella Bibbia, l’idolatria è una descrizione appropriata del dio che stanno descrivendo.

D: In Gv 3,16, Dio ama ogni singola persona al mondo, o solo coloro che andranno in Paradiso?

R: I cristiani autentici non sono d’accordo su questo punto. A mio avviso, la risposta si articola in tre parti.

A tutti: Dio nutre amore e una certa misericordia verso tutti, come dimostra il Salmo 145:9,13. Per quanto malvagia e vile possa essere una persona, Dio continua a chiederle e a invitarla a credere nel Suo Figlio, a chiedere perdono e purificazione per i propri peccati e a vivere in santità insieme a Dio in Paradiso. In quanto servitori di Dio, siamo messaggeri inviati per comunicare questo messaggio a tutti.

Gli eletti: Dio mostra un amore speciale verso alcuni che non ha mostrato verso altri. Ciò avviene prima che essi siano salvati. Alcuni esempi sono Giacobbe ed Esaù in Romani 9:10-12, gli eletti e i riprovati in generale in Romani 9:22-25, e i due figli di Davide e Betsabea in 2 Samuele 12:15-25.

I credenti?: Dio ama un cristiano di più dopo che questi è stato salvato rispetto a prima della sua salvezza? Nessun versetto lo indica, né spiega come ciò possa conciliarsi con un Dio senza tempo.

D: In Gv 3,16, poiché Gesù non è un essere creato, come può essere generato da Dio? I musulmani negano che Gesù sia generato da Dio.

R: «Generato» non significa «creato», poiché possiamo creare molte cose, ma generiamo i figli. Molti musulmani hanno una leggera somiglianza nella loro credenza riguardo al Corano , secondo cui esso proviene da Allah senza essere stato creato da Allah. Prima dell’inizio dei tempi, Gesù, che è anche chiamato il Verbo di Dio, proveniva da Dio Padre. Pertanto, in modi diversi, sia i cristiani che molti musulmani [non mu’taziliti] affermano che il Verbo di Dio proveniva da Dio ma non era stato creato.

D: In Gv 3,16, perché le persone possono rifiutare Gesù e finire all’Inferno?

R: Gesù disse che tutti coloro che Lo rifiutano andranno all’Inferno, in Giovanni 3,36. Perché Dio ci ha affidato questa responsabilità, al tempo stesso straordinaria e terribile, di scegliere se accettare o rifiutare Gesù, determinando così il nostro destino eterno? La risposta potrebbe avere a che fare con il valore che Dio attribuisce a noi. Dio ci ha creati a Sua immagine, non come robot. Egli attribuisce così tanto valore al nostro libero arbitrio, da permetterci di scegliere il nostro destino e di convivere con la nostra scelta. Ha permesso ad Adamo ed Eva di fare lo stesso, con conseguenze terribili per loro e per i loro discendenti. Forse Dio avrebbe potuto tornare indietro nel tempo e «decreare» Adamo ed Eva, ma, per ragioni che non conosciamo, Dio ha scelto di non farlo e ha lasciato che le scelte dell’uomo avessero corso.

D: In Gv 3,18, tutte le persone nascono davvero in uno stato di condanna o di allontanamento?

R: In uno stato di allontanamento, sì. In uno stato di condanna, non necessariamente. Sebbene Agostino di Ippona e Prospero d’Aquitania insegnassero che tutti i bambini che muoiono prima del battesimo vanno automaticamente all’inferno, la Bibbia non lo afferma, e pochi cristiani oggi lo credono. Le persone nascono senza lo Spirito Santo in loro e, sì, tutte nascono separate da Dio. Tuttavia, ai tempi dell’Antico Testamento Dio poteva scegliere di salvare persone che non possedevano lo Spirito Santo, e nulla impedisce a Dio di salvare i neonati oggi.

D: In Gv 3,17; 8,15; 12,47 Gesù non è venuto per giudicare il mondo, oppure giudicherà il mondo secondo Gv 5,22,27; 9,39?

R: Entrambe le affermazioni sono vere.

La prima volta, Gesù non è venuto per giudicare il mondo, ma è venuto piuttosto come agnello per salvarlo morendo per i nostri peccati. Tuttavia, una conseguenza della venuta di Gesù è che coloro che Lo hanno rifiutato saranno sottoposti al giudizio futuro.

Alla Seconda Venuta, Gesù verrà come un leone per giudicare coloro che Lo rifiutano. I credenti sono protetti in virtù del sangue di Cristo e non hanno nulla da temere dal Giudizio del Grande Trono Bianco. Tuttavia, i non credenti dovrebbero temere profondamente il Giudizio di Cristo sulle loro opere quando Egli tornerà.

D: In Gv 3,18, è giusto che noi nasciamo in uno stato di alienazione?

R: Dio è giusto, ma ciò non implica che noi dobbiamo necessariamente essere nati in una determinata condizione. Per la risposta, si veda l’analisi su Romani 9,19-22 e Romani 11,8,10.

D: In Giovanni 3,25-26, perché, secondo lei, l’uomo che discuteva con Giovanni gli chiese di Gesù?

R: Non vediamo alcuna prova che l’ebreo avesse seguito Giovanni o Gesù, né che avesse alcuna intenzione di voler seguire l’uno o l’altro. Forse riteneva errato l’insegnamento di Giovanni e stava cercando di sottolineare quella che, a suo avviso, era una contraddizione tra l’insegnamento di Giovanni e quello di Gesù.

Ma al di là di ciò, forse quell’ebreo voleva seminare discordia tra Giovanni e Gesù. Se fosse riuscito a usare un discepolo di Giovanni per far sì che Giovanni e Gesù entrassero in disaccordo, entrambi sarebbero stati screditati, poiché Giovanni affermava Gesù e Gesù affermava Giovanni. Oggi, se qualcuno riesce a spingere i cristiani a contrapporsi pubblicamente gli uni agli altri, ciò può tendere a screditare entrambi agli occhi del mondo. Pertanto, non sminuiscano mai gli altri cristiani, né pubblicamente né in privato. Siate molto cauti nel criticare altri cristiani, a meno che non si tratti di cristiani coinvolti in gravi errori o peccati, o che non siano realmente cristiani.

D: In Gv 3,27-30, perché Giovanni rispose in quel modo?

R: Quando si è amici della sposa o dello sposo a un matrimonio, si desidera che la coppia sia onorata, non che l’onore vada a sé stessi. La missione di Giovanni era quella di rendere gloria a Dio. A volte ciò significava parlare con coraggio, il che avrebbe accresciuto la sua fama. Altre volte significava farsi da parte, affinché Gesù potesse essere seguito. Giovanni era a proprio agio in entrambe le situazioni.

D: In Gv 3,27, come possiamo applicare oggi l’affermazione «un uomo può ricevere solo ciò che gli è dato dal cielo»?

R: Siate felici delle benedizioni, dei doni e delle capacità che Dio ha scelto di concedervi. Non siate insoddisfatti di tutte le cose che Dio non vi ha dato. Anche quando i non credenti hanno una maggiore capacità di guadagnare denaro, godono di salute migliore, possono essere più famosi, ecc., siate contenti che Dio vi abbia dato tutto ciò di cui avete bisogno.

D: In Gv 3,32, poiché nessun uomo ha accolto la testimonianza di Cristo, come mai Giovanni Battista e altri hanno accettato Cristo?

R: Il versetto 32 è precisato dal versetto 33. Negli scritti moderni, spesso si dice: «Nessuno… tranne…». Gli scritti antichi seguono lo stesso schema, tranne per il fatto che il «tranne» a volte è sottinteso.

L’affermazione di Giovanni in questo punto si ricollega a quella di Gesù in Giovanni 6:44, secondo cui nessuno può venire a Dio se non è il Padre ad attirarlo a sé. Senza l’aiuto di Dio, le persone lasciate a se stesse non desiderano cercare Dio, come afferma Romani 3:11.

D: In Gv 3,34, poiché Dio è Spirito, come può Gesù essere il Figlio di Dio?

R: I cristiani NON credono che Gesù fosse il Figlio di Dio in senso fisico o sessuale in senso stretto. Piuttosto, questo termine è un’espressione dal significato profondo di come Gesù sia diverso da ogni essere creato.

D: In Gv 3,36, tutti coloro che non rifiutano Cristo andranno in Paradiso, oppure è necessario credere effettivamente in Cristo?

R: Due punti da considerare nella risposta.

Tutti coloro che rifiutano Gesù «moriranno nei [propri] peccati», secondo quanto afferma Gesù in Giovanni 8,24. Anche Giovanni 3,36 è molto chiaro: coloro che rifiutano Gesù andranno all’Inferno. Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) fu uno dei primi cristiani che insegnò analogamente, sostenendo che tutti gli ebrei che rifiutano Cristo vanno all’Inferno, come riportato nel capitolo 26 del *Dialogo con Trifone l’ebreo*.

Non si dice mai che tutti i bambini che muoiono vadano all’inferno. Naturalmente i bambini non hanno la capacità di intendere per accettare Gesù; pertanto, a meno che tutti i bambini non vadano all’inferno, ciò dimostra che Dio non è vincolato ad agire entro tale limite. Si veda anche la domanda successiva.

D: In Gv 3,36, che ne è di coloro che non hanno mai sentito parlare di Cristo? Un Dio giusto li condanna all’inferno senza alcuna possibilità di salvezza?

R: No. Dio è giusto ed equo, oltre che misericordioso. Dio afferma di non imputare il peccato laddove non vi è legge (Romani 4,15; 5,12). Sappiamo che Dio provvederà a un modo per giudicarli equamente. Escludendo il Purgatorio, il Limbo e alcune posizioni calviniste estreme, ecco alcune ipotesi sui modi in cui Dio potrebbe scegliere di farlo.

Dio garantisce che tutti coloro che potrebbero accettare il Vangelo lo ascoltino: chi rifiuta Dio subisce una condanna più severa, in quanto possiede una maggiore conoscenza (cfr. 2 Pietro 2:21). L’unica speranza per una persona è quella di ascoltare il Vangelo e accettarlo prima della morte, ma Dio fa in modo che tutti coloro che hanno bisogno di ascoltarlo possano farlo.

Alcuni ascoltano il Vangelo e lo accettano dopo la morte:

Questa visione si basa sull’interpretazione di tre passaggi biblici: 1 Pietro 3:19-20; 1 Pietro 4:5-6 ed Efesini 4:8-10. 1 Pietro 3:19-20 afferma che, dopo la sua morte, Cristo predicò agli spiriti in prigione. Il termine «prigione» non descrive il luogo in cui i giusti defunti (come Abramo) si recarono prima di Cristo. Piuttosto descrive il luogo in cui si recavano le anime umane perdute prima di Cristo oppure dove si trovavano altre anime (alcuni demoni e/o Nefilim) prima di Cristo. Anziché limitarsi a informarli di ciò che era accaduto sulla terra, secondo questa visione Gesù predicò affinché potessero compiere la stessa scelta che avrebbero fatto sulla terra. Ciò non significa che vi sia una seconda possibilità dopo la morte; vi è invece una prima possibilità per coloro che non ne hanno mai avuta una.

Alcuni ascoltano il Vangelo e lo accettano durante il millennio:

Questa risposta è molto simile alla visione della salvezza post-morte. Se si affianca la domanda «cosa accade a coloro che non hanno mai sentito parlare di Lui» a «perché Dio risusciterà le persone che non hanno preso una decisione a Suo favore», le due domande sembrano rispondersi a vicenda.

Coloro che cercano possono essere salvati attraverso Cristo:

Qualcuno oggi potrebbe essere salvato come Abramo e Giobbe? Essi cercarono il Creatore anziché una creatura, si resero conto del proprio bisogno di perdono, cercarono la misericordia e la salvezza di Dio e obbedirono a ciò che sapevano. Questa visione non afferma che tutti vadano in Paradiso né che esistano molte vie per arrivare a Dio. Afferma invece che, anche se ci si trova su una strada sbagliata che non conduce a Dio, Dio potrebbe comunque onorare la vostra sincerità se state veramente cercando il Vero Dio e non avete rifiutato la verità a vostra disposizione. Ciò non vale per coloro che avrebbero potuto approfondire la conoscenza di Cristo, ma non hanno mai scelto di farlo né lo hanno ritenuto sufficientemente importante.

Per ulteriori informazioni, si veda anche la discussione su Giovanni 6:45.

D: In Gv 4,1-2, perché Gesù non battezzò nessuno?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo avanzare alcune ipotesi. Nel contesto di Efesini 2:20, il fondamento non è Gesù, bensì gli apostoli e i profeti, e Gesù è la pietra angolare su cui poggia il fondamento. Se Gesù avesse battezzato molte persone, alcuni avrebbero potuto pensare di poter aggirare il fondamento. Dal punto di vista spirituale, i veri cristiani sono tutti battezzati con Cristo. Tuttavia, la nostra fede poggia sul fondamento degli apostoli e dei profeti. (Naturalmente, si tratta degli apostoli del Nuovo Testamento, e non di moderni impostori privi di fondamento.)

D: In Gv 4,1-2, Gesù ha mai battezzato qualcuno?

R: La Scrittura in realtà non lo dice. Nel Nuovo Testamento abbiamo solo due passaggi in cui si afferma che Gesù battezzò o non battezzò. Giovanni 3:22 dice che Gesù e i Suoi discepoli si trovavano in campagna e battezzavano, senza specificare chi stesse compiendo il battesimo. Giovanni 4:1-2 chiarisce che, sebbene i farisei avessero sentito dire che Gesù stava battezzando, in realtà erano i discepoli che seguivano Gesù a compiere il battesimo.

Forse Gesù non battezzò personalmente nessuno perché non voleva che qualcuno fosse tentato di pensare di essere «migliore» nella fede per il fatto di essere stato battezzato direttamente da Lui anziché da qualcun altro. Questo potrebbe anche essere lo stesso motivo per cui Paolo faceva battezzare da altri anziché farlo lui stesso (ad eccezione di Crispo, Gaio e la famiglia di Stefanas, che battezzò personalmente). Altri potevano occuparsi del battesimo, ma Paolo doveva dedicarsi alla predicazione (1 Corinzi 1:17).

D: In Gv 4,4, Gesù doveva davvero passare per la Samaria?

R: La Samaria si trovava sulla via più diretta dalla Giudea alla Galilea, ma la maggior parte dei farisei che si rispettassero avrebbe fatto di tutto per prendere una deviazione ed evitare quella terra. Gesù non era obbligato a seguire la via più diretta, ma scelse di farlo. Naturalmente, una volta imboccata la via più diretta, dovette attraversare la Samaria.

D: In Gv 4,4, perché la donna samaritana rimase sorpresa dal fatto che Cristo le parlasse?

R: Gli ebrei non frequentavano i samaritani, poiché questi ultimi

1. Credevano che il centro del culto dovesse trovarsi sul Monte Gerizim in Samaria, non a Gerusalemme.

2. Erano solo meticci e non di pura discendenza israelita. Poiché non erano veri ebrei, gli ebrei non mangiavano con loro.

3. Non accettavano alcuna parte dell’Antico Testamento, ad eccezione dei primi cinque libri.

4. Nutrivano risentimento nei confronti degli ebrei.

I samaritani nutrivano risentimento nei confronti degli ebrei perché

1. Neemia, Esdra e altri li avevano esclusi dalla partecipazione alla ricostruzione delle mura di Gerusalemme e dal culto a Gerusalemme.

2. Gli ebrei nutrivano risentimento nei confronti dei samaritani.

D: In Gv 4,6, poiché Gesù si stancò, mentre in Sal 121,4 si afferma che Dio non si stanca, ciò significa forse che Gesù non era Dio?

R: No, significa che Gesù rinunciò volontariamente a parte del Suo potere quando venne sulla terra, come dimostrano Filippesi 2,6-7 e Giovanni 17,5. Gesù doveva essere umano come noi in ogni cosa, secondo Ebrei 2,14-17. Il Salmo 121,4 fu scritto quando Gesù era in cielo. Sulla terra, Gesù provò la stanchezza, la sofferenza, imparò l’obbedienza e non sapeva tutto, come ad esempio il momento della Sua seconda venuta.

Ecco cosa affermò lo scrittore cristiano Ilario (355-367/368 d.C.): «Le opere di Dio, quindi, vanno oltre la comprensione della nostra natura umana e non si conciliano con il nostro processo razionale di pensiero, poiché l’operato di un’eternità illimitata richiede una comprensione infinita per misurare le cose. Pertanto, non si tratta di una conclusione della ragione, ma di un limite di potere quando Dio si è fatto uomo, quando l’Immortale muore, quando l’Eterno viene sepolto. D’altra parte, però, non dipende dal nostro modo di pensare, ma dall’onnipotenza il fatto che Egli appaia come Dio da un uomo, come immortale da colui che è morto e come eterno da colui che è sepolto. Per questo siamo resuscitati da Dio in Cristo attraverso la Sua morte.» (Sulla Trinità, libro 1, cap. 13, p. 44)

D: In Gv 4,9, come faceva la donna al pozzo a sapere che Gesù era ebreo?

R: La Scrittura non lo dice, ma ci sono tre possibili ragioni?

1. Un viaggiatore di passaggio in Samaria sarebbe stato probabilmente un ebreo.

2. A quanto pare, le persone provenienti dalla Galilea avevano un accento caratteristico (Matteo 26,73), che probabilmente aveva anche Gesù.

3. Forse dai suoi abiti, sebbene il passo biblico non fornisca alcuna prova in tal senso.

D: In Gv 4,14, poiché chiunque abbia bevuto l’acqua della vita eterna offerta da Gesù non avrà mai più sete, come mai alcuni cristiani non vivono con la serenità che dovrebbero?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. I cristiani possono sempre essere contenti e non avere mai «sete» in questa vita. Tuttavia, i cristiani che non dimorano in Cristo potrebbero essere insoddisfatti. Come recita un famoso inno cristiano: «Oh, quale pace spesso perdiamo, oh, quale dolore inutile sopportiamo, tutto perché non affidiamo ogni cosa a Dio nella preghiera».

2. Si può discutere se questo versetto includa o meno una condizione implicita, ovvero che il cristiano scelga di dimorare in Cristo.

3. Il punto 2 è irrilevante ai fini della veridicità di questo versetto. Indipendentemente dal modo in cui un cristiano dimora in Cristo sulla terra, questo versetto è incondizionatamente vero per i credenti in cielo.

D: In Gv 4,23, cosa significa adorare Dio «in spirito e in verità»?

R: In questo contesto Gesù stava contrapponendo tale concetto sia al culto samaritano sia a quello dell’Antico Testamento.

Il culto samaritano: i Samaritani discendevano da un mescolamento di Israeliti e altri popoli che vivevano nella terra dopo l’esilio. Il culto samaritano si basava sulla tradizione, tra cui quella che considerava il Monte Samaria come la montagna più sacra. Essi commettevano molti errori, tra cui quello di non accettare alcuna parte dell’Antico Testamento eccetto la Torah. L’opera anonima Contro tutte le eresie, cap. 1, pag. 649, afferma che Dositeo fu il primo a ripudiare i profeti.

Il culto ebraico: gli ebrei seguivano i rituali istituiti da Dio nell’Antico Testamento, ma nemmeno loro possedevano lo Spirito Santo, che non era ancora stato effuso. Sebbene gli ebrei disponessero della verità dell’Antico Testamento, nemmeno loro possedevano la verità completa che Cristo venne a rivelare.

D: In Gv 4,23, poiché dobbiamo adorare Dio Padre, ciò significa che non dobbiamo adorare Gesù come sostengono i Testimoni di Geova (Rivista «La Torre di Guardia», 15 febbraio 1983, pag. 18)?

R: No. Cosa direbbe Gesù? Gesù accettò che Tommaso Lo chiamasse Signore e Dio in Giovanni 20:28. Gesù fu adorato dai Magi in Matteo 2:11; tuttavia, Gesù era un bambino e non aveva voce in capitolo al riguardo. Tuttavia, da adulto, Gesù fu adorato dai discepoli (Matteo 14:33), dall’uomo che in precedenza era c e (Giovanni 9:38), dalle donne presso il sepolcro (Matteo 28:9), dagli angeli (Ebrei 1:6) e dalle schiere celesti (Apocalisse 5:12)

D: In Gv 4,24, poiché Dio è Spirito e Gesù è Dio, come poteva Gesù avere realmente un corpo fisico? Gesù sembrava solo un uomo, come insegnava la precoce eresia del docetismo?

R: No. Gesù versò vere lacrime umane nel Giardino del Getsemani. La sofferenza di Gesù sulla croce fu reale. Il fatto che Dio sia Spirito non impedisce a Cristo di incarnarsi come uomo, non più di quanto il fatto che noi siamo in carne e ossa ci impedisca di indossare abiti. Sebbene non esista un’analogia terrena che si adatti perfettamente all’incarnazione, forse l’analogia con un organo artificiale è tanto vicina (e tanto lontana) da un’analogia accurata quanto lo è il fatto di indossare abiti.

D: In Gv 4,26, è impossibile che Gesù abbia potuto proclamare di essere il Messia per quasi tre anni senza essere arrestato (come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, pag. 968)?

R: Anche senza ricorrere alla protezione di Dio, ciò non è affatto impossibile. Gesù era spesso circondato da folle che gli erano favorevoli. Ai Romani non importava di un Messia fintanto che Egli non avesse sfidato la struttura politica. Egli compiva miracoli e i capi, pur volendo da tempo che se ne andasse, non volevano rischiare di alienarsi il popolo. Infine, era difficile per i capi ebrei di Gerusalemme estendere la loro influenza alla cosmopolita Galilea.

D: In Gv 4,34, Gesù sta forse dicendo di essere stato nutrito in modo soprannaturale in quel luogo?

R: Probabilmente no. Piuttosto, la sua missione e il suo scopo riguardavano il compimento della volontà di Dio. In questo caso, parlare con la donna samaritana peccatrice era una priorità più importante della sua fame per il pasto abituale. Sareste disposti a saltare un pasto per compiere la volontà di Dio?

D: In Gv 4,44, poiché un profeta non ha onore nella propria patria, che dire allora di Mosè, Ezechiele e Daniele?

R: Nessuno di questi tre profeti viveva nella propria patria mentre esercitava la profezia, ma in realtà non è questo il punto. Questo versetto afferma che i profeti non sono universalmente rispettati nel luogo da cui provengono, e Gesù non faceva eccezione a questo riguardo.

Nel caso di Gesù, Egli non sta dicendo che nessuna persona nella regione della Galilea Lo rispettasse. (Dopotutto, i discepoli Lo rispettavano.) Piuttosto, la maggior parte delle persone aveva difficoltà a credere che un uomo dall’aspetto comune, proveniente dalla loro stessa regione, potesse essere un grande profeta di Dio, tanto meno il Messia.

Anche oggi non dovremmo dimenticare che Dio spesso si serve di cristiani comuni per compiere grandi opere.

D: In Gv 4,54, in che modo la guarigione del figlio del funzionario costituisce il secondo segno miracoloso, dal momento che Gv 2,11 era il primo segno miracoloso della trasformazione dell’acqua in vino e in Gv 2,23, a Gerusalemme durante la Pasqua, molte persone videro i segni miracolosi (al plurale)?

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la motivazione alla base della risposta.

Ciò che non è la risposta: Giovanni non ha indicato esplicitamente che Giovanni 2,23 fosse in ordine cronologico rispetto a ciò che lo precedeva e lo seguiva. Pertanto, Giovanni 2,23 potrebbe essere successivo a Giovanni 4,54. Tuttavia, è molto probabile che siano in ordine cronologico.

La risposta: Giovanni 4:54 non dice semplicemente che questo fosse il secondo segno; piuttosto, si trattava del «secondo segno che Gesù compì dopo essere venuto dalla Giudea in Galilea». Giovanni non avrebbe potuto intenderlo come il secondo segno in assoluto, alla luce di Giovanni 4:45: «Eppure, quando giunse, i Galilei lo accolsero. Avevano visto tutte le grandi cose che Egli aveva compiuto a Gerusalemme durante la festa, poiché anche loro vi si erano recati.» (BSB)

Il fatto che Giovanni numeri i primi due miracoli in Galilea rende la cosa ancora più irritante, poiché molti galilei respinsero Gesù. Al contrario, persino i samaritani credettero in Gesù senza alcun miracolo. Una fede fondata solo sui miracoli non è una fede completa, ma molti galilei non possedevano nemmeno quella. Tuttavia, i galilei in seguito tentarono di lapidare Gesù anche dopo che quei miracoli erano stati compiuti in quella regione. Anche il «The Expositor’s Greek Testament», vol. 1, pag. 735, e il «Believer’s Bible Commentary», pagg. 1488 e 1489, affermano che questo è il secondo segno in Galilea.

Giovanni 21:25 afferma che Gesù compì anche molti altri segni. Tuttavia, tra tutti i segni miracolosi di Gesù, Giovanni scelse di menzionarne esplicitamente solo sette prima della risurrezione di Gesù:

Gv 2,1-11 – l’acqua trasformata in vino, a dimostrazione che Gesù placa la nostra sete e ha potere sui processi naturali

Gv 4,46-54 – la risurrezione del figlio del funzionario, a dimostrazione del fatto che Gesù è il nostro guaritore con potere sulle malattie

Gv 5,1-9 – Gesù guarisce il paralitico che soffriva da trentotto anni nel giorno di sabato, dimostrando che Gesù è il Signore del sabato

Gv 6,5-13 – La moltiplicazione dei pani per i 5.000, a dimostrazione che Gesù è il pane della vita

Giovanni 6:19-21 – Gesù cammina sulle acque, dimostrando che Gesù è più grande di tutte le nostre paure

Giovanni 9:1-7 – Gesù guarisce l’uomo cieco dalla nascita, per affermare che Egli è venuto affinché i ciechi vedano e i vedenti diventino ciechi (Giovanni 9:39)

Giovanni 11:1-44 – Gesù risuscita Lazzaro, dimostrando che Gesù è la risurrezione e la vita

Dopo la risurrezione ci fu la pesca miracolosa descritta in Giovanni 21,1-11, a dimostrazione che Gesù era sempre lo stesso e che essi dovevano seguirLo come prima.

D: In Gv 5,1, di quale festa si trattava?

R: Esodo 23:14-17 afferma che tre volte all’anno tutti gli uomini ebrei dovevano recarsi a una festa a Gerusalemme: le feste della Pasqua, della Pentecoste e dei Tabernacoli. Giovanni non specificò di quale festa si trattasse, forse perché egli stesso non lo ricordava. Sebbene si possa ipotizzare quale fosse, non ha molto senso farlo. La Bibbia è la parola di Dio trascritta dagli uomini. Dio non aveva alcun obbligo di far loro ricordare ogni dettaglio, ma solo quelli che Egli voleva che ricordassero e trasmettessero. Molte delle opere di Gesù e degli eventi chiave della sua vita coincidevano con le feste ebraiche, come sottolinea il «Commentario evangelico sulla Bibbia» a pag. 853.

D: In Gv 5,2, esistono prove archeologiche dell’esistenza della piscina di Betesda a Gerusalemme?

R: Sì. Si trattava in realtà di due piscine gemelle situate nella parte nord-orientale della Città Vecchia. Questa zona era chiamata «Bezetha», ovvero «città nuova», al tempo di Cristo. I rotoli del Mar Morto menzionano le piscine, un pellegrino cristiano le descrisse nel 333 d.C. e gli archeologi moderni le hanno rinvenute nel 1888.

D: In Gv 5,4; At 14,12; 2 Ts 2,10; Ap 16,9.11, poiché Dio è Onnipotente e i Suoi decreti sono ineludibili, come possono le persone rifiutarsi di venire a Lui? O l’offerta non era sincera (non era stata concessa grazia sufficiente per tutti) oppure Dio non era in grado o non era disposto a garantire che le persone accettassero tale offerta.

R: Dio permette: in queste due parole è racchiuso un significato immenso. Sì, Dio Onnipotente può certamente far sì che tutti i Suoi burattini recitino il loro copione alla perfezione e al momento giusto. Ma Egli non ci ha creati come burattini. Dio può fare tutto ciò che vuole, come ritiene opportuno. Dio può controllare ogni cosa, persino Se stesso. Se Dio può fare qualsiasi cosa, allora Dio può permettere. Ma anche quando Dio permette, nulla accade al di là di ciò che Dio consente entro i limiti da Lui stabiliti.

D: In Gv 5,6, perché Gesù pose all’uomo quella domanda così ovvia?

R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta.

Non è questa la risposta: alcune persone con disabilità non vogliono guarire. Ci sono stati casi nei lebbrosari in cui i genitori hanno deliberatamente trasmesso la lebbra ai propri figli, affinché potessero vivere con vitto e cure gratuiti per il resto della loro vita. Tuttavia, quell’uomo desiderava davvero essere guarito, e Gesù lo sapeva già.

La risposta: sebbene lo sapesse già, Gesù voleva che l’uomo lo esprimesse a parole e lo chiedesse. A volte Gesù non ci concede certe cose se non le chiediamo. Quando l’uomo chiese pubblicamente a Gesù di guarirlo, Gesù rispose alla sua richiesta. Non vediamo Gesù guarire nessuno che non volesse essere guarito.

A volte dobbiamo porre ai non credenti domande fondamentali come: «Volete andare in paradiso?», oppure chiedere ai cristiani che si sono allontanati: «Volete amare e obbedire a Dio?». Dobbiamo ottenere da loro l’impegno che questo è ciò che desiderano.

D: In Gv 5,10, l’uomo guarito stava violando il sabato, dato che obbediva a Gesù portando il proprio lettuccio?

R: No. L’uomo stava semplicemente disobbedendo alle restrizioni aggiuntive imposte dai farisei riguardo al sabato. Tale restrizione è contenuta nella Mishnah Shabbath 7:2, secondo il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 854. Si tratta in realtà di una questione piuttosto divertente. Essa proibisce specificatamente di spostare letti o mobili durante il sabato. Tuttavia, afferma che spostare un paziente disteso su un letto è consentito. Tuttavia, non contempla il caso in cui un paziente si muova da solo perché è stato miracolosamente guarito. È un po’ come se un servizio di ambulanze avesse una regola secondo cui ai pazienti paralizzati trasportati in ambulanza non fosse permesso portare da soli la propria barella. Inoltre, l’uomo stava trasportando la propria stuoia, non un letto. Quindi, in sostanza, Dio gli disse di prendere la sua stuoia, mentre secondo i farisei Dio [Gesù] sbagliava a infrangere le loro regole.

L’Antico Testamento afferma che le persone non dovevano lavorare durante il sabato. Non ha mai detto che qualcuno non potesse portare il proprio lettuccio, ed è stata una scelta dei farisei interpretarlo come un lavoro. Un secondo miracolo è che, se qualcuno fosse rimasto costretto a letto per 38 anni, anche se fosse stato guarito sarebbe stato fisicamente troppo debole per camminare, figuriamoci per portare un lettuccio. Doveva aver rafforzato anche i muscoli. In un certo senso, Gesù qui non ha compiuto uno, ma ben due miracoli.

«Ma Gesù, non avrebbe potuto aspettare fino a domenica per farlo?» Non ci sarebbe stata quasi alcuna opposizione se avesse semplicemente assecondato i farisei e le loro tradizioni. Ma il momento in cui avvenne la guarigione era importante per offrire ai farisei e al popolo una scelta chiara: seguire il Messia o seguire la loro tradizione. I farisei videro chiaramente questa scelta: ecco perché, in Giovanni 5:18, complottarono per la prima volta di uccidere Gesù.

Conoscevo un cristiano non ebreo che veniva pagato da ebrei ortodossi osservanti per vivere con loro. Il sabato, essi credevano di non poter compiere alcuna azione che comportasse la creazione di qualcosa. Accendere un interruttore completa un circuito e genera un flusso di corrente. Pertanto, tra i suoi altri compiti, doveva accendere gli interruttori per loro il sabato.

D: In Gv 5,14-15, perché Gesù gli disse di smettere di peccare?

R: Sebbene le Scritture non specifichino quali peccati in particolare, vi sono molti peccati che un invalido non può commettere, almeno finché non guarisce. La sua condizione di invalido, tuttavia, non era dovuta a un peccato specifico. Tuttavia, Giovanni 5:14-15 non ci fornisce alcuna indicazione di gratitudine da parte dell’uomo nei confronti di Gesù. Quando Dio fa qualcosa per alcune persone oggi, queste non mostrano alcuna gratitudine. Se vi aspettate di ricevere ringraziamenti ogni volta che vi sacrificate per qualcun altro, rimarrete delusi in questa vita.

D: In Gv 5,14-15, qual è la differenza tra una fede falsa, una fede che crede veramente in Dio e una fede salvifica?

R: L’uomo credeva sinceramente che Dio lo avesse guarito; dopotutto, stava camminando. Ma sapere che ciò è vero non significa aver abbandonato la propria vita di peccato e voler affidare la propria vita a Dio. Se un agnostico, che è alcolista, tossicodipendente, immorale e rapina banche, arriva a credere sinceramente che Gesù sia reale e sia morto sulla croce per i nostri peccati, ma continua a essere alcolista, tossicodipendente, immorale e a rapinare banche, la sua fede gli servirà a qualcosa o lo porterà in paradiso? Giacomo 2,17-20 dice di no.

D: In Giovanni 5:18, quando Gesù chiamò Dio «Suo Padre», in che modo ciò significava che Egli si poneva alla pari con Dio?

R: All’interno di una famiglia, un padre e un figlio hanno ruoli diversi, e il figlio obbedisce al padre, ma i due sono uguali per natura. Un buon padre non considera la propria vita più preziosa di quella dei propri figli, e viceversa. All’interno della Trinità vale lo stesso principio. Dio Figlio è subordinato nel ruolo, ma non inferiore per natura, titoli o onore.

Sebbene Gesù abbia affermato la Sua uguaglianza con il Padre, in Giovanni 5,18-19 Egli ha anche affermato di dipendere dal Padre.

D: In Gv 5,18, è corretto che noi chiamiamo Dio nostro Padre, dal momento che non siamo uguali a Dio?

R: No, a meno che Dio non ce lo abbia permesso. Dio ci concede effettivamente il permesso di chiamarLo nostro Padre, con riverenza. È stato un grande privilegio che Gesù ci ha concesso, quando ha iniziato le prime due parole della Sua preghiera con «Padre nostro».

D: In Giovanni 5:19-20, dato che Gesù possedeva il libero arbitrio, perché non era in grado di fare nulla se non ciò che vedeva fare dal Padre?

R: Gesù scelse di obbedire a tutto ciò che il Padre Gli chiedeva di fare. Sulla terra Gesù imparò l’obbedienza, secondo Ebrei 5:8. In Giovanni 5:30 Gesù disse di non essere venuto per compiacere Se stesso, ma il Padre. A proposito, il termine che indica «amore» in Giovanni 5:20 indica che il Padre nutre un amore fraterno/amichevole (phileo) verso il Figlio.

Il fatto che Gesù abbia affermato di essere stato mandato dal Padre è un punto fondamentale: Gesù lo menzionò ben 25 volte nel Vangelo secondo Giovanni. Gesù non venne di propria iniziativa e non fece nulla sulla terra di propria iniziativa.

D: In Gv 5,19-22, in che modo esattamente il Padre ha compiuto per primo tutto ciò che Gesù ha fatto?

R: Sebbene Gesù abbia affermato che il Padre dimorava in Lui, non è questo il punto principale che Gesù intendeva sottolineare in questo contesto.

Ovviamente, tutti capivano che il Padre non era nato sulla terra e che il Padre non era stato battezzato da Giovanni Battista. Piuttosto, Gesù sta dicendo che avrebbe compiuto solo il tipo di opere che il Padre avrebbe pianificato per Lui.

D: In Gv 5,22, è Gesù a giudicarci o è il Padre?

R: Gesù ha affermato che il Padre gli ha affidato ogni giudizio. Ciò si concilia bene con Atti 4,12, dove si afferma che non c’è altro nome sotto il cielo mediante il quale gli uomini possano essere salvati.

D: In Gv 5,23, in che modo dobbiamo onorare il Figlio proprio come onoriamo il Padre che lo ha mandato?

R: I seguaci di Gesù Lo onorano nei seguenti modi.

1. Adoriamo Gesù, come fanno gli angeli nell’Apocalisse e in Ebrei 1:6.

2. Preghiamo Gesù, come fece Stefano in Atti 7:59.

3. Chiamiamo Gesù «Dio», come si legge in Ebrei 1:8,9.

4. Chiamiamo Gesù «mio Dio», come fece Tommaso in Giovanni 20:28.

5. Crediamo e obbediamo a ciò che Egli ha insegnato, così come a ciò che i Suoi apostoli hanno insegnato riguardo a Dio e a Lui stesso.

Seguire questi versetti della Bibbia è uno degli elementi chiave che distingue, da un lato, le sette dei Testimoni di Geova, della Via e altre sette simili e, dall’altro, i cristiani moderni e quelli dei primi secoli. Ecco cosa affermavano i primi cristiani.

Ilario (355-367/368 d.C.) commentò Giovanni 5:23 dicendo: «Poiché, a meno che le cose non siano della stessa natura, non viene mai loro accordato lo stesso onore, e l’uguaglianza di onore non comporta una separazione tra coloro che vengono onorati. Ma il mistero della nascita esige l’uguaglianza di onore». Nel libro sulla Trinità, libro 9, cap. 23, pag. 162

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) affermò: «Pertanto queste parole testimoniano esplicitamente che Egli [Gesù] è attestato da Colui [il Padre] che ha stabilito queste cose, come degno di essere adorato in quanto Dio e in quanto Cristo». *Dialogo con Trifone*, cap. 63, pag. 229

Anche Ignazio, Ireneo, Tertulliano, Novaziano, Ippolito e altri si espressero sull’onore di Gesù in quanto Dio.

D: In Gv 5,26, cosa significa «avere la vita in sé stesso»?

R: Sebbene noi abbiamo la vita eterna in cielo, si tratta di una vita eterna derivata, resa possibile e sostenuta da Dio. Gesù, invece, non possiede una vita eterna derivata, ma una vita eterna intrinseca.

D: In Gv 5,27, in che modo l’essere «Figlio dell’uomo» costituisce una ragione per cui il Padre conferisce a Gesù l’autorità di giudicarci?

R: La Scrittura non lo afferma esplicitamente, ma ne suggerisce la risposta. Ebrei 2,14-17 afferma che, poiché siamo fatti di carne e sangue, Gesù doveva condividere la nostra umanità affinché la sua morte potesse espiare per noi. Gesù doveva essere uno di noi per diventare il nostro Sommo Sacerdote.

D: In Gv 5,28-29, poiché coloro che hanno compiuto il bene risorgeranno per vivere, ciò significa forse che la salvezza mediante le opere è vera?

R: No. Non si afferma che siano state le buone opere a farli vivere. Le buone opere dei credenti, per quanto limitate possano essere, sono la prova di appartenere ai figli di Dio che vivranno per sempre in Lui.

D: In Gv 5,30, come può Gesù essere Dio se da solo non poteva fare nulla? Anche la sua espulsione dei demoni avveniva per mezzo del dito di Dio, secondo Lc 11,20. (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Tre punti da considerare nella risposta.

a) Il contesto del versetto è importante. Gesù non disse che non avrebbe mai potuto fare nulla. Piuttosto, Gesù non avrebbe compiuto alcun miracolo nella loro città, non a causa della mancanza di potere da parte di Dio, ma a causa della loro mancanza di fede.

b) Per quanto riguarda l’espulsione dei demoni mediante il dito di Dio, Gesù è Dio e NON agisce in modo indipendente né contro Dio Padre o lo Spirito Santo.

c) Quando Gesù si incarnò sulla terra, rinunciò volontariamente e temporaneamente a gran parte del Suo potere e della Sua gloria e, nella Sua condizione terrena, si affidò in modo particolare al Padre e allo Spirito Santo.

D: In Gv 5,30, qual è la differenza fondamentale nella nostra vita tra il servire Dio perché e quando ciò ci soddisfa, e il servire Dio quando ciò non ci soddisfa?

R: L’obbedienza può essere incostante, casuale e incompleta quando viene praticata a seconda di come ci sentiamo nel farlo. Alcuni sottolineano che Dio farà sempre ciò che è meglio per loro; altri, come nella preghiera di Iabez in 1 Cronache 4:9-10, desiderano servire Dio senza soffrire. Dio potrebbe esaudire quella richiesta, ma dove sarebbe la Chiesa del Nuovo Testamento se Paolo avesse voluto servire solo senza sofferenza? Voi pensate che Paolo abbia sopportato quelle percosse e la prigionia per compiacere se stesso? Pertanto, è molto meglio quando obbediamo non per compiacere noi stessi.

D’altra parte, proviamo piacere e gioia da Dio quando obbediamo. Non fu piacevole per Paolo e Sila essere picchiati e rinchiusi nella prigione di Filippi, ma d’altra parte Paolo considerava i suoi amati Filippesi come la sua gioia e la sua corona in Filippesi 4:1. Quindi Paolo non soffrì per predicare il Vangelo per il piacere di farlo, ma, paradossalmente, alla fine ne trasse gioia.

D: In Gv 5,31, se Gesù rendesse testimonianza di Se stesso, ciò renderebbe la Sua testimonianza falsa?

R: No, non è questo ciò che Gesù sta dicendo in questo contesto. Gesù sta rispondendo all’accusa dei farisei, secondo cui se fosse l’unico a rendere testimonianza di sé stesso, in un tribunale ciò non ne avrebbe stabilito l’autenticità. Il fatto che un solo testimone non sia sufficiente è indicato in Deuteronomio 17:6 e nella Mishnah Kethuboth 2:9 dei rabbini, secondo il Commentario evangelico sulla Bibbia, pag. 854.

Gesù presentò quattro testimoni: Giovanni Battista, i Suoi miracoli, le Scritture e Dio Padre. L’opera *When Critics Ask*, a pag. 410, sottolinea che la testimonianza di Gesù era di per sé effettivamente e personalmente vera. Tuttavia, per gli ebrei la testimonianza di Gesù non era ufficialmente e giuridicamente sufficiente.

D: In Gv 5,33-34, perché la testimonianza è così importante?

R: In senso negativo, gli ebrei, applicando un doppio standard, affermavano di rifiutare Gesù a causa della mancanza di testimonianza, nonostante Giovanni Battista, i miracoli e le profezie messianiche delle Scritture. In senso positivo, uno scopo fondamentale di Gesù e di noi stessi è quello di essere una testimonianza. Secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pagg. 291-293, il termine «testimonianza» o «testimoniare» ricorre come sostantivo in 60 passaggi del Nuovo Testamento e come verbo in 76 passaggi. Di questi, 30 volte come sostantivo e 47 volte come verbo si trovano nel Vangelo di Giovanni, nelle Lettere di Giovanni 1, 2 e 3 e nell’Apocalisse.

Dobbiamo insegnare e fornire le ragioni della speranza che abbiamo (1 Pietro 3:15b), e dobbiamo pregare e aiutare gli altri. Ma non dimentichiamo che un altro motivo fondamentale per cui siamo ancora su questa terra è quello di rendere testimonianza. Lo facciamo con le nostre parole e con la nostra vita. Un proverbio arabo recita: «Il crimine più grave nel deserto è trovare l’acqua e tacere». (La citazione è tratta da un discorso tenuto da KayLyn Hopper il 29 aprile 2018)

D: In Gv 5,34, Gesù sta forse utilizzando un argomento ad hominem, che Lui stesso non accettava?

R: No. Innanzitutto discuteremo di cosa sia un argomento ad hominem, e poi di ciò che disse Gesù.

«Ad hominem» in latino significa «all’uomo». Si tratta di un argomento a cui chi parla non crede, ma che menziona per persuadere gli ascoltatori. Ad esempio, se un politico viene meno a una promessa, allora qualcuno a cui non importa nulla delle promesse non mantenute potrebbe menzionarlo per persuadere le persone che invece tengono al rispetto delle promesse, al fine di indurle a votare per lui. (Presumibilmente quest’altra persona manterrebbe meglio le proprie promesse, ma si tratta solo di un presupposto non espresso)

È interessante notare che Gesù, che guarì di sabato, suscitando opposizione quando avrebbe potuto attendere fino a domenica, si sforza qui di spiegare la propria giustificazione in termini comprensibili per loro.

Gesù accettò pienamente ciò che disse Giovanni Battista. Tuttavia, Gesù sostanzialmente affermò di ricorrere a un argomento ad hominem, in quanto, mentre i farisei esigevano più testimoni prima di ritenere vero qualcosa, Gesù non condivideva tale approccio. Ma, se avessero voluto adottare quell’approccio, la testimonianza di Giovanni Battista corroborava effettivamente quella di Gesù su se stesso. Le parole di Giovanni non «rendevano» vera la testimonianza di Gesù; le sue parole dimostravano semplicemente che essa era vera.

Oggi, in sede giudiziaria, spesso si tende a perdere di vista questa distinzione. Un giudice o una giuria possono dichiarare l’imputato “non colpevole”. In realtà, il verdetto non rende l’imputato colpevole o innocente. Egli è colpevole se ha commesso il reato, indipendentemente dalla correttezza del verdetto. Negli Stati Uniti, in un processo penale, se la giuria ritiene che l’imputato probabilmente sia il colpevole, ma sussiste un ragionevole dubbio, le viene indicato di dichiarare l’imputato «non colpevole». Ciò rende l’imputato innocente? No.

D: In Gv 5,37, perché Gesù disse agli ebrei che non avevano mai udito la voce di Dio né visto la Sua forma?

R: Naturalmente le folle alle quali Gesù si rivolgeva non avevano udito la voce di Dio né visto la Sua forma. Tuttavia, a differenza dei profeti dell’Antico Testamento, nemmeno i comuni ebrei dell’Antico Testamento avevano udito la voce di Dio né visto la Sua forma. Tuttavia, Gesù non si limita qui a formulare alcune affermazioni oggettivamente vere. Si tratta piuttosto di un rimprovero rivolto loro. Sebbene non avessero nemmeno sperimentato ciò che i profeti avevano vissuto nell’Antico Testamento, ora Dio stesso era in piedi davanti a Lui, eppure essi continuavano a non riconoscere la voce di Dio né a vedere la Sua forma.

D: In Gv 5,39, si ottiene la vita eterna credendo nella Bibbia oppure no?

R: In realtà, no. La vita eterna è donata da Dio. Tuttavia, gli ebrei avevano in parte ragione, nel senso che le Scritture ci indicano la via verso Dio, per ottenere la vita eterna. È possibile che una persona si preoccupi più delle Scritture che di Dio stesso, come accadeva ai farisei ai tempi di Gesù.

D: In Gv 5,42-43, qual era il problema principale dei farisei?

R: Il problema principale era che i farisei non avevano l’amore di Dio nei loro cuori. Un sintomo del fatto che il problema risiedesse nel loro cuore, e non nella loro logica, è che in Giovanni 5:43 applicavano due pesi e due misure riguardo all’accettazione o meno di Gesù rispetto all’accettazione degli altri.

Allo stesso modo, la chiesa di Efeso fu ammonita per aver abbandonato il suo primo amore in Apocalisse 2:4. Se una persona non nutre amore per Dio, può comunque comportarsi in modo religioso e compiere molte azioni che appaiono positive, almeno agli occhi del mondo, ma ha perso di vista ciò che è essenziale.

Anche in Giovanni 5:38 Gesù disse ai farisei che la Parola non dimorava in loro. Ciò poteva apparire piuttosto scioccante, dato che questi farisei dedicavano così tanto tempo allo studio delle Scritture. Ma studiare le Scritture, credervi e metterle in pratica possono essere due cose diverse.

D: In Gv 5,43, poiché Gesù è venuto nel Nome del Padre Suo, ciò significa che Gesù ha lo stesso nome del Padre e che, pertanto, Gesù è il Padre?

R: È vero che condividono una serie di titoli. Tuttavia, anch’io ho lo stesso cognome dei miei genitori, ma ciò non dimostra che siamo tutti un unico essere umano. Nel libro *When Cultists Ask*, alle pagine 168-169, si afferma che alcuni pentecostali unitariani, come Campbell nel 1975, sostengono effettivamente questo. Se fossero coerenti in questo, i pentecostali unitariani non predicherebbero mai nel nome di Gesù, poiché ritengono che compiere qualsiasi azione «nel nome di Gesù» li renderebbe anch’essi Gesù.

D: In Gv 5,44, in che modo il ricevere onore dagli altri è collegato al non credere?

R: Gesù non sta dicendo che essi non piacciono a Dio, ma sta affermando qualcosa di ancora peggiore. Essi non stanno nemmeno cercando di piacere a Dio. E per quanto ciò sia grave, appare ancora peggiore, considerando lo sforzo che compiono per cercare di piacere agli uomini.

D: In Gv 5,45-46, in che modo tutti coloro che credono in Mosè credono in Gesù? Molti ebrei oggi non sarebbero d’accordo.

R: Gesù potrebbe aver rimandato i suoi ascoltatori a Deuteronomio 17:18-19. Se qualcuno non ascolta la parola del profeta che verrà (Gesù), Dio stesso chiederà conto a quella persona. Giovanni 5:46 afferma qualcosa di simile.

Mosè era un profeta pio. Ma la loro conoscenza della legge e degli insegnamenti di Mosè, unita al fatto di non seguire Colui a cui essa indicava, sarebbe stata per loro ancora più grave nel giorno del giudizio. Si legga 2 Pietro 2,20-22 per ulteriori approfondimenti sul giudizio più severo che deriva da una maggiore conoscenza.

L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 9, pag. 60, offre qui un’osservazione interessante. Obbedire a Mosè era giusto, ma la loro obbedienza a Mosè era per loro fonte di orgoglio. Leggere la Bibbia, andare in chiesa, condividere il Vangelo, tenersi lontani dal male e dall’ e e, in generale, obbedire a Dio sono tutte cose buone che dobbiamo fare. Ma fate attenzione se ciò diventa per voi fonte di orgoglio.

D: In Gv 6,5-6, perché Gesù pose una domanda, dal momento che ne conosceva già la risposta?

R: Giovanni 6:6 afferma che Gesù pose la domanda per mettere alla prova Filippo. Utilizzare quello che oggi viene chiamato il metodo socratico, ovvero porre a un discepolo una domanda di cui il maestro conosce già la risposta, è del tutto legittimo. A quanto pare, i discepoli non erano estranei a questo approccio, come dimostra il fatto che Pietro rispose alla domanda di Gesù in Giovanni 21:17, dicendo: «Signore, tu sai ogni cosa; tu sai che ti amo» (BSB).

Nello specifico, Filippo avrebbe potuto rispondere indicando il tentativo di sfamare la folla, la sua risposta (l’impossibilità di soddisfare naturalmente tale bisogno) oppure la fede nel fatto che Cristo potesse provvedere a loro.

D: In Gv 6,5-6, perché Gesù si rivolse a Filippo anziché a uno degli altri?

R: Sebbene le Scritture non lo dicano con certezza, potrebbero fornire un indizio. Giovanni 1:44 afferma che Filippo, così come Andrea e Pietro, provenivano da Betsaida, che si trovava in quella regione.

D: In Gv 6,13, dato che Gesù poteva moltiplicare il cibo con tanta facilità, perché raccogliere gli avanzi?

R: La generosità di Dio che Egli ci ha donato non deve essere sprecata. Gesù non sarebbe rimasto per sempre con loro, e il pane sarebbe stato utile per altri.

Inoltre, i dodici cesti di pesci e i cinque pani d’orzo avevano un significato simbolico. Dio sta indicando l’unione tra gentili ed ebrei in Cristo. Il numero dodici rappresenta le tribù d’Israele, così come i dodici discepoli, mentre il numero cinque rappresenta la grazia di Dio verso tutti gli uomini, come i 5.000 uomini, oltre alle donne e ai bambini.

D: In Gv 6,19, come ha potuto Gesù camminare sulle acque?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Il Mare di Galilea era molto profondo, quindi Gesù non stava compiendo alcun tipo di inganno, camminando sulle pietre.

Gesù era una persona reale, in carne e ossa, quindi non si trattava di una sorta di fantasma privo di peso.

Dio, che ha creato le leggi naturali, può sovvertirle ogni volta che lo desidera. Noi lo chiamiamo miracolo, ma forse per Dio si tratta semplicemente di un modo alternativo di agire.

Un’osservazione scientifica

Per comprendere scientificamente questo miracolo soprannaturale, occorre innanzitutto comprendere perché l’acqua sia in grado di sostenere qualsiasi peso, come nel caso di una barca che galleggia. Nella meccanica statistica, un insieme è una distribuzione di probabilità degli stati di un sistema. Sulla superficie di un liquido, le molecole d’acqua che si muovono verso l’alto a velocità più elevate «saltano fuori» continuamente dal liquido e sfuggono nell’atmosfera. Questo fenomeno viene definito evaporazione. Molte altre molecole non lo fanno per tre ragioni:

1) La tensione superficiale rende le molecole d’acqua «appiccicose» e impedisce loro di liberarsi,

2) Solo una certa percentuale delle molecole d’acqua raggiunge una velocità sufficientemente elevata

3) Solo una certa percentuale delle molecole d’acqua ad alta velocità si muove in direzione ascendente.

Possiamo modificare il punto 1) rivestendo la superficie con un materiale.

Possiamo modificare il punto 2) aumentando la velocità delle molecole d’acqua: questo processo viene definito «riscaldamento dell’acqua».

Non abbiamo il potere di modificare il punto 3) (a meno che non disponiamo di un liquido magnetico e applichiamo dei magneti), e questo da solo potrebbe sostenere qualsiasi cosa.

Se un supereroe dei fumetti non avesse alcun superpotere se non quello di alterare la probabilità statistica, potrebbe fare quasi tutto, compreso fluttuare nell’aria, attraversare i muri e riportare in vita cellule morte disorganizzate.

D: In Gv 6,23, cosa sappiamo della città di Tiberiade?

R: Era una città di recente fondazione ai tempi di Gesù, poiché Erode Antipa la fece costruire tra il 16 e il 22 d.C. come sua capitale amministrativa. Era una città pagana; secondo la *Guida alla Bibbia* di Asimov, pagg. 822-823, gli ebrei la evitavano perché era stata costruita su un cimitero.

Tuttavia, l’Enciclopedia Britannica e il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 1704, affermano che nel II secolo il curatore della Mishnah (circa 198-220 d.C.), Giuda hak-Kadhosh, proveniva da quella località. Inoltre, il Talmud fu redatto in quella località intorno al 400 d.C. Tra i rabbini illustri sepolti in quella località figurano Maimonide, ‘Akiba (Akiva), Yohanan Ben Zakkai ed Eliezer il Grande.

D: In Gv 6,27, Gesù disse di non lavorare per il cibo che si corrompe. In che modo oggi lavoriamo per il cibo che si corrompe?

R: Innanzitutto dobbiamo compiere alcune azioni per necessità, come procurarci il cibo. Ma Gesù sta dicendo che ciò non dovrebbe essere lo scopo né il fulcro della nostra vita. Dovremmo dedicare le nostre energie vitali alle cose eterne; e ciò che è eterno, pur essendo tutto intorno a noi, sono le anime delle persone.

Forse un’analogia può aiutare. Se la mattina si reca al lavoro, il Suo capo La paga per il tempo impiegato nel tragitto? Se non si reca al lavoro per piacere e il Suo capo non La paga, allora perché non smette di recarsi al lavoro? La risposta è in genere: «Perché devo, se voglio essere pagato». L’idea di un e che compie un’azione non produttiva, ma necessaria per svolgere ciò che è produttivo, è definita «attività accessoria». Ci sono molte cose che dobbiamo fare in questa vita che sono «excise»; anzi, sono talmente tante che possiamo inavvertitamente cadere nella mentalità secondo cui la vita consista solo in «excise» e divertimento. Ma quelle cose sono necessarie solo per permetterci di fare ciò che è veramente importante: glorificare Dio, amare il prossimo, condurre le persone a Cristo, aiutare le persone a crescere in Cristo.

D: In Gv 6,27b, cosa intendeva Gesù con «il Padre ha posto il Suo sigillo di approvazione»?

R: Gesù era gradito al Padre, era stato mandato dal Padre sulla terra e stava compiendo la volontà del Padre. Il sigillo di approvazione del Padre era evidente, dimostrato dai miracoli di Gesù. Se qualcuno avesse voluto adorare il Padre, non avrebbe respinto colui sul quale il Padre aveva posto il Suo sigillo di approvazione. Gesù menzionò ripetutamente di essere disceso dal cielo in Giovanni 6:33, 38, 41, 50 e 58.

Anche se siete già credenti, dovete chiedervi: la vostra vita porta il sigillo di approvazione di Dio? Il modo in cui vivete è gradito a Dio?

D: In Gv 6,31-36, 48-51, in che senso Gesù è il pane (o la manna) della vita?

R: Il termine «vero», come in «vero pane», è alethinos, che significa autentico o originale. Gesù è il pane della vita almeno in due modi.

Per tutti: Gesù sostiene ogni cosa nell’universo, secondo Colossesi 1,17

Per i credenti: è una gioia avere la vita in Gesù, che ci nutre, ci protegge e ci preserva, e ci prepara a dimorare eternamente con Lui.

Poiché Gesù dona l’acqua viva in Giovanni 4:15, Gesù è il pane della vita in questo contesto.

D: In Gv 6,37, poiché tutti coloro che il Padre dona a Gesù vengono a Lui, e poiché alcuni non vengono a Gesù, ciò significa forse che il Padre non li ha donati a Gesù?

R: Sì. Il Vangelo della salvezza è offerto sinceramente a tutti. Tuttavia, Ebrei 4:2 afferma che il Vangelo è inutile per coloro che non lo uniscono alla fede. Luca 7:30 ne è un secondo esempio; per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Luca 7:30.

D: In Giovanni 6:39, Gesù aveva una volontà distinta da quella di Dio Padre oppure no?

R: Per riformulare la domanda come farebbe un bambino di quarta elementare: quanti cervelli ha la Trinità? A parte il fatto che Dio non è limitato alle cellule, si potrebbe dire che abbiano cervelli propri. Gesù aveva una volontà distinta, come dimostra la Sua preghiera nel Giardino del Getsemani. Tuttavia, Gesù ha sempre scelto che la Sua volontà fosse in accordo con quella del Padre, come indicato anche dalla Sua preghiera nel Giardino del Getsemani.

D: In Gv 6,42, la nascita verginale è vera, dato che gli ebrei affermavano di conoscere Giuseppe, il padre di Gesù?

R: Ciò non nega la nascita verginale.

In primo luogo, poiché Giuseppe era il marito di Maria, egli era il padre legale di Gesù agli occhi della legge.

In secondo luogo, molti ebrei presumevano che Giuseppe fosse anche il padre biologico di Gesù. Non tutte le supposizioni formulate dalle persone sono necessariamente vere.

D: In Gv 6,43-70, perché le persone mormorano contro Dio, e cosa si può dire per aiutarle?

R: Di solito tutto si riduce a un’unica causa fondamentale: Dio non ha soddisfatto le loro aspettative. Giobbe si lamentava di Dio perché non vedeva ciò che accadeva dietro le quinte, né il risultato finale. Allo stesso modo, le persone si lamentano perché non sanno cosa sta accadendo dietro le quinte né vedono il risultato finale.

D: In Gv 6,43-70, se qualcuno ritiene inaccettabile un certo aspetto di Dio, come gli risponderebbe?

R: In realtà Dio non ha chiesto la vostra approvazione. Egli è Dio, quindi può fare ciò che desidera. Dio vi sta offrendo un modo per godere della vita eterna, e se non la volete, allora c’è solo l’alternativa. Alcune persone hanno bisogno di liberarsi dai propri preconcetti su Dio. Forse è per questo che Gesù disse che dovevamo avvicinarci a Dio come un bambino piccolo in Luca 18,16-17 e Matteo 19,14.

D: In Gv 6,44.65 e Gv 6,37.39, cosa significa che nessuno può venire a Gesù se non è il Padre ad attirarlo?

R: Il termine greco può significare «costringere», «attirare» (come nel caso di «attingere acqua») oppure «corteggiare»/«persuadere». Si veda *Now That’s a Good Question*, pagg. 27-29, per ulteriori approfondimenti sul greco. Poiché il termine greco presenta una vasta gamma di significati, diversi cristiani interpretano questo versetto in vari modi all’interno della propria teologia.

I non calvinisti moderati sostengono che Gesù attiri tutti esternamente e che l’offerta di salvezza sia accessibile a ogni individuo. Internamente, lo Spirito Santo (detto anche Spirito di Cristo) convince il mondo (sia gli eletti che i reprobi) del peccato. Tuttavia, tutti coloro che il Padre ha predestinato sono attirati al Cielo, mentre coloro che non sono eletti non giungono a Dio. Alcuni non calvinisti affermerebbero che la predestinazione e la prescienza operano di concerto, mentre altri sostengono che la prescienza preceda la predestinazione, poiché nelle due occasioni in cui vengono menzionate insieme nelle Scritture, la prescienza è sempre citata per prima.

I calvinisti non negano che il Vangelo debba essere offerto a tutti, ma il Padre attira solo gli eletti, e né il Padre né lo Spirito Santo operano in modo salvifico per i riprovati, poiché Gesù non è morto per loro.

Gli ipercalvinisti condividono questa visione con i calvinisti, salvo per il fatto che insegnano che il Vangelo può essere proclamato a tutti, ma che è sbagliato offrirlo a tutti.

Si veda anche la domanda successiva per ulteriori informazioni.

D: In Gv 6,44.65 e Gv 6,37.39 il Padre attira alcune persone, oppure è Gesù che attira tutti a Sé, come afferma Gv 12,32?

R: Nel testo greco si afferma semplicemente che Gesù attira «tutti». In realtà non si dice che Gesù attiri «tutti gli uomini» o «tutte le persone». Esistono tre punti di vista.

Il Padre attira ogni singolo individuo: siamo talmente peccatori che nessuno può venire al Padre a meno che il Padre non lo attiri (non glielo renda possibile). Tuttavia, il Padre attira tutti. Quando Giovanni 6,37-39 afferma che tutti coloro che il Padre dona a Gesù verranno a Lui, il Padre attira tutti, ma dona a Gesù solo coloro che Egli ha preconosciuto (e quindi predestinato) a venire a Gesù. Tuttavia, questa interpretazione viola il senso letterale di Giovanni 6,64-65, secondo cui il fatto che il Padre debba attirare le persone era una delle ragioni per cui alcuni non credevano.

Gesù attira esternamente e il Padre sceglie internamente: Gesù attira a sé sia gli eletti che i reprobi. Sia gli eletti che i reprobi prendono la decisione di riporre o meno la propria fiducia in Gesù. Tuttavia, il Padre ha predestinato gli eletti, e quindi solo gli eletti sono attratti dal Padre.

Tra tutti i tipi di persone, sia il Padre che Gesù attraggono solo gli eletti. Il fatto di non attrarre ogni singolo individuo è la visione calvinista, sostenuta nella «New Geneva Study Bible», pag. 1688.

Si veda anche la domanda precedente per ulteriori informazioni.

D: In Gv 6,45, poiché chiunque è istruito da Dio viene a Gesù, ciò significa forse che tutti coloro che non hanno mai sentito parlare di Gesù non hanno avuto alcuna possibilità di sfuggire all’Inferno?

R: La Bibbia non afferma mai questo. Al contrario, Ebrei 11 mostra che Abele, Enoch, Noè e molti altri apparentemente non avevano mai sentito parlare di Gesù (mentre erano sulla terra), eppure presumibilmente sono andati in Paradiso. Vi sono altri due punti da considerare nella risposta:

2. I neonati che muoiono non hanno mai sentito parlare di Gesù. La Bibbia non afferma mai che coloro che non hanno ancora raggiunto l’età della responsabilità vadano all’inferno.

3. In Giovanni 8:24 Gesù ha effettivamente affermato che tutti coloro che Lo rifiutano moriranno nei propri peccati.

Si veda anche la discussione su Giovanni 3:36 per ulteriori informazioni.

D: In Gv 6,50-51, poiché chi mangia il pane del cielo (Gesù) vivrà per sempre e non morirà, perché i cristiani muoiono comunque?

R: Ci sono due modi per interpretare questo passo.

1. I cristiani vivranno per sempre in Paradiso e raggiungeranno così uno stato in cui i loro corpi glorificati non moriranno mai. Si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1505, per ulteriori approfondimenti su questo punto.

2. Inoltre, sebbene i nostri corpi muoiano una volta sola, dal momento in cui crediamo per la prima volta, i nostri spiriti non muoiono mai. L’Apocalisse si riferisce al Lago di Fuoco come alla seconda morte.

La morte fisica è «solo un piccolo dettaglio» rispetto alla vita eterna o alla seconda morte. Questo versetto è importante perché ci dice che, una volta che un credente va in Paradiso, non c’è alcun timore che possa peccare e cadere.

D: In Gv 6,51-56, cosa intendeva realmente dire Gesù?

R: Esistono almeno tre interpretazioni.

1. Gesù offre ai credenti nutrimento spirituale

Il «Believer’s Bible Commentary: New Testament», a pag. 297, sottolinea che, poiché la Cena del Signore sarebbe stata istituita solo un anno dopo, qui si fa riferimento al cibo e alla bevanda spirituali che Gesù avrebbe dato ai credenti.

2. Un’illustrazione dell’unione spirituale

Gesù stava parlando alle folle, le quali in quel momento non sapevano nulla della Cena del Signore, come sottolinea la *New Geneva Study Bible*, pag. 1673. Il volume *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 498-500, afferma chiaramente che si tratta di questa interpretazione, pur suggerendo anche una combinazione con la terza interpretazione.

3. Oltre alle due interpretazioni precedenti, una prefigurazione della Cena del Signore

Quando Gesù disse: «…questo pane, che io darò per la vita del mondo, è la mia carne», stava preannunciando la propria morte sulla croce. Allo stesso modo, Gesù stava preannunciando che essi ne avrebbero fatto memoria nella Cena del Signore.

Si veda il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1505, per ulteriori approfondimenti su questa interpretazione. Il volume *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 498-500, suggerisce questa interpretazione unitamente a quella precedente, poiché Giovanni non riporta l’Ultima Cena e questo rappresenterebbe il suo insegnamento parallelo sull’importanza della comunione.

Le questioni qui sollevate sono in qualche modo simili a quelle relative all’interpretazione di «acqua e Spirito» in Giovanni 3:5.

D: In Gv 6,52-56, perché Gesù non ha chiarito la confusione della folla?

R: A quanto pare, Gesù voleva pronunciare queste parole proprio in questo modo e non mostrò alcuna sorpresa nel vedere che alcuni se ne andarono a quel punto. Parlare a un ebreo di bere sangue sarebbe risultato offensivo per loro. A questo punto, ogni persona aveva una scelta. Poteva confidare in Dio, ma solo entro i limiti di ciò che comprendeva appieno, oppure poteva confidare in Dio in modo totale, sapendo che Dio sarebbe stato e avrebbe fatto cose al di là della loro comprensione. Come ha affermato un cristiano, non dobbiamo sentirci offesi dall’ e non spiegata. Poiché i farisei ascoltavano le Sue parole solo per opporvisi, Gesù diede loro qualcosa a cui aggrapparsi.

La Scrittura non fornisce tutte le ragioni per cui Gesù parlò in questo modo, ma ecco un’ipotesi. Le persone che vedevano i miracoli avrebbero potuto credere in Gesù, indipendentemente dal fatto che volessero seguire Dio o meno, poiché avevano una prova vivente proprio davanti ai loro occhi. Gesù inoltre vanificò le speranze di coloro che guardavano a Lui come a un messia politico. Gesù parlò in questo modo affinché coloro che volevano seguirLo, alle Sue condizioni, potessero comprendere in seguito, e coloro che non volevano seguirLo avessero una scusa per allontanarsi.

D: In Gv 6,53a, Gesù stava insegnando che il pane si trasformasse effettivamente nel Suo corpo, come insegna la Chiesa cattolica romana, definendo questo fenomeno «transustanziazione»?

R: No, perché Gesù (così come Paolo) ricorreva spesso alle metafore. Ad esempio, noi siamo il corpo di Cristo, eppure non ci trasformiamo fisicamente nel corpo di Cristo. Una volta Gesù si rivolse a Pietro chiamandolo Satana, ma ciò non significa che Pietro si fosse trasformato in Satana; piuttosto, Satana stava usando le parole di Pietro per tentare Gesù. Quando Gesù disse di essere la vite in Giovanni 15:1, si trasformò fisicamente in una vite? Gesù teneva il Suo «secondo corpo» tra le mani? – Solo in senso metaforico. Si tratta di un punto tutt’altro che banale, poiché la sua applicazione determina se qualcuno ritenga di dover adorare il pane e il vino oppure no.

Si vedano *When Cultists Ask*, pagg. 168-173, e *When Critics Ask*, pagg. 412-413, per risposte più approfondite.

D: In Gv 6,60-66, perché Gesù sembra qui quasi fatalista? – Se verranno, verranno. Se non verranno, non verranno.

R: Gesù non era un fatalista, ma conosceva bene i limiti del linguaggio. Se una persona non vuole mai affidare la propria vita a Cristo, non accetterà mai ciò che non può dimostrare essere vero o falso. Se le persone non vogliono seguire la verità, riusciranno quasi sempre a trovare una scusa per non farlo.

D: In Gv 6,67, perché Gesù mise alla prova i dodici discepoli, chiedendo loro se anche loro se ne sarebbero andati?

R: Gesù sapeva che non se ne sarebbero andati, ma pose loro la domanda per almeno due ragioni. Da un lato, voleva che avessero l’opportunità di andarsene; in tal modo sarebbe stato chiaro per loro che la loro permanenza era una scelta personale. In secondo luogo, voleva che facessero un passo indietro e prendessero, o meglio, riprendessero quella decisione. Dovevano «tracciare una linea nella sabbia» e decidere se avrebbero o meno puntato tutto su Gesù, nella buona e nella cattiva sorte. Allo stesso modo, Naomi fece sì che Ruth prendesse una decisione in Ruth 1:15-18. Naturalmente, come indica Giovanni 6:70, Gesù conosceva già la loro decisione; ma dovevano comunque prenderla.

Quando qualcuno come Pietro prese una decisione sbagliata, rinnegando Cristo, Cristo poté riaccoglierlo in Giovanni 21:15-19. Se avete dovuto prendere una decisione e avete sbagliato, non allontanatevi da Dio per il senso di colpa, ma tornate a Lui per chiedere perdono.

D: In Gv 6,70, poiché Gesù scelse i dodici discepoli e Giuda era uno di questi, Giuda era uno degli eletti scelti da Gesù?

R: No. Come per gli altri uomini, Gesù aveva la libertà di compiere molte scelte. La scelta di Gesù di mangiare un determinato fico non rende quel fico uno degli eletti. Allo stesso modo, la scelta dei dodici discepoli da parte di Gesù era diversa dalla scelta degli eletti che andranno in Paradiso.

D: In Gv 7,5, chi sono i «fratelli» di Gesù che non credevano in Lui?

R: Maria era vergine, e Giuseppe non conobbe Maria quando nacque Gesù; inoltre, Giuseppe non ebbe alcuna unione con Maria «finché ella non diede alla luce un figlio», secondo Matteo 1,25. Anche Matteo 12,46; 13,55-56; Marco 6,3-4; Giovanni 2:12; Atti 1:14; anche 1 Corinzi 9:5 menziona i fratelli di Gesù, e Paolo menziona «Giacomo, fratello del Signore» in Galati 1:18,19. Il libro «1001 domande sulla Bibbia con le relative risposte», alle pagine 39-40, sottolinea inoltre il Salmo messianico 69:7-9, dove si dice: «fratelli… figli di mia madre».

Se avessero avuto fede in Gesù, sarebbe sembrato logico a loro che Gesù rivelasse qualcosa proprio in quel momento. Tuttavia, questo versetto afferma che in quel momento essi NON credevano in Gesù, quindi il loro commento non lascia spazio a dubbi: «Se davvero pensi di essere il Messia, lo dimostreresti a tutti proprio ora».

D: In Gv 7,7, il mondo non odiava i discepoli, oppure li odiava in Gv 15,20-21?

R: Due punti da considerare nella risposta.

In Giovanni 7,7 i discepoli stavano ancora imparando, e il mondo non li odiava ancora, poiché non predicavano ancora con costanza la conversione a Gesù. Gli ebrei e i romani non erano ancora giunti al punto di voler perseguitare i cristiani.

In Giovanni 15,20-21, Gesù profetizzò che sarebbe presto giunto il momento in cui il mondo li avrebbe odiati perché appartenevano a Cristo.

D: In Gv 7,8, perché Gesù disse che non sarebbe andato, o che non sarebbe ancora andato, alla festa?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

1. Alcuni manoscritti riportano «non andrò». Tra questi figurano il Sinaitico, il Cantabrigiensis, il copto bohairico, l’armeno e il Diatessaron.

2. Altri manoscritti, quali il Bodmer II (125-175 d.C.), il Bodmer 14 e 15 (III secolo) e il Vaticanus, riportano «non ancora».

3. Anche se si conoscesse l’esatto testo greco, non si può dare troppo peso alle parole precise, poiché non è noto se Gesù stesse parlando in greco o in aramaico.

4. In ogni caso, Gesù non stava facendo una promessa, ma esprimendo le proprie intenzioni; pertanto, entrambe le letture dei manoscritti sono valide.

5. Forse le variazioni tra i manoscritti servono allo scopo di Dio. Potrebbero indicarci che non dobbiamo interpretare le parole delle Scritture con un livello di precisione eccessivo.

D: In Gv 7,8, perché Gesù affermò in quel contesto che la sua ora non era ancora giunta?

R: Non era ancora giunto il momento per Gesù di iniziare il Suo ministero pubblico, che sarebbe culminato nella Sua morte sulla croce per i nostri peccati.

D: In Gv 7,10, perché Gesù apparentemente cambiò idea e si recò a Gerusalemme, dopo aver detto ai suoi fratelli che non ci sarebbe andato?

R: Gesù non ha infranto una promessa, ma ha cambiato idea su ciò che intendeva fare. Tuttavia, dietro questa semplice risposta si cela un punto importante da comprendere. Esiste una differenza tra l’espressione di un’intenzione e una promessa.

Il libro «Quando i critici chiedono» (p. 414) fornisce una risposta diversa. I fratelli di Gesù volevano che Egli andasse a Gerusalemme e «si manifestasse apertamente come il Messia». Gesù vi si recò in seguito, ma non nel modo in cui i Suoi fratelli Gli avevano suggerito di fare.

D: In Gv 7,13, perché la gente temeva i Giudei? Erano tutti Giudei!

R: In questo contesto, la gente temeva le autorità ebraiche. Spesso è opportuno distinguere le credenze e le pratiche della gente comune dall’insegnamento religioso ufficiale. Inoltre, Matteo e Marco, che si rivolgevano a un pubblico prevalentemente ebraico, distinguono tra ebrei farisei ed ebrei sadducei. Giovanni, che apparentemente scriveva principalmente a un pubblico gentile [non ebraico], in genere non fa questa distinzione, ma li chiama semplicemente «ebrei». Giovanni menziona i farisei solo in Giovanni 3,1.

D: In Gv 7,17, tutti coloro che scelgono di fare la volontà di Dio andranno in Paradiso? — Anche gli indù, i musulmani, i buddisti, ecc.

R: Come imparò Caino, figlio di Adamo, Dio non accetta tutti i sacrifici che Gli vengono offerti. Come mostra 1 Corinzi 10:20, è necessario almeno offrire i propri sacrifici al Dio vero. Molte persone si concentrano sul fatto che altre religioni insegnino dottrine errate e «confondano le idee alle persone». Altrettanto importante è il fatto che esse rendano le persone insensibili al desiderio di ciò che è meglio e «confondano i loro cuori».

1. In alcune religioni, tra cui alcune forme di induismo, fare del bene non è un obiettivo. L’obiettivo è piuttosto quello di sperimentare sia il bene che il male. Si veda la domanda successiva per averne la prova.

2. In alcune religioni, tra cui il buddismo e l’induismo, non si desidera vivere per sempre in Paradiso. Il loro obiettivo è sfuggire al ciclo indesiderabile delle rinascite e raggiungere il Nirvana nel buddismo, oppure unirsi alla fiamma eterna nell’induismo vedantico.

3. In alcune religioni, la verità non ha importanza. L’induismo è noto come una religione in cui la «legge di non contraddizione» non riveste grande importanza.

D: In Gv 7,17, cosa insegna una religione falsa, l’induismo, riguardo al fare il bene?

R: Insegna almeno due cose molto diverse.

È una benedizione fare il bene. «Il bene è una cosa; il piacere è un’altra. Queste due cose, pur avendo fini diversi, spingono entrambe all’azione. Beati coloro che scelgono il bene; coloro che scelgono il piacere mancano l’obiettivo». Katha Upanishad, pag. 16

D’altra parte…

1. «Sappiate che tutti gli stati dell’essere – siano essi di virtù, passione o ignoranza – si manifestano per mezzo della Mia energia. Io sono, in un certo senso, ogni cosa, ma sono indipendente. Non sono soggetto alle modalità della natura materiale, poiché esse, al contrario, sono in Me. Ingannato dalle tre modalità [benevolenza, passione e ignoranza], il mondo intero non Mi conosce, Me che sono al di sopra delle modalità e inesauribile» Bhagavad Gita 7.12-13, pagg. 379-380.

2. «Anche se una persona commette l’azione più abominevole, se è impegnata nel servizio devozionale, deve essere considerata santa perché è correttamente orientata nella sua determinazione». Bhagavad Gita 9.30, pag. 494

3. «È scritto: “Colui che conosce la gioia del Brahman, che le parole non possono esprimere e la mente non può raggiungere, è libero dalla paura. Egli non è angosciato dal pensiero: ‘Perché non ho fatto ciò che è giusto? Perché ho fatto ciò che è sbagliato?’ Colui che conosce la gioia del Brahman, conoscendo sia il bene che il male, trascende entrambi.” Taittiriya Upanishad, pag. 58.

4. «I miei figli uccidono i loro nemici e mia figlia è un’imperatrice, e io sono completamente vittoriosa. La mia voce è suprema alle orecchie di mio marito. L’offerta che Indra compì e grazie alla quale divenne glorioso e supremo, è quella che io ho compiuto per voi, o dei. Sono diventata davvero priva di mogli rivali. Priva di mogli rivali, uccisore di mogli rivali, vittoriosa e preminente, mi sono appropriata del fascino delle altre donne come se fosse la ricchezza di donne volubili». Questa combinazione di culto e dei primi «valori familiari» indù è tratta dal Rig Veda 10.159.3-5.

D: In Gv 7,18, Gesù sta forse affermando che non vi è alcuna iniquità in tutte le persone che cercano la gloria del Padre?

R: No, piuttosto, Gesù si riferisce indirettamente a Se stesso, affermando che in Lui non c’è alcuna iniquità.

D: In Gv 7,28, perché Gesù predicava nel Tempio, dal momento che in Gv 6,10 si era recato a Gerusalemme in segreto per non farsi notare?

R: Se Gesù si fosse recato apertamente come privato cittadino, le autorità avrebbero potuto arrestarlo facilmente. Tuttavia, una volta lì, mentre Gesù si trovava in mezzo a una folla numerosa e solidale, non sarebbero state in grado di arrestarlo. Avrebbero voluto attendere fino a quando non ci fossero state il minor numero possibile di altre persone. Gesù e i discepoli trascorsero la notte fuori da Gerusalemme in un luogo dove non sarebbero mai stati trovati, a meno che non fossero stati traditi.

D: In Gv 7,38-39, «in quale punto delle Scritture si dice: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”?»

R: La letteratura antica non distingueva tra una citazione esatta, una parafrasi di una singola frase e una parafrasi del concetto generale espresso da più frasi. La New Geneva Study Bible, a pag. 1676, afferma che, sebbene non si tratti di una citazione esatta di alcun passo dell’Antico Testamento, può essere un riferimento generale sia a Isaia 44:3 che a Ezechiele 36:25-27.

Secondo l’Evangelical Commentary on the Bible, a pag. 857, e il Believer’s Bible Commentary, a pag. 1512, gli ebrei avevano l’usanza di attingere acqua dalla sorgente di Gihon o dalla piscina di Siloe e di versarla in una bacinella d’argento presso l’altare degli olocausti mentre venivano cantati i Salmi 113-118. L’ottavo giorno non lo facevano.

D: In Gv 7,38-39, in che modo i fiumi di acqua viva sgorgano da Gesù?

R: Proprio come l’acqua dona vita, favorisce la crescita, purifica e disseta, così Gesù ci dona tutto ciò a livello spirituale. Si tratta dello Spirito Santo, secondo Giovanni 7:39.

D: In Gv 7,39, lo Spirito Santo era presente nel mondo prima che Gesù venisse sulla terra?

R: Sì, ma in modo più limitato. Ai tempi dell’Antico Testamento, lo Spirito Santo era con i profeti, ma il credente comune di allora non possedeva lo Spirito Santo.

D: In Gv 7,46, cosa significa esattamente il testo greco in questo punto?

R: In Giovanni 7:46 il greco è qui molto enfatico. Sebbene «Nessuno ha mai parlato in questo modo…» (NIV) sia una traduzione accurata, una traduzione più precisa è «mai un uomo ha parlato in tale maniera…» (Wuest), «Mai un uomo ha parlato così» (The Bible Knowledge Commentary: New Testament, p. 302), oppure «Mai alcun uomo ha parlato in questo modo» (The Expositor’s Bible Commentary, vol. 9, p. 88).

D: In Gv 7,51-52, non sono sicuro che, se avessi vissuto ai tempi di Cristo, sarei stato in grado di capire tutto ciò che avrei dovuto fare. È necessario?

R: Anche se all’epoca forse non avrebbe capito tutto da solo, chi dice che oggi siamo in grado di capire tutto da soli? Ecco perché dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio e abbiamo bisogno dell’aiuto reciproco. Chiunque, lasciato a se stesso, può arrivare a conclusioni sciocche e insensate. Abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio e l’uno dell’altro per offrirci sostegno e correzione.

D: In Gv 7,52, Gesù era originario di Betlemme in Giudea o di Nazaret in Galilea?

R: Entrambe; Gesù nacque a Betlemme, in Giudea, e crebbe a Nazareth, in Galilea.

D: In Gv 7,52, perché affermavano che nessun profeta fosse mai venuto dalla Galilea, quando Giona proveniva proprio da quella regione, da Gath-Hepher, a circa tre miglia da Nazareth? (La guida scettica alla Bibbia di Asimov, a pag. 971, solleva questa questione.)

R: Si noti che chi parla sono ebrei non credenti. Sebbene Giona provenisse probabilmente da Gath-Hepher, nei pressi di Nazareth, ciò non è certo. La Bibbia non afferma che «nessun profeta sia mai venuto da quella Galilea». Piuttosto, essi dissero: «Nessun profeta è mai venuto dalla Galilea». Coloro che respingevano Gesù probabilmente si sbagliavano su questo punto.

Perché Gesù parlò in quel modo? Non stava semplicemente cercando di fomentare disordini per il gusto di farlo, e certamente non lo stava facendo solo per accrescere la propria popolarità. Alcuni potrebbero pensare che Gesù avrebbe dovuto rispondere in modo più cordiale. Ma a quanto pare Gesù stava spingendo le persone a prendere una decisione, in un senso o nell’altro. Essi sostenevano di respingerlo per le ragioni più inconsistenti. Se Gesù avesse compiuto anche solo un altro miracolo affinché potessero vederlo, dopo tutti gli altri miracoli, avrebbe fatto una grande differenza? No. Il problema non era la mancanza di informazioni o di credenziali, il problema era indurli a prendere una decisione.

D: In Gv 8,3-4, perché i farisei portarono da Gesù la donna sorpresa in flagrante adulterio e non l’uomo?

R: È una buona domanda, soprattutto perché Deuteronomio 22,22-24 afferma che avrebbero dovuto portare entrambi. Sembra che fossero meno interessati a che fosse fatto giustizia nei confronti dell’uomo rispetto a quanto lo fossero per la donna. Oppure, forse, non erano affatto interessati alla giustizia, ma solo a tendere una trappola a Gesù. Anche l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pag. 372, When Critics Ask, pag. 415, e Josh McDowell (in un discorso) hanno rilevato questa illegalità.

D: Giovanni 8:3-4 dimostra che Gesù non accettava la pena capitale?

R: No, ma il procedimento non era corretto, poiché l’uomo non era stato condotto lì a sua volta. Si veda la domanda precedente per ulteriori informazioni.

D: In Gv 8,3-4, in quale punto dell’Antico Testamento si comanda che la donna venga lapidata a morte per adulterio (una questione sollevata da un musulmano)?

R: La pena di morte per adulterio era prescritta in Levitico 20:10 e in Deuteronomio 22:22-24. La forma di esecuzione, la lapidazione, è indicata in Deuteronomio 22:24 nell’esempio di un uomo che giace con una vergine promessa in sposa a un marito nella città.

D: In Gv 8,6, nella storia della donna adultera, cosa scrisse Gesù sulla sabbia?

R: Sei punti da considerare nella risposta.

1. La maggior parte dei manoscritti biblici recita «scrisse per terra». Tra questi figurano il Cantabrigiensis, il Lezionario bizantino, il copto bohairico e altri.

2. Tuttavia, i manoscritti armeni (del V e del IX secolo) riportano: «scrisse per terra i peccati di ciascuno di loro».

3. D’altra parte, altri manoscritti e autori non riportano questa parte del Vangelo di Giovanni. Tra questi figurano: il Bodmer 2, il Bodmer 14 e 15, il Sinaitico, il Vaticano, l’Alessandrino, il copto sahidico, il gotico e il Diatessaron.

4. Supponendo che la maggior parte dei manoscritti sia corretta, la Scrittura tace su ciò che Gesù fece con il bastone per terra. L’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, alle pagine 371-373, afferma che, qualunque cosa fosse, li convinse dei propri peccati. Alcuni ipotizzano che Gesù stesse scrivendo i loro peccati, oppure i nomi delle compagne di alcuni di loro.

5. Portarono solo la donna colta in flagrante; non portarono mai l’uomo. Forse alcuni degli uomini con cui la donna aveva commesso adulterio si trovavano tra la folla.

6. D’altra parte, l’opera *Now That’s a Good Question*, alle pagine 586-587, afferma che non solo non lo sappiamo, ma non sappiamo nemmeno con certezza se Gesù abbia scritto qualcosa. Potrebbe semplicemente aver scarabocchiato mentre rifletteva. Tuttavia, vi fu qualcosa che indusse tutti gli uomini ad andarsene bruscamente.

D: In Gv 8,11, dato che Gesù seguiva la Legge mosaica, perché non condannò la donna?

R: Ci sono due punti da considerare nella risposta.

Gesù non era tenuto a infliggere una punizione alla donna che sapeva essere colpevole, poiché 1) Gesù non era un’autorità governativa in quella sede, 2) era stato proprio Gesù a dare la legge, e 3) la procedura non era corretta, in quanto non era stato condotto sul posto anche l’uomo.

Tuttavia, Gesù in realtà seguì la Legge mosaica. Doveva esserci un accusatore, e non ce n’erano. Inoltre, l’intera situazione era strana, poiché lei era stata colta in flagrante, eppure non era stato portato avanti alcun uomo.

D: In Gv 8,12, in che senso Gesù è la luce del mondo?

R: La luce è indispensabile alla nostra vita. Non solo attira le persone, ma impedisce loro di inciampare nell’oscurità, ci permette di esaminare noi stessi, di riconoscerci a vicenda e di godere della bellezza. Già allora le persone potevano rendersi conto che, senza luce, le piante d’appartamento non crescono. Gesù è per noi più importante persino della luce fisica.

D: In Gv 8,13-14, perché i farisei sostenevano che il fatto che Gesù rendesse testimonianza di sé stesso significasse che la sua testimonianza non fosse valida?

R: Se qualcuno avanzasse un’affermazione senza prove, tale affermazione sarebbe sospetta. Gesù riteneva che sarebbe stato strano cercare di applicare questo ragionamento a Lui. Dopotutto, il Padre, in un certo senso, aveva già reso testimonianza a tutti riguardo a Gesù, attraverso le profezie scritte centinaia o addirittura mille anni prima e facendo sì che Gesù compisse molti miracoli in quel periodo.

D: In Gv 8,14-18, perché Gesù rispose ai farisei in quel modo?

R: Probabilmente vi sono diverse ragioni.

1. Essendo parte di quella cultura, Gesù comprendeva i preconcetti dei farisei in generale.

2. Gesù comprendeva questi farisei a livello individuale.

3. Gesù parlava spesso in modo figurato per sua scelta (Giovanni 16:25, 29).

4. Potrebbe essere un atto di misericordia non dire troppo a coloro che Lo hanno respinto, come dimostrano 2 Pietro 2,21-22 e Giovanni 15,22-25.

Inoltre, in Giovanni 8:17, Gesù disse «la vostra legge» perché il Suo rapporto con la legge era diverso dal loro, proprio come Gesù avrebbe detto «mio Padre» e «vostro Padre», ma non «nostro Padre», tranne quando insegnava loro il Padre Nostro.

D: In Gv 8,17 e Gv 10,34, Gesù disse «la vostra» legge?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

In Giovanni 8:17, il Nuovo Testamento greco di Aland (1975) non menziona alcun manoscritto greco che riporti l’espressione «la legge di voi». Essi riportano semplicemente «la legge».

Per quanto riguarda Giovanni 10,34, la maggior parte dei manoscritti in Giovanni 10,34 riporta «la legge». Tra questi figurano: Bodmer II (125-175 d.C.), Bodmer 14 e 15 (inizio del III secolo), il Sinaitico, il Vaticano, l’Alessandrino, il Lezionario bizantino, il copto sahidico, il copto bohairico, il gotico, l’armeno e l’Athanasius.

Tuttavia, alcuni manoscritti relativi a Giovanni 10:34 riportano: «la vostra legge». Tra questi figurano il Papiro Chester Beatty I (100-150 d.C.), il Sinaitico (corretto), il Cantabrigiensis, nonché gli scrittori Tertulliano (198-220 d.C.) e Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.).

D: In Gv 8,18-19, Gesù stava parlando del Suo Padre; che cosa c’è di sbagliato, quindi, nel chiedere a Gesù dove fosse il Suo Padre?

R: Mentre Gesù parlava di Dio Padre nei cieli, chi poneva la domanda non lo stava facendo. Colui che poneva la domanda stava accusando Gesù di essere nato fuori dal matrimonio. Non cercava una risposta da Gesù; voleva semplicemente ricordare alla folla le «incertezze» sulla nascita di Gesù per screditarlo agli occhi della folla. Tuttavia, la formulò come una domanda per non far apparire troppo evidente ciò che stava cercando di fare.

D: In Gv 8,24.58; Gv 13,19 e Gv 18,5.6, oltre a «Io sono», quali altri titoli condividono il Padre e Gesù?

R: Ecco un elenco parziale dei titoli di Dio nell’Antico Testamento e dei titoli di Gesù nel Nuovo Testamento.

Riferimento nell’Antico Testamento

Titolo

Riferimento nel Nuovo Testamento

Giobbe 33,4; Isaia 40,28

Creatore

Giovanni 1:3; Colossesi 1:16-17

Salmo 106:21; Isaia 45:21-23

Salvatore

Giovanni 4:42; Efesini 5:23; Atti 4:12

Isaia 7:14; 9:6; 10:21

Dio

Mt 1,23; Gv 1,1; Rm 9,5; Col 2,9

Esodo 3:14; Deuteronomio 32:39

IO SONO

Giovanni 8:24,58; 13:19; 18:5,6

Isaia 41:4; 44:6; 48:12

Il Primo e l’Ultimo

Apocalisse 1:17; 2:8; 22:13

Deuteronomio 32:4; Salmo 28:1

Roccia

1 Corinzi 10:4; Matteo 16:18

Salmo 27:1; Michea 7:8

Luce

Luca 2:32; Giovanni 1:9; 8:12

Genesi 18:25; Salmo 58:11; Gioele 3:12

Giudice

Apocalisse 14:10; 2 Corinzi 5:10; 2 Timoteo 4:1

D: In Gv 8:29, come è possibile che il Padre [presumibilmente] non avrebbe mai abbandonato Gesù, dal momento che Gesù disse: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» in Mt 27:26 e Mc 15:34?

R: Giovanni 8:29 NON afferma che il Padre non avrebbe mai abbandonato Gesù. Dice: «non mi ha lasciato solo» (o «non mi ha abbandonato»). Il Padre abbandonò Gesù sulla croce, ma d’altra parte, mentre moriva, Gesù disse: «Nelle tue mani affido il mio spirito», in Luca 23:47.

D: In Giovanni 8:31, perseverare nella parola di Gesù è una condizione per essere suo discepolo?

R: È una prova, non una condizione preliminare. Un’analogia può aiutare a rispondere a questa domanda. Respirare è una condizione per essere vivi? Respirare è la prova di essere vivi. Tuttavia, sebbene si possa praticare la respirazione artificiale all’infinito su un cadavere, ciò non lo riporterà in vita. Inoltre, una persona viva può trattenere il respiro per alcuni minuti, ma poi sentirà un forte bisogno di respirare di nuovo e lo farà.

Allo stesso modo, perseverare nell’obbedienza alla parola di Gesù è una prova della nuova vita in Cristo. Un non cristiano può seguire gli stessi comandamenti, per un certo periodo, ma ciò non significa che abbia chiesto a Gesù di essere il Signore e Salvatore della propria vita. Un cristiano potrebbe scegliere di non obbedire a Gesù per un certo periodo, ma se è veramente salvato, sentirà un forte bisogno di tornare a Cristo e lo farà.

D: In Gv 8,32, cosa intendeva Gesù con «vi renderà liberi»?

R: Gesù ci rende liberi in almeno quattro modi meravigliosi.

Dal punto di vista giudiziario: Dio dichiara che tutti i nostri peccati sono stati «pienamente espiati» grazie al dono di Gesù che è morto sulla croce

In questa vita, veniamo liberati dalla schiavitù del peccato e dalla compulsione a peccare.

In eterno, saremo liberati dalla Seconda Morte e vivremo per sempre con Dio, senza timore di cadere.

Nella vita quotidiana, possiamo vivere una vita di speranza, amore e gioia nella libertà di Cristo.

D: In Gv 8,37, come è possibile che non avessero spazio nei loro cuori per la parola di Gesù?

R: Gesù ne ha dato una descrizione molto appropriata. Nella loro peculiare logica non c’era spazio per il Messia che doveva venire in mezzo a loro. Nel loro cuore non c’era alcun desiderio di vedere il Messia. Non avevano alcuna intenzione di attendere il Messia, né di seguirLo se fosse venuto e non si fosse conformato ai loro desideri. Erano incapaci di imparare, non perché non potessero comprendere, ma perché non volevano comprendere; non erano incapaci, ma restii.

Gesù non si limitava a criticare le loro conclusioni. Piuttosto, criticava la loro apatia nel voler scoprire quale fosse la verità.

Oggi, i cristiani che cercano la verità possono ingenuamente pensare che anche tutti gli altri, nel modo giusto o sbagliato che sia, stiano cercando la verità. Molti devono prima desiderare di trovare la verità, prima che trovarla possa portare loro qualche beneficio.

D: In Gv 8,44, perché Gesù disse alle persone che attribuivano grande valore alla propria discendenza che il loro padre era il diavolo?

R: Suppongo che fosse perché Gesù non ha mai frequentato un corso su «Come conquistare amici e influenzare le persone». La correttezza politica di Gesù è altamente discutibile in questo caso, così come in altri.

Seriamente, Gesù era più preoccupato per loro e per il loro destino eterno che per il fatto che le Sue parole potessero piacergli o meno.

Oggi, uno dei motivi per cui alcuni cristiani (me compreso) si sono resi colpevoli di non aver condiviso il Vangelo quanto avrebbero dovuto è che hanno amato l’amicizia più di quanto abbiano avuto a cuore l’amico.

D: In Gv 8,47, in che modo coloro che sono di Dio ascoltano la parola di Dio?

R: Coloro che sono di Dio ascoltano la parola di Dio in due sensi diversi.

I credenti hanno già ascoltato la parola di Dio, l’hanno accolta con gioia e hanno affidato la propria vita a Dio.

Gli eletti potrebbero non essere ancora stati salvati. Tuttavia, il termine «eletti» significa che saranno salvati prima o poi.

D: In Gv 8,48, perché cercarono di “insultare” Gesù accusandolo di essere un samaritano?

R: Per loro si trattava di un grave insulto, e Gesù avrebbe compreso chiaramente ciò che essi comunicavano riguardo al loro disprezzo nei Suoi confronti. Tuttavia, Gesù non considerò quelle parole un insulto e, a quanto pare, non si prese nemmeno la briga di rispondere.

D: In Gv 8,50, in che senso il Padre è il giudice, dal momento che in Gv 5,22 si afferma che «il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio»?

R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta. Esistono due giudizi: il giudizio del Grande Trono Bianco e il giudizio del bema di Cristo per le ricompense dei credenti. Esistono diversi termini greci per indicare il giudizio, che significano «discernere» e «condannare». Tuttavia, tenendo conto delle differenze di tempo verbale, il termine greco in entrambi i versetti è lo stesso: krinei.

La risposta è che, per quanto riguarda il giudizio di tutte le persone, il Padre è il giudice e l’autorità suprema, ma il Padre non giudica nulla se non attraverso Gesù. La Bibbia parla solo del Padre come colui che ci predestina, ma noi siamo predestinati e salvati attraverso Cristo. Giovanni 5:22 non dice semplicemente che il Padre lascia che Gesù giudichi alcune persone; piuttosto, il Padre non emette alcun giudizio al di fuori di ciò che ha affidato a Cristo.

Ecco come si svolge la scena in Apocalisse 20:11-15. Colui che siede sul grande trono bianco è molto probabilmente il Padre. Vi sono due libri: il libro delle opere e il Libro della Vita. Il Libro della Vita è il «Libro della Vita dell’Agnello» secondo Apocalisse 21:27. Il Padre manda tutti nel lago di fuoco coloro che non sono scritti nel Libro della Vita dell’Agnello.

D: In Gv 8,51, in che modo coloro che osservano le parole di Gesù non vedranno mai la morte?

R: Si veda la discussione su Giovanni 6,50-51 per la risposta.

D: In Gv 8,57, ciò potrebbe significare che Gesù avesse in realtà circa 50 anni, come insegnava Ireneo di Lione (182-188 d.C.)?

R: No. Ireneo fu un grande maestro cristiano dei primi tempi, ma anche i migliori maestri cristiani possono commettere errori, e in questo caso Ireneo si sbagliava completamente (Ireneo, Contro le eresie, libro 2, cap. 22.6, p. 392). Erano i farisei ad affermare che Gesù avesse meno di 50 anni. Forse volevano esagerare la Sua giovinezza. Quando si esamina un versetto della Bibbia, è di fondamentale importanza identificare chi sta parlando.

D: In Gv 8,58, perché Gesù utilizzava qui il Nome Divino?

R: Gesù stava dicendo chiaramente agli ebrei che Egli non era solo un profeta, non era solo il Messia, ma che Gesù era Dio stesso. Abramo conosceva questo nome, ma fu a Mosè, presso il roveto ardente (Esodo 3), che Dio stesso rivelò per la prima volta il pieno significato del Suo nome

D: Giovanni 8:58 significa che Gesù preesisteva, ma non era eternamente preesistente, come insegnano i Testimoni di Geova (Ragionare dalle Scritture, 1989, p. 418)?

R: No. Giovanni 8:58 afferma che Gesù esisteva prima che Abramo nascesse, ma non specifica da quanto tempo Gesù esistesse prima della nascita di Abramo. Giovanni 1:1 ci dice tuttavia: «In principio era il Verbo…», e nulla è stato fatto se non per mezzo di Cristo. In *Quando i membri delle sette chiedono*, alle pagg. 173-174, si spiega che si tratta dello stesso termine usato per Dio Padre, e che tale uso non implica affatto che Dio Padre abbia avuto un momento in cui è esistito per la prima volta.

D: Giovanni 8:58 significa forse che tutti gli esseri umani hanno in sé la presenza di Dio espressa con «Io Sono», come insegnano i seguaci della New Age Mark ed Elizabeth Claire Prophet (Lost Teachings of Jesus, pag. 87) e Mary Baker Eddy, fondatrice della Scienza Cristiana (Science and Health with the Key to the Scriptures, pagg. 333-334)?

R: No. Si presti attenzione all’argomento del discorso di Gesù e alla reazione dei Giudei. Gesù stava parlando di Se stesso, non di noi. I Giudei reagirono negativamente perché capirono che Gesù affermava di essere Lui stesso Dio. Nessuno nei Vangeli, né alcun autore della Chiesa primitiva, ha mai inventato l’idea che Gesù intendesse dire che l’espressione «Io Sono» si riferisse a tutti gli esseri umani.

D: In Gv 8,59, perché Gesù, che è Dio, si nascose in quel luogo?

R: Gesù si nascose perché stavano cercando di lapidarlo. Gesù era Dio, anche sulla terra, ma come mostra Filippesi 2,7, Gesù si spogliò volontariamente della propria natura divina e si fece nulla quando venne sulla terra. Una persona può compiere la volontà di Dio e nascondersi dai malfattori.

D: In Gv 9,1, quest’uomo era nato cieco a causa dei peccati commessi prima della sua reincarnazione, come insegna la Scuola dell’Unità del cristianesimo?

R: Se Gesù avesse detto: «Quest’uomo è nato cieco a causa dei peccati commessi prima di nascere in questa vita», allora la Scuola dell’Unità del cosiddetto cristianesimo avrebbe ragione.

Tuttavia, Gesù non solo non ha detto questo, ma ha anche affermato il contrario. Infatti, questo versetto può essere utilizzato per dimostrare che la reincarnazione NON è stata un fattore determinante nella cecità di quest’uomo. Nello specifico, quando a Gesù fu chiesto se fosse stato quest’uomo o i suoi genitori ad aver peccato, Gesù rispose: nessuno dei due.

D: In Gv 9,1-3, perché esattamente quest’uomo era nato cieco?

R: Gesù disse che non era a causa del suo peccato né di quello dei suoi genitori. Le persone in generale soffrono in questa vita, anche a causa di difetti congeniti, poiché nasciamo come creature decadute che vivono in un mondo decaduto. Tuttavia, nel caso specifico di quest’uomo, la sua cecità sarebbe servita a glorificare Dio, poiché Gesù lo guarì e i suoi occhi sarebbero stati una testimonianza affinché altri potessero vedere la verità di Gesù.

Al contrario, i rabbini ebrei successivi avevano ben chiaro il motivo per cui le persone fossero affette da malattie. L’idropisia indicava che la persona aveva commesso un peccato sessuale; l’itterizia era sinonimo di odio inestinguibile; la povertà e l’umiliazione indicavano il peccato dell’orgoglio; e un disturbo al fegato (?) indicava la maldicenza. In Shabbath 55a si legge: «Non c’è morte senza peccato, né castigo senza male».

D: In Gv 9,4, cosa intendeva dire Gesù quando affermò che sta arrivando la notte in cui nessuno potrà più operare?

R: La risposta presenta due aspetti.

Presto, questa fase dell’opera di Dio, durante la quale Gesù camminò sulla terra, sarebbe giunta al termine.

Per un breve periodo, tra la crocifissione e la Resurrezione, sarebbero stati tutti dispersi. Non avrebbero più operato nel ministero, in modo significativo, fino alla Pentecoste, 50 giorni dopo la Pasqua ebraica.

Ma soprattutto, gli ebrei erano disposti ad ascoltare il nuovo insegnamento di Gesù, e questa apertura sarebbe presto venuta meno dopo i primi giorni della Chiesa primitiva.

Ancora oggi, nel lavoro di ministero è necessario avere il senso del tempismo. I paesi si aprono o si chiudono al Vangelo a seconda del regime politico al potere. Intere culture diventano più aperte o più chiuse in base alla loro prosperità, ai loro media e ad altre influenze terrene (e non solo terrene).

D: In Gv 9,6, perché Gesù preparò dell’argilla con la propria saliva, dal momento che avrebbe potuto semplicemente pronunciare le parole?

R: Ci sono moltissimi modi in cui Gesù avrebbe potuto guarire quell’uomo. Forse Gesù voleva ricorrere a questo metodo per sottolineare che, in quanto Parola di Dio, era Lui colui che aveva creato l’uomo, compresi i suoi occhi, dalla polvere della terra. Tecnicamente Gesù non gli restituì la vista, poiché egli non aveva mai avuto la vista in primo luogo. Una teoria sostiene che l’uomo non avesse i bulbi oculari, quindi Gesù, in quanto Creatore, glieli stava formando. Inoltre, le tradizioni rabbiniche proibivano di impastare l’argilla durante lo Shabbat, e Gesù stava infrangendo tale tradizione.

D: In Gv 9,7, perché Gesù lo mandò alla piscina di Siloé?

R: Gesù avrebbe potuto guarirlo immediatamente, senza recarsi alla piscina, e Siloé si trovava all’estremità sud-orientale della città, a una certa distanza. Il cieco, che probabilmente era abituato a farsi fare tutto da altri nella vita, avrebbe dovuto prendere l’iniziativa e farsi accompagnare da qualcuno alla piscina. Molte persone a Gerusalemme avrebbero visto questo cieco, con il fango negli occhi, camminare per la città per recarsi alla piscina e ricevere la guarigione. Sarebbe stato uno spettacolo insolito.

D: In Gv 9,7, perché è significativo che la parola che indica la piscina, Siloam, significhi «inviato»?

R: Giovanni lo riteneva significativo, poiché ce lo sottolinea in modo particolare. Da un certo punto di vista, l’uomo si recò lì per lavarsi perché era stato mandato da Gesù. Gesù stesso era un «inviato», mandato dal Padre. Come credenti, siamo «inviati» da Dio in vari luoghi e in diverse circostanze. Non sempre Dio ci manda nei luoghi più piacevoli, ma in quelli dove desidera che andiamo.

Da un altro punto di vista, l’unica grande piscina nei dintorni si chiamava Siloam, e «sembra davvero una coincidenza insolita» che vi sia questo gioco di parole: l’uomo mandato alla piscina del “mandato”? – salvo che con Dio non esistono coincidenze. Dio può scrutare e modificare la storia per creare un gioco di parole, ma questo gioco di parole non era finalizzato all’umorismo, bensì a fornire un ulteriore indizio del fatto che Gesù fosse chi affermava di essere. Sebbene Gesù fosse parte della storia, Egli non era stato creato per la storia; era la storia ad essere stata creata per Gesù.

D: In Gv 9,14-16, perché i farisei affermarono che Gesù non osservava il sabato?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Nessuna legge dell’Antico Testamento proibiva di guarire, di salvare la vita di un animale o di salvare la vita di una persona durante il sabato. Nessuna legge stabiliva che non si potesse dimostrare amore per il prossimo e prendersi cura di lui in quel giorno. Si trattava semplicemente del divieto di lavorare.

I farisei aggiunsero ulteriori restrizioni all’opera di Dio, affermando che non si potevano fare molte cose (ad esempio, si poteva camminare per un miglio ma non per due) e che non si potevano creare cose. A quanto pare, essi consideravano la guarigione come un atto di «creazione» e quindi proibita secondo la loro interpretazione.

Oggi, come allora, è molto importante distinguere tra ciò che Dio ha detto e la vostra interpretazione di ciò che Dio ha detto, come dimostrano 1 Corinzi 4:6 e Proverbi 30:5-6.

D: In Giovanni 9:24, perché i farisei dissero: «Rendete gloria a Dio»?

R: Si trattava di un solenne monito a dire la verità. Giosuè 7:19 utilizza un’espressione simile.

D: In Giovanni 9:26-27, perché i farisei chiedevano di nuovo? Come si fa a capire quando le domande di qualcuno sono sincere?

R: A prima vista sembrava che volessero davvero sapere, o che non avessero sentito la prima volta. Tuttavia, nemmeno l’uomo nato cieco si lasciò ingannare; sapeva che si trattava solo di una cortina fumogena. Non chiedevano perché volessero conoscere la verità; chiedevano per trovare qualche lacuna o difetto nella testimonianza dell’uomo o nelle azioni di Gesù.

Non tutte le domande sono sincere; anche alcune di quelle formulate in modo sincero non lo sono, ma nascondono un secondo fine.

Una volta stavo parlando con un ragazzo che si definiva ateo e mi ha posto delle domande sulla predestinazione e sul libero arbitrio. Dopo aver parlato per un’ora, alla fine gli ho chiesto: «Se potessi dimostrarle che Gesù era chi affermava di essere, lo seguirebbe?». Senza alcuna esitazione ha risposto: «Assolutamente no! Voglio vivere la mia vita come desidero». Un pensiero mi balenò nella mente; forse era lo Spirito Santo o forse ero solo io. Ma il pensiero era: «Un’ora, semplicemente sprecata». E se gli avessi posto quella domanda all’inizio della conversazione e, qualora questa conversazione non avesse avuto alcun effetto sul suo avvicinamento a Cristo, avessimo invece parlato di qualcosa che lo avrebbe avuto?

Quando si discute di una questione con un non credente, si dovrebbe chiedere, all’inizio, se la risoluzione di tale questione lo avvicinerebbe o meno a riporre la propria fede in Cristo. Se risponde di sì, allora si continui. E alla fine della conversazione, se vede che la questione è stata risolta, allora gli si chieda cosa gli impedirebbe di andare avanti e di prendere un impegno verso Cristo.

Si comportavano come se volessero conoscere la verità, eppure non volevano nemmeno ammettere che qualcuno capace di compiere miracoli che solo Dio può compiere potesse provenire da Dio. La risposta dell’ex cieco si riassume così: «Vergognatevi!» A volte, quando qualcuno ha il cuore indurito, è proprio questo che dovremmo dire anche noi.

D: In Gv 9,34, se un bambino o qualcuno che non stimiamo ci dicesse di fare qualcosa, e sapessimo che è la cosa giusta da fare, dovremmo farlo?

R: Sì, anche se i farisei in Giovanni 9:34 non la pensavano così. Ma se vogliamo seguire Dio e compiere ciò che è santo, dovremmo fare ciò che è giusto indipendentemente da chi ce lo dica. Giacomo 4:17 afferma: «Chiunque, dunque, sappia cosa è giusto fare e non lo faccia, commette peccato». Non si fa menzione del fatto che ciò possa essere ignorato se la persona che ve lo dice è un bambino o chiunque altro.

D: In Giovanni 9:34, perché i farisei affermarono che l’uomo cieco era nato nel peccato?

R: Probabilmente non stavano esprimendo la loro visione della natura umana in generale. Piuttosto, ritenevano che il fatto che quell’uomo fosse nato cieco dimostrasse che, a differenza delle altre persone, fosse nato nel peccato. Gesù contraddisse questo falso insegnamento in Giovanni 9:1-3.

Il Midrash ebraico su Deuteronomio 31:14 afferma che una donna incinta che pecca induce il proprio figlio non ancora nato a peccare, secondo il New International Bible Commentary, pag. 1248, tratto da (cfr. N.P. Williams, Ideas of the Fall and Original Sin, 1927, pag. 98).

L’uomo non poteva più pregare nella sinagoga, poiché era stato espulso dai farisei. Ma la mancanza di quel luogo non aveva importanza, poiché egli adorava invece Gesù.

D: In Gv 9,27-32, i farisei stavano di fatto impedendo a Dio di agire in questo modo. In che modo le persone cercano oggi di impedire a Dio di agire?

R: Lo fanno in molti modi, sebbene non sempre siano consapevoli di ciò che stanno facendo.

I musulmani credono che Dio non abbia un Figlio, ma molti musulmani ritengono che Dio Onnipotente non possa avere un Figlio.

I Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) credono che il loro dio, il dio di questo mondo, sia diventato dio seguendo le leggi e le ordinanze. Le leggi e le ordinanze sono, in un certo senso, superiori ai loro dei.

Molti avventisti del settimo giorno credono che Dio non possa cambiare il sabato come giorno di riposo.

Alcuni calvinisti ritengono che, se Dio concedesse il libero arbitrio a qualsiasi essere, allora Dio non sarebbe più Dio. Per approfondire l’argomento, potete leggere l’insegnamento di R.C. Sproul su «una molecola ribelle». Essi non ritengono, o non vogliono ritenere, possibile che il Dio onnisciente possa concedere un grado di libertà, sapendo con certezza quale scelta verrebbe compiuta, e che tale libertà sia comunque soggetta alla Sua sovranità. Il Dio onnipotente ha il potere di «consentire». Fortunatamente molti calvinisti, come Francis Schaeffer, lo riconoscono.

Alcuni arminiani ritengono che Dio non possa predestinare, poiché ciò non sarebbe «giusto». Essi devono considerare che, sebbene la Bibbia affermi che Dio è giusto, non dice mai che Dio sia «giusto» o «equo» secondo qualche standard umano.

Vi sono anche altri esempi.

D: In Gv 9,40, perché i farisei chiesero a Gesù se pensasse che fossero ciechi?

R: La loro capacità fisica di vedere non aveva nulla a che fare con la loro domanda, né con la risposta di Gesù. Erano abituati alle metafore e stavano chiedendo a Gesù la Sua opinione su di loro. Gesù riteneva che i massimi leader spirituali del popolo fossero effettivamente spiritualmente ciechi?

Gesù in realtà non disse: «Voi potete vedere o non potete vedere». Disse che se fossero stati sinceramente insensibili alle cose spirituali (ciechi), non sarebbero stati colpevoli di peccato. Ma poiché affermavano di poter vedere le cose spirituali, indipendentemente dal fatto che potessero davvero farlo o meno, non solo erano ciechi, ma anche colpevoli nei confronti di Dio. I farisei non erano semplicemente ciechi, ma colpevoli di cecità volontaria.

D: In Gv 10,1-2, cosa sta dicendo Gesù in senso figurato riguardo ai ladri e ai briganti?

R: Chiunque, allora come oggi, affermi di essere la via o di poter indicare la via, pur non provenendo dal vero Dio, è un ladro e un brigante. I ladri di pecore di solito non arrivavano per prelevare con la forza ogni singola pecora una ad una. Aprivano il cancello e cercavano di condurre via l’intero gregge. I ladri cercano di rubare di nascosto, mentre i briganti rubano con la violenza. A prescindere da ciò, chiunque entrasse nell’ovile scavalcando il muro aveva cattive intenzioni. Il modo in cui si entra è importante tanto quanto il fatto stesso di entrare.

Spesso mescolavano pecore provenienti da diversi greggi nello stesso recinto, e non marchiavano le pecore per distinguere a chi appartenesse ciascuna di esse. Piuttosto, il pastore chiamava le pecore, e solo quelle affidate alle sue cure lo seguivano.

Ora, non ci si può aspettare che le pecore facciano molto, poiché non sono particolarmente intelligenti, ma sanno comunque seguire il loro pastore e nessun altro. Ciò che è sorprendente, però, è il numero di esseri umani che pensano di poter seguire Cristo e, allo stesso tempo, si lasciano tentare dal seguire ladri e briganti.

D: In Gv 10,2.7, in questa parabola, Gesù è il pastore o la porta?

R: Entrambi. Sebbene gli scrittori antichi non fossero contrari a mescolare le metafore, in questo caso entrambe fanno parte della stessa metafora. Un ovile, costruito con muri di fango o di pietra, spesso non aveva una porta di legno. Il pastore stesso si sdraiava davanti all’apertura fungendo da porta.

D: In Gv 10,8, chi erano i ladri e i briganti che sono venuti prima di Gesù?

R: Si trattava di falsi messia e falsi profeti. I falsi messia, in generale, persuadono le persone a riporre la propria fiducia in loro anziché nel vero messia. I falsi profeti esortavano invece a riporre fiducia in un falso messia o in un falso dio.

Inoltre, queste parole furono pronunciate durante il periodo di Hanukkah, che commemora la riconsacrazione del tempio sotto Giuda Maccabeo. A quel tempo vi erano leader corrotti di Israele, che si erano venduti ai Seleucidi, e vi erano leader corrotti, i sadducei, che si erano venduti ai Romani in quel periodo.

D: In Gv 10,11 Gesù è il Pastore, oppure è l’Agnello in 1 Cor 5,7 e in Gv 1,29-34?

R: Si tratta di figure retoriche chiamate metafore, ed entrambe sono appropriate e vere per Gesù. Egli è il nostro Pastore in quanto ci guida e noi siamo tenuti a seguirlo e a obbedirgli. Ma Gesù è venuto per morire come Agnello pasquale per i nostri peccati.

D: In Gv 10,11 Gesù ha dato la propria vita per le Sue pecore, o anche per i Suoi nemici, come indicano Rm 5,6.10 e 2 Pt 2,1?

R: Gesù ha dato la propria vita non solo per coloro che erano Suoi amici prima della Sua crocifissione, ma ha dato la propria vita anche per i Suoi nemici, come Saulo di Tarso che odiava il nome «cristiano». Ma Saulo in seguito si pentì e cambiò il proprio nome in Paolo. Romani 5:10 ci dice che Cristo non è morto per le persone che desideravano la salvezza, ma è morto anche per coloro che inizialmente non volevano avere nulla a che fare con la salvezza di Cristo, ma che in seguito si sono convertiti e si sono pentiti.

Cristo è morto anche per coloro che non si sarebbero mai pentiti? Sì, l’offerta di salvezza di Cristo è per tutti, come afferma 1 Giovanni 2:2. Tuttavia, la salvezza di Cristo «non ha alcun valore per loro, poiché non hanno condiviso la fede di coloro che l’hanno compresa» (Eb 4,2). Non serve a nulla per coloro che «rinnegano il Signore che li ha riscattati» (2 Pt 2,1), che «hanno respinto il disegno di Dio per loro» (Lc 7,30) e che «si aggrappano a idoli vani [e] abbandonano la Sua amorevole devozione» (Giona 2,8) (BSB)

Si veda *When Critics Ask*, pag. 416, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Gv 10,14-33, in quale punto le parole di Gesù sarebbero state una bestemmia se fossero state pronunciate da un uomo comune?

R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, qualsiasi altra persona che pronunciasse le parole di Giovanni 10:1 in poi sarebbe un falso profeta, se dicesse queste parole riferendosi a se stessa. Quando Gesù parla delle «Sue pecore» e della «Sua autorità», sta affermando la Sua pretesa di essere Dio, anche prima di Giovanni 10:33-42.

D: In Gv 10,16, chi sono le altre pecore a cui Gesù si riferisce?

R: Gesù si riferisce ai gentili (non ebrei). Non si riferisce solo alle popolazioni del Nuovo Mondo, come insegnano i mormoni. Non si riferisce a tutti coloro che credono e non fanno parte dei 144.000 dei Testimoni di Geova, come insegnano i Testimoni di Geova. Si vedano *The Complete Book of Bible Answers*, pagg. 57-58, *When Cultists Ask*, pagg. 175-176 e *Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse*, pagg. 78-79 per risposte più approfondite.

D: In Gv 10:18, in che modo a Gesù fu dato il potere di deporre la propria vita e di riprenderla?

R: Gesù si spogliò di sé stesso quando venne sulla terra, pertanto non aveva alcun potere se non quello che il Padre e lo Spirito gli avevano conferito. Sulla terra, essi gli conferirono il potere di dare la propria vita (morire fisicamente) e di tornare in vita.

D: In Gv 10,23, che cos’era la Festa della Dedicazione, che si celebrava in inverno?

R: Si tratta della stessa Festa delle Luci, o Hanukkah, secondo il *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 310, e il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1527. Hanukkah commemorava la riconsacrazione del Tempio dopo che era stato profanato durante il periodo in cui i Maccabei liberarono Israele. È importante notare che Hanukkah non è menzionata come festa nell’Antico Testamento, ma Gesù la celebrò insieme ad altri ebrei. È lecito celebrare una festa che non figura nella Bibbia.

D: In Gv 10,26, alcuni ebrei non erano pecore di Gesù perché non credevano, oppure non credevano perché non erano pecore di Gesù?

R: Innanzitutto un semplice studio lessicale, seguito da tre punti di vista.

Analisi lessicale: il termine greco tradotto qui con «perché» è gar. La Concordanza di Strong ne indica come significato primario «ragione». La Concordanza di Strong precisa inoltre che può significare «e, come, poiché (quello), ma, persino, per, infatti, senza dubbio, visto che, allora, pertanto, in verità, cosa, perché, tuttavia». Il Nuovo Testamento greco di Aland afferma che significa: poiché, dato che, allora; in verità, certamente; Che cosa! Perché!. Pertanto, il termine greco gar presenta una vasta gamma di significati. Inoltre, Gesù potrebbe aver pronunciato queste parole in aramaico, non in greco, quindi non è possibile individuare con precisione un’unica definizione. Ad ogni modo, ecco tre possibilità, e la terza è la più probabile.

Pertanto: non erano pecore di Gesù perché non credevano. Tuttavia, il greco dispone di termini molto più forti per esprimere «pertanto», come ad esempio oukoun, che venivano frequentemente utilizzati nel Nuovo Testamento, e tali termini non sono stati impiegati in questo contesto.

A causa del fatto che: credevano proprio perché non erano le pecore di Gesù. Sebbene il termine greco sia simile al termine inglese «for» in quanto potrebbe indicare sia questa interpretazione che quella precedente, la struttura della frase favorisce questa interpretazione rispetto alla precedente. Le persone tendono naturalmente a sottolineare l’aspetto secondo cui non erano pecore di Gesù perché non credevano. Tuttavia, questo passo biblico afferma il contrario. La New Geneva Study Bible, a pag. 1683, menziona questa interpretazione, pur non escludendo necessariamente l’altra.

Entrambe: Affermare che si tratti di una scelta esclusiva è una semplificazione artificiale. È simile a chiedersi se le persone siano vive perché respirano, o se respirino perché sono vive. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 311, menziona che questa «è una semplice affermazione della loro condotta. Ricorda inoltre il mistero ultimo dell’elezione di Dio».

D: In Gv 10,28-29, cosa si afferma riguardo alla possibilità che una delle pecore di Gesù perda la propria salvezza e finisca all’inferno?

R: Questo versetto insegna chiaramente che Dio farà in modo che nessuno, siano essi demoni o esseri umani, possa sottrarci con la forza la nostra salvezza. Anche Romani 8,35-36 afferma che nulla può separarci dall’amore di Dio. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 311, precisa che il testo greco recita: «essi infatti non periranno mai». Si afferma inoltre che il termine «strappare» (harpasei) è correlato alla parola che indica il lupo famelico: *harpax*. Si veda il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1527, per ulteriori approfondimenti sul fatto che la vita eterna non sia subordinata al comportamento di una persona.

Ciononostante, una persona non eletta può convincere il mondo, e persino se stessa, di essere cristiana, per poi scegliere di allontanarsi dalla professione di fede in Cristo.

Tuttavia, alcuni cristiani sostengono che, sebbene nessuno possa sottrarci la salvezza, i veri cristiani possano scegliere di sfuggire di propria iniziativa dalla mano di Dio e finire all’Inferno. Questo versetto non conferma né smentisce tale punto di vista.

David O’Brien, nel suo *Today’s Handbook for Solving Bible Difficulties*, alle pagine 307-310, afferma che un credente non può mai «smarrire» la propria salvezza, nel senso che nessun credente può peccare in modo così grave da perdere, a sua insaputa, la propria salvezza. Il fatto di rimanere salvati non dipende dalle opere, così come non dipende dalle opere il fatto di essere salvati. Tuttavia, un vero credente potrebbe scegliere consapevolmente di «restituire» la propria salvezza a Dio. In tal caso, sarebbe simile a coloro che conoscevano la verità e crocifissero Gesù.

D’altra parte, si veda il libro di Ron Rhodes, *The Complete Book of Bible Answers*, alle pagine 190-193, per conoscere il punto di vista secondo cui, una volta che una persona è stata salvata, nulla né nessuno (nemmeno lei stessa) può separarla da ciò che Dio ha promesso.

D: In Gv 10,28-29, qual è la Sua opinione riguardo alla sicurezza eterna (una volta salvati, salvati per sempre)?

R: Credo nel principio «una volta salvato, sempre salvato» per due ragioni:

a) Da una prospettiva atemporale, è una contraddizione intrinseca che Dio «sappia» che una persona è salvata e poi scopra di essersi sbagliato e che la persona in e non sia salvata. In realtà, ciò potrebbe essere sintetizzato come «una volta eletto, sempre eletto». (A proposito, non sono un calvinista).

b) Da una prospettiva temporale, Dio promette di imprimere su di noi il Suo sigillo dello Spirito Santo, garantendo la nostra eredità. Nessuno può strapparci dalla mano di Dio (Giovanni 10:28). Tutti coloro che sono stati «... giustificati saranno glorificati» (Romani 8).

Ecco alcuni versetti al riguardo.

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La salvezza è un dono di grazia, non si guadagna con le opere. Nessun merito da parte nostra può salvarci. Ef 2,8-9; 2 Tim 1,9; Tt 3,5; At 26,20; Rm 3,23-24; 4,5; 6,14-15; 9,32; 11,5-6; Gal 3,2,3,10-14

La vera fede porta frutto, poiché la fede senza opere è morta. Giac 2:14-26; ~1 Gv 3:17-19

Tutti i veri credenti si adoperano per obbedire a Dio ed esprimere amore verso Dio e verso il prossimo. 1 Gv 3:14-15

I credenti possono essere certi della loro vita eterna. 1 Gv 4,17; 5,11-19; 3,24; 4,13; Ef 3,12

Dio non solo ci salva, ma ci sigilla e ci preserva. Ef 1,13-14; Giuda 24; 1 Tim 1,14

D’altra parte, ho visto la dottrina del «una volta salvati, salvati per sempre» utilizzata in modo errato e sbilanciato. Una signora mi raccontò una volta di suo figlio, studente universitario, che aveva lasciato casa per andare a vivere in California con la sua fidanzata. Lei sapeva comunque che sarebbe andato in Paradiso, poiché aveva percorso la navata di una chiesa.

Il principio «una volta salvati, sempre salvati» è vero, ma occorre conoscere anche la «dottrina di contrappeso» della conversione fittizia. Alcune persone che non sono salvate riusciranno a ingannare gli altri, e persino se stesse, facendogli credere di essere salvate. Ecco alcuni versetti al riguardo.

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Dobbiamo esaminare noi stessi, poiché i falsi cristiani possono essere ingannati. 2 Cor 13:5

I credenti devono essere diligenti fino alla fine per rendere certa la loro speranza. Eb 6:11

Alcuni possono nutrire una falsa certezza di salvezza (Ger 17:10), anche se:

• abbiano l’apparenza della pietà; conoscano le Scritture. 2 Timoteo 3:5; Giovanni 5:39-47

• Credano (in senso intellettuale, non salvifico), siano battezzati. Atti 8:13,20; Giacomo 2:19

• Almeno credessero di profetizzare nel nome di Gesù, di scacciare i demoni e di compiere molti miracoli potenti. Mt 7,21-23; 2 Ts 2,9-10

• Un tempo sono sfuggiti alla corruzione del mondo grazie alla conoscenza del nostro Signore e Salvatore. 2 Pt 2,17-22

Possiamo avere fiducia nella nostra salvezza, possiamo SAPERE di avere la vita eterna (1 Giovanni 5). Tuttavia, abbiamo anche la responsabilità di esaminare noi stessi e di stare in guardia.

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Abbiamo la responsabilità di vigilare attentamente sulla nostra vita e sulla nostra dottrina. 2 Tim 1,14; Col 1,23; Prov 22,5

Non seguire la saggezza di questo mondo. Col 2,8-9; Gc 3,15; 1 Cor 1,17-27; 2,6,8,14; 2 Cor 1,12

Perseverare. Eb 10,23.36; 12,1.12-13; 1 Gv 2,24; 1 Cor 13,7; Rm 5,3-4; Gc 1,3-4.12; 5,11; 2 Pt 1

Sebbene io non sia un calvinista (affermo gli aspetti universali dell’espiazione), sostengo la perseveranza dei santi, che considero una sintesi di queste due dottrine.

a) «Una volta salvati, sempre salvati»: Dio non permetterà a nessuno di perdere la salvezza

b) Conversione fittizia: tutti coloro che sono veramente salvati, anche se si allontanano, torneranno a Dio. Altrimenti, non erano veramente salvati.

D: In Gv 10,30, ciò dimostra che il modalismo è vero, poiché Gesù e il Padre sono Uno?

R: No. Secondo sia il «Trattato sulla Trinità» di Novaziano (cap. 27, pag. 637), sia la grammatica greca, il termine greco è «Uno» (neutro), non «Uno» (maschile); pertanto, essi sono uno nel carattere e nell’essenza, ma non uno nella persona.

D: Giovanni 10,30 dimostra che Gesù è Dio?

R: Dimostra che Gesù è Dio in modo superiore rispetto agli esseri umani che venivano definiti «dei».

D: In Gv 10,30, in che modo il Padre e Gesù sono uno?

R: La Scrittura rivela molti modi in cui essi sono uno.

Uno: Ecco alcuni di questi modi.

1. Condividono titoli comuni

Riferimento nell’Antico Testamento

Titolo

Riferimento nel Nuovo Testamento

Giobbe 33:4; Isaia 40:28

Creatore

Giovanni 1:3; Colossesi 1:16-17

Salmo 106:21; Isaia 45:21-23

Salvatore

Giovanni 4:42; Efesini 5:23; Atti 4:12

Isaia 7:14; 9:6; 10:21

Dio

Mt 1,23; Gv 1,1; Rm 9,5; Col 2,9

Esodo 3:14; Deuteronomio 32:39

IO SONO

Giovanni 8:24,58; 13:19; 18:5,6

Isaia 41:4; 44:6; 48:12

Il Primo e l’Ultimo

Apocalisse 1:17; 2:8; 22:13

Deuteronomio 32:4; Salmo 28:1

Roccia

1 Corinzi 10:4; Matteo 16:18

Salmo 27:1; Michea 7:8

Luce

Luca 2:32; Giovanni 1:9; 8:12

Genesi 18:25; Salmo 58:11; Gioele 3:12

Giudice

Apocalisse 14:10; 2 Corinzi 5:10; 2 Timoteo 4:1

Gesù è chiamato «Padre Eterno», il che potrebbe riferirsi al fatto che Egli è la fonte della vita eterna (Isaia 9:6).

Ambrogio di Milano (378-381 d.C.), nella sua opera *De Spirito Santo*, libro 1, cap. 13, paragrafi 132-139, ha approfondito ulteriormente la questione della condivisione dei nomi divini. Si veda *The Nicene and Post-Nicene Fathers*, seconda serie, vol. 10, pagg. 110-111 per ulteriori approfondimenti su quanto scritto da Ambrogio.

2. Hanno la stessa natura. Filippesi 2:5

3. Essi godono dello stesso onore. Giovanni 5:23

4. Il Padre e Gesù «possiedono» tutto in comune. Giovanni 16:15; 17:10.

5. Sulla terra il Padre dimorava in Gesù. Giovanni 10:38; 14:10-11.

6. Sulla terra Gesù era nel Padre. Giovanni 10:38; 14:11

7. Se conoscete veramente Gesù, allora conoscete il Padre e avete visto il Padre. Giovanni 14:7-9

8. Nessuno viene al Padre se non attraverso Gesù. Giovanni 14:6; 6:45; ~8:24; Atti 3:12

9. Entrambi sono giustamente adorati. Ebrei 1:6

10. Entrambi sono giustamente chiamati Dio. Giovanni 1:1; 20:28, Ebrei 1:8,9

11. A entrambi si rivolgono preghiere. Atti 7:59-60

12. Tutto ciò che esiste nel mondo è stato creato per mezzo di entrambi. Giovanni 1:3, 10; Colossesi 1:16

13. La pienezza della divinità è in Gesù. Colossesi 1:19

14. Essi sono uno nello spirito, nell’amore e nello scopo. Obbedire veramente all’uno significa obbedire all’altro. ~Giovanni 14:23-24

Tuttavia, non sono identici sotto ogni aspetto.

1. Sono distinti. Gesù non era un ventriloquo. Matteo 3:16; Giovanni 8:18.

2. Il Padre, Gesù e tutti noi condividiamo alcune cose, come la vita eterna. Giovanni 16:13-15

Il Padre non possiede alcune cose che noi condividiamo con Gesù dopo la Sua nascita umana. Ebrei 1:6-10; 2:14; 7:3

3. Il Padre non è diventato, non si è evoluto né si è trasformato in Gesù. Ebrei 13:8; 1:9; Giovanni 14:10, 24, 26; 15:1; 16:27-28, 32; 17:5

4. Gesù non è diventato, non si è evoluto né si è trasformato nel Padre. Ebrei 13:8; ~Apocalisse 5:13; Giovanni 20:17; 14:10, 24, 26; 15:1

5. Gesù fu abbandonato sul Calvario. Marco 15:34; Matteo 27:46

6. Per quanto fossero vicini sulla terra, Gesù sarebbe comunque andato dal Padre. Giovanni 14:12; Marco 16:19; Giovanni 20:11

Ciò è stato sintetizzato come segue: «Uniti senza confusione, … distinti senza separazione, indivisibili e senza gradi». Parti di questo testo sono tratte dal Sermone di Atanasio su Luca 10:22, cap. 2, pag. 90

Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1528, offre una risposta leggermente diversa. Pur affermando che essi sono uno in tutti i loro attributi, sostiene che in questo passo Gesù si riferisca al Padre e al fatto che essi siano uno nella potenza.

D: In Gv 10,31, come fu possibile che raccogliessero pietre per lapidare Gesù nel portico di Salomone?

R: Probabilmente il portico di Salomone non presentava pietre sparse; tuttavia, esso era adiacente al lato orientale del tempio, che in quel momento era in fase di ricostruzione ad opera di Erode, pertanto vi erano pietre in abbondanza per i lavori di costruzione. Ciò significa però che queste pietre non erano ciottoli, ma erano grandi almeno quanto la mano di una persona. Il termine greco qui utilizzato significa «portare», non solo «raccogliere», secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 9, pagg. 112-113.

D: In Gv 10,34, anche gli esseri umani sono dei?

R: No. Ci sono cinque punti da considerare nella risposta.

Un numero incalcolabile di persone ha falsamente affermato di essere dio.

Nessun essere umano è il vero Dio, a parte Gesù.

Alcuni uomini sono stati designati come elohim nella Bibbia. Mosè era come Dio (elohim) per il Faraone (Esodo 7:1), in quanto ci si aspettava che il Faraone obbedisse al messaggio di Dio trasmesso tramite Mosè.

Nel Salmo 82:6 il termine «elohim» si riferisce a semplici esseri umani. I cristiani non sono d’accordo sul fatto che il Salmo 82:6 parli in modo ironico, definendo gli uomini malvagi [cosiddetti] «dei», oppure se stia affermando che i giudici designati (elohim) fossero corrotti.

A prescindere da ciò, gli «elohim» del Salmo 82:6 giudicano ingiustamente, camminano nelle tenebre e muoiono come gli uomini.

D: In Gv 10,34-36, perché Gesù fece riferimento al Salmo 82,6 in questo contesto?

R: Gesù avrebbe potuto strutturare la propria argomentazione in altri modi, ma il Commentario evangelico sulla Bibbia, a pag. 862, afferma che in questo caso Gesù stava esponendo la propria tesi come avrebbe fatto un rabbino. Si tratta di un’argomentazione «a fortiori», ovvero che parte dal minore per arrivare al maggiore. Gesù stava utilizzando tre concetti delle Scritture come «leva» per cercare di aprire le menti degli ebrei.

Come fulcro (punto di rotazione) della leva, Gesù si basò sulla loro corretta comprensione del fatto che esiste un solo Dio.

Sul braccio superiore della leva, Gesù utilizzò il concetto secondo cui, nelle Scritture, persino gli uomini malvagi venivano chiamati «elohim» nel Salmo 82. Alcuni interpretano il Salmo 82 come scritto in tono ironico (sarcastico) riguardo a questi uomini che si ergevano come «dei», ma che comunque sarebbero morti nella polvere. Altri, invece, ritengono che gli uomini che ricoprivano la carica di giudici fossero chiamati con il titolo di «elohim», poiché si ponevano al posto di Dio, dispensando la giustizia divina. Il Salmo 82 si riferiva a giudici corrotti. Per quanto riguarda il significato esatto dell’espressione «Elohim» nell’Antico Testamento, si veda la domanda precedente. A prescindere da ciò, gli uomini mortali nel Salmo 82 venivano chiamati «elohim», in un certo senso del termine.

Se da un lato era lecito che le persone leggessero ad alta voce questo Salmo e chiamassero “elohim” quegli uomini, per quanto non ne fossero degni, quanto più è appropriato chiamare Gesù “Elohim”, poiché Gesù è il Figlio unigenito di Dio. Gesù qui non stava spiegando tutti i dettagli del rapporto tra Lui e il Padre, né entrava nei particolari su come la Trinità sia un unico Dio (il fulcro) ma tre Persone. Piuttosto, Gesù sta semplicemente dicendo qui che, se questi uomini malvagi venivano chiamati «elohim», si rifletta sul fatto che Gesù potrebbe essere «elohim» in un senso ancora più elevato.

Un ragionamento del tipo «quanto più» è chiamato argomentazione «a fortiori».

D: In Gv 10,37-38, perché Gesù dice di credere almeno nelle Sue opere, se non intendono credere in Lui?

R: Gesù non ha mai affermato che credere nelle Sue opere fosse sufficiente per la salvezza. In Atti 8,13,18-19, Simone il Mago credeva nella verità dei miracoli, eppure non fu salvato.

Piuttosto, Gesù era stupito dal fatto che, pur vedendo ciò che Egli compiva, essi non facessero nemmeno il primo passo per credere nella realtà dei miracoli. Ciò non sarebbe stato sufficiente, ma avrebbe costituito un ponte affinché, forse in seguito, credessero in Colui che aveva compiuto i miracoli.

D: Giovanni 10,37-38 indica forse che credere nelle opere di Gesù, e non in Gesù stesso, sia sufficiente per la salvezza?

R: No. Significa che se riescono almeno a credere nelle opere di Gesù e a credere che provengano da Dio, questo costituisce un primo passo verso la fede in Gesù. A volte è necessario procedere passo dopo passo.

D: In Gv 10,40, perché Gesù si recò nel luogo dove Giovanni era solito battezzare?

R: Gesù si ritirò a causa della forte opposizione dei farisei e di altri ebrei. Si recò in quel luogo perché era lì che era iniziato il Suo ministero. Naturalmente ora le cose erano diverse; Giovanni Battista era stato decapitato e anche loro erano ricercati per essere uccisi. Tuttavia, i seguaci che si recavano da Lui potevano ricordare la loro precedente promessa di battesimo da parte di Giovanni Battista. A volte è bene provare un po’ di nostalgia e tornare in un luogo ben ricordato per ricordare agli altri (e a noi stessi) la nostra promessa e il nostro amore di un tempo.

D: In Gv 11,1-33, perché Lazzaro non viene menzionato negli altri Vangeli, dato che si tratta di un momento così culminante nel Vangelo di Giovanni, come chiede la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 984?

R: Prima di rispondere a questa obiezione, rendiamo la questione ancora più «complessa». Perché la resurrezione della figlia di Giairo è presente in tutti e tre i Vangeli (Mt 9,18-26; Mc 5,21-43; Lc 8,40-56), mentre è assente in Giovanni? Perché i discepoli e le donne adorarono Gesù in Matteo 14,33 e Matteo 28,9, ma non negli altri Vangeli? Perché i pastori adorarono Gesù in Luca 2,15-20, ma non negli altri Vangeli? Perché il cieco adorò Gesù in Giovanni 9,38 ma non negli altri Vangeli? Del resto, perché in uno qualsiasi dei Vangeli si è verificato un evento che non fosse riportato anche in ciascuno degli altri tre?

Giovanni ci fornisce la risposta in Giovanni 21:25: «Ci sono molte altre cose che Gesù ha fatto. Se fossero state scritte una per una, penso che il mondo intero non avrebbe spazio sufficiente per i libri che ne risulterebbero». Vi sono quattro punti:

1) Giovanni e gli autori dei Vangeli sono stati selettivi nel mostrarci ciò che consideravano gli aspetti chiave per illustrarci chi fosse Gesù.

2) Un autore potrebbe aver avuto a disposizione informazioni che gli altri non conoscevano. Ad esempio, Luca sembra disporre di molte più informazioni sull’infanzia di Gesù. Forse aveva parlato a lungo con Maria.

3) Gli autori scrivevano rivolgendosi a un pubblico diverso. Ad esempio, se Gesù morì alle 3 del pomeriggio, quella sarebbe stata la nona ora (Matteo 27:45), poiché gli ebrei iniziavano la giornata intorno alle 6 del mattino. Ma sarebbe stata la sesta ora (Luca 23:44) per i lettori greci e romani, per i quali la giornata iniziava alle 9 del mattino. In Giovanni 20:19 la notte viene indicata come il giorno precedente, come avrebbero fatto i Romani e i Greci, mentre gli ebrei consideravano la notte come il giorno successivo a partire dal tramonto.

4) Infine, si ritiene che Giovanni abbia scritto il suo Vangelo più tardi rispetto agli altri, e forse desiderasse in particolare includere informazioni non ancora riportate negli altri tre.

Si veda anche When Critics Ask, pp. 411-412, per una risposta sostanzialmente identica a una domanda correlata, relativa a Giovanni 6:35.

D: Giovanni 11,1-33 indica che Gesù ebbe rapporti sessuali con Maria e Marta, come insegna la setta dei Figli di Dio (= Famiglia dell’Amore)?

R: Assolutamente no! Nulla indica che Gesù non fosse assolutamente puro. Il leader della “Famiglia dell’Amore”, Moses David Berg, nel suo *Ffer’s Handbook!*, a pag. 4, insegnava addirittura che, poiché Gesù doveva soffrire ogni cosa per noi, si fosse volontariamente contratto un e malattia venerea da Maria Maddalena. Gesù amava Lazzaro così come Maria e Marta, e il Suo amore era di amicizia, non sessuale.

D: In Gv 11,3, su quale motivo si basava la richiesta rivolta a Gesù in questo passo?

R: Maria e Marta non dissero di venire perché Lazzaro Ti ama, né perché noi Ti amiamo. Piuttosto dissero di venire perché colui che Tu ami è malato. 1 Giovanni 4:19 afferma che amiamo Dio perché Egli ci ha amati per primo, non il contrario. Quando preghiamo Dio, non chiediamo a Dio di esaudire la nostra richiesta in virtù della nostra giustizia, del nostro amore o delle nostre opere. Piuttosto, chiediamoglielo in virtù delle Sue promesse e del Suo amore per noi. Naturalmente, Dio può comunque dire di no a ciò che non è per il nostro bene o che non rientra nella Sua volontà.

D: In Gv 11,4, perché Gesù disse che Lazzaro non era malato a punto da morire, dal momento che Lazzaro morì in seguito, come riportato in Gv 11,11-14,17?

R: In questo caso, Gesù aveva ovviamente una prospettiva diversa da quella dei discepoli. Dio, in generale, ha una prospettiva diversa, sia riguardo alla morte che a ciò che è possibile. In questo caso, Gesù sapeva che Lazzaro sarebbe tornato in vita, e parlò in quel modo proprio per sottolineare tale fatto. Si veda *When Critics Ask*, pagg. 417-418, per una risposta complementare.

D: In Giovanni 11:6, perché Gesù indugiò prima di andare a trovare il suo amico malato, Lazzaro?

R: La risposta definitiva si trova in Giovanni 11:15. A causa del ritardo di Gesù, Lazzaro morì, e risuscitare Lazzaro dai morti sarebbe stata una dimostrazione ancora più grande della Sua potenza.

Gesù, sapendo tutto ciò, scelse deliberatamente di ritardare per questo motivo? Oppure non lo scelse deliberatamente, ma ritardò la partenza finché il Padre non Lo guidò ad andare, e questo fu il risultato? La Scrittura non lo dice, e potrebbe essere in entrambi i modi.

D: In Gv 11,9, come è possibile che ci siano dodici ore di luce diurna, dato che il giorno è più breve in inverno e più lungo in estate?

R: Sebbene in questo passo Gesù stesse insegnando principalmente sul ministero, e non sull’astronomia, qui è stato molto preciso. Indipendentemente dalla latitudine, nel corso di un intero anno ci sono esattamente 12 ore di luce al giorno. A volte oggi siamo così presi dagli impegni ora per ora, o dalla stagione in corso, che non riusciamo a vedere come le cose si bilancino nel tempo.

D: Giovanni 11:11-14 dimostra che dopo la morte siamo privi di coscienza, dato che Lazzaro “si addormentò”, come insegnano i Testimoni di Geova in *L’umanità alla ricerca di Dio*, pag. 128?

R: No, questo comune eufemismo per indicare la morte, utilizzato anche nell’Antico Testamento, non dovrebbe essere interpretato come se Gesù contraddicesse le Sue stesse parole riguardo alla coscienza dopo la morte riportate in Marco 9:43-48; Luca 16:22-23; e Apocalisse 19:20, così come le parole di Paolo in 2 Corinzi 5:8 e Filippesi 1:23.

D: In Giovanni 11:16, perché Tommaso disse: «Andiamo, affinché possiamo morire con lui»?

R: Tommaso era devoto ma confuso. Oltre al coraggio di Tommaso, la Scrittura non indica quali altre ragioni lo abbiano spinto a fare questa osservazione insolita. Ecco due ipotesi.

Disperazione: forse Tommaso pensava che le autorità avrebbero probabilmente trovato Gesù e arrestato i discepoli. Oggi, anche nella disperazione, siamo comunque tenuti a seguire Gesù, fino alla morte. Anche Paolo provò disperazione in 2 Corinzi 1:8-10.

Mancanza di fede: forse Tommaso pensava che, sebbene Gesù potesse compiere miracoli, nemmeno Lui fosse in grado di risuscitare i morti. Quando Tommaso disse: «Andiamo anche noi, affinché possiamo morire con Lui», era evidente che non si aspettasse che Gesù risuscitasse Lazzaro dai morti. Oggi, anche quando nutriamo dei dubbi, dovremmo essere come il padre del ragazzo affetto da convulsioni che disse a Gesù: «Io credo; aiuta la mia incredulità!» in Marco 9,24.

D: In Gv 11,23-25, cosa afferma Gesù riguardo alla risurrezione?

R: Affermare che la risurrezione sia solo un evento significa descriverne correttamente il significato secondario, ma trascurare la ragione primaria che sta alla base di tale significato. «Gesù è la risurrezione» significa che, poiché Gesù aveva il potere di risorgere dai morti, in Gesù risiede anche il potere della nostra risurrezione dalla morte.

D: In Gv 11,26, perché Gesù disse che coloro che credono in Lui non moriranno mai?

R: Avranno la vita eterna, prima sulla terra e poi in cielo. Gesù non disse che non sarebbero mai morti, ma che «vivrà, anche se muore».

D: In Gv 11,33.38, perché Gesù era turbato?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Gesù era visibilmente turbato, poiché Giovanni 11,36 mostra che la folla se ne accorse.

2. Giovanni 11,36 suggerisce inoltre che la folla ritenesse che Gesù fosse turbato a causa del Suo amore per Lazzaro e del Suo dolore per la morte «definitiva» di Lazzaro.

3. Sebbene Gesù amasse profondamente Lazzaro, la Scrittura non indica in realtà il vero motivo per cui Gesù fosse visibilmente turbato.

4. Gesù potrebbe essersi turbato non a causa delle condizioni fisiche di Lazzaro, ma a causa della fragile condizione spirituale delle sue sorelle e delle altre persone presenti.

D: In Gv 11,35, come potrebbe esistere un Dio così impotente da piangere, così come da avere sete in Gv 19,28? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Parliamo prima del pianto, poi della sete. Gesù pianse: Deedat solleva effettivamente un contrasto interessante. Quando qualcuno abbandona l’Islam o disobbedisce ad Allah, non si dice mai che Allah pianga, né che mostri alcuna preoccupazione al riguardo, se non rabbia. Ma Gesù pianse su Gerusalemme, pianse per Lazzaro. Il Salmo 116:15 recita: «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi». Deedat non ha mai affermato in alcun modo che ciò valga per Allah.

Gesù ebbe sete: Dio in cielo non proverebbe mai mancanza, fame o sete, quindi come potrebbe mai Dio entrare in empatia con noi o comprendere la nostra condizione umana? Ma cosa accadrebbe se Dio Onnipotente, che può fare qualsiasi cosa, decidesse di diventare uomo? Gesù non solo ci esorta a essere fedeli e a perseverare, ma sa quanto ciò sia difficile a volte e comprende la nostra sofferenza. Ora, i musulmani direbbero che Allah sarebbe consapevole del dolore di tutti, ma è Gesù, non Allah, che comprenderebbe in prima persona la nostra sofferenza, poiché anche Lui ha sofferto e ha provato dolore per noi.

D: In Gv 11,42, perché Gesù, nelle Sue preghiere, rivolgeva a Dio parole che riguardavano il bene del popolo?

R: Piuttosto che essere insincero, Gesù si stava dimostrando molto schietto e onesto. Gesù non stava dicendo: «La prego, mi ascolti meglio di quanto faccia di solito», né tantomeno «La prego, mi ascolti», ma stava piuttosto ringraziando il Padre che aveva già promesso di ascoltarlo. Se Gesù non avesse detto «So che mi ascolta», la gente avrebbe potuto fraintendere e pensare che stesse chiedendo a Dio di ascoltarlo.

Oggi, c’è una differenza tra pregare e pregare con fede. Come qualcuno ha detto una volta, se mai dovesse pensare che una piccola preghiera non causi molto danno, probabilmente non porterà nemmeno molto beneficio. Non è irrispettoso «affidarsi alle promesse di Dio» e pregare con la certezza che Dio mantenga le Sue promesse.

D: In Gv 11,43, perché Gesù disse: «Lazzaro, vieni fuori»?

R: Dio ha creato ogni cosa con la Sua parola. Se Gesù avesse semplicemente detto: «Vieni fuori», ciò avrebbe potuto causare un vero problema, poiché tutti coloro che erano morti sarebbero tornati in vita in quel momento. Gesù non lo dirà che più tardi. Suppongo che Gesù, essendo chi era, dovesse prestare molta attenzione alle Sue parole.

D: In Gv 11,44, come poté Lazzaro uscire camminando, dato che era legato mani e piedi?

R: Come menzionato in *When Critics Ask* a pag. 418, i cadaveri venivano avvolti in teli di lino, non erano legati strettamente come i corpi degli egiziani. Nulla qui impediva a Lazzaro di camminare.

D: In Gv 11,46, perché alcuni andarono a riferire ai farisei ciò che Gesù aveva fatto?

R: Probabilmente non era per amore verso Gesù. Potrebbero aver agito come «occhi e orecchie» dei farisei.

D: In Gv 11,46-51, perché i farisei si comportarono in quel modo?

R: I farisei erano chiaramente in difficoltà e non sapevano cosa fare. Il loro obiettivo era mantenere la propria posizione, non seguire Dio. Volevano che a Gesù venisse tolto il sostegno pubblico, ma non potevano farlo finché Gesù continuava a compiere questi miracoli.

D: In Gv 11,49-52, perché Caifa pronunciò una profezia vera, pur avendo respinto Gesù?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Caifa era una persona che rifiutava Gesù e ne desiderava la morte; Caifa era sgradito a Dio.

2. Le parole pronunciate da Caifa costituivano una vera profezia, sebbene il significato (l’espiazione di Cristo per il mondo) non fosse quello che Caifa intendeva esprimere.

3. Dio può avvalersi di chiunque desideri per rivelare profezie e verità; persino di uomini malvagi che Gli sono sgraditi.

4. Pertanto, se qualcuno formula una profezia, ciò non dimostra automaticamente che sia una persona devota. Altri due passaggi a sostegno di questa conclusione sono Numeri 22:32-33 (Balaam) e 1 Samuele 19:18-24 (Saul e i suoi uomini).

D: Giovanni 11,49-52 avvalora l’affermazione della Chiesa cattolica romana sull’infallibilità papale, come sostengono alcuni studiosi cattolici secondo quanto riportato nelle pagine 179-180 di *When Cultists Ask*?

R: No, si tratta di un’interpretazione piuttosto forzata: come può una singola affermazione, inavvertitamente corretta, pronunciata da un leader ebreo, sostenere che tutte le circa sette-quattordici dichiarazioni ex cathedra rilasciate dai papi siano in qualche modo infallibili? Anche Caifa ha detto cose errate; ciò dimostra forse che i papi dicano cose errate?

Ma, per correttezza, va osservato che molti cattolici NON cercano di forzare l’interpretazione di questo versetto per dimostrare l’infallibilità papale.

D: Gv 12,1-11 narra dei preparativi per la Passione di Gesù. Cosa possiamo fare, nella nostra vita, per prepararci ad avere oggi una fede più appassionata in Gesù?

R: Dal punto di vista positivo, possiamo trascorrere più tempo con Dio, meditando sulle Sue Scritture, pregandoLo e dedicandoGli ogni giorno. Possiamo comprendere l’importanza di condividere il Vangelo con gli altri e metterla in pratica.

Dal punto di vista negativo, possiamo sradicare dalla nostra vita tutto ciò che tende a smorzare la nostra passione verso Dio. Qualsiasi peccato ricorrente, o grande dispendio di tempo, che ci renda «troppo occupati» a fare cose banali per dedicarci alle cose più importanti che Dio vuole che facciamo.

D: In Gv 12,3, perché Gesù permise che il costoso profumo fosse versato su di Lui?

R: Poiché Gesù è Dio, Egli è degno di culto e di adorazione. Gesù accettò l’amore e la riverenza che lei nutriva nei Suoi confronti e permise agli altri di osservare e imparare dal suo esempio. Questo profumo di nardo era costoso; secondo l’Evangelical Commentary on the Bible, pag. 864, e il The Bible Knowledge Commentary: New Testament, pag. 316, veniva importato dall’India settentrionale. Giuda disse che avrebbe potuto essere venduto per trecento denari, e un operaio guadagnava un denaro al giorno.

Il «Commentario evangelico sulla Bibbia», a pag. 865, afferma che non era insolito che un padrone di casa facesse lavare i piedi agli ospiti da un servo, ma che egli stesso non lo facesse.

Normalmente l’unzione sarebbe stata un’occasione gioiosa, ma in questo caso si trattò di un momento tenero e triste, secondo quanto riportato nel «The Bible Knowledge Commentary: New Testament», pag. 316.

D: In Gv 12,6, perché Gesù permise a Giuda di essere un discepolo, dato che Giuda era un ladro e un futuro traditore?

R: Dopo essere diventato discepolo, Giuda era un ladro, secondo Giovanni 12:4-6. Dio può avvalersi di qualsiasi mezzo Egli scelga per realizzare il Suo piano. Il tradimento di Gesù faceva parte del piano di Dio, come dimostrano il Salmo 41,9; Atti 2,23; Matteo 26,24.54; Marco 14,21; Luca 22,22 e Giovanni 13,18.

Il tradimento di Gesù da parte di Giuda fu un atto malvagio, ma Dio utilizzò questo evento negativo come parte del Suo piano per realizzare il bene, in questo caso la morte di Gesù sulla croce per i nostri peccati. Questo è un esempio di ciò che viene definito «concorrenza».

D: In Gv 12,7, in che modo Maria e Giuda erano opposti in questa occasione?

R: Si tratta di un contrasto piuttosto netto. Maria offrì questo dono prezioso in segno di adorazione, mentre Giuda voleva appropriarsi di quel dono costoso per rubarlo. Maria donò per amore sacrificale; Giuda era pragmatico e «utilitarista».

Oggi alcuni partecipano alla vita della chiesa solo per ciò che possono ottenere, sia materialmente che spiritualmente. Altri invece partecipano per ciò che possono offrire. Ora, tutti noi riceviamo dalla chiesa un buon insegnamento, comunione, amicizie, ecc., ed è giusto desiderare di ottenere queste cose. Ma cosa state dando voi? Non deve necessariamente trattarsi di una posizione all’interno della chiesa, ma piuttosto: cosa state dando a Dio? Una coppa piena non può ricevere altro liquido. Ma quando riversate ciò che avete ricevuto a beneficio degli altri, Dio può riempire nuovamente la vostra coppa con cose nuove e buone.

D: In Gv 12,9-11, che cosa fece di sbagliato Lazzaro (agli occhi dei sacerdoti), tanto da spingerli a volerlo uccidere?

R: Tornare in vita era qualcosa su cui Lazzaro non aveva alcun controllo; persino i capi dei sacerdoti avrebbero ammesso che Lazzaro non aveva fatto nulla di male quando Gesù lo risuscitò. Ma i capi dei sacerdoti erano del tutto indifferenti all’equità e alla giustizia nei confronti di Lazzaro; erano sulla difensiva, in modalità «preparatevi alla battaglia», disposti a fare qualsiasi cosa fosse necessaria per raggiungere il loro obiettivo. Erano allarmati dal fatto che «tutto il mondo lo seguisse», come si legge in Giovanni 12,19 e seguenti. A volte, quando le persone oggi si sentono in una situazione precaria, agiscono allo stesso modo. In realtà, molti tra la folla si sarebbero poi allontanati da Gesù, ma i capi dei sacerdoti non lo sapevano.

C’era un cartello sul posto di lavoro che ho visto sulla scrivania di un dirigente. Recitava: «Non sto dicendo che sia colpa sua; sto dicendo che la incolpo». Il cartello era spiritoso, ma il significato che vi si celava non lo era: a volte una persona riesce a sopravvivere in una posizione solo scaricando la colpa su altri. Ma per farlo in modo efficace, deve essere spietata e non curarsi del fatto che persone innocenti rimangano ferite mentre lei si protegge.

D: In Gv 12,21-22, tra i tanti dettagli che Giovanni non ha menzionato, perché lo Spirito Santo avrebbe indotto Giovanni a menzionare proprio questo piccolo particolare?

R: Innanzitutto, questo dettaglio sui Greci non contribuisce in alcun modo a far progredire la narrazione né a spiegare gli eventi successivi del Vangelo. Tuttavia, questo minuscolo dettaglio mette in luce un enorme contrasto. Mentre i capi dei sacerdoti, che conoscevano la Legge, si tenevano lontani da Gesù e complottavano per ucciderLo, questi Greci (o non ebrei o, più probabilmente, ebrei di lingua greca ed ebrei convertiti) si sono sforzati di presentare una richiesta speciale per vedere Gesù. I capi ebrei respinsero Gesù, ma i Greci lo accolsero, come afferma l’Evangelical Commentary on the Bible a pag. 865.

Infine, il messaggio di Gesù in loro presenza sottolineava la necessità della Sua morte. Forse essi avevano suggerito che Gesù potesse sfuggire alla morte recandosi all’estero con loro. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1538, ipotizza che possa essere andata così.

D: In Gv 12,23-24, cosa ne pensa dell’affermazione secondo cui per Lui «la morte è necessaria per il raccolto»?

R: La morte fisica di Gesù era necessaria affinché ci fosse una risurrezione per vincere la morte. Ma per noi, a volte le nostre aspirazioni, speranze e sogni devono morire prima che ci sia un raccolto fruttuoso. A volte muoiono e ci vengono sottratti, perché Dio vuole che ci concentriamo su altre cose. A volte potrebbero morire, ma poi Dio li fa risorgere, forse in una forma diversa e più grande. Sebbene potremmo non voler vedere morire qualcosa a cui teniamo particolarmente, dovremmo ricordare che Gesù ci ha detto in Giovanni 15:2 e seguenti che Dio pota le cose nella nostra vita. Non dovremmo mostrarci sorpresi. Dovremmo lodare Dio per averci potati, preparandoci a cose più grandi. Dovremmo lodare il Signore per la Sua potatura, anche quando non ne abbiamo voglia.

Vi allenate regolarmente per la vostra salute? Se sì, sapete che l’esercizio fisico in realtà indebolisce i vostri muscoli? Appena terminate l’allenamento, siete meno forti di prima. Ma è una cosa positiva, di cui non bisogna lamentarsi, perché i vostri muscoli tornano ad essere altrettanto forti o addirittura più forti. Non ci lamentiamo per la perdita di massa muscolare dovuta all’esercizio fisico, e non dovremmo lamentarci nemmeno per la potatura di Dio.

Infine, sapete che Dio non è l’unico a potarci? Dovremmo potarci da soli! Dovremmo morire alla nostra natura peccaminosa, come indicato in Colossesi 3:3-10, Romani 6:12-14 e Galati 6:14.

D: In Giovanni 12:28-29, perché il Padre parlò, ma la gente non capì?

R: Il Padre voleva che solo Gesù capisse. Dio Onnipotente è anche un comunicatore onnipotente. Egli può rendere chiaro il Suo messaggio a chiunque desideri che lo ascolti, e renderlo inudibile o privo di senso, come un codice segreto indecifrabile, a coloro che non devono comprenderlo. Come recitano Apocalisse 2:7,11,17,29; 3:6;13;22: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice…»

Alcune persone sono ansiose di spiegare ogni opera di Dio come un mero fenomeno naturale, come afferma il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1538.

D: In Gv 12:31 e Gv 16:11, chi è il principe di questo mondo?

R: Si tratta di Satana, che Gesù ha scacciato. Altri versetti che indicano Satana come colui che esercita influenza su questo mondo sono 1 Giovanni 5:19, Efesini 2:2 e 2 Corinzi 4:4.

D: In Gv 12,32, in che modo tutti sono attratti a Gesù?

R: Il testo greco dice semplicemente «tutti». Non specifica né «tutte le persone» né «tutti gli eletti», e forse si intendevano entrambi.

Tutte le persone: dopo la crocifissione e la risurrezione di Gesù, lo Spirito Santo è venuto nel mondo per rendere testimonianza di Cristo (Giovanni 15:26) e per convincere il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio (Giovanni 15:8-11). L’offerta del Vangelo è rivolta a tutti in modo sincero e gratuito, poiché tutti hanno la responsabilità di obbedirvi (2 Tessalonicesi 1:8).

Tutti coloro che sono destinati al Paradiso (gli eletti): chiunque vada in Paradiso, anche prima che Cristo vivesse, vi giunge attraverso Gesù (Giovanni 14:6). Non c’è altro nome (Atti 14:12) mediante il quale possiamo essere salvati.

Si veda «1001 domande sulla Bibbia: le risposte», pagg. 36-37, per una risposta più approfondita.

D: In Gv 12,34, perché la gente affermava che la Legge prevedeva che il Messia sarebbe rimasto per sempre?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Come afferma *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 318, Daniele 7:13-14 insegna che il Figlio dell’uomo regnerà per sempre. Tuttavia, il libro di Daniele non fa parte della Legge (Torah).

2. Giovanni 12:34 non afferma che ciò facesse parte della Legge. Dice solo che la folla sosteneva che ciò facesse parte della Legge. In Giovanni 7:49, i farisei accusarono la folla di non sapere nulla della Legge.

3. Tuttavia, se la folla intendesse l’Antico Testamento quando utilizzava il termine «Legge», allora ciò sarebbe corretto, sebbene impreciso.

4. Indipendentemente dalla correttezza di quanto affermato dalla folla, Giovanni si limita a riportare le loro parole.

D: In Gv 12,35 sgg., cosa significa «camminare nelle tenebre» e in che modo le persone lo fanno?

R: Sebbene trovarsi nel peccato significhi trovarsi nelle tenebre, «camminare» (peripateite) nelle tenebre è in realtà un concetto più specifico. Non si riesce a vedere ciò che si dovrebbe fare, non si riesce a agire, non si riesce a distinguere ciò che è bene da ciò che è pericoloso, né ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, e si finisce comunque per inciampare. Non vorreste certo camminare di notte in una fitta foresta senza luce. Non vorreste guidare lungo una strada di campagna con i fari spenti. Allo stesso modo, se vi trovaste nelle tenebre, potreste almeno rimanere fermi, senza camminare, evitando così di peggiorare la situazione. Ma ancora meglio sarebbe riconoscere l’urgenza e raggiungere la vostra destinazione finché c’è ancora luce. Lodiamo Dio per la Luce!

D: In Gv 12,37-40, perché alcuni non credevano nemmeno dopo tutti questi miracoli?

R: A volte le cose hanno una causa diretta, una causa che determina la causa diretta e, infine, una causa ultima. È proprio questo il caso.

Causa diretta: non si sono rivolti a Cristo perché hanno scelto di non seguirLo.

Luca 7,30; Ebrei 4,2; Geremia 17,4 e altri versetti lo dimostrano chiaramente. Tuttavia, non è questo il punto centrale di Giovanni 12,37-40.

Causa indiretta: essi non potevano credere, poiché Dio aveva accecato i loro occhi e indurito i loro cuori. Se si fossero convertiti a Cristo, Dio li avrebbe guariti, ma Dio li ha accecati affinché, nella loro cecità, non giungessero alla verità. Questo è il punto centrale di Giovanni 12:37-40 e Isaia 6:10.

Causa ultima (visione supralapsariana): perché Dio avrebbe scelto di agire in questo modo? Una piccolissima minoranza di cristiani, denominata «calvinisti supralapsariani», sostiene che Dio abbia voluto decretare che queste persone (chiamate «riprovati») andassero all’inferno ancor prima che Dio decidesse di fornire una via (attraverso Cristo) affinché chiunque potesse andare in paradiso. In altre parole, attraverso la volontà segreta di Dio – che, secondo i calvinisti supralapsariani, nessuno può comprendere – Dio ha voluto ciò. Secondo una tesi di dottorato di un calvinista (Curt Daniel, p. 69), si stima che non più del 5% dei calvinisti sia stato supralapsariano. Secondo Daniel, tra i supralapsariani figura Théodore Beza. Egli afferma che gli ipercalvinisti sono coloro che rifiutano l’offerta gratuita del Vangelo a tutti. Tra questi figurano A.W. Pink (p. 88) e John Gill (p. 86, 126). Loraine Boettner, noto calvinista, nel suo libro *The Reformed Doctrine of Predestination*, a pag. 129, stima che solo l’1% dei calvinisti sia supralapsariano. A pag. 127, Boettner usa parole forti riguardo a questa forma di calvinismo: «Il supralapsarismo raggiunge un estremo tanto grande da un lato quanto l’universalismo dall’altro».

Causa ultima (la visione della maggior parte degli altri calvinisti): Dio decise chi sarebbero stati i riprovati solo dopo aver scelto Cristo come via di salvezza. Oltre a ciò, essi sembrano astenersi dal rispondere a questa domanda, limitandosi ad affermare che ciò fa parte della volontà segreta e non rivelata di Dio.

Causa ultima (una visione prevalente): la prescienza ha preceduto l’elezione di Dio nei due passaggi in cui sono menzionate insieme nella Bibbia. Sebbene le due cose possano andare di pari passo, nulla impedisce a Dio di eleggere chi andrà in Paradiso e chi andrà all’Inferno sulla base della Sua prescienza di ciò che sarebbero diventati, delle scelte che avrebbero compiuto e del modo in cui Dio avrebbe scelto di operare nella loro vita.

D: In Gv 12,38-41, perché Dio sembrava non volere che molti credessero in Gesù?

R: Nella maggior parte dei tempi e delle culture, credere in Cristo è stata una lotta «in salita».

Giovanni 12,40 afferma che Dio non voleva che alcuni si convertissero e fossero guariti.

Giovanni 12:41 fornisce un esempio: sebbene molti farisei credessero in Gesù, amavano la lode degli uomini più della lode di Dio.

Giovanni 12,47-48 afferma che Dio non approva coloro che ascoltano le parole di Cristo (e persino credono in esse) se poi non le osservano.

A quanto pare, Dio non attribuisce grande valore alla fede di coloro che preferiscono l’approvazione degli uomini a quella di Dio.

Tuttavia, Giovanni 12:40 e 12:46 mostrano anche che Dio farà in modo che assolutamente nessuno che creda veramente in Cristo rimanga nelle tenebre. Ciò non riguarda solo le tenebre eterne, ma anche le tenebre di questa vita, come dimostrano 1 Giovanni 3:6,9 e 1 Giovanni 4:20.

D: In Gv 12,42-43, poiché molti tra i capi credevano in Gesù, perché non Lo seguirono?

R: C’è una differenza tra il credere semplicemente a livello intellettuale che Egli potesse compiere i miracoli e l’affidare la propria vita al seguirLo.

D: In Gv 13,1-17, la lavanda dei piedi dovrebbe essere una cerimonia che pratichiamo oggi?

R: È una buona cosa lavarsi i piedi a vicenda. Può essere un modo per dimostrare con umiltà che si stimano gli altri più di se stessi. Tuttavia, nulla nella Scrittura afferma che debba trattarsi di una cerimonia o di un’istituzione, come praticano i mennoniti dell’ . Tertulliano (198-220 d.C.) in *De Corona*, cap. 8, pag. 98, menziona il momento in cui Cristo lavò i piedi dei suoi discepoli, ma non fa riferimento ad alcuna cerimonia standard.

D: In Gv 13,3, in che modo Gesù si preparò ad andare da Dio, dato che Gesù era Dio?

R: Il termine «Dio», riferito al vero Dio, ha almeno quattro significati: Padre, Figlio, Spirito Santo e Dio nella Trinità. Il ruolo del Padre come Dio di Gesù è in realtà un concetto piuttosto comune nelle Scritture. Di seguito sono riportati dieci esempi

Giovanni 20:17 «Io [Gesù] salgo al Padre mio e vostro, al mio Dio e vostro Dio».

Ebrei 1:9 «…perciò Dio, il vostro Dio, …»

Probabilmente 1 Pietro 1:3 «Sia benedetto il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo!…»

Probabilmente Efesini 1:3 «Sia benedetto il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo,…»

Efesini 1:17 «Il Dio del nostro Signore Gesù Cristo»

Romani 15:6 «… affinché glorifichiate il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo».

Matteo 27:46, Marco 15:34 «…Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Probabilmente 2 Corinzi 1:3 «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo»

Apocalisse 1:6 «…ci ha costituiti un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre…»

Probabilmente 1 Corinzi 11:3 «e il capo di Cristo è Dio» (tuttavia, Ambrogio riteneva che Dio in questo contesto fosse la Trinità, non il Padre).

(le citazioni sono tratte dalla BSB)

Alcuni ritengono che il Padre continui a ricoprire il ruolo di Dio di Cristo anche dopo l’ascensione di Cristo. Altri, come ad esempio in *The Complete Book of Bible Answers*, pagg. 110-111, ritengono che il Padre fosse il Dio di Gesù solo mentre questi era sulla terra. Tuttavia, Efesini 1:7 sembra confutare tale tesi.

D: In Gv 13,4-17, perché esattamente Gesù lavò i piedi dei Suoi discepoli?

R: È interessante notare che Gesù abbia compiuto questo gesto prima di spiegarne il significato in Giovanni 13:12-17.

Gesù disse di averlo fatto come esempio per noi. Sebbene la maggior parte dei cristiani non ritenga necessario lavarsi letteralmente i piedi a vicenda, dovremmo tutti concordare sul fatto che dovremmo servirci l’un l’altro con la sincerità, l’umiltà e lo spirito di sacrificio che Gesù ci ha indicato con il Suo esempio.

D: In Gv 13,19, Gesù si stava forse definendo con il nome divino?

R: Sì. Il greco qui è «ego eimi», e Aland e Green non riportano alcuna variante manoscritta in questo punto.

D: In Gv 13,21, perché Gesù era turbato, dato che sapeva già che Giuda lo avrebbe tradito?

R: Gesù sapeva razionalmente cosa sarebbe accaduto e come si sarebbe concluso. Tuttavia, man mano che il momento si avvicinava, era emotivamente turbato da ciò che sapeva sarebbe accaduto e da ciò che avrebbe dovuto sopportare.

D: In Gv 13,34 e 1 Gv 2,7-8, in che senso amarsi gli uni gli altri costituisce un comandamento nuovo?

R: Non dobbiamo semplicemente piacerci a vicenda. Gesù ci comanda di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amati. Con la Sua imminente crocifissione, Gesù stava finalmente dimostrando quanto li amasse. In 1 Gv 2,7-8, Giovanni riconosce che amarsi gli uni gli altri è un comandamento antico, ma vuole anche che riconosciamo che amarci gli uni gli altri, come Cristo ci ha amati, è un comandamento nuovo. Giovanni sottolinea inoltre che l’amore è un comandamento antico e nuovo anche in 2 Gv 5.

D: In Gv 13,35, in che modo il mondo riconoscerà che siamo discepoli di Cristo dal fatto che ci amiamo gli uni gli altri?

R: Se qualcuno sta cercando un motivo per NON amare un’altra persona, di solito non deve cercare lontano. Come scusa, può dire di non avere molto in comune con quella persona, oppure che essa ha un background culturale diverso, una razza, un’età, un genere, una religione diversi, opinioni politiche diverse, o una teologia o una confessione religiosa diversa. Ha commesso un errore a causa di un errore di valutazione o di un’altra decisione sbagliata. Non è una persona perfetta e ha peccato. In un momento o nell’altro vi ha deluso. In un’occasione o nell’altra vi ha fatto arrabbiare. Naturalmente tutte quelle giustificazioni che potete inventare per non amare qualcun altro potrebbero essere utilizzate da altri come motivi per non amare voi.

Ma, lasciandoci alle spalle tutta quella «spazzatura», Gesù, che pur essendo perfetto ci ha amati comunque, al punto da versare il Suo sangue per i nostri peccati, ci comanda di amare gli altri. Egli non si limita a chiederci di amare gli altri, ma ce lo comanda. A causa dell’amarezza, di uno spirito che non perdona o semplicemente della sfiducia, per alcune persone ciò potrebbe risultare difficile. Ma, in quanto cristiani, il mondo noterà il contrasto quando, come credenti, ci ameremo gli uni gli altri. Non dobbiamo essere selettivi al riguardo, amando solo gli altri credenti che ci risultano più facili da amare. Dobbiamo essere completi nella nostra obbedienza e amare anche gli altri credenti che ci risultano più difficili da amare. Potrebbero essere più difficili da amare a causa dei nostri pregiudizi, oppure potrebbero esserlo perché si rendono più difficili da amare. In entrambi i casi, però, dobbiamo mostrare il nostro amore alle persone, specialmente a tutti i credenti. Il mondo guarderà indietro e dirà: «Wow, come hanno potuto comportarsi così?». E alcuni di loro potrebbero persino dire: «Come posso comportarmi così!».

D: In Gv 13,40, è stato Dio ad accecare i non credenti, oppure è stato il dio di questo mondo (Satana), come afferma 2 Cor 4,4?

R: Sebbene Dio e Satana possano entrambi compiere azioni identiche o simili in modo indipendente, probabilmente non è questo il significato corretto in questo contesto. Dio spesso utilizza Satana come Suo strumento. Quando una persona rifiuta di seguire la verità che conosce, Dio può «indurire giudizialmente» quella persona, poiché essa ha perso l’opportunità di comprendere ulteriormente la verità. Dio può avvalersi di Satana come Suo strumento per compiere ciò.

D: In Giovanni 14:1, perché a volte il vostro cuore si turba e cosa potete fare al riguardo?

R: Il termine che indica “voi” in Giovanni 14:1 è al plurale, quindi Gesù si rivolgeva a tutti loro, e ciascuno poteva essere turbato per ragioni diverse. Possiamo essere turbati perché ci è stato detto che non siamo affidabili nel rimanere fedeli, come Pietro (Giovanni 13:38), perché sentiamo davvero di non sapere cosa stia accadendo, come Tommaso (Giovanni 14:5), perché non vediamo Dio [il Padre] in ciò che stiamo facendo, come Filippo (Giovanni 14:8), oppure perché le vie di Dio non sembrano essere le migliori per diffondere il Suo messaggio, come Giuda (non l’Iscariota) (Giovanni 14:22).

In questo periodo di prova, in cui le circostanze potrebbero indurci ad allontanarci da Dio, possiamo invece scegliere di avvicinarci comunque a Lui, nonostante i nostri difetti, la nostra confusione o la nostra mancanza di visione. Come disse il padre del bambino posseduto dai demoni in Marco 9,24: «Io credo; aiutate la mia incredulità!».

D: In Gv 14,2, in che senso ci sono molte dimore in cielo?

R: Probabilmente in Paradiso esistono molti tipi di dimore, oltre che molte dimore in sé.

1. In Paradiso esistono diversi livelli di ricompense; si potrebbe pensare a questi come a diversi tipi di dimore. Basilio (357-379 d.C.) insegnò questa visione, affermando che vi erano «differenze di dignità». Sullo Spirito 16.40, p. 25

2. Inoltre, in Paradiso c’è un posto per ogni singola persona che sarà salvata, senza alcun sovraffollamento. Sebbene l’offerta di salvezza sia rivolta a tutte le persone senza eccezioni, non ci saranno dimore vuote in Paradiso.

D: In Gv 14,6, è solo Gesù, e non le Sue parole, ad essere la via, la verità e la vita, come insegnava il reverendo Moon?

R: No. Innanzitutto ecco ciò che ha affermato il presunto Messia, il Rev. Moon, e poi ciò che la Bibbia afferma in contrapposizione.

«Principio Divino» del Rev. Moon, pag. 131: «Gesù non disse che la Sua parola fosse la verità, ma che Lui stesso fosse la verità, la via e la vita (Giovanni 14:6). Questo perché le Sue parole erano solo un mezzo per esprimere se stesso come la verità... Possiamo comprendere che il Nuovo Testamento sia stato dato come manuale per l’insegnamento della verità al popolo di 2.000 anni fa... Di conseguenza, oggi la verità deve presentarsi con uno standard più elevato e con un metodo di espressione scientifico, al fine di consentire agli uomini moderni e intelligenti di comprenderla».

Confutazione: Gesù disse: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno mai». Luca 21:22

«Gesù rispose: “Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola. … Chi non mi ama non osserva le mie parole”». Giovanni 14:23-24

Non si può affermare di seguire e obbedire a Gesù e allo stesso tempo rifiutare le Sue parole.

D: In Gv 14,6, in che senso Gesù è la via, la verità e la vita?

R: La scelta delle parole da parte di Gesù in questo passo è affascinante.

Una via è il percorso da seguire per raggiungere una destinazione. Non è un «punto», ma piuttosto una serie di punti. Dobbiamo trovarci su uno di questi punti, procedendo nella direzione corretta.

La verità comprende fatti corretti e logica, ma significa anche molto di più. La verità è ciò che vive dentro di noi, ciò che deve caratterizzare la nostra vita, ciò che dobbiamo amare e ciò che dobbiamo mettere in pratica. Una vita costruita sulla menzogna non è affatto verità. Le concezioni occidentali di «correttezza» e «realtà» si fondono entrambe nel concetto biblico di verità.

La vita è al tempo stesso la nostra esperienza di esistere, la realtà del nostro esistere e ciò che sostiene la nostra esistenza. In altri passi la Bibbia utilizza metafore quali l’acqua della vita, e la vita di una creatura è nel suo sangue.

D: In Gv 14,6, qualcuno può andare in Paradiso senza Gesù?

R: No. Molti nell’Antico Testamento sono andati in Paradiso senza aver mai sentito il nome di Gesù. Oggi, nulla impedisce a Dio di far sì che i bambini che muoiono, e che non hanno mai avuto lo Spirito Santo in loro, vadano in Paradiso.

Tuttavia, nessuno può giungere al Padre se non attraverso Gesù, secondo quanto afferma Gesù stesso in Giovanni 14,6. Ovviamente verrebbe da pensare che Gesù sia nella posizione migliore per saperlo.

Inoltre, Atti 4:12 afferma che non c’è nessun altro nome sotto il cielo dato agli uomini mediante il quale possiamo essere salvati. Filippesi 2:10-11 dice che alla fine ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua confesserà che Gesù è il Signore, a gloria di Dio Padre.

D: In Gv 14,6, chiunque non abbia mai sentito il nome di Gesù può andare in Paradiso?

R: I neonati che muoiono, le persone affette da grave ritardo mentale e i credenti dell’Antico Testamento non hanno mai sentito parlare di Gesù. Eppure nulla impedisce a Dio di farli andare in Paradiso attraverso Gesù.

D: Giovanni 14,6-11 dimostra che Gesù è Dio Padre, come sostengono i pentecostali dell’Unicità, ad esempio David K. Barnard (The Oneness of God: Series in Pentecostal Theology, vol. 1, p. 68)?

R: No. L’affermazione «Nessuno viene al Padre se non attraverso Gesù» sarebbe priva di senso se dicesse: «Nessuno viene al Padre se non viene al Padre» o «se non attraverso il Padre». Gesù disse che Lui e il Padre sono Uno, ma tale affermazione non specifica in che modo siano uno; per comprenderlo occorre esaminare il resto delle Scritture. Essi sono inseparabili, uno nella natura, nella gloria e nell’onore. Tuttavia, il battesimo di Gesù, il fatto che Gesù abbia imparato l’obbedienza, come riportato nella Lettera agli Ebrei, ecc., dimostrano che essi sono distinti e differiscono per ruolo e rango.

D: Giovanni 14,8-9 sostiene il panteismo, dato che Gesù ha detto di essere nel Padre e che il Padre è in Lui, come sostengono alcune persone nelle religioni New Age?

R: No, perché la Trinità non è panteismo. Il fatto che il Padre sia in Gesù non significa che il Padre sia in ogni cosa, nemmeno in un mucchio di spazzatura. In secondo luogo, Dio Padre è un essere dotato di mente, volontà ed emozioni, non l’universo impersonale. Si veda *When Cultists Ask*, pagg. 181-182, per una risposta più approfondita.

D: In Gv 14,9, poiché Gesù ha detto che chiunque abbia visto Lui ha visto il Padre, ciò dimostra che anche il Padre ha un corpo fisico?

R: No. Al contrario, questo versetto è più adatto a dimostrare che il Padre non possiede un corpo fisico. Poiché chiunque abbia visto Gesù ha visto il Padre (che dimora in Gesù), questo versetto implica (sebbene non lo dimostri) che il Padre non avrebbe un corpo fisico.

D: In Gv 14,10-11, in che modo il Padre dimorava in Gesù?

R: Forse in un modo in qualche modo simile a come Gesù dimora in noi. Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono comunque distinti, ma nulla nella Scrittura afferma che vi sia una separazione tra loro. Come sottolinea Patrizio d’Irlanda (389-461 d.C. circa), se i lobi di un trifoglio a tre foglie possono essere distinti ma non separati, allora la Trinità può avere tre persone distinte, ma non separate.

D: In Gv 14,12, in che modo i cristiani compiono opere più grandi di quelle compiute da Gesù?

R: Le opere più grandi che siamo chiamati a compiere non devono essere intese come un modo per “mettersi in mostra”, ma piuttosto come opere più grandi e più numerose per il Regno. I cristiani compirono opere più grandi di quelle che Gesù aveva compiuto fino a quel momento in almeno quattro modi complementari.

Significato: mentre Gesù sfamò 4.000 e 5.000 persone, Atti 2:41 riporta che, grazie alla predicazione degli apostoli, furono salvate oltre 3.000 persone. Sicuramente portare le persone alla salvezza è più importante che limitarsi a sfamarle per un giorno. Certamente, da allora i cristiani hanno sfamato molte più persone di 5.000.

Numeri: L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 9, pag. 145, rileva che in Atti 2:41 si menziona un numero di persone salvate superiore a quello registrato nell’intero ministero terreno di Gesù.

Metodo: Lo Spirito Santo non fu effuso su tutti i popoli fino alla Pentecoste. La promessa che avrebbero compiuto cose più grandi è racchiusa nella promessa di Gesù riguardo alla venuta del Consolatore in Giovanni 14:15-18, 25

Ambito: Sebbene Gesù non abbia mai lasciato un’area geografica piuttosto ristretta durante la Sua permanenza sulla terra, Egli ha inviato i Suoi discepoli non solo in Giudea e in Samaria, ma fino ai confini della terra (Atti 1:8).

D: In Gv 14,13-14, perché questa affermazione sul chiedere nel nome di Gesù [presumibilmente] non è soggetta a restrizioni?

R: È qualificata in due modi.

Esplicitamente: Gesù qui ha usato la parola «voi», e si rivolgeva direttamente ai discepoli, non a chiunque affermasse di seguire Dio.

Implicitamente: noi preghiamo il nostro Padre Celeste, e il nostro Padre Celeste sa cosa è meglio per noi ancora più dei nostri padri terreni.

D: In Gv 14,16, cosa significa il termine «Consolatore»?

R: Tra le altre cose, il termine greco «Consolatore» in questo contesto indicava un avvocato difensore, secondo la New Geneva Study Bible, pag. 1692, e il New International Bible Commentary, pag. 1255. Inoltre, il greco è in grado di distinguere tra «un altro della stessa specie» e «un altro di specie diversa». Il termine greco qui utilizzato, allon, indica un altro della stessa specie di Gesù, secondo il *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 9, pagg. 9 e 146. Si afferma inoltre che in greco parakletos indicava una persona che prestava assistenza al fianco di qualcuno in qualità di consigliere, avvocato, intercessore o mediatore.

Secondo il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1547, il termine che qui significa «pregare» non indica una persona di rango inferiore che chiede un favore a una persona di rango superiore. Si tratta di un termine che indica qualcuno che rivolge una richiesta a un suo pari.

D: In Gv 14,16, perché esattamente il mondo non può accogliere lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità?

R: Gesù ha indicato una serie di ragioni correlate.

Il mondo è ignorante, come disse Gesù in Giovanni 16:3. Ma, come mostra Romani 1:18-19, l’ignoranza non è sempre innocente, quando si tratta di sopprimere la verità.

Alcuni nel mondo «odiano» letteralmente Gesù, come Egli stesso aveva predetto in Giovanni 15:18,24.

Alcuni sono bugiardi, come disse Gesù in Giovanni 8:55. Alcuni possono mentire agli altri, ma possono anche mentire a se stessi.

Alcuni hanno «altre cose per la testa», poiché adorano altri idoli, che si tratti di altre religioni, del denaro, dell’alcol, ecc. «Coloro che si aggrappano a idoli inutili abbandonano la Sua amorevole devozione» Giona 2:8 (BSB)

Alcune persone non sono pecore di Dio, come disse Gesù in Giovanni 10:26.

Non c’è spazio per la mia parola, come disse Gesù in Giovanni 8:37

In relazione a quanto detto in precedenza, se qualcuno non crede che Gesù sia Colui che Egli afferma di essere, morirà nei propri peccati, come disse Gesù in Giovanni 8:24.

Il mondo è ostile al giudizio sul proprio materialismo e sul proprio peccato. Non vuole lo Spirito Santo, che lo convincerà di peccato e di mancanza di giustizia, come disse Gesù in Giovanni 12:8-10.

Infine, nessuno può venire a Gesù se non è il Padre ad attirarlo, come disse Gesù in Giovanni 6:44.

D: In Giovanni 14:16-17, un cristiano dell’Asia Minore del 160 d.C. circa, di nome Montano, affermò di essere l’incarnazione del Consolatore, come sostiene la scettica Guida alla Bibbia di Asimov a pag. 988?

R: Asimov avrebbe dovuto limitarsi a scrivere fantascienza, poiché in questo caso ha frainteso i fatti. Montano affermò effettivamente di essere un profeta, attraverso il quale parlava il Consolatore (parakletos), ma nessuno (tranne Asimov) ha mai sostenuto che Montano fosse l’incarnazione di qualcosa o di qualcuno. Tertulliano era il membro più illustre della «denominazione» montanista, e i suoi numerosi scritti erano considerati ortodossi e ampiamente utilizzati dai cristiani ortodossi che vennero dopo di lui. Infatti, Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) era solito dire: «Portatemi il mio maestro» quando desiderava che qualcuno gli portasse i libri di Tertulliano per studiarli.

D: In Gv 14,16, il «Consolatore» è forse la «Scienza Divina», come sosteneva Mary Baker Eddy, fondatrice della Scienza Cristiana, in *Scienza e Salute con la Chiave delle Scritture*, pag. 55.271?

R: No, il Consolatore è lo Spirito Santo nel versetto 26, e viene indicato con il pronome «Lui», non con «esso» come sarebbe il caso della Scienza Divina.

D: In Gv 14,16-26; 15,26; 16,5-15, Maometto era stato profetizzato nel Nuovo Testamento come il Paraclito, ovvero lo Spirito Santo, come sostengono alcuni musulmani?

R: No. Se ciò fosse vero, i musulmani crederebbero in queste cinque cose (cosa che in genere non fanno).

1. Maometto ha glorificato Gesù. (Giovanni 16:14)

2. Allah ha mandato Maometto nel nome di Gesù. (Giovanni 14:26)

3. Anche Maometto è stato mandato da Gesù. (Giovanni 16:7)

4. Maometto ha attinto alla saggezza di Gesù e ce l’ha resa nota. (Giovanni 16:15)

5. Maometto era «negli» apostoli. (Giovanni 16:17)

Pertanto, nessun musulmano ben informato crederebbe che questi versetti si riferiscano a Maometto. Questi versetti devono riferirsi a un altro, che è stato mandato da Dio.

D’altra parte, forse i musulmani dovrebbero glorificare Gesù, se ritengono che Maometto lo abbia fatto, sulla base di questi versetti. Tuttavia, un imam mi ha detto che i musulmani dovrebbero lodare e glorificare Gesù, pur senza adorarlo.

A proposito, il termine «parakletos/on» è presente in Giovanni 14:6 nel p. 75 (Bodmer 14/15), datato alla fine del II o forse al III secolo, nel p. 66, datato alla metà del II secolo, e nel Sinaitico.

Inoltre, Tertulliano insegnava che il Paraclito, il Consolatore, operava nei cuori delle persone ai suoi tempi (193 d.C.) nell’opera *De monogamia*, cap. 3, p. 61.

In Hegemonius (IV secolo), anche il cristiano Archelao ha discusso di come il Paraclito in Giovanni 14-16 sia Dio Spirito Santo nell’opera *Disputa con Mani*, capitoli 34-35, pagg. 208-209

D: Giovanni 14,18 dimostra che Cristo è Dio Padre, come sostengono i pentecostali unitariani?

R: I pentecostali unitariani confondono le azioni di Gesù con la sua identità. Il fatto che Gesù non ci lascerà orfani non significa che Egli sia lo stesso essere del Padre. Quando Gesù fu battezzato, non stava ingannando né confondendo le persone, né stava mettendo in scena uno spettacolo di ventriloquismo quando il Padre parlò dal Cielo. Il Padre non disse: «Questo sono Io stesso, nel quale mi sono ben compiaciuto». Al contrario, il Padre disse: «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono ben compiaciuto!»

D: In Gv 14,22-24, in che modo Gesù si rivela ai cristiani e non al mondo?

R: È vero che tutti possono sapere qualcosa su Gesù. Tuttavia, solo i cristiani conoscono Gesù personalmente, perché Gesù vive nei nostri cuori.

D: In Gv 14,27, in che modo la pace di Gesù, il Principe della Pace, differisce dalla pace del mondo?

R: La pace del mondo è esteriore e temporanea, poiché dipende dalle circostanze esterne. La pace di Gesù è sia interiore che esteriore, ed è duratura perché indipendente dalle circostanze esterne.

In un certo senso, proprio come una persona in punto di morte lascia il proprio testamento per provvedere ai propri figli e impartire loro la propria benedizione, Gesù sta impartendo la Sua benedizione e la promessa di provvedere ai Suoi figli.

D: In Gv 14,27-28, in che senso il Padre è più grande di Gesù?

R: Sulla terra, Gesù si era spogliato di sé stesso e, naturalmente, in quel momento il Padre era più grande di Gesù. In cielo, Gesù ricopre un ruolo subordinato rispetto al Padre. Il Dio di Gesù è il Padre. Si vedano 1 Corinzi 11:3; 15:25-28; Matteo 12:18; Efesini 1:3, 17; Giovanni 1:33; 14:16, 26, 28; Romani 8:26-27.

Il Padre non è superiore a Gesù sotto due aspetti:

Per natura (Filippesi 2:6). (Per ulteriori informazioni, si veda l’opera di Ilario *Sulla Trinità* 9:2 e 7:27.)

Onore. Si vedano Giovanni 5:18; 5:23; Colossesi 2:9-10; (Isaia 44:6; Apocalisse 1:8 contrapposto ad Apocalisse 1:17-18; 22:13)

Come dimostra Giovanni 5:18, un padre è uguale per natura al figlio che genera. Altrimenti, vostro padre dovrebbe essere più grande di voi, vostro nonno più grande di lui, e il vostro centesimo antenato avrebbe dovuto essere un superuomo. Gli uomini creano le cose, ma «generano» solo persone. Dio ha creato le cose, ma «genera» solo Dio, il suo Figlio unigenito. Entrambi ricevono onore e lode in Apocalisse 5:9, 12-14.

Il libro *Now That’s a Good Question*, alle pagine 43-44, distingue tra la falsità dell’«inferiorità» del Figlio e il vero concetto di «subordinazione» del Figlio. R.C. Sproul aggiunge: «Questo è uno dei motivi per cui la Chiesa ha sempre professato una dottrina chiamata subordinazione di Cristo».

D: In Gv 15,1, in che modo una «vera vite» si differenzia da una semplice vite?

R: Il termine greco tradotto qui con «vero» non indica tanto «vero» contrapposto a «falso», quanto piuttosto «vero» o «originale» contrapposto a «imitazione» o «copia».

D: In Gv 15,1, quale altra metafora relativa alla vite era stata utilizzata in precedenza?

R: Gesù potrebbe aver pronunciato queste parole mentre si trovava nel cenacolo, mentre si recava dal cenacolo al Monte degli Ulivi, oppure sul Monte degli Ulivi a ovest di Gerusalemme. Se fossero passati davanti al tempio, sulla sua facciata era raffigurata una grande vite dorata con i suoi tralci, che simboleggiava il popolo d’Israele. Salmo 80:8-16, Ezechiele 17:1-6, Geremia 12:10-11 e Isaia 5:1-7 paragonano entrambi il popolo di Dio a una vigna. Dio disse: «Poiché la vigna del Signore degli Eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la pianta del suo diletto. Egli cercava giustizia, ma vide spargimento di sangue; cercava rettitudine, ma udì un grido di angoscia» (Isaia 5:7).

D: In Gv 15,1, qual è la differenza tra considerare Gesù come la vite che tiene insieme i tralci e considerare gli uomini come coloro che tengono insieme i tralci?

R: Israele era la vite in Geremia 2:21. Ma Gesù usa qui una metafora diversa: è Lui, non Israele, la vite in Giovanni 15:1. Se la vostra organizzazione ecclesiastica pone maggiore enfasi sugli uomini che la tengono unita piuttosto che su Gesù che la tiene unita, dovreste chiedervi se vi trovate nell’organizzazione giusta.

Cosa ne pensa di questa citazione? «Dio è nella voce calma e sommessa. In tutte queste dichiarazioni giurate, in tutti questi atti d’accusa, c’è solo il diavolo — tutta corruzione. Forza! Voi pubblici ministeri! Voi che giurate il falso! Che l’intero inferno ribolli! Voi montagne ardenti, riversate la vostra lava! Poiché alla fine io ne uscirò vincitore. Ho più motivi di vanto di quanti ne abbia mai avuti qualsiasi uomo. Sono l’unico uomo che sia mai stato in grado di tenere unita un’intera chiesa sin dai tempi di Adamo. Una grande maggioranza di tutti mi è rimasta fedele. Né Paolo, né Giovanni, né Pietro, né Gesù ci sono mai riusciti. Mi vanto che nessun uomo abbia mai compiuto un’opera come la mia. I seguaci di Gesù fuggirono da Lui; ma i Santi degli Ultimi Giorni non sono mai fuggiti da me, finora. Voi conoscete il mio comportamento quotidiano e le mie parole. Sono nel seno di un popolo virtuoso e buono. Quanto mi piace sentire ululare i lupi! Quando riusciranno a sbarazzarsi di me, se ne andrà anche il diavolo. Negli ultimi tre anni ho tenuto un registro di tutte le mie azioni e dei miei procedimenti, poiché ho mantenuto costantemente al mio servizio diversi impiegati validi, fedeli ed efficienti: mi hanno accompagnato ovunque, hanno conservato con cura la mia storia e hanno annotato ciò che ho fatto, dove sono stato e ciò che ho detto; pertanto i miei nemici non possono accusarmi in merito a nessun giorno, ora o luogo, poiché dispongo di testimonianze scritte a conferma delle mie azioni; e i miei nemici non possono provare nulla contro di me». Joseph Smith, fondatore del mormonismo. Storia della Chiesa, vol. 6, pagg. 408-409

Oppure che ne dice di questa citazione, che è più moderata? Nel *Dictatus Papae* (probabilmente del 1075 d.C.), papa Gregorio VII affermò: «La Chiesa romana è stata fondata da Dio solo; solo il papa romano può essere legittimamente definito universale; solo lui può usare le insegne imperiali; solo i suoi piedi saranno baciati da tutti i principi; solo lui può deporre gli imperatori; lui stesso non può essere giudicato da nessuno; la Chiesa romana non ha mai errato, né errerà in tutta l’eternità». Austin, Storia tematica del cristianesimo, pag. 165.

D: In Gv 15,3, come poté Gesù affermare che fossero tutti puri, dal momento che Giuda lo aveva tradito?

R: Ricordate che, a quel punto, Giuda se n’era già andato e non era presente mentre Gesù parlava.

D: In Gv 15,4, cosa significa la parola «rimanere»?

R: Il termine «rimanere» (meno in greco) è molto significativo in tutti gli scritti di Giovanni. Compare 11 volte in Giovanni 15, 40 volte nel Vangelo di Giovanni e 27 volte nelle epistole di Giovanni.

Come un tralcio sulla vite, significa una sola cosa: vivere attaccati alla vite. Un tralcio può essere completamente staccato se viene reciso. Oppure la vita di un tralcio potrebbe non essere collegata alla vite, e il tralcio morire. È interessante notare come gli alberi perdano le foglie in autunno. L’albero produce sughero, che blocca il flusso di acqua e sostanze nutritive verso la foglia o il tralcio. Senza sostanze nutritive, questi muoiono, perdono la loro presa e cadono. A volte gli alberi perdono i rami anche in estate. Quando il ramo non riceve la luce del sole, non produce zuccheri né frutti e l’albero lo recide.

D: In Gv 15,4, in che modo i cristiani dimorano in Gesù?

R: In diversi modi.

Confidando in Lui affinché ci guidi passo dopo passo.

Obbedendo a Gesù, non solo per senso del dovere, ma con un’obbedienza pronta, completa e gioiosa, poiché sappiamo che la via di Dio è la via migliore.

La preghiera dovrebbe essere una caratteristica distintiva fondamentale della nostra vita.

Il desiderio di Gesù, di stare con Lui, e la preghiera per il Suo ritorno.

D: In Gv 15,6, il fatto che un tralcio venga reciso significa che un vero credente possa perdere la propria salvezza?

R: Questo versetto afferma che chi non rimane in Gesù può essere gettato via e bruciato. Oltre a ciò, vi sono due modi di interpretare questo versetto.

1. Tutti dovrebbero concordare sul fatto che, poiché Dio conosce ogni cosa e sapeva chi sarebbe andato in Paradiso (gli eletti) prima ancora che chiunque nascesse, alcuni andranno all’Inferno anche se facevano parte della Chiesa e apparivano come cristiani. Tuttavia, nessuno degli eletti andrà perduto, mentre tutti i reprobi lo saranno, poiché il Dio onnisciente lo sapeva in anticipo.

2. I cristiani autentici non sono d’accordo sul fatto che una persona possa essere veramente rinata e in seguito perdere la propria salvezza, oppure scegliere di allontanarsi dalla propria salvezza e andare all’inferno. Si veda la discussione su Ebrei 6:4-14 ed Efesini 1:14 per ulteriori approfondimenti su questo argomento.

D: In Gv 15,8, in che modo i credenti portano frutto in Cristo?

R: Si noti che il punto importante qui non è imparare cose, né insegnare agli altri, né svolgere un ministero; è portare frutto. I credenti portano frutto in Cristo in almeno tre modi:

Somiglianza a Cristo: interiormente dovremmo portare il frutto dello Spirito e ciò dovrebbe dimostrare che siamo nel processo di diventare sempre più simili a Dio.

Carità e contributi: dovremmo aiutare sia i credenti che i non credenti dedicando loro il nostro tempo e il nostro denaro, e venendo in aiuto agli oppressi.

Convertiti e discepoli: possiamo contribuire preparando il terreno, seminando il seme del Vangelo e mietendo il raccolto per condurre le persone alla fede in Gesù Cristo. Possiamo inoltre formare altri cristiani come discepoli e aiutare a riportare all’ovile coloro che si sono allontanati.

I risultati non consistono in ciò che fate, ma piuttosto in ciò che germoglia nella vita degli altri.

D: In Gv 15,8, le persone sono infruttuose a meno che non conducano altri a Cristo, come ha insegnato un gruppo insolito?

R: No. Non sappiamo se Geremia abbia condotto quasi nessuno a Dio nel corso della sua vita, ma egli ha comunque servito Dio come profeta e predicatore efficace. Si tratta di un tipo di prova del portare frutto, ma non è nemmeno elencato tra i frutti dello Spirito in Galati 5:22-23. Si veda «Quando i membri delle sette chiedono una risposta» per ulteriori approfondimenti.

D: In Gv 15,14-15, dovremmo ancora definirci servitori di Cristo?

R: Sì. Pietro, che ascoltò queste parole di prima mano, sarebbe nella posizione migliore per comprendere il significato delle parole di Gesù. In 2 Pietro 1:1 Pietro si definì servitore (in realtà schiavo) di Gesù. Anche in Romani 1:1, Filippesi 1:1, Tito 1:1 e Giacomo 1:1, Paolo e Giacomo si definiscono schiavi di Cristo Gesù.

Indipendentemente dal fatto che si interpreti ciò nel senso che Gesù non chiami i discepoli «semplici servitori» o «servitori», Gesù sta affermando che non li chiama semplicemente servitori. Gesù non sta affrontando la questione di come i figli di Dio dovrebbero definirsi.

D: In Gv 15,15, quali sono alcuni modi in cui dovremmo comportarci come servi di Cristo e quali sono alcuni modi in cui dovremmo comportarci come amici di Cristo?

R: Essere un servitore di Cristo è bene, e non voler essere un servitore di Cristo è sbagliato. Ma qui Gesù sta dicendo che c’è molto di più che il semplice fatto di essere un servitore di Cristo. Esaminiamo la questione dal nostro punto di vista e, successivamente, da quello di Dio.

Dal nostro punto di vista

Se fossimo solo servitori, un servitore fa ciò che gli viene detto; almeno quando è sotto osservazione. Spesso un servitore non si interessa del risultato o del successo. Un servitore potrebbe essere tale solo per un certo periodo di tempo e preoccuparsi esclusivamente di ciò che accade nel breve termine, prima di passare ad altro. Pensare fuori dagli schemi, cercare un modo migliore di fare le cose, mostrare iniziativa o innovare non sono in genere cose che farebbero i servitori.

A differenza di un servitore, un amico è come un partner o un membro della famiglia. Fa volentieri ciò che è necessario, anche quando non gli viene chiesto. Si preoccupa molto del risultato e del successo del piano del proprio padrone. Non ci preoccupiamo solo dei fiori che sbocciano, ma dei frutti che rimangono rispetto a quelli che non rimangono.

Tuttavia, come un servitore, abbiamo comunque un padrone. Anche un figlio dovrebbe obbedire a sua madre e a suo padre. Possiamo innovare e trovare modi migliori per agire, ma solo entro i limiti di ciò che il nostro padrone ha comandato. Esistono strumenti di ogni tipo per realizzare un piano: violenza, intimidazione, coercizione, inganno, frode, furto; e non dobbiamo mai ricorrervi, indipendentemente dalle nostre opinioni su quanto riteniamo che possano essere efficaci in una determinata situazione.

Dal punto di vista di Dio

Un servitore non avrebbe bisogno di sapere cosa sta accadendo, ma solo ciò che gli viene chiesto di fare in quel preciso momento. Per quanto riguarda il modo in cui deve agire o collaborare con gli altri, tutto ciò è già previsto dal suo incarico.

A differenza di un servitore, Dio spesso desidera che siamo noi a capire come portare a termine un compito, non limitandoci a eseguire meccanicamente le operazioni come farebbe un servitore. Dobbiamo dare prova di iniziativa. Dio potrebbe affidarci compiti che non siamo in grado di svolgere da soli, eppure si aspetta comunque che li portiamo a termine. Ma invece di cimentarci in un’impresa vana, fallire e dire a Dio: «Ho fatto del mio meglio», Dio desidera che collaboriamo con altri credenti e che, insieme, portiamo a termine il compito. Ciò che potete o non potete fare da soli, senza avvalervi degli strumenti e dei collaboratori che Dio vi ha donato, non è realmente rilevante; ciò che conta è ciò che potete o non potete fare con gli strumenti e i collaboratori che Dio vi ha donato, nella potenza dello Spirito Santo. Spesso riveliamo ai nostri amici i nostri piani riservati per il futuro. Lo stesso fa Dio. Noi desideriamo conoscere la volontà di Dio per noi, ma dovremmo anche desiderare di conoscere il Suo cuore.

Tuttavia, proprio come un servitore, ci sono ancora molte cose che incontreremo lungo il nostro cammino nella vita che Dio sceglie di non rivelarci, o che non ci rivela ancora. Possono esserci altre cose, che ci sono già accadute, di cui non abbiamo ancora idea del motivo per cui Dio abbia permesso che accadessero. Come ha affermato un autore cristiano: «Non dovremmo sentirci offesi dall’inspiegabile». Dio non è solo il nostro amico, ma il nostro migliore amico; tuttavia, Egli rimane il nostro Signore.

D: In Gv 15,16, in che senso non sono stati loro a scegliere Cristo, ma è stato Cristo a scegliere loro?

R: Esistono due modi di interpretare questo passo.

Il contesto immediato è l’ordinazione ad apostoli. Cristo avrebbe potuto scegliere chiunque come Suoi apostoli, e ha scelto loro. Li ha benedetti scegliendoli; essi non stavano facendo alcun favore a Gesù.

Alcuni vedono in questo un contesto generale dell’elezione di Dio alla salvezza.

Indipendentemente dal fatto che si ritenga che questo particolare passo abbia tale significato inteso, la Bibbia insegna che Dio ci ha scelti prima dell’inizio dei tempi. È quindi ovvio che Dio ci abbia scelti prima che noi scegliessimo Lui. Inoltre, Romani 3:11-12 e altri passi dimostrano che non saremmo nemmeno in grado di scegliere Dio se non fosse per l’opera di Dio nelle nostre vite.

D: In Gv 15,16, qual è il frutto che rimane rispetto a quello che non rimane?

R: 1 Corinzi 4:12 ci chiarisce questo punto. Le opere che si presume siano compiute per Dio, ma che in realtà sono compiute per orgoglio, invidia o altri motivi malvagi, Dio non le onorerà né le ricompenserà. Allo stesso modo, anche le azioni compiute non per motivi empî, ma per motivi non devoti, come la ricchezza materiale, saranno giudicate di conseguenza.

Esistono almeno tre tipi di frutto.

Interni: il carattere è stato definito come ciò che si è quando si pensa che nessuno stia guardando.

Esterno: le nostre azioni producono frutti, buoni o cattivi che siano.

Finanziari: i nostri contributi all’opera di Dio e ai poveri e bisognosi vengono presi in considerazione, come quelli di Simone in Atti 10.

Evangelizzazione e discepolato: nella Lettera ai Filippesi Paolo affermò che gli stessi Filippesi erano la sua gioia e la sua corona.

I nostri figli e coloro di cui ci prendiamo cura nella chiesa: in quanto sopra è compreso il modo in cui educhiamo i nostri figli e il modo in cui gli anziani vegliano su coloro che sono affidati alle loro cure. Essi sono responsabili delle proprie decisioni, ma noi abbiamo una responsabilità nel vegliare su di loro.

D: In Gv 15,17, qual è la differenza tra provare un amore speciale per gli altri credenti e formare una cricca?

R: È normale avere alcuni amici con cui si instaura un legame più stretto rispetto ad altri. E naturalmente non dovremmo provare solo sentimenti romantici, ma anche coltivare con il proprio coniuge un’amicizia più profonda rispetto alle altre. Tuttavia, quando la vostra amicizia con un ristretto gruppo di amici diventa esclusiva e non accetta l’ingresso di estranei, allora si può parlare di “amicizia che ha preso una piega sbagliata”. Pertanto, si chieda: «La sua amicizia è inclusiva o esclusiva?». Ora, vi sono alcuni non credenti (e persino cristiani carnali) dai quali dovrebbe tenersi alla larga, se continuano a indurla a peccare.

D: In Gv 15,18, in che modo il mondo odiava Gesù?

R: In due modi:

Per nome: di solito le persone non usano invano i nomi di Buddha, Confucio o Maometto. Sembrano usare invano solo «Dio» e «Gesù».

Per il carattere: alcuni rifiutano tutto ciò che ha a che fare con Cristo. Mentre alcuni conoscono bene Cristo e poi Lo rifiutano, altri non vogliono deliberatamente sapere nulla di Cristo.

D: In Gv 15,22.24, in che modo la venuta di Gesù ha reso alcuni più responsabili del proprio peccato?

R: La buona notizia è che Dio non ritiene le persone responsabili di ciò che non sanno (Romani 4:15; 5:12). Il rovescio della medaglia è che 2 Pietro 2:22 e altri versetti mostrano che le persone subiscono un giudizio più o meno severo quando rifiutano la verità, in base alla verità che conoscevano.

D: In Gv 15,23, perché nessuno può odiare Gesù senza odiare anche il Padre?

R: In quanto parte della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uguali per natura, scopo e onore, e la nostra obbedienza, il nostro servizio e il nostro amore verso Uno valgono anche per gli altri.

D: In Gv 16,2, ritiene che «espellervi dalla sinagoga» includa l’espulsione dei cristiani dalla chiesa?

R: Sì, implica l’espulsione dall’assemblea religiosa. Martin Lutero, gli anabattisti e John Wesley furono tutti espulsi dalle loro chiese. Molti cristiani autentici non sono ben accetti in alcune chiese liberali.

D: In Gv 16,2-3, come poteva qualcuno pensare di rendere un servizio a Dio uccidendo i discepoli di Gesù?

R: Molte persone hanno avuto una visione molto distorta di Dio. Di seguito è riportato un elenco parziale delle persecuzioni dei cristiani da parte di persone religiose e delle migliaia di vittime, laddove note.

Data

Persecuzione

Uccisi

50-323 d.C.

Le 10 prime persecuzioni dei cristiani: Nerone, Traiano, nuovamente Traiano, Adriano, Marco Aurelio/Settimio Severo, Massimino Tracio, Decio/Gallo, Valeriano, Aureliano, Diocleziano

50.000

50 e 95/96

Nerone e Domiziano etichettarono i cristiani come «atei» e li uccisero per essersi rifiutati di adorare l’imperatore e gli idoli. Popolazione cristiana stimata: 500.000

107-117

L’imperatore Traiano perseguì i cristiani. Rispose alla lettera di Plinio il Giovane. I cristiani non venivano ricercati, ma uccisi se scoperti.

118 e 134

L’imperatore Adriano perseguì i cristiani e gli ebrei. Adriano amava la cultura greca e perseguitò sia gli ebrei che i cristiani.

135 d.C.

I cristiani in Israele vengono perseguitati dagli ebrei (non dai romani) durante la rivolta di Bar Kochba

162/166-180

L’imperatore Marco Aurelio, filosofo stoico, perseguitò i cristiani soprattutto in Gallia (Francia). La persecuzione terminò con la sua morte.

202

L’imperatore Settimio Severo. Un cristiano lo assistette durante la malattia, ma egli non abrogò le leggi vigenti. La popolazione cristiana è stimata in 2 milioni di persone

209 d.C.

Primi martiri conosciuti in Inghilterra: Albano, Giulio e Aronne

235-238 d.C.

L’imperatore Massimino Tracio perseguita i cristiani. Prima persecuzione su scala imperiale, ma limitata al clero. Essa cessò quando egli fu ucciso.

250-251–253

Gli imperatori Decio e Gallo diedero il via a una severa persecuzione

257-260

L’imperatore Valeriano perseguì i cristiani. La seconda persecuzione più severa. Inizialmente tollerante, ma in seguito subì l’influenza di Macriano.

270

L’imperatore Aureliano si mostrò inizialmente tollerante. Aureliano morì poco dopo aver deciso di perseguitare i cristiani.

>287-300

Il re Tiridate III d’Armenia dapprima perseguitò i cristiani, poi si convertì grazie a Gregorio l’Illuminatore

284, 303-305

L’imperatore Diocleziano condusse la persecuzione più severa contro coloro che si rifiutavano di offrire sacrifici. Distrusse chiese e testi sacri. La popolazione cristiana era stimata in 5 milioni di persone.

315-323 d.C.

Licinio opprime i cristiani nell’Oriente (ma non in Palestina né in Egitto). La persecuzione è dovuta al sostegno dei cristiani al suo nemico, Costantino.

>287-300 d.C.

Il re Tiridate III d’Armenia perseguita i cristiani. Alla fine si converte al cristianesimo.

315, 325-381

Il re persiano Shapur II perseguita i cristiani: i cristiani persiani sono soggetti a doppia tassazione dopo la conversione di Costantino al cristianesimo.

1.15K solo in Mesopotamia

325

Il persiano Shapur II stermina l’intera popolazione della città araba cristiana di al-Hera, appartenente al regno dei Lakhmidi, come rappresaglia per precedenti incursioni in Persia.

361-363

Giuliano l’Apostata ripristina il paganesimo come religione ufficiale dell’Impero Romano fino alla sua morte in battaglia contro i Persiani. Mostra una certa tolleranza, ma permette comunque la persecuzione

325-381 d.C.

In Persia, Shapur II perseguita i cristiani

361-362 d.C.

I cristiani vengono uccisi ad Alessandria e a Gaza

370 d.C.

L’imperatore romano ariano Valente fa uccidere i cristiani nell’Impero d’Oriente. Valente viene infine ucciso in battaglia dai Goti, anch’essi ariani

369-376 d.C.

Il visigoto ariano Athanarico perseguita i visigoti cristiani ortodossi

380-402

Sapor II perseguita i cristiani in Persia

8-9.000

421-422 d.C.

Guerra persiano-bizantina dopo che Narseh perseguì duramente i cristiani. I mazdeisti perseguitano i cristiani. al-Tabari, vol. 5, pag. 102.

448-449 d.C.

Armeni e georgiani si ribellano alle persecuzioni zoroastriche persiane. Yazdgird II impose lo zoroastrismo, perseguitò gli ebrei, proibì il sabato e chiuse tutte le scuole ebraiche. al-Tabari, vol. 5, pagg. 107, 109

Tutti i cristiani di Kirkuk

420-460 d.C.

Molti cristiani furono uccisi in Persia e in Armenia, dopo che il vescovo Abydos diede alle fiamme un tempio zoroastriano

circa 472 d.C.

Sharahb’il Yakuf perseguita i cristiani in Etiopia; al-Tabari, vol. 5, pag. 194, nota 487

484 d.C.

L’ariano visigoto Hunnerico perseguita i cristiani a Tipasa, in Algeria

499-523 d.C.

Gli ariani perseguitano i cristiani in Nord Africa

523-525 d.C.

Il Ma'di Karib Ya'fur, di fede ebraica, perseguita i cristiani nell’Arabia sud-occidentale fino a quando gli abissini (etiopi) lo sconfiggono. al-Tabari, vol. 5, pag. 195, nota 488

525 d.C.

I cristiani fuggono dalla persecuzione degli ebrei etiopi

540-545 d.C.

Il persiano Khosro I perseguita i nestoriani e saccheggia Antiochia

527-568 d.C.

Giustiniano perseguita i monofisiti (copti) in Egitto

572 d.C.

I Bizantini perseguitano i monofisiti (al-Tabari, vol. 5, pag. 251)

589-591

Il califfo Hakim perseguita cristiani ed ebrei. I Magi martirizzano Golinduch e altri cristiani persiani

614/615

I persiani uccidono migliaia di cristiani a Gerusalemme dopo averla conquistata. Anche gli ebrei, ai quali era vietato l’accesso a Gerusalemme, uccisero molti cristiani.

700 d.C.

I musulmani perseguitano i cristiani

634-

Conquiste musulmane contro i non musulmani dalla Siria alla Francia e dalla Persia all’India

698-705

L’imperatrice buddista Wu Zetian fece bruciare le chiese e i monasteri nestoriani in Cina

807 d.C.

Il califfo musulmano Harun al-Rashid fa demolire le chiese

840-846 d.C.

L’imperatore cinese taoista Wu perseguì i buddisti e i nestoriani in modo non violento ma severo. Gran parte dei terreni era di proprietà dei monasteri buddisti. I nestoriani non ebbero mai più la stessa importanza in Cina.

849/850 d.C.

Il califfo musulmano al-Mutawakkil perseguita i cristiani.

978-1000 d.C.

La regina ebrea Giuditta di Axum perseguita i cristiani

1000-

Persecuzione cattolica dei valdesi

X-XII secolo

Rogo e uccisione degli eretici in Europa

1004-1012 d.C.

Il califfo fatimide egiziano Hakim perseguita cristiani ed ebrei. Nel 1009 terrorizza i pellegrini e profana Gerusalemme

1100-1300

I mongoli uccidono la maggior parte dei cristiani nestoriani

1211 d.C.

A Strasburgo, i valdesi vengono bruciati sul rogo

80

1229 d.C.

Concilio di Tolosa, in Francia. Caccia agli eretici. Vecchio e Nuovo Testamento vietati, ad eccezione del salterio e del breviario

Febbraio 1231

La bolla «Excommunicamus» di Papa Gregorio IX condannava all’ergastolo sia gli eretici sia coloro che ne erano a conoscenza ma non li denunciavano.

11 ottobre 1231

Bolla papale *Ille Humani Generis* contro gli eretici

1252 d.C.

La bolla papale «ad Extirpanda» di Papa Innocenzo IV approva l’uso della tortura contro gli eretici nell’Italia settentrionale e, nel 1256, in tutta Italia. Successivamente confermata dai Papi Alessandro IV e Clemente IV.

28 maggio 1252

La bolla papale *Cum Adversus Haereticam* autorizzava la tortura e il rogo per estorcere confessioni di eresia.

30 marzo 1252

La bolla papale «Super Extirpatione» di Papa Innocenzo IV

1261

Papa Urbano IV concesse agli inquisitori il diritto di assolversi reciprocamente dai peccati qualora le vittime fossero decedute durante i loro «interrogatori»

1309 d.C.

Venezia fu dichiarata eretica per essersi opposta a Clemente V

1339 d.C.

I musulmani massacrano i cristiani ad Almaliq

1401 d.C.

Il musulmano Tamerlano saccheggia Baghdad. Tamerlano massacra migliaia di musulmani e cristiani

1360-1405 d.C.

Il musulmano Tamerlano uccise 17 milioni di persone, pari al 5% della popolazione mondiale. Massacrò indù, correligionari musulmani e quasi sterminò i nestoriani

1408 d.C.

In Inghilterra è illegale tradurre o leggere la Bibbia in inglese senza il consenso del vescovo

1413 d.C.

Sir John Oldcastle e molti lollardi si ribellano contro la persecuzione inglese

1415-1416

Nella Repubblica Ceca, gli hussiti si ribellano

1414-1418

Il Concilio di Costanza pone fine al Grande Scisma. Jan Hus viene bruciato sul rogo.

17 marzo 1420

Papa Martino V emana una bolla papale per una crociata volta a sterminare i seguaci di Wycliffe, Hus e altri eretici

1419-1434

Guerre hussite: i cattolici giustiziarono Jan Hus e invasero la Boemia

1419-1434

Crociata cattolica romana contro gli hussiti in Ungheria

1431 d.C.

Gli hussiti respingono un imponente esercito del Sacro Romano Impero

1480 d.C.

Inquisizione spagnola sotto Ferdinando e Isabella

1487-1488

Crociata cattolica romana contro i valdesi

1498 d.C.

I portoghesi costringono i nestoriani a convertirsi al cattolicesimo in India

circa 1500 d.C.

Persecuzione ottomana dei cristiani ortodossi dei Balcani

1527 d.C.

Felix Manz e altri anabattisti vengono uccisi a Zurigo

21 luglio 1542

La bolla papale Licet ab init di Papa Paolo II rifondò l’Inquisizione romana

1487-1545-

Papa Innocenzo VIII ordina una crociata per sterminare i valdesi

1545

I valdesi cattolici romani in Italia

1555-60

I cattolici romani perseguitano i valdesi in Italia

1562

A Tolosa, i francesi uccidono gli ugonotti protestanti

4K

23 agosto 1572

Massacro di San Bartolomeo. I cattolici francesi uccidono a tradimento da 5.000 a 30.000 ugonotti francesi su insistenza della Spagna

1576-1593

In Francia, cattolici romani e ugonotti protestanti si scontrano

1618-1648

La Guerra dei Trent’anni miete un terzo della popolazione tedesca

7 milioni

Secolo XVII

L’Inquisizione spagnola contro ebrei, musulmani e protestanti

50.000

1629-1669

Persecuzione del «calpestamento del crocifisso» in Giappone

1637

Rivolta cattolica contro la persecuzione, repressa dal Giappone con l’ausilio dell’artiglieria olandese

1383-1638

Gli Ottomani istituiscono il sistema del Devsirme, che impone a ogni famiglia cristiana di cedere un figlio affinché diventi un soldato giannizzero musulmano

1655

I cattolici uccidono numerosi valdesi in Italia e in Francia

1742

I cristiani vengono perseguitati in Cina; i gesuiti sono costretti ad andarsene

1808

Napoleone pone fine all’Inquisizione spagnola

1820-41

I cattolici romani vengono perseguitati in Vietnam

1801-1846

Il cattolicesimo si diffonde in Corea, per poi essere perseguitato

2K

1843 e 1846

Badr Khan, il curdo, massacra 10.000 nestoriani. Gli ottomani reagiscono sconfiggendo i curdi ed esiliando Badr Khan

10.000 nestoriani

1629-1856

Gli shogun Tokugawa perseguitano i cristiani in Giappone. Coloro che si rifiutano di calpestare le immagini di Gesù o di Maria vengono torturati e uccisi.

Molte migliaia

1828-1861

La regina Ranavalona I del Madagascar uccise metà della popolazione del Madagascar (2,5 milioni di persone), in particolare i cristiani

1866

I cattolici furono perseguitati in Corea

8.000

1885-1887

Il re omosessuale Mwanga II del Buganda uccide 45 cristiani cattolici e anglicani, nonché musulmani, che si opponevano all’omosessualità. I musulmani lo rovesciano nel 1888.

1870-90

Il Guatemala perseguita i sacerdoti cattolici; ne rimangono solo 100

1917-

I comunisti perseguitano i cristiani nell’URSS, nell’Europa orientale e in Cina

1956

I protestanti perseguitati in Colombia

1976

Cattolici assassinati in Guatemala

Migliaia

1990-

I musulmani perseguitano duramente i cristiani e i musulmani del Darfur in Sudan

2008-

Cristiani perseguitati nella provincia di Odisha/Orissa, nel nord-est dell’India

D: In Gv 16,5, perché Gesù disse che nessuno gli chiedeva dove stesse andando, dal momento che Tommaso [presumibilmente] glielo aveva chiesto in Gv 14,5?

R: In realtà Tommaso NON chiese dove Gesù stesse andando. In Giovanni 14,5 Tommaso chiede solo come possano conoscere la via, poiché afferma (non chiede) che essi non la conoscono. Gesù aveva appena detto che essi conoscevano la via, e Tommaso risponde che ancora non la conoscono.

Si ha l’impressione che Gesù stesse semplicemente aspettando che qualcuno chiedesse come conoscere la via, in modo da poter rivelare questa verità su Se stesso in Giovanni 14,6-7. Nessun altro maestro ebreo affermò di essere Lui stesso la via. Gesù non era solo un maestro di verità che indicava la via, ma era Lui stesso la via.

Ma dopo che Gesù rivelò questo, e così le persone conoscevano la via perché conoscevano Gesù, né Tommaso né nessun altro sembrò particolarmente interessato a chiedere a Gesù dove sarebbe andato o cosa avrebbe dovuto affrontare.

D: In Gv 16,5, perché Gesù disse che nessuno gli chiedeva dove stesse andando, dal momento che Pietro in realtà glielo aveva chiesto in Gv 13,36?

R: Innanzitutto due precisazioni che non fanno parte della risposta, e poi la risposta.

X Si rivolse a tutti tranne che a Pietro: Gesù avrebbe potuto indicare con un gesto gli altri dieci discepoli, escluso Pietro, e dire: «Perché nessuno di voi mi chiede dove sto andando?». Sebbene ciò sia tecnicamente possibile, Giovanni era un testimone oculare e i passaggi non forniscono alcun indizio che Gesù stesse distinguendo tra la domanda di Pietro e il fatto che gli altri non avessero chiesto nulla.

X Gesù dimenticò che Pietro aveva chiesto: Sebbene sulla terra Gesù fosse senza peccato, in quanto uomo mortale le Scritture non affermano che Gesù fosse sempre in grado di ricordare ogni dettaglio, specialmente sotto forte pressione. Sebbene questa spiegazione abbia il pregio della semplicità, ritengo che ve ne sia una migliore.

Il tempo verbale greco e la sequenza dell’insegnamento di Gesù: quando Pietro e Tommaso posero per la prima volta le loro domande, Gesù non poteva dare loro una risposta completa senza che essi conoscessero prima il ruolo di Gesù come via, verità e vita e senza aver introdotto lo Spirito Santo. Successivamente, Gesù chiede: «Eppure, nessuno di voi mi chiede (tempo presente) dove state andando?». La Wuest Expanded Translation recita: «mi sta chiedendo».

L’Expositor’s Greek Testament, vol. 1, pag. 835, afferma che i discepoli erano talmente presi dal proprio dolore per la partenza di Gesù da non pensare di chiedergli dove sarebbe andato. Il New International Bible Commentary, pag. 1257, sostiene che questa domanda sia stata posta a causa del loro sgomento, non per un reale desiderio di sapere dove Gesù stesse andando.

D: In Gv 16,8-11, in che modo il Consolatore convince il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio?

R: In almeno due modi.

In modo diretto e interiore, lo Spirito Santo convince le persone che dovrebbero pentirsi dei propri peccati e avvicinarsi a Dio.

Indirettamente ed esternamente, lo Spirito Santo opera attraverso le persone per condurre gli altri a Cristo.

D: In Gv 16,12, perché Gesù non disse loro tutto ciò che avrebbero avuto bisogno di sapere?

R: La risposta si trova in Giovanni 16:13. Dio alla fine disse loro tutto ciò che avrebbero mai dovuto sapere, semplicemente non lo appresero in quel preciso momento. Ecco perché loro, e noi, abbiamo bisogno che lo Spirito Santo ci guidi, fornendoci l’orientamento necessario per quel giorno.

Una bella storia illustra questo concetto. C’era una volta un re ricco che aveva un figlio che amava moltissimo. Una volta all’anno, il figlio si recava dal padre per chiedergli la paghetta per l’anno. Il re gliela dava, e non rivedeva suo figlio per un anno intero. Oltre ad amare suo figlio, il re era anche saggio. L’anno successivo, quando il figlio tornò, il padre gli diede la rendita per un solo giorno. Se il figlio avesse voluto la rendita per il giorno successivo, avrebbe dovuto recarsi dal padre per parlarne con lui. Allo stesso modo, se siete credenti e davvero non state ricevendo da Dio ciò di cui avete bisogno, forse dovete dedicare più tempo a rivolgervi a Lui quotidianamente nella preghiera.

D: In Gv 16,12-13, lo Spirito della Verità è forse Bahá’u’lláh?

R: No, lo Spirito di Verità qui è uno spirito, non una persona. È lo stesso Spirito Santo di cui Gesù stava proprio parlando in Giovanni 14-16. Non si può affermare che in Giovanni 16:12-13 il termine «spirito» si riferisca a una persona, mentre in Giovanni 14:16-18, 25-26; 15,26; 16,5-11; 16,14-15. Lo Spirito Santo discese a Pentecoste, non nel XIX secolo, quando ebbe inizio la religione bahá’í.

D: In Gv 16,13, in che modo lo Spirito Santo guida verso tutta la verità?

R: Gli occidentali spesso concepiscono la verità principalmente in termini di affermazioni vere o false. Tuttavia, una persona può avere ragione su molti punti insignificanti ed essere comunque profondamente in errore sui punti fondamentali. Una persona può essere sincera quando compra e vende, eppure seguire una religione che è una menzogna.

La verità è Gesù, non solo le affermazioni dottrinali vere. È il dimorare nel vero Gesù che ci guiderà alle vere affermazioni dottrinali, piuttosto che la dottrina che prende il posto dello Spirito nel condurci a Cristo. Naturalmente, in Paradiso conosceremo anche tutte le vere affermazioni dottrinali.

I cristiani autentici concordano tutti su quanto segue:

1. Dio è Santo, amorevole, buono, giusto, onnipotente, onnisciente ed onnipresente.

2. Abbiamo peccato e tutti abbiamo bisogno di un Salvatore

3. Gesù, con la Sua morte e la Sua risurrezione fisica, è l’unica via di salvezza.

4. Dobbiamo pentirci e credere in Gesù.

5. Tutti dovremmo condurre una vita santa.

Molte altre questioni importanti.

I cristiani autentici non sono d’accordo sui seguenti punti:

Il significato preciso del battesimo e se esso debba essere riservato solo ai credenti o anche ai neonati.

Se sia meglio celebrare il culto il sabato o la domenica.

Se sia lecito lavorare il sabato o la domenica.

Il significato preciso della Cena del Signore.

Se i cristiani debbano mai combattere in guerra o mentire per salvare una vita dalle mani di persone malvagie.

L’equilibrio tra la predestinazione di Dio e il libero arbitrio umano.

Il millennio e la tempistica del Rapimento.

Il numero corretto di libri dell’Antico Testamento.

Se i veri cristiani possano o meno perdere la salvezza.

Altre questioni secondarie e di minore importanza.

D: In Gv 16,13, poiché lo Spirito Santo guida verso tutta la verità, come mai ci sono state molte divergenze tra i veri cristiani?

R: Si veda la discussione su Efesini 4:4 per la risposta.

D: In Gv 16,20-22, in che modo il dolore dei discepoli si sarebbe trasformato in gioia?

R: Ciò avvenne in modo spettacolare dopo la risurrezione, quando rividero l’amato Gesù. Accadrà a tutti i discepoli di Cristo quando moriremo e andremo a stare con Gesù in Paradiso.

D: In Giovanni 16,23, dobbiamo rivolgere le nostre richieste a Gesù, oppure rivolgerle solo al Padre?

R: Il Padre Nostro è rivolto al Padre, e sembra che le preghiere rivolte al Padre fossero più numerose di quelle rivolte a Gesù. Tuttavia, è lecito rivolgere richieste a Gesù, come fece Stefano, pieno di Spirito Santo, quando rivolse due richieste a Gesù in Atti 7:59-60.

D: Giovanni 16,24 significa forse che possiamo ottenere tutto ciò che desideriamo nella preghiera, come suggeriscono alcuni insegnanti del movimento «Parola di Fede»?

R: Paolo certamente non la pensava così, poiché chiese che gli fosse tolta la spina nella carne e ciò non avvenne. Paolo inoltre si rivolse inizialmente ai Galati a causa di una malattia, e probabilmente non desiderava essere malato, sebbene Dio abbia utilizzato l’ e malattia di Paolo per un bene superiore. Giovanni 16:24 ci incoraggia a chiedere, ma nel contesto del dimorare in Lui. Pertanto, chiedete tutto ciò che ritenete Dio voglia che voi chiediate, ma rendetevi conto con pazienza che Dio, come un genitore saggio, dirà «no» sia alle cose che sapete che Dio non vuole che abbiate ora, sia alle cose che pensate Dio voglia che abbiate, ma di cui Dio ha una visione più chiara. Si veda «Quando i membri delle sette chiedono», pagg. 186-187, per una risposta complementare.

D: In Gv 16,25, perché Gesù parlava in parabole anche ai propri discepoli?

R: Forse questa semplice analogia aiuterà a spiegarlo. Immaginate un insegnante che tenesse una lezione di matematica limitandosi alla sola esposizione teorica: senza compiti a casa e senza verifiche. Non essendoci bisogno di fornire un riscontro, gli studenti finirebbero presto per adagiarsi nel loro percorso di apprendimento. Inoltre, per materie quali il calcolo, le equazioni differenziali parziali e l’analisi degli elementi finiti, la sfida non risiede nelle equazioni da memorizzare, bensì nei concetti da comprendere e applicare. Sebbene Gesù non abbia mai somministrato prove scritte, ha invece proposto domande, indovinelli e parabole. Era necessario conoscere la Parola di Dio per poter sperare di comprenderne almeno una parte. Inoltre, nemmeno l’apprendimento delle semplici parole è sufficiente. Dobbiamo meditare sulle verità per cogliere i concetti che Dio ci ha comunicato nella Bibbia.

Non dovremmo sentirci scoraggiati quando alcune parti della Bibbia ci risultano difficili da comprendere. Che ci piaccia o no, Gesù ammise di aver talvolta parlato in termini poco chiari proprio di proposito. Sembra che il processo di apprendimento delle verità profonde della Bibbia, con la riflessione e il ragionamento che ne derivano, sia importante quasi quanto il raggiungimento dell’obiettivo stesso di apprendere tali verità.

D: In Gv 17, perché il contenuto di questa preghiera è totalmente diverso da quello della preghiera sul «passare questo calice» nel Giardino del Getsemani riportata in Mt 26,36-46; Mc 14,32-43 e Lc 22,39-47?

R: Perché si trattava di preghiere diverse. Giovanni 17 si riferiva molto probabilmente al Giardino del Getsemani, sebbene potesse essere avvenuto un po’ prima. A prescindere da ciò, la preghiera riportata nei Vangeli sinottici ebbe luogo sicuramente dopo la preghiera sacerdotale di Giovanni 17, poiché le guardie Lo arrestarono mentre pregava.

D: In Gv 17,1, cosa significa esattamente l’espressione «è giunta l’ora»?

R: Significa tre cose diverse ma correlate.

1) È giunta l’ora per Lui di concludere il Suo ministero terreno e compiere qualcosa di più importante: versare il Suo sangue sulla croce per i nostri peccati. Si veda Giovanni 12:23,27. Egli era «l’ora» in cui Gesù avrebbe lasciato questo mondo, come indicato in Giovanni 13:1.

2) Affinché ciò avvenisse, la protezione fisica di Dio Gli sarebbe stata tolta. Prima di allora, nessuno poteva toccare o fare del male a Gesù. Perché? «Perché la Sua ora non era anc » (Giovanni 7:30; 8:20). Era impossibile, perché il Padre non lo avrebbe permesso.

3) Infine, questa sarebbe stata l’«ora» in cui regna l’oscurità, come indicato in Luca 22:53. Gesù non temeva quest’ora oscura; sapeva che era necessaria prima del Suo più grande trionfo. È come quando i soldati di fanteria si ritirano lentamente e deliberatamente davanti al nemico, prima che la cavalleria faccia scattare la trappola e circondi il nemico per annientarlo (come accadde all’esercito romano a Canne).

D: In Gv 17,2, Gesù dona la vita eterna solo a coloro che il Padre gli ha dato?

R: Sì. I cristiani concordano sul fatto che Gesù conceda la vita eterna a tutti coloro che il Padre gli ha donato e solo a coloro che il Padre gli ha donato. Calvinisti e non calvinisti sono in disaccordo sul fatto che le nostre decisioni e la fede che Dio ha fatto crescere in noi abbiano o meno un ruolo nella scelta del Padre riguardo a chi donare a Gesù.

D: In Gv 17,3, poiché Gesù disse: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e Gesù Cristo, che tu hai mandato», come possiamo chiamare Dio Gesù?

R: Il termine «Dio» ha diversi significati nella Bibbia. «Dio» si riferisce al Padre qui in Giovanni 1:1 (prima occorrenza) e in Ebrei 1:9 (seconda occorrenza). Tuttavia, non si può utilizzare questo argomento per dimostrare che Gesù non possa essere chiamato Dio, poiché il termine «Dio» si riferisce a Gesù in Giovanni 1:1 (seconda occorrenza) e in Ebrei 1:9 (prima occorrenza).

A mio avviso, vi sono non uno, ma due problemi nel tentativo dei Testimoni di Geova di sostenere che Giovanni 17:3 affermi che non dovremmo chiamare Gesù Dio.

1) I Testimoni di Geova non sembrano coerenti con se stessi. Se l’uso del termine «Dio» per indicare il Padre in questo contesto significasse che Gesù non è Dio, allora l’uso dei termini «Dio» e «Signore» – essendo Gesù il Signore – implicherebbe che il Padre non è il Signore.

1 Tessalonicesi 4:16a menziona: «Il Signore stesso scenderà dal cielo con un comando potente, con la voce di un arcangelo e con la tromba di Dio». Poiché qui Gesù è il Signore, ciò non significa forse che il Padre non è il Signore?

Analogamente, nell’opera di David Reed *Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse* (p. 82) si afferma che se chiamare Dio il Padre in qualche modo escludesse Gesù dall’essere Dio, allora chiamare Gesù il nostro «unico Signore» in Giuda 4 escluderebbe il Padre dall’essere Signore. A peggiorare ulteriormente la loro posizione, anche lo Spirito Santo è chiamato Signore in 2 Corinzi 3:17.

«Dio [Padre] e il Signore Gesù» è menzionato anche in Giacomo 1:1; 1 Tessalonicesi 1:3; 3:11,13 e in altri passi.

2) I Testimoni di Geova non sembrano onesti con se stessi su questo punto. Se affermano che «Dio e Gesù» significa che non è corretto riferirsi a Gesù come a Dio, essi stessi si riferiscono a Gesù come a Dio nella loro traduzione di Giovanni 1:1 ed Ebrei 1:9. Ciò che i Testimoni di Geova dovrebbero dire è che Gesù non è Dio in questo contesto, in base all’uso del termine «Dio» in questo versetto; e su questa affermazione possiamo concordare.

I Testimoni di Geova devono concordare con i cristiani sul fatto che nelle Scritture esistono diverse definizioni e diversi usi del termine “Dio”. Oltre a riferirsi a falsi dei (1 Corinzi 8:5-6; Genesi 31:30, 33), vi sono tre usi del termine “Dio” che sono corretti.

Il Padre. Galati 1:1, Efesini 1:2-3, 17, Ebrei 1:9 (seconda occorrenza), Giovanni 17:3, ecc.

Gesù. Ebrei 1:9 (prima occorrenza); Giovanni 1:1, 19; Osea 1:7; Isaia 7:14; 1 Giovanni 5:11, 12 rispetto al versetto 21; Colossesi 2:9 e Matteo 1:23

Lo Spirito Santo. Romani 8:9-16; Luca 1:35; 1 Giovanni 4:12, 13, 15-16; 1 Corinzi 3:16 contrapposto a 1 Corinzi 6:19; Atti 5:4.

D: In Giovanni 17:4, perché Gesù disse di aver compiuto la Sua opera, prima della crocifissione?

R: Alla vigilia del Suo arresto, Gesù si rese conto che, in sostanza, non gli restava più nulla da fare in questa vita. Da quel momento in poi, tutto gli sarebbe stato fatto. Forse Gesù pensava la stessa cosa quando disse a Pietro che questi si sarebbe trovato in una situazione simile, in Giovanni 21:18-19.

Si vedano «1001 Bible Questions Answered», pag. 39, e «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 9, pagg. 162-163, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Gv 17,5, dato che Gesù stesso doveva chiedere qualcosa al Padre, ciò significa che Egli fosse inferiore al Padre?

R: No. Tre punti da considerare nella risposta.

Sulla terra, Gesù si svuotò volontariamente di sé stesso, come mostra Filippesi 2:7. Si stancava (Giovanni 4:6). Gesù si sottomise al Padre e imparò l’obbedienza, come mostra Ebrei 5:7-8.

Per natura e onore, i due sono uguali, come dimostra Filippesi 2:7. Così come un figlio terreno ha la stessa natura e l’uguaglianza dei propri genitori, Gesù ha la stessa natura e l’uguaglianza del Padre. Gesù possiede la pienezza della divinità, secondo Colossesi 2:9. Tutti dovrebbero onorare il Figlio proprio come onorano il Padre, secondo quanto afferma Gesù in Giovanni 5:23.

Per quanto riguarda il ruolo e il rango, il Padre è preminente all’interno della Trinità. Anche dopo la risurrezione, il Padre ricopre il ruolo di Dio rispetto a Dio Figlio, come indicano Ebrei 1:8-9 e 1 Corinzi 15:24, 27, 28.

D: In Gv 17,9, perché Gesù rifiutò esplicitamente di pregare per il mondo intero?

R: Gesù non pregò affinché accadesse nulla che il Padre avesse esplicitamente affermato non sarebbe accaduto. Né dovremmo farlo noi. In questo caso, Gesù non pregò per l’universalismo, ovvero che ogni singola persona andasse in Paradiso e che l’Inferno rimanesse vuoto. Anche a Geremia fu detto di non pregare per il popolo in Geremia 7:16, Geremia 11:14 e Geremia 14:11.

Come Gesù ha lasciato intendere in Giovanni 17:16, il mondo costituisce un sistema a sé stante, mentre il Regno di Dio ne è un altro. Spesso le persone del mondo non desiderano far parte del Regno di Dio e vivere in eterno adorando Dio.

D: In Gv 17,11, 21-22, in che modo i cristiani sono uno come il Padre e il Figlio sono uno?

R: Esistono diversi modi in cui dobbiamo essere uno gli uni con gli altri, così come Gesù e il Padre sono uno.

Armonia: non vi sono discussioni né litigi all’interno della Trinità. Sebbene i cristiani autentici abbiano opinioni divergenti su molte questioni, siamo d’accordo sugli elementi essenziali della fede e non dovremmo discutere né creare divisioni con altri cristiani autentici.

Unità di intenti: il Padre e il Figlio non agiscono mai in modo contrastante l’uno con l’altro. Se stiamo realizzando lo scopo che Uno ha per noi, esso è lo stesso scopo che il Padre, il Figlio e lo Spirito hanno tutti per noi.

Amore reciproco: il Padre, il Figlio e lo Spirito nutrono un amore completo e perfetto gli uni per gli altri. Questo è l’obiettivo dell’amore che dovremmo provare gli uni per gli altri.

Non guardarsi l’uno dall’altro con disprezzo: non dobbiamo affermare né pensare di essere migliori o più preziosi degli altri, come dimostrano Filippesi 2:3 e 1 Corinzi 10:12.

Tuttavia, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono Uno in alcuni aspetti in cui noi non siamo uno. Si veda la discussione su Giovanni 10:30 per ulteriori approfondimenti su come il Padre e il Figlio siano un unico Dio, e anche su come siano esseri distinti.

D: In Gv 17,11,14,21, in che modo i cristiani dovrebbero essere nel mondo senza essere del mondo?

R: Di seguito è riportato un elenco di come dobbiamo essere nel mondo, seguito da un elenco parziale di come non dobbiamo essere del mondo.

Volontariamente nel mondo:

Relazionarsi con le persone del mondo: Siate tutto per tutti per amore del Vangelo, come disse Paolo in 1 Corinzi 9:19-23.

Sottomettersi alle autorità mondane: Dobbiamo obbedire ai re e alle leggi (1 Pietro 2:13-15,17; Romani 13:1-5) purché non contraddicano Dio, l’autorità suprema. Dobbiamo pagare le nostre tasse (Romani 13:6-7; Matteo 17:24-27).

Amare le persone del mondo, poiché Dio le ama (Giovanni 3:16).

Nutrite speranza per le persone del mondo e desiderate che molti siano salvati.

Pregate per le persone del mondo, affinché ottengano la salvezza.

Prendetevi cura delle persone del mondo, per soddisfare i loro bisogni fisici e spirituali.

Involontariamente nel mondo: non abbiamo scelta riguardo a quanto segue.

Origine: siamo stati creati da Dio e siamo nati nella carne in questo mondo.

Fisicamente, apparteniamo al mondo. Ciò comporta sopportare il dolore, la fame, la morte e l’ingiustizia in questa vita.

Conseguenze dei peccati altrui: proprio come i neonati a volte subiscono le conseguenze dell’uso di droghe e alcol da parte della madre, tutti noi siamo soggetti a soffrire a causa delle azioni peccaminose degli altri. Infatti, poiché siamo nati in un mondo peccaminoso, tutti subiamo le conseguenze del peccato di Adamo, come mostra Romani 5:12-17.

La tentazione è comune a tutti in questo mondo, come afferma 1 Corinzi 10,12.

Volontariamente non del mondo:

Abbiamo preso un impegno nei confronti di Dio: Dio raduna coloro che hanno stretto un patto con Lui (Salmo 50:5), il battesimo in acqua (1 Pietro 3:20; Ebrei 10:22), la professione di fede (Ebrei 10:23) e una coscienza pura nei confronti di Dio (1 Pietro 3:21).

Non amare il mondo: né la concupiscenza della carne, né la concupiscenza degli occhi, né l’orgoglio della vita, come afferma 1 Giovanni 2:15-17.

Non amare come ama il mondo: non amiamo solo coloro che ci amano, ma amiamo anche i nostri nemici, come Gesù comanda (e non si limita a suggerire) in Luca 7:27-36.

Non avere la stessa motivazione: non abbiamo gli stessi standard, le stesse aspirazioni, la stessa motivazione e la stessa fonte di forza del mondo. Non ci limitiamo a vivere in base alle circostanze. Come ha affermato Gene Getz nel suo libro sulla Lettera ai Filippesi, la maggior parte delle azioni viene compiuta per una delle tre ragioni seguenti: la speranza di una ricompensa, il timore di una punizione e il desiderio di essere considerati persone migliori agli occhi propri e altrui. Sebbene la Bibbia non critichi mai queste motivazioni (e nemmeno noi dovremmo farlo), noi abbiamo una motivazione superiore, che il mondo non può comprendere: l’amore agape.

Valori diversi: Abbiamo un diverso metro di misura del significato, del valore e della ragione di vita. Siamo stati creati per la gloria di Dio (Isaia 43:7; Efesini 1:6).

Non ci uniamo in giogo con i non credenti nel matrimonio, nelle relazioni sentimentali, negli affari e in altri ambiti, come illustra 2 Corinzi 6:14-18. (Se siete sposati con un non credente, tuttavia, non cercate il divorzio, come comanda 1 Corinzi 7:12-15).

Involontariamente non del mondo: (Involontario non significa indesiderato, ma piuttosto che non è una scelta o un’opzione per i credenti)

Destino: Gli eletti sono destinati al Cielo. Dobbiamo assicurarci di non metterci «troppo a nostro agio» qui, poiché questo è solo un luogo temporaneo per noi. Siamo stranieri e pellegrini su questa terra (1 Pietro 2:9,11).

Lo Spirito Santo che dimora in noi: tutti i veri credenti hanno lo Spirito Santo che dimora dentro di loro (Romani 8:9-16).

Figli di Dio: Sebbene Dio abbia creato tutti, noi siamo figli di Dio. La Scrittura considera i non credenti come non figli di Dio (Giovanni 1:12-13; Romani 8:14-16; Efesini 2:3-5; 1 Giovanni 3:1-2).

Si veda *Now That’s a Good Question*, pagg. 249-250, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Gv 17,19, come poteva Gesù santificare se stesso, dato che era già senza peccato?

R: «Santificare» NON significa semplicemente smettere di peccare. Significa in realtà essere messi da parte per Dio, ovvero essere dedicati a uno scopo specifico. Le numerose (buone) opere compiute da Gesù – parlare con le persone, guarire i malati, insegnare, ecc. – sarebbero state ora messe da parte, poiché Egli era dedicato a un’unica cosa: prepararsi a morire sulla croce. Analogamente a come un sommo sacerdote dell’Antico Testamento avrebbe celebrato una cerimonia per essere consacrato come tale, Gesù stava per celebrare una cerimonia (seppur dolorosa) per diventare il nostro sommo sacerdote.

I cristiani sono chiamati non solo a non peccare, ma ad essere santificati in Cristo. Dovremmo vivere la nostra vita «santificati» e dedicati a Dio. Naturalmente ciò implica stare lontani dalle cose peccaminose, ma in senso positivo significa che dobbiamo essere dediti, come un soldato, un atleta o un contadino. Paolo ne parla più approfonditamente, sebbene senza utilizzare effettivamente la parola «santificati», in 2 Timoteo 2:3-6. Siamo santificati, messi da parte da Dio per vivere e compiere opere buone per Lui. Ma abbiamo la responsabilità di seguire lo Spirito Santo e di mettere in pratica la nostra santificazione. Pietro sottolinea maggiormente l’importanza che ciascuno di noi sia santificato (santo) in 1 Pietro 1:13-22. In 1 Pietro 1:18, Pietro contrappone questo concetto a una «condotta senza scopo». Prosegue poi parlando della Chiesa come popolo santificato in 1 Pietro 2:9-12.

A volte vi chiedete quanto la vostra vita sia rilevante per i propositi di Dio? Naturalmente non potete valutare le vostre preghiere, le vostre conversazioni e l’incoraggiamento che date agli altri secondo criteri mondani. Ma ve lo chiedete comunque? Forse Dio sta aspettando che ve lo chiediate. Egli attende pazientemente che desideriate vivere una vita santificata per esprimere al meglio il vostro amore per Lui e realizzare i Suoi propositi.

D: In Giovanni 17:20-21, quando Gesù pregò affinché tutti fossero uno, si riferisce forse a un’unica organizzazione, come hanno insegnato la Chiesa cattolica romana, la Chiesa ortodossa, la Chiesa copta, la chiesa locale e molte Chiese di Cristo?

R: Gesù si riferiva al fatto che i credenti fossero uniti nello spirito e nella comunione. Non dobbiamo semplicemente essere “uno”, ma essere “uno in Cristo” Sin dai tempi di Tertulliano, nel 200 d.C., vi sono stati cristiani appartenenti a diverse organizzazioni. Quando un’organizzazione che si autodefinisce «l’unica vera Chiesa di Cristo» brucia sul rogo credenti come Jan Hus, scomunica credenti come Martin Lutero, lancia crociate contro credenti come i valdesi o massacra un’intera città italiana, i veri cristiani di quei tempi dovrebbero fuggire, anziché essere uniti a tale organizzazione. Si veda «When Cultists Ask», pagg. 187-188, per una risposta diversa ma complementare.

D: In Gv 18,1, come si pronuncia «Cedron»?

R: Si scrive anche «Kidron». La Concordanza di Cruden indica che il primo suono è una «s» e che l’accento ricade sulla prima sillaba.

D: In Gv 18,2, come mai Gesù si recava spesso in quel luogo, dato che si trovava a Gerusalemme solo quella settimana?

R: Quella non era l’unica occasione in cui Gesù e i discepoli si trovavano a Gerusalemme. Inoltre, passavano dal Getsemani due volte al giorno, andando e tornando dal Tempio. Non c’erano abbastanza locande e case per ospitare tutte le persone che giungevano a Gerusalemme durante la settimana della Pasqua. Il tempo era però bello, quindi la maggior parte delle persone dormiva semplicemente all’aperto.

D: In Gv 18,3, perché i soldati portavano delle lanterne?

R: Probabilmente portarono le lanterne sia per vedere al buio in generale, sia perché pensavano che avrebbero potuto dover setacciare il giardino per tutta la notte alla ricerca di Gesù. Portarono le spade per arrestare il principe della pace. Si noti che Gesù li andò incontro alla porta.

D: In Gv 18,9, come mai Gesù non perse nessuno dei Suoi discepoli, dal momento che ne aveva perso uno (Giuda) in Gv 17,12? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Dopo che Giuda se ne andò per tradire Gesù, in Giovanni 17:12 Gesù disse: «Mentre ero con loro, li ho protetti e custoditi nel Tuo nome, il nome che Tu mi hai dato. Nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, affinché si adempisse la Scrittura» (BSB).

Da un punto di vista esteriore, un modo per interpretare questo passo è che nessuno dei dodici discepoli (Giuda compreso) fu fisicamente catturato, arrestato, ferito o comunque smarrito nel Giardino del Getsemani.

Tuttavia, un modo migliore per comprenderlo è dal punto di vista spirituale. Quando i discepoli fuggirono, Giovanni 18:9 afferma: «Questo [la fuga] avvenne affinché si adempisse la parola che Egli aveva pronunciato: “Non ho perso nessuno di quelli che Tu mi hai dato”». (BSB) Spiritualmente Giuda era effettivamente perduto, ma il versetto di Giovanni 18:9 è qualificato dall’espressione «di quelli che mi hai dato». Giuda non «divenne malvagio» alla fine, bensì, secondo Giovanni 12:6, rubava denaro dalla borsa durante tutto il ministero di Gesù.

D: In Gv 18,12, chi era il sommo sacerdote?

R: Anna era stato sommo sacerdote dal 6 al 15 d.C. Poteva essere definito sommo sacerdote, allo stesso modo in cui un ex presidente degli Stati Uniti viene ancora chiamato presidente. Nell’Antico Testamento la carica di sommo sacerdote era a vita. Tuttavia, Anna fu destituito dal procuratore romano della Giudea, Valerio Grato, nel 15 d.C. L’attuale sommo sacerdote era Caifa, uno dei suoi quattro generi.

D: In Gv 18,12-19,16, lo scettico Bart Ehrman chiede perché Gesù fosse stato flagellato nel bel mezzo del processo, e non al termine dello stesso. (Jesus, Interrupted, p. 44)

R: Innanzitutto non vi fu un solo processo, bensì due: quello ebraico e quello romano. In secondo luogo, la fustigazione avvenne in quello che Pilato riteneva fosse il momento conclusivo del processo romano. Dopo che Pilato ebbe preso la sua decisione, Giovanni 19,6 spiega ciò che Pilato fece, mentre Giovanni 19,12 ne illustra il motivo. Pilato sapeva che gli ebrei volevano Gesù morto, ma cercava di liberarlo. Ordinò che Gesù fosse percosso, poi lo mostrò, insanguinato, alla folla, sperando che ciò bastasse a soddisfarla. Ma la folla insistette per la morte, adducendo un argomento che Pilato non aveva previsto: Gesù si era definito un re, e se Pilato avesse lasciato andare un re autoproclamato, ciò avrebbe gettato un’ombra molto, molto negativa su di lui. Pertanto Pilato non aveva scelta; dichiarare che Gesù non meritava la morte avrebbe dato una cattiva immagine di sé qualora fosse giunta voce all’imperatore Tiberio, già di per sé diffidente, che Pilato fosse indulgente nei confronti dei traditori di Roma.

Ehrman, tuttavia, parte dal presupposto errato che i processi antichi dovessero essere equi o dovessero seguire gli standard moderni. Ad esempio, nel 738/739 a.C., in un processo in Iraq, un gruppo di uomini fu accusato di non aver restituito del denaro appartenente a un altro. Fu loro imposto di prestare giuramento di non averlo fatto, poi furono frustati e infine il califfo fu informato della loro situazione. La sentenza stabilì che dovessero prestare giuramento e poi essere rilasciati [in quanto innocenti]. Per ulteriori informazioni, si veda la Storia di al-Tabari, vol. 26, pag. 7.

Un secondo esempio risale al 743/744 d.C.: il califfo al-Walid ordinò alla sua guardia di percuotere Khalid, dicendo: «Voglio sentire la sua voce» (cioè, mentre soffriva). Khalid fu quindi imprigionato fino a quando Yusuf bin ‘Umar non portò del denaro dall’Iraq per riscattarlo. Khalid non voleva essere venduto, ma non disponeva della somma di cui disponeva Yusuf; pertanto, al-Walid prese il denaro e vendette Khalid. Yusuf dapprima torturò Khalid, poi lo frustò e infine lo uccise con una ruota dentata conficcata sul petto. Tutto ciò avvenne senza che il califfo, né nessun altro, dichiarasse Khalid colpevole di alcunché. Questo episodio è riportato in *La Storia di al-Tabari*, vol. 26, pagg. 176-177.

Un terzo esempio: nello stesso anno, Sulayman tirò con tale forza la lunga barba di Yusuf da strappargliene alcuni ciuffi. In seguito Yusuf fu imprigionato nel palazzo verde. Il califfo Yazid affermò di averlo imprigionato proprio per poterlo inviare in Iraq e presentarlo alle persone ai quali aveva perpetrato ingiustizie. Ciò è riportato in «La Storia di al-Tabari», vol. 26, pagg. 203-204.

D: In Gv 18,13-27, sussiste qualche dubbio riguardo all’ordine di questi versetti?

R: Non proprio. I versetti si trovano nell’ordine attuale in 55 testi e famiglie di testi. Solo tre fonti presentano un ordine diverso.

L’ordine è 13, 24, 14-15, 19-23, 16-18, 25b-27 nel Siriaco del Sinai (IV-VII secolo). L’ordine è 13, 24, 14-23, 24, 25-27 negli scritti di Cirillo (444 d.C.). È 13a, 24, 13b-23, 24-27 nel manoscritto 225 (redatto nel 1192 d.C.).

D: In Gv 18,28, perché i sacerdoti pensavano che si sarebbero contaminati se fossero entrati nella sala del tribunale di Pilato?

R: Secondo la tradizione dei farisei, essi sarebbero stati contaminati non solo se avessero mangiato con un gentile, ma anche se fossero entrati nella casa di un gentile, poiché i gentili mangiavano cibi impuri e i farisei consideravano i gentili impuri. I farisei ritenevano che ciò li avrebbe resi impuri per sette giorni.

Questa visione non era limitata ai farisei. Anche Pietro tendeva a crederlo, come si evince da Atti 10 e Galati 2,12-15.

Tuttavia, l’Antico Testamento non conteneva alcuna legge che vietasse di mangiare con i gentili. La regina Ester mangiava con i gentili. Si noti come i farisei fossero molto preoccupati per l’impurità rituale, come il mangiare con i gentili, mentre tramavano un omicidio.

D: In Gv 18,31, dato che ai Giudei non era permesso giustiziare Gesù, perché dissero: «Secondo quella legge Egli deve morire»?

R: Entrambe le affermazioni sono corrette. Gli ebrei ragionavano che, secondo la Legge ebraica dell’Antico Testamento, Gesù dovesse essere messo a morte. Ma i Romani avevano loro tolto il diritto di giustiziare. Pertanto, escogitarono un modo per indurre i Romani a giustiziare Gesù al posto loro.

D: In Gv 18,31, perché il sinedrio non era in grado di giustiziare Gesù?

R: Il potere di giustiziare era stato loro tolto dai Romani. Di seguito è riportata la documentazione storica.

1. Giuseppe Flavio, nel suo libro *Guerre giudaiche*, libro 2, capitolo 8, afferma: «E ora la parte della Giudea appartenente ad Archelao era stata ridotta a provincia, e Caponio/Coponio, membro dell’ordine equestre romano, fu inviato come procuratore, con il potere di vita e di morte affidato nelle sue mani da Cesare». Giuseppe Flavio menziona inoltre che il Sinedrio perse il potere sui casi di pena capitale in *Antichità giudaiche* 20,9 (scritto intorno al 93-94 d.C.).

2. Nel Talmud babilonese, Sanhedrin, cap. 4, dopo il versetto 37, recto. Il rabbino Rachman disse: «Quando i membri del Sinedrio si trovarono privati del loro potere di vita e di morte, furono colti da una costernazione generale; si coprirono il capo di cenere e il corpo di sacchi, esclamando: “Guai a noi, poiché lo scettro si è allontanato da Giuda e il Messia non è venuto!”» Ciò avvenne intorno all’anno 7 d.C. (Tratto da Evidence That Demands a Verdict, vol. 1, pag. 169, di Josh McDowell, e da Jesus Before the Sanhedrin di Augustin Lemann, 1886, tradotto da Julius Magath, NL#0239683, Library of Congress # 15-24973. Si veda anche *Pugio Fidei*, di Raymundus Martini, pubblicato da De Vosin nel 1651 (pag. 148).

3. Talmud: «Poco più di quarant’anni prima della distruzione del Tempio, ai Giudei fu tolto il potere di pronunciare sentenze capitali». Talmud di Gerusalemme, Sanhedrin, foglio 24. (p. 147)

D: In Gv 18,36, il Regno di Gesù non era di questo mondo perché gli ebrei avevano respinto Gesù?

R: Pilato era il governatore romano della Giudea (26-36 d.C.), ma nemmeno a lui era permesso definirsi re. Nessuno in Giudea poteva essere chiamato re, tranne il re Erode. Atti 2,23 ricordava al popolo che Dio aveva preconosciuto che Gesù sarebbe stato consegnato per morire. Ciononostante, Gesù venne offrendo all’intera nazione l’opportunità di far parte del Suo regno. L’offerta era sincera, ed è stata colpa loro, non di Cristo, se l’hanno respinta.

Forse un’analogia potrà aiutare a chiarire il concetto. Se il 100% delle persone accettasse il vero Dio, allora il 100% delle persone andrebbe in Paradiso; l’Inferno sarebbe vuoto. Tuttavia, Dio sa che ciò non accadrà. È colpa della persona stessa, non di Dio, se essa perde l’occasione di accettare la sincera offerta di Dio.

D: In Gv 18,37, è possibile che qualcuno appartenga alla verità e non ascolti la voce di Gesù?

R: In definitiva, no. Riuscite a immaginare qualcuno che viva in Paradiso per sempre senza mai udire la voce di Gesù? -Certamente no. Allo stesso modo, contrariamente alla leggenda cattolica, non è Pietro il custode del Paradiso. È piuttosto Gesù la porta, come dimostra Giovanni 10,7.9. Come Gesù ha sottolineato in Giovanni 10,1.3.8-9, chiunque vada in Paradiso passa attraverso l’Unica Porta. Anche coloro che vanno in Paradiso morendo da bambini passano attraverso Gesù.

D: In Gv 18,38, cosa intendeva Pilato dicendo: «Che cos’è la verità»?

R: Innanzitutto una battuta con un significato, e poi la risposta. Una volta fu chiesto a uno scienziato, a un ingegnere e a un avvocato disonesto di indicare il risultato di 1 + 1. Lo scienziato rispose 2,0, l’ingegnere disse circa 2, mentre l’avvocato replicò: «Cosa volete che sia?». Alcuni ritengono che la verità sia negoziabile o che venga stabilita da un voto democratico, da un leader o da un giudice.

La risposta: sebbene Pilato potesse aver posto questa domanda in modo ingenuo perché non aveva mai riflettuto sulla questione, ciò è altamente improbabile. O si stava chiedendo quale fosse la visione di Gesù riguardo alla verità, oppure Pilato stava facendo un’osservazione cinica, un po’ come l’avvocato disonesto della barzelletta precedente.

Molte persone oggi nutrono scarso o nessun interesse per la verità. Molti ritengono che non sia rilevante per loro. Alcuni sono talmente influenzati dal pensiero relativo da ritenere che non esista una verità oggettiva . Non sorprende quindi che Pilato non abbia riconosciuto la verità, quando era proprio davanti ai suoi occhi.

D: In Gv 18,38; 19,4.6, Bart Ehrman ritiene significativo il fatto che sia proprio nel Vangelo di Giovanni che Pilato dichiara Gesù innocente in tre occasioni. Egli afferma che, se i Romani dichiararono Gesù innocente, ne consegue che furono gli ebrei ad uccidere Cristo. (Jesus, Interrupted, p. 45)

R: Lo scettico Ehrman menziona solo Giovanni, quindi sembra che stia cercando di mettere gli autori dei Vangeli l’uno contro l’altro, dimostrando che Giovanni fu l’unico a sottolineare che non fu Pilato a dichiarare Gesù colpevole. Tuttavia, anche in Luca Pilato dichiarò Gesù innocente in tre occasioni, in Luca 23,4, 14 e 22. Anche Matteo ne riporta una in Matteo 27:24, mentre Marco non riporta tali affermazioni, ma solo allusioni. Pertanto, se Ehrman stesse cercando di presentare un quadro equilibrato e accurato, non capisco perché non menzioni Luca con la stessa frequenza con cui menziona Giovanni.

A prescindere da ciò, sarebbe falso affermare che Giovanni «abbia scagionato i Romani» dalla responsabilità della morte di Gesù. Giovanni 19:1 afferma che Pilato e i soldati romani flagellarono Gesù e gli misero la corona di spine. Giovanni 19:23 afferma che furono i soldati (cioè i soldati romani) a crocifiggere Gesù. Furono i soldati di Pilato che stavano per spezzare le gambe a Gesù, ma poi gli trafissero il costato con una lancia in Giovanni 19:33-34.

Infine, sebbene sia i capi ebrei che i Romani fossero coinvolti nella morte di Gesù, non dimenticate ciò che è ancora più significativo. Pur potendo fuggire prima del suo arresto nel Giardino del Getsemani, Gesù scelse volontariamente di rimanere per morire sulla croce per i nostri peccati. Pertanto, in senso più ampio, furono i nostri peccati, e l’amore di Gesù per noi, tanto da morire per i nostri peccati, a portare Gesù su quella croce.

D: In Gv 19,1-20,31 Ehrman scrive: «Il Vangelo di Giovanni accusa “gli ebrei” in termini piuttosto crudi di aver rifiutato e ucciso Gesù (capitoli 19-20); e in un passaggio terrificante egli indica addirittura che gli ebrei non sono figli di Dio, ma figli del Diavolo (Giovanni 8,42-44). È difficile essere salvati se Satana è il proprio padre.» (Jesus, Interrupted, p. 243)

R: Innanzitutto, si veda la domanda precedente per un caso in cui Ehrman accusa ingiustamente Giovanni. Citando erroneamente le Scritture per cercare di giocare la carta del razzismo, le polemiche di Ehrman perdono ogni parvenza di imparzialità. Tre punti nella risposta.

1) Giovanni 8,42-44 non dice nulla riguardo alla loro capacità di pentirsi ed essere salvati.

2) Giovanni 8:42-44a parla della loro condizione spirituale, non della discendenza biologica. Infatti, probabilmente quasi il 100% dei seguaci di Gesù a quel tempo era ebreo. La discendenza umana di Gesù era la stessa della loro. Non credo che Ehrman pensi seriamente che Gesù stesse affermando che il patrimonio genetico di Sua madre provenisse da Satana.

3) Gesù non si rivolgeva a tutti gli ebrei; stava rispondendo agli ebrei che mettevano in discussione la sua discendenza. Oggi, se qualcuno vi definisse (eufemisticamente) «figlio illegittimo» e voi rispondeste, sarebbe corretto affermare che vi riferiste a tutti gli appartenenti alla razza del vostro accusatore? Ehrman non è più corretto di così.

Infine, è interessante mettere a confronto l’affermazione di Ehrman qui in *Jesus, Interrupted*, pag. 243, con quella contenuta nello stesso libro a pag. 72, dove egli sostiene che, a differenza degli altri Vangeli, Gesù «non subisce alcun tipo di processo ufficiale dinanzi al sinedrio». Sebbene ritenga che Giovanni 18,12-26 indichi (pur non dimostrandolo) un processo ufficiale, il punto è che Ehrman non spiega perché, da un lato, ritenga che Giovanni sia antisemita e, dall’altro, perché ritenga che in Giovanni solo i Romani – e non gli ebrei – abbiano processato Gesù.

D: In Gv 19,1, com’era la flagellazione romana?

R: Non era un’esperienza che si vorrebbe vivere in prima persona. La frusta che utilizzavano non era simile a una frusta da cowboy occidentale. Si chiamava piuttosto «gatto a nove code» perché aveva nove estremità. A ciascuna estremità era legato un pezzo di metallo o di pietra. La persona addestrata che eseguiva la fustigazione non cercava tanto di causare dolore quanto di strappare via quanta più pelle possibile. Molte volte il prigioniero che avrebbe dovuto essere crocifisso non lo veniva, poiché non sopravviveva alla flagellazione. Di solito erano prescritte 40 frustate, ma ne veniva inflitta una in meno, ovvero 39, per dimostrare quanto fossero gentili.

D: In Gv 19,2, com’erano le spine?

R: Le spine provenivano da piante del deserto ed erano spesso lunghe più di un pollice.

D: In Gv 19,2, perché misero a Gesù una veste porpora?

R: La tintura porpora era costosa, poiché proveniva dal mollusco murex che viveva lungo la costa fenicia. Il porpora era il colore della regalità, e questo rappresentava un’espressione sarcastica delle affermazioni di Gesù di essere re.

D: In Gv 19,8.12, perché Ponzio Pilato era impaurito in questo contesto?

R: Innanzitutto, Pilato era un pagano, e i Greci e i Romani credevano nelle leggende di divinità che scendevano tra gli uomini e li giudicavano in base al modo in cui venivano trattati. Tuttavia, non sappiamo se Pilato ritenesse credibili o meno le affermazioni di Gesù.

Ponzio Pilato aveva obiettivi contrastanti. Non riteneva Gesù colpevole e avrebbe potuto liberarlo. Tuttavia, se gli ebrei lo avessero accusato di non essere un amico di Cesare per aver lasciato libero un re ribelle, Pilato non avrebbe potuto permetterlo. L’imperatore romano Tiberio era spesso sospettoso, violento e in quel periodo era malato. Se fosse trapelato che Pilato aveva lasciato libero un re rivale, la situazione avrebbe potuto presentarsi davvero sfavorevole per lui. Tuttavia, Matteo 27:19 riporta che la moglie di Pilato gli inviò un messaggio in cui affermava di aver sofferto in sogno a causa di Gesù. Pertanto, Pilato aveva ampie ragioni per agire con cautela. Chi era quest’uomo, arrestato solo la notte precedente, che era riuscito a entrare nel sogno di sua moglie?

In Gv 19,8-11 Pilato affermò di avere il potere, ma in realtà era una pedina nelle mani dei Giudei e di Satana. I Giudei volevano la morte di Gesù e desideravano che la colpa ricadesse su Pilato, e non su di loro. Pilato ne comprese il vero intento.

D: In Giovanni 19,10, in quali altri casi le persone hanno constatato che non vi era nulla di sbagliato, ma non hanno avuto il coraggio morale di difendere ciò che era giusto?

R: Purtroppo, Pietro agì in questo modo e sviare Barnaba, come riportato in Galati 2,11-13. In Romani 14,6 ci viene comandato di non comportarci così. Purtroppo i cristiani del sud degli Stati Uniti agirono in tal modo durante il periodo della schiavitù in America; la maggior parte dei meridionali non possedeva schiavi. Tuttavia, anche coloro che non ne possedevano non si fecero avanti per affermare: «Sfruttare queste persone come schiavi è sbagliato».

Lo stesso è accaduto con il genocidio armeno, che nel 1915 in Turchia causò la morte di fino a 1,5 milioni di persone. Il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson cercò di incoraggiare il mondo ad agire, ma né il Congresso degli Stati Uniti né il resto del mondo fecero nulla. In seguito Hitler affermò che nessuno avrebbe prestato attenzione all’Olocausto ebraico, poiché nessuno aveva prestato attenzione al genocidio armeno. Anche mentre l’Olocausto ebraico era in corso, prima di Pearl Harbor molti negli Stati Uniti non si curavano dell’Olocausto ebraico; volevano solo evitare di combattere essi stessi (sebbene inviassero rifornimenti agli Alleati). Fu solo dopo che gli Stati Uniti furono a loro volta attaccati a Pearl Harbor che si diffuse un detto sugli americani secondo cui «Gli yankee sono fantastici, quando finalmente si fanno vedere».

A proposito, sapete che oggi nel mondo potrebbero esserci fino a un milione di schiavi? Si trovano in Libia e in Sudan. C’è qualcuno che si schiera in loro difesa?

Purtroppo, è fin troppo facile non difendere ciò che è giusto.

D: In Gv 19,11, alcuni peccati sono più gravi di altri?

R: Ad alcuni cristiani viene insegnato che tutti i peccati sono uguali, ma non è questo ciò che insegna la Scrittura.

In Giovanni 19,11, Gesù disse a Pilato che coloro che lo avevano consegnato a Pilato erano «colpevoli di un peccato più grave».

La bestemmia contro lo Spirito Santo è diversa dagli altri peccati in quanto è imperdonabile (Matteo 12:31,32; Marco 3:28-30; Luca 12:10-11).

1 Giovanni 5:16-17 parla di un peccato che conduce alla morte (la bestemmia contro lo Spirito Santo) e di altri peccati che invece non lo fanno.

Romani 1:24-28 parla di persone malvagie che vengono abbandonate a una depravazione sempre maggiore.

Ezechiele 8:6,13 mostra che alcuni peccati sono più detestabili agli occhi di Dio rispetto ad altri.

In Matteo 23:14 Gesù afferma che i farisei subiranno una condanna più severa.

Matteo 23:15 afferma che alcuni dei discepoli dei farisei sarebbero stati due volte più figli dell’inferno di quanto lo fossero loro.

In Luca 10:12 Gesù disse che nel giorno del giudizio sarà più tollerabile per Sodoma e Gomorra che per coloro che hanno respinto Gesù.

Persino al momento della crocifissione, dopo che Gesù fu crocifisso su istigazione degli ebrei, questi ultimi non vollero peccare lasciando un corpo sulla croce durante il sabato. Che ipocrisia!

Tuttavia, detto questo, ogni peccato è uguale in un certo senso: basta un solo peccato per impedirvi di essere perfetti e di andare in Paradiso, e basta infrangere una sola legge per essere giudicati trasgressori (Giacomo 2,8-11)

D: In Gv 19,14-15, Pilato mostrò disprezzo per gli ebrei. Perché a volte le persone mostrano disprezzo verso gli altri? Ci sono occasioni in cui dovremmo farlo o in cui non dovremmo?

R: A quanto pare Pilato voleva ricordare agli ebrei che era lui a comandare su di loro e non voleva che pensassero di essere rispettati. D’altra parte, Gesù in Giovanni 18:19-23, pur non mostrando disprezzo, non si sottomise all’interrogatorio del Sommo Sacerdote. Gesù non si prese la briga di rispondere alle accuse in Marco 14:60-61. Non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sebbene non dovremmo mostrare disprezzo per le persone, in Romani 14:16 ci viene comandato di non permettere che ciò che è buono venga definito male. Gesù avrebbe potuto evitare il confronto scegliendo di guarire proprio davanti ai farisei in Marco 3:1-3, invece di dirgli: «Alzati davanti a tutti». Ci sono momenti in cui dovremmo mantenere la nostra posizione.

D: In Giovanni 19,15, cosa sappiamo della crocifissione?

R: Sono stati rinvenuti i resti di un uomo su una croce di legno d’ulivo in una grotta a nord-est di Gerusalemme chiamata Giv’at ha-Mivtar. Essi dimostrano che l’uomo era stato crocifisso rivolto in avanti e che un chiodo era stato conficcato attraverso il polso destro di entrambi i piedi, il che significa che le sue gambe erano ruotate lateralmente. Sulla croce era presente un ulteriore piolo che forniva un certo sostegno all’anca sinistra. Due chiodi erano conficcati nei suoi polsi (non nelle mani), nel punto in cui si afferrano. Il termine greco per «mano» include il polso. Le gambe furono frantumate con un unico colpo, che aveva frantumato la gamba destra e incrinato quella sinistra.

L’aceto era probabilmente del vino acido, quello di cui disponevano i soldati romani. Il vino acido avrebbe agito da astringente, provocando una contrazione dei muscoli della gola e impedendogli così di gridare di dolore a voce troppo alta.

D: In Gv 19,15, cosa accade spesso quando qualcuno cambia fedeltà?

R: Rinunciarono a gran voce di essere sotto il re di Dio per dedicare la propria fedeltà a Roma. Tuttavia, nel giro di quarant’anni si sarebbero ribellati contro Roma e gli ebrei avrebbero subito gravi perdite in termini di vite umane.

Una vite che cresce in due modi diversi è debole, come mostra l’allegoria di Ezechiele 17.

Dal punto di vista storico, sapevate che a un certo punto la Francia contava molti protestanti? In Francia c’erano molti protestanti, chiamati ugonotti. Il re Carlo IX, un monarca cattolico, era tollerante nei confronti dei protestanti. Nel tentativo di mantenere la pace tra cattolici e protestanti, organizzò il matrimonio di sua sorella Margherita con un nobile protestante, Enrico III di Navarra. Quasi tutti i capi ugonotti si recarono a Parigi (città anti-protestante) per celebrare le nozze. Ma pochi giorni dopo, il 23-24 agosto 1572, i cattolici uccisero 30.000 ugonotti con il tacito consenso del re, su istigazione di sua madre, Caterina de’ Medici. Ciò avvenne dapprima a Parigi, per poi diffondersi in tutto il paese. Anche il fatto che il re di Spagna si stesse preparando a inviare un grande esercito in Francia potrebbe aver influito. In ogni caso, Carlo IX morì nel 1574 di tubercolosi.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli alleati promisero ai leader delle Filippine e del Vietnam che avrebbero ottenuto l’indipendenza per i loro paesi se avessero resistito ai giapponesi. Dopo la guerra, gli Stati Uniti decisero di mantenere il controllo sulle Filippine. Ne seguì una guerra di guerriglia, al termine della quale gli Stati Uniti decisero di concedere l’indipendenza a quel paese. Alla Francia, che era stata completamente conquistata dalla Germania, fu permesso di mantenere il controllo sul Vietnam. Vo Nguyen Giap e Ho Chi Minh, che un tempo erano stati favorevoli agli Stati Uniti e all’Occidente, si rivolsero alla Russia in cerca di aiuto per cacciare i francesi dal 1546 al 1954. Se gli Alleati avessero mantenuto il loro dominio, la guerra del Vietnam potrebbe non essersi mai verificata.

D: In Gv 19,17-18, quale significato simbolico ha il fatto che Gesù portasse la propria croce fuori dalla città?

R: Probabilmente Gesù portò la pesante traversa, non l’intera croce. Allo stesso modo, Isacco portò la legna per il proprio sacrificio in Genesi 22:1-6. Inoltre, secondo la Legge mosaica, l’offerta per il peccato doveva essere portata fuori dall’accampamento (Esodo 29:14 ed Ebrei 13:11 e seguenti). In questo caso, ciò che per noi era più prezioso – Gesù sacrificato – era invece il più disprezzato dai Romani e dagli ebrei.

D: In Gv 19,22, perché Pilato non acconsentì alla richiesta dei sacerdoti di non scrivere «Re dei Giudei»?

R: A quanto pare, Pilato non riteneva necessario assecondare il Sinedrio. Forse Pilato voleva che l’iscrizione non solo scoraggiasse i ribelli, ma facesse anche parte di un «gioco» volto a insultare le autorità ebraiche.

Pilato e i sacerdoti non erano in buoni rapporti. È interessante notare che l’unica volta in cui agirono in armonia fu solo per un istante, quando Satana li utilizzò congiuntamente per crocifiggere Cristo.

D: In Gv 19,23, quel mantello era raro poiché privo di cuciture?

R: No, non era raro, ma era più prezioso. Il mantello interno era tipicamente costituito da due pezzi di stoffa cuciti insieme ai lati. A pag. 480 si menziona che, poiché l’abito di Gesù era senza cuciture, probabilmente era più prezioso del semplice abito cucito. Si ipotizza che potesse essere stato donato a Gesù da una delle donne che sostenevano finanziariamente Gesù e i Suoi discepoli.

D: Giovanni 19:26 implica forse che possiamo considerare anche Maria nostra madre?

R: No. Tutto ciò che la Bibbia comanda a una persona in particolare non significa necessariamente che tutti debbano farlo. Per fare un esempio assurdo, quando Dio comandò a Geremia di non sposarsi, ciò non significa che tutti i cristiani non debbano sposarsi.

Gesù affidò a Giovanni il compito di prendersi cura di Maria, così come un buon figlio si prende cura di sua madre. Noi non abbiamo bisogno di prenderci cura di Maria.

D: Giovanni 19,26 attribuisce a Maria il ruolo di «Mediatrice» (co-mediatrice) e di «Redentrice» (co-redentrice), come sostiene la Chiesa cattolica romana?

R: Niente affatto. Il semplice fatto che Gesù abbia menzionato Sua madre, e abbia persino chiesto a Giovanni di prendersi cura di Lei, non le conferisce più di quanto Gesù abbia affermato. La Bibbia non dice assolutamente nulla riguardo al fatto che Maria sia una coredentrice o una co-mediatrice. Di fatto, la tradizione della Chiesa fino al 325 d.C. non sa assolutamente nulla di questi errori dottrinali di recente invenzione.

Ecco i primi riferimenti a Maria come Mediatrice.

San Bernardo (1090 - 1153): «[Maria è chiamata] la porta del cielo, perché nessuno può entrare in quel regno beato senza passare attraverso di lei».

San Bonaventura (1221 - 1274): «Come la luna, che si frappone tra il sole e la terra, trasmette a quest’ultima tutto ciò che riceve dal primo, così Maria riversa su di noi che siamo in questo mondo le grazie celesti che riceve dal divino sole di giustizia».

Alberto il Grande (morto nel 1280): «Ella è la dispensatrice universale di tutti i doni celesti».

Sant’Antonino (morto nel 1459): «Tutte le grazie che siano mai state concesse agli uomini sono giunte tutte attraverso Maria». Il sant’Antonio (circa 250-350 d.C.) era una persona diversa, e non esiste alcun scritto che attesti che egli abbia mai pronunciato parole simili.

Alfonso Maria de’ Liguori, canonizzato come sant’Alfonso nel 1839 (1750 d.C.), scrisse un libro intitolato «Le glorie di Maria». Esso continua ad essere pubblicato ancora oggi, con l’imprimatur di varie Chies . Diversi capitoli del libro recano i titoli: «Maria nostro Soccorso», «Maria nostra Mediatrice», «Maria nostra Avvocata», ecc.

1935: Papa Pio XI attribuì a Maria il titolo di Corredentrice durante una trasmissione radiofonica. 1

21 novembre 1964: Il capitolo 8 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, approvata dal Concilio Vaticano II e «solennemente promulgata da Sua Santità Papa Paolo VI», recita, in parte: 

«Giustamente, quindi, i Padri vedono Maria non solo come passivamente coinvolta da Dio, ma come liberamente cooperante all’opera della salvezza dell’uomo attraverso la fede e l’obbedienza. Infatti, come afferma sant’Ireneo di Lione, ella, essendo obbediente, divenne causa di salvezza per sé stessa e per l’intero genere umano. Per questo non pochi dei primi Padri affermano volentieri con lui nella loro predicazione: «morte per Eva, vita per Maria». Questa unione della madre con il figlio nell’opera della salvezza si manifesta dal momento del concepimento verginale di Cristo fino alla sua morte»

«Assunta in cielo, ella non ha abbandonato questo ufficio salvifico, ma con la sua multiforme intercessione continua a procurarci i doni della salvezza eterna. Con la sua carità materna, ella si prende cura dei fratelli del Figlio suo, che ancora percorrono la terra circondati da pericoli e difficoltà, finché non siano condotti alla loro dimora beata. Perciò la Beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Benefattrice e Mediatrice».

Si veda When Critics Ask, pagg. 188-189, per una risposta complementare.

D: In Gv 19,28, come è possibile che Dio abbia sete? (La questione è stata sollevata dal musulmano Ahmad Deedat.)

R: Adoriamo un Dio che comprende personalmente la nostra sete e i nostri bisogni. Se Gesù non fosse mai venuto sulla terra, Dio non avrebbe mai sperimentato queste cose. Come avrebbe potuto, quindi, Dio entrare in empatia con noi o comprendere la nostra condizione umana? Ma cosa accadrebbe se Dio Onnipotente, che può fare qualsiasi cosa, decidesse di diventare uomo? Gesù non solo ci esorta a essere fedeli e a perseverare, ma sa quanto ciò sia difficile a volte e comprende la nostra sofferenza. Ora, i musulmani direbbero che Allah sarebbe consapevole del dolore di ciascuno, ma è Gesù, non Allah, che comprenderebbe in prima persona la nostra sofferenza, poiché anche Lui ha sofferto e ha provato dolore per noi.

D: In Gv 19,29, perché l’issopo si trovava lì vicino?

R: L’issopo era una pianta ricoperta di muschio che tutti dovevano usare per spruzzare il sangue dell’agnello pasquale sulle loro porte, come riportato in Esodo 12:22. Anche i sacerdoti usavano l’issopo per dichiarare puri i lebbrosi in Levitico 14.

D: In Gv 19,29, com’erano le spugne a quei tempi?

R: Oggi le spugne sono spesso sintetiche. A quei tempi le spugne venivano ricavate dagli organismi spugnosi, animali primitivi che crescono sul fondo dell’oceano.

D: In Giovanni 19:30, perché Gesù disse proprio in quel punto: «È compiuto»?

R: Il termine greco qui utilizzato, tetelestai, era un termine contabile che significava «pagato per intero». Secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 340, sono state rinvenute ricevute su papiro su cui era scritto proprio «tetelestai». La prova era stata superata e, grazie alla morte di Gesù e alla sua successiva risurrezione, il nostro riscatto rispetto alle esigenze della giustizia era stato assicurato. Il grido di Gesù era un grido di trionfo, non di fallimento.

Inoltre, il pasto pasquale prevedeva quattro calici. Secondo la tradizione, il secondo calice rappresentava la redenzione dall’angelo della morte. Dopo averlo bevuto, il capofamiglia diceva «è compiuto».

D: In Gv 19,33 era prassi comune spezzare le gambe ai criminali giustiziati?

R: Naturalmente le ossa venivano spezzate quando qualcuno veniva giustiziato per lapidazione. Durante la crocifissione, stando alla descrizione, apparentemente non vi era nulla di inaspettato o di insolito in ciò. Nel 1968 gli archeologi hanno rinvenuto lo scheletro di un uomo morto per crocifissione, le cui gambe erano state spezzate con un unico colpo. I Romani chiamavano questo colpo «crurifragium».

D: In Gv 19,38, dovremmo considerare l’esistenza di «credenti segreti» come lo era Giuseppe d’Arimatea?

R: Esiste una grande differenza tra una persona che si limita a sapere che il Vangelo è vero e una persona che affida la propria vita a Cristo. A quanto pare, esistevano due categorie di credenti segreti.

Coloro che si limitavano a credere: i farisei in Giovanni 12,42-43 sapevano che l’insegnamento di Gesù era vero, ma non lo seguirono perché «amavano la lode degli uomini più della lode di Dio». Tra gli altri che si limitavano a credere, sebbene non in segreto, figurano Simone il Mago in Atti 8,13,18-20 e gli operatori di iniquità in Matteo 7,21-23.

Coloro che lo seguivano: Giuseppe d’Arimatea non si limitò a credere, ma lo seguì (Giovanni 19:38). Egli non si oppose a Gesù e agì in base alla propria fede. Una riflessione da approfondire è: quando Dio desidera che un credente sia aperto, e in quali circostanze desidera che creda in segreto? Naturalmente la stessa persona può essere riservata in una situazione e aperta in un’altra.

D: In Gv 20,10-15, gli angeli non appaiono solitamente con le ali e l’aureola?

R: Solo nell’arte, ma non nella Bibbia, ad eccezione dei serafini e dei cherubini.

D: In Gv 20,14-16, perché Maria Maddalena non riconobbe Gesù?

R: Vi sono tre possibili ragioni, e tutte potrebbero essere vere.

1. Maria non si aspettava di rivedere Gesù in questa vita. Non era disposta a riconoscerlo.

2. Maria «sapeva» che aspetto avesse Gesù in quel momento. Aveva visto il suo corpo martoriato, pallido nella morte. Quando vide Gesù vivo, ciò non corrispondeva affatto alle sue aspettative. Ad esempio, a volte, quando mi aspetto una telefonata da un determinato amico da un momento all’altro e chiama invece un altro amico, mi ci vuole un secondo o due per riconoscere la sua voce.

3. In Luca 24,16, a Cleopa e a un altro discepolo fu impedito di riconoscere Gesù. Forse anche in questo caso a Maria fu temporaneamente impedito di riconoscere Gesù.

Oggi, alcuni non riconoscono che Gesù provenga da Dio perché non vogliono cercare né trovare nessuno che provenga da Dio. Altri non riconoscono Gesù perché Egli non corrisponde alle loro aspettative preconcette. Infine, altri vorrebbero vedere e seguire il vero Gesù, ma ne sono impediti da fattori quali l’inganno di Satana attraverso la falsa religione, le preoccupazioni di questo mondo, il peccato e la persecuzione.

D: In Gv 20,17, perché Gesù disse a Maria di non trattenerlo?

R: La ragione immediata addotta da Gesù era che Egli non era ancora asceso al Padre. Successivamente, in Giovanni 20:27, Gesù chiese a Tommaso di toccare il suo costato e le sue mani. Forse era semplicemente opportuno che il prossimo a «abbracciare» Gesù fosse il Padre celeste.

Il libro «1001 domande sulla Bibbia con le relative risposte», a pag. 44, indica che, affinché Gesù fosse l’adempimento dei sacrifici dell’Antico Testamento, era opportuno che, in quanto
«primi frutti» di 1 Corinzi 15:20-24, Gesù fosse presentato a Dio Padre prima di chiunque altro. Potete leggere ulteriori informazioni sui primi frutti in Levitico 23:9-14.

D: In Gv 20,17, poiché Gesù chiamò il Padre «mio Dio», ciò dimostra che Gesù non è Dio?

R: No. Ebrei 1:9 recita: «…Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto…», dove Gesù è Dio e «il tuo Dio» si riferisce al Padre.

Il termine «Dio», quando non si riferisce a un falso dio, ha almeno quattro significati nella Bibbia: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo e Dio nella Trinità. Oltre al fatto che i tre esseri sono tutti un unico Dio, il Padre ricopriva anche il ruolo di Dio nei confronti di Gesù.

Si veda la discussione su Matteo 28:19, Efesini 1:3,17 e, in particolare, Giovanni 13:3 per ulteriori informazioni.

D: In Gv 20,19, dato che Gesù aveva un corpo fisico dopo la risurrezione, come faceva a entrare in stanze chiuse?

R: Anche prima della Sua morte, Gesù era in grado di attraversare miracolosamente una folla (Luca 4:28-30). Persino Filippo fu trasportato miracolosamente in Atti 8:29-30. Ma ora Gesù possedeva un corpo fisico glorificato. Da un lato, Gesù aveva il potere di attraversare porte chiuse a chiave. D’altro canto, poteva sedersi e mangiare del pesce. Il Suo corpo glorificato non era in alcun modo «inferiore» al nostro corpo fisico, ma era «superiore» ad esso, poiché il Suo corpo fisico glorificato non soffriva né dolore, né decadimento, né morte.

D: In Gv 20,22, quando Gesù disse «La pace sia con voi» e li mandò via, ricevettero lo Spirito Santo prima della Pentecoste?

R: No. Indipendentemente dal fatto che lo Spirito Santo fosse in qualche modo con loro in quel momento, essi non furono riempiti dello Spirito Santo fino al giorno di Pentecoste, descritto in Atti 2.

D: In Gv 20,22-23, questo dimostra che i sacerdoti hanno il potere di perdonare i peccati?

R: No, a meno che il sacerdote non affermi di essere uno dei dodici apostoli. Prima che fosse scritto il Nuovo Testamento, prima che si formasse la Chiesa e prima che la Chiesa maturasse la saggezza necessaria per discernere le varie sette, Gesù conferì a questi uomini il potere di perdonare o meno i peccati.

1. Non si afferma che tale privilegio sia stato tramandato ai Papi o ad altri successori, e

2. non si afferma nemmeno che i sacerdoti abbiano ricevuto tale privilegio.

3. Tuttavia, tutti i cristiani, che siano membri del clero o meno, possono annunciare che Dio perdona i nostri peccati.

D: In Gv 20,23, in che modo i discepoli avevano il potere di perdonare o non perdonare i peccati?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Tutti i cristiani concordano sul fatto che Efesini 2,20 affermi che la Chiesa è edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti. Pertanto, agli apostoli fu concesso il diritto di dichiarare un peccato perdonato o non perdonato. Oltre a ciò, alcuni cristiani sostengono una delle due seguenti posizioni aggiuntive.

Tutti i cristiani possono affermare: gli apostoli avevano il potere di dichiarare i peccati perdonati. Non solo gli apostoli, ma anche la Chiesa ha il privilegio di annunciare le condizioni stabilite dal cielo su come una persona possa ricevere il perdono. Se una persona crede in Gesù, allora un cristiano ha il diritto di annunciare il suo perdono. Se una persona rifiuta il sacrificio di Gesù, allora un cristiano può annunciare che quella persona non è perdonata.

Solo ai discepoli fu concessa l’autorità speciale di dichiarare i peccati perdonati. Essi esercitarono tale autorità in Atti 5,1-11 (Anania e Saffira), 1 Corinzi 5,3-5, 12-13 e 2 Corinzi 2,4-8 (l’uomo immorale).

D: In Gv 20,23, i Papi nel corso della storia hanno avuto il potere di perdonare i peccati?

R: No, per almeno tre ragioni.

1. Come concordano alcuni teologi cattolici (quali padre Fastiggi), molti Papi corrotti erano empì e finiranno all’Inferno. Stando così le cose, una persona lontana da Dio, e non seguace di Dio, non ha il potere di perdonare o non perdonare i peccati.

2. Non vi è alcuna prova della successione papale.

3. Anche se esistesse una successione papale, o una successione apostolica come credevano alcuni nella Chiesa primitiva, la catena di successione si è spezzata. Quando un Papa è complice dell’omicidio del Papa precedente, ciò spezza la catena. Quando un Papa viene deposto contro la sua volontà e, come ultimo atto, scomunica il Papa che gli succede, come potrebbe allora una persona scomunicata avere il potere di perdonare o non perdonare i peccati e di trasmetterlo ai propri successori?

D: In Gv 20,24, il fatto che Giovanni chiami il discepolo «Tommaso Didimo» — dove «Didimo» significa gemello — potrebbe significare che egli intendesse dire che Tommaso fosse indeciso, ovvero che fosse il «Tommaso il dubbioso», come suggerisce la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 994?

R: No. Tutti riconoscono che Didimo significa «gemello», e nessun autore cristiano dei primi tempi ha mai pensato che Didimo potesse significare «scettico».

D: In Gv 20,24-25, si trattava davvero dello stesso corpo che Gesù aveva sulla terra?

R: Sì. Per fare un semplice esempio, una persona può sottoporsi a un’operazione e tornare a casa con lo stesso corpo, ma migliorato. Allo stesso modo, Gesù aveva lo stesso corpo, con i segni dei chiodi e tutto il resto, ma era un corpo glorificato. Gesù non stava ricorrendo all’inganno nell’apparire a Tommaso, ma era sincero e diceva la verità quando chiese a Tommaso di verificare di persona toccando le ferite.

Ippolito (225-235/6 d.C.), in una Lettera a una certa regina (o principessa), a pag. 240, afferma: «Poiché Egli [Gesù], essendo risorto e desideroso di dimostrare che era risorto lo stesso (corpo) che era anche morto mentre i Suoi discepoli erano nel dubbio, chiamò a Sé Tommaso e disse: “Allunga la mano: toccami e guarda; poiché uno spirito non ha ossa e carne, come vedete che io ho”».

D: In Gv 20:25, cosa si afferma riguardo al fatto che Gesù fosse stato inchiodato a una croce?

R: I Testimoni di Geova sostengono che Gesù fosse stato inchiodato a un “palo di tortura”, che secondo loro era un palo di legno privo di traversa. Mostrano immagini in cui un unico grosso chiodo tiene ferme le mani di Gesù. Il testo greco, e persino la stessa Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova, riporta la parola “chiodi” (al plurale), quindi si trattava di più di un chiod e. Per ulteriori informazioni, si veda anche «Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse», pagg. 82-83.

Sono certo che i primi cristiani sapessero come fosse morto Gesù, ed ecco cosa affermavano.

La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 12, pag. 144, afferma che Mosè formò la figura della croce quando stese le braccia.

Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 9, pag. 143: «Poiché [la Scrittura] dice: “E Abramo circoncise dieci, otto e trecento uomini della sua casa”. Quale conoscenza gli fu dunque data in questo? Imparate prima i diciotto, e poi i trecento. I dieci e gli otto sono così indicati: dieci con la I e otto con la H. Si ottengono [le iniziali del nome di] Gesù. E poiché la croce doveva esprimere la grazia [della nostra redenzione] con la lettera T, egli dice anche: “Trecento”. Egli indica, quindi, Gesù con due lettere e la croce con una sola».

Giustino il Martire (138-165 d.C. circa) «E non dovremmo piuttosto ricondurre lo stendardo alla somiglianza con Gesù crocifisso, dal momento che anche Mosè, con le sue mani protese, insieme a colui che era chiamato Gesù (Giosuè), ottenne una vittoria per il vostro popolo?» *Dialogo con Trifone*, cap. 112, pag. 255. Si veda anche cap. 111, pag. 254

Giustino il Martire (138-165 d.C. circa) «…e quell’agnello che doveva essere arrostito interamente era un simbolo della sofferenza della croce che Cristo avrebbe subito. Infatti l’agnello, quando viene arrostito, viene arrostito e disposto a forma di croce. Infatti uno spiedo lo trafigge da parte a parte, dalle parti inferiori fino alla testa [in verticale], e un altro lo attraversa lungo il dorso, al quale sono fissate le zampe dell’agnello [in orizzontale]». Dialogo con Trifone il Giudeo, cap. 40, p. 214

Minucio Felice (210 d.C.) Un uomo che adora Dio con le braccia aperte è un segno della croce. L’Ottavio di Minucio Felice, cap. 29, pag. 191

Tertulliano (198-220 d.C.) affermò che ai tempi di Mosè il popolo dovette scrivere una «Tau» (lettera greca t) durante la prima Pasqua affinché l’angelo della morte li risparmiasse. Essi non lo sapevano, ma quello era il segno della croce di Cristo. Risposta agli ebrei, cap. 11, pagg. 167-168

Tertulliano (198-220 d.C.): «Ad ogni passo e movimento in avanti, ad ogni entrata e uscita, quando indossiamo i nostri abiti e le nostre scarpe, quando facciamo il bagno, quando ci sediamo a tavola, quando accendiamo le lampade, sul divano, sulla sedia, in tutte le azioni ordinarie della vita quotidiana, tracciamo sulla fronte il segno» (La Coroncina/De Corona 3.4).

Origene (225-254 d.C.) (frammento) «Mosè, infatti, alza le mani; non le tende. Gesù, invece, quando fu innalzato sulla croce e stava per abbracciare con le braccia l’intera terra, disse: “Ho steso le mie mani verso un popolo che non crede e che parla contro di me”. Omelie sull’Esodo. Omelia 11, p. 358

Adamantio (circa 300 d.C.) menziona che Mosè stese le braccia e che Cristo fece lo stesso. La sua mano tesa aveva salvato tutti. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 11, p. 53

Metodio (270-311/312 d.C.): «Poiché gli uccelli che volano in alto formano la figura della croce con l’apertura delle loro ali; e anche l’uomo stesso, con le mani protese, rappresenta la stessa cosa». Tre frammenti sulla Passione di Cristo, frammento 1, pp. 399-400

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) «Mosè, prevedendo la durezza di quel popolo, alzò quindi le mani nel giorno di sabato e in tal modo si fissò simbolicamente a una croce». Sulla creazione del mondo, pag. 342

Atanasio, *L’Incarnazione* 25,3: «Poiché è solo sulla croce che un uomo muore con le mani distese. Perciò era opportuno che anche il Signore sopportasse questo e distendesse le Sue mani, affinché con l’una potesse attirare il popolo antico e con l’altra quelli delle genti, unendo entrambi in Sé».

Lattanzio (ca. 303-ca. 325 d.C.) «Così la croce Lo esaltò sia di fatto che simbolicamente, affinché la Sua maestà e la Sua potenza fossero note a tutti, insieme alla Sua passione. Infatti, stendendo le mani sulla croce, Egli tese chiaramente i Suoi venti verso oriente e occidente…» Epitome alle Istituzioni divine, cap. 51, p. 243.

Dopo il 325 d.C.

Egemonio (IV secolo) «Lì, Mosè, quando fu assalito, stese le mani e combatté contro Amalek; e qui, il Signore Gesù, … stese le Sue mani sulla croce e ci donò la salvezza». Disputa con Mani, cap. 44, p. 220

Esiste un graffito pagano del II secolo che raffigura un uomo che adora un asino crocifisso con le braccia tese su una croce. L’iscrizione recita: «Alexamenos onora Dio», presumibilmente per prendere in giro un soldato cristiano. (Da http://www.jesuswalk.com/christian-symbols/cross)

D: In Gv 20,28, Tommaso definì Gesù «Dio»?

R: A differenza di quanto potrebbero affermare i Testimoni di Geova, Tommaso lo fece certamente. Si noti che il versetto non recita: «Tommaso disse: “Mio Signore e mio Dio!”», ma «Tommaso gli disse: “Mio Signore e mio Dio!”». Si noti che il versetto non dice «Oh Signore», come se Tommaso stesse guardando verso il cielo e pronunciando queste parole. Piuttosto, «Tommaso gli disse: “Mio Signore e mio Dio!”». Inoltre, Gesù non rimproverò né corresse Tommaso per aver detto ciò.

Il volume «Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse», a pag. 84, sottolinea inoltre che nella loro stessa Bibbia «Kingdom Interlinear» (1985), sotto il testo greco, è correttamente riportato: «Il mio Signore e il mio Dio».

D: Giovanni 21:1-25 è stato aggiunto in un secondo momento, come ha suggerito un musulmano basandosi su scettici liberali?

R: Innanzitutto ciò che è stato affermato e poi la risposta. Wikipedia afferma: «Gli studiosi del Nuovo Testamento concordano ampiamente sul fatto che non facesse parte del testo originale del Vangelo di Giovanni» (16/12/2018), citando Ehrman, Bart (13 febbraio 2012). «Dibattito: “Il Nuovo Testamento originale è andato perduto?” (da circa 23:40)». The Ehrman Project. Consultato il 15 gennaio 2013

La risposta: No, non vi è alcuna prova in tal senso. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 9, pag. 197, afferma: «Non vi è alcuna prova testuale che permetta di considerare Giovanni 21 come un’aggiunta tardiva al corpo principale del Vangelo. Ogni manoscritto completo di Giovanni lo contiene».

Una prova concreta, in assenza di prove contrarie, dovrebbe essere sufficiente per stabilire se il testo esistesse o meno nei tempi antichi. Tuttavia, poiché disponiamo di nove prove che dimostrano la sua presenza e non vi sono prove contrarie, la questione dovrebbe essere risolta per chiunque la metta in discussione. (Considero le citazioni multiple da parte di un singolo autore come un’unica prova.)

Il p. 66 (il papiro Bodmer II) contiene la maggior parte del Vangelo di Giovanni, compresi Giovanni 21:12,17. Inizialmente si riteneva risalisse al 175 d.C. circa, ma ora si ritiene che risalga al 125-150 d.C. circa.

p. 109 (= Papiro di Ossirínco 4448) Giovanni 21,18-20; 21,23-35 (III secolo)

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.) e il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) contengono Giovanni 21 oltre agli altri capitoli. Il Sinaitico originariamente non riportava Giovanni 21:25, ma tale versetto fu aggiunto in seguito, secondo quanto riportato nel *New International Bible Commentary*, pag. 1263.

Seguono poi manoscritti successivi: p. 122, il Codice Bezae, il Codice Alessandrino e p. 59.

Lo scrittore Tatiano (morto nel 172 d.C.) nel suo *Diatessaron*, un’armonia dei Vangeli, cita ogni versetto di Giovanni 21.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita parti di Giovanni 21,4-5 con le parole «la Scrittura ci celebra» e «nel Vangelo», nel libro *L’Istruttore*, libro 1, cap. 5, pag. 212.

Tertulliano (198-220 d.C.) cita Giovanni 21,20 (non 13, ma 4; non 12 parole) in *Prescrizione contro gli eretici*, cap. 22, pag. 253.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Giovanni 21,17 nel momento in cui il Signore si rivolge a Pietro. Trattati di Cipriano, Trattato 1, cap. 4, pag. 422. Egli parafrasa inoltre Giovanni 21,17, dove Gesù chiese a Pietro se lo amasse, nelle Epistole di Cipriano, epistola 2, cap. 1, pag. 280.

Origene (246-248 d.C.) cita le ultime 14/23 parole di Giovanni 21,25 nel suo Commento a Matteo, libro 14, cap. 11, pag. 502.

Origene (225-253/254 d.C.) cita le 7 parole centrali di Giovanni 21,18 (non 13, né 7, né 9 parole) come «ascoltate le parole di Gesù». Origene, *Contro Celso*, libro 2, cap. 45, pag. 448

D: In Gv 21,5-6, in che modo Gesù si è fatto carico della loro pesca, e in che modo, secondo lei, Gesù si fa carico della nostra?

R: Avevano bisogno di pescare: Pietro aveva una moglie e probabilmente tutti avevano bisogno di provvedere alla propria famiglia. I loro sforzi, pur essendo pescatori esperti, quel giorno non stavano portando a nulla. Ma quando ascoltarono Gesù, il risultato superò le loro aspettative.

A volte, quando «peschiamo» per il Vangelo, ci affidiamo alle nostre capacità più che a Gesù. Dobbiamo fermarci e ascoltare Gesù.

D: In Gv 21,7, in quali tre cose eccelleva Giovanni e come dovremmo fare lo stesso?

R: Innanzitutto, Giovanni fu il primo a riconoscere Gesù. Giovanni conosceva bene Gesù e riusciva a riconoscere facilmente la Sua voce. Il termine greco «paidia» usato da Gesù in questo contesto può essere tradotto sia con «ragazzi» o «bambini» sia con «amici», secondo il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 344.

In secondo luogo, Giovanni era desideroso di avvicinarsi a Gesù. Si può studiare e conoscere Gesù quanto si vuole, ma si è desiderosi di andare da Lui e di stargli vicino?

In terzo luogo, Giovanni si gettò in acqua per primo: sebbene sia positivo che gli altri discepoli siano rimasti a terra per portare a riva la barca, l’impulso di Giovanni fu quello di recarsi immediatamente da Gesù.

D: In Gv 21,11, qual è il significato dei 153 pesci?

R: Innanzitutto, questo peso potrebbe superare le 300 libbre; pertanto, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 9, pag. 200, Pietro era una persona forte. Vi sono due punti da considerare.

In generale, avevano pescato un gran numero di pesci e li avevano contati per verificare esattamente quanti ne avessero catturati. Alcuni ritengono che questo numero specifico e preciso dimostri che Dio conta ogni singola persona che viene a Lui

In particolare, coloro che ricercano schemi numerici nella Bibbia indicano Giovanni 21:11 come prova fondamentale. In questo passo vi sono molti schemi che danno come risultato il numero 153. Si vedano le due domande successive per ulteriori informazioni. 1 + 2 + 3 + … 17 = 153.

D: In Gv 21,11, qual è il «codice» numerologico del Nuovo Testamento?

R: Una forma di numerologia è la teomatica, e Del Washburn ha scritto un libro intitolato *Theomatics II*. Come i Romani, anche i Greci utilizzavano le lettere per rappresentare i numeri. Ecco il codice utilizzato da Washburn. Naturalmente, se il suo «codice» fosse errato, tutte le sue conclusioni non reggerebbero.

Il «codice»: in *Theomatics II*, a pag. 23, ai numeri da 1 a 5 vengono assegnate le lettere greche consecutive da alfa a eta. Al numero 6 viene assegnata la lettera «vau», presente nei primi alfabeti greci ma non in quelli successivi. Ai numeri da 7 a 10 sono assegnate le lettere da zeta a iota. Ai numeri da 10 a 80, contando per decine, sono assegnate le lettere greche consecutive da kappa a pi. Al numero 90 è assegnata la lettera greca koppa (scritta come una O con una linea verticale che tocca la parte inferiore della O). La koppa era presente nei primi alfabeti greci, ma non in quelli successivi. Il numero 100 è assegnato alla “rho”. Il numero 200 è assegnato a entrambe le forme della lettera sigma. I numeri da 300 a 800, contando per centinaia, sono assegnati in ordine consecutivo dalle lettere tau a omega. Esiste, ovviamente, un’assegnazione diversa per l’ebraico, poiché l’ebraico ha un alfabeto diverso.

(Si noti che, secondo l’Enciclopedia Britannica sia del 1956 che del 1972 (alla voce «U»), l’alfabeto semitico utilizzava la «vaw» come sesta lettera. I Greci la utilizzavano come vocale ed era l’ultima lettera del loro alfabeto, subito dopo la «Tau». Questi Greci fecero della «digamma» (F) la loro sesta lettera. Il digamma rappresentava il suono “w”. I seguenti alfabeti greci includevano la “vaw”: il terano (700-600 a.C.), l’attico (600 a.C.), il corinzio (600 a.C.), il calcidico (600 a.C.) e lo ionico (403 a.C.). Nel greco attico, la «vaw» era pronunciata come la «u» con la dieresi tedesca. La lettera «vaw» compare nel Nuovo Testamento come il numero 6 nell’Apocalisse13:18 («666»).

Indipendentemente dalla Teomatica, l’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*, a pag. 25 (Philip W. Comfort e David P. Barrett), afferma che non si trattava di alcun codice segreto, bensì di un metodo standard con cui gli scribi utilizzavano le lettere per indicare i numeri, compresi i numeri di pagina e i numeri presenti nella Bibbia, tra cui i 12 discepoli, i 7 angeli, ecc. L’opera presenta la stessa corrispondenza di Washburn, fatta eccezione per il caso trascurabile in cui la sesta lettera viene chiamata «stigma» anziché «vaw», e in cui a «sampi» viene assegnato il valore 900 e ad «,alpha» il valore 1000. Queste ultime due aggiunte sono irrilevanti, poiché nessuna parola nella Bibbia utilizza «sampi» o «,alpha».

Anche l’Anchor Bible Dictionary, vol. 4, pag. 1141, descrive il modo in cui i Greci utilizzavano le lettere per rappresentare i numeri. Si afferma che non si conosce la data in cui tale sistema fu utilizzato per la prima volta, ma l’uso delle lettere al posto dei numeri è attestato in un contratto matrimoniale a Elefantina, in Egitto, nel 310 a.C., sulle monete dell’Egitto tolemaico (286-246 a.C.) e su un papiro contenente le tabelle di moltiplicazione risalente al III secolo a.C. Il codice effettivo delle lettere greche riportato a pag. 1141 è lo stesso fornito sia in *Theomatics II* che in *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*, con le seguenti eccezioni. La lettera obsoleta utilizzata per il 6 è denominata «digamma» e quella per il 900 «san». Le unità da mille a diecimila sono indicate dalle lettere da alfa a theta con segni speciali.

L’opera *The Manuscripts of the Greek Bible* (Bruce M. Metzger), alle pagine 6-10, contiene un’ampia sezione dedicata alle lettere greche utilizzate come numeri. Presenta lo stesso «codice» di Washburn, con le seguenti eccezioni di poco conto. Si afferma che il numero 6 era una lettera greca obsoleta chiamata «waw» o «digamma», che «sampi» corrispondeva a 900 e che «,a» ecc. rappresentavano 1.000 ecc.

Il Papiro Chester Beatty (manoscritto p47) nell’Apocalisse utilizza talvolta lettere greche per rappresentare i numeri, anziché scriverli per esteso. (Tuttavia, in Giovanni 10:1 il numero 72 è scritto per esteso.) È possibile osservare una trascrizione molto leggibile in *The Complete Text of the Early New Testament Manuscripts*, pag. 336. Essa concorda pienamente con quanto affermato da Washburn e con quanto da lui illustrato nella fotografia. L’uso di questo schema di lettere greche per i numeri di pagina è presente nei seguenti manoscritti: p1, p13, p23, p30, p38, p39, p45, p46, p66, p72, onciale 0189, onciale 0232.

Non disponiamo di alcuna prova che i primi cristiani abbiano tentato di utilizzare la numerologia per analizzare ogni parola di un brano, né che abbiano ravvisato alcun vantaggio in tale pratica. Naturalmente, per scherzo, non disponiamo nemmeno di prove che disponessero dei computer e delle calcolatrici necessari per farlo. Tuttavia, non solo Washburn non ha mai affermato che lo facessero nei tempi antichi, ma questo è in realtà anche uno dei punti della sua teoria. Se i primi cristiani avessero riconosciuto che i totali numerici delle frasi potevano seguire uno schema, avrebbero potuto essere accusati di modificare le lettere per creare tali schemi. Tuttavia, poiché non disponiamo di prove che qualcuno abbia riconosciuto alcuno schema, tali schemi, se davvero fossero più di una semplice coincidenza, costituirebbero una prova dell’origine e della conservazione divine.

Tuttavia, Bruce Metzger, in *The Manuscripts of the Greek Bible* (p. 9), afferma che alcuni primi cristiani utilizzavano una forma di numerologia, chiamata gematria, per individuare significati particolari nei numeri. Nella Lettera/Epistola di Barnaba (100 d.C.) utilizzarono il numero degli uomini di Abramo (318) per dimostrare che Cristo era presente nella Genesi. 300 = t, che ricordava all’autore la croce, e 18 corrisponde alle prime due lettere del nome greco di Gesù. Agostino di Ippona era persino a conoscenza di questo uso della gematria. Metzger osserva che essi dimenticarono di considerare che il greco non era ancora stato inventato ai tempi di Abramo.

Conclusione: se si utilizzassero lettere greche per rappresentare i numeri, ciò dimostrerebbe che Washburn sta utilizzando la stessa notazione numerica abbreviata che gli scribi greci usavano comunemente per scrivere i numeri di pagina e, talvolta, altri numeri.

D: In Gv 21,11, che cos’è la «teomatica»?

R: La «teomatica», sostenuta da Del Washburn, è una forma di numerologia biblica. Mentre la «gematria» è una forma di numerologia che cerca di ricavare un significato dai numeri, la teomatica è diversa. Essa utilizza i computer per trasformare le parole in numeri e poi cerca di ricavarne un significato. A titolo personale, non ho studiato la teomatica a sufficienza per crederci. Il mio scopo qui non è quello di convincervi di nulla, ma semplicemente di cercare di fornirvi un’idea oggettiva utilizzando un passo che illustra uno dei suoi argomenti più convincenti. Prima di esaminare le somme dei numeri, è necessario assegnare un numero a ciascuna delle lettere greche. Per il codice utilizzato dalla teomatica, si veda la domanda precedente.

Le affermazioni di Washburn sulla teomatica

1. La teomatica, essendo uno studio dei numeri nella Bibbia, non è in grado di scoprire alcuna nuova dottrina.

2. È utile, poiché la complessità numerica dimostra che non potrebbe trattarsi di opera umana, in quanto tali schemi non potrebbero essere facilmente individuati senza i moderni computer.

3. È utile per mostrare il grado di conservazione della Parola di Dio e, in molti casi, per stabilire quali variazioni manoscritte siano corrette.

Pertanto, si può essere cristiani conservatori e accettare la teomatica oppure rifiutarla.

D: In Gv 21,15-17, perché Gesù ha utilizzato questo modo per riconciliarsi con Pietro?

R: Il ripristino del loro rapporto rappresentava un momento imbarazzante per Pietro. Gesù avrebbe potuto dire: «So che mi ami, quindi va tutto bene» e poi andarsene immediatamente. Ma in questo modo, Gesù indusse Pietro a riflettere e a rafforzare il suo impegno ad amare Gesù sopra ogni altra cosa.

D: In Gv 21,15-17, perché Gesù chiese a Pietro per tre volte se lo amasse?

R: Le prime due volte, Gesù chiese a Pietro se lo amasse, utilizzando il termine «agape» per indicare l’amore. In entrambe le occasioni, Pietro rispose di amare Gesù con «phileo». A quanto pare, dopo aver rinnegato Gesù, Pietro non si sentiva in grado di affermare di amarlo con amore «agape».

La terza volta Gesù chiese a Pietro se Lo amasse utilizzando il termine «phileo». Pietro ne rimase ferito, chiedendosi se Gesù credesse davvero che Pietro Lo amasse.

Anziché cercare di giustificarsi, Pietro smise di tentare di quantificare la sincerità del proprio amore e di bilanciarla con le sue passate azioni insincere di rinnegamento. Piuttosto, Pietro si limitò a riconoscere: «Signore, Tu sai ogni cosa; Tu sai che Ti amo».

Gesù sapeva ogni cosa, almeno dopo la Sua risurrezione, e lo chiedeva perché voleva che Pietro rispondesse, non perché non lo sapesse. Dio pone domande alle persone, di cui conosce già la risposta, sin dai tempi del Giardino dell’Eden.

Dio sa quanto Lo amiamo, anche meglio di quanto noi stessi lo sappiamo. Anziché cercare di comunicare a Dio l’esatto grado di profondità del nostro amore, riconosciamo semplicemente che Dio lo sa e desideriamo avvicinarci a Lui e amarlo di più.

D: Giovanni 21,15-19 dimostra che Pietro fu il primo Papa, come sostengono alcuni cattolici romani?

R: No, dimostra piuttosto che Pietro aveva sbagliato a rinnegare Gesù per tre volte, che Gesù stava riabilitando Pietro e che Pietro aveva delle responsabilità in quanto apostolo. Pietro rinnegò Gesù per tre volte, quindi Gesù gli chiese per tre volte se Lo amasse.

D: In che modo Gv 21,18 profetizzava la morte di Pietro?

R: Gesù disse che Pietro sarebbe morto, e l’enfasi era posta sia sulla situazione precedente alla sua morte sia sull’atteggiamento di Pietro. Secondo la tradizione della Chiesa, Pietro fu crocifisso a Roma. Pietro fu crocifisso a testa in giù, su sua richiesta, poiché non si sentiva degno di morire nello stesso modo in cui era morto Gesù.

L’opera *Sui dodici apostoli* (ANF, vol. 5, pp. 254-255) afferma: «Pietro predicò il Vangelo nel Ponto, in Galazia e in Cappadocia [tutte in Asia Minore], in Betania e in Italia, nonché in Asia, e in seguito fu crocifisso da Nerone a Roma a testa in giù, poiché egli stesso aveva desiderato soffrire in quel modo».

D: In Gv 21,18, come morirono tutti gli apostoli?

R: L’opera *Sui dodici apostoli* (ANF, vol. 5, pp. 254-255) afferma: «Pietro predicò il Vangelo nel Ponto, in Galazia e in Cappadocia [tutte in Asia Minore], in Betania, in Italia e in Asia, e in seguito fu crocifisso da Nerone a Roma a testa in giù, poiché egli stesso aveva desiderato soffrire in quel modo».

Andrea predicò agli Sciti [in Russia] e ai Traci, e fu crocifisso, appeso a un ulivo a Patrasso, una città dell’Acaia [in Grecia]; e lì stesso fu sepolto.

Giovanni, sempre in Asia, fu esiliato dal re Domiziano sull’isola di Patmos, dove scrisse anche il suo Vangelo e ebbe la visione apocalittica; e al tempo di Traiano si addormentò a Efeso, dove si cercarono le sue spoglie, ma non furono ritrovate.

Giacomo, suo fratello, mentre predicava in Giudea, fu decapitato con la spada da Erode il tetrarca e vi fu sepolto. Eusebio 2,9 afferma che fu decapitato.

Filippo predicò in Frigia [in Asia Minore] e fu crocifisso a Hierapolis a testa in giù al tempo di Domiziano, e lì fu sepolto.

Bartholomew predicò nuovamente agli indiani, ai quali consegnò anche il Vangelo secondo Matteo; fu poi crocifisso a testa in giù e sepolto ad Albanum, una città della Grande Armenia.

E Matteo scrisse il Vangelo in lingua ebraica e lo pubblicò a Gerusalemme, e si addormentò a Hierees, una città della Partia [Iran]. Anche Papia (95-110 d.C.) riporta che il Vangelo secondo Matteo fu scritto in ebraico.

E Tommaso predicò ai Parti, ai Medi, ai Persiani, agli Ircaniani, ai Battriani e ai Margiani (Magi?) [tutti in Iran e in Afghanistan, nonché nelle ex repubbliche sovietiche], e fu trafitto in tutti e quattro gli arti del corpo con una lancia di pino a Calamene, città dell’India, dove fu sepolto.

E Giacomo, figlio di Alfeo, mentre predicava a Gerusalemme, fu lapidato a morte dagli ebrei e vi fu sepolto accanto al tempio. Josh McDowell afferma che fu crocifisso.

Giuda, detto anche Lebbeo, predicò al popolo di Edessa e a tutta la Mesopotamia; si addormentò a Berito e vi fu sepolto. Josh McDowell afferma che fu ucciso con delle frecce.

Simone lo Zelota, figlio di Cleopa, chiamato anche Giuda, divenne vescovo di Gerusalemme dopo Giacomo il Giusto (fratello del Signore), si addormentò e fu sepolto lì all’età di 120 anni. Josh McDowell afferma che fu crocifisso.

E Mattia, che era uno dei settanta, fu annoverato insieme agli undici apostoli, predicò a Gerusalemme, si addormentò e vi fu sepolto.

Paolo entrò a far parte del collegio apostolico un anno dopo l’Assunzione di Cristo; partendo da Gerusalemme, si spinse fino all’Illirico, all’Italia e alla Spagna, predicando il Vangelo per trentacinque anni. E al tempo di Nerone fu decapitato a Roma e vi fu sepolto.”

Inoltre, secondo la leggenda, l’apostolo Tommaso si recò nell’India settentrionale sotto il regno di Gondofare e vi predicò. Gondofare regnò dal 19 d.C. circa al 45 d.C.

p. 25»

D: In Gv 21,20-23, in che modo alcune persone oggi si lasciano distrarre da domande superflue?

R: È giusto porre domande, ma se non è possibile porre tutte le proprie domande, assicuratevi di ottenere prima le informazioni più importanti. Quando un non credente pone una domanda sulla Bibbia, potreste innanzitutto chiedergli a vostra volta: «Se rispondessi a questa domanda, ciò vi avvicinerebbe alla decisione di accettare Cristo?». Se la risposta è «no», allora chiedetegli: «Cosa vi avvicinerebbe all’accettazione di Gesù come vostro Signore e Salvatore?».

p. 25”

D: In Gv 21,22-23, cosa sta dicendo Gesù riguardo a Giovanni?

R: In realtà, qui Gesù sta parlando più di Pietro che di Giovanni. Gesù sta dicendo che Pietro è troppo ficcanaso, preoccupandosi di come morirà Giovanni. (Probabilmente Pietro pensò che, poiché Gesù aveva parlato della morte di Pietro, volesse sapere anche di quella di Giovanni). Gesù sta dicendo che, anche se Giovanni dovesse rimanere in vita fino al Suo ritorno, ciò non è affare di Pietro.

Tertulliano, che scrisse tra il 198 e il 220 d.C. nel *Trattato sull’anima*, cap. 50, pagg. 227-228, afferma che vi era stata una falsa aspettativa secondo cui Giovanni sarebbe rimasto in vita fino alla venuta del Signore.

Nella realtà storica, Giovanni morì di morte naturale. Visse più a lungo di qualsiasi altro apostolo e, in effetti, vide nuovamente Gesù prima di morire: in una visione contenuta nell’Apocalisse.

Dovremmo accettare serenamente il fatto che vi siano alcune cose che Dio non desidera che noi conosciamo in questo momento. Ad esempio, in tutto il Nuovo Testamento, , è presente l’idea che Cristo possa tornare in qualsiasi momento, pertanto dovremmo essere vigili in attesa di Lui e attenti al modo in cui viviamo. Questa dottrina, denominata «ritorno imminente di Cristo», è illustrata in 1 Tessalonicesi 4:15, dove lo stesso Paolo non sapeva se Cristo sarebbe tornato prima della sua morte o meno.

D: In Gv 21,24, cosa c’è di interessante riguardo al greco in questo punto?

R: I manoscritti erano spesso scritti interamente in maiuscolo e in molti di essi non vi erano spazi tra le parole. Tuttavia, ciò raramente crea ambiguità nel significato. Ecco un’eccezione nota. Le lettere greche potrebbero significare sia «Noi sappiamo» sia «Io so per certo». Tuttavia, i manoscritti greci che presentano spazi tra le parole riportano tutti la formulazione «Noi sappiamo». Non vi è alcuna differenza significativa tra «Noi sappiamo» e «Io so per certo», tuttavia.

D: In Gv 21,25, perché non disponiamo di una testimonianza di tutte le altre cose che Gesù compì?

R: Molti sembrano avere già abbastanza difficoltà a leggere ciò che è riportato riguardo a Gesù. Anche nella vita di Gesù vi erano molti fatti che non erano importanti, come la posizione in cui dormiva, la sua altezza, il suo peso, il modo in cui mangiava, ecc. Per fede, confidiamo che Dio abbia conservato per noi tutto ciò che dobbiamo sapere, e dovremmo impegnarci a leggere tutto ciò.

D: Nel Vangelo di Giovanni, quali prove ci sono che Giovanni ne sia l’autore?

R: La Chiesa primitiva accettò universalmente il Vangelo di Giovanni come opera dell’apostolo Giovanni.

Il papiro Bodmer II p. 66 (databile al 175 circa o al 125-150 d.C. circa) contiene la maggior parte del Vangelo di Giovanni. Il titolo riportato nel papiro Bodmer p. 66 è «Il Vangelo secondo Giovanni». È possibile vederne una fotografia in *The Text of the Earliest New Testament Greek Manuscripts*, a pag. 378.

Casi simili: sebbene Ignazio, la Lettera di Barnaba e la Lettera a Diogneto alludano a Giovanni, e Giustino Martire citi Giovanni affermando che le parole erano di Gesù, essi non menzionarono Giovanni per nome.

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) fu il primo a menzionare che il Vangelo era stato scritto da Giovanni, secondo sia il mio studio personale sia il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1463. Egli scrive «Giovanni dice» e poi cita Giovanni 1,1a in *Teofilo ad Autolico*, libro 2, cap. 22, pag. 103.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.), nell’opera *Contro le eresie*, libro 3, cap. 16.2, pag. 440, menziona l’apostolo Giovanni insieme agli altri autori dei Vangeli. Nel libro 3, cap. 11.1-2, pag. 426, cita Giovanni 1:1, 10, 11, 14 indicando che sono stati scritti da Giovanni.

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.), nell’opera *Stromata*, libro 2, cap. 15, pag. 361, menziona che il Vangelo di Giovanni è opera dell’apostolo Giovanni.

Ippolito (225-235/6 d.C.) menziona «Giovanni nel suo Vangelo» e cita poi Giovanni 1,1. Contro l’eresia di Noeto, cap. 14, pag. 228

Cipriano, vescovo di Cartagine (circa 246-258 d.C.), cita il Vangelo di Giovanni attribuendolo a Giovanni nel Trattato 12, terzo libro, 24,25, pag. 542.

Novaziano, in *Sulla Trinità*, cap. 13, pag. 622 (257 d.C.), cita Giovanni 1,14 affermando che è opera di Giovanni. Egli riporta anche numerose altre citazioni di Giovanni.

Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1463, afferma che fino al XIX secolo nessuno aveva mai contestato l’attribuzione del Vangelo di Giovanni a Giovanni, ad eccezione di un oscuro culto denominato «Alogi».

Per quanto riguarda l’affidabilità del Vangelo di Giovanni in generale, si vedano le tre domande successive.

D: Quando è stato scritto il Vangelo di Giovanni?

R: Disponiamo di un frammento del Vangelo di Giovanni, denominato manoscritto John Rylands, la cui datazione al radiocarbonio lo colloca tra il 117 e il 138 d.C.; pertanto, deve essere stato scritto prima di tale periodo. Il Vangelo di Giovanni è stato probabilmente redatto tra il 70 e il 125 d.C.

Opinioni di vari autori

La «New Geneva Study Bible», a pag. 1656, afferma che la tradizione ecclesiastica suggerisce che sia stato scritto intorno al 90 d.C.

Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 267, indica che probabilmente fu scritto tra l’85 e il 95 d.C. Alcuni critici hanno ipotizzato una data tardiva, fino al 150 d.C., basandosi sulle somiglianze con gli scritti gnostici. Altri lo datano già tra il 45 e il 66 d.C.

Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 268, afferma che i reperti archeologici avvalorano Giovanni 4:11; 5:2-3, che studi lessicali quali il termine *synchrontai* in Giovanni 4:9 e i rotoli del Mar Morto sostengono una datazione precoce del Vangelo di Giovanni.

Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 534, afferma che il Vangelo di Giovanni fu scritto «verso la fine del I secolo d.C.».

La guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 954, afferma che il quarto Vangelo è posteriore agli altri, ma che già nel 150 d.C. sembra fosse noto e citato dagli scrittori. Forse il 100 d.C. è una data plausibile, sebbene possa essere anche leggermente più tardiva.

Prove:

Secondo il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 937, Giovanni conosceva bene alcuni dettagli di Gerusalemme precedenti alla sua distruzione, quali la piscina di Betesda (Giovanni 5:2) e il selciato (Giovanni 19:13). Utilizzò alcuni termini impiegati anche a Qumran. Un’armonia dei Vangeli, denominata Papiro Egerton 2, contiene Giovanni 5 ed è datata non oltre il 150 d.C. (Si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1464, per ulteriori approfondimenti al riguardo).

Valentino citò il Vangelo di Giovanni nel suo Vangelo della Verità, scritto intorno al 140 d.C.

Le catacombe romane presentano dipinti raffiguranti Cristo come il Buon Pastore e la risurrezione di Lazzaro, databili intorno al 150 d.C.

D: Nel Vangelo di Giovanni, come facciamo a sapere che ciò che abbiamo oggi è una conservazione affidabile di ciò che era stato scritto in origine?

R: Vi sono almeno tre validi motivi.

1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55,10-11; Isaia 59,21; Isaia 40,6-8; 1 Pietro 1,24-25 e Matteo 24,35. Si ammette senza riserve che, in ultima analisi, ciò comporti un certo grado di fiducia in Dio. Se Dio avesse davvero voluto comunicare qualcosa, avrebbe voluto che fosse preservata.

2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Ecco alcuni scrittori cristiani e non cristiani che hanno fatto riferimento a versetti del Vangelo di Giovanni.

Curiosamente, nella Prima Lettera di Clemente non vi è alcun passaggio che possa essere considerato un riferimento al Vangelo di Giovanni. Il Vangelo di Giovanni fu l’ultimo vangelo scritto, mentre la Prima Lettera di Clemente fu redatta in epoca molto precoce (96-98 d.C.), per cui è possibile che il Vangelo di Giovanni non fosse ancora giunto a Clemente a Roma.

Ignazio (110-117 d.C.) allude a Giovanni 3:8: «Poiché sa da dove viene e dove va» (Lettera di Ignazio ai Filadelfesi, cap. 7, pag. 83). Anche il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1463, afferma che Ignazio allude a Giovanni.

Gli Anziani (95-117 d.C.) [Papia?] citano metà di Giovanni 14:2 come «Il Signore disse»: «Per questo motivo il Signore disse: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore:”» – frammento 5, pag. 154

Ignazio di Antiochia (circa 100-117 d.C.) allude a Giovanni 3:8. «Poiché sa sia da dove viene sia dove va» — Lettera di Ignazio ai Filadelfesi, cap. 7, pag. 83

«Mathetes a Diogneto» (circa 130-200 d.C.), cap. 6, p. 27, allude a Giovanni 17,11, 14, 16: «I cristiani dimorano nel mondo, ma non sono del mondo».

L’Epistola di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 6, pag. 141, allude a Giovanni 1,14: «Egli doveva manifestarsi nella carne e dimorare in mezzo a noi».

Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.) cita Giovanni 3,5 come parole di Gesù e parafrasi Giovanni 3,14.

Il *Diatessaron* di Tatiano (circa 172 d.C.) riporta 828,0 degli 879 versetti del Vangelo secondo Giovanni, ovvero il 94,2%. Si tratta di tutti i versetti tranne 51,0. Il Diatessaron contiene Giovanni 1,1-5; 1,7-28; 1,29 e seguenti (19 parole su 21); 1,30-40; 1,41a (14 parole su 18); 1,42a (19 parole su 22); 1:43-51; 2:1-11,14; 2:16-22,23 e seguenti (11 parole su 24); 2:24-25; 3:1-36; 4:1-2,3a (3 parole su 8); 4:4-44; 4:45a (10 parole su 26); 4:46-54; 5:1; 5:2m (5 non 7 7 parole); 5:3-47; 6:1m (4 non 6 2 parole); 6:2f (6/14 parole); 6:3-4; 6:5a (17/23 parole); 6:6-9; 6:10m (non 7, 7 non 8 parole); 6:12-18; 6:19m (6 non 14, 2 parole); 6:21a (7/18 parole); 6:22a (4/37 parole); 6:23-71; 7:1-52; 8:12-18; 8:19f (25/26 parole); 8:20-24; 8:25a (10/17 parole); 8:26-59; 9:1-41; 10:1-42; 11:1-57; 12:1-11; 12:12 e segg. (15/17 parole); 12:13; 12:16-50; 13:1-30; 13:31 e segg. (12/17 parole); 13:32-36; 13:37 e segg. (6/18 parole); 13:38a (8/21 parole); 14:1-31; 15:1-27; 16:1-33; 17:1-26; 18:1-2; 18:4-10; 18:11m (4, non 8, 11 parole); 18:12-24; 18:25a (7/24 parole); 18:26; 18:28f (13/26 parole); 18:29-37; 18:38a (13/24 parole); 18:39-40; 19:2a (11/16 parole); 19:4-17; 19:19-37; 19:38m (non 2, 6, non 4 parole); 20:2-19; 20:20m (non 10, 4, non 3 parole); 20:21-31; 21:1-25. Le frazioni indicano il numero di parole greche citate rispetto al totale delle parole greche.

I cristiani di Vienna e Lugdunum (177 d.C.) citano Giovanni 16:2. ANF vol. 8, p. 779

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) scrive: «Giovanni dice» e poi cita Giovanni 1:1a. Teofilo ad Autolico, libro 2, cap. 22, pag. 103

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Giovanni 1,14 come opera di Giovanni. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 1, cap. 8.5, pp. 328-329. Ireneo cita Giovanni 1,6 in Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 11.4, p. 427.

Canone Muratoriano 1. (190-217 d.C. circa) «Il quarto Vangelo è quello di Giovanni».

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.): «Giovanni scrisse il suo Vangelo». *Stromati*, libro 5, cap. 12, pag. 463

Tertulliano (circa 213 d.C.) cita Giovanni 1,14 e afferma che è opera di Giovanni e che si trova «nel Vangelo di Giovanni» in *Contro Praxeas*, cap. 226, pag. 622.

Tertulliano (207/208 d.C.) sottolinea la paternità di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, dell’Apocalisse e di molte delle Lettere di Paolo in *Cinque libri contro Marcion*, libro 4, cap. 5, p. 350.

Ippolito (225-235/6 d.C.), nel discutere Giovanni 1,1-3, afferma che questo Vangelo fu scritto dal beato Giovanni nell’opera *Contro l’eresia di Noeto*, 14, pag. 228.

Ippolito menziona «Giovanni nel suo Vangelo» e poi cita Giovanni 1,1. *Contro l’eresia di un certo Noeto*, cap. 14, pag. 228

Origene (circa 225-253/254 d.C.) scrisse un intero commento al Vangelo secondo Giovanni.

Origene (225-254 d.C.) menziona Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Origene, *Contro Celso*, libro 5, cap. 56, pag. 568. Cita inoltre Matteo 18,1 nel *Commentario su Matteo* di Origene, libro 13, cap. 14, pag. 482.

Origene cita Giovanni 9,39 in *Contro Celso*, libro 7, cap. 39, p. 626

Novaziano (250-257 d.C.) afferma che Giovanni 1,14 è opera di Giovanni nel *Trattato sulla Trinità*, cap. 13, pag. 622

Il *Trattato contro Novaziano*, cap. 2, pag. 657 (254-256 d.C.), afferma che Giovanni 10,1 è opera di Giovanni, l’evangelista.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) menziona il «Vangelo secondo Giovanni» e cita poi Giovanni 3,18-19 nei *Trattati di Cipriano – Testimonianze*, cap. 31, pag. 543; cfr. anche il *Trattato 2*, secondo libro, cap. 1, pag. 516. Si veda inoltre la sua citazione di Giovanni 15,18-20 come opera di Giovanni nei *Trattati di Cipriano*, Trattato 3, cap. 29, pag. 542

La Lettera degli Anziani di Roma a Cipriano (250-251 d.C.) cita Giovanni 10,11-12. Cita inoltre Giovanni 16,17. Entrambe queste citazioni sono attribuite come «dal Signore stesso» nelle Lettere di Cipriano, Lettera 2, pag. 280.

Firmiliano di Cesarea, in una lettera a Cipriano (256 d.C.), cita Giovanni 20,22-23 come «nel Vangelo». Lettera 74, cap. 16, p. 384

Firmiliano di Cesarea a Cipriano (256 d.C.) cita Giovanni 17,21. Lettera 74, cap. 3, p. 391

Nemesiano di Thubunae al Settimo Concilio di Cartagine, pag. 566 (circa 256 d.C.) cita Giovanni 3,5 e, più avanti, Giovanni 3,6.

Libosio di Vaga al Settimo Concilio di Cartagine, pag. 569 (circa 256 d.C.) cita un quarto di Giovanni 14,6: «Il Signore dice: “Io sono la verità”».

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.): «Fu “alla fine del sabato”, come ha detto Matteo; fu “di buon’ora, quando era ancora buio”, come scrive Giovanni; fu “molto presto al mattino”, come afferma Luca; e fu “molto presto al mattino, al sorgere del sole”, come ci racconta Marco. Pertanto nessuno ci ha indicato chiaramente l’ora esatta in cui Egli risuscitò». Lettera 5 al vescovo Basilide, p. 94. Dionigi di Alessandria riconosceva che il Vangelo di Giovanni fosse opera di «Giovanni», ma si chiedeva se fosse stato scritto dall’apostolo o da un altro Giovanni.

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) cita per intero Giovanni 20,1 nella Lettera al vescovo Basilide, canone 1, p. 95

La Lettera di Imeneo (268 d.C.) fa riferimento a Giovanni 1,3-4,18

Adamantio (circa 300 d.C.): «Sarete d’accordo se dimostrerò, sulla base dei Vangeli, che essi non sono invenzioni?» … «Li scrissero i discepoli di Cristo: Giovanni e Matteo; Marco e Luca». *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, «b 5», p. 41

Adamantio (circa 300 d.C.) cita l’intero versetto di Giovanni 1,17 come opera di Giovanni Evangelista. *Dialogo sulla vera fede*, quinta parte, cap. 11, p. 160.

Arnobio (297-303 d.C.) allude a Giovanni 8,46: «Che cosa, dunque, vi costringe, che cosa vi spinge a insultare, a inveire contro, a odiare implacabilmente Colui che nessun uomo può accusare di alcun crimine?» (Arnobio, Contro i pagani, libro 1, cap. 64, p. 432)

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona Gesù come il Verbo di Dio e cita Giovanni 1,1 come opera di Giovanni l’Evangelista nel *Commentario sulla creazione del mondo*. Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) menziona Matteo, Marco e Luca nel *Commentario sull’Apocalisse del Beato Giovanni*, dal capitolo quarto, versetti 7-10, pag. 348

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) fa riferimento al Vangelo secondo Giovanni. Dal Frammento 5.7, pag. 282

Metodio (270-311/312 d.C.) cita Giovanni 1,1-2 nell’«Estratto dall’opera sulle cose create», cap. 6, pag. 381

Atanasio (318 d.C.) cita Giovanni 3,3.5: «Egli [Gesù] stesso afferma nei Vangeli: “Sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”». *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 14, pag. 43. Prima del Concilio di Nicea, Atanasio fa riferimento a Giovanni 1,1 (citazione in *Contro i pagani*, cap. 42, pag. 26) 1,3 (citato come «le parole di Giovanni» in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 2.6, pag. 37); 3,3,5; 9,32,33 (citato in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 39.6, pag. 57); 10:17,18 (allusione in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 22.3, pag. 48); 10:37 (citato in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 18.2, pag. 46); 12:32 (citato in *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 25.4, pag. 50); citazione della parte centrale di 14,9 (Contro i pagani, cap. 45, pag. 28); citazione di un quarto di 14,10 (Contro i pagani, cap. 47,2, pag. 29). Atanasio non fa riferimento ad altri versetti del Vangelo di Giovanni prima di Nicea, ma ne cita molti altri dopo Nicea.

Lattanzio (circa 303-320/325 d.C.) cita Giovanni 1,1-3 affermando: «Anche Giovanni insegnava così». *Istituzioni divine*, libro 4, cap. 9, pag. 107

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) cita Giovanni 1,1-3 e Giovanni 1,18 come opera di Giovanni. «Lettere sull’eresia ariana», cap. 4, pag. 292

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) cita Giovanni 5,1 come «il Signore stesso ha testimoniato». Lettere sull’eresia ariana, cap. 11, pag. 295

Si veda la domanda successiva per sapere quali versetti e frazioni di versetti siano stati citati e quali no.

Dopo Nicea

La Storia ecclesiastica di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 24, pag. 152, tratta dei quattro Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Padri niceni e post-niceni, seconda serie, vol. 1, pag. 152

Giovenzo (329 d.C.) scrisse un poema epico che riuniva i quattro Vangeli.

Eustazio (prima del 337 d.C.)

Afrajat il Siro (337-345 d.C.) menziona Lazzaro che esce dalla tomba e il Signore che dice: «Vieni fuori». Cita parte di Giovanni 11,43 affermando che furono le parole di Gesù. *Dimostrazioni Selezionate*, Dimostrazione 8, cap. 14, pag. 379

Afrajat il Siro (337-345 d.C.) cita una parte di Giovanni 15,15, indicando che furono le parole di Gesù. Dimostrazioni selezionate, Dimostrazione 1, cap. 8, pag. 348

Serapione (dopo il 362 d.C.)

Faustino (IV secolo)

Giuseppe Flavio (IV secolo)

Zeno (IV secolo) fa riferimento a Giovanni 3:13

Egemonio (metà del IV secolo d.C.), traducendo Archelao (262-278 d.C.), cita Giovanni 8,44 affermando che tali parole furono pronunciate da Gesù. (Parla Archelao) “Disputa con Mani”, cap. 31, pag. 205

Teodoro di Eraclea (355 d.C.)

Vittorino di Roma (dopo il 363 d.C.) fa riferimento a Giovanni 1,3-4

Atanasio (367 d.C.) elenca i libri del Nuovo Testamento nella Lettera festiva 39, pag. 552

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) fa autorevolmente riferimento a Giovanni, Luca, Matteo e Marco. Sulla Trinità, libro 10, cap. 43, pag. 193

La *Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo) menziona Giovanni come parte del Nuovo Testamento. Essa cita integralmente Giovanni 1,1-3.

Lo scismatico Lucifero di Cagliari (370/371 d.C.) fa riferimento a Giovanni 3,13; 10,8; 14,15,17,22

Efraim/Efrem il Siro (350-378 d.C.) cita Giovanni 11,6 nelle *Tre omelie*, omelia 1, cap. 11, pag. 309

Basilio di Cappadocia (357-379 d.C.) cita Giovanni 1,1a come opera di Giovanni in *Sullo Spirito*, cap. 6.14, pag. 8

Il Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 d.C.), nel canone 60, pag. 159, elenca i libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il canone 59, pag. 158, stabilisce che in chiesa possano essere letti solo i libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Ambrosiaster (dopo il 384 d.C.)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) cita Giovanni 1,1 come opera di Giovanni il Divino nella Lezione 12.1, pag. 72

Il Canone di Cheltenham (= Catalogo di Mommsen) (circa 360-370/390 d.C.) fa riferimento a ciascuno dei quattro Vangeli.

Ambrogio di Milano (340-390 d.C.)

Apollinare di Laodicea (circa 390 d.C.)

Febadio (dopo il 392 d.C.)

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) menziona due evangelisti: Matteo e Giovanni. Lettera 3, cap. 11, 1, p. 51

Gregorio di Elvira (dopo il 392 d.C.)

Anfilochio (-397 d.C.) cita Giovanni in *Iambi ad Seleucum*

Gregorio di Nissa (335-397 d.C.) afferma che Giovanni 1,3 è opera di Giovanni in *Contro Eunomio*, libro 2, cap. 7, p. 112

Didimo il cieco (398 d.C.) fa riferimento a Giovanni 3,13 e ad altri passaggi.

Libro siriaco dei Gradini (= *Liber Graduum*) (350-400 d.C.)

Asterio di Emesa (circa 400 d.C.)

Catalogo siriano di Santa Caterina (circa 400 d.C.)

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) menziona il Vangelo di Giovanni nel *Panarion*, sezione 3, cap. 44, pag. 342. Egli fa inoltre riferimento a Giovanni 1,42; 2,12; 3,13; 5,1; 8,39,57; 10,11; 12,32; 13,18; 16,13

Rufino (374-406 d.C.)

Gaudenzio (dopo il 406 d.C.)

Giovanni Crisostomo (392-407 d.C.) redasse 88 omelie sul Vangelo di Giovanni. Egli affermò che esso fosse stato scritto dal figlio di Zebedeo, il «figlio del tuono» che detiene le chiavi del cielo.

Cromazio (407 d.C.)

Severiano (dopo il 408 d.C.)

Niceta di Remesiano (366-circa 415 d.C.) fa riferimento a Giovanni 6,64; 10,38; 11,25; 16,27; 20,23

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) allude a Matteo 26,47-50; Marco 14,43-46; Luca 22,47-48; e Giovanni 18,3-9. Difesa contro i pelagiani, cap. 8, pag. 124

Sulpicio/Sulpizio Severo (allievo di Martino) (363-420 d.C.)

Concilio di Cartagine (218 vescovi) (393-419 d.C.)

Girolamo (317-420 d.C.) menziona ciascuno dei quattro Vangeli per nome nella lettera 53.9, pag. 101.

Sozomono (370/380-425 d.C.) Storia ecclesiastica di Sozomono

Agostino di Ippona (354-430 d.C.) fece riferimento a tutti e quattro i Vangeli nella sua opera intitolata «Armonia dei Vangeli».

Giovanni Cassiano (419-430 d.C.) afferma che Giovanni 1,11 è opera dell’evangelista Giovanni, secondo i Sette libri di Giovanni Cassiano, libro 3.7, pag. 577

Marco Eremita (dopo il 430 d.C.)

Nonnus (431 d.C.)

Paolino di Nola (431 d.C.)

Paolo di Emesa (dopo il 432 d.C.)

Cirillo di Alessandria (444 d.C.)

Lo Speculum (V secolo) fa riferimento a Giovanni 13,10 e ad altri passaggi.

Socrate di Costantinopoli (circa 400-439 d.C.)

Esichio di Gerusalemme (-450 d.C.) (si pronuncia HESS-us) fa riferimento a tutti e quattro i Vangeli, compresi Giovanni 1:3-4,13; 3:13; 6:47; 10:8; 11:25; 12:32; 16:23; 17:11,24

Teodoreto di Ciro (vescovo e storico) (423-458 d.C.)

Quodvultdeus (circa 453 d.C.)

Prospero di Tiro d’Aquitania (426-465 d.C.)

Varimadum (445/480 d.C.) fa riferimento a Giovanni 8,16 e ad altri passaggi.

Testimonianze relative agli eretici e ai libri apocrifi

L’eretico encratita Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonia dei quattro Vangeli chiamata Diatessaron, che significa «attraverso [i] quattro». In essa egli fa riferimento a 828,05 versetti del Vangelo di Giovanni. Ciò corrisponde al 94,2% dell’intero Vangelo di Giovanni.

Costituzioni Apostoliche (375-380 d.C.)

Gli eretici gnostici Basilide e Valentino secondo Ippolito

L’eretico gnostico Eracleone fa riferimento a Giovanni 1,26; 4,51 secondo Origene.

Priscilliano (circa 385 d.C.) fa riferimento a Giovanni 8,25 e ad altri versetti.

L’eretico ariano Eunomio di Cizico (circa 360-circa 394 d.C.) cita parti di Giovanni 1,3 come attribuite al «beato Giovanni», Lettera apologetica, cap. 26, p. 71

L’eretico Pelagio fa riferimento a Giovanni 7,37 e ad altri passaggi.

L’eretico manicheo Fausto-Milevis (383-400 d.C.) cita Giovanni 3,3 come presente nel Vangelo; cfr. la «Risposta di Agostino a Fausto il Manicheo», libro 24, cap. 1, in «Padri niceni e post-niceni», prima serie, vol. 4, pag. 317

L’eretico donatista Ticonio (dopo il 390 d.C.) fa riferimento a Giovanni 7,39 e ad altri passaggi.

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (428 d.C.)

Tutti questi testi sono giunti fino a noi.

3. I più antichi manoscritti di Giovanni di cui disponiamo mostrano piccole variazioni manoscritte, ma nessun errore teologicamente significativo.

p2 Giovanni 12,12-15 (VI secolo)

VI secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 5 (= Papiro di Ossirínco 208, 1781) Giovanni 1:23-31, 33-40; 16:14-30; 20:11-17, 19-20, 22-25 (47 versetti), inizio del III secolo. Il volume *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta una fotografia a pag. 62. Si afferma che il manoscritto è di qualità normale, salvo per il fatto che il copista tendeva a omettere pronomi e congiunzioni superflui. Si tratta di un testo occidentale.

III secolo – 1968 – Anche *The Text of the New Testament* include Giovanni 1,41.

Inizio del III secolo – 1999 – *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento*. Mostra che Giovanni 1,41 è presente, ma nessuna delle lettere è molto chiara.

p6 Giovanni 10,1-2,4-7,9-10; 11,1-8,45-52 (IV secolo) Concorda con il Vaticano.

IV secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 22 (= Papiro di Ossirínco 1228) (circa 250 d.C.) Giovanni 15:25-27; 16:1-2, 21-32

III secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 28 (= Papiro di Ossirínco 1596) (III secolo) Giovanni 6:6-12, 17-22

III secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 36 Giovanni 3:14-18, 31-32, 34-35 (testo misto del VI secolo).

VI secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento non riporta 3:34-35.

p. 39 (= Papiro di Ossirínco 1780) Giovanni 8:14-22, prima metà del III secolo. Il volume *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento* ne riporta una fotografia a p. 138. Si afferma inoltre che la p. 39 è identica, parola per parola, al *Vaticanus*, il che la rende di tipo alessandrino.

III secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

Prima metà del III secolo - Philip Comfort, C.H. Roberts e T.C. Skeat.

III secolo - Aland (3ª edizione) e Aland (4ª edizione riveduta).

p44a Giovanni 10:8-14 (dal VI al VII secolo)

Dal VI al VII secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p44b Giovanni 9:3-4; 12:16-18, nonché Matteo 17:1-3,6-7; 18:15-17,19; 25:8-10 (dal VI al VII secolo)

Dal VI al VII secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 45 Chester Beatty I. Gran parte di tutti e quattro i Vangeli e degli Atti. Comprende Giovanni 4:51,54; 5,21,24; 10,7-25; 2 lettere complete su 16 di 10,30; 10,31-11,10; 11,18-36,42-57. Fu copiato tra il 100 e il 150 d.C. (in precedenza si riteneva risalisse alla fine del II o all’inizio del III sec ). L’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta una fotografia di una pagina a pag. 146. L’opera *A General Introduction to the Bible*, a pag. 389, afferma che il rotolo originale contava circa 220 fogli, di cui ne possediamo 30: 2 fogli di Matteo, 2 di Giovanni, 6 di Marco, 7 di Luca e 13 degli Atti.

III secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento

III secolo - 1975 - Aland et al., terza edizione

III secolo - 1998 - Aland et al., quarta edizione riveduta

Fine del II o inizio del III secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

Papiro p52 di John Rylands (frammento di 2 1/2 per 3 1/2 contenente parti di Giovanni 18:31-33) 117-138 d.C. Si ritiene generalmente che un altro frammento, Giovanni 18:37-38, provenga dallo stesso rotolo ed è anch’esso indicato come Papiro di John Rylands. Si tratta di una parte del processo davanti a Pilato, in cui Gesù ammette di essere un re. È possibile vedere una fotografia del papiro John Rylands nel *Wycliffe Bible Dictionary* a pag. 937, nel *New International Dictionary of the Bible* a pag. 534, in *Greek Manuscripts of the Bible* alle pagg. 62-63 e in *A General Introduction to the Bible* a pag. 388.

Inizio del II secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 55 Giovanni 1:31-33, 35-38 (dal VI al VII secolo)

Dal VI al VII secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 59 Giovanni 1:26, 28, 48, 51; 2:15-16; 11:40-52; 12:25, 29, 31, 35; 17:24-26; 18:1-2, 16-17, 22; 21:7, 12-13, 15, 17-20, 23 (VII secolo)

VII secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 60 Giovanni 16:29-30,32-17:6; 17:8-9,11-15,18-25; 18:1-2,4-5,7-16,18-20,23-29,31-37,39-40; 19;-3,5-8,10-18,20,23-26 (VII secolo) Testo alessandrino.

VII secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 63 Giovanni 3:14-18; 4:9-10 (circa 500 d.C.)

VII secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

circa 500 d.C. - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 66 Papiri Bodmer II (808,5 versetti: Giovanni 1:1-6:11, 6:35b-14:26,29-30; 15:2-26; 16:2-4; 16:6-7; 16:10-20:20; 20:22-23; 20:25-21:9; 21:12,17 (frammenti di Giovanni 19:16) (Giovanni 7:53-8:11 non sono mai stati presenti.) (datati intorno al 175 o intorno al 125-150 d.C.) Disponiamo di 104 fogli e frammenti di altri 40 fogli. Una fotografia di Giovanni 6:58-64 tratta dal Papiro Bodmer II è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, pag. 1003. L’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* presenta fotografie del foglio p66 alle pagine 368-370. Si osserva che il manoscritto fu redatto da uno scriba professionista, con due correttori che apportarono le correzioni. Il volume *The Archaeology of the New Testament* (Finnegan), a pag. 381, mostra che la pagina 137 è molto frammentaria e contiene parte di Giovanni 19:16. A proposito, il titolo riportato in * * per il Bodmer p. 66 è «Il Vangelo secondo Giovanni». È possibile vederne una fotografia in *The Text of the Earliest New Testament Greek Manuscripts*, a pag. 378.

100-150 d.C. – 1960 – «Fame» secondo *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*.

200 d.C. circa - 1968 - *The Text of the New Testament*

200-250 d.C. - 1987 - Hunter secondo *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*.

Metà del II secolo d.C. – 1999 – *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento* menziona che questo è il testo più antico che omette Giovanni 7:53-8:11 (il pericope dell’adultera). Tale datazione si basa in parte sul fatto che la grafia del Papiro di Ossirínco 1074, contenente l’Esodo e risalente al II secolo, presenta una corrispondenza estremamente stretta.

p75 Papiri Bodmer 14/15 (gran parte di Luca e Giovanni. Giovanni 1:1-11:45; 11:48-57; 12:3-13:1; 13:8-9; 14:8-15; parte di 14:16; 14:17-29; 15:7-8) 175-200 d.C., oppure 175-225 d.C. (Giovanni 7:53-8:11 non sono mai stati presenti.) Originariamente 144 fogli, ne sono stati conservati 102) Molto simile al Vaticano (A General Introduction to the Bible, pag. 390) L’opera *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta un’immagine parziale a pag. 496. Si afferma che questo manoscritto sia stato redatto da uno scriba professionista. Una fotografia di una parte del rotolo dei papiri Bodmer 14/15 è presente nel *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 706.

Inizio del III secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento riporta i versetti Giovanni 1:1-13:1-; 14:8-15:8 con alcune lacune.

Fine del II secolo (circa 175 d.C.) – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

p. 76 Giovanni 4:9,12 (VI secolo)

VI secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 80 Giovanni 3:34, seguito da un’interpretazione. Metà del III secolo.

Metà del III secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

p. 90 Giovanni 18:36-19:7 (circa 175 d.C.) L’opera *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento* presenta una fotografia che mostra parte della p. 90 a p. 610.

Da metà a fine del II secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

p. 93 Giovanni 13:15-17 (V secolo)

p. 95 Giovanni 5:26-29, 36-38. III secolo. Il volume *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta una fotografia a p. 620.

III secolo – 1999 – Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento.

p. 106 (= Papiro di Ossirinchus 4445) Giovanni 1:29-35; 40-46 (III secolo)

p. 107 (= Papiro di Ossirinchus 4446) Giovanni 17,1-2; 11 (III secolo)

p. 108 (= Papiro di Ossirinchus 4447) Giovanni 17:23-24; 18:1-5 (III secolo)

p. 109 (= Papiro di Ossirinchus 4448) Giovanni 21:18-20; 21:23-35 (III secolo)

0162 (= Papiro di Ossirinchus 847) Giovanni 2,11-22. Fine del III o IV secolo. Il volume *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts* ne riporta una fotografia a pag. 632.

Fine del III o inizio del IV secolo (ca. 300 d.C.) – 1999 – *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento*.

0217 – Parti di Giovanni 12:1 e forse altri versetti

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Copto sahidico [Sah] III/IV secolo

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.) e il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) contengono l’intero Vangelo di Giovanni ad eccezione di Giovanni 7:53-8:11.

L’Aleksandrino [A] (circa 450 d.C.) contiene l’intero Vangelo secondo Giovanni, ad eccezione di Giovanni 6:50-8:52.

Il Codice di Washington (IV/V secolo) ha conservato l’intero Vangelo secondo Giovanni, ad eccezione di Giovanni 14,25-16,7.

Sinaitico siriaco, IV-VII secolo

T (V secolo) Giovanni 3:13,15; 5:1,3; 6:36,47,52,58 e probabilmente altri versetti.

Il Chester Beatty McAc1390 (probabilmente IV secolo), rinvenuto a Dishna (vicino a Nag Hamadi), contiene Giovanni 10:8-18:38 in copto sahidico.

Cambridge, V/VI secolo

Armeno [Arm] dal V secolo

Georgiano [Geo] dal V secolo

Efraem Rescriptus [C], V secolo

Gotico 493-555 d.C.

Etiope [Eth] dal 500 d.C. circa

Si noti che i manoscritti fino al 200 d.C. (p. 45, p. 52, p. 66, p. 75, p. 90) contengono 855 degli 878 versetti del Vangelo secondo Giovanni (97%). Essi comprendono i versetti 1:1-7:52; 8:12-14:30; 15:2-26; 16:2-4, 6-7, 10-33; 17:1-20:20; 20:22, 23, 25-31; 21:1-9, 12, 17. (Ma non 7:53-8:11).

Aggiungendo i versetti del Vangelo di Giovanni presenti nel Diatessaron (circa 172 d.C.) che non compaiono nei manoscritti fino al 200 d.C., si aggiungerebbero altri 16 versetti: Giovanni 14:31; 15:1; 15:27; 16:1,5; 16:8-9; 20:21,24; 21:10-11; 21:13-16. Ciò copre tutti i versetti del Vangelo di Giovanni tranne 12.

Si veda www.BibleQuery.org/JohnManuscripts.html per ulteriori informazioni sui primi manoscritti di Giovanni.

D: Nel Vangelo di Giovanni, quali versetti e frazioni di versetti sono stati citati dagli scrittori preniceni (prima del 325 d.C.)?

A: Prima del 325 d.C., gli scrittori ecclesiastici citavano circa il 96,7% dei versetti del Vangelo di Giovanni. Si tratta di 850,22 versetti. In altre parole, tutti gli 879 versetti del Vangelo di Giovanni sono citati, ad eccezione di 28,78 versetti. I versetti e le frazioni di versetti non citati sono: Giovanni 1:42 e seguenti (2/22 parole); 4:3 e seguenti (5/8 parole); 4:45a (16/26 parole); 5:2m (non 5, 4 né 7 parole); 6:1m (4, non 6 né 2 parole); 6:5 e seguenti (6/23 parole); 6:10m (7, non 7 né 8 parole); 6:11; 6:19m (non 6, 14, non 2 parole); 6:20; 6:21a (7/18 parole); 6:22f (33/37 parole); 7:53; 8:1-11; 8:19a (1/26 parole); 8:25f (7/17 parole); 13:31a (5/17 parole); 13:38f (13/21 parole); 18:3; 18:11m (non 4, 5, non 11 parole); 18:25f (17/24 parole); 18:27; 18:38 e seguenti (9 parole su 24); 19:1; 19:3; 19:18 e seguenti (12 parole su 15); 19:38m (2 parole, non 6 né 4); 20:20m (10 parole, non 4 né 3).

Ogni versetto o frazione di versetto non elencato qui è stato citato. Per ulteriori informazioni, si veda www.bibleQuery.org/Bible/BibleCanon/EarlyChristianNTQuotes.xls.