Domanda biblica tratta dai Vangeli

D: Chi fu il primo a scrivere un libro che rispondesse alle domande sui Vangeli?

R: Il primo che ho individuato è Eusebio di Cesarea (313-339/340 d.C.), autore di due opere. La prima si intitola «Domande e risposte sui Vangeli rivolte a Stefano», nota anche come «Domande e risposte sulla genealogia del nostro Salvatore», mentre la seconda è «Domande e risposte sui Vangeli rivolte a Marino». Le due opere, considerate nel loro insieme, sono note come «Domande e risposte sui Vangeli». Inoltre, Eusebio scrisse una confutazione delle presunte contraddizioni sollevate da Ierocle, filosofo neoplatonico e governatore romano della Bitinia e, in seguito, dell’Egitto, che perseguitò duramente i cristiani sotto Domiziano. Prima di allora, anche molti scrittori cristiani dei primi secoli avevano risposto a singole domande.

Successivamente, Ambrosiaster scrisse «Domande sull’Antico e sul Nuovo Testamento» (in latino) intorno al 384 d.C.

Per ulteriori informazioni, si veda *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pagg. 32, 38-39.

D: I grandi maestri della storia hanno solitamente dei discepoli, e poi elaborano un corso di insegnamento o un libro che raccoglie le loro idee, i loro pensieri e le loro istruzioni. Perché non troviamo un libro di questo tipo relativo a Gesù Cristo, ma troviamo invece vari Vangeli o libri scritti da due dei Suoi discepoli e da altre due persone?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1) Innanzitutto, Gesù non è semplicemente un «grande maestro» come si sostiene fossero Aristotele, Confucio o Buddha. Gesù è Dio.

2) Anche altri avevano degli scribi. Geremia aveva uno scriba di nome Baruch. Probabilmente fu uno scriba di Mosè a scrivere della morte e della sepoltura di Mosè in Deuteronomio 34:5-6. Tutti i musulmani concordano sul fatto che nemmeno Maometto abbia scritto nulla di proprio pugno.

3) Gesù ha donato alla Chiesa gli apostoli, ai quali spettava l’importante ruolo di tramandare alla Chiesa ciò che Gesù insegnava e compiva. Ricordate che i primissimi cristiani non disponevano del Nuovo Testamento; al suo posto avevano gli apostoli stessi.

4) Gesù sembrava più preoccupato del Suo ministero, dimostrando con i Suoi potenti miracoli di essere il Figlio di Dio, piuttosto che sottrarre tempo al Suo ministero per fungere da Suo segretario.

I quattro autori dei Vangeli furono Matteo e Giovanni, discepoli di Gesù, Marco, compagno e interprete di Pietro, e Luca, lo storico e compagno di viaggio di Paolo.

D: Se i Vangeli fossero sufficienti per le esigenze della Chiesa o dei credenti, lo Spirito Santo non avrebbe avuto bisogno di ispirare Paolo a scrivere quelle epistole che trattano questioni dottrinali e anche problemi delle chiese locali. Pertanto, non possiamo affermare che lo Spirito abbia smesso di ispirare uomini devoti a spiegare o a illustrare il punto di vista o l’atteggiamento divino riguardo alle diverse questioni attuali nel corso dei secoli. Ecco perché possiamo affermare che l’ispirazione divina non si è interrotta e non si interromperà fino alla seconda venuta di Gesù e alla fine dei tempi. Cosa ne pensa a riguardo?

R: Non sono d’accordo. Ricordi che i primi cristiani non disponevano né dei Vangeli scritti, né degli scritti di Paolo, né di alcuno degli scritti del Nuovo Testamento. Al loro posto, avevano gli apostoli stessi. Ma man mano che gli apostoli venivano a mancare, essi affidarono per iscritto il loro insegnamento nel Nuovo Testamento. La Chiesa è edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, come si legge in Efesini 2:20 e 3:5. Sebbene all’epoca vi fossero profeti del Nuovo Testamento, quali Agabo e le figlie di Filippo, oggi non disponiamo di profeti dell’Antico Testamento che abbiano redatto le Scritture. Allo stesso modo, non abbiamo nemmeno altri apostoli del Nuovo Testamento fisicamente presenti su questa terra.

D: Quale dei Vangeli conosciuti (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) o di altri è il più antico? Gli altri Vangeli si sono basati su di esso o ne hanno tenuto conto? E in che misura lo hanno citato o ne hanno tratto spunti?

R: Non lo sappiamo con certezza, ma molti studiosi ritengono che quello di Marco sia il più antico. Luca, in Luca 1:1-3, menziona di aver fatto riferimento a resoconti più antichi, che possono includere sia testi scritti che testimonianze orali. Si ritiene generalmente che quello di Giovanni sia stato scritto per ultimo.

Giovanni aveva un discepolo di nome Papia, ed ecco ciò che egli affermò. «Marco, che era l’interprete di Pietro, mise per iscritto con precisione tutto ciò che ricordava, sia delle parole che delle azioni di Cristo, ma non in ordine cronologico. Egli infatti non era né un ascoltatore né un compagno del Signore; ma in seguito, come ho detto, accompagnò Pietro, il quale adattava il suo insegnamento secondo le necessità, non come se stesse compilando una raccolta degli oracoli del Signore. Pertanto Marco non commise alcun errore nel mettere per iscritto in tal modo alcune cose così come le ricordava; poiché si concentrò esclusivamente su questo: non tralasciare nulla di ciò che aveva udito, né includere alcuna affermazione falsa tra esse» (tratto da The New Bible Dictionary, 1962, p. 782). Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 3, cap. 39, pp. 170-173. In particolare, in Matteo 10,32, l’espressione «riconoscere me» risulta strana in greco, ma naturale solo in aramaico, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, p. 256.

D: Alcuni studiosi della Bibbia sostengono che i miracoli riportati nel Vangelo siano simili ai miracoli di guarigione presenti nelle tradizioni ellenistiche e che tali miracoli non siano stati compiuti da Gesù, bensì creati dalla prima comunità cristiana. Per questo motivo li rifiutano. Cosa ne pensa?

R: Nessuno studioso che creda nella Bibbia afferma ciò; naturalmente, gli scrittori scettici sono un altro discorso. Tuttavia, anche tra questi ultimi, non credo che la maggioranza sostenga che i miracoli siano stati mutuati dalle tradizioni ellenistiche (greche). Pertanto, non ritengo che la maggior parte di loro non creda nei miracoli perché derivano dalle tradizioni ellenistiche. Piuttosto, essi non credono che siano possibili miracoli soprannaturali.

Tuttavia, alcuni lo hanno affermato, e torniamo indietro nella storia per vedere dove sembra che tutto ciò abbia avuto inizio. L’imperatore romano Alessandro Severo (205-235 d.C.) perseguitò duramente la Chiesa cristiana. Sua madre Giulia donò all’oratore professionista Flavio Filostrato una copia delle «Memorie di Damis» e chiese a Filostrato di scrivere una biografia di Apollonio di Tiana. In questa biografia si narra che Apollonio di Tiana abbia resuscitato una persona dai morti e sia asceso al cielo. Potete leggere ulteriori informazioni al riguardo all’indirizzo www.biblequery.org/History/Legends/ApolloniusofTyana.html.

A titolo di nota a margine, i manoscritti più antichi che menzionano i miracoli di Gesù sono:

p66 Bodmer II papiri – 817 versetti (92%) del Vangelo secondo Giovanni (125-175 d.C.); p4 + p64 + p67 – 95 versetti (circa 150-175 d.C.); p45 Chester Beatty I – 833 versetti (i quattro Vangeli più gli Atti) (200-225 d.C.); p75 (circa 175-225 d.C.); 0162 (Giovanni 2:11-22) (circa 300 d.C.); p28 – Giovanni 6,8-12, 17-22 (III secolo d.C.); siriaco sinaitico (SyrS) (III/IV secolo)

Tra i primi scrittori cristiani che menzionano i miracoli di Gesù figurano Quadrato di Atene (126 d.C.); Giustino Martire (circa 150 d.C.); Melito di Sardi (170-177/180 d.C.); Ireneo di Lione (182-188 d.C.); Tertulliano (207/208 d.C.) e altri che seguirono.

D: Come poteva Gesù appartenere alla tribù di Giuda, dal momento che l’appartenenza tribale si trasmette esclusivamente attraverso il padre (Numeri 34:14, Numeri 1:18-24, Levitico 24:10)? L’appartenenza tribale della madre era considerata irrilevante ai fini dell’appartenenza tribale dei figli e l’appartenenza tribale/genealogia non poteva essere ereditata tramite un patrigno; solo i beni potevano essere ereditati. Poiché i cristiani credono che Gesù non avesse un padre umano, egli non avrebbe avuto alcuna appartenenza tribale e quindi non può essere considerato un discendente di Giuda o di Davide, venendo così escluso dalla linea messianica. Il sito web http://www.jewsforjudaism.org/faq-primary-211/birth-of-jesus-primary-360/59-whos-genealogy-is-given-by-luke formula le seguenti affermazioni riguardo alla genealogia di Cristo: «Presumere che Maria fosse di discendenza davidica pone il problema che Maria non avrebbe potuto trasmettere ciò che non possedeva: (1) Il legame materno non entra in considerazione per la successione al trono di Davide, che viene trasmesso solo attraverso una linea maschile ininterrotta: “Non mancherà mai un discendente di Davide che sieda sul trono della casa d’Israele” (Geremia 33:17); (2) Secondo la Bibbia, il diritto di privilegio di discendenza, ovvero la regalità e il sacerdozio, si tramanda esclusivamente attraverso la linea maschile. L’episodio relativo all’eredità delle figlie di Zelofhad (Numeri, capitoli 27 e 36) non è applicabile in questo caso, poiché riguarda il trasferimento di beni materiali e non i privilegi di discendenza».

R: Innanzitutto la risposta in 5 secondi, poi quella dettagliata. La maggior parte degli ebrei ritiene che l’appartenenza al popolo ebraico si trasmetta attraverso la madre, ma procediamo a rispondere a questa domanda ignorando tale aspetto. In sostanza, mentre l’appartenenza tribale avveniva normalmente per via paterna, per la famiglia di Jarha (1 Cronache 2:34-41) e per i figli di un sacerdote (Esdra 2:61; Neemia 7:63) l’appartenenza tribale ebraica avveniva per via materna, NON paterna. A maggior ragione l’appartenenza tribale avverrebbe per via materna nel caso di una nascita da una vergine!

Per quanto riguarda una risposta dettagliata, chi ha affermato che l’appartenenza tribale o clanica avvenisse esclusivamente attraverso il padre? Nessuno nella Bibbia. Numeri 34:14 non dimostra nulla. Numeri 1:18-24 mostra che il figlio di padre egiziano e madre israelita non veniva definito israelita. La gente lo avrebbe considerato egiziano o mezzo israelita. Levitico 24:10 (e molti altri passaggi) indicano solo che, per gli israeliti ordinari, l’appartenenza tribale avveniva di fatto attraverso il padre. Ma questa NON È UNA RESTRIZIONE PER DIO. I casi in cui sono presenti entrambi i genitori biologici non hanno alcuna rilevanza per il caso in cui vi sia un solo genitore biologico. Tuttavia, anche nel caso di entrambi i genitori biologici, vi sono di fatto esempi nell’Antico Testamento in cui il lignaggio tribale avviene attraverso la madre.

Tre esempi di appartenenza tribale attraverso la madre.

Nella tribù di Giuda, Sheshan non aveva figli maschi, ma solo figlie. Così, diede in sposa sua figlia al suo servo egiziano Jarha, e questi ebbero un figlio di nome Attai. La genealogia di Attai è riportata insieme a quella degli altri israeliti in 1 Cronache 2:34-41. Non solo i figli erano considerati israeliti, ma erano anche elencati sotto Giuda.

Un secondo esempio è Jair, il cui nonno era Hezron della tribù di Giuda e la figlia di Makir, un Manassita. In 1 Cronache 2:21-23 Jair controllava 23 città in Galaad (nel territorio di Manasse). Tuttavia, sebbene il nonno di Jair fosse di Giuda, Jair viene comunque definito manassita, così come sua madre in Numeri 32:41 e Deuteronomio 3:14.

Un terzo esempio è riportato in Esdra 2:61 e Neemia 7:63, dove i figli di un sacerdote che aveva sposato una figlia di Barzillai venivano chiamati figli di Barzillai.

Un altro esempio che dimostra come l’appartenenza ancestrale non fosse determinata esclusivamente dal padre biologico è il matrimonio levirato. Quando un marito moriva prima di avere figli, il fratello del defunto sposava la vedova, e il primo figlio nato veniva considerato figlio del primo marito defunto, anche se biologicamente non era così.

A prescindere da ciò, tuttavia, la questione sembra un cavillo. Qual era l’origine etnica del DNA umano di Gesù? Al 100% ebraica. C’erano solo 12 tribù ebraiche (in realtà 11 tribù più 2 mezze tribù). Il DNA umano di Gesù proveniva da una tribù specifica? Sì, da Giuda. Se il fatto di non avere un padre ebreo lo rendesse estraneo alle 12 tribù, quale sarebbe allora l’origine etnica di Gesù?

Questa domanda sembra un modo per eludere una questione più importante. Se Gesù fosse nato da una vergine, inviato da Dio per insegnarci, Lo seguirebbe o no? Se la scelta fosse tra rimanere fedeli alla cultura ebraica di chi pone la domanda e seguire l’Unico Vero Dio, quale opzione sceglierebbe? Se la persona non affermasse che seguirebbe l’Unico Vero Dio a prescindere da tutto, allora il problema non è il DNA di Gesù, ma il fatto che la maggior parte degli ebrei non sia disposta a seguire l’Unico Vero Dio.

Una seconda questione riguarda la successione al trono. Chi pone la domanda ha sbagliato nell’affermare che Maria non discendesse dalla stirpe di Davide; la sua genealogia riportata in Luca, così come in Luca 2, Romani 1:3 e 2 Timoteo 2:8, dimostra che Gesù (e lei) discendevano biologicamente da Davide. Tuttavia, chi pone la domanda ha ragione nel sottolineare che la genealogia di Maria non avrebbe alcuna rilevanza ai fini della successione al trono. A tal fine, era importante che Gesù fosse anche il figlio adottivo di Giuseppe, il quale, in quanto maschio della stirpe di Davide, avrebbe potuto rivendicare il trono.

D: Nei Vangeli, qual è la fonte secondo cui il padre biologico di Gesù era un soldato romano di nome Panthera?

R: Per quanto ne sappiamo, questa falsa accusa fu avanzata per la prima volta da un antagonista romano del cristianesimo di nome Celso nel III secolo d.C. Questo termine, che non è altrimenti conosciuto come nome proprio, è simile alla parola greca che significa «vergine»: parthenos. Successivamente il Talmud ebraico riprese questa affermazione, così come fecero i nazisti del XX secolo. Si veda *The Gospel of Matthew and Its Readers* di Howard Clarke. Indiana University Press 2003, p. 5.

D: Giovanni Crisostomo afferma che se i quattro evangelisti fossero stati d’accordo su tutti i dettagli, sarebbero stati accusati di aver complottato per rendere simili i loro racconti. Pertanto, possiamo considerare le variazioni presenti nei loro Vangeli come una prova del fatto che ciascuno di essi fosse indipendente e abbia lavorato separatamente dagli altri, nonché come una conferma dell’autenticità e della veridicità dei loro racconti. Cosa ne pensa? Personalmente ritengo, tuttavia, che gli evangelisti avrebbero dovuto descrivere gli stessi episodi utilizzando parole, linguaggio e stile diversi. E lei, cosa ne pensa?

A: Ritengo che ciò sia in gran parte corretto. Concordo sul fatto che le variazioni nelle espressioni, negli eventi riportati e persino nell’enfasi attribuita contribuiscano alla loro credibilità. Naturalmente gli autori dei Vangeli sinottici potrebbero comunque essere stati a conoscenza gli uni degli altri, e Giovanni probabilmente ne era a conoscenza. D’altra parte, però, anche con quattro resoconti diversi, gli scettici nel corso dei secoli li hanno comunque accusati di ogni sorta di cose.

Non vi sono solo variazioni nelle espressioni, ma anche nell’enfasi e nelle storie raccontate. Ad esempio, Matteo dedica molto più spazio rispetto agli altri al modo in cui Gesù adempì le profezie dell’Antico Testamento. Marco ne parla meno. (A proposito, «Marco» è un nome romano, non ebraico.) Il Vangelo di Marco pone maggiore enfasi sulle azioni compiute da Gesù. Ireneo di Lione (182-188 d.C.) scrisse ampiamente su questo argomento nel suo *Contro le eresie*, libro 3, cap. 11.8, pag. 428.

D: La storia del battesimo di Gesù per mano di Giovanni Battista e della Sua tentazione da parte di Satana è riportata nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, ma non nel Vangelo di Giovanni. Lo stesso vale per la trasfigurazione. Perché?

R: Giovanni non spiega perché, tra tutte le azioni compiute da Gesù, non abbia incluso questa al posto di qualcos’altro. Tuttavia, possiamo avanzare un’ipotesi. Si noti che nei tre Vangeli sinottici sono riportate molte altre cose che non compaiono nemmeno nel Vangelo di Giovanni. Si ritiene generalmente che il Vangelo di Giovanni sia stato scritto per ultimo, e si pensa che Giovanni abbia voluto inserire elementi che non erano menzionati o che erano citati solo di sfuggita negli altri Vangeli, al fine di fornire un quadro più completo.

D: Solo Mt 2,1 menziona i Magi (i Re Magi) nella storia della nascita di Gesù. Perché gli altri Vangeli non ne parlano? Si tratta forse di una storia allegorica volta a indicare la predicazione della comunità ecclesiale primitiva, la quale, rendendosi conto che gli ebrei rifiutavano Gesù, si rivolse alle nazioni al posto loro, facendo così dei Magi i primi ad adorare Cristo, in contrasto con i capi degli ebrei, Erode e altri, che cercarono di uccidere il bambino Gesù?

R: Tra tutti gli eventi della vita di Gesù, gli autori degli altri Vangeli hanno scelto di non includere questi. Potrebbe anche essere perché non erano a conoscenza della visita dei Magi. Sebbene possa esserci del simbolismo in questo, non vi è nulla che indichi che si trattasse esclusivamente di un’allegoria.

Per quanto riguarda l’interpretazione allegorica dei passaggi in generale, se Dio avesse comunicato qualcosa al Suo popolo attraverso un’allegoria nelle Scritture e nessun cristiano in tutta la storia l’avesse mai colta, allora Dio l’avrebbe davvero comunicata – con successo? Nessuno ha mai considerato questo significato come puramente allegorico, e non letterale, almeno fino all’inizio dell’era dello scetticismo nel XIX secolo.

D: Nei Vangeli, perché è necessaria l’armonizzazione dei Vangeli?

R: L’armonizzazione dei Vangeli non sarebbe un problema se Dio avesse preservato un solo Vangelo, o se Dio stesso avesse fornito un’armonizzazione completa dei Vangeli. Invece, disponiamo di quattro resoconti, in cui ciascun autore umano ha riportato ciò che riteneva più importante tra ciò che Dio, per provvidenza, gli aveva fatto ricordare. Si veda la domanda successiva per comprendere il motivo per cui disponiamo di quattro Vangeli.

D: Chi furono i primi autori della storia a realizzare un’armonizzazione dei Vangeli?

R: Tatiano (circa 172 d.C.) realizzò un’armonizzazione dei Vangeli, denominata Diatessaron, che significa «attraverso i quattro». Ciò testimonia che all’epoca erano accettati solo quattro Vangeli e cita accuratamente, parola per parola, il 79% dei versetti evangelici. Tuttavia, Tatiano era uno gnostico encratita e omise selettivamente tutti i versetti che sottolineavano l’umanità di Gesù, come ad esempio le genealogie. Ma persino questo eretico incluse tutti i versetti che dimostrano che Gesù è Dio.

Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) scrisse un’armonizzazione/commento sui Vangeli secondo Girolamo, ma tale opera è andata perduta. (ANF vol. 2, pp. 87-88

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) (in parte) dimostrò che gli autori dei Vangeli non «erano in disaccordo né si contraddicevano a vicenda» e fornì una buona e piuttosto completa armonia dei Vangeli dopo la risurrezione nella sua Lettera 5 — al vescovo Basilide, canone 1, Padri ante-niceni, vol. 6, pp. 94-95.

Ammonio di Alessandria realizzò un’armonizzazione dei Vangeli all’inizio del III secolo. Utilizzò Matteo come modello di riferimento e mostrò come gli altri Vangeli si rapportassero ad esso. Si vedano i Padri niceni e post-niceni, Seconda Serie, vol. 1, pp. 38-39 e vol. 6, p. 69.

Giovenco (329 d.C.) compose un poema epico sui Vangeli, armonizzandone gran parte.

Eusebio di Cesarea (313-339/340 d.C.) realizzò un’armonizzazione di più facile lettura, poiché dispose le colonne una accanto all’altra. Tuttavia, in «Padri niceni e post-niceni, Seconda serie», vol. 6, pag. 69, si afferma che tale opera presentava un difetto, in quanto spesso introduceva un parallelismo laddove non era necessario. Si veda «Padri niceni e post-niceni, Seconda serie», vol. 1, pagg. 38-39.

Anche Agostino di Ippona (354-430 d.C.) scrisse un’opera intitolata «Armonia dei Vangeli». Essa è contenuta in «Padri niceni e post-niceni, Seconda serie», vol. 6, pagg. 77-236.

Durante la Riforma, secondo quanto riportato in «Padri niceni e post-niceni, Seconda serie», vol. 6, pag. 69, le seguenti figure elaborarono armonie dei Vangeli: Osiander, Jansen, Robert Stephens, Giovanni Calvino, Du Moulin e Chemnitz.

In epoca moderna, un’armonia dei Vangeli è contenuta nel *The New Unger’s Bible Dictionary*, pp. 495-498.

D: Se il Vangelo di Marco fu scritto per primo, i cristiani ne erano sicuramente a conoscenza. Allora perché non si limitarono a copiarlo, ma sorsero invece autori che scrissero un secondo, un terzo e un quarto Vangelo?

R: Essi copiarono effettivamente Marco, così come gli altri tre Vangeli; ritengo quindi che la vera domanda sia: perché esistono altri tre Vangeli? Abbiamo la ricchezza di non uno, ma ben quattro punti di vista su Gesù. Dio ha ispirato non un solo autore, ma quattro, e ha conferito loro prospettive e personalità diverse.

D: Nei Vangeli, perché ce ne sono quattro?

R: I quattro Vangeli hanno scopi diversi e un pubblico in qualche modo diverso.

Matteo: secondo Papia, fu scritto inizialmente nelle lingue degli ebrei (l’aramaico?). Esso pone l’accento sul regno di Dio, in contrasto con Giovanni, che sottolinea come ottenere la salvezza. Matteo elenca molte profezie dell’Antico Testamento e mostra come la vita di Cristo fosse parallela a quella di Israele nell’Antico Testamento. Molti considerano il Vangelo di Matteo come un «leone» che sottolinea Cristo come Re. Ireneo di Lione (182-188 d.C.) nel frammento 28 afferma che il Vangelo di Matteo fu scritto per gli ebrei, sottolineando che Cristo discendeva da Davide.

Marco: Sottolinea le azioni di Cristo. Molti considerano il Vangelo di Marco come un «bue», che mette in risalto Cristo come servitore.

Luca: il Vangelo più lungo, fu scritto da un medico e compagno di viaggio di Paolo. Luca è stato definito il più grande storico del mondo antico. Molti considerano il Vangelo di Luca come un «uomo», che sottolinea l’umanità di Cristo.

Giovanni: forse il Vangelo più profondo, pone meno l’accento sulla vita di Cristo e più sulle sue affermazioni e sul suo insegnamento. Molti considerano il Vangelo di Giovanni come un’«aquila», che sottolinea la divinità di Cristo.

Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1198, menziona che nell’Antico Testamento il Messia è chiamato «il Germoglio» in quattro contesti: «…per Davide un Germoglio giusto, ed Egli regnerà saggiamente come Re…» (Geremia 23:5,6), «Il mio servo, il Germoglio» (Zaccaria 3:8), «un uomo il cui nome è il Germoglio» (Zaccaria 6:12) e «Il Germoglio del Signore» (Isaia 4:2).

Non vi erano altri Vangeli generalmente accettati dai cristiani. Ireneo, che scrisse intorno al 182-188 d.C., affermò che vi erano esattamente quattro Vangeli (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, capitolo 11.8, pag. 428).

D: I Vangeli sono disposti in ordine cronologico?

R: No. Ecco cosa affermano quattro fonti conservatrici.

La NIV Study Bible, a pag. 1437, afferma: «(Tuttavia, l’ordine cronologico non sembra essere stato seguito rigidamente in nessuno dei Vangeli.)»

La New Geneva Study Bible, a pag. 1504, afferma: «Tuttavia, Matteo e Luca non seguono Marco in ogni singolo punto per quanto riguarda l’ordine degli eventi della vita di Gesù o l’ordine dei Suoi insegnamenti». A pag. 1698 si legge: «Sebbene sorgano alcune difficoltà nella correlazione dei dettagli, gli elementi principali sono in completa armonia».

F.F. Bruce, in *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 454-455, afferma: «… nessuno degli autori dei Vangeli pretende di fornire una cronologia accurata. … Per gli storici dell’antichità era ben più importante che si comprendesse il significato della storia piuttosto che si rispettasse rigorosamente la cronologia. Pertanto, Matteo raggruppa i detti di Gesù in cinque “libri” principali per argomento:… Luca adotta un altro modo di raggruppare il proprio materiale. … In entrambi i casi si tratta di raggruppamenti tematici, che ci offrono una narrazione ordinata in quanto organizzano il materiale in modo da consentirci di comprenderlo meglio. In nessuno dei due casi si ottiene necessariamente il contesto esatto in cui Gesù pronunciò l’intero materiale».

Nella Chiesa primitiva, la *Storia ecclesiastica* di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 39, pagg. 170-173, riporta le parole di Papia, discepolo dell’apostolo Giovanni: «Marco, che era l’interprete di Pietro, mise per iscritto con precisione tutto ciò che ricordava, sia delle parole che delle azioni di Cristo, ma non in ordine cronologico. Egli infatti non era né un ascoltatore né un compagno del Signore; ma in seguito, come ho detto, accompagnò Pietro, il quale adattava il suo insegnamento secondo le necessità, non come se stesse compilando una raccolta degli oracoli del Signore. Pertanto Marco non commise alcun errore nel mettere per iscritto in tal modo alcune cose così come le ricordava; poiché si concentrò esclusivamente su questo: non tralasciare nulla di ciò che aveva udito, né includere alcuna affermazione falsa tra esse» (tratto da The New Bible Dictionary, 1962, p. 782)

Gli autori partivano dal presupposto che i lettori avrebbero letto l’intero libro più volte. Ad esempio, in Giovanni 11:2 si menziona che fu Maria a ungere Gesù con olio profumato. Tuttavia, il racconto di Maria che unge Gesù con olio profumato non viene riportato fino a Giovanni 12:1-3. In Matteo 10:4 si menziona «Giuda Iscariota, colui che tradì Gesù», eppure Giuda non aveva ancora tradito Gesù.

D: Cosa sono i «Vangeli sinottici»? Quali sono le somiglianze e le differenze tra loro? Esiste qualche prova che si siano citati a vicenda?

R: Il termine “Vangeli sinottici” indica semplicemente Matteo, Marco e Luca (escluso Giovanni). Se Marco fosse stato il primo a scrivere, non avrebbe citato gli altri. È possibile che Matteo e Luca abbiano attinto da Marco e l’uno dall’altro, ma d’altra parte potrebbe trattarsi di ciò che essi stessi ricordavano o di ciò di cui avevano parlato con altri. Giovanni, che molto probabilmente è stato scritto per ultimo, sembra concentrarsi su ciò che gli altri non hanno menzionato.

Molti studiosi ritengono che Matteo abbia consapevolmente utilizzato il Vangelo di Marco nella stesura del proprio testo; il 93% del Vangelo di Marco si ritrova infatti in Matteo e Luca. Vi sono 200 versetti presenti in Matteo e Luca ma non in Marco. Molti hanno ipotizzato l’esistenza di un documento, denominato Q, a cui questi 200 versetti potrebbero ricondursi. Tuttavia, non vi è alcuna prova che Q sia mai esistito, almeno in forma scritta. Ciò che alcuni interpretano come Q potrebbe essere l’insegnamento orale comune della Chiesa, nonché le discussioni con Matteo e con Luca, compagno di Paolo. Esistono inoltre alcune somiglianze nell’enfasi tra Matteo e gli scritti dell’importante fariseo ebreo Johanan ben Zakkai, vissuto dal 30 a.C. al 90 d.C. Johanan poneva l’accento sulla misericordia e sull’aiuto al prossimo più che sui sacrifici e sulla purezza. Entrambi riconoscevano che i gentili avessero un posto nel regno di Dio e scrissero riguardo al giudizio futuro.

D: Perché i tre Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) sono così simili tra loro?

R: Esistono quattro punti di vista, e i primi tre possono essere complementari.

1. Somiglianza di scopo: i primi tre Vangeli sono molto paralleli tra loro e furono scritti per fornire una «sinossi» della vita di Cristo. Il Vangelo di Giovanni, redatto in epoca successiva, forse presupponeva che i lettori conoscessero già gli altri Vangeli. Si afferma che il Vangelo di Giovanni sia stato scritto affinché le persone credessero in Gesù e avessero la vita nel Suo nome, come recita Giovanni 20,30-31.

2. Legame verbale: Marco era un compagno di Pietro, mentre Luca viaggiava con Paolo. Marco si trovava a Roma, come menzionato in 1 Pietro 5,13. Probabilmente Luca e Marco erano a Roma nello stesso periodo e, come ha osservato qualcuno, «probabilmente non trascorrevano tutto il loro tempo a parlare del tempo». Sebbene non si sappia con certezza dove Matteo abbia viaggiato, secondo questa interpretazione le somiglianze sono dovute alla comunicazione verbale tra gli autori. Anche il volume *Hard Sayings of the Bible*, a pag. 454, discute di un legame comune tra Matteo e Luca, affermando che tale legame fosse probabilmente verbale.

3. Legame scritto con Marco: La *New Geneva Study Bible* (p. 1504) afferma: «I Vangeli non presentano semplicemente un elenco delle attività di Gesù. Né sono biografie moderne e tecniche che seguono metodi sconosciuti ai loro tempi».

4. «Q»: Una quarta teoria, sostenuta da molti studiosi liberali, è che esistesse un libro ormai perduto, da loro denominato «Q», che conteneva il materiale comune a Matteo e Luca ma non a Marco.

D: Che cos’è la fonte «Q»? Dove si trova attualmente? In quale lingua è redatta?

R: «Q» è il nome dato ai versetti comuni a Matteo e Luca, ma non presenti in Marco o Giovanni. Non abbiamo alcuna prova che sia mai esistita. D’altra parte, si può pensare a questa “Q” non come a un unico scritto, ma come a fonti multiple. E queste fonti non erano necessariamente tutte messe per iscritto. In altre parole, ciò che alcuni chiamano il “documento Q” (al singolare) potrebbe in realtà consistere in insegnamenti, anche verbali, impartiti dagli apostoli e da altri seguaci.

D: I Vangeli contengono esattamente e realmente ciò che il Signore Gesù disse o fece?

R: Essi hanno sintetizzato e parafrasato. Ad esempio, nel Discorso della Montagna in Matteo 5-7, Gesù probabilmente ha avuto a disposizione un lungo periodo di tempo per predicare. Eppure è possibile leggerlo in meno di quindici minuti. Naturalmente, Gesù probabilmente ha ripetuto alcune cose nei sermoni successivi, ma l’autore del Vangelo non le ha riportate ogni volta. Tuttavia, per i cristiani ciò che conta è il messaggio e il significato insegnati da Gesù, non le sillabe e le parole effettive.

D: Qual è quella «raccolta di detti di Gesù» sulla quale, secondo quanto si dice, gli evangelisti si sarebbero basati per scrivere i loro Vangeli?

R: Il Nuovo Testamento non menziona alcun «insieme di detti». Forse si riferisce a quanto scritto da Luca. Anche Giovanni ha riportato due passaggi che potrebbero essere considerati marginalmente rilevanti.

Luca 1:1-4 «Molti hanno intrapreso di redigere un resoconto delle cose che si sono compiute tra noi, proprio come ci sono state tramandate dai primi testimoni oculari e dai servitori della Parola. Pertanto, avendo esaminato attentamente ogni cosa fin dall’inizio, è sembrato bene anche a me scrivere per voi, eccellentissimo Teofilo, un resoconto ordinato, affinché possiate conoscere la certezza delle cose che vi sono state insegnate».

Giovanni 20:30-31 «Gesù compì molti altri segni davanti ai suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate la vita nel suo nome».

1 Giovanni 1:1-4 «Ciò che era fin dal principio, ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato e toccato con le nostre mani: questa è la Parola di vita. E questa è la vita che è stata rivelata; noi l’abbiamo vista e ne abbiamo reso testimonianza, e vi annunciamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci è stata rivelata. Vi annunciamo ciò che abbiamo visto e udito, affinché anche voi possiate avere comunione con noi. E questa nostra comunione è con il Padre e con il Suo Figlio, Gesù Cristo. Scriviamo queste cose affinché la nostra gioia sia completa».

D: Il mio professore mi ha concesso di tenere una presentazione di 75 minuti sul «Gesù storico». Nel corso delle mie ricerche, mi sono imbattuto in un paio di argomentazioni che non so bene come affrontare, e mi chiedevo se potesse fornirmi qualche spunto!

1) Non sappiamo se i manoscritti originali fossero scritti in greco, poiché i documenti più antichi risalgono [presumibilmente] a un paio di secoli d.C. Potrebbero essere stati tradotti da qualche altra lingua, con conseguenti errori.

2) Gesù potrebbe non aver parlato in greco. Ciò significherebbe che gli autori (o i traduttori) del Nuovo Testamento hanno dovuto interpretare le sue parole a modo loro, per poi tradurle (non necessariamente in modo corretto).

Esistono informazioni sull’ellenizzazione della Palestina ai tempi di Gesù che potrebbero indicare che gli autori del Nuovo Testamento abbiano effettivamente scritto in greco? È molto probabile che Gesù parlasse l’aramaico; come spiegherebbe, quindi, l’inerranza di ciò che si dice abbia affermato? Se gli autori avessero scritto in aramaico, o in qualche altra lingua, come possiamo provare (o almeno dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio) che il testo sia stato tradotto e tramandato
accuratamente nel corso dei secoli?

Se conoscesse delle fonti a cui potrei fare riferimento, sarebbe fantastico. Oppure, se ha già riflettuto su questo argomento, mi farebbe molto piacere conoscere le sue conclusioni. Credo nella sovranità di Dio e nella Sua capacità di proteggere la Sua Parola, ma qualsiasi spiegazione su come Egli abbia fatto ciò sarebbe sicuramente d’aiuto!

R: Sembra che qui vi siano quattro questioni fondamentali:
1. Ciò che Gesù disse

2. In che lingua sono stati scritti i Vangeli

3. La testimonianza dell’affidabilità dei Vangeli

4. La trascrizione inerrata degli insegnamenti di Gesù

1. Ciò che Gesù disse

Sappiamo che Gesù parlava aramaico, poiché pronunciò alcune frasi in questa lingua (Matteo 5:22, ecc.). Quando Gesù disse sulla croce: «Eloi, Eloi, Lama Sabachthani», alcuni pensarono che stesse invocando Elia perché non conoscevano l’aramaico, sebbene tutti i Romani conoscessero il greco e il latino. Nella zona in cui Gesù crebbe, molte persone parlavano ebraico, aramaico e greco. Ad esempio, appena a nord e a est del Mare di Galilea si parlava esclusivamente greco. Ecco perché Pilato fece scrivere il cartello sopra la testa di Gesù in tre lingue.

Inoltre, all’epoca numerosi ebrei avevano nomi sia ebraici che greci o romani. Oltre a Simone Pietro, vi erano Giuseppe Barsabba e Giuda Barsabba in Atti 15:22; Gesù, chiamato Giusto in Colossesi 4:11; Giuseppe, chiamato Barnaba in Atti 4:36; e Giovanni Marco in Atti 12:12.

2. In quale lingua furono scritti i Vangeli

Per quanto riguarda i Vangeli, disponiamo della testimonianza di Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni. Secondo quanto tramandato dallo storico della Chiesa Eusebio, Papia affermò che il Vangelo di Matteo fu originariamente scritto nella lingua degli ebrei (ebraico o aramaico). I primi cristiani parlavano prevalentemente greco, sebbene i convertiti dal giudaismo parlassero anche ebraico e aramaico.

3. Testimonianza dell’affidabilità dei Vangeli

Ho sentito diverse persone affermare che il Nuovo Testamento completo (o quasi completo) più antico di cui disponiamo risale all’incirca al 350 d.C. Tuttavia, ciò non coglie il punto. La stragrande maggioranza di tutti i versetti dei Vangeli è stata conservata in epoche molto precedenti. Ad esempio, fino al 200 d.C. sono stati conservati manoscritti contenenti il 71% dei versetti di Luca (818 su 1151 versetti). Si tratta di: Luca 1:58-59; 1:52-2:1; 2:6-7; 3:8-4:2; 4:29-32; 4:34-5:10; 5:30-7:32; 7:35-39, 41-43; 7:46-9:2; 9:4-17:15; 17:19-18:18; 22:4-24:53.

Per quanto riguarda il Vangelo di Giovanni, il manoscritto più antico di cui disponiamo oggi è il p52, che risale a un periodo compreso tra il 100 e il 150 d.C. Altri manoscritti antichi risalgono fino al 200 d.C. (p45, p66, p75, p90). Questi manoscritti, insieme al p52, contengono 855 degli 878 versetti di Giovanni (97%). Essi comprendono i versetti 1,1-14,30; 15,2-26; 16,2-4, 6-7, 10-33; 17,1-20,20; 20,22,23,25-31; 21,1-9,12,17.

Non dimenticate la Chiesa primitiva e gli altri scritti. I primi scritti cristiani non biblici di cui disponiamo sono la Prima Lettera di Clemente (ai Corinzi), del 96-98 d.C., che cita ampiamente la Lettera agli Ebrei oltre ad altri libri, e il Pastore di Hermas, del 115-155 d.C. circa. Il Diatessaron è un’armonizzazione parola per parola di circa il 79% dei versetti dei Vangeli, redatta dall’encratita gnostico Tatiano intorno al 172 d.C.

4. Trasmissione infallibile degli insegnamenti di Gesù

Gli originali erano solo parafrasi degli insegnamenti di Gesù. Quando Gesù insegnava alla folla per ore e noi possiamo leggere le sue parole in cinque paragrafi, è ovvio che non si trattasse di una trascrizione parola per parola. La dottrina cristiana dell’inerranza si articola in cinque parti fondamentali:
1. La Bibbia, nei manoscritti originali, è corretta in tutto ciò di cui parla.

2. Dobbiamo comprendere il contesto; la poesia è poesia, la narrativa è narrativa, possiamo comprendere le metafore e le espressioni linguistiche, ecc.
3. Dio era libero di «avvalersi delle Sue penne» nella stesura della Bibbia, e le penne erano le persone che scrivevano le parole. Pertanto, libri diversi, redatti da autori umani diversi, presentano stili diversi, e ciò è del tutto accettabile; la verità di Dio traspare da tutti loro.

4. È il significato che è stato scritto senza errori, non necessariamente ogni singola parola.

5. I manoscritti biblici conservati oggi presentano effettivamente alcune variazioni ed errori, ma la Parola di Dio è stata preservata senza errori significativi tali da alterare la dottrina, la fede o la pratica cristiana.
Per ulteriori informazioni, consultate il sito http://www.biblequery.org/NewTestamentManuscripts.html.

D: C’erano molti ebrei in Galilea?

R: La regione della Galilea misura circa 70 per 40 miglia, ovvero 113 per 64 chilometri. All’epoca dei Maccabei, nel 164 a.C., la popolazione della Galilea era così esigua che l’intera popolazione poteva essere trasferita in Giudea per motivi di protezione. All’epoca di Gesù la popolazione era molto più numerosa; Giuseppe Flavio, in *Vita* 235, 45 e in *Guerre giudaiche*, libro 3, sezioni 41-43, afferma che la Galilea contava 204 città e villaggi, ciascuno con almeno 15.000 abitanti. Tuttavia, la popolazione comprendeva molti non ebrei che i Seleucidi avevano reinsediato in Galilea e non ebrei di lingua greca che avevano scelto di trasferirsi lì.

D: Lo scettico Bart Ehrman scrive: «Disponiamo di alcune informazioni su cosa significasse essere un contadino di classe inferiore nelle zone rurali della Palestina nel I secolo. Una cosa era certa: si era quasi sicuramente analfabeti. Gesù stesso rappresentava un’eccezione notevole, in quanto evidentemente sapeva leggere (Luca 4,16-20), ma non vi è nulla che indichi che sapesse scrivere… Quanti sapevano leggere? L’analfabetismo era diffuso in tutto l’Impero Romano. Nei periodi migliori, forse il 10 per cento della popolazione era più o meno alfabetizzato. E quel 10 per cento sarebbe costituito dalle classi agiate… Nulla nei Vangeli o negli Atti indica che i seguaci di Gesù sapessero leggere, figuriamoci scrivere. Infatti, negli Atti si trova un racconto in cui si dice che Pietro e Giovanni fossero «analfabeti» (Atti 4,13) – il termine antico per indicare chi non sapeva leggere né scrivere.” (Jesus, Interrupted, pp. 105-106). Ciò è simile anche a quanto riportato da Ehrman in Lost Christianities, p. 203.

R: La percentuale di persone nell’Impero Romano (Spagna, Britannia, Germania, ecc.) che non sapevano leggere è irrilevante; ciò che conta è la percentuale di persone istruite tra gli ebrei della Giudea e della Galilea. Gli ebrei avevano un livello di istruzione molto più elevato rispetto alla maggior parte degli altri popoli dell’Impero Romano. Nessuno riteneva insolito che Zaccaria, padre di Giovanni Battista, sapesse scrivere. Il fatto che il Sinedrio accusasse Pietro e Giovanni di essere incolti non significa che fosse vero, né che non sapessero scrivere affatto.

Deuteronomio 6:9 ordina agli Israeliti di scrivere le leggi sugli stipiti delle loro case e sulle loro porte. Gli scettici ritengono forse che quasi nessuno degli ebrei obbedisse alla propria legge?

Per inciso, a Deir ‘Alla, nella Valle del Giordano, gli archeologi hanno rinvenuto gli esercizi di scrittura di uno scolaretto in cui si menziona per tre volte Balaam, figlio di Beor. Il ritrovamento è stato datato al radiocarbonio all’800/760 a.C.

D: Che cosa significa la parola inglese «sinottico»?

R: Il Wycliffe Bible Dictionary, a pag. 723, afferma: «“sinottico” deriva dal greco syn (insieme a) e opsis (vista, visione)», così come riporta la NIV Study Bible a pag. 1437. Analogamente, il New International Dictionary of the Bible, a pag. 399, spiega che il termine greco synoptikos significa «vedere il tutto nel suo insieme, avere una visione d’insieme».

In contrasto con ciò, la guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 770, sostiene che il termine «sinottico» derivi dalla parola greca che significa «ad un occhio solo», poiché ciascuno dei tre Vangeli sinottici narra la storia di Gesù dal proprio punto di vista. Forse l’autore ha confuso «syn/sun» con «mono», che significa «uno».

La Concordanza di Strong per «sun» (4862) recita: «preposizione primaria che denota unione; con o insieme (ma in senso molto più stretto rispetto a 3326 o 3844), ovvero per associazione, compagnia, processo, somiglianza, possesso, strumentalità, aggiunta ecc.» – accanto a, con. In composizioni ha applicazioni simili, tra cui la completezza».

D: Quale dei quattro Vangeli fu scritto per primo?

R: L’opinione più diffusa tra i cristiani è che sia stato Marco, sebbene vi siano autorevoli studiosi della Bibbia che ritengono che sia stato Matteo o Luca. Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 98, afferma: «Una certa dipendenza letteraria sembra essere l’unico modo per spiegare adeguatamente la stretta relazione tra i Vangeli sinottici. La teoria della priorità di Marco, sebbene non priva di problemi, spiega al meglio lo schema di base degli eventi e le somiglianze dettagliate tra i Vangeli sinottici. Le differenze sono probabilmente dovute a una combinazione di tradizioni orali e scritte che Matteo e Luca hanno utilizzato in modo indipendente, oltre a Marco».

La guida scettica *Asimov’s Guide to the Bible*, a pag. 770, afferma che Matteo fu indicato per primo perché si riteneva fosse il primo, ma oggi si ritiene generalmente che lo fosse Marco. (p. 770, p. 903) Tuttavia, Asimov a p. 771 menziona anche che Papia scrisse che il Vangelo di Matteo era stato originariamente redatto in ebraico [aramaico?]. È possibile che il Vangelo di Matteo sia stato scritto per primo in aramaico, che Marco lo abbia utilizzato come fonte primaria nella stesura del proprio Vangelo e che, in seguito, il Vangelo di Matteo sia stato tradotto alla lettera.

A titolo di nota a margine, dei 661 versetti presenti nel Vangelo secondo Marco (con il finale breve), 600 sono simili a versetti del Vangelo secondo Matteo, 350 sono simili a versetti del Vangelo secondo Luca e solo 31 non si trovano in nessun altro testo.

D: Cosa sono i Vangeli apocrifi? Perché non vengono accettati, pur sapendo che i Padri della Chiesa e le tradizioni ecclesiastiche facevano affidamento su di essi e li citavano, specialmente nelle feste e nelle pratiche rituali della Chiesa?

R: L’ultima parte della domanda è di per sé fattualmente errata. I Padri della Chiesa e le tradizioni ecclesiastiche non facevano riferimento a essi, né li utilizzavano nelle feste e nelle pratiche rituali della Chiesa, a meno che la domanda non si riferisca alle religioni gnostiche e non al cristianesimo.

Le uniche citazioni positive sono quelle in cui 2 Clemente e Clemente di Alessandria menzionano il Vangelo degli Egiziani, e Clemente di Alessandria menziona il Vangelo degli Ebrei. Non vi sono altre citazioni cristiane pre-nicene di alcun altro vangelo in senso positivo. Tuttavia, i Padri della Chiesa menzionarono e citarono i seguenti testi, definendoli falsi. Ireneo si esprime contro il falso Vangelo della Verità. Ippolito si esprime contro il Vangelo degli Egiziani e il Vangelo di Tommaso (e altre opere). Pertanto, non sarebbe corretto affermare che i primi Padri della Chiesa «tenessero conto di essi», quando molti di essi non erano ancora stati scritti e si erano espressi contro altri scritti eretici.

Infine, molti dei Vangeli apocrifi non furono né approvati né respinti dai primi cristiani, poiché tali Vangeli apocrifi furono redatti solo secoli più tardi. Ad esempio, il Vangelo di Nicodemo fu scritto intorno al 405-439 d.C., mentre il Vangelo della Natività di Maria fu redatto dopo il 625 d.C.

D: Cosa sono il «Vangelo dell’Infanzia», il «Vangelo della Verità», il «Vangelo degli Ebrei», il «Vangelo degli Ebioniti», il «Vangelo di Tommaso» e il «Vangelo di Pietro»?

R: Si tratta di vangeli apocrifi redatti da diverse persone molto tempo dopo che gli eventi si erano verificati.

Di seguito sono riportati alcuni di questi vangeli e le date in cui furono redatti.

Vangelo di Maria (II o VI secolo)

Vangelo di Pietro (180-190 d.C.)

Vangelo di Tommaso. Questo falso testo redatto dagli eretici gnostici fu probabilmente scritto tra il 188 e il 235 d.C. Ireneo di Lione (182-188 d.C.), pur descrivendo in modo esaustivo ogni libro e ogni eresia conosciuti, non ne fa menzione; tuttavia, il suo discepolo Ippolito, che scrisse tra il 222 e il 235/236 d.C., lo menziona.

Vangelo di Nicodemo (405-439 d.C.)

Vangelo della Natività di Maria (dopo il 625 d.C.)

Nel mondo musulmano esistevano oltre 200.000 hadith su Maometto. La stragrande maggioranza di essi è considerata dagli studiosi musulmani falsa o, nella migliore delle ipotesi, inaffidabile. Bukhari li vagliò e ne scelse solo 7.275 come affidabili.

Proprio come i drusi, gli yazidi, gli alawiti e altri hanno i propri libri, anche gli gnostici possedevano le proprie scritture. Esistevano almeno trenta gruppi di gnostici, pertanto disponevano di numerosi libri che consideravano sacri. Il Vangelo della Verità, il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Pietro erano alcuni di questi.

Non esisteva alcun libro intitolato «Il Vangelo degli Ebioniti». Gli Ebioniti eretici, secondo i quali Gesù era Figlio di Dio solo a titolo onorifico e per rispetto, possedevano le Omelie Clementine, i Riconoscimenti di Clemente e alcuni altri libri.

D: Nei Vangeli, quali sono le profezie messianiche?

R: Si tratta di profezie che Dio ha dato affinché il Suo popolo potesse riconoscere chiaramente il Messia. Eccone alcune.

Chi sarà il Messia?

Della tribù di Giuda (Genesi 49:10; Matteo 1:2; Luca 3:23,33; Ebrei 7:14).

Discendente di Iesse (Isaia 11:1; Matteo 1:6; Luca 3:23,32).

Discendente di Davide (Geremia 23:5; Luca 3:31; Matteo 1:1; 9:27; Marco 10:47-48; Giovanni 7:42; Atti 13:22-23; Apocalisse 22:16). Molti Talmud ebraici affermano che il Messia discenderà dalla stirpe di Davide.

Un sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek (Salmo 110:4; Ebrei 5:6).

Figlio di Dio (Salmo 2:7; Matteo 3:17; 16:16-17; 27:54; Marco 9:7; Luca 9:35; Giovanni 1:34; Atti 13:33; Ebrei 5:5).

Il Signore disse al mio Signore (Salmo 110:1; Matteo 22:43-45; Marco 12:36-37; Luca 2:11; 20:42-44). Il Midrash Tehillim, Commentario ai Salmi (200-500 d.C.), riconosce il Salmo 110 come messianico

Chiamato «Dio con noi» (Isaia 7:14; Matteo 1:23; Luca 7:16; ~Giovanni 20:28).

Il Bambino è chiamato Dio Potente, Principe della Pace, ecc. (Isaia 9:6). Si tratta di un testo messianico secondo il Midrash yemenita 349-350 e il Pereq Shalom, pag. 101

Il seme della donna schiaccerà la testa di Satana (Genesi 3:15). Si tratta di un testo messianico secondo il Targum Pseudo-Gionatan

Nato da una vergine (doppio adempimento) (Isaia 7:14; Matteo 1:18,25; Luca 1:26-35). Vergine secondo la Settanta

Dove si troverà il Messia?

Nato a Betlemme, in Giudea (Michea 5:2; Matteo 2:1,5-8; Giovanni 7:42; Luca 2:4-7). Il Targum Isaia afferma che si tratta di un riferimento messianico.

Svolgerà il suo ministero in Galilea (Isaia 9:1-2; Matteo 4:12-16; Marco 1:14; Luca 4:31; Giovanni 4:43).

Entrerà nel Tempio di Gerusalemme (Malachia 3:1; Matteo 21:12; Marco 11:15)

Quando verrà il Messia?

Lo scettro non si allontanerà (Genesi 49:10; Luca 3:23,33). Si tratta di un riferimento messianico secondo il Talmud babilonese e quello di Gerusalemme, il Targum di Gionata, il Targum Pseudo-Gionata, il Targum di Onkelos, il Commentario dei Rotoli del Mar Morto e il Targum aramaico. Gli ebrei persero il diritto di giustiziare le persone nell’anno 11 d.C., secondo il Talmud babilonese, capitolo 4 del Sanhedrin.

Israele rimarrà abbandonato fino all’avvento del Messia (Michea 5:3).

Prima della distruzione del Tempio (70 d.C.) (Malachia 3:1).

Dopo l’arrivo di un precursore (Isaia 40:3; Matteo 3:1-3; 11:10; Luca 1:17; Giovanni 1:23).

Ucciso nel 32/33 d.C. (Daniele 9:20-27 + Neemia 2:1-10 (445/444 a.C.)). Si tratta di un evento messianico secondo Maimonide in *Igeret Teiman*, il rabbino Mosè Abramo Levi in *Il Messia dei Targum, dei Talmud e degli scrittori rabbinici*

Cosa farà il Messia?

Ministero dei miracoli (Isaia 35:5,6a; Matteo 9:6-7,22,32-35; 11:4-6; 12:13; Giovanni 5:5-9; 9:6-11, ecc.)

Ha portato le nostre malattie (Isaia 53:4; Matteo 8:17; Marco 2:10-12; Luca 5:13; Giovanni 5:5-9).

Insegnò per mezzo di parabole (Salmo 78:2; Matteo 13:34).

Entrerà come re su un asino (Zaccaria 9:9; Marco 11:2-10; Luca 19:35-37; Matteo 21:5-9; Giovanni 12:15).

Da pietra d’inciampo a pietra angolare (Salmo 118:22-23; Isaia 8:14-15; 28:16; Matteo 21:42; Marco 12:10-11; 1 Pietro 2:6-8; Atti 4:11).

Non abbandonato alla morte (Salmo 16:8-11; 30:3; Atti 2:31; 13:33; Marco 16:6; Matteo 28:6; Luca 24:46).

Zelo per la casa del Padre Suo (Salmo 69:9; Giovanni 2:17).

Lo Spirito del Signore sarà su di Lui (Isaia 11:2; Matteo 3:16; Marco 1:10-11; Luca 4:15-21,32; Giovanni 1:32). Ciò è di natura messianica secondo il Targum di Isaia e il Talmud babilonese

Matteo mostra che la vita di Cristo è parallela a quella del popolo israelita (Geremia 31:15 e Matteo 2:18, Osea 11:1 e Matteo 2:15, Isaia 9:1,2 e Matteo 4:15-16; ecc.).

Reazioni del popolo

Odiato senza motivo (Salmo 35:19; 69:4; Isaia 49:7; Giovanni 15:25).

Alcuni complottarono per causare la rovina di Gesù (Salmo 38:12; Marco 11:18).

Tradito da un amico (Salmo 41:9; Matteo 10:4; 26:48-50; Marco 14:43-44; Luca 22:47-48; Giovanni 18:3,5).

Rifiutato dal Suo stesso popolo (Isaia 53:3-4; Salmo 69:8; Giovanni 1:11; 7:5; Matteo 21:42-44).

Gli diedero da bere fiele (Salmo 69:21; Matteo 27:48).

Persino gli amici si tennero a distanza (Salmo 38:11; Matteo 27:55; Marco 15:40; Luca 23:49).

Dopo che il pastore fu colpito, le pecore si dispersero (Zaccaria 13:7; Marco 14:27,50; Matteo 26:31).

Rifiutato dal governo (Salmo 2:1-2; Atti 4:25-28).

Come morirà il Messia?

Venduto per 30 monete d’argento (Zaccaria 11:12-13; Matteo 26:15).

Gettò, non depose, le monete nel tempio (Zaccaria 11:13b; Matteo 27:5a).

Denaro destinato a un vasaio (Zaccaria 11:13; Matteo 27:7).

Portato via ingiustamente (Isaia 53:7-8; Matteo 26:60; Marco 14:55; Luca 23:4).

Testimoni falsi (Salmo 35:11; Matteo 26:60).

Silenzioso di fronte ai Suoi accusatori (Salmo 38:13-14; Isaia 53:7; Matteo 27:12).

Chiese perché Dio lo avesse abbandonato (Salmo 22:1; Matteo 27:46; Marco 15:34).

Deriso (Salmo 22:7,8; Matteo 27:31,39; Marco 15:31-32).

Il cuore come cera (Salmo 22:14b; Giovanni 19:34).

Trafitto per noi (Salmo 22:16; Isaia 53:5; Zaccaria 12:10; Matteo 27:26; Giovanni 19:34).

La gente lo fissava (Salmo 22:17; Luca 23:35).

Si tirarono a sorte le sue vesti (Salmo 22:18; Marco 15:24; Luca 23:34; Giovanni 19:23,24).

Nessuna ossa gli fu spezzata (Salmo 22:17; Salmo 34:20; Giovanni 19:33).

Fu percosso e gli sputarono addosso (Isaia 50:6; Michea 5:1; Matteo 26:67; Luca 22:63).

Ucciso insieme ai trasgressori (Isaia 53:12; Matteo 27:38; Marco 15:27).

Intercedette per i trasgressori (Isaia 53:12b; Luca 23:34).

Fu sepolto nella tomba di un uomo ricco (Isaia 53:9; Matteo 27:57-60).

Ha portato i nostri peccati come sacrificio espiatorio (Isaia 53:5,6,10-12; Giovanni 1:29; 1 Corinzi 15:3; 1 Giovanni 2:2; 4:10).

Gesù morì con un Salmo sulle labbra (Salmo 31:5; Luca 23:46).

D: In Mt 2,1,5-8; Lc 2,4-7; Gv 7,42, cosa significa il nome «Betlemme»?

R: Betlemme significa «casa del pane», secondo il Dizionario biblico di Wycliffe, pag. 225.

Betlemme in Giudea è una città molto antica, antecedente agli Israeliti. Genesi 35:19 recita: «Così morì Rachele e fu sepolta sulla strada per Efrat» (cioè Betlemme in Giudea). Genesi 48:7 riporta un’affermazione simile. Betlemme, quindi, era originariamente chiamata Efrat, ed è per questo che in Michea 5:2 la città è indicata come «Betlemme Efratah».

Le lettere di Amarna, scritte dai Cananei all’Egitto poco dopo il 1400 a.C. durante l’epoca di Giosuè, menzionano che «Bit-Lahmi» era passato al popolo degli ‘Apiru, secondo il Dizionario Wycliffe di Archeologia Biblica, pag. 142, e il Dizionario Biblico Wycliffe, pag. 225, che fa riferimento all’ANET, pag. 489.

A proposito, esiste anche una seconda città, situata più a nord, chiamata Betlemme, nel territorio di Zabulon, come riportato in Giosuè 19:15.

D: Uno scettico, Bart Ehrman, sostiene: «In Matteo e Luca non vi è alcun accenno al fatto che Gesù esistesse prima della sua nascita» (Jesus, Interrupted, pag. 75; cfr. anche Jesus, Interrupted, pag. 103).

R: Michea 5,2, che Matteo cita in 2,6, afferma che le origini del Messia «risalgono ai tempi antichi» nel testo masoretico, oppure «fin dall’inizio, anzi dall’eternità» nella traduzione greca della Settanta. In Matteo gli scribi tralasciano alcune parti, compresa quella relativa ai tempi antichi, ma quasi ogni rabbino ebreo riconoscerebbe il resto di questo versetto.

In Matteo 23,37 e Luca 13,34 Gesù dice: «O Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono stati mandati, quante volte ho desiderato radunare i tuoi figli, come una chioccia raduna i suoi pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto!». Queste parole furono pronunciate solo pochi giorni dopo l’ingresso trionfale, quando Gerusalemme si era mobilitata per accogliere Gesù. Quindi, in quale momento del ministero terreno di Gesù, prima di quel momento, a Gerusalemme era stata data la possibilità di essere radunata sotto Gesù? Naturalmente la risposta è mai. Matteo e Luca (e Gesù stesso) dovevano aver pensato al periodo in cui Gesù esisteva prima della Sua nascita, quando i profeti che Gesù aveva contribuito a inviare a Gerusalemme venivano uccisi.

D: Lo scettico Bart Ehrman afferma: «È sorprendente, tuttavia, che nel Vangelo di Marco Gesù non si riferisca mai a se stesso come a un essere divino, come a qualcuno che preesisteva, come a qualcuno che fosse in alcun senso uguale a Dio. In Marco, egli non è Dio e non afferma di esserlo». Jesus, Interrupted, p. 79

R: Marco 2,5-12 (così come Matteo 9,2-6 e Luca 5,20-23) afferma che solo Dio può perdonare i peccati, eppure Gesù perdonò i peccati del paralitico. Quando Gesù fu accusato di compiere ciò che solo Dio può fare, Egli non disse di limitarsi a proclamare il perdono di Dio, né smentì la loro supposizione. Al contrario, affermò e dimostrò di avere Egli stesso il potere di perdonare i peccati.

D: Riguardo a Matteo 12,30 e Marco 9,40, lo scettico Bart Ehrman scrive: «In Matteo, Gesù dichiara: “Chi non è con me è contro di me”. In Marco, dice: “Chi non è contro di noi è per noi”. Ha detto entrambe le cose? Potrebbe aver inteso entrambe le cose? Come possono essere vere entrambe le affermazioni contemporaneamente? Oppure è possibile che uno degli evangelisti abbia invertito l’ordine delle cose?» *Jesus, Interrupted*, p. 41

R: Francamente, non riesco proprio a capire come Ehrman possa vedere in questo una contraddizione. Certamente entrambe le affermazioni possono essere vere. Certamente Gesù può dire cose diverse ma complementari in situazioni diverse e in giorni diversi senza contraddirsi. In Matteo 12,22-37 (corrispondente a Marco 3,20-29), ciò avviene quando a Gesù viene portato un uomo posseduto da un demone. Molto più tardi, in un’occasione del tutto diversa, in Marco 9,38-41, a Gesù viene riferito di qualcun altro che scaccia i demoni. Forse Ehrman ha in qualche modo ritenuto contraddittorio il fatto che, se qualcuno fosse contro Gesù, potesse essere anche contro i Suoi seguaci, o viceversa. Ma Gesù predisse che i Suoi seguaci sarebbero stati perseguitati e uccisi perché i persecutori non conoscono né il Padre né Gesù, come si legge in Giovanni 16,3. Gesù affermò in Giovanni 15:18-21: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo vi amerebbe come cosa sua; ma poiché non siete del mondo, il mondo vi odia, perché io vi ho scelti dal mondo. Ricordate la parola che vi ho detto: “Nessun servo è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma vi tratteranno così a causa del mio nome». (BSB) Gesù si identificò profondamente con i Suoi seguaci in Matteo 25:34-46, nella parabola delle pecore e delle capre. In Giovanni 15:1-8 Gesù afferma che noi siamo in Lui come i tralci sono uniti alla vite.

D: In Gv 2,19, perché nel Vangelo secondo Giovanni si legge che Gesù disse: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere», mentre in Mt 26,61b e Mc 14,58 si afferma [presumibilmente] che ciò che Gesù disse fosse falso, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 976?

R: Gesù lo disse effettivamente in Giovanni 2,19, e né Matteo 26,61b né Marco 14,58 affermano che fosse falso che Gesù lo avesse detto. Essi riportano che gli accusatori di Gesù se ne ricordarono e lo utilizzarono per accusarlo. Ma Asimov sta semplicemente inventando l’affermazione secondo cui essi avrebbero detto che fosse falso.

D: In Mt 17,1-9 e Mc 9,2-9, si ha l’impressione che Gesù sia salito sull’alto monte allo scopo di essere trasfigurato, mentre in Luca si legge che Gesù salì sul monte per pregare, e la trasfigurazione avvenne mentre pregava (Lc 9,28-36). Qual è la spiegazione di ciò?

R: Due punti da considerare nella risposta.

a) In realtà, non solo Luca, ma nemmeno Matteo e Marco affermano che Gesù sia salito sul monte per essere trasfigurato. Tutti tacciono persino sul fatto che Gesù sapesse o meno in anticipo che sarebbe stato trasfigurato.

b) In secondo luogo, la preghiera non è un rituale! La preghiera è comunicazione con Dio in cielo. Gesù pregava Dio Padre, e non riesco a immaginare che Gesù si sia trasfigurato senza dire nulla a Dio Padre.

D: In Mt 17,12 e Mc 9,11-13, in che modo Giovanni Battista adempì la profezia di Elia? Era forse la reincarnazione di Elia?

R: No. Nella prima venuta di Gesù, Giovanni aveva lo scopo e la missione di Elia. Naturalmente, Elia stesso (non Giovanni) apparve brevemente durante la trasfigurazione. Molti ritengono che Elia sarà uno dei due testimoni che appariranno proprio prima della settima tromba in Apocalisse 11,3-12.

Il primo autore di cui si abbia notizia ad aver trattato questo versetto è Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), il quale osservò che il concetto di possedere lo spirito di un altro non è esclusivo di Elia e Giovanni Battista. Dio promise che Giosuè avrebbe avuto lo spirito di Mosè. (Dialogo con Trifone il Giudeo, cap. 49, p. 220) Anche Eliseo ricevette una doppia porzione dello spirito di Elia in 2 Re 2:9-10.

D: In Gv 7,1 perché Gesù [presumibilmente] temeva la morte, quando in Lc 12 aveva detto ai discepoli di non temerla?

R: Gesù disse ai discepoli di non temere la morte fisica, bensì quella spirituale. Giovanni 7,1 NON afferma che Gesù temesse la morte. Tuttavia, è possibile prendere precauzioni senza temere la morte. Gesù evitò di recarsi in Giudea perché gli ebrei di quella regione volevano ucciderLo. Si trattava di una precauzione per il Suo ministero, non di un atto dettato dalla paura, poiché in seguito, quando giunse il Suo momento, Gesù si recò a Gerusalemme, dove gli ebrei cercarono di ucciderLo e ci riuscirono.

D: In Lc 13,23 alcuni cercano di entrare e non ci riescono, e in Gv 7,34 cercano e non trovano, oppure coloro che cercano trovano, come dimostrano Mt 7,7; 1 Cr 28,9; Is 55,6; At 10,35?

R: Alcuni di coloro che cercano Dio NON Lo trovano necessariamente. Dio non dice nulla riguardo a coloro che non Lo cercano con diligenza, o che Lo cercano solo in parte, secondo i propri criteri e non secondo i Suoi.

D: In Mt 17,12 e Mc 9,11-13, il fatto che Gesù parlasse con Mosè ed Elia indica [in qualche modo] che dovremmo pregare i defunti, come hanno sostenuto alcuni cattolici romani?

R: No. Nessuno parlò con Mosè ed Elia durante la trasfigurazione, tranne Gesù. Neanche loro parlarono con nessuno, se non con Gesù e tra di loro. Solo Dio dovrebbe essere l’oggetto della nostra adorazione. I cattolici sarebbero d’accordo, ma affermano che, proprio come possiamo chiedere aiuto e preghiere ai cristiani che vivono sulla terra, possiamo fare lo stesso con i cristiani che vivono in cielo. 2 Corinzi 11:3 afferma che non dobbiamo essere devoti a nessuno se non a Cristo. Sebbene pregare qualcuno non significhi necessariamente essergli devoti, molte preghiere cattoliche sono preghiere di devozione a Maria o ad altri santi. Nelle Scritture non vi è alcun esempio di un credente che preghi qualcuno se non Dio.

D: In Mc 15,25, Gesù fu crocifisso alla terza ora, oppure era ancora davanti a Pilato alla terza ora, secondo Giovanni 19,14?

R: Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta stessa.

Un fatto che non fa parte della risposta: nel greco, i simboli per indicare il tre e il sei differivano solo per un tratto, quindi una ipotesi è che si tratti di un errore di trascrizione. Tuttavia, esiste una spiegazione più semplice.

La risposta: entrambe le affermazioni sono vere, poiché gli ebrei e i romani misuravano le ore in modo diverso. Giovanni 19,14 afferma che Egli lasciò Pilato alla sesta ora, che corrisponderebbe alle 6:00 del mattino, poiché il giorno romano iniziava a mezzanotte. Marco 15:22,25 afferma che fu crocifisso alla terza ora, ovvero alle 9:00 del mattino, poiché il giorno ebraico veniva calcolato dall’alba (circa alle 6:00 del mattino) e la notte ebraica iniziava al tramonto (circa alle 18:00). Anche Giovanni utilizza il sistema di misurazione del tempo romano/greco in Giovanni 20,19, dove le prime ore della notte erano considerate parte del giorno precedente, mentre gli ebrei consideravano il periodo successivo al tramonto come parte del giorno seguente.

Come facciamo a sapere che i Romani calcolavano il giorno da mezzanotte a mezzanotte? Gli scrittori romani Plutarco (Morali: Questioni romane 84), Plinio il Vecchio (Storia naturale ii.77 (188)), Aulo Gellio (III, 2) e Macrobio (Saturnalia, I, 3) affermano tutti che il giorno romano andava da mezzanotte a mezzanotte, secondo quanto riportato da A. T. Robertson in *Harmony of the Gospels*, pp. 285-286, e da William Arndt in *Bible Difficulties & Seeming Contradictions*, pp. 197-199. Plinio il Vecchio osservò inoltre che altre culture seguivano usanze diverse e che i Babilonesi consideravano il giorno come il periodo compreso tra l’alba e il tramonto.

D: In Mt 19,16-30, Mc 10,17-31 e Lc 18,18-30, come si conciliano questi passaggi?

R: Si conciliano molto bene una volta compreso che gli autori dei Vangeli hanno parafrasato e non hanno necessariamente riportato citazioni esatte. Ad esempio, Matteo dice: «Maestro… ottenere la vita eterna… Perché mi chiedi ciò che è buono?… C’è solo Uno che è buono», mentre Marco e Luca dicono: «Buon Maestro… ereditare la vita eterna… Perché mi chiami buono?… Nessuno è buono se non Dio solo», e così via. Si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pagg. 329-332, per un’approfondita discussione.

D: In Mt 19,28 e Lc 22,28-30 lo scettico Bart Ehrman sostiene erroneamente che Gesù abbia detto che i dodici discepoli avrebbero avuto dodici troni. E che ne è del discepolo Giuda Iscariota? (Jesus, Interrupted, pag. 159)

R: No, non c’è alcun trono per Giuda. Innanzitutto, Luca 22,28-30 non menziona dodici troni, ma solo dodici tribù. In realtà, Matteo 19,28 NON afferma che i dodici discepoli siederanno su dodici troni. Piuttosto, dice: «… anche voi che mi avete seguito, viederete su dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele». (BSB) Quindi si afferma che ci saranno dodici troni, ma non si dice che i dodici discepoli vi siederanno. Piuttosto, Gesù lo promise solo a «voi che mi avete seguito». Giuda non continuò a seguire Gesù e abbandonò il suo posto di discepolo dopo averlo tradito, come riporta Atti 1,20.

D: In Mt 26,14 uno scettico, Bart Ehrman, scrive che Giuda tradì Gesù per denaro, mentre in Luca 22,3 Giuda lo fece perché Satana era entrato in lui. In Giovanni Giuda viene definito un diavolo, quindi a quanto pare aveva una vena malvagia. (Jesus, Interrupted, pp. 45-46)

R: Proprio come nessun incendio ha una sola causa, ma tre (aria, combustibile, scintilla), anche molte azioni hanno cause multiple e simultanee. Molte cose hanno tre cause: una causa potenziale, come l’acqua dietro una diga; una causa immediata, come una crepa nella diga; e una causa preventiva che è stata eliminata, come l’interruzione delle ispezioni di sicurezza della diga. Quale di queste ha causato la rottura della diga? – Tutte e tre hanno avuto un ruolo. Allo stesso modo, Giuda era già un ladro prima di allora, quindi era diabolico. A Giuda fu fornito un ulteriore motivo egoistico, ovvero la tangente offerta dai sacerdoti. Infine, colse l’occasione dopo l’Ultima Cena. Qual è stata, dunque, la ragione per cui Giuda tradì Gesù? – Tutte e tre le ragioni hanno avuto un ruolo.

D: In Mt 26,26-28; Mc 14,22 e Lc 22,19, perché il pane e il vino non sono il corpo fisico di Cristo?

R: Possiamo dedurre che Gesù intendesse il pane e il vino come simboli del Suo corpo per due ragioni.
In primo luogo, non vi è alcuna prova che le persone si prostrassero davanti al pane e al vino, né nella Bibbia né nella Chiesa primitiva. Non dobbiamo adorare nulla né nessuno all’infuori di Dio. Adoriamo Gesù, ma se il pane e il vino non sono Gesù, non dobbiamo adorare il pane e il vino.
In secondo luogo, se una persona interpretasse questa metafora nel senso che il pane e il vino fossero o diventassero Gesù, allora, per coerenza, dovremmo considerare anche altre metafore del corpo di Gesù come Gesù stesso, come ad esempio in 1 Corinzi 12:27. Noi (la Chiesa) siamo il corpo di Cristo. Ritiene che le persone dovrebbero adorare lei, oppure adorare la congregazione di cui fa parte? Se la risposta è «nessuna delle due», allora perché non adorerebbe un cristiano, creato a immagine di Dio, piuttosto che il pane e il vino, che non sono stati creati a immagine di Dio?
Ora, naturalmente, non dobbiamo mai adorare altri cristiani. Ma adorare altre persone, giustificandolo con la metafora di Cristo, sarebbe peggio che adorare il pane e il vino, giustificandolo con la metafora di Cristo?

D: In Mt 26,49-50, perché Gesù viene tradito da Giuda con un bacio, e poi viene arrestato, mentre in Giovanni 18,2-9 Gesù si fa avanti volontariamente per identificarsi e Giuda non gli dà alcun bacio?

R: Il fatto che in Giovanni 18,2-9 non si faccia menzione del bacio non dimostra che non vi sia stato alcun bacio. Giuda avrebbe potuto baciare Gesù, secondo Matteo 26,49; poi i soldati si sarebbero ritirati in Giovanni 18,2-9, per poi arrestarlo definitivamente in Matteo 26,50. L’unica parte di cui si dice che sia avvenuta «immediatamente» è il bacio iniziale di Giuda.

D: Lo scettico Bart Ehrman sostiene che in Marco Gesù abbia subito un processo rapido in cui non disse quasi nulla, mentre in Giovanni vi sia stato un processo lungo e protratto in cui Gesù abbia intrattenuto conversazioni prolungate (Jesus, Interrupted, p. 43).

R: Si tratta di un’affermazione piuttosto infondata, poiché né Marco né Giovanni specificano la durata del dialogo, e probabilmente Gesù pronunciò più parole di quante ne riportino entrambi. Non vi fu un solo processo, bensì due (quello ebraico e quello romano). Marco riportò due frasi pronunciate da Gesù durante il processo ebraico e una frase durante quello romano. Giovanni riportò cinque frasi di Gesù durante il processo ebraico e nove frasi durante quello romano. Ma, ancora una volta, nessuno dei due evangelisti pretende di aver riportato tutto ciò che Gesù disse.

D: In Mt 27,11-14, perché Gesù non risponde a nessuna delle accuse durante l’udienza davanti a Pilato, il governatore, dal momento che Gv 18,33-37 [presumibilmente] ci dice che Gesù rispose a tutte le accuse durante l’udienza davanti a Pilato?

R: Matteo 27,11 e Matteo 27,12 si riferiscono a momenti diversi; il versetto 11 si colloca davanti a Pilato. In Matteo 27,11-14, quando i sommi sacerdoti e gli anziani erano con lui (nel versetto 12), Gesù non rispose loro nulla. Giovanni 18:28 afferma che i Giudei non volevano entrare nel Pretorio, quindi in Giovanni 18:29 Pilato (presumibilmente con Gesù al seguito) uscì loro incontro. Giovanni 18:33 dice che, in seguito, Pilato entrò nel Pretorio e chiamò Gesù. Quindi, in Giovanni 18:34-37, Gesù rispose alle domande di Pilato.

A proposito, Giovanni 18:33-37 NON afferma che Gesù abbia risposto a tutte le domande o alle accuse di Pilato; sostiene solo che Pilato disse: «Non trovo alcun motivo per accusarlo». Pilato potrebbe avergli posto molte domande, e Giovanni 18:33-38 ne elenca solo quattro, alle quali Gesù rispose in tre casi. Matteo 27:14 afferma che Gesù non rispose con una sola parola né nel momento in cui i sacerdoti e gli anziani Lo accusarono, né quando Pilato Gli pose una domanda che non è riportata in Giovanni 18:33-37. Pertanto, Gesù non rispose a nulla di quanto dissero i sacerdoti e gli anziani, nemmeno quando Pilato Gli chiese se stesse ascoltando quelle accuse. Successivamente, Gesù rispose [almeno] a tre domande poste da Pilato.

D: In Mt 28,1-8, perché le profezie dimostrerebbero che Gesù era Dio, se Gesù fosse un extraterrestre? (In realtà l’ho sentito dire da uno studente universitario appassionato di Star Trek e della Chiesa di Scientology.)

R: Se Gesù fosse un extraterrestre, dovrebbe essere un essere dotato di intelligenza superiore per riuscire a far avverare tutte queste profezie. Infatti, rispetto a noi, apparirebbe onnisciente. Gesù dovrebbe inoltre essere un alieno estremamente potente per compiere tutti i miracoli che ha compiuto, compresa la risurrezione dai morti. Lo considereremmo onnipotente. Per poter impartire all’umanità gli insegnamenti che Gesù ha impartito, dovrebbe essere moralmente molto buono, quasi perfetto. Pertanto, se ritiene che Gesù possa essere un essere onnisciente, onnipotente e moralmente perfetto, non appartenente a questo mondo, venuto per mostrarci la verità, sono d’accordo con Lei!

D: In Mt 28,2; Mc 16,4; Lc 24,2, la pietra fu semplicemente «rotolata» via?

R: No. Il termine greco si traduce meglio con «scagliato» piuttosto che con «rotolato». Se la pietra pesasse alcune tonnellate, ci vorrebbe un angelo per scagliarla via.

D: Nei Vangeli, chi altro oltre a Gesù ha affermato di essere il Messia o Dio?

R: Le seguenti persone hanno avanzato le seguenti affermazioni, oppure altri hanno avanzato le seguenti affermazioni riguardo a loro.

…Cristo tornato

Grigori Rasputin (almeno secondo quanto affermato da alcuni)

Il reverendo Jim Jones di Jonestown (deceduto il 16/11/1978)

Il reverendo Moon della Chiesa dell’Unificazione

Jacob Katzan (1977-)

Il guru Maharah Ji della Divine Light Mission

numerosi guru indù e New Age

…Un Messia ebreo apparso per la prima volta

Sabbatai Sebi/Zvi nel settembre 1666 d.C. fu costretto a convertirsi all’Islam

Il rabbino Schneerson di New York (ora deceduto)

probabilmente Teuda in Atti 5:36. Egli sosteneva di essere una figura di grande importanza

…Il Mahdi nelle religioni sciite

Il primo califfo fatimide ‘Obaidallah/‘Ubaydullah (909-933/934 d.C.)

L’Imam al-Husayn bin al-Kasim al-‘Iyani (1010-1013 d.C.) (setta zaydita Husayniyya)

Mirza Ghulam Ahmad (1879 d.C., Movimento Ahmadiyya)

Bahá’u’lláh (Bahá’í) (1817-1892)

Husayn ‘Ali Nuri Baha’, fratellastro di Bahá’u’lláh

Sliman Murshad della Siria (1900-1949)

Il movimento mahdista in Sudan

e molti altri

…I Messia zoroastriani, o Saoshyant

…Dio visibile

Maometto era venerato come Dio visibile dalla setta dei Muhammidiyya

Secondo la setta ‘Ulyaniyya/’Alaya’iyya, ‘Ali è divino

‘Ali bin Abi Talib e Saliman al-Farisi. Essi non affermavano di essere Dio, ma molto tempo dopo la loro morte alcune sette alawite li veneravano come una sorta di triteismo musulmano.

Lord Hakim (i drusi) (996-1021 d.C.)

Secondo la setta sciita Rizamiyya / Muslimiyya, Dio esisteva sotto le sembianze di tutti i profeti

D: Oltre a Gesù, c’è qualcun altro che ha compiuto grandi miracoli in Palestina?

R: No. Tuttavia, alcuni sostengono che Onias, il «creatore di cerchi», vissuto nel I secolo a.C., abbia compiuto un miracolo. È chiamato «creatore di cerchi» perché tracciò un cerchio e disse a Dio che non ne sarebbe uscito finché non avesse piovuto, e poi piovve. Ecco la citazione tratta da Taanith 3,8 in *The New Testament Background*, pag. 170: «Una volta dissero a Onias, il “creatore di cerchi”: “Prega affinché piova”. Egli rispose: “Uscite e portate dentro i forni pasquali affinché non si ammorbidiscano [cioè a causa della pioggia]”. Egli pregò, ma la pioggia non cadde. Che cosa fece? Tracciò un cerchio, vi si pose all’interno e disse davanti a Dio: “O Signore del mondo, i tuoi figli hanno rivolto lo sguardo verso di me, poiché io sono come un figlio della casa dinanzi a te. Giuro sul Vostro grande nome che non mi muoverò da qui finché non avrete pietà dei Vosti figli». La pioggia cominciò a cadere goccia a goccia. Egli disse: «Non è per una pioggia simile che ho pregato, ma per una pioggia che riempia le cisterne, le fosse e le caverne». Cominciò a piovere con violenza. Egli disse: «Non è per una pioggia simile che ho pregato, ma per una pioggia di benevolenza, benedizione e grazia». Allora piovve con moderazione [e continuò] finché gli Israeliti non salirono da Gerusalemme al Monte del Tempio a causa della pioggia». Alla fine piovve così tanto che gli chiesero di pregare affinché la pioggia cessasse. Anche Giuseppe Flavio (90 d.C. circa) menziona brevemente che Onias pregò affinché la pioggia cessasse in «Antichità giudaiche», libro 14, cap. 2.1, pag. 290.

D: Nei Vangeli, quali sono i riferimenti extra-biblici a Gesù precedenti al 200 d.C.?

R: Ci si potrebbe aspettare che la vita di Gesù e il cristianesimo non passassero inosservati, anche al di fuori della Bibbia. Uno degli scopi nel riportare queste citazioni è quello di dissipare i dubbi di alcuni critici scettici, come Bertrand Russell, sull’effettiva esistenza di Gesù.

Cornelio Tacito (circa 55-circa 117 d.C.) fu uno storico romano che scrisse degli avvenimenti a Roma e in Gran Bretagna dal 15 al 70 d.C. A giudicare dal suo tono sprezzante, non era certamente un amico del cristianesimo. Negli *Annali*, 15,44, scrisse: «…Ma tutti gli sforzi umani, tutti i doni sontuosi dell’imperatore e le propiziazioni agli dei non riuscirono a scacciare la sinistra convinzione che la conflagrazione [l’incendio di Roma] fosse il risultato di un ordine [dell’imperatore]. Di conseguenza, per smentire tale voce, Nerone attribuì la colpa e inflisse le torture più atroci a una classe odiata per le sue abominazioni, chiamata «cristiani» dal popolo. Cristo, da cui il nome aveva avuto origine, subì la pena estrema durante il regno di Tiberio per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato, e una superstizione estremamente dannosa, così arginata per il momento, divampò nuovamente non solo in Giudea, prima fonte del male, ma persino a Roma, dove tutte le cose orribili e vergognose provenienti da ogni parte del mondo trovano il loro centro e diventano popolari. Di conseguenza, furono dapprima arrestati tutti coloro che si dichiararono colpevoli; poi, sulla base delle loro testimonianze, un’immensa moltitudine fu condannata, non tanto per il delitto di aver appiccato il fuoco alla città, quanto per odio contro il genere umano. Alla loro morte si aggiunsero scherni di ogni sorta. Ricoperti di pelli di bestie, venivano sbranati dai cani e morivano, oppure venivano inchiodati alle croci, oppure condannati alle fiamme e bruciati, per fungere da illuminazione notturna, una volta spenta la luce del giorno…».

Tacito, nel libro V delle «Storie», descrive inoltre in dettaglio come varie legioni romane — la V, la X, la XV, la XII e alcuni uomini della XVIII e della III — sedarono la rivolta in Giudea e distrussero Gerusalemme.

Le citazioni di Tacito sono tratte da *Gli Annali* e *Le Storie* di P. Cornelio Tacito, Encyclopedia Britannica, Inc. 1952.

Mara Bar-Serapione era un semplice uomo siriano che scrisse una lettera a suo figlio, Serapione, in un periodo successivo al 73 d.C. Egli lo incoraggia a emulare i saggi della storia che morirono per ciò in cui credevano, come Socrate, Pitagora e il saggio re giustiziato dagli ebrei. Questo documento è conservato al British Museum, e F.F. Bruce ne fa menzione in *I documenti del Nuovo Testamento: sono affidabili?*

Giuseppe Flavio era uno studioso ebreo, nato nel 37/38 d.C., che scrisse in modo positivo su Cristo. Esistono due versioni di questo brano: quella araba più breve, risalente al X secolo, e quella latina più estesa. La versione araba più concisa è generalmente considerata quella più corretta. Tuttavia, indipendentemente da quale versione sia corretta, si tratta di una testimonianza dell’esistenza e della crocifissione di Cristo. Si veda la domanda successiva per ulteriori approfondimenti al riguardo.

Luciano di Samosata (detto anche Luciano il Greco), satirista del II secolo, scrisse a proposito di Cristo: «…l’uomo che fu crocifisso in Palestina perché introdusse nel mondo questo nuovo culto… Inoltre, il loro primo legislatore li convinse che erano tutti fratelli gli uni degli altri dopo aver trasgredito una volta per tutte, rinnegando gli dei greci e adorando proprio quel sofista crocifisso, vivendo secondo le sue leggi». (La morte di Peregrino – detta anche La morte di Peregrino, 11-13) (citato da *Evidence That Demands a Verdict*, vol. 1, p. 82).

Clemente di Roma era un vescovo cristiano che scrisse alla chiesa di Corinto, chiedendo loro sostanzialmente perché non obbedissero a quanto Paolo aveva scritto 50 anni prima. La lettera di Clemente fu scritta tra il 96 e il 98 d.C.

Plinio il Giovane era un governatore della Bitinia che uccise molti cristiani a causa della loro fede. Nel 112 d.C. scrisse all’imperatore Traiano chiedendogli se dovesse continuare a uccidere uomini, donne e bambini semplicemente perché non adoravano una statua dell’imperatore. Plinio afferma riguardo ai cristiani: «essi affermavano, tuttavia, che tutta la loro colpa, o il loro errore, consisteva nell’abitudine di riunirsi in un determinato giorno prestabilito prima dell’alba, quando cantavano in versi alternati un inno a Cristo come a un dio e si impegnavano con un solenne giuramento, non a compiere azioni malvagie, ma a non commettere mai frodi, furti, adulterio, a non falsificare mai la propria parola e a non venir meno a un impegno quando fossero stati chiamati a onorarlo. Epistole 10,96. (citato da *Evidence that Demands a Verdict*, vol. 1, p. 83.) Oltre a ciò, anche Plinio ci fornisce informazioni sugli Esseni.

Papia era un altro vescovo, discepolo dell’apostolo Giovanni. Scrisse numerosi volumi, in un periodo compreso tra il 95 e il 110 d.C. Purtroppo i suoi scritti sono andati perduti, ad eccezione di una breve descrizione di Eusebio di Cesarea (318 d.C.). Eusebio ci riferisce che, tra le altre cose, Papia afferma che il Vangelo di Matteo fu scritto originariamente in ebraico, che Marco era l’interprete di Pietro e che Papia insegnava il premillenarismo. (Eusebio era un amillenarista.)

Ignazio era un discepolo dell’apostolo Giovanni. Scrisse lettere a molte chiese e morì nel 107 o nel 116 d.C. sotto l’imperatore Traiano.

Policarpo, vescovo di Smirne, fu un martire cristiano e discepolo di Ignazio che predicava Cristo. Morì intorno al 163 d.C.

Ireneo, vescovo di Lione (in Francia), era un discepolo di Policarpo e un martire che visse dal 120/140 al 202 d.C. Scrisse un’opera estesa contro le eresie di quel tempo tra il 182 e il 188 d.C..

La Didaché (o Insegnamento dei Dodici Apostoli) era un manuale ecclesiastico anonimo, risalente al 60-120 d.C. circa.

Giustino il Martire era un filosofo greco nato nel 110 o nel 114 d.C. Si convertì intorno al 138 e, secondo quanto da lui stesso affermato, la sua Prima Apologia fu redatta 150 anni dopo la nascita di Cristo. Nella sua Prima e Seconda Apologia, nonché nel suo Dialogo con Trifone il Giudeo, Giustino afferma che Gesù è Dio. Il *Chronicon Paschale* ci riferisce che fu martirizzato per la sua fede nel 165 d.C.

Svetonio, lo storico romano e funzionario di corte che scrisse intorno al 120 d.C., afferma: «Poiché gli ebrei provocavano continui disordini su istigazione di Chrestus [un’altra grafia di Christus, ovvero Cristo], egli li espulse da Roma». Vita di Claudio 25.4 (Citato da *Evidence that Demands a Verdict*, volume 1, pag. 83.) (Lo scambio tra «i» ed «e» non era raro nella traduzione dal greco al latino, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 10, pag. 3

Teofilo, vescovo di Antiochia, fu il primo autore di cui si abbia notizia a utilizzare un termine greco per indicare la Trinità (Triade) in *To Autolycus*, libro 2, cap. 15, pag. 101. Scrisse tra il 168 e il 181/188 d.C.

Clemente di Alessandria, da non confondere con il precedente Clemente di Roma, visse dal 193 al 217/220 d.C. Scrisse numerose opere, tra cui un inno a Cristo e un’opera importante intitolata *Le Miscellanee*.

Ippolito scrisse tra il 225 e il 235/6 d.C. e redasse *La confutazione di tutte le eresie*. Ippolito era un discepolo di Ireneo.

Tatiano visse dal 110 al 172 d.C. e scrisse un’armonia dei Vangeli, contenente circa il 79% dei versetti presenti nei Vangeli. Purtroppo, in seguito abbandonò la fede e si unì agli Encratiti, un’eresia gnostica.

I Talmud ebraici fanno riferimento a Gesù in diversi punti. Si veda *Evidence That Demands a Verdict*, volume 1, pagg. 85-87, per le citazioni tratte dal Talmud babilonese, dal *Tol’doth Yeshu*, dal *Barailu*, dall’*Amoa ‘Ulla’*, dal *Yeb. IV 3* e dalla *Baraita*. Si veda anche il Trattato *Sanhedrin*.

Flegone era uno scrittore greco originario della Caria e schiavo liberato dell’imperatore Adriano. Scrisse poco dopo il 137 d.C. che nel quarto anno della 202ª Olimpiade [33 d.C.] si verificò «la più grande eclissi di sole» e che «si fece notte alla sesta ora del giorno [mezzogiorno], tanto che apparvero persino le stelle nel cielo. Si verificò un grande terremoto in Bitinia e molte cose furono rovesciate a Nicea.» (The Case for Christ, p. 111.) La citazione completa, secondo The Baker Encyclopedia of Christian Apologetics, p. 384, recita: «Gesù, mentre era in vita, non fu di alcun aiuto a se stesso, ma risuscitò dopo la morte e mostrò i segni del suo castigo, e mostrò come le sue mani fossero state trafitte dai chiodi» e, più avanti, «l’eclissi al tempo di Tiberio Cesare, durante il cui regno Gesù sembra essere stato crocifisso, e il grande terremoto che allora ebbe luogo», entrambi riportati in Origene, *Contro Celso*, libro 2, cap. 33, pag. 455, in *Ante-Nicene Fathers*, volume 4, e in Giulio Africano, *Eventi in Persia*, cap. 18, pag. 136. Si veda anche Origene, *Contro Celso*, libro 2, cap. 59, p. 455.

Tallo era uno storico samaritano citato da Giulio Africano (attivo tra il 232 e il 245 d.C.). Giulio afferma, a proposito dell’oscurità verificatasi al tempo di Cristo: «Tallo, nel terzo libro della sua Storia, definisce questa oscurità, a mio avviso senza motivo, un’eclissi solare». (I Padri ante-niceni, volume 6, frammento 18, p. 136.) Il contesto è quello in cui Giulio discute di come il periodo che va dal decreto di Artaserse alla crocifissione di Cristo abbia adempiuto Daniele 9.

Lo storico samaritano Tallus, da non confondere con il filosofo greco Talete, era piuttosto noto. I seguenti testi menzionano Tallus.

Teofilo ad Autolico, cap. 29, pag. 120, menziona Tallus, così come il precedente storico caldeo Beroso a pag. 121.

L’*Hortatory Address to the Greeks* dello Pseudo-Giustino Martire, cap. 9, pag. 277, menziona Tallus, Filone, Giuseppe Flavio e altri.

L’*Octavius* di Minucio Felice, cap. 22, pag. 186

L’Apologia di Tertulliano, cap. 19, pag. 33, menziona Tallus e Giuseppe Flavio.

Giulio Africano, frammento 18, pag. 136.

Il Pastore di Hermas era un’opera cristiana anonima scritta intorno al 115-155 d.C.

Atenagora scrisse all’imperatore romano una difesa del cristianesimo intorno al 177 d.C.

È noto che anche Aristide di Atene e Quadrato abbiano scritto apologie a difesa del cristianesimo, ma di questi autori ci sono giunti solo alcuni scritti.

D: Quale versione sopravvissuta di Giuseppe Flavio è più vicina a ciò che egli scrisse originariamente?

R: Vi sono due passaggi in cui egli fa riferimento a Gesù. Nel primo, Giuseppe Flavio descrive la vita e il ministero di Gesù (Antichità giudaiche, libro 18, cap. 3.3), mentre nel secondo lo identifica come il fratello di Giacomo (Antichità giudaiche, libro 20, cap. 9.1). Esistono diverse versioni del primo passaggio, ma esamineremo brevemente quelle latina e araba. La versione latina, qui riportata, e quella araba del X secolo sono sostanzialmente identiche, tranne per il fatto che quella araba è più breve poiché non contiene le parti sottolineate . . .” La versione più breve è probabilmente quella più corretta. Mostreremo innanzitutto le differenze, poi le prove a sostegno delle tre interpretazioni e infine le conclusioni di vari studiosi.

Le differenze:

La versione latina più lunga presenta le parti sottolineate, mentre la versione araba del X secolo ne è priva.

«Ora, in quel periodo viveva Gesù, un uomo saggio, se è lecito definirlo uomo, poiché compiva opere meravigliose, — un maestro di coloro che accolgono la verità con gioia. Egli attirò a sé sia molti ebrei, sia molti gentili. Egli era [il] Cristo; e quando Pilato, su suggerimento dei principali tra noi, lo ebbe condannato alla croce, coloro che lo avevano amato fin dall’inizio non lo abbandonarono, poiché egli apparve loro di nuovo vivo il terzo giorno, come i profeti divini avevano predetto queste e poi altre diecimila cose meravigliose riguardo a lui; e la tribù dei cristiani, così chiamata da lui, non si è estinta fino ad oggi». (Antichità giudaiche 18.3.3, scritto intorno al 93-94 d.C.) (Tratto da Giuseppe Flavio: Opere complete. Kregel Publications 1960. Si tratta di una combinazione della traduzione di William Whiston (1867) e dell’edizione standard pubblicata da Porter e Coates, Filadelfia, Pennsylvania)

Prove a sostegno delle parti sottolineate:

Questo testo, con le parti sottolineate, è citato in: «Storia ecclesiastica» di Eusebio, libro 1, cap. 11 (318 d.C.).

Girolamo (circa 400 d.C.), *Vite di uomini illustri*

Isidoro di Pelusio, libro IV, lettera 225.

Macario in *Actis Sanctorum*, tomo 5, p. 149, secondo Fabricius. Giuseppe, p. 61 (epoca sconosciuta)

Cedreno. *Compendium Historia*, pag. 196 (circa 1060 d.C.)

Zonara, Annali, tomo 1, p. 27 (circa 1120 d.C.)

Gotfrido da Viterbo, *Chronicale*, p. 366 e vers. di Rufino (circa 1170 d.C.)

Platina, De Vitis Pontificum (circa 1480 d.C.)

I seguenti autori non citarono Giuseppe Flavio, ma affermarono che egli Lo definì apertamente il Cristo.

Storia ecclesiastica di Sozomeno, libro 1, capitolo 1 (440 d.C.)

Cassiodoro nella Storia in tre parti di Sozomeno (510 d.C.)

Cronache di Alessandria, pagg. 514, 526, 527, 584, 586 (640 d.C.)

Cronache di Johan. Malela, libro 10 (circa 850 d.C.)

Codice di Fozio, libro 48 I, Codice 238, Codice 33 (circa 860 d.C.)

Glycus, Annali, pag. 234 (circa 1120 d.C.)

È possibile leggere il testo di questi documenti in Giuseppe Flavio: Opere complete, pagg. 640-643.

Inoltre, lo stile delle parti sottolineate sembra corrispondere a quello del resto del testo.

Prove a sfavore delle parti sottolineate:

Il testo arabo del X secolo non presenta tali passaggi, mentre la versione latina sì. La versione latina contiene così tante informazioni su Cristo che ci si potrebbe chiedere perché Giuseppe Flavio non fosse cristiano. Di fatto, lo studioso cristiano dei primi secoli Origene afferma che Giuseppe Flavio non credeva che Gesù fosse il Messia in *Contro Celso*, libro 1, cap. 47, pag. 416; libro 2, cap. 13, pag. 437. F.F. Bruce, in *I documenti del Nuovo Testamento: sono affidabili?*, pag. 108, ipotizza che Giuseppe Flavio possa aver effettivamente scritto queste parole, ma che lo abbia fatto in tono sarcastico. Tuttavia, nulla nella versione latina tradisce alcun sarcasmo. In *Giuseppe Flavio: Opere complete*, l’Appendice a pag. 644 afferma che Giuseppe Flavio definisce Gesù il Cristo [Messia] semplicemente perché Egli era una delle numerose persone presentate come il Messia, senza implicare che Giuseppe Flavio stesso lo credesse.

Qualcuna delle due interpretazioni era corretta?

A favore: Tertulliano non fa alcun riferimento a Giuseppe Flavio, mentre Clemente di Alessandria riporta quanto affermato da Giuseppe Flavio riguardo ad alcuni anni, ma nulla in relazione a Cristo.

Contro: Sono talmente numerose le fonti che menzionano almeno la versione araba di base, da rendere improbabile che tutte queste fonti fossero completamente errate. Anche fonti come Origene, che affermano che Giuseppe Flavio non credesse che Gesù fosse il Messia, lasciano intendere che Origene avesse letto nelle opere di Giuseppe Flavio i passaggi in cui questi menzionava Gesù. La citazione di Origene (come riportata nell’Appendice della traduzione di Whiston) recita in parte: «poiché Giuseppe Flavio attesta nel diciottesimo libro delle sue Antichità giudaiche che Giovanni era il Battista e che prometteva la purificazione a coloro che venivano battezzati». Lo stesso Giuseppe Flavio, inoltre, sebbene non credesse in Gesù come Cristo, quando indagava sulla causa della distruzione di Gerusalemme e della demolizione del Tempio, e avrebbe dovuto affermare che le loro macchinazioni contro Gesù fossero la causa di quelle ‘miserie che si abbatterono sul popolo, poiché avevano ucciso quel Cristo che era stato predetto dai profeti, egli, sebbene per così dire controvoglia, e tuttavia senza allontanarsi dalla verità, afferma che queste miserie si abbatterono sugli ebrei come vendetta per Giacomo il Giusto, che era il fratello di Gesù, detto il Cristo;»

Conclusione – Il testo arabo è più accurato

Lo studioso del Nuovo Testamento R. T. France afferma quanto segue all’indirizzo http://www.leaderu.com/truth/1truth21.html.

«Praticamente tutti gli studiosi concordano sul fatto che il testo tramandato [la traduzione latina] sia una riscrittura cristiana, ma la maggior parte è disposta ad ammettere che nel testo originale, in questo punto, figurasse un breve resoconto su Gesù, forse in tono meno lusinghiero. Il breve accenno di Giuseppe Flavio a «Gesù, il cosiddetto Messia» nelle Antichità, libro 20, cap. 200, è difficile da spiegare senza un precedente riferimento a questo Gesù, soprattutto poiché Giuseppe Flavio in nessun altro punto fa riferimento al cristianesimo, né utilizza il termine Christos in relazione ad alcuna altra figura. La versione diversa e meno «impegnata» del Testimonium, conservata in una citazione araba del X secolo tratta da Giuseppe Flavio, pur non rappresentando verosimilmente il testo originale, testimonia comunque l’esistenza di un racconto su Gesù nell’opera di Giuseppe Flavio alla base del testo cristianizzato. Tuttavia, la ricostruzione di ciò che Giuseppe Flavio scrisse è necessariamente speculativa.”

La Baker Encyclopedia of Christian Apologetics, a pag. 382, afferma: «L’autenticità di questo passaggio è stata messa in discussione da studiosi di ogni orientamento religioso, poiché sembra dubbio che un ebreo che visse e operò al di fuori del contesto cristiano avrebbe potuto dire cose del genere su Gesù… Nonostante queste perplessità, vi sono ragioni a favore dell’accettazione della maggior parte del testo come autentico. … Anche escludendo le parti che sono probabilmente interpolazioni cristiane, questo testo costituisce una testimonianza straordinaria della vita, della morte e dell’influenza di Gesù.

Riferimenti

Per ulteriori informazioni, si vedano la *Baker Encyclopedia of Christian Apologetics*, pp. 253-254, 382, e la Dissertazione I nell’Appendice della traduzione di Giuseppe Flavio a cura di Whiston.

D: Perché la genealogia di Luca risale fino ad Adamo, mentre quella di Matteo risale solo fino ad Abramo?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo avanzare un’ipotesi. L’enfasi di Luca era su Gesù come Figlio dell’uomo, mentre quella di Matteo era su Gesù come il Messia ebraico promesso. La genealogia di Luca attraverso Maria dimostra che Gesù era un discendente biologico di Davide (ma non di Salomone). La genealogia di Matteo, che fa risalire Giuseppe a Davide e Salomone, dimostra che Gesù, in quanto figlio legittimo di Giuseppe, aveva diritto al trono.

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.), negli *Stromati*, libro 1, cap. 21, pag. 334, ritenne erroneamente che il Vangelo di Matteo fosse la genealogia di Maria.

D: Perché la genealogia di Gesù riportata in Matteo (Mt 1,1-17) è diversa da quella di Luca (Lc 3,23-38)? E perché entrambe differiscono dai testi dell’Antico Testamento? Si trattava semplicemente di un’invenzione apologetica volta ad attribuire a Gesù un’origine davidica? D’altra parte, queste variazioni e differenze non mettono forse in dubbio la verità secondo cui Gesù di Nazaret è il Messia promesso?

R: In breve, la risposta è che Gesù era il figlio biologico di Maria e il figlio adottivo di Giuseppe. Matteo presenta la genealogia di Giuseppe, e ciò era importante poiché il diritto al trono si trasmetteva attraverso il padre. Luca presenta la genealogia di Maria, quindi Gesù discendeva biologicamente anche da Davide.

E poi c’è la questione di Jeconiah (Jehoichin). Egli era un re malvagio, e Dio disse che né lui né suo padre avrebbero mai avuto un discendente sul trono di Davide. La genealogia di Maria riportata da Luca mostra che Gesù discendeva da Davide per quella linea, ma non attraverso Salomone e Jeconiah. La genealogia di Giuseppe riportata da Matteo, invece, dimostra che Giuseppe discendeva da Jeconiah. A titolo di nota storica, la prima persona di cui si abbia notizia che abbia trattato e risposto a questa questione relativa alle due genealogie fu Ireneo di Lione, nell’opera *Contro le eresie*, libro 3, cap. 21.9, pagg. 453-454, scritta tra il 182 e il 188 d.C.

D: In Mt 1,1-17, in che modo questa genealogia si concilia con Lc 3,23-38?

R: I registri reali riportavano generalmente un’unica genealogia, ma Gesù ne aveva due. Molti hanno individuato un problema nelle genealogie di Matteo e Luca, che presentano personaggi sostanzialmente diversi dopo Davide. Ma poniamoci due domande. Che diritto avrebbe avuto Cristo di rivendicare il trono di Davide se fosse stato un suo discendente? – Nessuno, se fosse discendente solo da parte di madre. Ecco perché in Matteo era importante che Gesù fosse il figlio legale e adottivo di Giuseppe: non si rivendica la regalità basandosi sulla madre. D’altra parte, se Maria non discendesse da Davide, che ne sarebbe della profezia secondo cui Gesù sarebbe discendente di Davide? Ecco perché è importante la genealogia biologica riportata in Luca. Pertanto, per dimostrare che Gesù adempì il ruolo di Messia, erano necessarie entrambe le genealogie.

Il problema che alcune persone sollevano è che la genealogia di Luca in realtà non dice espressamente «questo è da Maria». Ma lo implica quando afferma: «Egli [Gesù] era considerato figlio di Giuseppe, figlio di Eli…». Le genealogie antiche in generale, e quelle ebraiche in particolare, non venivano tramandate attraverso le donne.

Eli è menzionato come padre di Gesù perché, come scrisse Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), «a causa della Sua [di Gesù] nascita dalla Vergine, la quale era, come ho detto, della stirpe di Davide, di Giacobbe, di Isacco e di Abramo; oppure perché Adamo era il padre sia di Lui stesso sia di coloro che sono stati elencati per primi, dai quali Maria deriva la propria discendenza. Poiché sappiamo che i padri delle donne sono i padri [cioè i padri ancestrali] anche di quei figli che le loro figlie generano». Dialogo con Trifone l’Ebreo, cap. 100 (ANF vol. 1, p. 249).

Anche Giulio Africano (232-245 d.C.), nella sua Lettera ad Aristide (Padri ante-niceni, vol. 6, pp. 125-127), distingueva tra genealogie di diritto e genealogie naturali. Tuttavia, egli affermò che una era la genealogia legale di Giuseppe e l’altra la genealogia naturale di Giuseppe. Si veda anche la Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 1, capitolo 7, e libro 6, capitolo 31.

Un altro scrittore della Chiesa primitiva che riconobbe che una genealogia era quella di Giuseppe e l’altra quella di Maria (sebbene le avesse invertite) fu Clemente di Alessandria ne *Gli Stromati* (193-202 d.C.), libro 1, cap. 21 (ANF, vol. 2, p. 334).

D: In Mt 1,12 e 1 Cr 3,15-17, il padre di Salathiel era Jeconiah o Neri, come riportato in Lc 3,27?

R: Esistevano diverse persone di nome Shealtiel e Zorobabele.

In Matteo 1,12 la discendenza è la seguente: Giosia (nonno) -> Jeconiah -> Shealtiel -> Zerubbabel -> Abiud -> Eliakim

In Luca 3,26-27 la sequenza è: Melchi -> Neri -> Shealtiel -> Zorobabele -> Resa -> Joannas -> Giuda -> Giuseppe.

In 1 Cronache 3,15-17 la genealogia è la seguente: Giosia -> Ioiachim -> Jeconia -> Shealtiel e Pedaia. Di Shealtiel non vengono menzionati figli, ma il successivo nella linea reale è Zorobabele, figlio di Pedaia.

Le genealogie di Maria e Giuseppe erano identiche fino a Davide, per poi divergere. Da quel punto in poi non vi è alcuna somiglianza né negli antenati né nei discendenti. Forse Salatiele e Zorobabele in Luca furono chiamati così in onore dei governatori menzionati in 1 Cronache 3,15-17 e Matteo 1,12. Si noti inoltre che Luca 3,26-27 menziona Giuda e Giuseppe, ma si trattava di persone diverse da Giuda, figlio di Giacobbe, da Giuseppe, figlio di Giacobbe, e da Giuseppe, marito di Maria.

D: In Lc 1,26, la nascita di Cristo fu annunciata a Maria, oppure fu annunciata a Giuseppe in Mt 1,20?

R: Entrambe le cose. L’annuncio fu dato innanzitutto a Maria, poiché lei si sarebbe chiesta il motivo della sua gravidanza. Successivamente, l’angelo comunicò la notizia a Giuseppe affinché questi non divorziasse da Maria a causa di un’infedeltà.

D: Nei Vangeli, quali punti in comune presentano i racconti dell’infanzia?

R: Marco e Giovanni non forniscono alcun dettaglio sulla nascita di Gesù. Ecco sei punti comuni a Matteo e Luca:

1. La genealogia da Abramo a Davide (Mt 1,2-6; Lc 3,31-34)

2. Il re Erode regnava (Mt 2,1; Lc 1,5)

3. La visita di un angelo del Signore (a Giuseppe: Mt 1,20; a Maria: Lc 1,26-38)

4. Gesù nacque a Betlemme di Giudea (Mt 2,1; Lc 2,4-7)

5. I tre tornarono a Nazaret (Mt 2,19-22; Lc 2,39).

6. Gesù crebbe a Nazaret (Mt 2,23; Lc 2,40).

In generale, i due Vangeli si integrano perfettamente per offrire un quadro piuttosto completo dell’infanzia di Gesù. Matteo narra della genealogia di Giuseppe, dei Magi e della fuga in Egitto. Luca riporta l’apparizione di Gabriele, la nascita di Giovanni Battista, la genealogia di Maria, i pastori, Simeone e Anna. Sebbene non si sappia quale dei due sia stato scritto per primo, Luca menziona che altri hanno redatto resoconti su Gesù. Pertanto, forse il Vangelo di Luca fu scritto dopo quello di Matteo e, dopo aver letto Matteo, Luca scelse di inserire dettagli che Matteo non aveva ancora riportato. Giovanni probabilmente scrisse dopo entrambi e, a quanto pare, non aveva nulla da aggiungere.

D: Nei Vangeli, Gesù riteneva che le Scritture fossero inerranti (prive di errori nei manoscritti originali)?

R: Questa risposta è stata tratta dalla pagina web ormai non più disponibile www.wam.umd.edu/~cbernard/Theology/inerrancy.html.

Gesù tratta costantemente i racconti storici dell’Antico Testamento come semplici resoconti di fatti. Egli menziona:

Abele (Luca 11:51)

Noè (Matteo 24:37-39; Luca 17:26,27)

Abramo (Giovanni 8:56)

L’istituzione della circoncisione (Giovanni 7:22; cfr. Genesi 17:10-12; Levitico 12:3)

Sodoma e Gomorra (Matteo 10,15; 11,23-24; Luca 10,12)

Lot (Luca 17,28-32)

Isacco e Giacobbe (Matteo 8,11; Luca 13,28)

La manna nel deserto (Giovanni 6:31, 49, 58)

Il serpente nel deserto (Giovanni 3:14)

Davide che mangia il pane consacrato (Matteo 12:1-8; Marco 2:23-28; Luca 6:1-5)

Gesù come Signore di Davide (Matteo 22:43; Marco 12:36; Luca 20:42)

Salomone (Matteo 6:29; 12:42; Luca 11:31; 12:27)

Eliseo (Luca 4:27)

Giona (Matteo 12:39-41; Luca 11:29, 30, 32)

Zaccaria (Luca 11,51)

L’ultimo passo mette in evidenza la concezione di Gesù dell’unità della storia, dalla «creazione del mondo» a «questa generazione». Egli fa ripetutamente riferimento a Mosè come al datore della Legge (Matteo 8:4; 19:8; Marco 1:44; 7:10; 10:5; 12:26; Luca 5:14; 20:37; Giovanni 5,46; 7,19). Egli menziona spesso le sofferenze dei veri profeti (Matteo 5,12; 13,57; 21,34-36; 23,29-37; Marco 6,4 [cfr. Luca 4,24; Giovanni 4,44]; 12,2-5; Luca 6:23; 11:47-51; 13:34; 20:10-12) e commenta la popolarità dei falsi profeti (Luca 6:26). Egli appone il proprio sigillo di approvazione su passaggi così significativi come Genesi 1 e 2 (Matteo 19:4,5; Marco 10:6-8).[6]

A questo punto alcuni potrebbero obiettare e sostenere che Gesù stesse semplicemente utilizzando i miti e le storie della sua cultura per illustrare i propri concetti. Ciò è certamente possibile per alcuni passaggi, ma sembra improbabile. In primo luogo, l’impressione che si ricava dalla lettura dei racconti evangelici è che Gesù consideri le storie dell’Antico Testamento come storia reale. Lo spirito con cui egli utilizza le Scritture indica che credeva che i racconti dell’Antico Testamento fossero storici. In secondo luogo, non sembra una valida opzione sostenere che Gesù stesse semplicemente utilizzando i miti della sua cultura per illustrare i propri insegnamenti in passaggi come Matteo 12:41; 24:37; 11:23,24; 5:12; 4:4.

In terzo luogo, Gesù presuppone l’ispirazione della Bibbia. Egli usa le espressioni «la Scrittura dice...» e «Dio dice...» in modo intercambiabile e, così facendo, identifica il testo dell’Antico Testamento con la Parola di Dio. Citando Genesi 2:24, Gesù afferma: «Non avete letto che fin dal principio il Creatore “li creò maschio e femmina” e disse: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre...”». Si noti che Genesi 2,24 non è una citazione diretta di Dio nel testo, ma è un commento dell’autore o del narratore del testo. Gesù considera le parole dei testi scritturali come le parole stesse del Creatore. L’ispirazione delle copie originali (autographa) presuppone l’inerranza. Se Gesù ha ragione nel riconoscere l’Antico Testamento come le parole stesse del Creatore, allora attribuire un errore all’Antico Testamento equivale ad attribuire un errore a Dio stesso.

In quarto luogo, Gesù credeva chiaramente nell’autorità della Bibbia. Nelle Sue discussioni con i farisei e i sadducei, Gesù fa appello alle Scritture come se queste avessero l’autorità di risolvere la controversia. Egli considera le Scritture come la parola definitiva (Giovanni 5:39-47; Matteo 22:29,31; Marco 12:24-26; Luca 20:37). Quando le Scritture parlano, è Dio che parla, e la questione è risolta.

D: Nei Vangeli, che cosa si intende per «armonia» prima del ministero di Gesù?

R: È importante distinguere tra ciò che viene indicato come ordine e ciò che può essere in ordine. Per questi 27 eventi, i numeri si riferiscono a eventi che devono seguire quelli precedenti. Le lettere quali a, b, c si riferiscono a eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Prima del ministero di Gesù, tutto nei Vangeli era scritto in ordine cronologico, ad eccezione delle parti sottolineate. Gli indicatori di luogo, tempo e sequenza presenti nei Vangeli sono in grassetto.

Prima del ministero di Gesù: Mt 4,1-11; Mc 1,1-13; Lc 1,1-3,18; Lc 3,21-4,13; Gv 1,1-42

B1a. In principio, Gesù preesisteva in cielo. Gv 1,1-5; Gv 17,5

B1b. La genealogia di Maria a partire da Adamo (con alcune lacune). Lc 3,23-37

B1c. La genealogia di Giuseppe a partire da Abramo (con alcune lacune). Mt 1,1-17

B2. A Gerusalemme, durante il regno di Erode (dal 37 a.C. al 4 a.C.), Gabriele fa visita a Zaccaria; Elisabetta resterà incinta. Lc 1,1-25

B3. Nel sesto mese di gravidanza di Elisabetta, Gabriele visita Maria a Nazaret, annunciandole che concepirà un figlio. Lc 1,26-38

B4. Maria è incinta, pur rimanendo vergine. Mt 1,18-19

B5. Dopo che Maria è rimasta incinta, Gabriele si presenta a Giuseppe. Mt 1,20-25

B6. Recandosi in Giudea, Maria fa visita a Elisabetta. Lc 1,39-56

B7. Nasce Giovanni Battista. Lc 1,57-80

B8. Durante il regno di Erode (37-4 a.C.), Cristo nasce a Betlemme di Giudea. Mt 2,1; Lc 2,1-7

B9. Nei campi vicini, gli angeli dicono ai pastori di andare a trovare Gesù. Lc 2,8-20

B10a1. L’ottavo giorno, Gesù viene circonciso. Lc 2,21

B10a2. Dopo la purificazione di Maria (33 giorni dopo, secondo Lev 12,1-4), nel tempio di Gerusalemme, Gesù viene presentato al Signore. Lc 2,22-38

B10b. In una casa a Betlemme, i Magi provenienti dall’Oriente giungono per adorare Gesù. Matteo 2,2-12

B11. Dopo la partenza dei Magi, la fuga in Egitto. Mt 2,13-15

B12. Nel giro di due anni, Erode fa uccidere i bambini maschi di Betlemme. Mt 2,16-18

B13. Dopo la morte di Erode, Giuseppe, Maria e Gesù tornano a Nazaret. Mt 2,19-22; Lc 2,40a

B14a. A Nazaret di Galilea, Gesù cresce. Mt 2,23; Lc 2,40b

B14b. Ogni anno, in occasione della Pasqua, i genitori di Gesù si recano a Gerusalemme. Lc 2,41

B15. All’età di 12 anni, Gesù si reca al Tempio di Gerusalemme. Lc 2,42-52

B16. Nel deserto della Giudea, Giovanni Battista predica. Mt 3,1-12; Mc 1,1-8; Lc 3,1-18; Gv 1,6-28

B17a. Quando Gesù aveva circa 30 anni (probabilmente 33-34), viene battezzato nel fiume Giordano. Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-23

B17b. Il giorno seguente [dopo l’osservazione di Giovanni] Gesù si recò da Giovanni il Battista. Giovanni testimoniò che Gesù era l’Agnello di Dio. Gv 1,29-34

B18a. Sul fiume Giordano, Gesù chiama Pietro, Andrea e un altro. Gv 1,35-42

B18b1. Gesù decide di tornare in Galilea il giorno successivo, dopo che Giovanni il Battista avrà parlato. Gv 1,43a

B18b2. Gesù chiama Filippo e Natanaele. Gv 1,43b-51

B18c. Per quaranta giorni nel deserto, Satana mette alla prova Gesù. Mt 4,1-11; Mc 1,12-13; Lc 4,1-13

In questo elenco, 1 evento è identico in tutti e quattro i Vangeli, 2 si trovano nei Vangeli sinottici, 3 sono presenti in Matteo e Luca, 5 si trovano solo in Matteo, 5 si trovano solo in Giovanni, 10 si trovano solo in Luca e 0 si trovano solo in Marco. Marco riporta qui solo 3 eventi, che sono in comune con Matteo e Luca. Si potrebbe facilmente concludere che nessuno di loro fosse testimone oculare di questi primi avvenimenti, ma che abbiano attinto il loro materiale principalmente da fonti diverse, sebbene Luca disponga del maggior numero di informazioni relative al periodo precedente al ministero di Gesù e Marco ne abbia il minor numero.

A proposito, la NIV Study Bible, alle pagine 1636-1641 (alla fine del Vangelo di Giovanni), presenta un’ampia armonizzazione dei Vangeli. Non ne ero a conoscenza quando ho realizzato queste armonizzazioni dei Vangeli e non ho ancora confrontato i miei risultati con i loro.

D: È vero che le informazioni sulla vita di Gesù prima del Suo ministero pubblico sono «scarse»?

R: No, non se paragonate a quelle relative ad altri personaggi famosi dell’antichità. Questa opinione non è il risultato di una ricerca scientifica oggettiva, ma della scetticità dei «critici cristiani». Cinque punti da considerare nella risposta.

1. A titolo di riferimento, riguardo al ministero pubblico di Gesù prima della Sua morte, ci vengono forniti almeno 176 fatti sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù.

2. Prima che Gesù iniziasse il Suo ministero, conosciamo almeno 37 fatti su di Lui.

3. Ci vengono fornite più informazioni su Gesù prima della Sua vita pubblica di quante gli storici ci forniscano sui re più famosi di Babilonia, Egitto, Media, Persia, Grecia, Macedonia o della Roma antica. In altre parole, sappiamo di più su Gesù, prima della Sua prima apparizione pubblica, di quanto ne sappiamo sull’infanzia del babilonese Nabucodonosor, degli egiziani Akhenaton e Nefertiti, dei medi Kyaxares e Astyges, dei persiani Ciro, Dario e Serse, dei greci Agamennone e Pericle, o dei senatori più famosi di Roma. L’unico personaggio dell’antichità di cui conosciamo altrettanto prima della sua vita pubblica è Alessandro di Macedonia.

4. In realtà disponiamo di meno informazioni su alcune figure storiche del XVIII e XIX secolo, prima della loro vita pubblica, rispetto a quelle che abbiamo su Gesù.

5. Se qualcuno dovesse affermare che le informazioni sulla vita di Gesù prima del Suo ministero sono scarse, almeno rispetto ad altre, dovrebbe o citare una serie di personaggi storici antichi di cui si disponga di maggiori informazioni sulla vita prima che entrassero nell’occhio del pubblico, oppure smettere di diffondere informazioni errate.

Si veda anche la domanda successiva per almeno trenta elementi che ci vengono riferiti su Gesù prima del Suo ministero.

D: In Mt 2,13-23, se Maria, Giuseppe e Gesù fuggirono in Egitto, come poterono tornare direttamente a Nazaret in Lc 2,39?

R: Luca 2,39 non afferma che la famiglia di Gesù sia tornata immediatamente a Nazareth. Dice solo che adempirono a quanto prescritto dalla legge [a Gerusalemme] prima di tornare a Nazareth. Si potrebbe dedurre che ciò sia avvenuto subito dopo, poiché non viene menzionato nient’altro. Forse Luca non ritenne necessario menzionare il viaggio in Egitto, o forse non ne era a conoscenza.

In ogni caso, ciò non è in contrasto con gli altri Vangeli. La domanda successiva presenta un’armonizzazione dettagliata. Le lettere quali a, b, c si riferiscono a eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine.

D: Prima del ministero pubblico di Gesù, cosa ci viene detto esattamente riguardo a Gesù?

R: Ci vengono riferite almeno 37 cose su Gesù prima del Suo ministero. Le informazioni che ci vengono fornite possono essere suddivise in tre categorie:

Gesù stesso

1. Sua madre era Maria.

2. Nato da una vergine. (Anche se uno scettico lo negasse, dovrebbe comunque ammettere che è stata avanzata l’affermazione secondo cui Gesù nacque da una vergine)

3. Il padre legale era Giuseppe.

4. Nacque durante il regno di Erode il Grande. (37-4 a.C.)

5. Nacque a Betlemme.

6. Fu circonciso l’ottavo giorno.

7. Presentato al tempio. (come molti neonati ebrei)

8. La famiglia si recò in Egitto (Matteo 2:13-15).

9. Dopo la morte di Erode, la famiglia tornò a Nazaret in Galilea (Matteo 2:19-23).

10a. Crebbe a Nazaret (Luca 2:39-51), una piccola città considerata insignificante dagli altri.

10b. Dopo che Gesù si recò al Tempio, tornò anch’Egli a Nazaret (Luca 2:51).

11a. All’età di 12 anni, Gesù si recò al Tempio.

11b. Ogni anno i genitori di Gesù si recavano al Tempio in occasione della Pasqua (Luca 2,41).

12. All’età di 12 anni era già molto curioso e conosceva bene le Scritture (Luca 2:41-46).

13. Gesù era perfettamente senza peccato (Ebrei 4:15; 2 Corinzi 5:21). Anche se uno scettico non fosse d’accordo con questa affermazione, questi versetti, così come Luca 2:40, ci presentano il fatto che, come minimo, «Gesù era un bravo ragazzo».

14. Gesù parlava aramaico. (Matteo 5:22, ecc.)

15. Anche gli abitanti della Galilea parlavano generalmente il greco. (I non israeliti di lingua greca vivevano a soli 15-20 miglia, 24-32 chilometri, di distanza.)

16. La religione di Gesù era l’ebraismo; in particolare, era più vicino ai farisei, credendo in tutti i libri dell’Antico Testamento. Gli scrittori della Chiesa primitiva affermavano che i sadducei accettassero solo la Torah.

17. Gesù lavorava come falegname (Marco 6:3).

18. All’età di circa 30 anni, fu battezzato da Giovanni Battista (Matteo 3:13; Marco 1:9-11).

19. Si recò nel deserto prima di iniziare il suo ministero pubblico (Matteo 4:1-11; Marco 1:12-13).

La famiglia di Gesù

20. Giuseppe era un falegname (Mt 13,55).

21. Maria era incinta prima di sposarsi (Matteo 1:18).

22. Giuseppe pensò di divorziare da Maria (Matteo 1:19).

23. Genealogia di Giuseppe. (conta come un unico elemento) (Matteo 1:1-16)

24. Genealogia di Maria. (conta come un unico elemento)

25. Aveva quattro fratelli di nome Giacomo, Giose/Giuseppe, Giuda/Giudeo e Simone. (Matteo 13,55-56; Marco 6,3; Galati 1,19; Giuda 1, Storia ecclesiastica di Eusebio (318 d.C.) 2,23 e 3,20)

26. Sebbene discendesse da una stirpe regale, Gesù crebbe in una famiglia comune di un popolo soggiogato, e probabilmente erano poveri (Luca 2:24 + Levitico 12:6-8).

27. La cugina di Maria era Elisabetta, discendente del sacerdote Aronne (Luca 1:5).

28. Il marito di Elisabetta era il sacerdote Zaccaria, della classe di Abia (Luca 1:5).

29. Giovanni Battista, primogenito e unico figlio di Zaccaria ed Elisabetta, era un parente di Gesù.

30. Maria, Giacomo e Giuda erano ancora in vita quando Gesù fu crocifisso.

Reazioni nei confronti di Gesù e aspettative su di Lui

31. Le aspettative di Maria riguardo a suo figlio.

32. Si riteneva che Gesù corrispondesse alle profezie messianiche (Matteo 2:6).

33. L’adorazione da parte dei pastori (Luca 2,15-20).

34. I doni dei re (Matteo 2,10-11).

35. La reazione paranoica di Erode il Grande.

36. La testimonianza di Giovanni Battista.

37. Anna e Simeone nel Tempio. (Si potrebbe obiettare che si tratti di due punti distinti, ma io lo conterò come uno solo.)

Non si tratta affatto di un elenco esiguo se paragonato a ciò che sappiamo delle vite di altre figure pubbliche prima del loro ingresso sulla scena pubblica. Per un confronto, si veda la domanda successiva.

D: Poiché conosciamo almeno 37 fatti su Gesù prima del Suo ministero pubblico, a titolo di confronto, cosa sappiamo di altre figure storiche laiche prima della loro comparsa in pubblico?

R: A titolo di confronto, sappiamo solo poche cose su Pompeo, circa 12 su Aristotele e 27 su Alessandro Magno, prima della loro vita pubblica. (Gran parte di queste informazioni è tratta dall’Enciclopedia Britannica).

Pompeo

Gneo Pompeo fu un famoso generale e politico romano nato il 30 settembre del 106 a.C.

Era figlio di un comandante militare.

3. All’età di 17 anni, combatté al fianco del padre nella Guerra Sociale.

4. Come la maggior parte dei romani, probabilmente adorava gli dei romani.

5. Parlava latino e forse anche greco.

Probabilmente vi sono altri punti, ma certamente non più di 20.

Aristotele stesso

1. Nato intorno al 384 a.C.

2. Nato a Stagira, una città greca sulla costa nord-occidentale del Mar Egeo.

3. Parlava greco.

4. La gente credeva comunemente negli dei greci.

5. Suo padre era Nicomaco, un medico appartenente alla corporazione dei «figli di Esculapio».

6. Dai 17 ai 37 anni studiò sotto la guida di Platone presso l’Accademia di Atene.

7. Nel 342 a.C., Aristotele divenne precettore di Alessandro di Macedonia per 7 anni.

8. In una tomba nei pressi di Eretria, nell’Eubea, sono stati rinvenuti un cranio e alcuni oggetti personali che potrebbero appartenere ad Aristotele. Morì intorno al 322 a.C.

La famiglia di Aristotele

9. Suo padre era medico di corte di Aminta II, padre di Filippo di Macedonia

10. Genealogia paterna: di origini greche ioniche

11. Genealogia materna: ionica, originaria di Calcide, nell’Eubea.

Le reazioni nei confronti di Aristotele e le aspettative riposte in lui

12. Nutrivano in lui alcune speranze accademiche, tanto da mandarlo a studiare presso Platone all’Accademia di Atene.

Disponiamo solo di cinque manoscritti dei suoi scritti, e il più antico risale al 1100 d.C.

Dall’India alla Spagna, la figura di gran lunga più famosa prima di Gesù era Alessandro di Macedonia, spesso chiamato Alessandro Magno. Esaminiamo ciò che sappiamo dei suoi primi anni di vita.

Alessandro stesso

1. Suo padre era Filippo II di Macedonia.

2. Sua madre era Olimpia, una principessa molossa dell’Epiro.

3. Nacque intorno al mese di ottobre del 356 a.C.

4. Nacque a Pella, la capitale della Macedonia.

5. Quando Alessandro aveva 14 anni (342 a.C.), Aristotele divenne il suo precettore per 7 anni.

6. Alessandro amava leggere Omero.

7. Alessandro parlava un dialetto greco.

8. Alessandro credeva negli dei greci.

9. Alessandro era un abile cavaliere e possedeva un cavallo bianco di nome Bucefalo.

10. All’età di 16 anni, Alessandro sedò una rivolta delle tribù montane mentre suo padre era assente.

11. Alessandro guidò la carica che sconfisse la Schiera Sacra a Cheronea nel 338 a.C.

12. Dopo che Filippo divorziò da Olimpia, Alessandro visse con la madre in Epiro.

La famiglia di Alessandro

13. Genealogia di Olimpia. Era figlia del re Neottolemo dell’Epiro e nipote di Aribba, entrambi figli del re Alketo, re molosso dell’Epiro.

14. Il padre di Alessandro, Filippo II, era il terzo figlio del re Aminta II di Macedonia. Non si conosce con certezza la genealogia precedente a tale figura, tuttavia.

15. Suo zio era Alessandro I, re dell’Epiro.

16. Alessandro ricevette quindi un’educazione da principe.

17. Possediamo una statua e la bara di Filippo II di Macedonia (The Greek World, pp. 174-175).

18. Filippo era reggente di Macedonia nel 359 a.C., ma assunse il potere come re nel 356 a.C.

19. Filippo divorziò da Olimpia per sposare Cleopatra, una nobildonna macedone.

20. Alessandro I sposò sua nipote Cleopatra, la sorellastra di Alessandro, nel 337 o nel 336 a.C.

21. Alessandro aveva un fratellastro piccolo, figlio di Filippo e Cleopatra, che egli fece uccidere quando salì al trono.

22. Alessandro aveva un cugino di nome Aminta, che egli stesso uccise quando salì al trono.

23. Alessandro aveva un fratello di nome Aridaeus Philippus, figlio di Filippo e di Filinna di Larissa. Dopo la morte di Alessandro, egli governò la Macedonia per 7 anni fino a quando non fu ucciso. Ciò è riportato da Eusebio nel *Chronicon*, p. 49

24. Nel 336 a.C., Filippo II fu assassinato con un coltello celtico la mattina delle nozze di sua figlia Cleopatra.

25. Nel 335 a.C. Alessandro inviò a sua madre il bottino di guerra.

Reazioni nei confronti di Alessandro e aspettative riposte in lui

26. Filippo lo aveva inizialmente preparato per diventare il prossimo re

27. A quanto pare, i rapporti tra lui e Filippo si erano incrinati dopo che Filippo aveva divorziato dalla madre di Alessandro.

Gli scritti di molti autori che trattarono di Alessandro sono andati perduti. Tra i testi antichi giunti fino a noi figurano:

«L’edizione Didot di Arriano» a cura di Karl Müller

Libro 17 di Diodoro (circa 20 a.C.)

Quinto Curzio (circa 42 d.C.)

Plutarco (circa 45-125 d.C.), «Vita di Alessandro»

L’Anabasi e l’Indica di Arriano (150 d.C.)

Il compendio di Giustino della Storia di Trogus (circa 10 a.C.?)

Itinerarium Alexandri (324-361 d.C.)

Epitome Rerum Gestarum Alexandri Magni (IV o V secolo)

La biografa moderna Mary Renault, nell’opera *La natura di Alessandro* (p. 30), afferma a proposito dei primi biografi di Alessandro: «La *Storia* di Arriano inizia con la sua [di Alessandro] ascesa al trono, probabilmente perché così faceva quella di Tolomeo, il che è un peccato, poiché la sua conoscenza degli anni precedenti sarebbe stata inestimabile».

Se qualcuno volesse sostenere che ciò che ci viene riferito su Gesù prima del suo ministero pubblico sia «scarsissimo», dovrebbe essere onesto e aggiungere che ritiene che ciò che ci viene riferito sulla giovinezza della maggior parte dei personaggi storici fino all’epoca romana sia ancora più scarso rispetto alla vita di Gesù.

Ritengo inoltre che si sappia di più sulla giovinezza di Gesù rispetto a quella di altri famosi ebrei contemporanei, quali Giuseppe Flavio, Filone (dal 20 a.C. al 50 d.C.) e Bar Kochba. Ritengo inoltre che si sappia di più sulla vita di Gesù prima del 30 d.C. rispetto a quanto si sappia sulla giovinezza di Mosè e del Buddha. Forse disponiamo di maggiori informazioni su Giulio Cesare e Giuseppe Flavio, ma non ne conosco altri.

Mosè

Ecco ciò che sappiamo di Mosè prima della sua vita pubblica.

1. Mosè nacque intorno al 1525 a.C. nel nord dell’Egitto.

2. I suoi genitori, o più probabilmente i suoi antenati, si chiamavano Amram e Jochebed.

3. Era un ebreo, appartenente a un popolo che era stato ridotto in schiavitù per 320 anni.

4. Aveva una sorella maggiore di nome Miriam.

5. Aveva un fratello di nome Aronne.

6. Mosè trascorse i primi tre mesi di vita nella casa di suo padre (Atti 7:20).

7. Da bambino, quando il Faraone decretò che i neonati maschi ebrei dovessero essere gettati nel fiume Nilo, sua madre lo mise in una cesta.

8. La figlia del Faraone lo trovò e lo accudì come se fosse suo figlio.

9. Crebbe alla corte del Faraone, ricevette un’istruzione in tutta la saggezza degli egiziani, era abile nel parlare e nell’agire (Atti 7:21-22) e possedeva la conoscenza e la cultura degli egiziani

10. Sua madre stessa gli fece da balia.

11. Si preoccupava degli ebrei, al punto da uccidere un egiziano che stava picchiando un ebreo.

12. Anche all’età di quarant’anni Mosè era abbastanza forte da uccidere l’egiziano.

13. Il Faraone tentò di uccidere Mosè.

14. Mosè fuggì a Madian, dove vide alcune donne che attingevano acqua per le loro greggi.

15. Quando alcuni pastori tentarono di allontanarle, Mosè le salvò dai pastori.

16. Mosè sposò Zippora.

17. Il suocero di Mosè si chiamava Reuel, detto anche Jethro.

18. Mosè e Zippora ebbero un figlio di nome Gershom.

19. Mosè aveva circa 80 anni quando vide il roveto ardente.

Gautama Buddha

A titolo di ipotesi, supporremo che le leggende sul giovane Buddha siano vere.

Figlio di un re dei Sakya, un popolo appartenente alla casta dei guerrieri a nord del Kosala

Probabilmente da bambino adorava gli idoli indù.

3. Avrebbe rinunciato al mondo se avesse visto un malato, un anziano e un cadavere.

4. Lasciò la sua casa all’età di 29 anni.

5. Trascorse sei anni alla ricerca dell’illuminazione, che affermò di aver trovato sotto un albero della Bodhi.

6. Morì nel 544 a.C. o nel 483 a.C., all’età di 80 anni.

Maometto

Maometto non fa parte della storia antica, ma poiché fu un importante leader religioso, esamineremo ciò che sappiamo della sua giovinezza, prima dell’inizio del suo ministero, a scopo di confronto.

1. Maometto nacque intorno al 567-569 d.C.

2. Figlio di Abdullah e di sua moglie Aminah.

3. Apparteneva alla tribù dei Quraish, che controllava La Mecca.

4. Suo padre morì prima della sua nascita.

5. Fu inizialmente allevato da suo nonno ‘Abd al-Mottalib/Muttalib.

6. Successivamente fu allevato da suo zio, Abu Talib.

7. La sua famiglia era piuttosto povera.

8. In gioventù probabilmente guidava le carovane.

9. Si sposò con Khadija, una ricca vedova di 40 anni, quando ne aveva circa 25.

10. In seguito fu probabilmente socio di un negozio a La Mecca che vendeva prodotti agricoli.

11. Probabilmente non sapeva scrivere, sebbene in età più avanzata fosse in grado di leggere un po’.

12. Conosceva bene le divinità arabe, comprese le tre «figlie di Allah»: Al-Lat, ‘Uzza e Manat.

13. Ha una certa familiarità con l’ebraismo e il cristianesimo.

14. Maometto era una persona di carnagione chiara, che in seguito si tinse i capelli di rosso.

15. Quando Maometto aveva una visione, gli hadith riportano che accadevano cose strane. Avvertiva un ronzio nelle orecchie (Hadith di Bukhari, vol. 1, libro 1, cap. 1, n. 2, pag. 2; vol. 4, libro 54, cap. 6, n. 438, pag. 293). Il suo cuore batteva rapidamente (1:3), il suo volto diventava rosso (Hadith di Bukhari, vol. 2, n. 16; vol. 5, n. 618; vol. 6 n. 508; respirava affannosamente (Hadith di Bukhari, vol. 6 n. 508); cadeva a terra con entrambi gli occhi rivolti verso il cielo (Hadith di Bukhari, vol. 5 n. 170; vol. 6 n. 448); sudava copiosamente (Hadith di Bukhari, vol. 1, libro 1, cap. 1, n. 2, pag. 9; vol. 2 n. 544; vol. 3 n. 829, e vedeva e udiva cose che nessun altro percepiva; Hadith di Bukhari, vol. 1, libro 1, cap. 1, nn. 2 e 3, pag. 2-3; vol. 4, nn. 458 e 461; vol. 6, n. 447. Questi fenomeni potevano sembrare strani all’epoca, ma da allora altre persone hanno manifestato alcuni di questi sintomi durante crisi epilettiche.

16. Maometto affermò che l’angelo Gabriele gli era apparso e che, in un’occasione, gli aveva causato fisicamente dolore.

Egli si chiese se ciò provenisse da Satana, ma sua moglie lo convinse che proveniva da Dio.

D: In Mt 1,18 e Lc 2,7, la nascita verginale di Cristo è incompatibile con la Sua preesistenza, come ritenevano Rudolph Bultmann e Wolfgang Pannenberg?

R: No. Sembra incompatibile solo ai teologi apostati che credono in un dio che deve sottostare alle loro restrizioni. Cristo preesisteva, ma ciò non Gli impediva di:

1. Scegliere temporaneamente e volontariamente di non avvalersi di alcuni dei Suoi attributi e di nascondere parte della Sua gloria (Ebrei 2:9; Giovanni 17:5; Filippesi 2:7).

2. Apparire in qualsiasi forma desiderasse, compresa quella di un uomo (Filippesi 2:8)

3. Assumere effettivamente l’umanità e diventare un uomo (Ebrei 2:14-17)

4. Venire sulla terra inizialmente come adulto, bambino, neonato o embrione, o in qualsiasi altra forma desiderasse.

In realtà, la preesistenza di Cristo come Dio Onnipotente non Gli imponeva alcuna limitazione. Le uniche restrizioni per Dio Onnipotente sono quelle che Egli stesso si impone. Dio non può mentire (Ebrei 6:18; Tito 1:2), non può rinnegare Se stesso (2 Timoteo 2:13) e non può essere tentato dal male (Giacomo 1:13).

D: In Matteo 1:18-21 l’«Annunciazione» ebbe luogo dopo che Maria era rimasta incinta, oppure prima che lo fosse, secondo quanto riportato in Luca 1:26-31?

R: Giuseppe e Maria sono due persone diverse. L’angelo parlò a MARIA in Luca 1:26-31 prima che lei rimanesse incinta. L’angelo parlò a GIUSEPPE dopo che Maria era rimasta incinta e Giuseppe aveva preso in considerazione l’idea di divorziare da lei, come riportato in Matteo 1:18-21.

D: In Matteo 1,18 e Luca 2,7, chi erano gli eretici ebioniti e in cosa credevano?

R: Gli Ebioniti avevano una visione «limitata» di Cristo, ritenendo che Egli provenisse da Dio Padre, ma non che fosse Dio Figlio. Credevano che Gesù potesse essere chiamato Dio in senso onorifico, ma che non fosse divino. Gli Ebioniti ritenevano che le usanze ebraiche dovessero continuare a essere praticate. Negavano la nascita verginale di Cristo, affermando che Egli fosse nato da Giuseppe (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 21, p. 451), e accettavano solo una versione abbreviata del Vangelo di Matteo (Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 10.7, p. 428).

D: In Mt 2,2.7.9, che cosa era la stella sopra Betlemme quando nacque Cristo?

R: Sebbene le Scritture non lo dicano esplicitamente, probabilmente si trattava della gloria shekinah di Dio, poiché la «stella» poteva condurli in un villaggio specifico e persino in una casa particolare.

D: In Mt 2,2.7, chi altro menzionò questa stella a oriente che i Magi videro?

R: Diversi autori antichi ne parlano.

Ignazio (100-117 d.C. circa) Lettera agli Efesini, cap. 19, pag. 57

Giustino Martire (138-165 d.C. circa), *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 88, p. 237

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) «Contro le eresie», libro 3, cap. 9.2, pag. 423

Tertulliano (198-220 d.C.) *Sull’idolatria*, cap. 9, pag. 65

Ippolito (222-234/5 d.C.) «Confutazione di tutte le eresie», libro 7, cap. 15, pag. 108

Origene (225-249 d.C.) la considerava una nuova stella, non un corpo celeste già esistente, in Origene, *Contro Celso*, libro 1, cap. 48, pag. 422.

Trattato sul ribattesimo (circa 250-258 d.C.), cap. 8, pag. 671

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.), nella Lettera canonica, cap. 13, pag. 277, menziona i Magi, ma non la stella.

Atanasio (318 d.C.) «Di quale nascita fu foriera una stella nei cieli, per annunciare al mondo Colui che era nato? Poiché quando nacque Mosè, egli fu nascosto dai suoi genitori: … Ma della nascita di Cristo il testimone non fu un uomo, bensì una stella in quel cielo da cui Egli discendeva». *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 38.5, pag. 55.

D: In Mt 2,11, sembra ragionevole ritenere che i Magi, giunti per adorare Gesù, conoscessero la profezia messianica di Daniele, l’avessero studiata e si fossero resi conto che la venuta del Messia era vicina. È a conoscenza di qualche riferimento, negli scritti degli zoroastriani o di altri persiani (popoli del Medio Oriente), alla profezia di Daniele sul Messia?

R: Daniele visse per un certo periodo in Persia e ebbe rapporti con i saggi e gli astrologi persiani. I Magi erano una tribù di sacerdoti zoroastriani/medi, analogamente ai leviti che erano i sacerdoti e i servitori del tempio di Israele. Non conosco bene la letteratura zoroastriana, ma non credo che molte persone la conoscano, poiché i musulmani ne avrebbero distrutta gran parte. Gli zoroastriani godevano di minore protezione sotto il dominio musulmano rispetto ai «popoli del Libro», ovvero cristiani, ebrei e sabiani. La letteratura musulmana contiene frequenti riferimenti agli zoroastriani, ma, per quanto ne so, non vi è alcun riferimento alla venuta degli zoroastriani.

D: In Mt 2,11, perché i Magi entrarono in una casa, dato che in Lc 2,7 si dice che Gesù nacque in una mangiatoia?

R: Gesù nacque in una stalla perché non c’era posto nell’albergo. Giuseppe e Maria non avrebbero voluto rimanere in una stalla più a lungo del necessario. Quando arrivarono i Magi, si erano già trasferiti in una casa.

I moderni canti natalizi occidentali presentano generalmente i Magi come giunti proprio la notte in cui Gesù nacque. In realtà, essi giunsero qualche tempo dopo. Le Chiese ortodosse celebrano il Natale il 25 dicembre, ma commemorano l’arrivo dei Magi a metà gennaio.

D: Un commentatore afferma: «Gesù è venuto, non come il conquistatore militare dell’Apocalisse 19, ma come il Servo Sofferente (Is 53) e umile guida (Zac 9,9). Il Regno, quindi, viene inaugurato (Mt 3,2; 4,17; 10,7; 11,12; 12,28; Mc 1,15; Lc 9,9, 11; 11,20; 21,31-32), ma non è stato portato a compimento (Mt 6,10; 16,28; 26,64)». Cosa significa? Il Regno è nel presente o nel futuro? Oppure è stato inaugurato con l’incarnazione a Betlemme e sarà portato a compimento con la seconda venuta di Cristo?

R: Non so a quale o quali commentatori si riferisca, ma sarei d’accordo con loro. Nella sua prima venuta, Gesù si è presentato come Servo Sofferente, non come conquistatore militare, con grande disappunto degli zeloti. Il Regno di Dio si è manifestato quando Gesù era sulla terra, ed è ora dentro di noi. Tuttavia, il Regno di Dio non è venuto con potenza, e non verrà finché Gesù non tornerà, come descritto nell’Apocalisse.

D: In Lc 2,22-38, Gesù fu presentato al Tempio (a Gerusalemme), oppure Giuseppe condusse la sua famiglia in Egitto dopo l’arrivo dei Magi, come riporta Mt 2,13-18?

R: Entrambe le cose.

1. Gesù fu presentato al Tempio di Gerusalemme circa quaranta giorni dopo la sua nascita. Successivamente tornarono a Betlemme lungo il cammino verso l’Egitto. Una volta che Maria fu pronta, si misero in viaggio.

2. Contrariamente alle narrazioni occidentali sul Natale, i Magi non giunsero proprio la notte in cui Maria era in travaglio. Giunsero alcune settimane dopo. Per inciso, i cristiani ortodossi orientali generalmente non scambiano doni a Natale. Scambiano doni a metà gennaio, quando ritengono che siano giunti i Magi.

D: In Mt 3,17, Dio disse: «Questo è il mio Figlio prediletto…», oppure disse: «Tu sei il mio Figlio prediletto…», come riportano Mc 1,11 e Lc 3,22?

R: Potrebbe essere in entrambi i modi per tre ragioni.

1. Gli autori dei Vangeli spesso parafrasavano le citazioni. Tuttavia, a prescindere da ciò, comprendiamo il significato secondo cui Dio Padre annunciò alle folle di aver riposto il proprio favore in Gesù.

2. Dio Padre potrebbe averlo detto in ebraico e/o in aramaico, ma i Vangeli di cui disponiamo sono in greco.

3. Papia, discepolo dell’apostolo Giovanni, riferisce che il Vangelo secondo Matteo fu originariamente scritto nella lingua degli ebrei (l’aramaico?), e potrebbe essere stato parafrasato al momento della traduzione in greco.

D: In Mt 3,17; Mc 1,11 e Lc 3,22, Gesù si rivolgeva a se stesso?

R: Gesù non si rivolgeva a se stesso. Si rivolgeva a Dio Padre, che lo chiamava «Figlio mio».

D: In Mt 4,1 e Mc 1,12, Gesù fu mandato nel deserto subito dopo il Suo battesimo, oppure attese alcuni giorni, come afferma Gv 1,29, 35, 43, per poi recarsi a Cana, come suggerisce Gv 2,1?

R: Sebbene Gesù si sia recato in Galilea qualche tempo dopo la fine di queste tentazioni, Matteo 4,11-12; Marco 1,13-14 e Luca 4,13-14 non specificano dove si trovasse Gesù immediatamente al termine dei quaranta giorni. Esistono quindi due diverse possibilità.

Prima il battesimo, poi i 40 giorni, poi la Galilea: è probabile che Giovanni abbia battezzato Gesù nel giorno descritto in Giovanni 1,29-34. Successivamente, Gesù rimase lì ancora un giorno (Giovanni 1,35) e il giorno seguente decise di partire per la Galilea (Giovanni 1,43).

Le nozze di Cana ebbero luogo molto più tardi, o il terzo giorno della settimana o il terzo giorno dopo l’arrivo in Galilea. Non potevano avvenire il giorno successivo a Giovanni 1:43 (che seguiva Giovanni 1:35), poiché in tal caso sarebbero trascorsi quattro giorni, non tre.

Matteo 4:1 afferma semplicemente che Gesù si recò nel deserto dopo essere stato battezzato. Marco 1:12 dice che Gesù si recò nel deserto «subito», ma ciò potrebbe comunque significare qualche giorno dopo.

Il battesimo, poi 40 giorni, poi di nuovo da Giovanni: Giovanni 1 non specifica mai quando Gesù fu battezzato. Gesù potrebbe essere stato battezzato da Giovanni circa 40 giorni prima di Giovanni 1:19. Dopo le tentazioni, Gesù tornò da Giovanni in Giovanni 1:29.

D: In Matteo 4,1-11, l’ordine delle tentazioni di Gesù era pane, orgoglio e potere, oppure era pane, potere e orgoglio in Luca 4,1-12?

R: Esistono due risposte, ed entrambe potrebbero essere vere.

1. Luca utilizza semplicemente la congiunzione «e», il che non implica necessariamente che stia elencando questi elementi in ordine. Si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 454-457, per ulteriori approfondimenti sulla tesi secondo cui Matteo segue un ordine cronologico mentre Luca no.

2. Inoltre, nei quaranta giorni in cui Gesù fu messo alla prova, queste e altre tentazioni furono probabilmente presentate più volte in ordine diverso.

D: In Mt 4,1-11; Mc 1,13 e Lc 4,1-13, come possiamo immaginare che «Dio» sia tentato dal diavolo, come sostiene Ahmad Deedat?

R: Satana può tentare di fare qualsiasi cosa, ma poiché è stato Satana a tentare Gesù, le azioni di Satana non sminuiscono in alcun modo Gesù.

Gesù era al 100% Dio, ma era anche al 100% uomo. Se Gesù, in quanto Dio, fosse apparso solo come una sorta di fantasma, non avrebbe potuto essere tentato. Ma poiché Gesù era pienamente umano e, in quanto sacrificio espiatorio per gli esseri umani, doveva sperimentare ciò che tutti gli esseri umani sperimentano.

D: In Mt 4,1-11; Mc 1,13 e Lc 4,1-13, di chi fu l’iniziativa affinché Gesù andasse a essere tentato nel deserto e perché?

​R: Il termine greco qui utilizzato per «tentare», peirazo, e quello per «tentazione», peirasmos, possono significare «indurre al male», ma nella letteratura greca profana indicano «mettere alla prova». Gesù non fu rapito dal diavolo, come sosteneva un musulmano, poiché quando Gesù ordinò a Satana di andarsene in Matteo 4,10, Satana dovette obbedire. Piuttosto, fu Dio ad avere l’iniziativa; lo Spirito Santo guidò Gesù nel deserto per affrontare il diavolo. Il diavolo condusse Gesù su un alto monte e sul cornicione del tempio, ma sia Satana che Gesù sapevano che a Satana non era permesso fargli alcun male. Pertanto, prima ancora che il ministero di Gesù avesse inizio, era già stato dimostrato che Satana non avrebbe avuto alcun potere su di Lui né avrebbe potuto indurlo a cadere. Gesù era in grado di resistere alle tentazioni fisiche per soddisfare un bisogno spirituale.

D: In Mt 4,1-11 e Lc 4,1-13, in che modo le tentazioni di Satana nei confronti di Gesù riecheggiano quelle rivolte a Eva in Gn 3,6?

R: Sebbene non siano identiche, Satana ricorre spesso alle stesse tattiche, probabilmente perché continuano a funzionare bene per lui. Ma mentre Adamo ed Eva caddero nel rigoglioso giardino, Gesù, nel deserto, ne uscì vittorioso. Mentre Israele non rimase fedele nel deserto per quarant’anni, Gesù rimase fedele nel deserto per quaranta giorni. Quando siamo tentati, questa è per noi un’occasione per dimostrare che Colui che è in noi è più grande di colui che è nel mondo, come afferma 1 Giovanni 4,4.

Eva vide che il frutto proibito era:

1. Buono da mangiare [appetito fisico],

2. Piacevole alla vista [bellezza, desiderio degli occhi],

3. Desiderabile per acquisire saggezza [gli occhi si apriranno e, come Dio, conoscerete il bene e il male [potere divino dopo aver seguito il comando di Satana].

Gesù, che stava digiunando, fu tentato con:

1. Trasformare le pietre in pane [appetito fisico],

2. Gettarsi dall’ala del tempio [mettersi in mostra],

3. L’autorità su tutti i regni della terra [potere divino sotto il comando di Satana].

1 Giovanni 2:16 menziona tre tipi di peccati nel mondo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita.

Sebbene l’ordine delle tentazioni fosse diverso in Matteo e Luca, è probabile che Satana non si sia limitato a tentare Gesù tre volte per poi rinunciare. Piuttosto, Satana probabilmente tentò Gesù più e più volte.

D: In Mt 4,1-11, Mc 1,13 e Lc 4,1-13, poiché Gesù è Dio, era incapace di essere tentato e di peccare, oppure, in quanto uomo, era in grado di essere tentato e di cadere?

R: Si tratta di un paradosso comunemente definito «l’impeccabilità di Cristo». Le tentazioni erano reali, non fittizie. Ma era certo che Egli non avrebbe peccato. Come afferma il *Believer’s Bible Commentary* a pag. 1212: «Nonostante l’incapacità di Gesù di peccare, la tentazione era molto reale. Era possibile per Lui trovarsi di fronte alle lusinghe del peccato, ma era moralmente impossibile per Lui cedere». Piuttosto che essere incapace di peccare, Gesù era in grado di non peccare. Un’analogia approssimativa è quella di chiedersi se una piccola imbarcazione dei pirati somali potesse attaccare un incrociatore da guerra statunitense. I pirati pensavano erroneamente che si trattasse di una nave mercantile che potesse essere dirottata. Le cose non andarono bene per i pirati. La loro imbarcazione principale fu rapidamente affondata da ciò che la Marina degli Stati Uniti definisce «fuoco di armi leggere» prima ancora che potessero avvicinarsi all’incrociatore.

D: Bart Ehrman scrive: «Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù rifiuta di compiere miracoli per dimostrare la propria identità; nel Vangelo secondo Giovanni, invece, questa è praticamente l’unica ragione per cui compie miracoli». *Jesus, Interrupted*, p. 103. Nel Vangelo secondo Matteo, nella seconda tentazione e in altri passaggi, Gesù non compie alcun segno per dimostrare chi sia. *Jesus, Interrupted*, p. 84

R: Ehrman equipara il non obbedire alla parola di Satana o dei farisei scettici al compiere segni per persone in cerca di risposte o bisognose di aiuto. In Matteo 4,7 Gesù disse che il motivo per cui non si gettò giù era che non si deve mettere Dio alla prova. Gesù non «doveva» a nessuno di compiere un solo segno; e non compì mai segni per persone scettiche che pensavano che Gesù lo dovesse loro. Ma Gesù compì con benevolenza segni per le persone che avevano fede, rafforzando così la loro fede.

D: In Mt 4,12 e Mc 1,14, dopo la tentazione di Gesù, Giovanni fu messo in prigione prima del ministero di Gesù a Nazaret e a Cafarnao, oppure dopo che Gesù giunse in Galilea, come riportato in Gv 1,43?

R: La Bibbia afferma quanto segue:

Giovanni 1,43 afferma che Gesù decise di tornare in Galilea (non che vi tornò quel giorno stesso) il giorno dopo che Giovanni Battista ebbe nuovamente dichiarato che Gesù era l’Agnello di Dio. Giovanni Battista non era ancora stato arrestato.

Matteo 4,12 afferma che, nel momento in cui Gesù venne a sapere dell’imprigionamento di Giovanni, tornò in Galilea.

Marco 1,14 afferma che, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea.

Sequenza degli eventi:

1. Giovanni affermò nuovamente che Gesù era l’Agnello di Dio.

2. Il giorno stesso, Gesù decise che sarebbe tornato (prima o poi) in Galilea.

3. Giovanni fu imprigionato o prima che Gesù partisse per la Galilea, oppure dopo la sua partenza ma prima del suo arrivo in Galilea.

4. Gesù giunse in Galilea.

D: In Mc 1,14 Gesù iniziò il Suo ministero in Galilea, oppure in Giudea e a Gerusalemme come [presumibilmente] afferma Gv 1,35-42? Vi è un significato o un’importanza precisa in questo?

R: Giovanni 1,35-42 non dice nulla riguardo all’inizio del ministero di Gesù, ma piuttosto alla chiamata dei discepoli Andrea e Pietro. Questo era il luogo in cui si trovava Giovanni Battista, non Gerusalemme. Il giorno seguente, in Giovanni 1,43, Gesù partì per la Galilea e chiamò Filippo e altri discepoli. Marco 1,14 non afferma che Gesù abbia iniziato il Suo ministero in senso stretto, ma dice che, dopo l’imprigionamento di Giovanni, Gesù proclamò la buona novella di Dio in Galilea.

D: In Mc 1,12-13, Gesù si recò nel deserto per quaranta giorni dopo il Suo battesimo, oppure si recò alle nozze di Cana il terzo giorno, come afferma Gv 2,1?

R: Entrambe le cose. Il «terzo giorno» era il terzo giorno dopo il suo arrivo in Galilea, non il terzo giorno dopo il battesimo, come sostengono *Bible Difficulties & Seeming Contradictions* a pag. 196 e il *Believer’s Bible Commentary* a pag. 1473. Un’altra interpretazione è che «il terzo giorno» fosse il terzo giorno della settimana.

L’*Expositor’s Bible Commentary*, volume 9, pag. 42, afferma che il terzo giorno potrebbe essere il terzo giorno dalla partenza da Giovanni Battista. Sebbene in Giovanni 1,29-35,43 si legga «il giorno seguente», e si possa pensare che tutti questi riferimenti indichino lo stesso giorno, ciò è improbabile: tale significato risulterebbe più chiaro se l’espressione «il giorno seguente» non fosse stata utilizzata più volte.

D: In Luca 3:22, riguardo al battesimo di Gesù, si dovrebbe leggere: «Tu sei il mio Figlio, oggi ti ho generato», secondo Giustino Martire, [presumibilmente] Clemente di Alessandria, [presumibilmente] Agostino e altri, oppure «Tu sei il mio Figlio, l’amato, nel quale mi sono compiaciuto»? (Questa è la prima parte di un’obiezione sollevata da un musulmano.)

R: In primo luogo, esaminiamo le implicazioni dell’argomentazione di questo musulmano; in secondo luogo, applichiamo lo stesso criterio all’Islam; in terzo luogo, analizziamo i dettagli di questa variante manoscritta; infine, applichiamo il tutto al cristianesimo in generale.

A. Implicazioni dell’argomentazione del musulmano

Supponiamo per un istante che il musulmano abbia assolutamente ragione. Il versetto originariamente recitava ciò che afferma il musulmano. Oppure, in alternativa, supponiamo di poter essere certi solo di ciò che era comune in entrambe le versioni: «TU SEI MIO FIGLIO». Congratulazioni: se Dio avesse davvero detto ciò, a chiunque, le stesse parole del musulmano avrebbero appena confutato l’Islam e dimostrato che il Corano mente riguardo ad Allah. Il Corano afferma che è gravemente errato dire che Allah sia un Padre, o che Allah abbia dei figli (Sura 2:116; 4:171; 5:116,117; 6:100; ecc.). Se Dio avesse davvero chiamato Gesù «mio figlio», allora il Corano starebbe mentendo su Dio. (Ho supposto che l’interlocutore musulmano fosse un musulmano ortodosso, anche se potrei sbagliarmi al riguardo.)

B. Applicare lo stesso criterio all’Islam

Questa variante non modifica alcuna dottrina cristiana, poiché entrambe le espressioni sono menzionate altrove. L’inerranza della Bibbia significa che la Bibbia era priva di qualsiasi errore nei manoscritti originali; si sono insinuate variazioni nei manoscritti, ma nessuna di esse modifica in modo significativo la fede o la pratica. Al contrario, la maggior parte dei musulmani crede che il Corano arabo odierno sia una copia esatta dell’originale presente sulla terra, che a sua volta era una copia esatta delle tavole celesti (Sura 85:20-22). Eppure è dimostrabile che anche il Corano abbia subito delle modifiche.

a) Il *Sahih Muslim* 2:2286, pagg. 500-501, menziona una sura perduta del Corano. Il testo riporta un’ampia citazione tratta da questa sura e, come ci si poteva aspettare, essa non è presente nel Corano odierno.

b) Una delle prime recensioni coraniche (‘Ubai), sopravvissuta alla standardizzazione di ‘Uthman, non conteneva la prima e l’ultima sura. (Non sono state semplicemente strappate; non vi sono mai state). Oggi si trova nel museo Al-Azhar al Cairo.

c) Abu Yunus, lo schiavo liberato di ‘Aisha, trascrisse una copia del Corano per ‘Aisha. Presentava una leggera differenza nella sura 2:238. «Abu Yunus, lo schiavo liberato di ‘Aisha, disse: ‘Aisha (che Allah sia soddisfatto di lei) mi ordinò di trascrivere una copia del Corano per lei e disse: “Quando arriverai a questo versetto: ‘Osservate le preghiere e la preghiera di metà giornata’ (2:238), avvisatemi’; così, quando vi giunsi, la avvisai e lei mi dettò (in questo modo): ‘Osservate la preghiera, la preghiera di metà giornata e la preghiera del pomeriggio, e alzatevi in piedi in vero obbedienza ad Allah’. ‘A’isha (che Allah sia soddisfatto di lei) disse: «È così che ho sentito dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui)». Sunan Nasa’i, vol. 1, n. 475, p. 340

d) «Poi Allah ci rivelò un versetto che in seguito fu annoverato tra quelli abrogati». Bukhari, vol. 5, libro 59, cap. 27, n. 416, pag. 288.

«Narrato da Anas bin Malik: … Fu rivelato, riguardo a coloro che furono uccisi a Bi’r-Ma’una, un versetto coranico che eravamo soliti recitare, ma che in seguito fu abrogato. Il versetto recitava: ‘Informate il nostro popolo che abbiamo incontrato il nostro Signore. Egli è soddisfatto di noi e ci ha resi soddisfatti’». Bukhari, vol. 4, libro 52, cap. 19, n. 69, p. 53. Si veda anche la Storia di al-Tabari, vol. 7, p. 156.

Altri riferimenti a versetti abrogati sono: Bukhari, vol. 4, libro 52, cap. 9, n. 57, pag. 45, Bukhari, vol. 4, libro 52, cap. 184, n. 299, pag. 191; Bukhari, vol. 5, libro 59, cap. 27, n. 416, pag. 288; e Bukhari, vol. 5, libro 59, cap. 27, n. 421, pag. 293: tutti riportano la stessa informazione riguardo allo stesso versetto.

e) Gli hadith di Bukhari affermano che alcune parti del Corano erano mancanti e/o abrogate nel vol. 4, libro 51, cap. 12, n. 62, pagg. 48-49; nel vol. 4, libro 51, cap. 19, n. 69, pag. 53; vol. 6, libro 61, cap. 3, n. 510, pagg. 479-480; vol. 6, libro 61, cap. 4, n. 511, pag. 480.

f) Alcuni degli altri passaggi in cui si riscontrano varianti (non solo nelle vocali) sono:

Sura 11:46 Abu Dawud, vol. 3, nota 3383, pag. 1116

Sura 18:76 Abu Dawud, vol. 3, nota 3384, pag. 1116

Sura 18:86 Abu Dawud, vol. 3, nota 3385, pag. 1116

Sura 24:35 Abu Dawud, vol. 3, nota 3387, pag. 1116

Sura 34:23 a causa delle vocali, ma in un caso di una consonante. Abu Dawud, vol. 3, nota 3392, pag. 1117

Sura 39:59 Qui si cita un pronome femminile per indicare l’anima, mentre le letture ben note presentano un pronome maschile. Abu Dawud 3:3979, nota 3393, pag. 1117

Sura 89:26 Abu Dawud, vol. 3, nota 3399, pag. 1118

Sura 89:25-26 Abu Dawud, vol. 3, nota 3408, pag. 1119

Sura 12:23 Abu Dawud, vol. 3, nota 3411, pag. 1120

Sura 2:58 Abu Dawud, vol. 3, nota 3413, pag. 1121

Sura 24:1 (una “r” mancante o in eccesso: Faradnaha [e che abbiamo stabilito] contro la versione maggioritaria farradnaha [che abbiamo descritto in dettaglio]) Abu Dawud, vol. 3, nota 3414, pag. 1121

g) Una spiegazione razionale delle modifiche avvenute durante la vita di Maometto: secondo la Sura 22:52, Satana inserisce sempre qualcosa nelle parole di un profeta, ma Dio deve annullarlo. Questa potrebbe essere una spiegazione del motivo per cui quattro diverse fonti storiche musulmane riportano che la Sura 53:19-20 originariamente affermava che si doveva sperare nell’intercessione (aiuto) di quattro dee idolatre.

Il questionante musulmano sarebbe soddisfatto della Bibbia se i cristiani si limitassero a distruggere le prove e a bruciare tutti i manoscritti tranne una versione preferita? Da un lato si potrebbe pensare di no, se non fosse che è esattamente ciò che fece ‘Uthman quando ordinò alle persone di consegnare le loro copie del Corano affinché fossero distrutte, per poi riemetterne altre. Tuttavia, i Corani odierni non sono nemmeno identici al testo di ‘Uthman. Ad esempio, variante: Sura 6:160a (6:159a in Yusuf ‘Ali): «… sette, io non appartengo a nessuna di esse in alcun modo;» (ai tempi di ‘Uthman) contro «… sette, tu non hai alcuna parte in esse, nemmeno minima:» al-Tabari, vol. 15, pag. 181 e nota 323.

C. Dettagli relativi a questa variante manoscritta

«Tu sei il mio Figlio, l’Amato; in te ho trovato il mio compiacimento». (p. 4 (III secolo), Sinaitico, Vaticano, Alessandrino, Lezionario bizantino, alcuni manoscritti in caratteri italici, copto sahidico, etiopico, georgiano, Agostino). Agostino presentava la prima lettura secondo Aland et al. (4ª edizione riveduta), pertanto l’interlocutore musulmano ha sbagliato a collocare Agostino nella seconda categoria.

«Tu sei il mio Figlio, oggi ti ho generato» (Bezae Cantabrigiensis, alcuni manoscritti italici, Giustino Martire, Dialogo con Trifone, cap. 88, p. 244 (scritto intorno al 138-165 d.C.); Ilario (355-367/368 d.C.), Metodio (270-311/312 d.C.), Vangelo apocrifo di Nicodemo (versione greca, cap. 2; Narrazione apocrifa dell’infanzia, 54.)

«Tu sei il mio Figlio prediletto, oggi ti ho generato» (Clemente di Alessandria, 193-217/220 d.C.). Ciò è simile alla seconda lettura, salvo per l’aspetto del «prediletto» presente nella prima lettura. Pertanto, l’interlocutore musulmano ha sbagliato a collocare Clemente di Alessandria nella seconda categoria.

D. Applicazione al cristianesimo in generale

Giustino potrebbe aver citato a memoria, e anche le persone perbene possono commettere piccoli errori di memoria. Non crediamo che il messaggio di Dio consista nelle consonanti e nelle vocali della Bibbia, ma nel messaggio della Bibbia, e il messaggio è immutabile, anche se si optasse per la seconda lettura, poiché altri versetti affermano entrambi che a) Gesù era l’amato, e b) «oggi ti ho generato» (Salmo 2). Quello che potrebbe essere un errore in buona fede, un ricordo errato, non dimostra la falsificazione; a meno che, naturalmente, il fatto che Aisha, moglie di Maometto, abbia scritto un versetto del Corano con un significato diverso non dimostri che anche lei fosse una falsaria.

D: In Lc 3,22, questa variazione manoscritta dimostra che un falsario fosse all’opera e che il versetto biblico sia stato modificato per eliminare il fatto che Gesù diventasse Figlio di Dio al battesimo, anziché alla nascita o prima? (Questa è la seconda parte dell’obiezione del musulmano)

R: Assolutamente no. Sebbene non conosciamo tutti i dettagli, vi sono quattro possibilità, ognuna delle quali fornisce una risposta soddisfacente.

Dichiarazioni multiple: forse il Padre ha pronunciato più dichiarazioni. Perché Dio Padre dovrebbe limitarsi a chiamare Gesù Suo Figlio una sola volta in questo punto?

Un’unica affermazione completa: forse il Padre pronunciò una sola frase, del tipo: «Tu sei il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto; oggi ti ho generato». Ognuno ne ha correttamente riportato alcune parti.

Errore di memoria di Giustino il Martire: Giustino il Martire, forse citando questo passo a memoria, commise un errore, e gli scrittori successivi che avevano letto Giustino il Martire, così come gli scrittori precedenti che a loro volta avevano letto Giustino il Martire, copiarono tale errore.

Variante biblica: qualcuno prima di Giustino il Martire ha erroneamente copiato questa frase in questo punto, e Giustino ha citato correttamente ciò che era riportato nella sua Bibbia.

Per molti musulmani, se qualsiasi modifica al Corano, anche di natura non teologica, ne dimostrasse la falsità, allora ogni copia del Corano oggi dovrebbe essere bruciata poiché anch’essa sarebbe un falso. Presenta infatti modifiche rispetto alla versione di ‘Uthman (la Sura 159a (o 160a) ne è solo un esempio). Inoltre, il testo standardizzato di ‘Uthman è diverso da quello di ‘Ubai, ed entrambi omettono la sura perduta. Di fatto, il Corano ammette che Satana (almeno temporaneamente) inserisca anche un po’ del suo insegnamento nelle parole del Profeta (Sura 22:52). A titolo di esempio, si consideri la formulazione originale della Sura 53:19-20.

D: In Lc 3,23, quanti anni aveva Gesù quando iniziò il Suo ministero?

R: Luca 3:23 dice «circa trent’anni», il che potrebbe significare un’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Gesù nacque durante il regno di Erode il Grande, che morì nel 4 a.C., e iniziò il Suo ministero dopo che Giovanni Battista aveva iniziato il proprio. Giovanni iniziò il suo ministero nel quindicesimo anno dell’impero di Tiberio Cesare, ovvero nel 28 d.C. Pertanto, se si considerano le datazioni archeologiche sufficientemente precise, Gesù aveva circa dai 33 ai 35 anni. Inoltre, Ponzio Pilato fu prefetto della Giudea solo dal 26 d.C. al 36/37 d.C., quindi Gesù dovette essere stato crocifisso prima di allora. L’ipotesi più plausibile è che Gesù abbia iniziato il Suo ministero intorno al 30 d.C. e sia morto molto probabilmente il 3 aprile del 33 d.C.

D: In Mt 4,12-13, in che modo Simone e Andrea divennero discepoli mentre Gesù era con Giovanni Battista, dato che Gesù disse loro di seguirlo in Galilea, come riportato in Mt 4,18-20, Mc 1,16-20 e Lc 5,1-11?

R: Innanzitutto divennero «discepoli» quando Gesù era con Giovanni Battista. Solo in seguito divennero discepoli speciali, per poi essere designati apostoli, in Galilea. Si ricordi che Gesù aveva un gran numero di discepoli, alcuni dei quali Lo abbandonarono in Giovanni 6:66. Oltre a questi, aveva dei discepoli appositamente designati, in numero di 72, come riportato in Luca 10:1. Infine, Gesù aveva i dodici, che divennero apostoli, come riportato in Marco 6:7 e Giovanni 6:67.

D: In Giovanni 1:35-37, Andrea e l’altro discepolo seguirono Gesù il giorno dopo il Suo battesimo, oppure attesero 40 giorni dopo le tentazioni di Gesù?

R: -Dopo. Gesù fu battezzato da Giovanni (Matteo 3:13-17; Marco 1:9-11; Luca 3:21-23), fu tentato per quaranta giorni (Matteo 4:1-11; Marco 1:12-13; Luca 4:1-12) e tornò da Giovanni (Giovanni 1:29-32)

D: Nel ministero di Gesù, è possibile conoscere l’ordine degli eventi?

R: Possiamo conoscere solo l’ordine di alcuni eventi. Tuttavia, molte persone possono trovarsi in grande confusione riguardo all’ordine dei Vangeli a causa di tre idee errate, che è necessario chiarire.

Non tutti gli eventi sono stati riportati dagli autori dei Vangeli; tuttavia, essi non hanno mai affermato di averlo fatto. Ad esempio, Giovanni, che in precedenza era stato discepolo di Giovanni Battista, tace comprensibilmente nel periodo compreso tra il battesimo di Gesù e il momento in cui si unì a Lui. Giovanni 21:25 afferma espressamente che Gesù compì molte altre cose che non furono messe per iscritto. Il Vangelo di Giovanni fu scritto dopo gli altri Vangeli, e Giovanni sembra porre l’accento sulle parti che gli altri non menzionarono.

Ripetizione: Immaginate Gesù che percorre le numerose città che visitò in Galilea, Giudea e Decapoli, senza mai ripetere un solo comando o una sola parabola, e raccontando in ogni città qualcosa di completamente diverso. Non è molto probabile! Probabilmente Gesù raccontò queste parabole molte più volte di quante ne siano state riportate in ciascun Vangelo, e la gente parlava di Gesù più di quanto sia stato documentato. Pertanto, ad esempio, resta aperta la questione se il Discorso della Montagna in Matteo e il Discorso sul piano in Luca fossero due eventi distinti, in cui egli ripeteva alcuni insegnamenti, oppure un unico evento, in cui Gesù parlò su un altopiano.

Non in ordine: gli autori dei Vangeli non hanno riportato tutti gli eventi in ordine, ma non hanno mai affermato nemmeno di averli riportati in ordine. Infatti, Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, afferma espressamente che Marco non riportò gli eventi in ordine.

All’interno di ciascun periodo generale del ministero di Cristo, gli evangelisti non hanno affermato che nulla fosse in ordine cronologico, ad eccezione delle seguenti parti, in cui sono state utilizzate le espressioni «dopo», «il giorno seguente», ecc. Nelle domande relative all’armonizzazione dei Vangeli, si osservino le parole in grassetto che indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo.

D: Nei Vangeli, che cosa si intende per «armonia» riguardo al ministero iniziale di Gesù?

R: Il ministero iniziale si estende fino al momento in cui Giovanni Battista viene ucciso. Prima di indicare l’ordine degli eventi, è utile conoscere alcuni aspetti geografici.

Geografia: il Mare di Galilea, il Lago e il Mare di Tiberiade sono tutti lo stesso lago d’acqua dolce. La Galilea si trova a ovest del Mare di Galilea, mentre la Decapoli è a sud-est dello stesso. Betsaida si trova sul Mare di Galilea in direzione nord, e a ovest di essa si trova Cafarnao sulla riva, con Corazin a nord di Cafarnao. Magdala si trova sulle rive a ovest del Mare di Galilea, e Cana si trova a ovest di quest’ultima. Nain si trova a sud-ovest del Mare di Galilea, a circa 10 miglia (16 chilometri) di distanza dalla riva. La terra dei Geraseni, Gennesaret o dei Gadareni sono o lo stesso luogo oppure località molto vicine tra loro a est e a sud-est del Mare di Galilea. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, a pag. 373, afferma che Gerasa si trovava a 30 miglia (48 chilometri) a sud-est del Mare di Galilea e che i suoi territori non si estendevano fino al Mare. Gadara si trovava a cinque miglia (8 chilometri) a sud-est del Mare di Galilea e i suoi territori si estendevano effettivamente fino al Mare, come dimostrato dal riferimento di Giuseppe Flavio e da una moneta di Gadara raffigurante una nave.

Ordine: È importante distinguere tra ciò che si ritiene sia in ordine e ciò che potrebbe essere in ordine. Per questi 65 eventi, i numeri si riferiscono a eventi che devono seguire in ordine quelli precedenti. Le lettere quali a, b, c si riferiscono a eventi che potrebbero essere in ordine, ma che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Le parole in grassetto indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo. I versetti sottolineati indicano passaggi che probabilmente non sono in ordine cronologico nel Vangelo.

Ministero iniziale: Mt 4,12-14,12; Mc 1,14-6,29; Lc 3,19-20; 4,14-9,9; Gv 1,43-5,47

E1a1. A Cana, il terzo giorno (il terzo giorno dopo il ritorno in Galilea, dopo che Giovanni aveva parlato, o il terzo giorno della settimana?), Gesù trasforma l’acqua in vino. Primo miracolo in Galilea, sebbene la Sua ora non sia ancora giunta. Gv 2,1-11

E1a2a. Durante la Pasqua (14° giorno del primo mese) a Gerusalemme, Gesù scaccia i cambiavalute. Gv 2,12-25

E1a2b. Gesù insegna a Nicodemo cosa significhi nascere di nuovo. Gv 3,1-21

E1a3. Nella campagna della Giudea, Giovanni rende testimonianza di Gesù. Gv 3,23-35

E1a4a. A Sicar, in Samaria, lungo il cammino verso la Galilea, Gesù parla con una donna samaritana. Gv 4,1-42

E1b1. Giovanni rimprovera Erode il Tetrarca. Mt 14,3; Lc 3,19-20

E1b2a. Dopo aver appreso che Giovanni è stato imprigionato, Gesù torna in Galilea e inizia a predicare: «Il regno di Dio è vicino». Mt 4,12-17; Mc 1,14-15; Gv 4,43-45

E1b2b. Da Cana, Gesù guarisce il figlio di un nobile a Cafarnao, compiendo il Suo secondo miracolo. Gv 4,46-54

E1b2c1. In Galilea e a Nazaret, Gesù legge un rotolo. Lc 4,14-15

E1b2c2. Gesù spiega la profezia e gli ebrei cercano di ucciderLo. Lc 4,16-31

E1b2d1. In riva al Mare di Galilea, Gesù chiama Simone Pietro e Andrea. Mt 4,18-20; Mc 1,16-18; Lc 5,1-10

E1b2d2. A Cafarnao Gesù scaccia un demone. Mc 1,21-28; Lc 4,31-37

E1b2e. La chiamata di Giacomo e Giovanni. Mt 4,21-22; Mc 1,19-20; Lc 5,6-11

E1b2f. In Galilea, Gesù guarisce i malati. Mt 4,23-25; Lc 4,40-44

E2a. Il discorso della montagna, compresa la preghiera del Signore. Mt 5,1-7,29

E2b. La sera, guarisce la suocera di Simone e altre persone. Mt 8,14-17; Mc 1,29-34; Lc 4,38-39

E2c. Gesù prega in solitudine. Mc 1,35-38; Lc 4,42-44

E2d. Viaggio attraverso la Galilea. Mc 1,39

E2e. Guarisce il lebbroso pettegolo. Mt 8,1-4; Mc 1,40-45; Lc 5,12-15

E2f. In luoghi solitari, Gesù spesso si ritirava a pregare. Lc 5,16

E2g1. A Cafarnao Gesù guarisce un paralitico. Mc 2,1-12; Lc 5,17-26

E2g2. La chiamata di Matteo/Levi. Mt 9,9-13; Mc 2,13-17; Lc 5,27-32

E3c1. In Galilea, in riva al lago, il costo del seguire Gesù. Mt 8,18-22

E3c2. A Nazaret, Gesù guarisce il paralitico. Mt 9,1-8

E3c3. I discepoli di Giovanni chiedono del digiuno. Mt 9,14-17; Mc 2,18-22; Lc 5,33-39

E2h1. Un giorno di sabato, Gesù si trovava in un campo; il riferimento a Davide. Mt 12,1-8; Mc 2,23-27; Lc 6,1-11

E2h2. Nella sinagoga, Gesù guarisce la mano paralizzata. Mt 12,9-14; Mc 3,1-6; Lc 6,6-11

E2h3. Le folle seguono Gesù. Mc 3,7-12

E2i1. Sul fianco di una montagna, Gesù prega Dio per tutta la notte. Lc 6,12

E2i2. Gesù nomina i 12 discepoli. Mc 3,13-19; Lc 6,13-16

E2j1. Il discorso sulla pianura. Lc 6,17-49. Se fosse lo stesso di Matteo, dovrebbe essere chiamato il discorso sull’altopiano.

E2j2. A Cafarnao Gesù guarisce il servo del centurione. Mt 8,5-13; Lc 7,1-10

E3a. Qualche tempo dopo, a Gerusalemme in occasione di una festa [probabilmente nel settimo mese], presso la piscina Gesù guarisce un uomo che era invalido da 38 anni. Gv 5,1-15

E3b. La vita attraverso Gesù. Gv 5,16-47

E3c. A Nain, Gesù risana il figlio della vedova. Lc 7,11-17

E4. Durante il viaggio verso la terra dei Gadarenesi/Geraseni, Gesù placa la tempesta dall’interno della barca. Mt 8,23-27; Mc 4,35-41; Lc 8,22-26 (Nota: le tempeste sono più frequenti in autunno e in inverno)

E5a. A Gennesaret, guarigione di due uomini posseduti dai demoni; i demoni nei maiali. Mt 8,28-34

E5b. Guarigione dell’indemoniato di Gerasa [Gennesaret]. Mc 5,1-20; Lc 8,26-39 (Nota: i termini «Gadareni», «Gennesaret» e «Gerasa» si riferiscono molto probabilmente allo stesso luogo.)

E6. La resurrezione della figlia di Giairo e della donna affetta da emorragia. Mt 9,18-26; Mc 5,21-43; Lc 8,40-56

E7. Mentre proseguiva il suo cammino, Gesù guarisce due ciechi pettegoli. Mt 9,27-31

E8. Mentre uscivano, Gesù guarisce un indemoniato muto. I farisei accusano Gesù di scacciare i demoni per mezzo di Beelzebub. Non viene menzionato che Gesù risponda a questa accusa in quel momento.) Mt 9,32-34

E9a. Gesù si reca in molte città e villaggi. Mt 9,35-38; Mc 6,6

E9b. Gesù invia i Dodici. Mt 10,1-42; Mc 6,7-13; Lc 9,1-9

E9c. Gesù predica in Galilea. Mt 11,1

E9d. Giovanni Battista invia un messaggio dalla prigione e Gesù racconta la parabola dei bambini al mercato. Mt 11,2-19; Lc 7,18-35

E9e. Mentre mangia a casa di Simone il fariseo, una donna peccatrice con un vaso di alabastro unge i piedi di Gesù con dell’olio. Gesù parla dell’amare di più e dell’amare di meno. Lc 7,36-50

E10. Subito dopo Gesù si ritira su un monte. Mc 6,45-46

E11. In seguito, a Gennesaret, Gesù guarisce molte persone. Mc 6,53-56

E12a. Rimprovero alle città della Galilea. Mt 11,20-24

E12b. In quel tempo, Gesù insegnò il riposo per gli affaticati. Mt 11,25-30

E13. Gesù si allontana da quel luogo. Mt 12,15-21

E14. In una casa dove c’era troppa gente per poter mangiare, la famiglia di Gesù pensa che Egli sia fuori di sé. Mc 3,20-21

E15. Gesù guarisce un cieco posseduto dai demoni. Mt 12,22-23

E16. Gesù parla degli uomini forti nella casa e della bestemmia contro lo Spirito Santo. Mt 12,24-37; Mc 3,22-30

E17. La madre e i fratelli di Gesù. Mt 12,46-50; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21

E18. Prima richiesta di un segno e profezia dei tre giorni e tre notti. Mt 12,38-45

E19. In Galilea, dalla barca, la parabola del seminatore. Mt 13,1-23; Mc 4,1-20; Lc 8,1-15

E20. Parabola della zizzania. Mt 13,24-30

E21. Parabola della lampada sul candelabro. Mc 4,21-25; Lc 8,16-18

E22. La parabola del seme che cresce. Mc 4,26-29

E23. Parabola del granello di senape. Mt 13,31-35; Mc 4,30-34

E24. In casa, spiega la parabola della zizzania. Mt 13,36-43

E25. Le parabole del tesoro nascosto, della perla e della rete. Mt 13,44-53

E26. Gesù torna a Nazaret; il profeta senza onore. Mt 13,53-58; Mc 6,1-6 (Agostino e alcuni altri ritengono che vi si riferisca anche Lc 4,16-30).

E27. Come fu ucciso Giovanni Battista. Mt 14,1-12; Mc 6,14-29; Lc 9,7-9

In questo elenco di 65 eventi, 0 eventi erano comuni a tutti e quattro i Vangeli, 13 eventi erano comuni ai tre sinottici, 1 evento era comune a Matteo e Luca, 4 eventi erano comuni a Matteo e Marco, 4 eventi erano comuni a Matteo e Luca, 4 eventi erano comuni a Marco e Luca, 15 eventi erano presenti solo in Matteo, 7 eventi erano presenti solo in Marco, 7 eventi erano presenti solo in Luca e 8 eventi erano presenti solo in Giovanni.

D: Nei Vangeli, quali sono state le ipotesi fondamentali formulate riguardo al ministero iniziale di Gesù?

R: Ogni analisi si basa su ipotesi, ed ecco quelle che ho utilizzato in questo contesto.

a) Alcuni passaggi di Giovanni sono stati collocati nel periodo centrale, laddove potevano inserirsi anche in tale contesto. L’armonizzazione dei Vangeli contenuta nella «NIV Study Bible» colloca i passaggi di Giovanni in modo diverso.

b) I Vangeli sono stati disposti in ordine cronologico, tranne dove sottolineato, ovvero in più di 10 punti.

D: In Gv 1,43-50, Gesù chiamò questi discepoli a seguirlo in quel momento, oppure li nominò apostoli in seguito, come indicano Mt 4,18-22; Mc 1,14-20 e Lc 5,1-11?

R: Entrambe le cose. Gesù li chiamò a seguirLo in quel momento, ma solo in seguito li designò come i Dodici. Il libro *When Critics Ask*, a pag. 405, distingue tra il loro primo incontro e la loro chiamata definitiva. Sottolinea che, in Giovanni 1,39, essi rimasero con Gesù solo quel giorno.

Oggi Dio ci chiama innanzitutto a essere Suoi figli. Molte persone Egli chiama in seguito a un servizio più importante, e alcune le chiama in seguito a un ministero ancora più grande.

D: In Mt 4,17; 10,7; Mc 1,15; Lc 8,10; Gv 3,5 il regno di Dio e il regno dei cieli sono identici, oppure vi è una leggera differenza tra i due?

R: Molti li hanno considerati identici; non si può far parte dell’uno senza far parte dell’altro. Matteo usa entrambi i termini, mentre Marco, Luca e Giovanni usano solo «regno di Dio». Gesù utilizza entrambi i termini in versetti contigui in Matteo 19,23-24. Il *New International Bible Commentary*, a pag. 1123, afferma che gli ebrei di quel tempo non solo erano restii a pronunciare il nome proprio di Dio (Yahweh), ma anche quello di Elohim. Pertanto, utilizzavano come sinonimi *ha-shem* (il Nome), *maqom* (luogo) e *shamayim* (cielo). Pertanto, invece di dire «il regno di Dio», alcuni ebrei potevano dire «il regno dei cieli».

Altri individuano una leggera differenza: il regno dei cieli è il luogo in cui tutti i credenti si recano dopo la morte, mentre il regno di Dio è ciò a cui apparteniamo già ora, una volta salvati.

Indipendentemente dalle singole parole, possiamo tutti concordare sul fatto che la nostra salvezza abbia sia un aspetto presente sulla terra sia un aspetto futuro in cielo (1 Corinzi 13:12; Filippesi 1:21-24) che non si realizzerà finché non raggiungeremo il cielo. In Giovanni 3:5 alcuni ritengono che l’acqua si riferisca al liquido amniotico al momento della nascita di un bambino, mentre altri pensano che si riferisca al battesimo. Non può significare il battesimo a meno che il ladrone sulla croce non fosse stato salvato! Ma può significare che una persona non fa parte in modo visibile del regno di Dio sulla terra finché non viene battezzata. Analogamente, molte chiese non consentono a nessuno di partecipare alla Cena del Signore finché non sia stato battezzato.

D: In Gv 4,26, perché Gesù si affrettò a dire alla donna samaritana che era il Messia, mentre in altri contesti, come in Mt 16,13-20, sembrava riluttante a farlo?

R: Vi sono due risposte complementari: il momento e il pubblico.

Il momento: all’inizio del Suo ministero Gesù non sottolineava pubblicamente davanti agli ebrei di essere Dio e di essere il Messia. Molti capi ebrei avevano difficoltà ad accettare che il Messia non venisse in potenza la prima volta. Gesù sembrava voler lasciare che fossero innanzitutto i Suoi miracoli e il Suo insegnamento a parlare per Lui, per poi, in una fase successiva del Suo ministero, sottolineare di essere il Pane della Vita, il grande «Io Sono», la via, la verità e la vita, nonché il Messia. Tuttavia, il colloquio di Gesù con la donna samaritana avvenne in una fase molto precoce del Suo ministero.

Pubblico: I Samaritani non avrebbero avuto le stesse difficoltà ad accettare Gesù come Messia. Pertanto, Egli lo disse chiaramente alla donna samaritana. Inoltre, era improbabile che i Samaritani ne parlassero a molti ebrei.

D: In Lc 6,12-49 e Lc 12,3-38, perché il testo sembra simile al Discorso della Montagna in Mt 5,1-7,29?

R: Esistono tre diverse risposte.

a. Probabilmente Gesù tenne un sermone simile almeno due volte. Gesù si rivolgeva a folle diverse e probabilmente avrebbe espresso un messaggio simile in più occasioni. Non tutti avrebbero potuto ascoltare il sermone la prima volta.

b. Forse si trattava dello stesso sermone, e ciascun evangelista ne ha trascritto una parafrasi basandosi su ciò che ricordava. Una «piana» in cima a una montagna è semplicemente ciò che chiamiamo altopiano o mesa. Tuttavia, non vi è nulla, se non la somiglianza dei contenuti, che suggerisca che si trattasse dello stesso sermone.

c. Nel libro *When Critics Ask*, a pag. 387, si osserva che si dice solo che Gesù si trovava su un luogo pianeggiante, non che vi si trovasse anche la folla. Il fatto che Gesù si trovasse su un luogo pianeggiante per predicare a una folla seduta sul versante di una montagna creerebbe un anfiteatro naturale.

A prescindere da ciò, l’insegnamento di Gesù è senza tempo e vero, indipendentemente da quante volte lo abbia pronunciato.

D: In Lc 6,12-19; Lc 12,3-38 e Mt 5,1-7,29, perché non troviamo questi passaggi in Marco o in Giovanni?

R: I diversi autori dei Vangeli hanno riportato dettagli diversi. Inoltre, è molto probabile che il Vangelo secondo Giovanni sia stato scritto per ultimo, e sembra che esso includa una profondità aggiuntiva che gli altri non possiedono, tralasciando invece elementi già menzionati dagli altri autori dei Vangeli.

D: In Lc 6,17, Gesù si trovava in un luogo pianeggiante per insegnare loro, oppure era seduto, come afferma Matteo 5,1?

R: Esistono due risposte, ed entrambe sono probabilmente vere.

I sermoni riportati in Matteo e Luca risalgono probabilmente a due occasioni diverse. Inoltre, anche quando Gesù stava in piedi, dopo aver parlato a lungo, poteva decidere di sedersi. Si ricordi che un sermone poteva durare diverse ore e che ciò che abbiamo sia in Matteo che in Luca sono solo versioni sintetiche.

D: In Mt 5,3, Gesù menzionò i «poveri in spirito», o solo i poveri di Lc 6,20?

R: Gesù potrebbe aver detto entrambe le cose. Sia Matteo che Luca parafrasano ciò che Gesù insegnò. Questi due sermoni potrebbero riferirsi a occasioni diverse, e Gesù potrebbe aver detto entrambe le cose. D’altra parte, questi due sermoni potrebbero essere stati lo stesso. Uno si tenne su una montagna e l’altro in una pianura. Potrebbe trattarsi di un unico sermone tenuto su un altopiano, ovvero un’area pianeggiante sulla cima di alcune montagne.

In ogni caso, comprendiamo che Gesù si riferisse a coloro che erano bisognosi e che riconoscessero di esserlo.

D: In Mt 8,2 leggiamo di un lebbroso che si recò da Gesù, lo adorò, gli chiese di guarirlo e Gesù lo purificò. Ma in Lc 17,12- leggiamo di dieci uomini lebbrosi che Gesù incontrò in un villaggio. Essi si fermarono a distanza, alzarono la voce e dissero: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi». E quando Gesù li vide, non ebbe bisogno di toccarli, ma disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E avvenne che, mentre andavano, furono purificati. Erano dieci lebbrosi o solo uno? Se si trattasse della stessa storia, perché vi sono dettagli diversi tra i due Vangeli?

R: Innanzitutto, possiamo essere certi che in quel periodo in terra d’Israele ci fossero più di undici lebbrosi. I due episodi presentano dettagli completamente diversi perché Gesù guarì i lebbrosi in diverse occasioni. Gesù guarì un lebbroso (che in seguito si mise a spettegolare) in Matteo 8:1-4, Marco 1:40-45 e Luca 5:12-15. Molto più tardi, in Luca 17:11-19, Gesù guarì dieci lebbrosi.

D: Alcuni sostengono che gli scribi fossero soliti modificare alcune parole o frasi quando copiavano i manoscritti delle Scritture, al fine di chiarire o semplificare il concetto per i lettori.

Ad esempio, nei Vangeli, troviamo che Marco afferma in (Mc 2,4) che i quattro uomini che trasportavano il paralitico e lo portarono da Gesù per guarirlo, «scoprirono il tetto dove si trovava; e, dopo averlo squarciato, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico». Ma Luca in (Lc 5,19) dice che «salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il suo lettuccio in mezzo, davanti a Gesù». Lo stesso è accaduto con le Lettere di Paolo. Ad esempio, l’espressione «Parola di Cristo» in (Colossesi 3,16): vediamo che gli amanuensi l’hanno sostituita in altri manoscritti con «Parola di Dio», «Parola del Signore» e così via. È corretto? Ciò influisce sul significato o sulle dottrine?

R: Non vedo alcuna differenza sostanziale tra Marco 2:4 e Luca 5:19. Entrambe le versioni sono pienamente vere. Hanno scritto la stessa cosa in modo diverso perché avevano personalità, prospettive e stili di scrittura diversi. Non disponiamo dei Vangeli in una voce «mono», ma piuttosto in un «suono quadrifonico».

A volte gli scribi hanno leggermente modificato alcune parole, apparentemente per renderne più chiara la comprensione. Lo sappiamo perché disponiamo di numerosi manoscritti del Nuovo Testamento e possiamo constatare cosa è stato modificato. La stragrande maggioranza di essi, tuttavia, non presenta alcuna variazione di significato. Ad esempio, in molti passaggi della Lettera ai Filippesi numerosi manoscritti riportano «Cristo Gesù», mentre molti altri riportano «Gesù Cristo». Nella maggior parte di questi casi non siamo certi dell’ordine originale, ma in realtà ciò non ha alcuna importanza.

Nessuna di queste variazioni influisce sulle dottrine o sulle pratiche cristiane, e nessuna dottrina importante si basa su un solo versetto. Se qualcosa è importante nella Scrittura, Dio lo ripete, di solito in modo leggermente diverso, affinché possiamo cogliere meglio la gamma di significati.

D: In Mt 8,5-13; 9,9-13, Gesù guarì il servo del centurione prima di chiamare Matteo (Levi), o dopo, come suggeriscono Lc 5,27-32; 7,1-10?

R: Potrebbe essere in entrambi i modi, poiché nessuno dei due Vangeli indica l’ordine degli eventi e non si afferma che i Vangeli seguano un ordine cronologico. Tuttavia, entrambi riportano che Matteo/Levi fu chiamato dopo la guarigione del paralitico.

D: In Mt 8,5-10, il centurione vide Gesù direttamente, oppure, come riportato in Lc 7,6, non lo vide ma mandò degli amici?

R: Ci sono due possibili risposte.

1. Il centurione si rivolse a Gesù tramite degli amici, non direttamente. Matteo tralascia questo dettaglio e si limita a dire che il centurione si recò da Gesù con la sua richiesta, senza specificare che ciò avvenne tramite degli amici. Forse Matteo non voleva offuscare il fatto che Gesù stesse aiutando un non ebreo, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 8, pag. 200. La *NIV Study Bible*, pag. 1453, aggiunge che, analogamente, quando Pilato fece flagellare Gesù in Matteo 27:26, Matteo NON sta dicendo che Pilato lo flagellò personalmente, ma che fece flagellare Gesù.

2. Inizialmente il centurione si servì di alcuni amici. Una probabile ragione è che in tal modo non sarebbe stato troppo imbarazzante se Gesù avesse rifiutato questa richiesta proveniente da un non ebreo. Successivamente, il centurione si recò di persona. L’*Encyclopedia of Bible Difficulties*, pagg. 321-322, sostiene questa interpretazione.

D: In Mt 9,18-25; Mc 5,23-43; Lc 7,11-17; 8,41-56 e Gv 11,1-44, durante il Suo ministero terreno, chi ha risuscitato Gesù dai morti e perché?

R: Tutti e tre i miracoli hanno glorificato Dio e hanno dimostrato che Gesù era il Figlio di Dio.

Il figlio della vedova in Luca 7,11-17. Forse il figlio defunto non è tornato in vita tanto per il proprio bene, quanto per quello di sua madre.

La figlia di Giairo in Matteo 9,18-25; Marco 5,23.35-43; Luca 8,41-42,49-56. In questo caso la ragazza stava morendo, e Gesù subì un ritardo perché stava assistendo un’altra donna. Dio forse non arriva spesso in anticipo, ma non è mai troppo tardi per agire.

Lazzaro in Giovanni 11:1-44. Curiosamente, sebbene Gesù amasse particolarmente Lazzaro (cfr. Giovanni 11:3), in Giovanni 11:7 Egli attese altri due giorni, mentre Lazzaro era malato, fino a quando questi non morì. Inizialmente ciò potrebbe aver scosso profondamente la fede di Maria e Marta, ma talvolta Dio mette deliberatamente alla prova la nostra fede per la Sua gloria e per renderci più saldi nella fede.

D: In Matteo 9,18, la figlia di Giairo era morta o stava morendo, come riportano Marco 5,22 e Luca 8,42?

R: Innanzitutto un po’ di greco, due ipotesi che probabilmente non sono la risposta, e poi la risposta più probabile.

Greco

In Matteo 9,18, la frase greca arti eteleutesen significa «è morta proprio ora» secondo la traduzione letterale di Green, oppure «è appena morta», ma non «sta morendo ora» secondo The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8, pag. 230.

In Marco 5,22 la locuzione greca eschatus exei significa «alla fine». La nostra parola «escatologia» deriva proprio dalla prima di queste due parole.

In Luca 8:42 la parola greca apethnesken significa «morente».

Risposta errata: il coma è simile alla morte

La respirazione di una persona in coma è molto superficiale ed è difficile stabilire quando sia avvenuta la morte. Tuttavia, questa probabilmente non è la risposta corretta poiché Giairo se n’era andato già da un po’ di tempo e una persona in coma sarebbe ancora stata in qualche modo calda. Infine, il fatto che gli amici di Giairo gli abbiano poi riferito che sua figlia era finalmente morta contraddirebbe questa ipotesi.

Probabilmente non è la risposta corretta: Giairo disse tutte e tre le cose

Giaro stesso non era sicuro se sua figlia fosse ancora viva quando parlò con Gesù, o se fosse già venuta a mancare mentre si recava da Lui. Pertanto, Giaro potrebbe aver detto in un primo momento che era morta, in un secondo momento che era in fin di vita e in un terzo momento che stava morendo. Tuttavia, in tutti e tre i Vangeli, Giaro rivolse a Gesù le parole in questione e, sebbene possa aver ripetuto la sua richiesta a Gesù tre volte, utilizzando tre diverse formulazioni, la risposta successiva è più probabile.

La risposta: gli autori dei Vangeli hanno parafrasato

In altri punti dei Vangeli i dialoghi sono parafrasi, non citazioni esatte, e si concentrano sui punti principali tralasciando i dettagli. Ad esempio, quando la gente veniva per tutto il giorno ad ascoltare l’insegnamento di Gesù, eppure possiamo leggere il racconto in soli cinque minuti, cosa facevano per il resto del tempo? Come dice Giovanni 21:25: «Ci sono molte altre cose che Gesù fece. Se fossero state tutte scritte, suppongo che nemmeno il mondo stesso avrebbe spazio per i libri che verrebbero scritti.» (BSB)

Riflettete su questo: bastano circa tre secondi per leggere ciò che disse Giairo in uno qualsiasi dei racconti. Quando Giairo giunse, parlò a Gesù solo per tre secondi e poi tacque? – Naturalmente non lo pensiamo. Ciò significa però che ogni autore dei Vangeli ha scelto di tralasciare molti dettagli superflui e ha voluto semplicemente riportare il punto principale espresso da Giairo. Qualunque sia stata la frase utilizzata da Giairo – e potrebbe averne usate più di una – la sua amata figlia stava giungendo alla fine della sua vita.

D: In Mt 9,24, Mc 5,39 e Lc 8,52, perché Gesù disse che la ragazza stava solo dormendo?

R: Innanzitutto ciò che probabilmente non è la risposta, e poi la risposta.

Probabilmente non è questa la risposta: lo stato vegetativo è simile alla morte

Sebbene il termine «sonno» sia spesso usato per indicare la morte, potrebbe trattarsi di un coma o di uno stato vegetativo. Gesù disse: «La bambina non è morta, ma dorme» in Marco 5,39. Tuttavia, in Marco 5,35, quando gli amici di Giairo gli dissero di non disturbare Gesù perché sua figlia era morta, ella era completamente morta, per quanto potessero constatare.

La risposta:

Gesù voleva sottolineare che per Lui la morte non è altro che il sonno del corpo fisico.

D: In Matteo 9,22, 28, 29, può spiegarmi la differenza tra la fede che guarisce e la fede salvifica? Ad esempio, in Matteo 9,22 Gesù dice: «Figlia, abbi coraggio, la tua fede ti ha guarita», e in Matteo 9,29: «Gesù toccò i loro occhi dicendo: “Vi sia fatto secondo la vostra fede”», e in Matteo 15,28 «Allora Gesù le disse: “O donna, la tua fede è grande; sia fatto per te come desideri”». E sua figlia fu guarita immediatamente. La fede è una cosa naturale? La fede manifestata nelle guarigioni compiute da Gesù era generata dalle persone che venivano guarite, oppure è stato Dio, attraverso lo Spirito Santo, a concedere loro la fede necessaria alla guarigione affinché Dio potesse essere glorificato? In Ef 2,8: «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è dono di Dio»; io interpreto questo passo nel senso che la fede è dono di Dio.

R: Ha posto una domanda profonda. La risposta breve è che esiste una sola fede: la fede in Dio. Ma tale fede può esprimersi nella guarigione fisica e in una vita santa, e può anche essere ostacolata o sottratta.

Per una risposta più approfondita, esaminiamo innanzitutto la fede in generale, e poi i diversi aspetti della fede. Sebbene la fede comprenda l’adesione intellettuale, Giacomo 2:19 mostra che è molto più di questo: è fiducia. C’è una famosa storia secondo cui, nel XIX secolo, un celebre funambolo di nome Charles Blondin stava attraversando le Cascate del Niagara su una fune spingendo una carriola. Qualcuno gli disse di avere fede nel fatto che ce l’avrebbe fatta. Egli rispose che, se davvero ci credevano, allora dovevano salire sulla carriola. La fede non consiste semplicemente nel dire «io credo», ma nell’essere disposti a salire sulla carriola. Abbiamo fiducia in Dio al punto da essere disposti a sembrare sciocchi se Dio non mantenesse la Sua promessa? La fede è una cosa lodevole, ed Ebrei 11 fornisce molti esempi non solo di fede intellettuale, ma di vita vissuta per fede.
La fede deve avere il giusto oggetto; credere sinceramente in un idolo non vi porterà da nessuna parte, o almeno non in un luogo positivo. Se una persona crede e mette in pratica molte cose buone, ma non crede che Gesù sia morto per i nostri peccati e sia risorto dai morti, la sua fede è vana secondo 1 Corinzi 15:1-8. Essi non furono guariti grazie alla fede nella guarigione, alla fede in se stessi, alla fede in qualche santo o persino alla fede nella fede; furono guariti grazie alla fede in Gesù. È interessante notare che, proprio prima di questo passo, in Matteo 9:1-8, Gesù guarì un paralitico, e non vi è alcun accenno alla sua fede, né in realtà a nulla che lo riguardi. Possiamo facilmente dedurre che i suoi amici avessero fede sufficiente da prendersi la briga di portarlo da Gesù; e sebbene egli potesse avere fede, ciò non viene menzionato. Pertanto, sebbene non possiamo avere una fede salvifica per nessuno se non per noi stessi, la nostra fede può essere uno strumento efficace che Dio utilizza nella vita degli altri. D’altro canto, in Matteo 13,57-58, Gesù scelse di non compiere molti miracoli a Nazaret a causa della loro mancanza di fede.
Purtroppo la nostra fede può essere parziale e incompleta in termini di durata, sincerità e portata.

Fede solo per un certo periodo: Giuda Iscariota credette in Gesù al punto da abbandonare la sua vita precedente e seguirlo, almeno per un certo periodo. Eppure, anche prima di tradire Gesù, Giuda rubava dalla borsa dei fondi, come riportato in Giovanni 12:6. Giuda usciva persino con gli altri undici discepoli a predicare nelle campagne, come riportato in Matteo 10:4-16; tuttavia, sebbene la fede di molte persone avrebbe potuto rafforzarsi vedendo i grandi miracoli, egli non aveva (o forse è meglio dire non voleva avere) la fede che Dio si sarebbe preso cura dei suoi bisogni economici e che non aveva bisogno di rubare a Gesù e ai discepoli. Pertanto, pur avendo avuto fede per un certo periodo, sebbene io creda che i veri salvati non possano mai essere «diseletti», credo anche agli avvertimenti della Bibbia secondo cui alcuni che sono stati illuminati e hanno assaporato (ma non dice «inghiottito») il dono celeste, possono allontanarsi e cadere nella distruzione eterna (Ebrei 6:4-6).

Insincerità e fede: alcune persone, come il seme seminato in terreno poco profondo, hanno fede per un certo periodo, ma poi si lasciano intrappolare. Possono essere oneste e ammettere di non avere più fede, oppure disoneste e affermare di avere fede pur essendo ipocrite. Una persona può avere una fede sincera mescolata a insincerità, ma essere onesta al riguardo. Quando Gesù chiese al padre di un ragazzo posseduto dai demoni se credesse, questi rispose: «Credo; aiutate la mia incredulità!» in Marco 9:24. Altri non hanno alcuna fede sincera, ma solo una fede insincera, come Simone il mago in Atti 8:18-22.

Portata della fede: alcune persone riescono a credere in Dio nelle cose importanti, dove non vi è altra scelta, ma non credono in Dio nelle piccole cose. Alcuni, come Gedeone, possono avere una fede straordinaria nel fatto che Dio li salverà in battaglia con pochi soldati, ma poi non credono che la via di Dio sia la migliore, preferendo invece guadagnare denaro grazie a un idolo, come fece vergognosamente Gedeone in Giudici 8:24-27. Sansone era simile.
Non credo che esistano due tipi di fede, la fede salvifica e la fede che guarisce; esiste una sola fede (Efesini 4:5). Ma questa fede di una persona, che risponde alla parola di Dio, come un seme in Matteo 13:12-23, può crescere (molto o poco), moltiplicarsi in altri, ma può anche appassire e morire e la persona allontanarsi dalla fede (Matteo 13:20-21). A titolo di monito per noi, esaminiamo quattro esempi di fede che è venuta meno:

Gesù insegnò in Matteo 7:21-23 che ci saranno persone che predicheranno il Vangelo (presumibilmente il vero Vangelo) e compiranno persino miracoli nel nome di Gesù, cosa che, ne sono certo, concorderete richiederebbe una grande fede. Eppure, alla fine, queste persone andranno all’inferno perché erano malfattori. È significativo che Gesù non abbia detto: «Mi sono dimenticato di voi», «Vi ho persi» o «Avete perso la vostra salvezza». Piuttosto, Gesù disse a questi malfattori dotati di grande fede: «Non vi ho mai conosciuti».

Una persona destinata all’inferno può essere aiutata dalla fede? Sì, almeno per un breve periodo. 2 Pietro 2:20-22 afferma: «Se infatti, dopo essere sfuggiti alla corruzione del mondo grazie alla conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ne sono stati nuovamente intrappolati e sopraffatti, la loro condizione finale è peggiore di quella iniziale. Sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia piuttosto che averla conosciuta e poi essersi allontanati dal santo comandamento che era stato loro trasmesso. Di loro si avverano i proverbi: “Il cane ritorna al proprio vomito” e “La scrofa lavata torna a rotolarsi nel fango”». (BSB) Quella persona non è mai stata salvata; è sempre stata un cane o una scrofa. Eppure quella persona, in un certo senso, «conosceva» il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. La sua conoscenza era sufficiente persino a sollevarla da una vita peccaminosa a una vita devota, ma solo per un po’.

Molte persone ricevono aiuto da Gesù proprio come i nove lebbrosi di Luca 17:11-19. Gesù guarì dieci lebbrosi, eppure solo uno, un samaritano, tornò indietro e ringraziò Gesù. «“Non sono stati purificati tutti e dieci?” chiese Gesù. “Dove sono dunque gli altri nove? Non si è trovato nessuno, tranne questo straniero, che tornasse a rendere gloria a Dio?” Allora Gesù gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”» (BSB) Gli altri nove furono sinceramente aiutati fisicamente, e nulla indica che la loro guarigione fisica sia stata revocata. Ma la guarigione fisica era tutto ciò che avevano ottenuto; solo il samaritano si avvicinò a Cristo e lodò Dio. Se avessi un problema fisico e dovessi scegliere tra una fede che guarisce e una fede che salva, preferirei la fede che salva e guarisce spiritualmente piuttosto che quella che si limita a guarire fisicamente. Dio dona una fede in grado di fare entrambe le cose, ma assicuratevi di porre l’accento sul Donatore, non solo sul dono.

La nostra fede deve essere salda, come insegna Giacomo 1:12; deve essere in grado di perseverare anche in condizioni difficili; eppure la fede di alcuni dura solo per un po’ e poi muore. Ritengo che l’intera differenza stia nel fatto che una fede sia curata dal Giardiniere (Giovanni 15:1b) e che la vostra fede sia o meno collegata alla Vite (Giovanni 15:1-8). Avere fede, anche una grande fede, non durerà se non viene costantemente curata da Dio. Pertanto, sebbene la fede sia importante, è ancora più importante avvicinarsi a Dio. «E ora rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e l’amore; ma la più grande di queste è l’amore.» (1 Corinzi 13:13 BSB)

Ma qual è il ruolo della fede salvifica?

La salvezza è un dono di Dio; non proviene da noi e non siamo salvati dalla nostra fede. Piuttosto, siamo salvati dalla grazia di Dio, attraverso la nostra fede, non per le opere, come afferma Efesini 2:8-9. Tre cose emergono da questa breve ma complessa coppia di versetti:

È per grazia. Non possiamo «meritarci» la salvezza, altrimenti non sarebbe grazia.

È per mezzo della fede. La fede ha un ruolo diverso dalla grazia. La fede è la nostra risposta all’iniziativa di Dio.

Non è per le opere. Le opere non hanno lo stesso ruolo della grazia; non contribuiscono in alcun modo a meritare la nostra salvezza.

Le opere hanno un ruolo diverso dalla fede; non siamo salvati attraverso le opere, ma piuttosto attraverso la fede.

Ci si potrebbe quindi chiedere se le opere abbiano davvero qualcosa a che fare con la salvezza. Paolo anticipa questa domanda e vi risponde in Efesini 2,10. Le opere hanno effettivamente un ruolo nella salvezza, ma non quello che alcune persone e molti cattolici insegnano. Le opere sono il frutto della nostra salvezza, non la causa. Non siamo salvati per servire, ma piuttosto salvati per servire. Se le due cose non vanno di pari passo nella vita di un credente, ci si potrebbe chiedere se quella persona sia davvero credente, come fa Giacomo 2,14-25, ma esse hanno ruoli diversi.

Tuttavia, poiché è errato affermare che le opere abbiano lo stesso ruolo della fede nella nostra salvezza, come sostengono alcuni cattolici, è altrettanto errato affermare che la fede abbia lo stesso ruolo delle opere nella nostra salvezza, come insegnano alcuni calvinisti. Ebrei 4:2 recita: «Infatti anche noi abbiamo ricevuto il Vangelo proprio come loro; ma il messaggio che essi udirono non servì a nulla, poiché non condividevano la fede di coloro che lo avevano compreso». (BSB)

Per quanto riguarda la questione se questa fede duratura sia un dono di Dio o una nostra responsabilità, la risposta è entrambe le cose. Dio ci dona la fede come dono, e noi possiamo e dobbiamo chiedere la fede. Tuttavia, abbiamo la responsabilità di credere e la responsabilità di correre con perseveranza (Ebrei 12:1). Abbiamo la responsabilità di mettere alla prova ed esaminare sia noi stessi che i nostri maestri (2 Corinzi 13:5-6). Tuttavia, possiamo confidare nel fatto che Dio sigilli tutti coloro che sono salvati con il Suo Spirito Santo, «che è il pegno della nostra eredità fino alla redenzione di coloro che sono proprietà di Dio…» (Efesini 1:14 BSB). Per ulteriori informazioni, consultate www.BibleQuery.org nel menu a sinistra alla voce «Dottrina» e poi «Predestinazione».

D: In Mc 5,35 e Lc 8,49 fu comunicata a Giairo la notizia che sua figlia era morta?

R: Sebbene entrambe le ipotesi siano possibili, la prima sembra essere la più verosimile.

a) È possibile che Giairo sapesse che sua figlia stava per morire quando partì per andare da Gesù e che, mentre tornava, gli fosse stato detto che sua figlia era appena venuta a mancare.

b) È più probabile, tuttavia, che Giairo sapesse già che sua figlia era morta, o praticamente morta, quando partì per andare da Gesù, e che, mentre tornava, gli fosse stato detto in sostanza: «Non disturbi più Gesù, sapeva già che sua figlia era morta».

In entrambi i casi, tuttavia, il messaggio rivolto a Giairo era: «Non disturbi Gesù, poiché nemmeno Lui può fare nulla al riguardo». Spero che non adottiamo mai un simile atteggiamento, proprio come Giairo scelse di avere fede e di rifiutare tale atteggiamento.

D: In Mt 10,2-5; Mc 3,16-18; Lc 6,13-16; Gv 1,45-47; 21,2 e At 1,13, l’elenco dei dodici discepoli è diverso, come suggerisce la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 998?

R: No. Sebbene l’ordine sia in qualche modo diverso, gli elenchi sono gli stessi, purché si tenga presente quanto segue.

Simone Barjona è lo stesso di Pietro. Barjona significa «bar» (figlio di) Jona. Simone è un nome ebraico, mentre Pietro è un nome greco.

Matteo il pubblicano = Levi, figlio di Alfeo, il pubblicano in Marco 2:13-17. Levi è un nome ebraico. Anche Matteo è un nome ebraico, una forma abbreviata di Mattia. Forse, in quanto pubblicano, desiderava un nome d’arte.

Giacomo, figlio di Alfeo, è lo stesso di Giacomo il Giovane in Marco 15:40. La Concordanza di Strong afferma che Giacomo è una forma greccizzata del nome ebraico Giacobbe.

Bartolomeo (in tutti gli elenchi) è lo stesso di Natanaele in Giovanni 1:45-47; 21:2. Il nome aramaico Bartolomeo potrebbe non essere stato il suo nome di battesimo, ma il suo cognome, poiché significa «Bar» (figlio di) Talmai/Tolmai/Talmar. Anche Natanaele è aramaico e significa «dono di Dio».

Taddeo corrisponde a Giuda, figlio di Giacomo, in Luca 6,16 e Atti 1,13, analogamente a come Pietro e Simone siano la stessa persona. Forse, dopo la crocifissione, Taddeo non volle più essere chiamato Giuda, per evitare una potenziale confusione con Giuda Iscariota. Giuda è un nome ebraico. Alcuni manoscritti greci riportano il nome Taddeo, altri «Lebbaeus», mentre altri ancora indicano «Lebbaeus, detto/soprannominato Taddeo»; «Lebbaeus» è la forma greca di «Levi».

Giuda Iscariota non compare in Atti 1,13 per ovvie ragioni.

Per quanto riguarda gli altri — Andrea, Giacomo figlio di Zebedeo, Giovanni, Filippo, Tommaso e Simone lo Zelota — ci viene indicato un solo nome.

Si potrebbe ipotizzare che Natanaele in Giovanni 1,43-45; 21,2 non fosse la stessa persona di Bartolomeo. Questa interpretazione non implicherebbe un errore nella Bibbia, ma solo che Natanaele fosse un discepolo pur non essendo uno dei dodici.

D: In Matteo 10,9-10, perché ai discepoli veniva detto di non procurarsi bastoni e in Luca 9,3 di non portare un bastone, dal momento che in Marco 6,8-9 dovevano portare solo un bastone?

R: I cristiani danno tre risposte diverse, ma la terza è la più probabile.

Viaggi multipli: avrebbero potuto effettuare più viaggi. Tuttavia, l’unico motivo per ipotizzare viaggi multipli è quello di conciliare il fatto di aver portato un bastone con quello di non averlo portato.

Parole greche diverse: il termine «acquistare» in Matteo è diverso da «possedere» in Marco. Avrebbero potuto portare il bastone che già possedevano, ma non portarne uno di riserva, né qualsiasi altra cosa del genere. Il termine greco per «prendere/acquistare» in Matteo 10:9 può significare «acquistare» nel senso di «non comprate né raccogliete queste cose». Il termine greco in Marco 6:8 significa «possedere». La difficoltà di questa interpretazione risiede nel fatto che il termine greco in Luca 9:3 è semplicemente una diversa coniugazione dello stesso termine greco presente in Marco 6:8.

Errore degli scribi: forse le copie che abbiamo di Marco hanno sostituito «solo» al posto di «non». Sebbene tutte le copie in nostro possesso riportino «non», in greco la differenza tra «solo» e «non» consiste nell’aggiunta della parola greca di due lettere ei. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 422-424, menziona un errore di trascrizione di natura diversa, in cui Matteo, pur avendo solitamente una profonda familiarità con Marco, in questo caso seguì Luca. Pertanto, in altre parole, «solo/tranne un bastone» in Marco dovrebbe probabilmente essere «non un bastone», come in Matteo e Luca.

D: In Mt 10,9-10, i discepoli non dovevano procurarsi scarpe/sandali, oppure dovevano portare con sé i sandali come afferma Mc 6,8-9?

R: Il termine greco in Matteo può significare «scarpe», mentre quello in Marco non può significare scarpe. La traduzione letterale di Green rende il termine in Marco 6,9 come «sandali allacciati sotto». Luca 9,3 non menziona nulla riguardo a scarpe o sandali.

Pertanto, in conclusione, probabilmente potevano portare con sé i sandali, ma non le scarpe, che sarebbero state più adatte ai lunghi viaggi. Ciò è coerente con il fatto che non portassero con sé nemmeno i bastoni.

D: In Mt 10,22; 24,13 e Mc 13,13, cosa significa esattamente «perseverare fino alla “fine”» di cui parlava Gesù?

R: Si tratta della fine della grande tribolazione.

D: In Mc 1,15, «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino», si utilizza il verbo greco eggizo al passato, il che indica che il regno di Dio si è avvicinato ma non ha ancora prevalso. Ma in Mt 11,4-5 Gesù rivela che il Regno è presente nel tempo ed è legato alla Sua persona, poiché Matteo non ha utilizzato né l’espressione «regno di Dio» né il verbo eggizo. Perché esiste questa differenza tra i due Vangeli riguardo al concetto di Regno?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1) In Marco 1,15, all’inizio del Suo ministero, prima che Gesù annunciasse chi fosse, Egli disse che il tempo era compiuto (passato), poiché il Regno di Dio è [ora] vicino. È il tempo che si è compiuto, non il Regno di Dio.

2) Matteo 11,4-5 non parla affatto del Regno di Dio, tanto meno se sia al tempo passato o presente. Gesù parlò invece della buona novella predicata ai poveri.

3) Per noi, il Regno di Dio è vicino, poiché è dentro di noi. Tuttavia, la piena realizzazione del Regno di Dio avverrà solo in futuro.

D: In Mt 11,14 e Gv 1,21, in che senso Giovanni è l’Elia che deve venire?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Elia stesso apparve durante la Trasfigurazione, e probabilmente apparirà letteralmente prima della seconda venuta di Gesù, ma Giovanni Battista è una persona diversa da Elia.

2. Giovanni ha adempiuto il ruolo di Elia di cui parla Malachia 4,5 in vista della prima venuta di Cristo, ma Elia stesso apparirà in vista della seconda venuta di Cristo.

3. Come osserva Arndt in *Bible Difficulties and Seeming Contradictions* (p. 127), Gesù non disse che Giovanni fosse l’antico Elia tornato in vita. Piuttosto, Gesù disse che Giovanni era l’Elia che doveva venire.

4. Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, capitolo 49, sottolinea che l’espressione secondo cui una persona «ha lo spirito di un’altra» era già stata utilizzata in altri passi della Bibbia, quando Dio prese lo spirito che era su Mosè e lo pose su Giosuè, e quando Eliseo ricevette una doppia porzione dello spirito di Elia. Nessuno interpreterebbe questi due esempi come reincarnazione o come se si trattasse della stessa persona, poiché in entrambi i casi il più anziano e il più giovane erano in vita contemporaneamente.

D: In Mt 11,14 e Gv 1,21, questi passi sostengono la reincarnazione di Elia?

R: No. L’errore della reincarnazione insegna che una persona muore, abbandona per sempre il proprio vecchio corpo e ritorna in un corpo nuovo. Elia non è mai morto, ed è stato lui (non Giovanni Battista) ad apparire a Gesù durante la Trasfigurazione. Elia tornerà nel proprio corpo negli ultimi tempi. Tertulliano (198-220 d.C.) risponde bene a questa domanda nel *Trattato sull’anima*, cap. 35, pagg. 217-218. Egli aggiunge che «lo spirito e il potere» furono concessi come doni esterni per grazia di Dio.

D: Nei Vangeli, che cosa si intende per «armonia» riguardo al ministero di Gesù nel periodo intermedio?

R: Il periodo centrale, composto da 24 eventi, include i due miracoli dell’alimentazione e va dal momento in cui Giovanni Battista fu ucciso e Gesù lasciò la Galilea fino al periodo trascorso a Cesarea di Filippo. I numeri si riferiscono a eventi che devono seguire quelli precedenti. Le lettere, quali a, b, c, si riferiscono a eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Le parole in grassetto indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo. I versetti sottolineati indicano passaggi che probabilmente non seguono un ordine cronologico.

Ministero centrale: Mt 14,13-16,28; Mc 6,30-9,1; Lc 9,11-27; Gv 6,1-7,9

M1. Lasciata la Galilea, Gesù e i discepoli si ritirano a Betsaida. Lc 9,10

M2a. Le folle trovano Gesù. Lc 9,11

M2b. Sulla riva di fronte a Cafarnao, Gesù predica alle folle e compie guarigioni. Mt 14,13-14; Gv 6,1-4

M3. Sull’erba (non a Gennesaret), la prima moltiplicazione dei pani da parte di Gesù: 5.000 uomini, oltre a donne e bambini, con 5 pani e 2 pesci. Si trattava di ebrei che avevano trascorso una giornata con Gesù. Rimasero 12 ceste di avanzi. Mt 14,15-21; Mc 6,30-44; Lc 9,12-17; Gv 6,1-14

M4. Durante il viaggio verso Gennesaret, nella quarta vigilia della notte, Gesù e Pietro camminano sulle acque. Mt 14,22-36; Mc 6,45-52

M5a. A Gennesaret, Gesù guarisce degli uomini. Mt 14,34-36; Mc 6,53-56

M5b. Gesù si ritira su un monte. Gv 6,15

M6a1. Durante il viaggio verso Cafarnao, dopo aver remato per 3 o 3 miglia e mezzo (4,8 o 5,6 chilometri), i discepoli vedono Gesù camminare sulle acque. Gv 6,16-24a

M6a2. Immediatamente la barca giunge a destinazione. Gv 6,24b

M6a3. Sul lago vicino a Cafarnao, Gesù è il pane della vita. Gv 6,25-71

M6a4. Fino alla Festa dei Tabernacoli Gesù rimane in Galilea. Gv 7,1-9

M6b. I farisei criticano i discepoli di Gesù; il puro e l’impuro. Mt 15,1-20; Mc 7,1-23

M7. A Tiro e a Sidone, Gesù guarisce la figlia di una donna. Mt 15,21-28; Mc 7,24-30

M8. Nella Decapoli Gesù guarisce l’uomo sordo e muto. Mc 7,31-37

M9. In Galilea, Gesù guarisce e insegna alle folle. Mt 15,29-31; Mc 8,1

M10. Sulle rive del Mare di Galilea, Gesù sfama per la seconda volta un’altra grande folla: 4.000 uomini, oltre a donne e bambini, con sette pani e alcuni pesciolini. Si trattava di gentili che avevano trascorso tre giorni con Gesù. Rimasero sette ceste di avanzi. Mt 15,32-38; Mc 8,2-9

M11. Gesù sale sulla barca diretto a Magadan/Dalmanutha. Mt 15,39; Mc 8,10

M12a. I farisei avanzano la seconda richiesta di un segno dal cielo. Mt 16,1-4; Mc 8,11-13

M12b. Gesù parla del lievito e dei due miracoli dell’alimentazione. Mt 16,5-12; Mc 8,14-21

M12c. A Betsaida Gesù guarisce un cieco. Mc 8,22-26

M12d. Nei pressi di Cesarea di Filippo (dove si trovava una grande roccia), Pietro confessa che Gesù è il Cristo. Mt 16,13-20; Mc 8,27-30; Lc 9,18-20

M13. Gesù predice la propria morte. Mt 16,21-22; Mc 8,31; Lc 9,21-22

M14. Gesù dice a Pietro: «Vattene via da me, Satana». Mt 16,23; Mc 8,32-33

M15. Il costo della sequela di Gesù. Mt 16,24-28; Mc 8,34-9,1; Lc 9,23-27

D: Nei Vangeli, quali sono stati i presupposti fondamentali adottati per garantire l’armonia nella fase centrale del ministero di Gesù?

R: Ecco i presupposti che ho utilizzato per ricostruire questa sequenza di eventi.

a) I Vangeli seguono un ordine cronologico per quanto riguarda il periodo centrale del ministero di Gesù. Sebbene possano presentare alcuni elementi fuori ordine, non vi è motivo di sospettarlo.

b) Alcuni passaggi di Luca, che ho collocato nella fase successiva del ministero di Gesù, potrebbero inserirsi anche in questa sezione.

D: In Mt 12,30, Bart Ehrman chiede: «Alcuni detti di Gesù sono riportati in modi simili ma comunque divergenti. Uno dei miei esempi preferiti di questo fenomeno è la coppia di detti riportati in Matteo 12,30 e Marco 9,40. In Matteo, Gesù dichiara: «Chi non è con me è contro di me». In Marco, dice: «Chi non è contro di noi è per noi». Ha detto entrambe le cose? Potrebbe aver inteso entrambe le cose? Come possono essere vere entrambe contemporaneamente? Oppure è possibile che uno degli evangelisti abbia invertito l’ordine delle cose?» Jesus, Interrupted, p. 41

R: Francamente, non riesco proprio a capire come Ehrman possa vedere in questo una contraddizione. In Matteo 12:22-37 (corrispondente a Marco 3:20-29), ciò avviene quando a Gesù viene portato un uomo posseduto da un demone. Molto più tardi, in un’occasione del tutto diversa, in Marco 9:38-41, a Gesù viene riferito di qualcun altro che scaccia i demoni. Quindi, ovviamente, Gesù poteva dire cose diverse in giorni diversi. Forse Ehrman ha in qualche modo ritenuto contraddittorio il fatto che, se qualcuno fosse stato contro Gesù, potesse essere anche contro i Suoi seguaci, o viceversa. Ma Gesù predisse che i Suoi seguaci sarebbero stati perseguitati e uccisi perché i persecutori non conoscono né il Padre né Gesù, come si legge in Giovanni 16:3. Gesù affermò in Giovanni 15:18-21: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo vi amerebbe come cosa sua; ma poiché non siete del mondo, il mondo vi odia, perché io vi ho scelti dal mondo. Ricordate la parola che vi ho detto: “Nessun servo è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma vi tratteranno così a causa del mio nome». Gesù si identificò profondamente con i Suoi seguaci in Matteo 25:34-46, nella parabola delle pecore e delle capre. In Giovanni 15:1-8 Gesù afferma che noi siamo in Lui come i tralci sono uniti alla vite.

D: In Mc 9,40, in che modo le espressioni «chi non è contro di noi è per noi» e «Non glielo impedite» in Lc 9,50 si rapportano con Lc 11,23: «Chi non è con me è contro di me»?

R: Esistono due risposte diverse.

Errore di trascrizione: Hard Sayings of the Bible, pp. 466-467, afferma che praticamente tutti i manoscritti greci anteriori all’VIII secolo, in Luca 11:23, riportano «contro di voi… per voi» anziché «contro di noi… per noi». Anche *When Critics Ask*, a pag. 390, sottolinea questo aspetto, affermando che la KJV (Versione del Re Giacomo) in questo caso è errata, poiché si basava semplicemente sui manoscritti più tardivi. A prescindere da ciò, tuttavia, non vi è alcun motivo per cui queste affermazioni debbano necessariamente coincidere, poiché furono pronunciate in momenti diversi.

Tipi diversi di persone: la persona citata in Marco 9:40 e Luca 9:50 era qualcuno che non si limitava a tentare di scacciare i demoni, ma riusciva effettivamente a scacciarli nel nome di Gesù. Al contrario, in un altro momento, in Luca 11:23, Gesù rimprovera coloro che affermavano che Egli scacciasse i demoni per mezzo di Beelzebub.

A prescindere da ciò, l’uomo che scacciava i demoni nel nome di Gesù era con Gesù, poiché credeva in Lui, anche se si trovava in un luogo diverso. Oggi può essere facile pensare che qualcuno sia diverso perché si trova in un luogo diverso, in una chiesa cristiana diversa o in una cultura diversa e agisce in modo diverso. Tuttavia, se si tratta di autentici fratelli e sorelle nel Signore, allora sono con Gesù. Inoltre, non dimenticate che le persone della nostra stessa cultura, forse nella nostra stessa chiesa, che negano gli elementi essenziali del cristianesimo sono contro Gesù, indipendentemente dalle simpatie culturali che potremmo provare nei loro confronti.

D: In Mt 14,15-21; Mc 6,30-44; Lc 9,12-17; Gv 6,1-14, Gesù sfamò 5.000 persone o 4.000, come riportano Mt 15,32-38 e Mc 8,2-9? Si tratta di una storia allegorica, ed è per questo che la ripeté? Oppure l’episodio ebbe luogo due volte nella realtà, con dettagli diversi?

R: Non si tratta della stessa storia, ed entrambe sono letteralmente vere.

I 5.000 uomini, oltre alle donne e ai bambini (Matteo 14,21; Marco 6,34-44; Luca 9,12-17), erano ebrei (Giovanni 6,14-15) che avevano trascorso una giornata con Gesù (Giovanni 6,35) e si erano seduti sull’erba sul lato occidentale (ebraico) del Mare di Galilea. Furono utilizzati cinque pani e due pesci (Matteo 14:17; Marco 8:19). Gli avanzi riempirono dodici ceste (Matteo 14:20). La moltiplicazione dei pani per i 5.000 è l’unico miracolo presente in tutti e quattro i Vangeli.

I 4.000 uomini, oltre alle donne e ai bambini (Matteo 15:38), erano probabilmente gentili, che avevano trascorso tre giorni con Gesù (Marco 8:2) e si erano seduti sulla terraferma, sul lato orientale (non ebraico) del Mare di Galilea. Furono utilizzati 7 pani e alcuni piccoli pesci (Marco 8:5,7). Gli avanzi riempirono 7 ceste (Marco 8:8).

Entrambi gli episodi sono menzionati in Matteo 16,7-11, così come in Marco 6,52. Gesù è disposto e in grado di prendersi cura degli ebrei, ed è disposto e in grado di prendersi cura dei gentili.

Sia che ci concentriamo su Gesù che sfama 5.000 ebrei in Giovanni 6,14-35, sia che vediamo Gesù sfamare 4.000 probabili gentili, o entrambi come insegnano Matteo 15,38; 16,7-11 e Marco 6,52; 8,2-8, dobbiamo decidere se scegliere o meno di confidare nel fatto che il Gesù dei Vangeli sfamerà eternamente anche noi.

D: In Mt 14,15-21; Mc 6,30-44; Lc 9,12-17 e Gv 6,1-14, erano presenti solo uomini al miracolo della moltiplicazione dei 5.000 pesci e dei pani di cui parlano Mc 6,44 e Gv 6,10?

R: No, non c’erano solo uomini. Il termine greco andres (andros al singolare) è lo stesso in Mc 6,44; Lc 9,14 e Mt 14,21 e significa fondamentalmente «maschio». Tuttavia, Matteo 14,19-21 afferma che c’erano circa 5.000 uomini, oltre alle donne e ai bambini.

Pertanto, in questa folla mista vi sono due possibilità:

a) C’era un numero all’incirca uguale di uomini e donne, e questi sedevano in base alle famiglie.

b) Erano presenti molti più uomini che donne e bambini. Quindi forse la maggior parte delle donne era rimasta a casa.

D: I quattro Vangeli raccontano la storia di Gesù che sfama la folla con gli stessi dettagli: (5 pani, 2 pesci, 5.000 commensali, 12 ceste avanzate). (Mt 14,15- ); (Mc 6,38-); (Lc 9,12- ); (Gv 6,3-). La domanda è: fino a che punto questo episodio è importante, tanto da essere riportato dai quattro Vangeli con gli stessi dettagli? Quali sono le verità teologiche in esso contenute e qual è il suo significato?

R: Questo episodio è realmente accaduto, sebbene anche in questo caso vi fosse un simbolismo spirituale intenzionale. Proprio come Gesù poté compiere un miracolo e sfamare fisicamente 5.000 uomini ebrei, oltre a donne e bambini, potete confidare che Gesù vi nutra anche spiritualmente.

D: In Lc 9,52-53 i Samaritani respinsero Cristo e non lo accolsero, oppure una grande moltitudine di Samaritani andò incontro a Cristo in Gv 4,39-40?

R: Entrambe le affermazioni sono vere in tre modi diversi.

a) Questi due eventi si verificarono in momenti diversi del ministero di Gesù. L’accoglienza avvenne all’inizio del ministero di Gesù, mentre il rifiuto avvenne verso la fine del Suo ministero, quando sapevano che Gesù era in viaggio verso Gerusalemme.

b) Si sono verificati in luoghi diversi; quando un gruppo di persone, ad esempio un gruppo di africani, accetta qualcosa, non ne consegue che ogni africano, ovunque si trovi, debba accettare la stessa cosa allo stesso modo.

c) Tuttavia, anche tra gli ebrei, alcuni seguirono Gesù per un certo periodo e poi si allontanarono. Giovanni 6:66 afferma che alcuni dei discepoli di Gesù si allontanarono e non Lo seguirono più. Tra questi potrebbero esserci stati sia samaritani che ebrei.

Si veda *When Critics Ask*, pag. 390, per una risposta complementare.

D: In Lc 9,52-53, che cosa avevano i Samaritani contro gli ebrei?

R: Esistevano tra loro e gli ebrei divergenze di natura storica, teologica, religiosa, militare e politica.

Storicamente, i Samaritani costituivano la regione della capitale del regno settentrionale. Dopo l’epoca di Salomone abbandonarono la vera adorazione di Dio e adorarono due vitelli d’oro. Durante l’esilio erano un miscuglio di persone rimaste nella terra e di coloni non israeliti portati dagli Assiri.

Neemia si rifiutò di consentire loro di partecipare in alcun modo alla ricostruzione della città di Gerusalemme, e essi si opposero a tale ricostruzione. Il libro apocrifo dell’Ecclesiastico 50,25-26 indica i Samaritani, gli Idumei [Edomiti] e i Filistei come le tre nazioni più detestate da Israele.

Dal punto di vista teologico, i Samaritani ai tempi di Gesù credevano che solo i primi cinque libri dell’Antico Testamento fossero Scrittura, e che la casa di Dio dovesse essere costruita sul Monte Gerizim (in Samaria), non a Gerusalemme.

Dal punto di vista religioso, il culto di Dio nel tempio di Gerusalemme doveva essere celebrato da sacerdoti discendenti di Aronne, coadiuvati dai discendenti di Levi. I Samaritani avevano i propri sacerdoti e i propri ministri del tempio.

Dal punto di vista militare, quando i Seleucidi tentarono di costringere gli ebrei a offrire sacrifici agli dei greci, i samaritani aiutarono i Seleucidi a perseguitare coloro che volevano seguire Dio e non adorare gli idoli. Quando il Maccabeo Giovanni Ircano I salì al potere, nel 127 a.C. incendiò il tempio samaritano sul Monte Gerizim e distrusse la città di Samaria.

Dal punto di vista politico, Erode il Grande raccolse fondi per ricostruire il tempio samaritano sul monte Gerizim. Tuttavia, quando i samaritani vennero a sapere che Erode intendeva ricostruire anche il tempio di Gerusalemme, rifiutarono di fornire i fondi.

D: In Mt 16,4 e Mc 8,12, non sarebbe stato dato alcun segno al popolo, oppure non sarebbe stato dato alcun segno se non quello di Giona, come riportato in Lc 11,29-30?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Sebbene Giona abbia vissuto un miracolo, il popolo di Ninive non lo vide. Giona non diede al popolo di Ninive alcun segno miracoloso che li esortasse a pentirsi; essi avevano solo Giona e il suo messaggio. L’unico «segno» di cui disponevano non era un miracolo che potessero osservare, bensì un uomo. Giona, che predicava ai Niniviti, era tutto ciò che avevano da vedere. Si potrebbe dire che il messaggio di Giona fosse avvalorato dal miracolo di essere stato inghiottito da un grande pesce e di esserne uscito vivo. Tuttavia, i Niniviti potevano solo sentire parlare del miracolo; non lo videro con i propri occhi.

2. Ciò è in contrasto con l’Esodo, dove tutti gli Israeliti poterono vedere la nuvola miracolosa di giorno e la colonna di fuoco di notte.

3. Gesù venne «alla maniera di Giona», non a quella dell’Esodo. Gesù non venne nella gloria celeste e, sebbene compisse miracoli che avvaloravano il Suo messaggio, la maggior parte delle persone non vide i miracoli, ma ne sentì solo parlare.

Sintesi: L’improvvisa comparsa di Gesù sulla scena fu simile all’arrivo di Giona a Ninive. A volte le persone sono disposte ad accettare qualcosa solo se le prove si presentano nella forma che preferiscono vedere. Sia per gli ascoltatori di Giona che per quelli di Gesù, era necessario prestare ascolto al messaggio e non chiudere gli occhi, tralasciando di vedere ciò che non si aspettavano.

D: In Mt 16,4; Mc 8,12 e Lc 11,29-30, perché non venivano dati segni al popolo, dal momento che Gesù compì molti miracoli?

R: Sebbene tutti avessero sentito parlare dei miracoli compiuti da Gesù, la maggior parte delle persone non ne aveva visto alcuno. Il pubblico più numeroso che assistette ai miracoli – la moltiplicazione dei pani per i 5.000 sul prato e quella per i 4.000 sulla terraferma – rappresentava comunque una piccola minoranza della popolazione che viveva in Palestina all’epoca.

Sia allora che in seguito, i miracoli servono a rafforzare la fede, ma di per sé raramente riescono a convertire una persona dall’incredulità alla fede, specialmente se la persona non vuole credere. Ricordate che alcuni farisei videro effettivamente la mano dell’uomo paralizzato guarire davanti ai loro stessi occhi, eppure continuarono a non voler seguire Gesù.

D: In Mt 16,16; Mc 8,29 e Lc 9,20 quali furono le parole esatte di Gesù? Matteo 16,16 dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Marco 8,29 dice: «Tu sei il Cristo». Luca 9,20 dice: «Il Cristo di Dio». Qual era la vera formulazione della sua confessione? E perché questa variazione nella risposta di Pietro?

R: Ciò ci dimostra che gli autori dei Vangeli hanno parafrasato il testo e non hanno riportato ogni dettaglio. Naturalmente, «Tu sei il Cristo di Dio» è semplicemente una formulazione più dettagliata rispetto a «Tu sei il Cristo». Matteo è quello che riporta il maggior numero di dettagli. Inoltre, non sappiamo se ciò sia stato detto in greco o in aramaico. Papia afferma che Matteo scrisse originariamente nella «lingua degli Ebrei» (aramaico), mentre gli altri tre evangelisti scrissero in greco. Pertanto, pur conoscendo il significato di ciò che Pietro dichiarò, non conosciamo le parole esatte.

D: In Lc 18,7, le nostre preghiere dovrebbero essere incessanti (continue), oppure Gesù era contrario a coloro che pensavano che le loro preghiere sarebbero state esaudite grazie alle loro molte parole, come indicato in Mt 6,7?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Dio guarda alla forza della nostra preghiera, non alla sua lunghezza. Dobbiamo pregare senza sosta (1 Tessalonicesi 5:17), ma non pensiamo che siano le parole incessanti a contare, bensì il nostro cuore. Analogamente, ai tempi di Neemia, essi dovevano costruire le mura per la loro difesa, ma non dovevano fare affidamento sulle mura per la loro difesa, bensì su Dio.

D: Nei Vangeli, che cosa si intende per «armonia» riguardo al ministero successivo di Gesù?

R: È importante distinguere tra ciò che viene indicato come ordine e ciò che può essere in ordine. Per questi 67 eventi, i numeri si riferiscono a eventi che devono seguire quelli precedenti. Le lettere come a, b, c si riferiscono a eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Le parole in grassetto indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo. Se qualcuno ritenesse che i Vangeli fossero tutti in ordine cronologico per questa parte del ministero di Gesù, non vedrebbe alcun problema.

Ministero successivo: Mt 17,1-20,34; Mc 9,2-10,52; Lc 9,28-19,28; Gv 7,10-11,57

L1. Dopo circa otto giorni (o sei giorni), Gesù condusse Pietro, Giacomo e Giovanni sul Monte della Trasfigurazione (probabilmente il Monte Tabor). Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-35

L2. Non ditelo a nessuno fino alla risurrezione. Mt 17,9; Mc 9,9-10; Lc 9,36

L3. Gesù parla di Elia. Mt 17,10-13; Mc 9,11-13

L4. Il giorno seguente, Gesù guarisce un ragazzo epilettico che i discepoli non erano riusciti a guarire. Mt 17,14-21; Mc 9,14-29; Lc 9,37-45

L5. In Galilea, Gesù predice nuovamente la propria morte. Mt 17,22-23; Mc 9,30-32

L6a. A Cafarnao (sulla sponda settentrionale del Lago di Galilea), Gesù paga la tassa del Tempio con delle monete trovate nella bocca di un pesce. Mt 17,24-27

L6b. In quel periodo, i discepoli discutono su chi sia il più grande (l’episodio potrebbe essersi verificato più volte). Mt 18,1-9; Mc 9,33-37; Lc 9,46-48

L6c. Giovanni e i discepoli intimano a un altro di smettere di scacciare i demoni nel nome di Gesù. Mc 9,38-41; Lc 9,49-50

L6d1. Durante il viaggio verso Gerusalemme, i Samaritani non accoglieranno Gesù. Lc 9,51-56

L6d2. Mentre cammina lungo una strada, l’impegno di un discepolo: le volpi, i morti, la famiglia. Lc 9,57-62

L6d3. Gesù invia i settantadue. Lc 10,1-24

L7a1. A Gerusalemme, in occasione della Festa dei Tabernacoli (5° giorno del 7° mese), giunge Gesù. Gv 7,10-52

L7a2. A Gerusalemme, la donna sorpresa in adulterio. Gv 8,1-11

L7a3. La testimonianza di Gesù è valida. Gv 8,12-59

L7b. Gesù guarisce un cieco, il quale si reca dai farisei. Gv 9,1-41

L7c1. Gesù insegna sul pastore. Gv 10,1-21

L7c2. In occasione della Festa della Dedicazione [invernale] nell’area del Tempio a Gerusalemme, Gesù afferma: «Io e il Padre siamo una cosa sola». Gv 10,22-39

L7c3. Gesù si reca nel luogo in cui Giovanni Battista aveva battezzato. Gv 10,40-42

L7d1. La domanda del dottore della legge su chi sia il mio prossimo. Lc 10,25-28

L7d2. La parabola del buon samaritano. Lc 10,29-37

L7d3. [Probabilmente a Betania di Giudea], Maria devota e Marta laboriosa. Lc 10,38-42

L7e. A Betania di Giudea, Gesù risuscita Lazzaro dai morti. Gv 11,1-44

L7f. Un giorno, Gesù insegnò ai Suoi discepoli come pregare, utilizzando il Padre Nostro (probabilmente per la seconda volta). Lc 11,1-13

L7g1. Gesù scaccia un demone che rendeva muto, accusato di essere in combutta con Beelzebub. Lc 11,14-26

L7g2. Una donna benedice la madre di Gesù; Gesù la contraddice. Lc 11,27-28

L7h. Mentre la folla aumentava, Gesù disse che avrebbero avuto solo il segno di Giona. Lc 11,29-32

L7i1. La lampada del corpo. Lc 11,33-36

L7i2. A casa del fariseo, pronuncia sei «guai». Lc 11,37-53

L7i3a1. Nel frattempo, insegna a rivelare le cose alla luce. Lc 12,1-7

L7i3a2. La professione di fede in Gesù davanti agli uomini e la bestemmia contro lo Spirito Santo. Lc 12,8-12

L7i3b. La parabola del ricco stolto. Lc 12,13-21

L7i3c. Parabola sull’importanza di vegliare in attesa del ritorno del padrone. Lc 12,35-48

L7i3d. Profezia sulla divisione all’interno delle famiglie. Lc 12,49-53

L7i3e. Interpretare i tempi. Lc 12,54-59

L7i3f Gesù menziona i Galilei uccisi quando crollò la Torre di Siloé. Lc 13,1-9

L7j In un giorno di sabato Gesù guarisce una donna paralitica. Lc 13,10-17

L6k. Le parabole del granello di senape e del lievito. Lc 13,18-21

L6l1. Mentre attraversava città e villaggi, le parabole della porta stretta e il dolore per Gerusalemme. Lc 13,22-30

L6l2. In quel tempo, il dolore di Gesù per Gerusalemme. Lc 13,31-35

L6m. Un sabato, a casa di un fariseo di spicco, Gesù guarisce un uomo affetto da idropisia e racconta la parabola del grande banchetto. Lc 14,1-24

L6n. Mentre grandi folle erano con Gesù, Egli parlò per la seconda volta del costo dell’essere discepoli: i genitori, le parabole della torre, del re e del sale. Lc 14,25-35

L6o. Insegnamento sui bambini. Mt 18,10-11

L6p. Parabola della pecora smarrita. Mt 18,12-14; Lc 15,1-7

L6q1. Parabola della moneta smarrita. Lc 15,8-10

L6q2. Gesù proseguì con la parabola del figlio prodigo. Lc 15,11-32

L6r. La parabola dell’amministratore avveduto. Lc 16,1-15

L6s. Insegnamento sul perdono e sul servo spietato. Mt 18,15-35

L6t. Insegnamento su Giovanni e la Legge. Lc 16,16-17

L6u. Viaggio dalla Galilea alla Transgiordania. Mt 19,1-2; Mc 10,1

L6v. Insegnamento sul divorzio. Mt 19,3-12; Mc 10,2-12; Lc 16,18

L6w. Parabola del ricco e di Lazzaro. Lc 16,19-31

L6x. Ai Suoi discepoli, Gesù insegna sul peccato, la parabola dell’albero piantato nel mare e la parabola del dovere del servo. Lc 17,1-10

L6y. Tra la Galilea e la Samaria, lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù guarì dieci lebbrosi (…dove sono gli altri nove?). Lc 17,11-19

L6z. I farisei chiedono in che modo verrà il regno di Dio. Lc 17,20-37

L7a. Parabola della vedova insistente. Lc 18,1-8

L7b. Parabola del fariseo e del pubblicano. Lc 18,9-14

L7c. La gente portava i bambini a Gesù perché li benedicesse; i discepoli li rimproverarono. Mt 19,13-15; Mc 10,13-16; Lc 18,15-17

L7d. Il giovane ricco pone una domanda: … la cruna dell’ago. Mt 19,16-30; Mc 10,17-31; Lc 18,18-30

L8. Parabola degli operai nella vigna. Mt 20,1-16

L9. Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù predice la propria morte e risurrezione. Mt 20,17-19; Mc 10,32-34; Lc 18,31-34

L10a. La madre di Giacomo e Giovanni si reca con loro per rivolgere una richiesta a Gesù. Mt 20,20-28; Mc 10,35-45

L10b. All’uscita da Gerico (probabilmente la Vecchia Gerico), Gesù guarisce due ciechi che gridano: «Signore, Figlio di Davide, abbi pietà di noi!» (BSB) Mt 20,29-34

L10c. Entrando a Gerico (probabilmente la Nuova Gerico), Gesù guarisce un cieco, Bartimeo, che grida: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» (BSB) Mc 10,46-52; Lc 18,35-43

L11a. A Gerico, Gesù incontra Zaccheo. Lc 19,1-10

L11b. Nei pressi di Gerusalemme (le due Gerico si trovavano a 15-17 miglia, 24-27 chilometri, a nord-est di Gerusalemme), Gesù racconta la parabola dei dieci servi e delle dieci mine. Lc 19,11-28

L12. Caifa e il Sinedrio complottano per uccidere Gesù. Gv 11,45-53

L13. Pertanto, Gesù si ritira nel villaggio di Efraim. Gv 11,54

D: Nei Vangeli, quali sono state le ipotesi fondamentali formulate per garantire l’armonia della narrazione relativa al ministero successivo di Gesù?

R: Ogni interpretazione si basa su presupposti, e se qualcun altro utilizzasse gli stessi presupposti, otterrebbe un elenco molto simile. Ecco i presupposti relativi alla sequenza precedente.

a) Tutti i Vangeli seguono un ordine cronologico per quanto riguarda il ministero successivo di Gesù. Sebbene potessero essere in ordine errato, non vi è motivo di sospettare che lo siano.

b) Alcuni dei passaggi di Giovanni, qui inseriti, potrebbero riferirsi alla fase centrale del ministero di Gesù.

c) I seguenti eventi si verificarono una sola volta: la Trasfigurazione, la parabola della pecora smarrita, il giovane ricco.

d) La resurrezione di Lazzaro, fratello di Maria e Marta, avvenne all’incirca nello stesso periodo in cui Gesù si trovava a casa loro.

D: Mt 19,16-17; Mc 10,18 e Lc 18,19 dimostrano che Gesù non è Dio? (I musulmani hanno sollevato questa questione)

R: No, ma è bene riconoscere in questo contesto che Gesù mette in relazione l’uomo che Lo definisce «buono» con l’affermazione secondo cui Gesù è Dio. O:

a) Gesù era Dio, e stava chiedendo all’uomo perché lo avesse definito «buono», a meno che questi non riconoscesse che Gesù era Dio, oppure

b) Gesù negava di essere Dio, come dimostra il fatto che non fosse completamente buono.

Non possono valere entrambe le cose. È d’accordo?

Allora, qual è la verità? Gesù era completamente buono (e Dio) oppure no?

Allora, siete d’accordo sul fatto che Gesù fosse immune dal peccato?

Nella Bibbia, 2 Corinzi 5:21, Ebrei 4:15 e 1 Pietro 1:18-19 affermano che Gesù era senza peccato.

Gesù chiese addirittura in Giovanni 8:46a: «Chi di voi può dimostrare che io sia colpevole di peccato?».

Gesù era attento a non usare con leggerezza la parola «buono», eppure in Giovanni 10:11 si definì esplicitamente il buon pastore.

Per i musulmani, il Corano afferma che Gesù era puro nella Sura 3:45. Gli hadith musulmani affermano che Gesù era immune dal peccato in Sahih Muslim, vol. 4, n. 5837 (p. 1261), in Bukhari, vol. 4, libro 55, cap. 38, n. 641, p. 426, e in Bukhari, vol. 4, libro 54, cap. 10, n. 506, p. 324.

D: In Mt 19,16-30; Mc 10,17-31; Lc 18,18-30, cosa sta dicendo esattamente Gesù quando afferma che ciò è impossibile per l’uomo, ma che tutte le cose (compresa questa) sono possibili con Dio?

R: Entrare nel regno dei cieli (la salvezza) è sia difficile, sia impossibile senza Dio. Esaminiamo innanzitutto il caso specifico del giovane ricco per poi passare ai casi generali, in modo da individuarne due applicazioni.

A prima vista, il giovane ricco sembrava piuttosto a posto, grazie alla sua comprensione della Legge di Dio. Eppure non raggiungeva la giustizia necessaria per andare in cielo, poiché dimostrò che, se avesse dovuto scegliere tra le sue ricchezze e seguire Gesù, non sarebbe stato in grado di rinunciare alle sue ricchezze.

La prima applicazione è che spesso per i ricchi è più difficile che per gli altri essere abbastanza giusti da andare in paradiso, poiché per loro è molto arduo riporre fiducia in Dio se ciò comporta rinunciare alle proprie ricchezze. Abramo era molto ricco ed è andato in paradiso, quindi non sono le ricchezze in sé a costituire il problema. È l’amore per il denaro che è la radice di ogni sorta di male.

Tuttavia, generalizzando ancora di più, anche le persone non ricche hanno dei problemi. Le persone possono riporre fiducia nelle proprie capacità, oppure desiderare le proprie abitudini peccaminose, gli amori secondari e persino gli odi, al punto che se Gesù le chiamasse ad abbandonarli per seguirLo, non lo farebbero.

Infatti, una seconda applicazione è che il 100% di tutte le persone che siano mai vissute, ad eccezione di Gesù, non raggiunge la giustizia necessaria per andare in paradiso. Anche se Dio perdonasse tutti i nostri peccati passati e dicesse: «Basta che non pecchiate da questo momento in poi e andrete in paradiso», anche in quel caso non ce la faremmo. I nostri cuori non sono perfetti; abbiamo una natura peccaminosa e abbiamo bisogno di essere purificati.

Pertanto, a causa dei nostri cuori, è impossibile per gli uomini andare in paradiso; e se la storia finisse qui, il paradiso sarebbe vuoto di persone. Tuttavia, ciò che è impossibile per gli uomini è possibile per Dio. Anche se i nostri cuori non sono perfetti, abbiamo peccato in passato e continueremo a peccare in futuro, Dio, per il quale tutto è possibile, ha creato una via affinché l’uomo peccatore potesse andare in paradiso. Quella via è Gesù Cristo. È un po’ come l’uomo che si recò da Gesù per far guarire suo figlio, e Gesù gli chiese se credesse. L’uomo rispose: «Credo; aiutate la mia incredulità!». Dobbiamo essere sinceri e onesti con Dio, ma parte dell’essere onesti con Dio consiste nel confessargli quando siamo insinceri e ipocriti.

Il giovane ricco avrebbe potuto dire: «Gesù, mi dispiace, ma non riesco proprio a rinunciare alle mie ricchezze adesso; ne sono schiavo. Abbi pietà di me, liberami dalla mia schiavitù al peccato e prendi il controllo della mia vita, per quanto essa sia, affinché io possa seguirti». Invece, l’uomo ricco se ne andò. Corrie ten Boom era una cristiana sopravvissuta al campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen. Una volta, dopo la guerra, mentre parlava dell’amore di Dio, un uomo si avvicinò al termine del discorso per stringerle la mano. Lei lo riconobbe come una delle crudeli guardie del campo di concentramento. Dopo la guerra egli aveva trovato Cristo, ma Corrie, nonostante le parole che aveva appena rivolto a tutti, non riuscì a convincersi a stringergli la mano. Pregò in silenzio: «Gesù, non riesco a perdonarlo. Concedimi il Tuo perdono». Poi, incredibilmente, la sua mano si protese e riuscì a stringergli la mano. (The Hiding Place, pag. 238)

Nella nostra società opulenta, a volte noi cristiani possiamo facilmente dimenticare l’importante concetto della nostra grande dipendenza da Dio. Se pensate di poter realizzare tutto ciò che dovete fare senza Dio, allora gli obiettivi a cui mirate sono troppo modesti. Un aspetto a favore delle persone povere, definite come coloro che non sanno come mangeranno tra due giorni, è che sanno che la vera autosufficienza non è altro che un’illusione per loro. In realtà, però, l’autosufficienza è un’illusione per tutti.

D: In Mt 20,20 fu la madre di Giacomo e Giovanni a rivolgere questa richiesta a Gesù, oppure furono Giacomo e Giovanni a formularla, come afferma Mc 10,35?

R: La madre e i figli si recarono tutti da Gesù. In Matteo 20,22 Gesù chiede immediatamente se voi (cioè, rivolgendosi a Giacomo e Giovanni) siete in grado di bere il calice che Gesù berrà. Loro (i figli) risposero di esserne in grado.

D: In Gv 14,2, perché Gesù andò a preparare un posto per loro, dal momento che il cielo era stato preparato per loro fin dalla fondazione del mondo, come si legge in Mt 25,34?

R: Dio è sia nel tempo che al di là del tempo. Prima ancora che il tempo avesse inizio, Dio sapeva chi sarebbe andato in Paradiso, il che presuppone che Dio sapesse che avrebbe preparato un posto per loro. La morte di Gesù era necessaria per aprire il Paradiso a tutti coloro che vi sarebbero andati.

Per fare una semplice analogia, quando una coppia adotta un bambino, deve preparare la casa per lui. La casa è già costruita, ma la coppia potrebbe acquistare una culla o un letto, del cibo e magari delle decorazioni per festeggiare.

Inoltre, 1 Corinzi 3,11-15 mostra che persone diverse ricevono ricompense diverse in Paradiso.

D: In Matteo 20,29-34 Gesù guarì due ciechi mentre lasciava Gerico, oppure un solo cieco quando lasciò Gerico, come afferma Marco 10,46-52?

R: Esistono due possibilità.

Due eventi: Gesù potrebbe aver guarito il cieco Bartimeo e aver guarito anche altri due ciechi, prima o dopo Bartimeo. Una volta che Gesù ebbe guarito almeno un cieco, sarebbe davvero strano se gli abitanti della città ne fossero venuti a conoscenza e nessun altro cieco si fosse avvicinato a Gesù per essere guarito. È probabile che Gesù abbia guarito a Gerico un numero di persone ancora maggiore di quanto riportato dagli evangelisti. Nel libro *When Critics Ask*, a pagina 353, si afferma che se Gesù avesse guarito un cieco all’ingresso di Gerico e qualcuno lo avesse visto e lo avesse riferito ad altri, si può essere certi che, al momento in cui Gesù avrebbe lasciato Gerico, ci sarebbero stati altri ciechi ad attenderlo.

Un unico episodio: Marco 10,46-52 nomina solo uno dei ciechi (Bartimeo). Forse Marco non era a conoscenza del fatto che vi fossero due ciechi. Naturalmente, se vi fossero stati due ciechi, uno dei quali si chiamava Bartimeo, allora affermare che vi fosse un solo cieco sarebbe corretto ma impreciso.

Si veda anche la domanda successiva per ulteriori informazioni sulle due città denominate Gerico.

D: In Mt 20,29-34 e Mc 10,34-52, Gesù guarì i ciechi mentre usciva da Gerico o mentre vi entrava, come afferma Lc 18,35?

R: Probabilmente si trattò di un unico evento verificatosi mentre Gesù era in viaggio tra le due città denominate Gerico.

L’antica Gerico (Tell es-Sultan) si trova a nord-ovest dell’odierna Gerico (er-Riha). Fu distrutta da Giosuè, ma ricostruita, come riportato in 1 Re 16,34. All’epoca di Gesù vi abitavano principalmente ebrei.

La Gerico del Nuovo Testamento (a Tulul Abu el-’Alayiq) era principalmente una città di gentili costruita attorno al palazzo invernale di Erode il Grande, che vi morì intorno al 4 a.C. Il sito si trova a circa 3/4 - 1 miglio (da 1,2 a 1,6 chilometri) a sud o sud-ovest dell’antica Gerico. Il palazzo invernale disponeva di due piscine, di un grande bagno romano e di sei mikvah privati, luoghi destinati alle abluzioni rituali ebraiche. Una mappa che illustra il palazzo e le piscine della nuova Gerico è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, alle pagine 511-512.

D: Nei Vangeli, che cosa si intende per «armonia» relativa alla Settimana Santa, l’ultima settimana che precede la Resurrezione?

R: È importante distinguere tra ciò che si dice sia in ordine e ciò che potrebbe essere in ordine. Per questi 104 eventi, i numeri si riferiscono a eventi che devono seguire quelli precedenti. Le lettere, quali a, b, c, si riferiscono a eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Le parole in grassetto indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo. Se qualcuno ritenesse che i Vangeli fossero tutti in ordine cronologico in questa sezione, non vedrebbe alcun problema.

Settimana della Passione: Mt 21,1-27,66; Mc 11,14-15,47; Lc 19,29-23,56; Gv 12,11-19,42

P1. A Betania, sei giorni prima della Pasqua, il giorno prima dell’ingresso trionfale, Gesù partecipa a un banchetto in suo onore a casa di Simone il lebbroso, dove Maria serviva a tavola. Anche Lazzaro è lì, sdraiato a tavola. Gesù viene unto, per la seconda volta, da Maria con mezzo litro di nardo, del valore di un anno di stipendio, tratto da un vaso di alabastro. (Si noti che si tratta della città in cui viveva Lazzaro, non della casa.) Giuda Iscariota e i discepoli si lamentano. Gv 12,1-12a; Mt 26,6-13; Mc 14,3-9

P2. Gesù a Betfage, sul Monte degli Ulivi. Mt 21,1; Mc 11,1-6; Lc 19,29-34

P3. Gesù dice loro di portare un asinello e la madre. Mt 21,2-6; Mc 11,2-6; Lc 19,29-34

P4. I discepoli tornano con l’asina e il puledro. Mt 21,7a; Mc 11,7-10; Lc 19,35; Gv 12,14-15

P5. La Domenica delle Palme, l’ingresso trionfale. Mt 21,7b-11; Mc 11,7-11a; Lc 19,35-44; Gv 12,12b-19

P6a. Gesù predice la propria morte e il Padre parla dal cielo. Gv 12,20-50

P6b. Gesù trascorre la notte a Betania. Mc 11,11b

P6c. [Domenica o lunedì o entrambi] Gesù scaccia per la seconda volta i cambiavalute dal tempio. Mt 21,12-13; Lc 19,45-48

P6d1. Nel tempio, Gesù guarisce ciechi e zoppi. Mt 21,14-16

P6d2. Gesù trascorre la notte a Betania. Mt 21,17

P7. La mattina presto del giorno seguente [lunedì o martedì], tornando a Gerusalemme, Gesù maledice un fico. Mc 11,12-14. Si noti che questo è il secondo viaggio di Gesù al tempio.

P8. Di prima mattina [martedì o mercoledì], Gesù maledice un fico per la seconda volta. Mt 21,18-19a

P9a. Immediatamente il fico appassisce. Mt 21,19b-22

P9b. Il fico appassisce. Mc 11,20-25

P10. Gesù entra nel tempio, discute di autorità (Mt 21,23-32) e scaccia i cambiavalute per la terza volta. Mc 11,15-18 (Nota: sarebbe strano se Gesù li scacciasse un giorno e li permettesse il giorno successivo).

P11. La sera, lasciano la città. Mc 11,19

P12. Un giorno [martedì o mercoledì] al Tempio, a Gesù viene posta una domanda sulla Sua autorità. Mc 11,27-33; Lc 20,1-8

P13. Parabola dei vignaioli. Mt 21,33-46; Mc 12,1-12; Lc 20,9-19

P14. Gesù racconta la parabola del banchetto nuziale. Mt 22,1-14

P15a. I farisei e gli erodiani chiedono a Gesù se si debba pagare il tributo a Cesare. Mt 22,15-22; Mc 12,13-17; Lc 20,20-26

P15b. I sadducei interrogano Gesù sulla risurrezione. Mt 22,23-33; Mc 12,23-27; Lc 20,27-39

P16. Dopo i sadducei, un fariseo chiede quale sia il comandamento più importante. Mt 22,34-40; Mc 12,28-33

P17a. Nessuno pose più alcuna domanda a Gesù. Mt 22,46; Mc 12,34; Lc 20,40

P17b. Mentre i farisei erano riuniti, Gesù pone una domanda sul Salmo 110,1. Mt 22,41-45; Mc 12,35-37; Lc 20,41-44

P18a. Gesù rimprovera gli scribi e i farisei. Mt 23; Mc 12,38-40; Lc 20,45-47

P18b. Gesù osserva l’offerta della vedova. Mc 12,41-44; Lc 21,1-4

P19. Uscendo dal tempio, Gesù ne profetizza la rovina. Mt 24,1-2; Mc 13,1-2; Lc 21,5-6

P20. Sul Monte degli Ulivi, Gesù parla della fine dei tempi. Mt 24,3-44; Mc 13,3-37; Lc 21,7-36

P21. Ogni giorno, nel Tempio, Gesù insegna e trascorre la notte sul Monte degli Ulivi. Lc 21,37-38

P22. Tre parabole sul ritorno del Maestro. Mt 24,45-25,30

P23a. L’insegnamento sul giudizio delle pecore e delle capre davanti al trono di Gesù. Mt 25,31-46

P23b. A due giorni dalla Pasqua, i sommi sacerdoti e gli anziani complottano per arrestare Gesù. Mt 26,1-5; Mc 14,1-2; Lc 22,1-2

P24. Giuda si consulta segretamente con i sacerdoti per tradire Gesù. Mt 26,14-16; Mc 14,10-11; Lc 22,2-6

P25. Il primo giorno della Festa dei Pani Azzimi, preparano l’Ultima Cena. Mt 26,17-19; Mc 14,12-16; Lc 22,7-13

P26. Gesù lava i piedi ai suoi discepoli. Gv 13,1-18

P27. In una grande sala al piano superiore (Mc 14,15), consumano la Cena del Signore. Mt 26,20-29; Mc 14,17-25; Lc 22,14-23; 1 Cor 11,23-26

P28. Gesù annuncia che Giuda lo tradirà. Gv 13,18-28a

P29. Il nuovo comandamento di Gesù: amatevi gli uni gli altri. Gv 13,31-35

P30. Nel bel mezzo dell’Ultima Cena, Giuda se ne va. Gv 13,28b-30

P31. O durante l’Ultima Cena o poco dopo, un’altra discussione su chi sia il più grande. Lc 22,24-30

P32a1. Dopo che Giuda se ne è andato, mentre si recano al Monte degli Ulivi, Gesù predice che Pietro lo rinnegherà tre volte. Mt 26,30-35; Mc 14,26-31; Lc 22,31-38; Gv 13,36-38

P32a2. Nel Giardino del Getsemani sul Monte degli Ulivi. Mt 26,36-46; Mc 14,32-43a; Lc 22,39-46

P32b. Dall’Ultima Cena al Monte degli Ulivi, Gesù parla. Gv 14,1-16,33

P33. La preghiera di Gesù prima dell’arresto. Gv 17,1-26

P34. Dopo che Gesù ebbe terminato di pregare, attraversarono la valle del Cedron ed entrarono in un uliveto. Gv 18,1

P35. L’arresto di Gesù. Mt 26,47-56; Mc 14,43b-52; Lc 22,47-53; Gv 18,2-11

P36. Si recano a casa di Anna, suocero del sommo sacerdote Caifa. Lc 22,54; Gv 18,12-13.

P37. Gesù fu condotto a casa di Caifa. Gv 18,24. Mt 26,56-57 e Mc 14,51-53 tralasciano quanto detto in precedenza e si limitano a menzionare questo fatto.

P38a1. Nel cortile del sommo sacerdote o nelle sue vicinanze, Gesù viene processato dal Sinedrio. Mt 26,57-68; Mc 14,53-65; Lc 22,66-71; Gv 18,12-14; Gv 18,19-23

P38b1. Poiché «questo discepolo» [Giovanni] era conosciuto dal sommo sacerdote, entrò nel cortile. Poi uscì di nuovo, parlò alla ragazza/ancella/serva di turno e fece entrare Pietro attraverso la porta. Gv 18,15-16

P38b2. Prima accusa: Nel cortile, una ragazza/ancella/serva del sommo sacerdote che si trovava alla porta, si avvicinò a lui (Mt), passò di lì (Mc) e guardò Pietro alla luce del fuoco, e disse a Pietro che egli era con Gesù. Pietro si stava scaldando nel cortile. Mt 26,69; Mc 14,66-67; Lc 22,54-56; Gv 18,17a

P38b3. Primo rinnegamento: Pietro rinnegò Gesù, dicendo: «Donna, non lo conosco» (Lc), «Non so di cosa stiate parlando» (Mt) o «Non so né capisco di cosa stiate parlando» (Mc) davanti a tutti loro (Mt). Mt 26,70; Mc 14,68; Lc 22,57; Gv 18,17

P38b4. Seconda serie di accuse: Allora Pietro si recò alla porta (Mt), e un’altra ragazza [allu] disse alla folla: «Quest’uomo era con Gesù di Nazaret» (Mt). Pietro fu accusato: «Anche tu sei uno di loro». (Lc) La serva (Mc), vedendo di nuovo Pietro, disse alla folla: «Quest’uomo è uno di loro» (Mc). A Pietro fu chiesto: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» (Gv) Mt 26,71; Mc 14,69; Lc 22,58a; Gv 18,25a

P38b5. Secondo rinnegamento: Pietro, giurando, disse: «Non lo sono» (Gv), «Uomo [anthrope], non lo sono» (Lc), «Non conosco quell’uomo!» (Mt), e rinnegò Gesù per la seconda volta. Mt 26,72; Mc 14,70a; Lc 22,58b; Gv 18,25b

P38b6a. Terza serie di accuse: Circa un’ora dopo (Lc) coloro che stavano lì [una piccola folla?] dissero che Pietro era uno di loro e menzionarono il suo accento galileo. Mt 26,73; Mc 14,70b; Lc 22,59

P38b6b Uno dei servi del sommo sacerdote, parente dell’uomo a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, contestò a Pietro di averlo visto nel giardino degli ulivi. Gv 18,26

P38b7. Terzo rinnegamento: Pietro imprecò, dicendo: «Uomo, non so di cosa stiate parlando» (Lc), «Non conosco quell’uomo!» (Mt) oppure «Non conosco quest’uomo di cui parlate!» (Mc, Gv), e rinnegò Gesù per la terza volta. Immediatamente, mentre erano ancora in casa, il gallo cantò. Gesù guardò Pietro (Mt 26,74-75; Mc 14,71-72; Lc 22,60-62; Gv 18,27).

P38c. Giuda si impicca. (La corda si spezzò prima o dopo la sua morte.) Il corpo cade e si squarcia. I sommi sacerdoti acquistano il campo dove giace il corpo di Giuda. Il campo era chiamato Akeldama. Mt 27,1-10; At 1,18-19

P38a2. I soldati scherniscono, picchiano e bendano Gesù. Lc 22,63-65

P39. All’alba, il sinedrio chiese a Gesù (o glielo chiese nuovamente): «Se Tu sei il Cristo, diccelo». E presero una decisione. Mt 27,1; Mc 15,1; Lc 22,66-71

P40a. Ormai era mattina presto e Gesù, accompagnato dai sacerdoti, lasciò la casa di Caifa e si recò al processo davanti al governatore romano Ponzio Pilato. Mt 27,2; Mc 15,1; Lc 23,1; Gv 18,28-38.

P40b. La notte prima del processo davanti a Pilato, sua moglie ebbe un sogno in cui le veniva detto di non avere nulla a che fare con la condanna di Gesù. Mt 27,19

P41. Il processo di Gesù davanti a Pilato. Mt 27,11-14; Mc 15,1-15; Lc 23,1-6; Gv 18,28-37

P42. Pilato manda Gesù da Erode. Lc 23,7-11a

P43a. Erode rimanda Gesù a Pilato. Lc 23,11b-12

P44. Gesù viene riconsegnato a Pilato. Lc 23,13-16

P45. Pilato dichiara di non essere responsabile del suo sangue, si rivolge alla folla e libera Barabba. Mt 27,15-26; Lc 23,17-25; Gv 18,38-40

P46. I soldati romani flagellano e scherniscono Gesù e gli fanno indossare un mantello porpora e scarlatto e una corona di spine. Mt 27,27-31a; Mc 15,16-20a; Gv 19,1-3

P47. Pilato esce nuovamente dai Giudei. Gv 19,4-15

P48. Gesù viene condotto via per essere crocifisso. Mt 27,31b; Mc 15,20b; Lc 23,26a; Gv 19,16

P49. Gesù [inizialmente] portò la propria croce. Gv 19,17a

P50. [Poi] Simone di Cirene viene costretto a portare la croce di Gesù. Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26b

P51. Gesù dice: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli…» Lc 23,28-31

P52a. Sul Golgota, alla terza ora [ore 9:00], Gesù viene crocifisso. Mt 27,33; Mc 15,22.25; Lc 23,33; Gv 19,16b-22

P52b. Scrisse il cartello trilingue sopra il capo di Gesù. Mt 27,37; Mc 15,26; Lc 23,38

P52c. Due malfattori vengono crocifissi accanto a Gesù. Mt 27,38; Mc 15,27; Lc 23,32-33

P53a. Gesù dice: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Lc 23,34a

P53b. Alcuni offrono da bere a Gesù, ma Egli rifiuta. Mt 27,34; Mc 15,23

P53c. Si tirano a sorte le vesti. Mt 27,35-36; Mc 15,24; Lc 23,34b; Gv 19,23-24

P54a. Gesù disse: «Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre». Gv 19,25-27

P54b. Altri dicono: «Ha salvato altri; salvi se stesso…». Mt 27,40-43; Mc 15,29-30; Lc 23,35a

P54c. Anche i sacerdoti scherniscono Gesù. Mc 15,31-32; Lc 23,35b

P54d. I soldati deridono Gesù sulla croce. Lc 23,36-37

P54e.1 Il ladrone alla sinistra insulta Gesù. Mt 27,44; Lc 23,39

P54.e.2 Il ladrone alla destra difende Gesù. Lc 23,40-43a

P54.e.3 Gesù dice: «…oggi sarai con Me in Paradiso». Lc 23,43b

P54.f. Gesù dice: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Mt 27,45-47; Mc 34-36

P54.g. Gesù dice: «Ho sete». Gv 19,28-29. Per la seconda volta gli viene offerta da bere con una spugna. Mt 27,48

P54.h Alcuni attendono di vedere se Elia verrà. Mt 27,49

P54.i. Oscurità dalla sesta ora circa fino alla nona ora. Mc 15,33; Lc 23,44-45a

P55a. Gesù dice: «È compiuto». Gv 19,30

P55b. Poco prima di morire, Gesù dice: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». Lc 23,46a

P56a. Gesù muore. Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46b

P56b. In quel momento, il velo del Tempio si squarciò in due. Mt 27,51a; Mc 15,38-39; Lc 23,45b (cfr. anche Thallus, 52 d.C.)

P56c. Si verificò un terremoto, le tombe si aprirono e apparvero dei morti. Mt 27,51b-53.

P57a. I soldati spezzano le gambe ai ladri, ma non a Gesù. Gv 19,31-37

P57b. Il centurione afferma che si trattava sicuramente di un uomo giusto. Lc 23,47-49

P57c. Il centurione dice: «Questo era il/un Figlio di Dio!» Mt 27,54; Mc 15,39

P57d. Molte donne stavano assistendo alla scena. Mt 27,55-56

P58. Al calar della sera, Giuseppe d’Arimatea chiede a Pilato il corpo di Gesù. Mt 27,57-58; Gv 19,38

P59a. Nel sepolcro di Giuseppe d’Arimatea, Giuseppe e Nicodemo seppellirono il corpo di Cristo e una pietra fu rotolata davanti all’ingresso del sepolcro. Mt 27,59-61; Mc 15,42-47; Lc 23,50-54; Gv 19,39-42

P59b. Prima del sabato, le donne procurano gli aromi. Lc 23,55-56

P59c. Pilato acconsente a che una guardia di soldati sorvegli la tomba. Mt 27,62-65

P60. Apposero un sigillo sul sepolcro e vi misero una guardia. Mt 27,66

D: Nei Vangeli, quali sono state le ipotesi fondamentali formulate per l’armonizzazione della Settimana Santa?

R: Se si utilizzassero questi presupposti, si dovrebbe essere in grado di ottenere un’armonizzazione molto simile della Settimana della Passione di Gesù.

a) Gesù si allontanò da Gerusalemme per più di una notte.

b) Gesù scacciò i cambiavalute almeno due volte.

c) Gesù maledisse il fico il giorno prima che appassisse, e anche il giorno successivo.

d) Tutto nei Vangeli è in ordine cronologico per quanto riguarda la Settimana Santa, ad eccezione di Matteo 26,6-13; Marco 14,3-9; Luca 22,46; Luca 22,54-62 e Luca 23,38.

D: In Mt 21,1-3; Mc 11,4-7; Lc 19,30 e Gv 12,13-15, Gesù cavalcava un puledro o un asino?

R: Non è questa la risposta: alcuni si sono chiesti se si trattasse di un unico animale o di due, poiché il termine greco kai può significare «e» oppure «anche/vale a dire». Anche il termine ebraico in Zaccaria 9:9 significa sia «e» che «o». Si veda Arndt in *Bible Difficulties and Seeming Contradictions*, pag. 180, per ulteriori approfondimenti al riguardo. Tuttavia, come illustra la parte seguente, si trattava effettivamente di due animali.

La risposta: Si trattava di due animali, poiché nel racconto dell’ingresso trionfale in Matteo 21:4-7 si afferma che erano presenti sia la madre che il puledro. Il puledro doveva essere piuttosto giovane, poiché non era mai stato cavalcato prima. A quanto pare non separarono la madre dal puledro, ma portarono con sé anche la madre. Da un punto di vista naturale, le persone avrebbero agito in tal modo per tranquillizzare il giovane animale. Se fosse stato con la madre, e la madre non fosse stata preoccupata dal fatto che il puledro venisse cavalcato, allora nemmeno il puledro se ne sarebbe preoccupato. Quale modo migliore per guidare un animale giovane e nervoso se non quello di fargli seguire la madre?

Al di fuori della Bibbia, anche Giustino Martire (che scrisse intorno al 138-165 d.C.) menziona il fatto di aver portato con sé la madre asina insieme al puledro nel suo *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 53 (ANF vol. 1, p. 222).

D: In Mt 21,12-13, Mc 11,11-17 e Lc 19,37-46, Gesù scacciò i cambiavalute di domenica o di lunedì?

R: Matteo 21,12-13 e Luca 19,37-46 non specificano se Gesù abbia scacciato i cambiavalute lo stesso giorno dell’ingresso trionfale (domenica) o il giorno successivo. Tuttavia, Marco 11,11-17 indica che avvenne il giorno successivo.

D: In Matteo 21,12-13, Marco 11,12-19 e Luca 19,43-48, in occasione della purificazione del Tempio da parte di Gesù, come poté Gesù rovesciare i tavoli dei cambiavalute in questa occasione, dal momento che lo aveva già fatto all’inizio del Suo ministero in Giovanni 2,13-19?

R: Perché vi furono due purificazioni del Tempio. Gesù lo fece due volte poiché il Suo giudizio riguardo a questo commercio nel Tempio non era cambiato. Immaginate che, all’inizio del Suo ministero, Gesù rovesciasse i tavoli, fabbricasse una frusta e scacciasse i cambiavalute. Immaginate poi che, alla fine del Suo ministero, Gesù si trovasse di fronte alla stessa situazione e dicesse «va bene così» oppure passasse in silenzio accanto a ciò a cui prima si era opposto attivamente. No, verso la fine del Suo ministero Gesù ebbe una reazione simile a quella avuta essenzialmente nella stessa situazione all’inizio del Suo ministero.

In realtà non c’era solo una, ma ben tre cose che non andavano nei cambiavalute presenti nel Tempio.

1. Non erano servitori di Dio, eppure stavano guadagnando denaro all’interno del Tempio di Dio.

2. Sebbene il popolo potesse essere giunto con un atteggiamento di adorazione, era costretto a pensare al baratto e ad altre preoccupazioni finanziarie relative al «pagare per adorare Dio».

3. Inoltre, derubavano il popolo applicando prezzi molto elevati. Ad esempio, non permettevano alle persone di utilizzare la moneta corrente per acquistare questi animali. Queste dovevano cambiare il proprio denaro con speciali monete del tempio utilizzate per l’acquisto degli animali.

D: In Mt 21,12-19 Gesù maledisse il fico il giorno dopo aver purificato il Tempio, oppure prima, come sembra suggerire Mc 11,12-14,20-24?

R: Gesù maledisse il fico dopo aver scacciato i cambiavalute, come riferisce Matteo. Marco non fornisce tanti dettagli, ma anche lui dice: «Il giorno seguente», per indicare che avvenne in seguito.

D: In Mt 22,37 e Mc 12,29-30, l’osservanza del comandamento più grande porta all’unità delle religioni del mondo, come sostengono alcuni esponenti della New Age?

R: No. Innanzitutto si tratta di due comandamenti, non di uno solo. In secondo luogo, il primo comandamento, amare Dio con tutto il cuore, è superiore al secondo, amare il prossimo come se stessi. Contrariamente a quanto credono i seguaci del New Age, NON tutte le religioni conducono a Dio. Nel Giudizio Universale Gesù dirà a coloro che hanno affermato di seguirLo ma non l’hanno fatto: «Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da Me, voi che commettete l’illegalità!». Certamente non vorrete che Gesù vi dica: «Allontanatevi da Me».

D: In Mt 24-25 e Mc 13,5-30, quando si adempiranno queste cose?

R: Queste profezie si adempiono nell’arco di un certo periodo di tempo. In Mt 24,2, il Tempio fu distrutto nel 70 d.C. Altre parti attendono la Seconda Venuta di Gesù. Gli eventi della fine dei tempi sono «imminenti», il che significa che nulla indica che avverranno nel prossimo futuro, ma potrebbero verificarsi in qualsiasi momento.

D: In Mt 24,6 e Mc 13,7; Giustino il Martire, nel *Dialogo con Trifone il Giudeo* 35,3, scrive che esiste un detto attribuito a Gesù secondo cui «ci saranno rivolte e conflitti», che non compare nei Vangeli, ma è riportato nel testo siriaco della *Didaché* (6, 5) e nelle Omelie di Clemente (2, 17 e 16, 21), nonché nel Vangelo copto di Tommaso (16). E queste fonti sono distinte e non correlate tra loro. Come si può spiegare questo fatto?

R: Gesù disse che ci sarebbero state guerre e voci di guerre in Matteo 24,6; Marco 13,7; guerre e rivoluzioni in Luca 21,9. La Didaché è uno scritto paleocristiano che o ha parafrasato questo passo, oppure riportava una frase pronunciata da Gesù che non figura nei quattro Vangeli (Giovanni 20,30-31; 21,25). Le Omelie Clementine sono di origine ebionita, non cristiana. Tuttavia, gli ebioniti leggevano i Vangeli e probabilmente anche la Didaché, quindi potrebbero aver tratto tali riferimenti da quest’ultima. Il Vangelo gnostico di Tommaso non era noto prima che Ippolito scrivesse contro di esso nel 222-235/236 d.C., e contiene ogni sorta di affermazioni inventate.

Quindi, in sintesi, non attribuisco alcun peso alle «falsificazioni» delle Omelie Clementine o del Vangelo di Tommaso. Tuttavia, anche Giovanni ci dice che Gesù compì e disse cose che non sono riportate nei quattro Vangeli. Forse la Didaché e il Dialogo con Trifone il Giudeo contengono una di queste cose, oppure la Didaché si limitava a parafrasare ciò che era già presente nei quattro Vangeli.

D: In Mt 24,19 e Mc 13,17, perché sarà così difficile per le donne incinte e le madri che allattano?

R: Potrebbero esserci due ragioni. In primo luogo, una fuga affrettata lungo un percorso impervio è particolarmente ardua per le donne incinte e per chi ha bambini piccoli. Durante l’inverno in Palestina il clima è più freddo, ma non estremamente rigido. Tuttavia, i fiumi esondano e sono difficili da attraversare.

In secondo luogo, potrebbe essere terribile per le madri che vengono catturate, per quanto riguarda ciò che accadrebbe ai bambini piccoli o ai nascituri.

D: In Mt 24,24 e Mc 13,22, come è possibile che persino gli eletti possano essere ingannati?

R: Gli eletti non sono i credenti. Piuttosto, gli eletti sono tutti coloro che diventeranno credenti. Naturalmente, se un neonato muore e va in Paradiso, anche lui o lei sarà un credente in Paradiso.

Questi versetti affermano che gli eletti possono essere ingannati, ma non dicono che lo siano in modo permanente. Ho conosciuto personalmente qualcuno che ritenevo fosse un cristiano autentico, il quale poi si è unito alla Chiesa mormone e, poco dopo, ha abbandonato il mormonismo per tornare al cristianesimo.

D: In Mt 24,28 Gesù stava parlando di un «cadavere», o si trattava semplicemente di un corpo, vivo o morto, come dice il greco in Lc 17,37?

R: Non vi è alcuna prova che uno dei due autori abbia citato esattamente tutto ciò che Gesù disse; spesso essi parafrasavano. Forse Gesù non utilizzò nessuna delle due parole greche, se, come è probabile, pronunciò queste parole in aramaico.

D: In Mt 24,29 Gesù tornerà immediatamente dopo la Grande Tribolazione, oppure ci sarà un «tempo dei Gentili», come indica Lc 21,24.27?

R: Entrambe le cose. La Grande Tribolazione pone fine al tempo dei Gentili.

D: In Mt 24,30-31 e Mc 13,26-27, gli eletti vengono radunati prima che Cristo ritorni sulle nuvole con grande gloria, o dopo?

R: Sebbene in entrambi i passaggi si menzioni per primo il ritorno di Cristo, nessuno dei due specifica l’ordine.

D: In Mt 24,34 e Mc 13,30, cosa accadrà prima che questa generazione passi?

R: Innanzitutto, ciò che non è la risposta, e poi la risposta.

Ciò che non è la risposta: Gesù pronunciò queste parole intorno al 33 d.C. Nel pensiero ebraico, una generazione era considerata pari a 40 anni. La crocifissione, la risurrezione e l’ascensione di Cristo sarebbero avvenute molto presto, mentre la distruzione del Tempio sarebbe avvenuta nel 70 d.C., ovvero appena entro i 40 anni. I cristiani preteristi parziali sostengono questa visione. Tuttavia, una difficoltà risiede nel fatto che Gesù disse «tutte queste cose», il che implica anche le profezie relative alla sua seconda venuta.

La risposta: Probabilmente si trattò di un errore degli scribi, poiché le parole greche per «razza» e «generazione» differiscono solo per una consonante. Gesù stava dicendo che la razza ebraica non sarebbe scomparsa fino alla seconda venuta di Cristo.

D: In Mt 24,42 e Mc 13,35-37, quando i cristiani dovrebbero iniziare a vegliare in attesa dei segni del ritorno di Cristo?

R: Gesù ordinò loro di vegliare fin da subito. Pertanto, la Chiesa avrebbe dovuto vegliare per 2.000 anni. Questo concetto, denominato «ritorno imminente di Cristo», secondo cui dovremmo vegliare sempre poiché non conosciamo né il giorno né l’ora, ci è stato dato da Dio affinché fossimo diligenti nell’osservare la Parola del Signore.

D: Perché Mt 26,6-13, Mc 14,1-11 e Gv 12,1-11 differiscono in modo significativo da Lc 7,36-50 riguardo all’unzione di Gesù con l’olio?

R: Luca 7,36-50 riporta un evento diverso. Nello specifico, Luca narra l’unzione dei piedi di Gesù da parte di una donna peccatrice nella casa di un fariseo, subito dopo che i discepoli di Giovanni Battista avevano chiesto quando Gesù avrebbe rivelato di essere il Messia. Gli altri tre brani riportano l’unzione operata da Maria Maddalena nella casa di un lebbroso guarito, alla presenza di Lazzaro, proprio prima della Pasqua.

Tra i primi a rispondere a questa domanda vi fu Agostino di Ippona (354-430 d.C.) nel suo libro *Armonia dei Vangeli*, libro 2, cap. 79:154 (NPNF1, vol. 6, pp. 173-164).

D: Chi era esattamente quella donna che versò l’unguento su Gesù? Infatti Matteo dice (Mt 26,7-): «Si avvicinò a lui una donna con un vaso di alabastro contenente un unguento molto prezioso e lo versò sul suo capo, mentre egli era a tavola», mentre Luca (Lc 7,37) dice: «Ed ecco, una donna della città, che era una peccatrice, sapendo che Gesù era a tavola nella casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di unguento», e Giovanni dice: «(Era quella Maria che aveva unto il Signore con l’unguento e gli aveva asciugato i piedi con i propri capelli, la cui sorella Lazzaro era malata.)» (Gv 11,2), «Allora Maria prese una libbra di unguento di nardo puro, molto prezioso, unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli» (Gv 12,3).

R: Tutti questi racconti si riferiscono a una Maria; Maria, la sorella di Marta, è probabilmente la stessa di Maria Maddalena, sebbene ciò non sia certo.

D: Perché in Matteo 26,6-13 si dice che Gesù fu unto sul capo, mentre in Giovanni 12,1-11 si parla dei piedi?

R: Maria Maddalena unse prima l’uno e poi l’altro.

D: In Mc 14,1, Maria unse Gesù due giorni prima della Pasqua, oppure sei giorni prima, come riportato in Gv 12,1?

R: Entrambe le cose. Questo unico evento avvenne evidentemente l’ottavo giorno di Nisan, ovvero due giorni prima dell’inizio della celebrazione pasquale di quattro giorni, che si concludeva con il pasto pasquale, come mostra Esodo 12,1-11.

D: Nel raccontare l’episodio dell’Ultima Cena in Luca, e anche in 1 Corinzi 11,24 di Paolo, Gesù dice: «Fate questo in memoria di me». Ma questa stessa frase non compare né in Marco (Mc 14,22) né in Matteo (Mt 26,26), dove si dice semplicemente: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Perché?

R: Gli autori dei Vangeli non hanno riportato tutti i dettagli; né erano tenuti a farlo.

D: Perché nei Vangeli troviamo quattro racconti diversi sull’Ultima Cena? È forse dovuto all’influenza delle meditazioni ecclesiali e della vita liturgica?

R: No. L’Ultima Cena fu un momento cruciale della vita di Gesù e del suo ministero verso i discepoli. Sarebbe piuttosto sorprendente se nessuno dei quattro evangelisti ne avesse fatto menzione. Non vedo quale legame potrebbero avere le meditazioni ecclesiali con tutto ciò. La vita liturgica della Chiesa, ovvero le liturgie ufficiali, gli ordini monastici, ecc., si sviluppò solo secoli dopo i Vangeli e i manoscritti di cui disponiamo oggi.

Quando nacquero i monaci e gli eremiti?

Sebbene Filone l’Ebreo affermi che ai suoi tempi (prima del 50 d.C.) vi fossero eremiti pagani in Egitto, i primi eremiti cristiani furono Paolo l’Eremita e altri che fuggirono nel deserto durante la persecuzione di Decio nel 250-251 d.C. Antonio fu un famoso eremita dal 270 al 356 d.C. In seguito, l’insegnamento di Atanasio, Ilario, Ambrogio di Milano, Giovanni Cassiano e altri contribuì alla diffusione dei monasteri (per gli uomini) e delle abbazie (per le donne).

Quando furono copiati i più antichi manoscritti evangelici esistenti?

Il p52 è un frammento che riporta Giovanni 18,31-33 su un lato e Giovanni 18,37f-38 sull’altro. Fu scritto prima del 138 d.C. circa.

Il p66 (circa 125-175 d.C.) contiene il 92% del Vangelo di Giovanni

Il p75 (175-225 d.C.) contiene 1.166 versetti di Luca e Giovanni

La pagina 45 (200-225 d.C.) contiene 833 versetti dei quattro Vangeli più gli Atti.

Oltre ai manoscritti biblici, gli stessi scritti paleocristiani citavano l’87% dei versetti dei Vangeli già prima del 325 d.C.

Quali cristiani dei primi secoli scrissero della Cena del Signore prima del 250 d.C.?

Prima della persecuzione di Decio, i seguenti primi cristiani scrissero riguardo alla Cena del Signore.

Ignazio di Antiochia (-107/116 d.C.) «Abbiate cura, dunque, di avere una sola Eucaristia. Poiché vi è una sola carne del nostro Signore Gesù Cristo e un solo calice per [manifestare] l’unità del Suo sangue; un solo altare; così come vi è un solo vescovo, insieme al presbiterio e ai diaconi, miei compagni di servizio; affinché, qualunque cosa facciate, la facciate secondo [la volontà di] Dio». Lettera di Ignazio ai Filadelfesi [greco] cap. 4, pag. 81

La Didaché (= Insegnamento dei Dodici Apostoli) (60-120 d.C. circa), vol. 7, cap. 9-10, pagg. 379-380, tratta della celebrazione della Cena del Signore. Tuttavia, in due punti la definisce «Ringraziamento», ma non la chiama mai Eucaristia.

Giustino Martire (circa 150 d.C.) spiega come si prendesse parte alla Cena del Signore nella Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 65, pag. 185.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.), nel frammento 37, pag. 574, afferma: «… affinché Egli possa offrire questo sacrificio, sia il pane come corpo di Cristo, sia il calice come sangue di Cristo, affinché coloro che ricevono questi antitipi [antitopon] possano ottenere la remissione dei peccati e la vita eterna».

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) descrive come Gesù celebrò l’Ultima Cena. *Stromata*, libro 1, cap. 10, pag. 310. (e in altri passaggi)

Tertulliano (198-220 d.C.): «Ciò [la Chiesa] lo sigilla con l’acqua (o il battesimo), lo riveste dello Spirito Santo, lo nutre con l’Eucaristia, lo rallegra con il martirio e, contro una tale disciplina così (mantenuta), non ammette alcun contraddittore». Prescrizione contro gli eretici, cap. 36, p. 261 (e in altri punti)

Ippolito di Porto (222-235/236 d.C.) menziona il cibo sacramentale nel Commento alla Genesi 49,12-15, pag. 168.

Origene (225-253/254 d.C.) afferma che il pane dell’Eucaristia è un simbolo di gratitudine verso Dio. Origene, Contro Celso, libro 8, cap. 58, p. 661

D: In Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,1 e Gv 13,1-2, l’Ultima Cena ebbe luogo il venerdì sera o il giovedì sera?

R: Fu il giovedì sera.

Si celebrava per una settimana la Festa dei Pani Azzimi (Numeri 28,17; Deuteronomio 16,3)

La Pasqua ebraica cadeva il venerdì sera dopo il tramonto. Si celebrava il quattordicesimo giorno del primo mese, secondo Esodo 12:1, 6-8; Levitico 23:5; Numeri 9:5; 28:16. Ciò significa dal tramonto del venerdì sera al tramonto del sabato sera.

Gli ebrei (e anche i discepoli) si prepararono per la Pasqua e immolarono l’agnello pasquale il primo giorno della Festa dei Pani Azzimi, che era un giovedì (Matteo 26:17; Marco 14:12; Luca 22:7).

Poiché Gesù fu crocifisso venerdì durante il giorno, questo è il motivo per cui gli ebrei volevano che il Suo corpo fosse deposto dalla croce prima dell’inizio del sabato.

Giovanni 19:14 dice della crocifissione: «Era il giorno della preparazione (paraskeue) per la Pasqua». Il giorno della preparazione per la Pasqua va dal tramonto di giovedì sera al tramonto di venerdì sera, ovvero comprende gran parte del venerdì. Per inciso, la parola greca moderna per «venerdì» è paraskeue. Tertulliano (198-220 d.C.) in *De Corona*, cap. 3, pag. 94, descrisse come i primi cristiani celebrassero la Cena del Signore.

Si vedano *When Critics Ask*, pagg. 343-344, 375; *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 448-449; e *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pagg. 375-376 per ulteriori approfondimenti sul motivo per cui Gesù fu crocifisso di venerdì.

Per quanto riguarda il fatto che il pasto pasquale si tenne un giorno prima del solito, ovvero il giovedì sera, si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 448-449

D: I quattro Vangeli concordano sul fatto che l’Ultima Cena si tenne giovedì sera e che la crocifissione di Gesù avvenne venerdì. Tuttavia, non concordano sul fatto che l’Ultima Cena fosse una cena pasquale. Cosa ne pensa? Si trattò di una cena pasquale o di una cena ordinaria?

R: Data la natura della discussione, non si trattava di una cena ordinaria. Era la Pasqua ebraica, celebrata con un giorno di anticipo. Innanzitutto alcuni cenni storici, poi la motivazione.

Si svolgeva una celebrazione della Festa dei Pani Azzimi della durata di una settimana (Numeri 28:17; Deuteronomio 16:3)

La Pasqua ebraica cadeva il venerdì sera dopo il tramonto. Si celebrava il quattordicesimo giorno del primo mese, secondo Esodo 12:1, 6-8; Levitico 23:5; Numeri 9:5; 28:16. Ciò significa dal tramonto del venerdì sera al tramonto del sabato sera. Alcuni, come gli Esseni, la celebravano tuttavia il giovedì sera. Gesù desiderava davvero celebrare la Pasqua con i Suoi discepoli prima della Sua passione (Luca 22:15). Non la celebrarono nel momento consueto perché Gesù avrebbe avuto altri impegni.

D: Nei Vangeli, Gesù fu crocifisso giovedì, venerdì o sabato?

R: Le ipotesi avanzate vanno dal mercoledì al sabato. In sintesi, il mercoledì e il sabato non sarebbero plausibili. Il venerdì si concilia con il resto della cronologia, ma anche il giovedì sarebbe plausibile. Tuttavia, i primi cristiani affermano che fosse venerdì, ad eccezione di Origene, il quale sosteneva che fosse o quel giorno o il giorno precedente.

Giustino il Martire (151-155 d.C.): Gesù fu crocifisso il giorno prima del sabato [venerdì] e risuscitò il giorno dopo il sabato [domenica]. Prima Apologia di Giustino il Martire, cap. 67, p. 186

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.): «Il sesto giorno [cioè il venerdì], … In questo giorno, in memoria della passione del Signore Gesù Cristo, dedichiamo un momento di preghiera a Dio oppure osserviamo il digiuno. Il settimo giorno…» *Sulla creazione del mondo*, pag. 341

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) tratta del quarto giorno e afferma che Gesù soffrì per noi il sesto giorno [venerdì]. Poi aggiunge: «Ma il giorno del Signore lo celebriamo come giorno di gioia, poiché in esso Egli è risorto; in quel giorno abbiamo adottato l’usanza di non piegare nemmeno il ginocchio». Lettera canonica, Canone 15, p. 278

Origene (225-254 d.C.): «Colui di cui parlavano i profeti, ma anche alle altre nazioni pagane, che Colui che fu crocifisso ieri o l’altro ieri subì questa morte volontariamente a favore del genere umano», Origene, Contro Celso, libro 1, cap. 31, p. 409.

Tuttavia, tra gli circa 80 scrittori successivi alla Bibbia e precedenti al Concilio di Nicea, tre autori che condividono la stessa opinione non sono molti. Si veda la domanda precedente per l’approfondimento.

D: In Mt 12,40 Gesù rimase nel sepolcro tre giorni e tre notti, oppure risuscitò il terzo giorno in Mc 8,31, oppure per tre giorni in Mc 14,58, oppure in tre giorni in Gv 2,19, oppure il terzo giorno cade oggi in Lc 24,21?

R: «Dopo tre giorni» era un’espressione idiomatica ebraica ben nota nella Bibbia, che indicava una parte o l’intero arco di tre giorni.

Il giorno e la notte vengono conteggiati anche se si tratta solo di una parte. Il rabbino Eleazar ben Azaria (I secolo d.C. o circa 100 d.C.) afferma: «Un giorno e una notte costituiscono un’onah [una porzione di tempo], e la parte di un’onah equivale al suo intero» (Mishnah, Talmud di Gerusalemme: Shabbath, capitolo IX, paragrafo 3; Talmud babilonese: Pesahim 4a)

Una parte di un giorno conta come un giorno intero. Oltre alla citazione precedente, anche il rabbino Simeone ben Gamaliele ne discusse con altri. «E quanto dura un’intera “onah”? – Spiegò il rabbino Simeone ben Gamaliele: una notte e mezza giornata. Ma è davvero necessario che un’“onah” sia così lunga? Non è forse [tale requisito] piuttosto in contrasto con quanto segue: se i torchi per il vino o per l’olio di una persona fossero impuri e questi desiderasse preparare rispettivamente il proprio vino e il proprio olio in condizioni di purezza, come dovrebbe procedere? Egli sciacqua le assi, i ramoscelli e le vasche;» Talmud babilonese, Trattato Niddah, foglio 65a

Alcuni hanno cercato di sostenere che un’«onah» si riferisse esclusivamente ai giorni di impurità di una donna, ma la citazione precedente dimostra che un’«onah» è un periodo di tempo generico.

Anche oggi utilizziamo talvolta il concetto di tempo inclusivo. http://www.apologeticspress.org/apcontent.aspx?category=6&article=756 menziona che, ancora oggi, se qualcuno effettua il check-in in un hotel di notte e non parte entro l’orario di check-out, gli vengono addebitati due giorni interi.

Un esempio biblico è l’applicazione di Levitico 12:2-3. Vi si afferma che i bambini ebrei dovevano essere circoncisi l’ottavo giorno. Pertanto, se un bambino ebreo fosse nato di lunedì, quando avrebbe dovuto essere circonciso? Avrebbe dovuto essere circonciso il lunedì successivo. E se fosse nato lunedì alle 23:59? Sarebbe stato comunque circonciso il lunedì della settimana successiva. Questo è il calcolo del tempo inclusivo.

Ecco altri nove esempi di conteggio del tempo inclusivo tratti dalla Bibbia.

1. In Genesi 42:17, Giuseppe imprigionò i suoi fratelli per tre giorni. Ma nel versetto 18 ne liberò dieci il terzo giorno.

2. Roboamo, in 2 Cronache 10:5, disse al popolo: «Tornate da me tra tre giorni». Eppure, in 2 Cronache 10:12, il popolo tornò «Tornate da me il terzo giorno».

3. In 1 Samuele 30:12 uno schiavo egiziano malato disse a Davide che non aveva mangiato né bevuto nulla per tre giorni e tre notti. Eppure una persona non potrebbe sopravvivere all’aperto nel deserto senza acqua per 72 ore. Indubbiamente lo schiavo intendeva dire «parte di tre giorni».

4. In Ester 4:16 Ester chiede di digiunare per lei «per tre giorni, notte e giorno», e che lei avrebbe fatto lo stesso. Tuttavia, Ester 5:1 afferma che «il terzo giorno» Ester organizzò un banchetto; si tratta quindi di un periodo di tempo equivalente.

5. Matteo 27:62b-63a: «dicendo: “Signore, ci siamo ricordati che quell’ingannatore disse mentre era in vita: “Dopo tre giorni risorgerò”. Pertanto, ordini che il sepolcro sia sorvegliato fino al terzo giorno”»,

6. Riferendosi alla morte e alla risurrezione di Cristo, Gesù stesso in Matteo 12:40 dice: «tre giorni e tre notti»; in Marco 8:31 dice: «il terzo giorno risorgerà»; in Marco 14:58 dice: «per tre giorni»; in Giovanni 2:19 dice: «in tre giorni»; e in Luca 24:21 dice: «Questo terzo giorno è oggi».

7. Pertanto, «tre giorni e tre notti» in Mt 12,40 (e presumibilmente in Giona 1,17) equivale a «il terzo giorno» in Matteo 16,21; 17,23; 20,19 e in Luca 13,32. Equivale a «È forse il terzo giorno?» in Luca 24,21.

8. Ma non vi è nulla di particolare qui riguardo al numero tre. Anche le espressioni «sette giorni» e «il settimo giorno» sono intercambiabili. 1 Re 20:29a recita: «Per sette giorni gli eserciti si accamparono uno di fronte all’altro, e il settimo giorno ebbe inizio la battaglia».

9. L’espressione «quattro giorni» in Atti 10,30 indica «parti di quattro giorni» in Atti 10,3, 9, 23 e 24.

D: In Lc 22,3-4.7 Satana entrò in Giuda quando questi si recò dai sommi sacerdoti per tradire Gesù, oppure avvenne durante l’Ultima Cena, quando Gesù gli porse il pane in Gv 13,27?

R: Si verificarono entrambe le cose. Satana entrò in Giuda quando questi decise di agire per parlare con i sommi sacerdoti riguardo al tradimento di Gesù, e Satana entrò nuovamente in Giuda quando questi tornò dai sommi sacerdoti per riferire loro dove si sarebbe trovato Gesù.

D: In Mt 26,34; Mc 14,30-71 e Lc 22,34, quante volte Pietro rinnegò Cristo e quante volte cantò il gallo?

R: Matteo 26,34, Luca 22,34 e Giovanni 13,38 affermano che prima che il gallo cantasse (un numero imprecisato di volte) Pietro avrebbe rinnegato Gesù tre volte. Marco 14,30 afferma che prima che il gallo cantasse due volte, Pietro avrebbe rinnegato Gesù tre volte.

1. Il primo rinnegamento si trova in Matteo 26:70, Marco 14:68 e Luca 22:57.

2. Il secondo rinnegamento si trova in Matteo 26:72, Marco 14:70 e Luca 22:58

3. Il terzo rinnegamento si trova in Matteo 26:74, Marco 14:71 e Luca 22:60.

Il gallo cantò una seconda volta in Matteo 26,75; Marco 14,72 e Luca 22,60. La Scrittura non specifica se il gallo abbia cantato entrambe le volte dopo che Pietro negò per la terza volta, oppure se abbia cantato una prima volta in precedenza e una seconda volta dopo la terza negazione di Pietro. In ogni caso, ciò non ha realmente importanza.

D: In Mt 26,40, 42, 44 e Mc 14,27, 40, 41, perché i discepoli dormivano, dato che Gesù aveva espressamente chiesto loro di non farlo, ma di rimanere svegli e pregare per Lui?

R: Non avrebbero dovuto dormire. Probabilmente i discepoli erano molto stanchi dopo lo stress di trovarsi in un luogo dove sapevano che i capi volevano arrestare Gesù. Probabilmente pensavano che il Giardino fosse un luogo sicuro e, in quell’ambiente tranquillo, si sono lasciati prendere dalla stanchezza.

Gesù non ricevette nemmeno il sostegno delle loro preoccupazioni e delle loro preghiere, ma solo il loro russare.

D: In Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 18,15-18,25-27, come si conciliano questi quattro racconti, in particolare il secondo rinnegamento?

R: Non vi è alcun problema se si tiene presente che le folle di solito non sono silenziose. Esaminiamo innanzitutto la sequenza degli eventi, poi eliminiamo ciò che non costituisce la risposta e, infine, forniamo la risposta.

Sequenza degli eventi:

1. Poiché «questo discepolo» [Giovanni] era conosciuto dal sommo sacerdote, entrò nel cortile. Poi uscì di nuovo, parlò alla ragazza/ancella/serva di turno e fece entrare Pietro attraverso la porta. Gv 18,15-16

2. Prima accusa: Nel cortile, una ragazza/serva/donna di servizio del sommo sacerdote che si trovava alla porta, si avvicinò a lui (Mt), passò di lì (Mc), guardò Pietro alla luce del fuoco e disse a Pietro che era con Gesù. Pietro si stava scaldando nel cortile. Mt 26,69; Mc 14,66-67; Lc 22,54-56; Gv 18,17a

3. Primo rinnegamento: Pietro rinnegò Gesù, dicendo: «Donna, non lo conosco» (Lc), «Non so di cosa stiate parlando» (Mt) o «Non so né capisco di cosa stiate parlando» (Mc) davanti a tutti loro (Mt). Mt 26,70; Mc 14,68; Lc 22,57; Gv 18,17

4. Seconda serie di accuse: Allora Pietro si recò alla porta (Mt), e un’altra ragazza [allu] disse alla folla: «Quest’uomo era con Gesù di Nazaret» (Mt). Pietro fu accusato: «Anche tu sei uno di loro». (Lc) La serva (Mc), vedendo di nuovo Pietro, disse alla folla: «Quest’uomo è uno di loro» (Mc). A Pietro fu chiesto: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» (Gv) Mt 26,71; Mc 14,69; Lc 22,58a; Gv 18,25a

5. Secondo rinnegamento: Pietro, giurando, disse: «Non lo sono» (Gv), «Uomo [anthrope], non lo sono» (Lc), «Non conosco quell’uomo!» (Mt), e rinnegò Gesù una seconda volta. Mt 26,72; Mc 14,70a; Lc 22,58b; Gv 18,25b

6a. Terza serie di accuse: Circa un’ora dopo (Lc) coloro che stavano lì [una piccola folla?] dissero che Pietro era uno di loro e menzionarono il suo accento galileo. Mt 26,73; Mc 14,70b; Lc 22,59

6b Prima o dopo il punto 6a, uno dei servi del sommo sacerdote, parente dell’uomo a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, contestò a Pietro di averlo visto nel giardino degli ulivi. Gv 18,26

7. Terzo rinnegamento: Pietro imprecò, dicendo: «Signore, non so di cosa stiate parlando» (Lc), «Non conosco quell’uomo!» (Mt) oppure «Non conosco quest’uomo di cui parlate!» (Mc, Gv), e rinnegò Gesù per la terza volta. Immediatamente, mentre erano ancora in casa, il gallo cantò. Gesù guardò Pietro (Mt 26,74-75; Mc 14,71-72; Lc 22,60-62; Gv 18,27).

Qual è la risposta errata:

Un ordine diverso non è la risposta, poiché i racconti evangelici utilizzano espressioni come «più tardi», «dopo» e «circa un’ora dopo».

È vagamente possibile che ci siano state più di tre smentite, come ha suggerito qualcuno, ma non vi è alcuna ragione convincente per cui Gesù abbia detto che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte e che poi le smentite siano state più di tre.

La risposta: (La folla non tace)

Dopo il primo rinnegamento di Pietro, poco dopo una seconda ragazza parlò alla folla di Pietro. Il cortile si trovava all’interno di una casa e probabilmente non era molto grande. Vi aspettereste che la prima ragazza rimanesse in silenzio? – Quasi certamente no. Avrebbe ripetuto ciò che aveva detto a Pietro. Vi aspettereste che la folla rimanesse in silenzio di fronte a questa grave accusa? – Molto improbabile. Non fu un uomo ad accusare Pietro, ma a chiedergli se fosse con Gesù. Ecco perché, sebbene fossero state le donne ad accusare Pietro, egli rispose all’uomo.

Allo stesso modo, in occasione del terzo rinnegamento, vi aspettereste che qualcuno parlasse alla folla e che nessuno tra la folla dicesse nulla? Oltre a queste due cose dette, probabilmente ne furono dette anche altre.

D: In Mc 14,1, in che modo la donna (Maria Maddalena) unse Gesù due giorni prima della festa della Pasqua, dal momento che ciò avvenne sei giorni prima del pasto pasquale?

R: Le parole «la festa di» nella traduzione di Re Giacomo non compaiono né nel testo greco originale, né nelle traduzioni più moderne.

D: In Mc 15,25, Gesù fu crocifisso alla terza ora, oppure il suo processo ebbe luogo alla sesta ora, come afferma Gv 19,14?

R: Innanzitutto un fatto che non fa parte della risposta, e poi la risposta.

Fatto che non fa parte della risposta: come hanno sottolineato Eusebio e altri, nel greco i simboli per indicare il tre e il sei differivano solo per un tratto, quindi potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione. Questa non è la risposta, poiché la parte successiva spiega perché i due orari dovrebbero essere diversi.

La risposta:

Marco utilizzò il giorno ebraico, che iniziava alle 6:00 del mattino, quindi Gesù fu crocifisso intorno alle 9:00. Giovanni, scrivendo principalmente per lettori gentili, utilizzò il giorno romano (in Giovanni 1:39; 4:6; 19:14), che iniziava a mezzanotte, quindi il processo ebbe inizio intorno alle 6:00 del mattino.

A titolo di nota storica, i Romani e i Greci facevano iniziare la giornata a mezzanotte. Il famoso astronomo Claudio Tolomeo (II secolo d.C.) faceva iniziare ciascuna metà della giornata a mezzanotte e a mezzogiorno, e a quanto pare è da qui che derivano le sigle A.M. e P.M., secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 2, pag. 619.

D: Lo scettico Bart Ehrman sostiene che Gesù fosse apocalittico (incentrato sulla fine dei tempi) nel Vangelo secondo Marco, ma non in quello secondo Giovanni (Jesus, Interrupted, pag. 81)

R: Gesù era apocalittico (parlava della fine dei tempi) in tre Vangeli: Matteo 24-25, Marco 13 e Luca 17:20-37. È generalmente riconosciuto che il Vangelo di Giovanni sia stato scritto dopo gli altri Vangeli. Il Vangelo di Giovanni ha all’incirca la stessa lunghezza degli altri Vangeli. Esso fornisce molti dettagli sui discorsi che non si trovano negli altri Vangeli, ma a quanto pare l’autore non ha ritenuto necessario ripetere ciò che gli altri Vangeli avevano già esposto in modo abbastanza chiaro. Naturalmente, il libro con il maggior numero di contenuti apocalittici nella Bibbia non è un Vangelo, bensì il libro dell’Apocalisse, redatto da Giovanni.

D: In Mt 26,14-16; Mc 14,43-45; Lc 22,1-6 e Gv 18,2, Ehrman ritiene che il fatto che Giuda rivelasse ai Giudei dove si trovasse Gesù non fosse particolarmente significativo; piuttosto, Giuda disse ai Giudei che Gesù si considerava re dei Giudei, e che essi avrebbero potuto sfruttare questa informazione per indurre i Romani a giustiziarlo. Egli ammette che questa «è un’interpretazione piuttosto insolita». [E che dire dell’ingresso trionfale?] (Jesus, Interrupted, pp. 170-171)

R: È l’unica persona di cui io abbia mai sentito parlare che abbia avanzato questa interpretazione innovativa. Ehrman sostiene che i capi ebrei avrebbero potuto seguire Gesù e catturarlo, ma non disponevano di un’accusa sufficientemente solida affinché i Romani potessero condannarlo. Quindi, in sostanza, Ehrman afferma che per i capi ebrei era importante: a) dimostrare che Egli affermava di essere un re, e b) riuscire a catturare Gesù quando la folla non fosse stata in grado di proteggerlo. E in che modo l’affermazione di Giuda, secondo cui Gesù avrebbe detto proprio questo, potrebbe costituire una testimonianza credibile?

E che dire dei rami di palma e dell’ingresso trionfale? Ciò avrebbe già fornito loro un motivo per formulare un’accusa. Per quanto riguarda il seguire Gesù quando scompariva ogni notte tra i suoi discepoli, avrebbero avuto bisogno di una spia, qualcuno che si mescolasse tra i discepoli e riferisse loro ciò che accadeva. I capi ebrei avevano una spia: Giuda.

D: In Mt 26,26-29 e Mc 14,22-23, Gesù stesso mangiò davvero il pane e bevve dal calice durante l’Ultima Cena?

A: Sì, Gesù mangiò con loro, secondo Luca 22,15-16. Sarebbe sembrato molto strano ai discepoli che essi consumassero un pasto completo mentre Gesù non mangiava nulla.

D: In Matteo 26,26-29; Marco 14,17-26; Luca 22,15-38; Giovanni 13,3-29 e 1 Corinzi 11,24-25, cosa disse esattamente Gesù durante l’Ultima Cena?

R: Nessuno di questi racconti pretende di essere una descrizione letterale.

Ecco ciò che possiamo dedurre.

Prima della Cena

Gesù lavò i piedi dei Suoi discepoli e parlò del servizio (Gv 13,3-20).

Prima affermazione

«Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi prima della mia sofferenza. Vi dico infatti che non la mangerò più finché non si compirà nel regno di Dio.» (Luca 22:15-16) Queste parole potrebbero essere state pronunciate anche immediatamente prima o dopo la quinta affermazione.

Seconda affermazione

«In verità vi dico che uno di voi mi tradirà.» (Matteo 26:21)

«In verità vi dico: uno di voi, che sta mangiando con me, mi tradirà.» (Marco 14,18b)

«In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà.» (Giovanni 13,21b)

Terza affermazione

«Colui che ha intinto la mano nel piatto con me mi tradirà…» (Matteo 26,23-24)

«È uno dei Dodici, colui che sta intingendo la mano nel piatto con Me. Il Figlio dell’uomo se ne andrà proprio come è scritto di Lui, ma guai a quell’uomo per mezzo del quale Egli viene tradito! Sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato.» (Marco 14,20b-21)

Gesù rispose: «È colui al quale darò questo boccone dopo averlo intinto.» (Giovanni 13, 26a)

Quarta affermazione

«Lo avete detto voi stesso.» (Matteo 26,25)

Quinta affermazione

«Quello che state per fare, fatelo in fretta.» (Giovanni 13,27s)

Sesta affermazione

«Prendete questo e dividetelo tra voi. Vi dico infatti che d’ora in poi non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio.» (Luca 22,17b-18)

Settima affermazione

«Prendete e mangiatene tutti; questo è il mio corpo.» (Matteo 26,26)

«Prendetelo; questo è il mio corpo» (Marco 14,22).

«Questo è il mio corpo, dato per voi; fate questo in memoria di me.» (Luca 22,19b)

«Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me.» (1 Corinzi 11:24)

Una preghiera

Rese grazie per il calice (Matteo 26,27)

Ottava affermazione

«Bevetene tutti. Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti per il perdono dei peccati. Vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio.» (Matteo 26,27b-29)

«Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti. In verità vi dico: non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo nel regno di Dio.» (Marco 14,24b-25)

«Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi. Ecco, la mano di colui che mi tradisce è con la mia sulla tavola. In verità, il Figlio dell’uomo se ne andrà come è stato stabilito, ma guai a quell’uomo che lo tradisce.» (Luca 22,20b-22)

«Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che lo bevete, in memoria di me.» (1 Corinzi 11,25b)

La disputa su chi fosse il più grande (Luca 22,25-31)

Preannuncio a Pietro che il gallo canterà quando Pietro lo rinnegherà tre volte (Luca 22,34)

Discussione sulla borsa e sulle spade (Luca 22,35-38)

Il canto di un inno (Matteo 26:30; Marco 14:26)

Le citazioni delle Scritture sono tratte dalla BSB.

D: In Mt 26,26-28; Mc 14,22-24; Lc 22,19-21; 1 Cor 11,23-26, uno scettico ha avanzato l’ipotesi che l’Ultima Cena, così come descritta nella Bibbia, sia stata interamente inventata, poiché gli ebrei detestavano l’idea di partecipare al «corpo e al sangue»; pertanto, non solo Gesù ne sarebbe stato a conoscenza, ma anche i Suoi discepoli e gli altri ebrei si sarebbero indignati per questa istituzione e avrebbero respinto il Suo insegnamento. C’è del vero in questa affermazione?

R: No, non ho mai sentito l’affermazione secondo cui l’Ultima Cena sarebbe stata inventata. Tuttavia, esaminiamo la questione.

Se tutti gli ebrei ne fossero stati disgustati, che dire allora di Paolo, l’ex fariseo? Innanzitutto, egli non ne era disgustato in quanto cristiano, e continuava a insegnarlo agli altri, compresi gli ebrei.

Durante la Pasqua ebraica, il sangue dell’agnello veniva spalmato sugli stipiti delle porte, quindi gli ebrei conoscevano bene il sacrificio di sangue e il sacrificio degli agnelli.

Giovanni Battista definì effettivamente Gesù «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» in Giovanni 1:29.

Sembra un’accusa innovativa del XX secolo priva di contesto storico. Dovrebbero innanzitutto trovare nel Talmud, negli scritti ebraici successivi, negli scritti cristiani primitivi e successivi, negli scritti romani o altrove, almeno qualche prova che gli ebrei lo rifiutassero, che i cristiani non lo praticassero, ecc. Si potrebbe affermare che Gesù provenisse in realtà dalla Nuova Zelanda, ma senza presentare alcuna prova concreta, la gente ci crederebbe?

Ad ogni modo, ecco alcune prove, al di fuori della Bibbia, che dimostrano che l’Ultima Cena veniva effettivamente celebrata. Migliaia di primi cristiani morirono per la loro fede. Furono accusati di essere atei (poiché non credevano negli dei dei Romani) e di essere cannibali (una distorsione del fatto che mangiavano e bevevano il corpo e il sangue di Cristo durante la Cena del Signore). Ora, perché sarebbero stati falsamente accusati di essere cannibali se non avessero preso parte alla Cena del Signore?

Ignazio, discepolo dell’apostolo Giovanni, morto prima del 116 d.C., menziona la Cena del Signore nella sua Lettera ai Romani, capitolo 7, pag. 77. «Desidero il pane di Dio, il pane celeste, il pane della vita, che è la carne di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che in seguito divenne discendente di Davide e di Abramo; e desidero la bevanda di Dio, vale a dire il Suo sangue, che è amore incorruttibile e vita eterna».

«Abbiate cura, dunque, di avere una sola Eucaristia. Poiché vi è una sola carne del nostro Signore Gesù Cristo e un solo calice per [manifestare] l’unità del Suo sangue»; Lettera di Ignazio ai Filadelfesi, capitolo 4, pag. 81.

Giustino Martire nella sua Prima Apologia (147-151 d.C.), cap. 66, p. 185 «E questo cibo è chiamato tra noi Eucharistia [l’Eucaristia], alla quale non è consentito partecipare se non a chi crede che le cose che insegniamo siano vere, a chi è stato purificato con il lavacro che serve alla remissione dei peccati e alla rigenerazione, e a chi vive secondo quanto Cristo ha prescritto. Infatti non riceviamo questi elementi come semplice pane e semplice bevanda; ma così come Gesù Cristo, nostro Salvatore, essendo diventato carne per mezzo del Verbo di Dio, aveva sia carne che sangue per la nostra salvezza, così anche a noi è stato insegnato che il cibo benedetto dalla preghiera della Sua parola, e dal quale il nostro sangue e la nostra carne sono nutriti per trasmutazione, è la carne e il sangue di quel Gesù che si è fatto carne».

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) nella sua opera *Contro le eresie*, libro 5, capitolo 2, pag. 528, scrisse: «Ma se questa [carne] in verità non raggiunge la salvezza, allora né il Signore ci ha redenti con il Suo sangue, né il calice dell’Eucaristia è la comunione del Suo sangue, né il pane che spezziamo è la comunione del Suo corpo».

Quindi, o

a) Gesù celebrò davvero l’Ultima Cena, oppure

b) Matteo, Marco, Luca, Paolo, Ignazio, Giustino Martire, Ireneo e tutti gli altri scrittori della Chiesa primitiva si sono sbagliati completamente;

c) Non sono stati loro a scriverlo; nel corso dei secoli ciò è stato sistematicamente aggiunto ai loro scritti.

Per rispondere all’obiezione c), occorre conoscere le date dei manoscritti più antichi che contengono i versetti in questione. Ecco i versetti specifici relativi all’Ultima Cena che menzionano espressamente il corpo e il sangue di Gesù.

Matteo 26,26-28

p45 Chester Beatty I (tutti e quattro i Vangeli e gli Atti) (100-150 d.C.) (precedentemente ritenuto risalente alla fine del II o all’inizio del III secolo d.C.) (Mt 20,24-32; 21,13-19; 25,41-26,39

p. 37 (= Ann Arbor 1570) Mt 26,19-52 (metà del III secolo)

Il Vaticanus (325-350 d.C.) e il Sinaitico (340-350 d.C.) contengono l’intero Vangelo di Matteo. Una fotografia di una pagina del Vangelo di Matteo tratta dal Codice Sinaitico è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, pag. 2004.

L’Alexandrinus [A] (circa 450 d.C.) ha conservato solo Matteo 25,7 fino alla fine.

Marco 14,22-24

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.), il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intero Vangelo di Marco.

Luca 22,19-21

p75 Papiri di Bodmer 14/15 (la maggior parte di Luca e Giovanni) Contiene Luca 3:18-22; 3:33-4:2; 4:34-5:10; 5:37-6:4; 6:10-7:32; 7:35-39, 41-43; 7:46-9:2; 9:4-17:15; 17:19-18:18; 22:4-24:53. È generalmente datato al 175-200 d.C. o al 175-225 d.C. Tuttavia, la sua grafia è molto simile a quella di un altro documento, il Papiro Fuad XIX, che si sa essere stato scritto nel 145-146 d.C.

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.), il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intero Vangelo di Luca.

1 Corinzi 11,23-26

p46 Chester Beatty II, 100-150 d.C.: 1 Cor 1,1-9,2; 9,4-14,14; 14,16-15,15; 15,17-16,22

Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.), il Sinaitico [Si] (340-350 d.C.) e l’Alessandrino [A] (circa 450 d.C.) contengono l’intera Lettera ai Corinzi.

D: In Mt 26,27b-29, Mc 14,24b-25, Lc 22,20b-22 e 1 Cor 11,25b, presero il calice dopo il pane o prima del pane, come mostra chiaramente Lc 22,17b-18?

R: Entrambe le cose. Durante la Pasqua ebraica venivano bevute quattro coppe in diversi momenti del pasto. Fu proprio con l’ultima coppa, dopo il pasto, che Gesù disse: «Questo è il sangue della nuova alleanza…». Anche chi non conoscesse le usanze ebraiche potrebbe comunque intuire la risposta, poiché Luca 22 menziona sia la coppa prima del pane sia quella dopo il pane.

Si noti che in Matteo Gesù ordina a tutti di bere dal calice. Ciò va contro la precedente pratica cattolica romana secondo cui i non sacerdoti ricevevano solo il pane.

Inoltre, F.L. Godet, nel suo commentario alla Prima Lettera ai Corinzi, a pag. 63, afferma che la Cena del Signore è «il legame tra le Sue due venute: il memoriale dell’una, il pegno dell’altra».

D: In Lc 22,31.34, Gesù disse che Pietro lo avrebbe rinnegato durante la Pasqua, oppure dopo che se ne fossero andati, come riportano Mt 26,34, Mc 14,30 e Gv 13,38?

R: Questa affermazione avrebbe sconcertato Pietro a tal punto che probabilmente avrebbe pensato di non aver sentito bene, se Gesù non l’avesse ripetuta dopo la Pasqua. Per inciso, la Scrittura non afferma nemmeno che Gesù l’abbia detto solo due volte.

D: In Mt 26,57-68 e Mc 14,53-65, il processo a Gesù ebbe luogo di notte o al mattino, come riportano Lc 22,54-71 e Mt 27,1,2,11-26?

R: Entrambe le cose, poiché vi fu un processo davanti al Sinedrio ebraico e un processo davanti a Pilato.

Il processo davanti al Sinedrio ebraico in Matteo 26,57-68 e Marco 14,53-65 ebbe inizio nel cuore della notte e terminò all’alba. Per inciso, secondo la Legge ebraica era vietato tenere un processo di notte.

Luca non riferisce nulla del processo, se non dal punto di vista di Pietro che si trovava all’esterno. Gesù entrò nella casa del sommo sacerdote, e poi lui e i sacerdoti uscirono dalla casa.

Il gallo cantò poco prima dell’alba in Matteo 26,74-75; Marco 14,72 e Luca 22,60-62.

Poi spuntò l’alba in Matteo 27,1; Marco 15,1 e Luca 22,66.

Gesù fu poi sottoposto a processo davanti al governatore romano Ponzio Pilato in Matteo 27,1-2.11-26; Marco 15,1-5 e Luca 23,1-5. Si veda anche la domanda successiva.

D: In Mt 26,57-68, Mc 14,53-65 e Lc 22,60-62, quale fu la sequenza degli eventi prima del processo davanti al Sinedrio?

R: Ecco la sequenza.

1. Si recarono innanzitutto a casa di Anna, suocero del sommo sacerdote Caifa, subito dopo l’arresto di Gesù nel Getsemani (Luca 22:54; Giovanni 18:12-13).

2. O in Giovanni 18:24 o in precedenza, Gesù fu condotto a casa di Caifa. Matteo 26:56-57 e Marco 14:51-53 tralasciano i dettagli precedenti e menzionano semplicemente il trasferimento a casa di Caifa.

3. Pietro rinnegò Gesù una volta (Matteo 26:70; Marco 14:68; Luca 22:57; Giovanni 18:17).

4. Poco dopo Pietro rinnegò Gesù una seconda volta (Matteo 26:71; Marco 14:69; Luca 22:58; Giovanni 18:25).

5. Circa un’ora dopo Pietro rinnegò Gesù per la terza volta. Si trovavano ancora nella casa quando il gallo cantò (Matteo 26:74; Marco 14:71-72; Luca 22:59-62; Giovanni 18:27).

6. All’alba, il sinedrio chiese a Gesù (o glielo chiese nuovamente): «Se Tu sei il Cristo, diccelo». E presero una decisione (Matteo 27:1; Marco 15:1; Luca 22:66-71).

7. Ormai era mattina presto, e Gesù, accompagnato dai sacerdoti, lasciò la casa di Caifa e si recò al processo davanti al governatore romano Pilato (Matteo 27:2; Marco 15:1; Luca 23:1; Giovanni 18:28-38).

8. Pilato mandò Gesù da Erode in Luca 23:7-11a.

9. Erode rimandò Gesù a Pilato (Luca 23:11b-12).

10. La notte precedente, la moglie di Pilato ebbe un sogno in cui le veniva detto di non avere nulla a che fare con la condanna di Gesù. Matteo 27:19

11. Pilato chiese loro se volessero che fosse liberato Barabba o Gesù (Matteo 27:15-27; Luca 23:18-25; Giovanni 18:39-40).

D: In Mt 27,2, perché Ponzio Pilato viene chiamato «governatore», quando in realtà era un prefetto?

R: «Prefetto» (praefectus) era un termine più specifico per indicare il governatore di un’area piccola e difficile da governare.

D: In Mt 27,2.11-26, dato che Pilato era noto al di fuori della Bibbia come un governante crudele e ingiusto, perché i Vangeli lo descrivono come debole e molto attento a dare un’impressione di imparzialità?

R: Esistono due spiegazioni complementari.

Terreno instabile: forse il comportamento di Pilato era cambiato intorno al 33 d.C., poiché in quel periodo Pilato si rese conto di trovarsi su un terreno molto instabile nei confronti dell’Imperatore. Pilato ordinò che nel palazzo di Erode a Gerusalemme fossero collocati degli scudi recanti il nome dell’Imperatore. Gli ebrei fecero appello all’Imperatore romano e Tiberio stesso ordinò direttamente a Pilato di rimuovere gli scudi.

Un secondo motivo di insicurezza era il fatto che Pilato fosse stato nominato a quella carica grazie all’influenza del suo mentore, l’antisemita Seiano. Seiano fu giustiziato da Tiberio il 18 ottobre del 31 d.C., e Pilato aveva probabilmente appreso la notizia già nel 33 d.C. In precedenza, Tiberio non aveva mostrato alcuna esitazione nel punire i propri concittadini romani per estorsione e tradimento. Lo stesso Pilato fu destituito dalla carica nel 36/37 d.C.

Due aspetti: inoltre, il volume 8 dell’Expositor’s Bible Commentary, alle pagine 559-560, menziona anche un secondo fattore. «Dal punto di vista psicologico, una persona che nel profondo è debole, insicura ed egoista, quando viene posta in una posizione di potere, può rivelarsi dispotica e insensibile. In altre parole, il carattere di Pilato non era cambiato, semplicemente stava mostrando un altro aspetto di sé. Il comportamento di Pilato, sebbene potesse apparire in qualche modo ‘favorevole a Gesù’, in realtà non lo era, come dimostrano la tortura e la crocifissione di Gesù. Piuttosto che essere ‘favorevole a Gesù’, Pilato era in realtà ‘contrario al Sinedrio’”.

Ponzio Pilato non era un uomo sicuro di sé. Dopo che Tiberio lo destituì dalla carica nel 36/37 d.C., secondo Eusebio Pilato si tolse la vita.

D: In Mt 27,2-14; Mc 15,2-15; Lc 23,1-24 e Gv 19,1-15, al di fuori della Bibbia, quali prove esistono dell’esistenza di Ponzio Pilato?

R: Esistono sei prove indipendenti al di fuori della Bibbia.

1. Lo storico romano non cristiano Tacito (100 d.C.), negli Annali 15,44, scrive: «Cristo, da cui i [cristiani] traggono il loro nome, era stato giustiziato per sentenza del procuratore Ponzio Pilato quando Tiberio era imperatore»;

2. Il volume *The Bible As History*, a pag. 373, riporta l’immagine del dritto e del rovescio di una moneta coniata dal procuratore romano Ponzio Pilato.

3. Nel 1961, presso il teatro romano del porto di Cesarea, è stata rinvenuta un’iscrizione che menziona Ponzio Pilato. Una fotografia di tale iscrizione è riportata nel *Wycliffe Bible Dictionary*, pag. 1343, nel *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology*, pag. 456, e in *The Archaeology of the New Testament* (Finnegan), pagg. 138-139. Le parti conservate recitano:

Al popolo di Cesarea

Tiberieum

Ponzio Pilato

Prefetto della Giudea

Ne parlano anche il *Dictionary of New Testament Background*, a pag. 534, e *The Archaeology of the New Testament* (Blaiklock), a pag. 58.

4. Anche Filone l’Ebreo afferma che Ponzio Pilato aveva portato degli scudi d’oro recanti il nome dell’imperatore Tiberio e li aveva appesi nel palazzo di Erode. Gli ebrei lo considerarono un atto offensivo e si appellarono a Tiberio, il quale ordinò a Pilato di rimuovere gli scudi, il che probabilmente fece perdere la faccia a Pilato. (De legatione ad Gaium 38-39 (299-306), pp. 784-785.

5. Anche Giuseppe Flavio, nelle *Antichità giudaiche* 18.3.1 (scritte intorno al 93-94 d.C.) e nelle *Guerre giudaiche* 2.9.2, menziona Ponzio Pilato come governatore.

6. Gli scrittori cristiani primitivi.

Ignazio (morto nel 107/116 d.C.) nella Lettera ai Magnesi, cap. 11-12, pag. 64, menziona Ponzio Pilato

Gesù fu veramente perseguitato sotto Ponzio Pilato, veramente crocifisso, morì e risuscitò dai morti. Lettera di Ignazio ai Tralliani, cap. 9, pag. 70

Giustino Martire (circa 150 d.C.) Gesù Cristo crocifisso sotto Ponzio Pilato. «… e noi Lo adoriamo a ragione, avendo appreso che Egli è il Figlio del vero Dio stesso, e ponendolo al secondo posto, e lo Spirito profetico al terzo, e lo dimostreremo». Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 13, pagg. 166-167

Crocifisso sotto Ponzio Pilato. Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 61, pag. 183

Melito di Sardi (170-180 d.C.). In «Padri ante-niceni», vol. 8, cap. 4, pag. 757, si afferma che Gesù fu condannato da Pilato.

Ireneo, *Contro le eresie* (182-188 d.C.), libro 3, cap. 4.2, pag. 417, afferma che Gesù, «che ha unito l’uomo a Dio attraverso Se stesso», ha sofferto sotto Ponzio Pilato ed è risorto. Gesù è il Giudice di coloro che vengono giudicati.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita 1 Timoteo 6,13 e menziona Ponzio Pilato. Frammento 4, pag. 579 (Storia ecclesiastica di Eusebio, libro 6, cap. 14)

Tertulliano (198-220 d.C.) menziona Ponzio Pilato nell’Apologia di Tertulliano, cap. 21, p. 35

Ippolito, vescovo di Porto (222-235/6 d.C.), menziona Caifa, Erode e la flagellazione inflitta da Pilato. Contro l’eresia di Noeto, cap. 18, p. 230

Origene (225-254 d.C.) afferma che le folle avrebbero influenzato Pilato a condannare Gesù. Menziona inoltre la sua ostilità nei confronti di Erode e la loro apparente amicizia. Commento di Origene al Vangelo secondo Matteo, libro 12, cap. 1, pagg. 449-450.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) «alla fine Lo [Gesù] catturò e Lo consegnò a Ponzio Pilato, che all’epoca era il procuratore della Siria per conto dei Romani, esigendo con violenta e ostinata urgenza la Sua crocifissione e morte». Trattati di Cipriano, Trattato 7, cap. 13, pag. 468

Pietro di Alessandria (306, 285-311 d.C.) menziona che Gesù fu consegnato a Pilato. Lettera canonica, Canone 9, pag. 273

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) riferisce che, dopo che Giuda ebbe tradito Gesù, gli ebrei condussero Gesù davanti a Ponzio Pilato. *Istituzioni divine*, libro IV, cap. 18, pag. 119. Egli menziona Erode nel cap. 18, pag. 120.

Atanasio (331 d.C.) riferisce che Pilato, durante il processo a Cristo, si lavò le mani. *Storia degli Ariani*, cap. 68, pag. 295

Eusebio, storico della Chiesa cristiana (318 d.C.), menziona Ponzio Pilato e afferma che, dopo essere stato destituito dalla carica, si suicidò.

Ponzio Pilato fu governatore della Giudea, succedendo a Grato, dal 26 al 36/37 d.C.

D: In Mt 27,2-14; Mc 15,2-15; Lc 23,1-24 e Gv 19,1-15, oltre a quanto riportato nella Bibbia, cos’altro sappiamo di Ponzio Pilato?

R: «Ponzio» era un cognome romano. «Pilato» significa «colui che è armato di pilum», ovvero di giavellotto. La maggior parte di ciò che sappiamo su Ponzio Pilato proviene da Giuseppe Flavio. L’imperatore Tiberio Cesare aveva un amico di nome Seiano, che voleva sterminare tutti gli ebrei, e Ponzio Pilato e il suo contemporaneo Flacco erano probabilmente protetti di Seiano. Quando Ponzio Pilato divenne governatore (o procuratore) dei Giudei nel 26 d.C., fu il primo a portare a Gerusalemme gli stendardi con l’effigie di Cesare. Quando i Giudei chiesero che fossero rimossi, Pilato li circondò con i soldati e minacciò di ucciderli. Giuseppe Flavio riferisce che i Giudei si gettarono a terra per dimostrare che avrebbero preferito morire piuttosto che violare la loro legge. Pilato trasferì gli stendardi a Cesarea.

Ponzio Pilato prelevò poi il denaro dal tesoro del tempio per costruire un acquedotto che portasse l’acqua a Gerusalemme. Quando gli ebrei protestarono, Pilato fece infiltrare tra la folla soldati travestiti da civili, i quali uccisero molti tra la folla. Anche Luca 13:1 riporta che Pilato uccise alcuni galilei, il cui sangue mescolò ai loro sacrifici.

Quando alcuni samaritani si radunarono su una montagna per osservare i vasi sacri che Mosè avrebbe posto lì, Pilato inviò delle truppe per tendere loro un’imboscata e ucciderli. I samaritani si appellarono a Vitellio, il legato della Siria, il quale inviò Marcello ad assumere temporaneamente il comando della Giudea e ordinò a Pilato di recarsi a Roma in disgrazia nel 36/37 d.C. per rendere conto delle sue azioni a Cesare. Seiano era stato giustiziato il 18 ottobre del 31 d.C. e Tiberio stava cercando di invertire le politiche antisemite. Tiberio Cesare morì il 16 marzo del 37 d.C., mentre Pilato era in viaggio verso Roma. Pilato non tornò mai più in Giudea. La tradizione narra che si sia tolto la vita annegandosi nell’odierna Austria o Svizzera.

Filo l’Ebreo afferma che Erode Agrippa I definì Pilato «per natura inflessibile, un misto di ostinazione e spietatezza».

Il volume odierno *Manuale per risolvere le difficoltà della Bibbia*, a pagina 60, ipotizza che la posizione di Pilato presso l’imperatore fosse particolarmente precaria. Mentre l’imperatore (Cesare) desiderava stabilità, Pilato aveva quasi provocato delle rivolte per ben tre volte. L’imperatore Tiberio aveva recentemente fatto giustiziare numerosi funzionari per tradimento. Se Pilato fosse stato visto tollerare qualcuno che affermava di essere un re, o che non pagava le tasse, o che voleva un proprio regno, sarebbe stato solo uno dei tanti che Tiberio aveva fatto giustiziare. Questo punto non sfuggì agli ebrei, i quali dissero con audacia a Pilato: «Se lasci andare questo re, non sei amico di Cesare».

D: In Mt 27,19-26; Mc 15,7-15; Lc 23,23-25; Gv 18,38-40, quante persone erano presenti nella folla davanti a Pilato, Gesù e Barabba?

R: Gli archeologi hanno effettuato scavi nell’area antistante il tribunale di Pilato e hanno affermato che, secondo quanto riportato in *The Olive Tree Connection* a pag. 48, in quella zona potevano trovarsi al massimo 150 persone. Durante la Pasqua ebraica a Gerusalemme potevano trovarsi alcune centinaia di migliaia di persone, ma solo 150 potevano trovarsi davanti a Pilato. Sarebbe stato facile per i sacerdoti selezionare con cura le persone che desideravano fossero presenti davanti a Pilato quando questi si offrì di liberare un prigioniero.

D: In Mt 27,26; Mc 15,15; Lc 23,20-25; Gv 19,16; At 2,23; Eb 12,2, cosa sappiamo della crocifissione prima di Cristo?

R: La crocifissione era una forma di esecuzione raccapricciante ma comune tra molti popoli.

Chi e quando: era praticata dai Fenici, dai Cartaginesi e dagli Egizi. Erodoto, nella sua Storia 3,125, menziona i Persiani che ricorrevano alla crocifissione di persone vive. Nella sua Storia 3,159, Erodoto afferma inoltre che Dario (512-485 a.C.) crocifisse 3.000 cittadini illustri di Babilonia. Anche l’Anchor Bible Dictionary, volume 1, pag. 1207, menziona che altre fonti antiche, non necessariamente attendibili, riportano che la crocifissione fosse utilizzata dai popoli dell’India, dagli Assiri, dagli Sciti, dai Tauri, dai Traci, dai Celti, dai Germani e dai Britanni. Giulio Cesare riferì che i Numidi ricorrevano alla crocifissione. Quando Alessandro Magno conquistò definitivamente la città fenicia di Tiro nel 332 a.C., ne uccise immediatamente tra i 6.000 e gli 8.000 e ne crocifisse 2.000 in seguito.

Gli ebrei furono crocifissi dal seleucide Antioco IV (167 a.C.), secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche*, libro 12, cap. 5, pag. 257. Nelle *Antichità giudaiche*, libro 13, cap. 14.2, pag. 285, Giuseppe Flavio riferisce inoltre che il sovrano sadduceo Alessandro Ianneo (103-76 a.C.) crocifisse 800 farisei a Gerusalemme, dopo aver ucciso le loro mogli e i loro figli sotto i loro occhi.

Tra i Romani, Plauto (morto nel 184 a.C.) fu il primo scrittore a fornire testimonianze della crocifissione romana, e si trattava di persone crocifisse prima della sua epoca. Ad esempio, nel 217 a.C. a Roma furono crocifissi 25 schiavi maschi cospiratori. Giuseppe Flavio affermò che esistevano tre forme principali di esecuzione romana: la decapitazione o il lancio in pasto alle bestie, il rogo e la crocifissione. Egli aggiunse inoltre che essere bruciati vivi era considerato una pena più lieve rispetto alla crocifissione.

Da chi i Romani l’avevano appresa: sia i Greci che i Romani presero in prestito la crocifissione dai Fenici. (I Cartaginesi possono essere considerati come «Fenici occidentali»). Numerose fonti attestano l’esistenza della crocifissione cartaginese e indicano che i Romani potrebbero aver adottato questa pratica proprio da loro.

Resti archeologici: sebbene la crocifissione fosse ampiamente menzionata e praticata, disponiamo di un solo resto archeologico relativo a una crocifissione, secondo quanto riportato in *La risurrezione di Cristo*, pag. 36, nota 28. L’unico reperto consiste nelle ossa di un uomo di nome Yehohanan Ben Hagko. Uno dei chiodi era ancora conficcato nella sua caviglia, poiché a quanto pare le persone che lo seppellirono non riuscirono a rimuoverlo. Il reperto è catalogato presso l’Autorità per le Antichità di Israele con il numero 95-2067/5. Crocifissione

Come simbolo cristiano: Esistono alcune scoperte archeologiche molto interessanti riguardo all’uso della croce come simbolo. Naturalmente Paolo (intorno al 52 d.C.) «predicava Gesù crocifisso» in 1 Corinzi 2:2, «si gloriava nella croce» in Galati 6:14 ed era perseguitato a causa della croce in Galati 5:11; 6:12. Ma come facciamo a sapere con certezza quale fosse l’aspetto della croce?

Quando Ercolano fu distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., in una casa riportata alla luce è stata rinvenuta una croce (una croce latina simile a una «t» minuscola).

A Talpioth, un sobborgo di Gerusalemme, sono stati rinvenuti ossuari (utilizzati per conservare le ossa) risalenti a prima del 70 d.C. che presentavano quattro lati contrassegnati da una croce simile al segno più.

Secondo Giustino Martire (circa 138-165 d.C.), egli paragonò il crocifisso alla lettera greca Chi (simile a una X) nel capitolo 60 della sua Prima Apologia.

La croce assomigliava alla lettera greca Tau, secondo quanto riportato nei Cinque libri in risposta a Marcione di Tertulliano, libro 3, v. 120, p. 153.

Atanasio (323-326 d.C.) affermò nell’*Incarnazione*, 25,3, che è solo sulla croce che un uomo muore con le braccia aperte.

Inoltre, a Roma, sul Palatino, sono stati rinvenuti graffiti romani che deridevano i cristiani. Essi raffigurano una croce con i bracci distesi, come riportato in *The Archaeology of the New Testament* (Blaiklock), pag. 99.

D: In Mt 27,15-19; Mc 15,6-7; Lc 23,16-18 e Gv 18,39-40, perché Gesù, che non era ancora stato dichiarato colpevole, fu preso in considerazione per il «programma di grazia»?

R: Nessuno ha mai affermato che la giustizia romana fosse sempre giusta. Poiché la condanna di Gesù era apparentemente ormai una conclusione scontata, suppongo che per Pilato avesse senso procedere e proporre per la grazia un uomo non ancora dichiarato colpevole. A volte anche gli atti di misericordia possono essere utilizzati per scopi ingiusti.

D: In Mt 27,19, perché la moglie di Pilato si trovava a Gerusalemme?

R: Le mogli spesso accompagnavano i governatori romani. In precedenza, Tacito negli Annali 3,34-35 menziona che il Senato discusse una proposta di Severo Cecina volta a vietare alle mogli di accompagnare i magistrati, ma la proposta fu respinta.

D: In Mt 27,34 e Mc 15,23, furono altri a offrire da bere a Gesù e Lui rifiutò, oppure fu Gesù stesso a dire: «Ho sete» e ad accettare da bere, come suggerisce Gv 19,28-29?

R: Chi veniva crocifisso provava una sete estrema, e a quanto pare Gesù non fece eccezione in questo caso, dicendo di avere sete. Gli offrirono una spugna imbevuta di aceto. La bevanda conteneva fiele, che avrebbe attenuato il dolore. Inizialmente Gesù accettò la spugna e assaggiò la bevanda, ma poi rifiutò di berne ancora. Gesù non voleva ricorrere a un antidolorifico mentre soffriva per i nostri peccati.

D: In Mt 27,35-36; Mc 15,24; Lc 23,34b; Gv 10,23-24 mia moglie desidera recarsi in un casinò in Louisiana per il nostro decimo anniversario. (Da cristiano, la cosa mi mette a disagio, ma ho acconsentito ai suoi desideri.) Abbiamo concordato di non spendere più di 200,00 dollari al gioco d’azzardo. Questa è solo la seconda volta che andiamo in un casinò in dieci anni. (L’ultima volta che ci siamo stati, abbiamo speso al massimo forse 100,00 dollari, e questo è successo tre anni fa.) Stiamo commettendo un peccato, secondo la Parola di Dio?
Personalmente, non riesco a trovare alcun passo nelle Scritture che affronti direttamente il tema del gioco d’azzardo. E concordo sul fatto che l’industria del gioco d’azzardo stia causando dipendenza nelle persone e che sia un settore di cui l’America potrebbe fare a meno. Tuttavia, dubito di commettere davvero un peccato se gioco una somma così esigua e avrò visitato solo due casinò in dieci anni. Ho persino detto a mia moglie che, qualunque cosa vinciamo, dovremmo donarla in beneficenza. Sto persino portando con me alcuni opuscoli evangelici da distribuire al casinò. Penso che da questo viaggio possa scaturire qualcosa di buono. (Genesi 50:20) =) (Tuttavia, questo non mi fa sentire affatto meglio all’idea di andarci.)

Ma… ecco un esempio parallelo: tutti i cristiani dovrebbero smettere di acquistare e bere vino (in occasioni speciali o matrimoni) poiché l’industria dell’alcol sta causando la dipendenza da questa bevanda a milioni di persone?

Ma allora, che tipo di esempio sto dando ai miei figli? E se mio figlio crescesse credendo che andare al casinò sia accettabile e poi diventasse dipendente dal gioco d’azzardo? D’altra parte, mio figlio potrebbe diventare dipendente dal vino; ma la sua dipendenza sarebbe colpa mia, dato che io bevo vino o birra in rare occasioni? (E non ne sono dipendente)

R: Nella Bibbia non esiste un versetto che vieti direttamente ai credenti di giocare d’azzardo, né vi è nulla che affermi che sia lecito farlo. (Esistono versetti sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento che indicano che bere vino con moderazione è lecito.)

Naturalmente, in quanto cristiani, non dobbiamo leggere i comandamenti della Bibbia cercando di allontanarci il più possibile da essi senza però infrangerli effettivamente. Dobbiamo piuttosto desiderare di conoscere il fulcro della volontà di Dio per noi e di attenerci ad esso. Il gioco d’azzardo è un ambito in cui dobbiamo obbedire a Dio secondo la nostra coscienza e la nostra comprensione di ciò che Gli è gradito.

Elementi che indicano che un certo grado di gioco d’azzardo potrebbe essere accettabile

Altre attività ricreative sono accettabili: Lei ha affermato di non essere dipendente e di non voler spendere più di 200 dollari. Si potrebbero spendere 200 dollari in un parco a tema (come Disneyland) e ciò non costituisce necessariamente un peccato.

Testimonianza cristiana. Poiché ha menzionato l’idea di portare con sé gli opuscoli di Chick affinché le persone li leggano, potrebbe verificare se Chick disponga di un opuscolo particolarmente appropriato dedicato a chi perde tutto il proprio denaro nel gioco d’azzardo.

Accontentare vostra moglie: se questo è ciò che vostra moglie desidera fare, e non è proibito, dovreste dedicarvi a un’attività che piaccia a entrambi.

Elementi che indicano che il suo gioco d’azzardo potrebbe non essere gradito a Dio

Esempio per i figli: Vostro figlio (e eventuali futuri figli) diventerà dipendente dal gioco d’azzardo, o finirà per giocare anche solo una volta, perdendo incautamente ingenti somme di denaro? Per capire se questo sia un problema o meno, perché non «provate» in privato, voi e vostra moglie, a spiegare il vostro gioco d’azzardo a vostro figlio, dato che in ogni caso dovrete farlo in seguito? Verificate come gli sembrerà.

Immoralità inevitabile: ci saranno spettacoli osceni a cui assisterete nel luogo in cui giocate d’azzardo? In tal caso, non dovreste giocare d’azzardo, né fare qualsiasi altra cosa, in quel luogo.

Altre alternative: se non giocasse d’azzardo, ci sono altri tour e attrazioni (oltre ad alcuni ottimi ristoranti) a cui potrebbe dedicarsi.

Coscienza: ritiene che il suo disagio sia lo Spirito Santo che la rimprovera, o semplicemente qualcos’altro?

Forse potete pensare ad altri motivi «contrari».

Cercate di seguire Dio: pregate per capire cosa Dio desideri per voi in questa situazione. Non ho alcun comando o permesso diretto da mostrarvi, ma prego affinché prendiate la decisione migliore.

D: In Mt 27,38; Mc 15,32 e Lc 23,39 i ladri insultarono Gesù, oppure uno dei ladri si pentì e si rivolse a Gesù in Lc 23,40-43?

R: Inizialmente entrambi i ladri hanno insultato Gesù. Tuttavia, il ladro alla destra di Gesù in seguito ha cambiato idea e ha creduto in Lui. Gesù gli ha detto che quel giorno stesso sarebbe stato con Lui in Paradiso.

D: In Mt 27,44 e Mc 15,31-32, quando esattamente i ladri hanno insultato Gesù?

R: La Scrittura non lo dice con esattezza. Matteo e Marco menzionano entrambi tre gruppi di persone che insultarono Gesù: i passanti, i sacerdoti e i ladri. Tuttavia, questi versetti non specificano né l’ordine in cui ciò avvenne, né se lo dissero una sola volta o quante volte. In generale, non è comune che qualcuno pronunci una sola frase offensiva e si fermi lì.

Oggi i cristiani possono essere ridicolizzati per la loro fede da criminali, da perfetti sconosciuti e persino da falsi capi religiosi.

D: In Lc 21,7, Gesù insegnò riguardo agli ultimi tempi nel Tempio, oppure sul Monte degli Ulivi, come indicano Mt 24,3-44 e Mc 13,3-37?

R: Gesù insegnò questo sul Monte degli Ulivi, e forse mentre si recavano lì. Luca 21 non dice mai che Gesù si trovasse al Tempio quando insegnò questo.

D: In Mt 27,32, Mc 15,21 e Lc 23,26, fu Simone di Cirene a portare la croce di Gesù, oppure fu Gesù stesso, come mostra Gv 19,17?

R: Entrambi. Era consuetudine che il condannato portasse la propria croce, come afferma Gv 19,17. Tuttavia, Gesù era talmente indebolito, dopo le frustate e le percosse, da non riuscire a portare la croce per tutto il tragitto. Pertanto i Romani costrinsero un passante, Simone di Cirene, a portarla per il resto del percorso.

D: In Mt 27,32; Mc 15,21 e Lc 23,26, disponiamo di prove extra-bibliche relative a Simone di Cirene?

R: È molto probabile che ve ne siano. Nella Valle del Cedron, a Gerusalemme, è stato rinvenuto un ossario (urna cineraria) risalente a prima del 70 d.C. recante l’iscrizione «Alessandro (figlio) di Simone», «Alessandro il Cireneo». Per ulteriori informazioni si veda:

E. L. Sukenik, BASOR 88 (1942): 38. Le iscrizioni non furono pubblicate fino al 1962: N. Avigad, «A Depository of Inscribed Ossuaries in the Kidron Valley», IEJ 12 (1962): 1-12 + tav. 1-4.

Pubblicato in un formato divulgativo solo nel 2002-2003: «Treasures in the Storeroom: Family Tomb of Simon of Cyrene», Biblical Archaeology Review, luglio-agosto 2003.

P. W. van der Horst, Ancient Jewish Epitaphs: An Introductory Survey of a Millennium of Jewish Funerary Epigraphy (300 a.C.-700 d.C.) (Kampen: Kok Pharos, 1991), pp. 140-141.
Biblical Archaeology Review, luglio-agosto 2003, p. 51. Cfr. http://israelpalestineguide.files.wordpress.com/2010/06/alexander-simon-ossuary-a-second-look-from-bar.pdf

D: In Mt 27,48; Mc 15,23; Lc 23,36 e Gv 19,29, cosa gli fu dato esattamente da bere a Gesù sulla croce?

R: Matteo 27:48 recita: «vino acido / aceto di vino»; Marco 15:23 recita: «vino mescolato con mirra»; Luca 23:36 recita: «aceto di vino»; e Giovanni 19:29 recita: «aceto di vino». Tuttavia, «fiele / aceto» non è una sostanza, bensì una descrizione di qualcosa di amaro, e la mirra era amara.

D: In Mt 27,37; Mc 15,26; Lc 23,38 e Gv 19,19, cosa era scritto esattamente sul cartello posto sopra il capo di Gesù?

R: Innanzitutto cinque fatti relativi alla risposta, e poi due risposte.

1. Innanzitutto non c’era un unico messaggio, ma tre messaggi, poiché Giovanni 19,20 afferma che il cartello era scritto in aramaico, latino e greco.

2. Ecco ciò che riportano gli autori dei Vangeli.

Matteo 27,37 dice: «Questo è Gesù, il re dei Giudei».

Marco 15:26: «Il re dei Giudei».

Luca 23:38: «Questo è il re dei Giudei».

Giovanni 19:19: «Gesù di Nazaret, il Re dei Giudei».

3. Gli autori antichi spesso parafrasavano le parole. Ciò che abbiamo qui è accurato, ma non preciso. Pertanto, ad esempio, se un autore avesse detto: «Questo è Gesù, il re dei Giudei» e un altro avesse detto: «il re dei Giudei», entrambi potrebbero aver riportato la stessa affermazione. Il primo autore ha semplicemente riportato una parte più ampia dell’affermazione rispetto al secondo.

4. Papia, un discepolo dell’apostolo Giovanni, riferisce che il Vangelo secondo Matteo fu originariamente scritto nella lingua degli ebrei (l’aramaico?) e poi tradotto in greco. Gli altri evangelisti scrissero in greco. Esiste quindi una traduzione tra le parole pronunciate e ciò che gli evangelisti scrissero.

5. A prescindere dalle differenze tra i tre resoconti, Marco sembra limitarsi a riportare ciò che è comune a tutti e tre.

Prima risposta: I tre messaggi in tre lingue diverse sono riportati in Matteo, Luca e Giovanni. Marco riporta ciò che è comune tra di essi. Probabilmente Pilato non conosceva l’aramaico, quindi il testo sarebbe stato redatto in latino e tradotto in greco e in aramaico affinché tutti potessero leggerlo.

Seconda risposta: Poiché gli evangelisti riportano parole tradotte, e alcuni elementi come «Questo è» contrapposto a «Il» vengono spesso fusi in una traduzione, siamo certi del messaggio dei cartelli, ma non siamo sicuri delle parole esatte. Tuttavia, ciò che conta in questo caso è il messaggio, non le parole esatte.

D: Quali furono esattamente le sette cose che Cristo pronunciò sulla croce, in ordine?

R: Sebbene l’ordine riportato nel Vangelo non sia necessariamente quello in cui furono pronunciate, è più semplice supporre che fossero in ordine cronologico, ovvero:

1. «Padre, perdona loro, perché non sanno ciò che fanno». Luca 23:34a

2. «Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre». Giovanni 19:25-27

3. In verità vi dico: oggi sarete con me in Paradiso. Luca 23:43b

4. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Matteo 27:46; Marco 15:34

5. Ho sete. Matteo 27:48; Giovanni 19:28-29

6. È compiuto. Giovanni 19:30

7. Poco prima di morire, Gesù disse: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». Luca 23:46a

Naturalmente, Gesù avrebbe potuto pronunciare anche altre parole.

D: Nei Vangeli, Gesù morì davvero sulla croce, oppure Dio sostituì miracolosamente e in modo impercettibile qualcun altro, come sostiene il Corano musulmano?

R: Le diverse visioni dei cristiani e dei musulmani costituiscono una differenza fondamentale tra le loro due religioni.

I cristiani affermano che si trattasse realmente di Gesù, poiché tutte le testimonianze, sia cristiane che non cristiane, indicano che fosse Gesù. L’Allah dei musulmani è diverso dal Dio della Bibbia, e Allah ha ingannato e raggirato tutto il suo popolo facendogli credere che Allah avesse sostituito Gesù con un altro.

I musulmani sostengono che Allah sia lo stesso Dio della Bibbia. La sostituzione di Gesù da parte di Allah non sarebbe stata rilevabile da nessuno e, pertanto, non esisterebbero prove storiche di tale sostituzione.

Entrambe le parti concordano su due punti: 1) Almeno in apparenza, Gesù morì sulla croce. 2) Ad un certo punto, il dio dell’Islam ingannò completamente e deliberatamente il proprio popolo.

D: In Mt 27,45; Mc 15,33 e Lc 23,44-45, quali prove extra-bibliche vi sono del fatto che «l’oscurità coprì la terra» durante la crocifissione di Gesù?

R: Non è ragionevole aspettarsi che ogni cultura abbia documentato un’oscurità. Ad esempio, è stato calcolato che un’eclissi solare oscurò l’Egitto il 12 dicembre del 504 a.C., eppure non vi sono testimonianze storiche, né tra gli egiziani altamente civilizzati né da parte di nessun altro, a riguardo. Si veda http://www.informationblast.com/500s_BC.html per ulteriori informazioni. Ciò avvenne durante la Pasqua ebraica (cioè in occasione della luna piena), quindi non poteva trattarsi di una normale eclissi solare; si trattò di un’oscurità insolita. Inoltre, l’oscurità durò dalla sesta alla nona ora. Le eclissi naturali non durano tre ore. Secondo https://www.wku.edu/eclipse/duration.php, la durata massima teorica di un’eclissi è di sette minuti.

Ciononostante, lo storico samaritano non cristiano Tallus scrisse nel 52 d.C., meno di 20 anni dopo la crocifissione. Egli riferì che l’oscurità accompagnò la crocifissione di Gesù.

Lo storico samaritano Tallus, da non confondere con il filosofo greco Talete, era piuttosto noto.

L’«Discorso esortativo ai Greci» dello Pseudo-Giustino Martire (dopo il 165 d.C.), cap. 9, pag. 277, menziona Tallus, Filone, Giuseppe Flavio e altri.

Il «Teofilo ad Autolico», cap. 29, pag. 120, menziona Talus, così come lo storico caldeo Beroso, di epoca precedente, a pag. 121.

L’*Octavius* di Minucio Felice, cap. 22, p. 186, menziona lo storico Tallus.

L’Apologia di Tertulliano, cap. 19, pag. 33, menziona Tallus e Giuseppe Flavio.

Giulio Africano, frammento 18, pag. 136.

Flegone era uno scrittore greco di Caria che scrisse poco dopo il 137 d.C. Egli scrisse che nel quarto anno della 202ª Olimpiade [33 d.C.] si verificò «la più grande eclissi di sole» e che «si fece notte alla sesta ora del giorno [mezzogiorno], tanto che apparvero persino le stelle nel cielo. Si verificò un grande terremoto in Bitinia e molte cose furono rovesciate a Nicea.» (The Case for Christ, p. 111.) Anche Origene (225-254 d.C.) menziona Flegone, riferendo che questi scrisse dell’oscurità nel XIII o XIV libro dell’opera di Flegone. Origene, *Contro Celso*, libro 2, cap. 14, pag. 437; libro 2, cap. 33, pag. 445; libro 2, cap. 59, pag. 455.

Il *Diatessaron* di Tatiano (circa 172 d.C.), sezione 51, pag. 123, afferma che ci fu oscurità quando Gesù fu crocifisso, dalla sesta alla nona ora. Il *Diatessaron* di Tatiano, sezione 52, pag. 123, afferma che ci fu un terremoto quando Gesù morì.

Melito di Sardi (170-177 d.C.) afferma che la terra tremò, il sole si nascose e il giorno mutò, poiché non potevano sopportare di vedere il loro Signore appeso a un albero. Dal “Discorso sull’anima e sul corpo”, cap. 2, Padri ante-niceni, vol. 8, p. 756

Ireneo, in *Contro le eresie* (182-188 d.C.), libro IV, cap. 34, pag. 512, afferma: «E gli eventi legati alla passione del Signore, che erano stati predetti, non si sono mai verificati in nessun altro caso. Infatti, né alla morte di alcun uomo tra gli antichi accadde che il sole tramontasse a mezzogiorno, né si squarciò il velo del tempio, né la terra tremò, né le rocce si spaccarono, né i morti risuscitarono, né alcuno di questi uomini [dell’antichità] fu risuscitato il terzo giorno, né accolto in cielo… Pertanto i profeti non parlarono di nessun altro se non del Signore, in cui concorsero tutti questi segni sopra menzionati».

Anche Tertulliano (circa 200 d.C.) in *Sul digiuno*, cap. 10, vol. 4, p. 109, menziona l’oscurità che accompagnò la crocifissione di Gesù. Ne parla anche in *Risposta agli ebrei*, cap. 12, p. 170.

Ippolito fu vescovo di Portus (222-235/6 d.C.). Egli menziona che per amore di Gesù «il sole si oscurò, il giorno rimase senza luce, le rocce si frantumarono, il velo si squarciò, le fondamenta della terra furono scosse, le tombe si aprirono e i morti risuscitarono». Contro l’eresia di Noeto, cap. 17, pag. 230

Il testo ebionita «Riconoscimenti di Clemente» (circa 211-250 d.C.), libro 1, cap. 42, pag. 88, afferma che Gesù soffrì per noi, il sole si oscurò e le montagne si spaccarono quando fu portato alla croce. Egli risuscitò.

Origene (attivo tra il 225 e il 254 d.C.) menziona l’oscurità che avvolse la terra e le tombe che si spalancarono in *Contro Celso*, libro 2, capitolo 33, pag. 445.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.): «La Parola di Dio viene condotta in silenzio al macello. E quando, presso la croce del Signore, le stelle sono sconcertate, gli elementi sono sconvolti, la terra trema, la notte oscura il giorno, il sole…». Trattati di Cipriano, Trattato 9, cap. 7, pag. 486

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) menziona il terremoto riportato nel Vangelo secondo Matteo. Lettera al vescovo Basilide, canone 1, pag. 94.

Arnobio (297-303 d.C.) in *Contro i pagani*, libro 1, cap. 53, p. 428, menziona l’oscurità durante la morte di Gesù.

Atanasio (318 d.C.) (implicitamente) afferma che il sole si oscurò e la terra tremò quando il Salvatore morì. *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 49.4, p. 63

Lattanzio (260-325 d.C.) descrive un terremoto nell’ora stessa in cui Gesù morì; il sole ritirò improvvisamente la propria luce e vi fu oscurità dalla sesta alla nona ora. *Istituzioni divine*, libro 4, cap. 19, p. 122.

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) menziona come le tombe si spalancarono, la terra tremò, le luci si spensero e il sole e la luna scomparvero, mentre le stelle smisero di risplendere quando Gesù soffriva sulla croce. Lettere sull’eresia ariana, Lettera 5.6, p. 301

Dopo Nicea (325 d.C.)

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) (frammentario): «La creazione viene liberata per mezzo di questa offerta espiatoria; persino le rocce perdono la loro solidità e la loro forza». *Sulla Trinità*, libro 3, cap. 11, p. 65

Atanasio (circa 371 d.C.) afferma: «Il sole ritrasse i suoi raggi, la terra tremò e le rocce si spaccarono…». Lettera personale 61 (A Massimo), cap. 2, p. 578

Atanasio (356-360 d.C.) menziona che il velo si squarciò, il sole si nascose, le rocce si spaccarono e i morti nelle tombe risuscitarono. Quattro discorsi contro gli ariani, discorso 3, cap. 29, p. 424

Efraim il Siro (350-378 d.C.) afferma che ci furono tenebre e un terremoto quando Gesù morì. Inni della Natività, inno 3, pag. 273.

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) menzionò che il sole tornò indietro ai tempi di Ezechia e che si verificò un’eclissi solare per Cristo. (Prima lezione catechetica, 2, Padri niceni e post-niceni, p. 12)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) afferma che il sole si oscurò durante la crocifissione. Prima Lezione Catechistica n. 4, cap. 10, Padri niceni e post-niceni, pag. 21, e che le rocce si spaccarono. Lezione n. 4, cap. 11, pag. 22

Gregorio di Nazianzo (330-391), nel discutere della crocifissione di Gesù, afferma: «Egli avvolse il mondo visibile nelle tenebre» e «… poiché le porte misteriose del Cielo si aprono; le rocce si spaccano, i morti risorgono. Egli muore, ma dona la vita, e con la Sua morte distrugge la morte». Sul Figlio – Terza Orazione Teologica, cap. 20, p. 309

Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) afferma che il sole e la luna si oscurarono realmente ai tempi di Cristo. Egli menziona inoltre «il sangue salvifico di Cristo Signore». Commento a Gioele, cap. 2, pag. 119

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) menziona l’oscurità che si verificò quando Gesù fu crocifisso. *La Città di Dio*, libro 3, cap. 15, pag. 51.

D: Nei Vangeli, il riferimento all’oscurità, al terremoto e al velo squarciato al momento della crocifissione di Cristo è solo figurativo e non è realmente accaduto, poiché non è riportato in nessun altro testo, come afferma il volume *Some Answered Questions*, pagg. 37-38?

R: No. Si veda la domanda precedente per le prove relative all’oscurità e la domanda su Mt 27,51 per le prove relative al terremoto.

D: In Lc 23,45-46 lo scettico Bart Ehrman afferma che il velo del Tempio si squarciò mentre Gesù era ancora in vita, mentre nel Vangelo secondo Marco ciò avvenne dopo la Sua morte. (Jesus, Interrupted, p. 68) Egli si chiede quindi se il velo squarciato rappresenti il rifiuto da parte di Dio del sistema di culto ebraico, oppure se simboleggi l’espiazione di Gesù per noi. (anche in Jesus, Interrupted, p. 52)

R: Due punti da considerare nella risposta. 1) Naturalmente il velo squarciato può rappresentare più di una cosa, specialmente quando le due cose sono strettamente correlate. In realtà, però, non simboleggia il rifiuto da parte di Dio del sistema di culto ebraico; piuttosto indica che, ora che Gesù aveva espiato i peccati, il sistema di culto ebraico era giunto al termine. (Infatti, il Tempio sarebbe stato distrutto entro 40 anni.)

2) Luca non specifica il momento in cui il velo si squarciò in due. Luca 23,44-46 afferma che ci fu oscurità dalla sesta alla nona ora, che il velo del tempio si squarciò in due e che Gesù gridò prima di morire. Non specifica l’ordine degli eventi.

D: Nel Vangelo di Luca, lo scettico Bart Ehrman afferma in *Jesus, Interrupted*, pp. 46-47: «La morte di Gesù è importante sia per Marco che per Luca». Ma per Marco la sua morte è un’espiazione; per Luca è la ragione per cui le persone si sono rese conto di essere peccatori e di dover ricorrere a Dio per ottenere il perdono. La ragione della morte di Gesù, quindi, è piuttosto diversa, a seconda dell’autore che si legge» (cfr. anche *Jesus, Interrupted*, pag. 94).

R: Ehrman sta cercando di inventare una differenza di credo tra Marco e Luca quando in realtà non ce n’è alcuna. Persino Ehrman riconoscerebbe che Luca e gli Atti sono stati scritti dallo stesso autore. Probabilmente una delle affermazioni più chiare sull’espiazione formulate da Luca si trova in Atti 5, 30-31: «Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo a un albero. Dio lo ha esaltato alla Sua destra come Principe e Salvatore, per concedere a Israele il pentimento e il perdono dei peccati.» (sottolineatura aggiunta per evidenziare dove Ehrman sbaglia.)

D: In Mt 27,54 e Mc 15,39, il centurione disse: «Questo era il/un Figlio di Dio», oppure «Questo era un uomo giusto», come riporta Lc 23,47?

R: Entrambe le cose. Il centurione non era limitato a pronunciare una sola frase. Spesso i Vangeli non riportavano le parole alla lettera e non includevano ogni singola espressione, quindi è probabile che il centurione abbia detto anche altre cose.

La maggior parte delle persone concorderebbe sul fatto che, durante l’intero lasso di tempo che va dal momento in cui Gesù morì a quando vollero assicurarsi che fosse morto, fino alla deposizione del Suo corpo dalla croce, il centurione ebbe tutto il tempo per pronunciare più di una frase. Sarebbe piuttosto strano se il centurione fosse rimasto completamente in silenzio, tranne che per una sola frase.

D: Che cos’è un’armonia dei Vangeli dopo la Resurrezione?

R: Innanzitutto devo ammettere che in questo caso mi sono limitato a «reinventare la ruota». Già nel 246-265 d.C., Dionigi, vescovo di Alessandria, dimostrò che gli autori dei Vangeli non «erano in disaccordo né si contraddicevano a vicenda» e fornì un’armonia valida e piuttosto completa dei Vangeli dopo la risurrezione nella sua Lettera 5 – al vescovo Basilide, canone 1, Padri ante-niceni, vol. 6, pp. 94-95. Ad ogni modo, ecco un’armonizzazione di questi 29 eventi, che concorda con la sua.

I numeri si riferiscono a eventi che devono verificarsi in ordine, mentre le lettere quali a, b, c indicano eventi che potrebbero verificarsi in qualsiasi ordine. Le parole in grassetto indicano riferimenti temporali, di ordine e di luogo. I versetti sottolineati evidenziano i passaggi che non seguono l’ordine cronologico.

Dopo la risurrezione di Gesù: Mt 28, Mc 16, Lc 24, Gv 20-21

R1a. Terminato il sabato, Maria Maddalena, l’altra Maria [la madre di Giacomo], Salome e le altre donne si recarono al sepolcro. Mt 28,1b; Mc 16,1-3; Lc 24,1; Gv 20,1

R2a. Ci fu un terremoto mentre l’angelo scagliava via la pietra. Le guardie rimasero come morte. Mt 28,2-4

R2b. L’angelo scostò la pietra. Mc 16,4; Lc 24,2

R1b. Non fu trovato alcun corpo e due «uomini» parlarono alle donne. Lc 24,3-8; Gv 20,2

R3. La mattina in cui Gesù risuscitò, un angelo apparve alle donne e disse loro di riferire ai discepoli di recarsi in Galilea. Mt 28,5-7; Mc 16,5-8

R4a. Mentre le donne tornavano in fretta, anche Gesù apparve loro e disse loro di riferire ai discepoli di recarsi in Galilea. Mt 28,8-10

R4b1. Quando le donne tornarono dal sepolcro, i discepoli non credettero alle loro parole. Lc 24,9-11

R4b2. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro; Giovanni vi giunge per primo. Lc 24,12; Gv 20,3-9

R4b3. Quindi i discepoli tornano alle loro case [a Gerusalemme]. Gv 20,10

R4c. Le guardie informano i sacerdoti; i sacerdoti quindi li corrompono. Mt 28,11-15

R4d. Mentre Maria piangeva, due uomini, e poi Gesù, apparvero a Maria Maddalena. Mc 16,9-11; Gv 20,11-18

R5. Lo stesso giorno, sulla strada per Emmaus, Gesù appare a due discepoli (non tra gli undici). Rimane con loro fino a sera. Mc 16,12; Lc 24,13-29

R6. Immediatamente i due discepoli tornarono di corsa a Gerusalemme (a 7 miglia, 11 chilometri di distanza) e lo riferirono agli undici discepoli. Mc 16,13; Lc 24,33-35

R7. A Gerusalemme, la sera dello stesso giorno in cui Gesù risuscitò, mentre i due stavano parlando con i discepoli, Gesù apparve, per la prima volta, a dieci discepoli. Gv 20,19-23

R8. Gli altri discepoli riferiscono a Tommaso di aver visto Gesù. Gv 20,25

R9. Otto giorni dopo, Gesù appare, per la seconda volta, agli undici discepoli, compreso Tommaso. Mc 16,14; Gv 20,19,26-31

R10. Gesù appare loro (per la terza volta) sul mare di Tiberiade [Galilea]. Essi pescarono 153 pesci. Mt 28,19-20; Gv 21,1-14

R11a. Per tre volte Gesù chiede a Pietro se lo ama. Gv 21,15-23

R11b1. Gesù appare a più di 500 discepoli. 1 Cor 15,6

R11b2. Gesù appare a Giacomo, suo fratello. 1 Cor 15,7

R12. In Galilea Gesù appare ai discepoli e impartisce loro il grande mandato. Mt 28,16-20; Mc 16,15-18

R13. Essi tornano a Gerusalemme, rimanendo lì o a Betania, un sobborgo.

R14. Mentre stanno mangiando, Gesù ordina loro di rimanere a Gerusalemme finché non avranno ricevuto la potenza dall’alto (Lc 24,49; At 1,4). Essi obbediscono a questo comando. Lc 24,52

R15. Gesù li conduce a Betania, un sobborgo di Gerusalemme situato sulle pendici del Monte degli Ulivi. Lc 24,50

R16. Quaranta giorni dopo la risurrezione (Atti 1,3), Gesù ascende al Cielo tra le nuvole a Betania, sulle pendici del Monte degli Ulivi. Mc 16,19; Lc 24,50-51; Atti 1,9-11

R17a1. Tornati a Gerusalemme, gli apostoli rimangono nel tempio. Lc 24,52-53

R17b. Gli undici apostoli scelgono Mattia per sostituire Giuda. Atti 1,15-26

R18. A Gerusalemme, in occasione della Pentecoste (50 giorni dopo la Pasqua), gli apostoli vengono riempiti dello Spirito Santo. Atti 2

R19. In seguito, gli apostoli viaggiano liberamente. Mc 16,20

D: In Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1, Maria si trovava presso il sepolcro subito dopo l’alba, oppure si recò al sepolcro mentre era ancora buio, come afferma Gv 20,1?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Giovanni 20,1 dice che si recarono al sepolcro mentre era ancora buio, ma Mc 16,2 indica che giunsero al sepolcro quando il sole era già sorto. Se fossero rimasti a Betania e il sepolcro si trovasse appena fuori da Gerusalemme, ci sarebbe voluto un po’ di tempo per recarsi dal sobborgo di Gerusalemme alla città stessa.

D: In Matteo 28,1; Marco 16,1-2, Luca 24,1 e Giovanni 20,1, perché le donne si recarono al sepolcro, dato che in Matteo 27,62-66 vi era un sigillo romano che lo chiudeva?

R: Vi sono due possibili risposte, ma la seconda è più plausibile.

Le donne pensavano che sarebbe stato loro permesso: non era consuetudine normale apporre un sigillo e una guardia di soldati romani su una tomba. I capi dei sacerdoti e i farisei chiesero espressamente a Pilato, in Matteo 27,64, che «la tomba fosse messa in sicurezza fino al terzo giorno». Le autorità non volevano vietare le usanze funerarie, ma solo assicurarsi che nessuno rubasse il corpo; pertanto, era lecito aspettarsi che alle donne fosse permesso di recarsi sul posto.

Le donne non erano a conoscenza del sigillo e della guardia: sorvegliare la tomba di un criminale e apporvi un sigillo romano con una guardia di soldati romani era una pratica altamente insolita. Luca 23,55-56 riferisce che le donne seguirono Giuseppe per vedere dove fosse stato deposto il corpo di Gesù, dopodiché se ne andarono a casa per preparare aromi e profumi. In altre parole, non rimasero nei paraggi a sorvegliare il sepolcro. La richiesta del sigillo e della guardia fu avanzata solo il giorno successivo, secondo Matteo 27,62. Pertanto, è probabile che le donne non fossero a conoscenza né del sigillo né della guardia.

D: In Mt 28,1; Mc 16,1-2, Lc 24,1, Gv 20,1, perché le donne si recarono al sepolcro per avvolgere il corpo, se Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo lo avevano già avvolto in Gv 19,39?

R: Gesù morì intorno alle 15:00, e ci sarebbe stato un certo lasso di tempo tra la richiesta del corpo da parte di Giuseppe d’Arimatea, la verifica da parte di Pilato che Gesù fosse effettivamente morto, e il momento in cui lo calarono dalla croce per poi trasportarlo al sepolcro. Non avrebbero avuto tempo sufficiente prima del calar del buio per una sepoltura adeguata (simile a quella delle mummie egizie). Pertanto, Giuseppe e Nicodemo, in Giovanni 19,38-39, si occuparono della prima parte, aggiungendo alcune spezie per impedire la decomposizione del corpo per alcuni giorni, per poi tornare e avvolgerlo correttamente, ovvero avvolgere strisce di stoffa attorno alle braccia, alle gambe, al busto e alla testa alla luce del giorno di domenica. Potrebbe sembrare un compito piuttosto macabro, ma era un’usanza comune dell’epoca.

Inoltre, sebbene non si sappia molto sulle pratiche funerarie ebraiche di quel tempo, nelle pratiche funerarie egizie alcune operazioni di preparazione del corpo avvenivano comunque solo alcuni giorni dopo.

D: In Mc 16,1-8; Mt 28,1-8; Lc 24,1-11; Gv 20,1-12, quale significato ha il fatto che le donne vedano il sepolcro vuoto?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

a) Sebbene gli ebrei non imbalsamassero i propri defunti, utilizzavano comunque delle spezie al momento della sepoltura. Ciò NON costituiva affatto una testimonianza del fatto che le donne credessero che Gesù sarebbe risorto dai morti. Si trattava piuttosto delle donne che si recavano sul posto per adempiere al proprio dovere con un misto di amore e delusione. Continuereste a servire Dio fedelmente se doveste affrontare una delusione?

b) Nella cultura greca e latina le donne erano considerate inferiori agli uomini. Se qualcuno avesse voluto modificare il racconto per renderlo più accattivante agli occhi dei lettori, avrebbe potuto semplicemente omettere questa parte, oppure affermare che furono gli uomini a vedere per primi il sepolcro anziché le donne. Ciò indica che gli autori si limitarono a riportare ciò che era accaduto.

c) Analogamente, nella cultura ebraica le donne erano ritenute importanti, ma la loro testimonianza era considerata priva di valore secondo la Mishnah ebraica, Rosh Ha-Shanah 1,8.

d) Dio avrebbe potuto concedere l’onore di essere i primi a vedere Gesù risorto a chiunque, ma ha scelto di concederlo alle donne. Forse questo è un segno per tutte le culture, compresa la nostra, che in generale dovremmo onorare, credere e fidarci delle donne tanto quanto degli uomini.

D: In Mc 15,47 Maria Maddalena e Maria, madre di Giose, videro dove fu deposto Gesù, oppure furono le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, come dice Lc 23,55?

R: Entrambe le cose. Da un lato, per «donne della Galilea» si potrebbero intendere le donne che viaggiavano con Gesù dalla Galilea, non necessariamente nate in Galilea. Dall’altro lato, Magdala era una città della Galilea, situata sulla sponda occidentale del Mare di Galilea.

D: In Matteo 28,1 il sepolcro era chiuso, oppure la pietra era stata rotolata via, come dice Luca 24,2?

R: Luca 24,2 afferma che la pietra era stata rotolata via quando le donne giunsero sul posto. Anche Matteo 28,2 menziona che la pietra era stata rotolata via, a titolo di spiegazione di Matteo 28,1. Nulla indica che le donne fossero presenti quando la pietra fu rotolata via.

D: In Mc 16,4, lo scettico Bart Ehrman chiede se la pietra fosse già stata rotolata via, oppure se fosse stata rotolata via da un angelo [presumibilmente] quando le donne erano lì (Mt 28,2)?

R: In entrambi i Vangeli la pietra era stata rotolata via prima che l’angelo parlasse con le donne. Matteo 28,2 non afferma che le donne fossero presenti nel momento in cui la pietra fu rotolata via.

D: In Mt 28,1-8, Mc 16,1-8, Lc 24,1-10 e Gv 20,1-8, cosa accadde quando Gesù risuscitò?

R: Gesù era di nuovo vivo nel Suo corpo fisico. Il Suo corpo fisico reale, segnato dalle cicatrici, poteva ancora essere toccato (Giovanni 20:27; Matteo 28:9; Luca 24:39) e mangiare (Luca 24:41-43). In Luca 24,39 Gesù affermò che il Suo corpo dopo la risurrezione era composto di carne e ossa, e credo che concorderà sul fatto che Gesù lo sapesse meglio di chiunque altro! Tuttavia, il corpo di Gesù era un corpo fisico glorificato, in grado di attraversare i muri (Giovanni 20,19-20) e di scomparire (Luca 24,31).

Tertulliano (198-220/240 d.C.) Cristo morì per i nostri peccati e risuscitò nella sua carne. È il fondamento stesso del Vangelo, la nostra salvezza. Cinque libri contro Marcione, libro 3, cap. 8, p. 328

Novaziano (250/254-256/7 d.C.) «Egli [Gesù] è risorto nella stessa sostanza corporea in cui era morto, come dimostrano le ferite di quel medesimo corpo; e così Egli illustra le leggi della nostra risurrezione nella Sua carne, in quanto nella Sua risurrezione ha restituito lo stesso corpo che aveva ricevuto da noi». Trattato sulla Trinità, cap. 10, pag. 620.

Adamantio (circa 300 d.C.) riflette su cosa accadrebbe se Gesù avesse sofferto solo in apparenza. «Se Egli avesse sofferto in apparenza, e non in realtà, Erode avrebbe presieduto il processo solo in apparenza; in apparenza Pilato si sarebbe lavato le mani di Lui, e in apparenza Giuda Lo avrebbe tradito. Allo stesso modo Caifa Lo avrebbe consegnato in apparenza; i Giudei Lo avrebbero arrestato in apparenza, e gli apostoli… Persino il Suo sangue fu versato in apparenza; gli evangelisti predicarono il Vangelo in apparenza; Cristo discese dal Cielo in apparenza e ascese in apparenza. Anche la salvezza dell’umanità fu in apparenza e non nella verità. Perché allora Cristo dice: “Io sono la verità?”» Dialogo sulla vera fede, quinta parte, cap. 851a, p. 149

D: In Gv 20,1, Maria Maddalena si recò al sepolcro da sola, oppure insieme all’altra Maria (Mt 28,1), oppure insieme a Maddalena, Maria, madre di Giacomo e Salome, come in Mc 16,1, oppure insieme a Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo e altre donne, come in Lc 24,10?

R: Si recarono tutte: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne. Giovanni 20,1 NON afferma che Maria si recò da sola. Se si recarono diverse donne, è comunque corretto, sebbene non altrettanto preciso, menzionarne una, due o tre. Se alcune arrivarono prima e altre subito dopo, è comunque corretto che un racconto affermi che alcune si recarono sul posto, mentre un altro menzioni l’intero gruppo.

D: In Matteo 28,2-5 e Marco 16,5, c’era un solo angelo o ce n’erano due, come in Luca 24,4 e Giovanni 20,12?

R: Se c’erano due o più angeli, allora è corretto anche affermare che ce ne fosse uno solo. Questo è uno dei tanti esempi in cui i racconti evangelici sono accurati, ma non precisi.

D: In Mt 28,8 le donne lo riferirono ai discepoli, oppure non lo dissero a nessuno, come afferma Mc 16,8? (Jesus, Interrupted, p. 48)

R: È evidente che Marco non intendesse dire che le donne non ne parlarono con nessuno per il resto della loro vita. Certamente, non ne parlarono con nessuno mentre fuggivano dal sepolcro. Se si legge l’intero brano di Matteo 28,8-10, si vede che le donne corsero senza aver ancora detto nulla a nessuno, e poi Gesù le incontrò. Gesù disse loro di riferirlo ai miei fratelli (cioè ai discepoli). Se si vuole essere pignoli, a rigor di termini Matteo 28 non dice effettivamente che le donne obbedirono e lo riferirono a qualcuno. Tuttavia, le azioni dei discepoli suggeriscono fortemente che le donne lo abbiano riferito ai discepoli.

D: In Mt 28,9 Maria Maddalena riconobbe Gesù quando le apparve per la prima volta, oppure no, come afferma Giovanni 20,14?

R: Matteo 28,9 non precisa in quanto tempo Maria abbia riconosciuto Gesù; si limita a riferire che, per un breve momento, lo hanno effettivamente riconosciuto. In Giovanni 20,14 Maria inizialmente non sapeva che fosse Gesù. Ma Giovanni 20,15-17 mostra anche che in seguito lei HA riconosciuto Gesù.

D: In Gv 20,29 sono beati coloro che credono senza vedere, oppure in Lc 10,23 sono beati coloro che vedono?

R: Gesù sta affermando due cose diverse in contesti diversi, ed entrambi sono beati, ma in modi diversi.

In Giovanni 20:29 Gesù NON disse che coloro che avevano visto personalmente un’apparizione dopo la risurrezione non fossero beati. Piuttosto, Gesù disse a Tommaso il dubbioso: «Poiché mi hai visto [ora], hai creduto; beati coloro che non hanno visto eppure hanno creduto» (BSB). Tommaso stava facendo dell’apparizione di Gesù dopo la risurrezione il fondamento della sua fede. Gesù stava dicendo che sono più beati (altamente lodati) coloro che, pur avendo i miracoli a sostegno della propria fede, non fanno dei miracoli il fondamento della propria fede, come fece Tommaso.

In Luca 10:23 Gesù sta dicendo ai discepoli (compreso Tommaso) che erano beati (dimostrati come altamente favoriti) per aver visto di persona le cose che avevano visto.

Qual è il fondamento della vostra fede in Cristo? Se si tratta solo di miracoli, cosa accadrebbe se Satana perpetrasse un miracolo contraffatto? Se si tratta solo di apologetica, cosa accadrebbe se incontraste un non cristiano che è un dibattitore più abile di voi? Se si tratta solo di avere una risposta a ogni obiezione biblica, cosa accadrebbe se qualcuno sollevasse una nuova obiezione biblica alla quale non avete una risposta? Il fondamento della nostra fede dovrebbe essere il nostro rapporto con Cristo; tutte queste altre cose sono utili a sostenere la nostra fede, ma non dovrebbero costituirne il fondamento.

D: In Lc 24,44 gli ebrei dividevano la Bibbia in tre sezioni, o solo in due come indica Mt 5,17?

R: Gli ebrei si riferivano ad essa in entrambi i modi, così come faceva Gesù.

La Legge e i Profeti: gli ebrei chiamavano l’Antico Testamento «La Legge e i Profeti» secondo Matteo 5,17-18; Luca 24,27 (Mosè e i Profeti); Zaccaria 7,12 (La Legge o i profeti precedenti); 2 Maccabei 15,9; Manuale di Disciplina di Qumran 9.11.

Divisione in tre parti (Legge, Profeti, Scritti): Prologo dell’Ecclesiastico (ca. 132 a.C.), Filone di Alessandria (ca. 40 d.C.) «… studiando in quel luogo le leggi e i sacri oracoli di Dio enunciati dai santi profeti, nonché inni, salmi e ogni sorta di altre cose…» Vita contemplativa 25, p. 700; Giuseppe Flavio (37-100 d.C.), Contro Apione 1,8; e il Talmud babilonese (IV secolo d.C.). Il Prologo al Siracide menziona «la Legge, i Profeti e gli altri libri dei padri». Il Siracide 39,1 recita: «legge, saggezza, profezia». La Lettera halakhica di Qumran menziona «il libro di Mosè, i Profeti, Davide e la storia della generazione» (4QMMT).

A quanto pare, Gesù non era troppo preoccupato della divisione esatta, purché i lettori capissero ciò che intendeva, poiché in Luca 24,44 si riferiva alla Legge, ai Profeti e ai Salmi.

D: In Lc 24,49, i discepoli dovevano rimanere a Gerusalemme, oppure si recarono in Galilea come riportato in Mt 28,10.16?

R: Innanzitutto fu loro detto di recarsi in Galilea, cosa che fecero dopo un ritardo di otto giorni. Successivamente tornarono a Gerusalemme, e Gesù disse loro di rimanere lì finché non avessero ricevuto la potenza dall’alto. Ecco l’ordine degli eventi relativi ai 40 giorni in cui Gesù rimase su questa terra, dopo la Sua risurrezione e prima della Sua ascensione.

R2. «Andate in Galilea»: è ciò che un angelo disse loro la mattina in cui Gesù risuscitò (Marco 16:7). Anche Gesù apparve alle donne e disse loro di riferire ai discepoli di recarsi in Galilea (Matteo 28:9-10).

R7. A Gerusalemme, la sera dello stesso giorno in cui Gesù risuscitò, mentre i due parlavano con gli undici, Gesù apparve a dieci discepoli (Giovanni 20:19-23).

R9. Otto giorni dopo, Gesù apparve nuovamente a tutti i discepoli, compreso Tommaso (Giovanni 20:19, 24-29).

R10. Si recarono in Galilea, presso il Mare di Tiberiade [Galilea] (Matteo 28:19-20; Giovanni 21:1-24).

R14. Tornarono a Gerusalemme, soggiornando lì o a Betania, un sobborgo. (implicito)

R15. Mentre stavano mangiando, Gesù ordinò loro di rimanere a Gerusalemme finché non avessero ricevuto la potenza dall’alto (Luca 24,49; Atti 1,4). Essi obbedirono a questo comando (Luca 24,52).

R16. Gesù li condusse a Betania, un sobborgo di Gerusalemme situato sulle pendici del Monte degli Ulivi (Luca 24,50).

R17. Quaranta giorni dopo la risurrezione (Atti 1,3), Gesù ascese al cielo tra le nuvole (Marco 16,19; Luca 24,50-51; Atti 1,9-11).

R19. Furono riempiti della potenza dello Spirito Santo in occasione della Pentecoste, che cadde 50 giorni dopo la Pasqua ebraica (Atti 2).

R20. In seguito, si spostarono liberamente tra Gerusalemme e altre città.

Si veda la domanda sull’armonia dopo la risurrezione per la sequenza completa degli eventi.

D: Il «Testimonium Flavianum» di Giuseppe Flavio in *Antichità giudaiche* 18,63-64 è storicamente attendibile?

R: Innanzitutto ciò che recita in greco, e poi una discussione. Si legge: «In quel periodo visse Gesù, un uomo saggio, se davvero si debba definirlo uomo. Egli, infatti, compiva opere sorprendenti ed era un maestro per coloro che accoglievano volentieri la verità. Conquistò molti ebrei e molti greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato, dopo averlo sentito accusare dagli uomini di più alto rango tra noi, lo condannò alla crocifissione, coloro che per primi avevano imparato ad amarlo non rinunciarono al loro affetto per lui. Il terzo giorno apparve loro risorto, poiché i profeti di Dio avevano profetizzato queste e innumerevoli altre cose meravigliose su di lui. E la tribù dei cristiani, così chiamata in suo onore, non è scomparsa ancora oggi».

Michael J. Wilkins e J.P. Moreland, in *Jesus Under Fire: Modern Scholarship Reinvents the Historical Jesus*, pp. 212-213, affermano: «L’opinione degli studiosi su questo passo può essere suddivisa in tre correnti: (1) coloro che difendono l’autenticità essenziale del passo; (2) coloro che respingono l’intero passo; (3) coloro che ritengono che il passo abbia un nucleo autentico ma includa anche inserzioni cristiane. La ricerca più recente ha privilegiato quest’ultima opinione». La versione araba, redatta da Agapio, vescovo melchita di Hierapolis in Siria del X secolo, riporta «buona condotta» anziché «miracoli»; dopo «tre giorni» compare il termine «notizia»; e prima di «era il Messia» è inserito «forse». Eusebio di Cesarea (attivo nel 325 d.C.) cita questo passo, ma Origene (225-254 d.C.), nell’opera *Contro Celso*, libro 1, cap. 47, p. 416; libro 2, cap. 13, p. 437, osserva che Giuseppe Flavio parlò di Giacomo, ma NON parlò di Cristo.

D: Quali autori antichi si riferivano ai Vangeli chiamandoli proprio “Vangeli”?

R: Ecco l’elenco.

A Diogneto (circa 130-200 d.C.), cap. 11, pag. 29: «…la fede dei Vangeli è consolidata e la tradizione degli Apostoli è preservata…»

Giustino il Martire (151-155 d.C.) «Gli Apostoli, infatti, nelle memorie da loro redatte, che sono chiamate Vangeli, ci hanno così tramandato ciò che era stato loro affidato»; Prima Apologia di Giustino, cap. 66, pag. 185

Teofilo ad Autolico (168-181/188 d.C.), libro 3, cap. 12, pag. 114, afferma: «si trovano sia presso i profeti che nei Vangeli, poiché tutti parlavano ispirati da un unico Spirito di Dio».

Egesippo (circa 170 d.C.), nei *Cinque libri di commenti sugli Atti della Chiesa*, cap. 3, vol. 8, pag. 764, menziona le Scritture dei Vangeli.

Claudio Apollinare (160-180 d.C.) menziona Matteo, i Vangeli e la Legge. Padri ante-niceni, vol. 8, cap. 772

Ireneo di Lione (182-188 d.C.): «Non è possibile che i Vangeli siano né più né meno di quanti sono. […] Il “pilastro e fondamento” della Chiesa è il Vangelo e lo spirito di vita; è opportuno che essa abbia quattro pilastri, che diffondano immortalità da ogni parte». Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 11.8

Ireneo menziona «l’esame dei Vangeli» in Ireneo, Contro le eresie, libro 2, cap. 22.3, p. 390.

Canone Muratoriano (190-217 d.C. circa). Il terzo libro dei Vangeli è Luca. Canone Muratoriano 1. (Pertanto, Matteo e Marco, di cui non si fa menzione, vengono conteggiati come due.)

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) menziona le profezie, i Vangeli e le parole apostoliche in *Chi è il ricco che sarà salvato*, cap. 42, pag. 604

Tertulliano (198-220 d.C.) afferma che Marcion «si adopera con grande impegno per distruggere la reputazione di quei Vangeli che sono pubblicati come autentici e sotto il nome degli apostoli, al fine, in verità, di assicurare al proprio Vangelo il credito che egli sottrae a quelli». I «Cinque libri contro Marcion» di Tertulliano, libro IV, cap. 3, pag. 348. Cfr. anche libro V, cap. 2, pag. 432 e «Sulla risurrezione della carne», cap. 33, pag. 568

Tertulliano (circa 213 d.C.) «O forse, dopotutto, egli non faceva altro che accusare i Vangeli di menzogna, dicendo di fatto: “Via Matteo; via Luca!”». Contro Prassea, cap. 1, p. 597

Ippolito (225-235/6 d.C.) menziona i Vangeli in *La confutazione di tutte le eresie*, libro 6, cap. 24, pag. 85.

Origene (225-254 d.C.) dedica due interi capitoli al motivo per cui proprio i Vangeli, e nessun altro libro, vengono chiamati così nel *Commentario al Vangelo secondo Giovanni*, libro 1, capitoli 7 e 8, pag. 300, 301

Origene (225-254 d.C.) parlò del Nuovo Testamento e affermò che vi fossero solo quattro Vangeli. Commento al Vangelo secondo Giovanni di Origene (225-231 d.C.), libro 1, cap. 1, pag. 299.

Novatiano (250-257 d.C.): «Poiché sia le antiche profezie sia i Vangeli testimoniano che Egli è il figlio di Abramo e il figlio di Davide». Trattato sulla Trinità, cap. 9, pag. 618

Trattato sul ribattesimo, cap. 17, pag. 677 (250-258 d.C.) «Poiché, riguardo a questo battesimo adultero, anzi omicida, se esiste un altro autore, si tratta certamente di un libro ideato da questi stessi eretici a sostegno di questo stesso errore, intitolato *La predicazione di Paolo*; in tale libro, contrariamente a tutte le Scritture, troverete sia Cristo che confessa il proprio peccato – sebbene Egli solo non avesse commesso alcun peccato – sia che viene quasi costretto dalla madre Maria, suo malgrado, a ricevere il battesimo di Giovanni. Inoltre, che quando fu battezzato, si vide del fuoco sull’acqua, cosa che non è riportata in nessuno dei Vangeli».

Cipriano di Cartagine (246-258 d.C.) menziona i Vangeli nella Lettera 72, cap. 17, p. 383

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.) menziona per nome i quattro «evangelisti». Lettera al vescovo Basilide, canone 1, pag. 94

Adamantio (circa 300 d.C.) menziona quattro persone che predicavano il Vangelo, ma poiché predicavano lo stesso messaggio, i quattro Vangeli costituiscono un unico Vangelo. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 6, p. 43.

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) afferma che il mondo è composto da quattro elementi, proprio come vi sono quattro Vangeli, quattro generazioni da Adamo a Noè, da Abramo a Mosè, quattro fiumi nel paradiso, quattro soldati alla crocifissione, quattro creature viventi e quattro stagioni. Sulla creazione del mondo, pag. 341

Metodio (280-312 d.C.): «Per questo motivo, inoltre, sono stati dati quattro Vangeli, poiché Dio ha donato quattro volte il Vangelo al genere umano», *Il banchetto delle dieci vergini*, Discorso 10, cap. 2, p. 348

Atanasio (318 d.C.) cita Luca 19,10: «come Egli [Gesù] stesso afferma nei Vangeli: “Sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”». L’Incarnazione del Verbo, cap. 14, p. 43

Atanasio (318 d.C.) cita Luca 19,10: «Egli [Gesù] stesso dice nei Vangeli: “Sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”». *L’Incarnazione del Verbo*, cap. 14, p. 43

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) menziona Dio che ci ha dato la Legge, i profeti e i Vangeli. Lettere sull’eresia ariana, Lettera 1, cap. 12, pag. 295

Dopo Nicea

La *Storia ecclesiastica* di Eusebio (318 d.C.), libro 3, cap. 24, pag. 152, tratta dei quattro Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. *Padri niceni e post-niceni*, seconda serie, vol. 1, pag. 152

Giovenzo (329 d.C.) (frammentario) scrisse un poema epico attingendo ai quattro Vangeli, ma non li definì tali.

Egemonio (IV secolo) menziona i «Vangeli» in *Disputa con Mani*, cap. 5, pag. 182

Diodoro (262-278 d.C.) fa riferimento all’«apostolo Paolo e ai Vangeli» in *Disputa con Mani*, cap. 45, pag. 221

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.): «Ancora una volta i Vangeli colmano ciò che manca l’uno nell’altro: apprendiamo alcune cose da uno, altre da un altro, e così via, poiché tutti sono l’annuncio dello stesso Spirito». *La Trinità*, libro 10, cap. 42, pag. 193

Atanasio (367 d.C.) «Non è certo noioso parlare dei [libri] del Nuovo Testamento. Questi sono i quattro Vangeli, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni». (Lettera festiva di Atanasio, n. 39, cap. 5, p. 552)

*Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo)

Il Canone di Cheltenham (= Catalogo di Mommsen) (ca. 360-370 d.C.) menziona i Vangeli.

Efraim/Efrem, compositore di inni siriano (350-378 d.C.)

Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.)

Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 d.C.): il canone 60, pag. 159, elenca i libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il canone 59, pag. 158, stabilisce che in chiesa possano essere letti solo i libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) afferma che vi erano solo quattro Vangeli nella Lezione 4:36, pag. 27

Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.)

Anfilochio, Iambi ad Seleucum (prima del 394 d.C.)

Gregorio di Nissa (circa 356-397 d.C.) menziona i Vangeli in *Contro Eunomio*, libro 2, cap. 4, pag. 104, e in *Sulla morte precoce dei bambini*, pag. 378

Il Catalogo siriano di Santa Caterina (circa 400 d.C.) menziona i Vangeli.

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) menziona i quattro Vangeli, le 14 lettere di Paolo, Giacomo, Pietro, Giovanni, Giuda, gli Atti, l’Apocalisse di Giovanni, la Sapienza di Salomone e il Siracide (= Ecclesiastico).

Papa Innocenzo I di Roma (circa 405 d.C.) menziona i quattro Vangeli.

Il Commento al Credo degli Apostoli di Rufino (374-406 d.C.) menziona i quattro Vangeli.

Giovanni Crisostomo (martirizzato nel 406 d.C.) sottolinea, nell’Omelia 1.6, pag. 3, sul Vangelo secondo Matteo (vol. 10), che vi sono quattro Vangeli e non uno solo.

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) menziona i Vangeli. *Difesa contro i pelagiani*, cap. 7, pag. 123

Concilio di Cartagine (218 vescovi) (393-419 d.C.)

Sulpicio/Sulpizio Severo (363-420 d.C.) menziona i Vangeli nel «Dialogo 1», cap. 26, pag. 37, e nel «Dialogo 2», cap. 13, pag. 45, di Sulpizio Severo

Girolamo (417-420 d.C.) menziona ciascuno dei quattro Vangeli per nome come la «squadra di quattro» del Signore nella Lettera 53.9, pag. 101.

Sozomeno (370-380/425 d.C.) menziona i Vangeli nella sua *Storia ecclesiastica*, libro 2, cap. 14, pag. 267.

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) menziona le Lettere di Paolo e poi i quattro libri del Vangelo. In *Sul profitto della fede*, cap. 7, pag. 350

Giovanni Cassiano (419-430 d.C.)

Vincenzo di Lerino (circa 434 d.C.)

La Storia ecclesiastica di Socrate (circa 400-439 d.C.), libro 3, cap. 16, pag. 87, afferma che Apollinare espose i Vangeli.

La *Storia ecclesiastica* di Socrate (circa 400-439 d.C.), libro 3, cap. 20, pag. 89, menziona gli ebrei, la Legge di Mosè e Cristo nei santi Vangeli.

Prove relative agli eretici e ai libri apocrifi

L’eretico encratita Tatiano (circa 172 d.C.) scrisse un’armonizzazione dei quattro Vangeli denominata Diatessaron, che significa «attraverso [i] quattro».

X Megetio (circa 300 d.C.), che si definiva seguace di Marcione, nel suo dibattito con Adamantio afferma di rifiutare i quattro Vangeli. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 1, pag. 36

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) cita Matteo 5,23-24 come riportato dal Signore nei Vangeli. Commento a Malachia, cap. 2, pag. 410

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) cita Marco 10,2-9 come «pronunciato dal Signore nei Vangeli». Commento a Malachia, cap. 2, pag. 412

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) fa riferimento a Luca 11,42 come a un passo «nei Vangeli». Commento a Osea, cap. 5, pag. 63